Fabio Zeppetella Special Quartet alla Sapienza di Roma. Il report del concerto

E’ un concerto un poco “anomalo” rispetto alla programmazione che siamo soliti aspettarci nell’ambito della Stagione Musicale dell’Aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma, a cura dell’Istituzione Universitaria dei Concerti, presieduta da Rinaldo Gentile, che lo annuncia con un evidente compiacimento.
La formazione del “Fabio Zeppetella Special Quartet” avrebbe dovuto vedere, oltre al geniale chitarrista e alla pianista Rita Marcotulli, coautrice del progetto, Roberto Gatto e Ares Tavolazzi: quattro nomi che hanno fatto la storia non solo del jazz ma proprio della musica italiana.
Il Maestro Tavolazzi, che quelli della mia generazione andavano ad osannare sotto il palco degli Area, quando Demetrio Stratos apriva le nuove frontiere della musicalità vocale nel mondo, purtroppo non ha potuto prendere parte allo spettacolo, per un piccolo problema di salute, ed è stato egregiamente sostituito in poche ore dall’ottimo Luca Bulgarelli, che ha sostenuto il ruolo con elegante disinvoltura.
Il progetto trae origine dalla collaborazione di Zeppetella con Rita Marcotulli, fiore all’occhiello del nostro jazz in rosa, e dall’elaborazione a quattro mani di una serie di brani originali che coniugano le sonorità jazz più ortodosse con quelle della musica classica e della musica popolare internazionale.
Le melodie sono raffinate, a tratti poetiche, carezzevoli e oniriche. Il sostegno del contrabbasso di Bulgarelli è perfetto nella sua spontanea armonizzazione, e Roberto Gatto, grande sperimentatore della batteria, si lascia andare a divertissement a tratti gigioneschi ma mai prevaricanti.

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Un jazz fuori dai canoni classici e dagli standard, qualcosa che nell’insieme risulta estremamente intenso e leggero allo stesso tempo, per un’ora e mezza di musica dall’alta componente permeante, che coinvolge e diverte.
Un ensemble molto ben armonizzato, dove quattro mostri sacri del jazz riescono a scambiarsi i ruoli senza sovrapporsi, in un fluire energetico senza soluzione di continuità che arriva a coinvolgere direttamente la sfera emotiva di chi ascolta, senza nulla concedere a inciampi tecnicistici.
Un concerto insolito, dicevamo all’inizio, perché la Stagione Musicale dell’Aula Magna, giunta alla sua ottantunesima presentazione, è dedicata quasi esclusivamente al repertorio classico. Tuttavia non sono mancate in questi anni delle piccole e preziose variazioni sul tema, spettacoli di genere diverso, dalla world music al jazz, appunto, che hanno rappresentato quel tocco di colore che sublima la bellezza.

Nella scaletta proposta, anche una rivisitazione di un brano appartenente al repertorio jazz oramai storicizzato, ossia “Night Fall” di Charlie Haden, durante il quale Bulgarelli ha letteralmente estasiato la platea.
Una serata di grande musica e grande divertimento.

Roberta Gioberti