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Eros Ramazzotti @ Castello Sforzesco – Milano

Eros Ramazzotti @ Castello Sforzesco – Milano
Video: Vita ce n’è
Dei 25 brani prodotti, solo 15 sono finiti nella tracklist finale. Tra questi c’è “Buon Amore”, dedicata alla figlia Aurora Ramazzotti che finalmente ha trovato l’amore vero e che fa stare tranquillo anche papà Eros. Il brano più delicato è invece “Dall’altra parte dell’infinito”, una lettera a un figlio morto nata dopo avere letto sul Corriere la storia di un padre che ha perso il figlio a causa della leucemia. Poi la cinica “Per il resto tutto bene”: Un’ analisi lucida e spietata degli usi e costumi della società contemporanea. Una denuncia dei vizi, miopie e prepotenze disumane.

Giorgia
Uscirà il 16 novembre “Pop Heart”, il nuovo progetto artistico di Giorgia. La cantante si mette in gioco con un album di cover, le stesse che hanno scandito i suoi primi passi nel mondo della musica. In tracklist ci sono alcuni di quei brani che la cantante romana ha scoperto grazie al suo papà che cantava nei club e nei locali di zona. Altri sono arrivati come fulmini a ciel sereno in età adulta. Altri ancora magari verranno con un possibile volume 2.
“Il titolo è arrivato alla fine del disco quando ho tirato le somme e mi sono resa conto di aver fatto delle scelte di cuore; un cuore profondamente pop. Quando ero giovanissima, mi sceglievo le canzoni che mi piacevano, ero schizofrenica, mi sono specializzata in soul e ryth’m & blues poi i miei gusti si sono evoluti. In questi 15 anni ho trovato difficoltà a dare una coerenza, a seguire un ordine di tempo o di genere. Ecco perché questa tracklist nasce da cose che mi sono appartenute nel tempo e che mi riportano a momenti della vita importanti. Tutto diventa pop nel momenti in cui un qualcosa di tuo può essere condiviso con altri”, racconta Giorgia.
“Non è facile cantare le canzoni degli altri. Speso a fine concerto mi diverto a farlo ma, un conto è farlo live insieme al pubblico, un altro è incidere qualcosa che resterà. Per questo lavoro, mi sono ascoltata le canzoni con molta attenzione, non mi sono imposta di dare qualcosa di mio. Ho rispettato le versioni originali cercando di farle mie il più possibile. Più che concentrarmi sull’uso della voce, ho messo l’accento sui testi. Per me è stato un esercizio interpretativo finalizzato a mettere in evidenza il sentimento. Questo è l’aspetto che mi interessa di più in questo momento. Dopo tanti anni di tentativi e di esperimenti, alla fine impari che la voce veicola e trasmette le tue emozioni anche se il a tenere le fila di tutto questo discorso è il fiato. Se ne hai il controllo, puoi crederci e dare una sensazione precisa a chi ti ascolta cantare”.
“In questo lavoro ho voluto cantare cose che il pubblico non avesse già ascoltato. Insieme a Canova ho cercato degli arrangiamenti che, pur rispettando la versione originale, ci trasmettessero un plus. Io stessa ho cestinato tanti brani in cui non mi ci sentivo. Questo album nasce confidando nel futuro, non c’è ancora un volume 2 ma è un strada che mi sono lasciata aperta. Potrebbe essere un classic heart o un black heart”.

POP HEART – Giorgia_Cover
“Tra i brani più belli e più difficili c’è sicuramente “I Will Always love you” di Whitney Houston. All’inizio la ritenevo intoccabile poi, in virtù del fatto che io ero una sua fan mitomane, dall’alto della mia antica pretesa di capirla, ho voluto cantare qualcosa di suo per omaggiarla. Il brano che ho scelto non è neanche quello che amo di più, ne ho fatte altro più r’n’’b ma questo è il manifesto della sua carriera. Il brano è del ‘92 e segna la fine di un momento. Dopo quel pezzo sono cambiate tante cose nella mia vita, all’inizio lentamente poi più velocemente. Avevo la sua versione originale stampata nelle orecchie, ho voluto fare quella più difficile, all’inizio non ci arrivavo, avevo la gola chiusa poi pian piano sono entrata nel pezzo, ho fatto pace con la responsabilità e dopo 6-7 tentativi, sono riuscita a trovare la mia versione”.
Il duetto più inaspettato è quello con Tiziano Ferro ne “Il conforto”: “Forse vi sarà sembrata una scelta inconsueta, visto che il brano è molto recente. Ma d’altronde perché no? Si tratta di una bella canzone, ben costruita per un duetto. La versione con Carmen è magnifica ma mi piaciuto cantarla con Tiziano. Avevo voglia di duettare con lui da tempo, ci siamo andati vicini parecchie volte e questa è stata l’occasione per omaggiare una bella canzone. Abbiamo ricantato il brano a Milano, Tiziano era felicissimo, ci siamo divertiti a fare quello che ci piace e che nasce dalla nostra matrice comune”.
Video: Le tasche piene di sassi
Gli altri duetti sono camei: “A Elisa ho chiesto di fare Ligabue ed è stata molto dolce sebbene fosse impegnata con l’uscita del suo disco. Mi piace molto il fatto che quando cantiamo insieme nel brano non si capisca chi è chi. Nel brano di Eros ho cantato una tonalità molto diversa, a lui ho chiesto un colore per creare una cifra che avesse il suo benestare. Il suo timbro rimette le cose a posto. Poi ci sono delle chicche: c’è la bellezza assoluta di “Anima” di Pino Daniele, l’attualità di Vasco Rossi, l’originalità di Mango ( del suo brano mi piace pensare che se l’avesse fatta oggi, l’avrebbe fatta proprio così come adesso). Tra le sorprese c’è il contributo di Benny Benassi in “I Feel love” di cui mi ha promesso una versione extended. Questo brano l’ho scoperto ascoltando una delle cassette di mio padre per i night. Ricordo che mi flashò con questa intro di un quarto d’ora. Donna Summer aveva una modernità assurda, faceva cose proibite a quel tempo e cantava con una sensualità pazzesca. Dovevo fare un suo brano, è una parte di me che c’è e resiste. Poi c’è “L’essenziale” di Marco Mengoni: io e Marco abbiamo un passato in comune ed è come se fossimo parenti. Scherziamo tanto insieme su un terreno comune e abbiamo un bellissimo feeling, spesso gli dico “Sembro te, che sembri me, che sembro te”. In “Come neve” ricordo questo divertente aneddoto: pensavo di essere troppo alta perché lui non si sentiva, alla fine era lui che cantava ed io che si trattasse della mia voce”.
“Mi piacerebbe che qualcuno di questi artisti venisse a trovarmi in tour ma sarà difficile, molti sono impegnati nei rispettivi tour. Il mio live partirà ad aprile, il palco non sarà centrale, mi sono fatta già troppi chilometri (ride ndr). Ci sarà più leggerezza e ci divertiremo a trovare formule per suonare con agilità sul palco. A brevissimo, e per l’esattezza il 23 novembre, canterò nel Duomo di Milano per un evento benefico organizzato dall’Associazione “Per Milano”, in collaborazione con il Comune e con la Caritas Ambrosiana finalizzato al raccoglimento di fondi da destinare ai bimbi disabili. Per la prima volta sarò in Duomo, con me ci sarà la mia band ma anche l’Ochestrs Roma Sinfonietta con 50 elementi coordinati dal Maestro Valeriano Chiaravalle. Canterò “Come saprei”, “Di sole e d’azzurro”, “Gocce di Memoria”, “E poi”, “Credo”, “Le tasche piene di sassi”, “Anima” e un’immancabile “Ave Maria” (sto studiando la versione di Andrea Bocelli). A chiudere “You make me feel like a natural woman”. Il tutto mentre vestirò un elegantissimo abito Dior”.
“La morale a tutto questo lavoro è che l’importante sia che l’emotività arrivi. Nella vita non c’è matematica, non ti avvisa di nulla. Spesso mi è capito di capire di trovarmi in un altro punto della mia vita, ho imparato a vedermi in un altro modo, a vivere momenti di sconforto per poi ricominciare. La mente fa la differenza e incide sul canto. Se canti pensando, canti male. La parte che deve arrivare non ha un nome, o c’è o non c’è e la raggiungi attraverso un lavoro interiore.”
Raffaella Sbrescia

Mia madre odia tutti gli uomini_cover

Maldestro

Michael Bublè
Michael Bublè torna in scena il 16 novembre con <3 (Love) un album che rimette il crooner canadese al suo posto: al microfono. “Non ho scelto io le canzoni, sono state loro a scegliermi. Ho avuto una visione d’insieme e ho voluto raccontare la mia teoria sull ’amore”, ha spiegato Bublè alla stampa durante un incontro in Warner Music a Milano. “Ogni canzone è consequenziale all’ altra, l’obiettivo è raccogliere tutte le sfumature dell’amore, un sentimento che talvolta è frutto di dolore, sofferenza, solitudine, speranza”
“Come sapete, due anni fa mio figlio si è ammalato di cancro, io e la mia famiglia decidemmo di mettere da parte il lavoro per dedicarci totalmente a lui. Queste dichiarazioni sono state riprese dopo tanto tempo da un tabloid, che le ha del tutto decontestualizzate, annunciando un mio ritiro dalle scene. Si tratta di falsità, solo adesso ho l’occasione di replicare e di parlarne. Ho trovato questa cosa di pessimo gusto e ne sono rimasto deluso. La verità è che io adoro fare musica, questa è la mia vita, amo suonare, amo il mio pubblico, questo è il sogno della mia vita”.
“Incidere Love è stato terapeutico, ho voluto concentrarmi con tutto me stesso, non ho avuto altra scelta visto il periodo che ho passato, questo album racchiude la mia essenza, parla di me, della mia musica, di coloro che amo nel modo in cui riesci a farlo meglio. Ne ho guadagnato una completezza di visione. Per la prima volta non mi interessa sapere quante copie venderò o in quale posizione mi trovi in classifica. Nessuno me lo dice e io non lo chiedo. Non sono sui social, non conto i like, so solo che nei momenti più bui ho promesso di essere onesto con me stesso, con la mia famiglia, i miei amici e con Dio. Eccomi qui, non c’è più spazio per le stronzate”.
“Qualcuno mi ha fatto notare che i miei dischi arrivano spesso a ridosso del Natale. Beh, non voglio liberarmi di questa cosa, non c’è niente di più bello a cui essere collegati. Guardo il mondo attraverso gli occhi dei miei figli, non penso al business, sono un ragazzino in un corpo da 43enne, mi piace pensare di essere parte degli incontri di famiglia, in un clima di positività. Sono consapevole di essere fortunato e per poterlo essere, ho dovuto vivere un periodo bruttissimo. Per cui ben volentieri accetto di essere positivo. Voglio essere onesto, integro, diffondere amore in qualunque cosa io faccia. Finalmente sono consapevole di essere artista, me ne rendo conto per la prima volta”.
Video: When I Fall in Love
Per tornare alla genesi del disco: “Più di un anno fa non ero certo di tornare a fare un album. Una sera ho invitato a casa i ragazzi della mia band per una birra, dopo un po’ abbiamo iniziato a fare una jam. Beh in quel momento ho ritrovato la mia passione pura, quella degli inizi, quella che mi ha spinto a reimmaginare e reintrepretare canzoni dalla bellezza senza tempo. Non sono il miglior cantante o il miglior autore, semplicemente immagino canzoni scritte benissimo in un modo nuovo e diverso. Il mio talento è questo e nel momento in cui mi sono ricordato di quanto fosse bello lavorare con la musica, quando sono tornato in studio 7 mesi dopo, era praticamente tutto pronto”.
“Uno dei brani più intensi è “Forever now”, dovunque io vada, riscontro grandi reazioni nei confronti di questa canzone che, sicuramente è in parte autobiografica, ma che ho comunque lasciato aperta alla interpretazione di ciascuno. Ovviamente andrò in tour, ne ho bisogno, non so ancora né dove ne quando, sicuramente nel 2019 ma non non so dire se e quando canterò mai questa canzone. Probabilmente lo farò quando starò bene e potrò avere la sicurezza di cantarla arrivando fino in fondo”.
Per concludere: “Sono così riverente nei riguardi della musica e dei crooners venuti prima di me che, più vado avanti, più mi rendo conto che questa è la mia essenza. Sono diventato geloso di questa cosa, non ci sono tanti artisti che cercano di tenere in vita questo patrimonio. Il mio sogno era diventare questo, volevo portare avanti l’eredità dei miei idoli ( tra tutti Tony Bennett e Frank Sinatra), lo farò nel modo più autentico possibile”.
Raffaella Sbrescia

Qualunque cosa sia – I Segreti

Qualunque cosa sia – I Segreti ph Iacopo Barattieri

patrizia_laquidara

patrizia laquidara ©barbara_rigon
Elisa-DiariAperti
Elisa ritorna in grande stile con “Diari Aperti”, un album intimo, profondo, coraggioso, autentico, necessario. Undici tracce, volutamente tutte in italiano, racconti e ricordi ripresi e rivestiti di musica, pagine reali di vita vissuta. Cantante, autrice, polistrumentista e produttrice multiplatino, in Diari Aperti Elisa mette tutta se stessa, quella di ieri e quella di oggi, aprendosi al suo pubblico senza sovrastrutture.
Intervista
“L’album nasce dal desiderio di trovare una centralità che fosse completamente essenziale. Dopo i concerti all’Arena di Verona e i festeggiamenti per i 20 anni di carriera, il compimento dei 40 anni e alcune vicende personali importanti, mi sono trovata a fare i conti con tanti cerchi che si chiudevano. Mi sentivo davanti a una possibilità di ripartenza anche questo album è stato fin da subito più importante di altre volte. Tutto mi sembrava più definitivo e carico di peso. Questo mi ha portato a una fase riflessiva e di introspezione, ho voluto lasciare da parte tutto quello che poteva sembrare anche solo lontanamente un esercizio di stile. Ho cercato di realizzare un progetto a cui sarei stata legata in maniera profonda ed emotiva, sono ripartita da quello che veniva e usciva da me ed è qualcosa di completamente diverso rispetto ai tempi passati. In questi nuovi brani ci sono delle confessioni, dialoghi molto più diretti, parlo a me stessa ma anche ad un interlocutore intimo, così come può essere un diario o un migliore amico.Questo mi ha portato al titolo del disco per cercare di dare senso e spiegarne il contenuto. Per la prima volta, inoltre, i testi hanno trainato tutto il resto. Le melodie sono venute a seguire mentre normalmente capitava spesso il contrario”.
La ripartenza artistica
“Più di altre volte mi sono sentita messa alla prova. Sono la prima a mettersi sempre in gioco, stavolta però dopo i 4 concerto kolossal di Verona, sentivo di aver lavorato alla cosa più importante della vita. Tutti questi elementi insieme mi hanno fatto sentire un peso, mi si è aperto un flusso di coscienza, un dialogo interiore, ho messo in discussione tante cose per poter trovare risposte più solide. Ho investigato su me stessa, mi sono chiesta cosa volessi dire. Ho lasciato l’inglese da parte, anche se dolorosamente. Avevo tante canzoni pronte ma non le ho volute includere, avevo timore che sarebbero state fuorvianti, cosa che per me non erano. Alla fine ho scelto di seguire un filone unico. Per raccontare sentimenti ed emotività sono partita dal gruppo di canzoni a cui ero più legata: “Quelli che restano”, “Promettimi”, “Anche Fragile”, “L’amore per te”. Queste canzoni sono nate nello stesso periodo e rappresentano il centro dell’album. “L’estate è già fuori”, “Vivere tutte le vite”, “Tutta un’altra storia” sono episodi singoli, più leggeri, un boccata di respiro da un’immersione emotiva che temevo potesse essere troppo pesante. In questo album parlo tanto di me, sono molto centrale, vado a fondo sulla scia di una mia scelta consapevole”.
Il concetto di fragilità
“In questo album sono andata a riscoprire me stessa. Scavare a fondo per me è sempre terapeutico. La musica deve essere scambio, dire la verità è importante. La musica deve poter scuotere, inquietare, questo è il suo ruolo. In caso contrario sarebbe una facciata annacquata. Per me è sempre stato così, a conferma di questo il brano “Qualcosa che non c’è” si sarebbe potuto trovare tranquillamente in questo filone. La fragilità è sempre un argomento difficile da trattare. Ho scelto di tirarla fuori e di non nasconderla soprattutto in un’epoca storica in cui vige la negazione della fragilità, di tutto quello che è noioso, normale, non bellissimo. Tanti aspetti della debolezza umana vengono occultati, ignorati e messi da parte. Questo è pericoloso, ti lascia da solo in quel frangente. La solitudine finisce per non essere raccontata a nessuno anche se è una condizione comune a tanta gente. Questa sensazione tende a montare nelle persone e tante volte succede che si trasformi in qualcosa di rabbioso”.
Video: Se piovesse il tuo nome
Le scelte musicali e gli arrangiamenti di “Diari Aperti”
“Quando ho capto che tipo di lavoro fosse questo, volevo che la musica facesse da supporto e non distogliesse l’attenzione dai testi. Si trattava di misurare un po’ tutto, di trovare equilibri delicati e difficili. Ho parlato a lungo con Patrick Warren, premio Oscar che ha realizzato tutti gli arrangiamenti degli archi. Patrick ha lavorato con Lana Del Rey, James Taylor, Tom Waits, Bob Dylan, Green Day, ha scritto gli archi di “Road Trippin’” dei Red Hot Chili Peppers ed anche un cultore delle string machines anni ’60 come il mellotron. Gli ho chiesto di fare un lavoro classico e retrò e così è stato. Abbiamo lavorato a distanza, io gli mandavo le bozze di quanto realizzavamo in studio con l’obiettivo di lasciar fondere le cose tra loro. In alcuni casi abbiamo rimesso le mani su qualcosa e riaggiustato pezzi quando la strada da inquadrare era più difficile. Su 7 brani c’è l’orchestra, è stato fatto tanto lavoro. La chicca: Su quelli che restano c’era tutt’altro arrangiamento, era pomposo e celebrativo, ho chiesto a Patrick di essere più solenne, doveva essere una marcia, volevo che fosse il manifesto dei caratteri coraggiosi con delle ritmiche bolero che danno l’idea di carica e movimento”.
Il tour in teatro
“Teatro vuol dire profondità, ascoltare le cose per davvero, avere modo di fare introspezione, di capire come stai e come sta la tua voce. Metterò in luce la mia parte più autentica e avrò modo di improvvisare creando un’atmosfera speciale con chi mi verrà a sentire”.
Le contaminazioni
“La musica moderna per me è stata linfa. In questi ultimi anni ho sentito la musica più bella da un bel pezzo a questa parte. Questo tipo di emozioni, di autenticità l’ho sentita negli anni in cui sono usciti i Tiromancino, Fabi, Silvestri, Gazzè. Una nuova onda di veri song writers mi mancava tanto. Mi sono quasi commossa ad ascoltare tutti questi dischi, aldilà dei linguaggi a volte distanti dal mio, sento empatia per alcune cose che mi emozionano. Sento bontà, autenticità. Mi piacciono Motta, The Giornalisti, tantissimo Cosmo, alcune cose di Coez, Calcutta, Coma Cose e tanti altri”.

Elisa-DiariAperti
Il duetto con Francesco De Gregori
“Per me era semplicemente impensabile riuscire a duettare con lui. Sono rimasta una settimana a trovare il coraggio di inviare la mail dove gli dicevo di aver scritto questa canzone. Non volevo sembrare presuntuosa, non sapevo da parte iniziare, ero davvero tesa. Lui invece mi ha risposto in modo molto positivo e mi sono subito sentita come se avessi vinto la lotteria della vita. Il momento topico della mia carriera, stento ancora a crederci. D’altronde non è andata subito bene. C’era un’altra canzone di un altro autore molto bella e gliel’ho proposta per un duetto. Nonostante gli fosse piaciuta, non l’ha ritenuta nelle sue corde ed era una cosa che un po’ mi aspettavo, avevo sfiorato l’obiettivo. Meglio così, il fatto che abbia cantato in una mia canzone è una soddisfazione che non riesco a descrivere a parole. In qualche critica mi hanno detto che ho fatto il compitino perfetto e posso dire che non è così. Ho scritto il brano pensando alla sua voce, non avevo un piano B, se avesse detto di no, la canzone non sarebbe mai uscita”.
Raffaella Sbrescia
Di seguito le date del tour: 18 marzo Firenze (Teatro Verdi), 21 marzo Bari (Teatro Team), 25 marzo Catania (Teatro Metropolitan), 27 marzo Roma (Auditorium Parco Della Musica), 30 marzo Napoli (Teatro Augusteo), 3 aprile Milano (Teatro Degli Arcimboldi), 6 aprile Torino (Auditorium Del Lingotto), 12 aprile Padova (Gran Teatro Geox), 15 aprile Parma (Teatro Regio), 16 aprile Brescia (Gran Teatro Morato), 19 aprile Trieste (Teatro Rossetti), 23 aprile Reggio Emilia (Teatro Romolo Valli), 26 aprile Bergamo (Teatro Creberg), 29 aprile Cesena (Nuovo Teatro Carisport), 2 maggio Bologna (Europauditorium), 9 maggio Saint Vincent (Ao) (Palais), 14 maggio Genova (Teatro Carlo Felice). Prevendite aperte su ticketone.it dal 30 ottobre e in tutti i punti vendita dal 6 novembre.
Radio 105 è la radio ufficiale di “Diari Aperti Tour”.

Maneskin
Venerdì 26 ottobre uscirà “IL BALLO DELLA VITA” (Sony Music), primo disco di inediti dei Måneskin, giovane band rivelazione dell’anno, composta da Damiano (19 anni), Victoria (18), Thomas (17) ed Ethan (18). L’album è stato scritto nella sua interezza dagli stessi Maneskin ed è stato prodotto dalla band insieme a Fabrizio Ferraguzzo. Le 12 tracce che compongono il disco riflettono le quattro anime dei componenti che si rivelano all’interno della figura di Marlena, la Venere del gruppo, la personificazione della creatività, della libertà, della vita. I testi fluttuano tra l’italiano e l’ inglese, prendono vita da diverse ispirazioni, musicali e non e si lanciano verso pubblico attraverso l’attitudine rock della band. Il ballo della vita è quindi una metafora della libertà di movimento e, soprattutto, di pensiero.
“In questo album ci siamo noi al 100%”, raccontano Damiano e compagni. “Le ispirazioni sono tante, quello che scriviamo è figlio di riff estemporanei e suggestioni figlie di estenuanti sessioni in sala prove e in studio. Il singolo “Torna a casa” ha spiazzato il pubblico e un po’ era quello che volevamo. Il filo rosso del disco si sviluppa attraverso la figura di Marlena, la nostra musa ispiratrice, una grande anima che racchiude le nostre. Il nostro messaggio è quello di andare dritti per la propria strada e di non lasciarsi inibire. La nostra forza è la passione, non ci interessano i soldi, d’altronde viviamo ancora con mamma e papà, al massimo ci compriamo un po’ di vestiti succinti e ci paghiamo le vacanze”. All’interno del disco, una sola collaborazione con Vegas Jones in “Immortale”: ” Stimiamo molto Vegas, ci siamo proprio trovati a condividere un punto di vista comune. Il riff l’abbiamo scritto noi ed è molto aggressivo e distorto. Il mondo trap ci affascina, le tematiche rientrano nel nostro mondo. Con lui non siamo entrati in competizione, anzi, ci siamo messi a disposizione a vicenda, abbiamo scritto insieme e mescolato le nostre idee in un mood vincente”, spiegano i ragazzi. “L’altra dimensione – aggiungono- è il brano che contiene il ballo della vita, è un pezzo ballerino dal testo molto profondo che spiega molto bene il nostro messaggio. Il ballo della vita ha tutti i ritmi al suo interno, racchiude tutta la gamma di emozioni che l’essere umano possa sentire. In questo album non abbiamo avuto nessun blocco o imposizione, abbiamo provato tutto e abbiamo seguito la pancia. Ci siamo sentiti sempre a nostro agio, il processo è stato naturale e divertente”.
Se qualcuno viene a chiederci che strategia abbiamo seguito dopo X Factor, possiamo tranquillamente rispondere che non abbiamo fatto nessun ragionamento o manovra particolare. Ci siamo concentrati su questo progetto anche da prima di cominciare l’avventura in tv. Manuel Agnelli ha il grande merito di aver visto e capito chi eravamo ascoltando solo 3 esibizioni. Ci ha lasciato piena libertà, si è fidato di noi, non ci ha mai imposto niente, ci ha insegnato a lavorare a testa bassa”.

Maneskin
Non solo musica per i Maneskin che, di loro stessi raccontano: “Siamo rimasti gli stessi 4 adolescenti, cerchiamo di vivere le nostre vite nella maniera più normale possibile. Frequentiamo ancora gli stessi posto e le stesse persone e la sera si torna da mamma e papà a mangiare e dormire. Stare sul palco è quello che ci piace di più in assoluto, con i fan condividiamo sudore, ambizione, carica e adrenalina. Non chiedeteci qual è la chiave del nostro successo, siamo una band che suona dal vivo, forse in questi ultimi anni non era una cosa così comune da vedere in Italia. Abbiamo scelto di girare un docufilm per mostrare un altro lato di noi, non si tratta certo di un’autobiografia, sarebbe stata quantomeno fuoriluogo. Per noi è un modo per metterci a nudo, raccontare il nostro processo creativo ma anche la nostra personalità fuori dal palcoscenico. Il rapporto tra noi è evoluto in qualcosa di più grande, siamo una famiglia, tutti legati gli agli altri in maniera indissolubile. Siamo maturati tutti ma il plauso maggiore va a Thomas Raggi che si è messo d’impegno ed è diventato un signor chitarrista”.
Video: Torna a casa
“Per noi trasgredire è fare quello che non ci si aspetta che facciamo, vogliamo spiazzare il prossimo, farci odiare al massimo per poi spingere tutti a ricredersi. Un po’ come è successo con “Torna a casa”. Il nostro pubblico accomuna bimbi, ragazzi e adulti per svariate ragioni. Tra tutte ci piace pensare che nell’adulto scateniamo il ricordo della rock band adrenalinica mentre nel ragazzo inneschiamo un immaginario inedito, diverso, nuovo. Nel grande mercato italiano di oggi, sono poche le band con la nostra stessa attitudine, forse da questo dipende la nostra trasversalità. Ad ogni modo anche il live per noi va vissuto con grande responsabilità, non è solo divertimento, il nostro dovere è fare il migliore show possibile per chi sceglie di venirci a sentire. Il minimo che possiamo fare è esserci al 100%”.
Raffaella Sbrescia

ANEMA E CORE_COPERTINA

Francesco De Gregori ph Daniele Barraco