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	<title>Ritratti di Note &#187; musiche - Ritratti di Note - Interviste, recensioni ed approfondimenti musicali</title>
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	<description>Interviste, recensioni ed approfondimenti musicali</description>
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		<title>“Vinicio Capossela – Nel Paese dei Coppoloni”, un&#8217;affascinante storia folk a metà strada tra mito e realtà</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2016 08:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Raffaella_Sbrescia]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Vado cercando musiche e canti, i canti che transumano, cambiano lingua e pelle ma non il moto dell&#8217;anima che l&#8217;ha generati”. Questo è il fulcro di una storia d’appartenenza, una storia che risponde a quesiti di cruciale urgenza: “Chi siete? A chi appartenete? Cosa andate cercando?”, quelli che ci pone Vinicio Capossela che, in occasione dei [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-11223" alt="PaeseCoppoloni_POSTER_web" src="http://www.ritrattidinote.it/wp-content/uploads/2016/01/PaeseCoppoloni_POSTER_web.jpg" width="476" height="680" /></p>
<p style="text-align: justify;">“V<em>ado cercando musiche e canti, i canti che transumano, cambiano lingua e pelle ma non il moto dell&#8217;anima che l&#8217;ha generati</em>”.<i> </i>Questo è il fulcro di una storia d’appartenenza, una storia che risponde a quesiti di cruciale urgenza: <em>“Chi siete? A chi appartenete? Cosa andate cercando?”</em>, quelli che ci pone <strong>Vinicio Capossela</strong> che, in occasione dei 25 anni di carriera, approda al cinema con un viaggio onirico e imprevedibile alla ricerca di personaggi canti e siensi perduti. <em>“Vinicio Capossela – Nel Paese dei Coppoloni”</em> è il titolo dell’ originale e inedita prodotta da<i> </i><strong>laeffe,<i> </i>PMG<i> </i></strong>e<strong><i> </i>LaCupa</strong> che, infatti, debutterà sul grande schermo con un evento speciale<i> </i>martedì 19 e mercoledì 20 gennaio,<i> </i>distribuita da<i> </i><strong>Nexo Digital</strong><i>. </i>Il film<i> </i>è un viaggio cinematografico,  geografico, musicale e fantastico &#8211; narrato, cantato e vissuto in prima persona da<i> </i>Vinicio Capossela, un ponte tra le pagine de “Il Paese dei Coppoloni” e le musiche di “Canzoni della Cupa” nonché il prossimo disco di inediti dell’artista (in uscita a marzo 2016), da cui è estratta la colonna sonora del film. Diretto da<i> </i><strong>Stefano Obino</strong>,<i> </i>il film ci restituisce il<i> </i>ritratto di un’Italia<i> </i>forse perduta e dimenticata, un luogo immaginario che diventa reale, uno spazio fisico che si trasforma in pura immaginazione, l’olimpo dove visse “gente da battaglia”. Un’occasione unica per seguire il<i> </i>“musicista viandante” Capossela<i> </i>in questo viaggio a doppio filo sul fronte della musica e del racconto in un mondo che affronta ormai da 15 anni.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-11219" alt="Foto Vinicicio Capossela 04D" src="http://www.ritrattidinote.it/wp-content/uploads/2016/01/Foto-Vinicicio-Capossela-04D.jpg" width="553" height="311" /></p>
<p style="text-align: justify;">In quest’opera che ruota attorno a Calitri, in Alta Irpinia, travolto dalla modernità, Vinicio illumina ogni storia e ogni luogo con la prospettiva del mito, tra canzoni (nuove e vecchie), apologhi sul tempo e sul sacro, fantasmi di trebbiatrici e di ferrovie, ritratti di impagabili abitanti del paese dove abitava la sua famiglia. Attraverso il racconto del viandante Vinicio ci si perde Nel paese dei Coppoloni, attraversato a piedi, in un vecchio furgone, su una trebbiatrice volante. <em>«Sono nato in Germania, da piccolo me ne vantavo. Così, userò una parola tedesca: Heimat. Qualcuno traduce la parola con “Patria”, ma quello è Vatterland, termine maschile, forte, poi degenerato in declinazioni dispregiative. Invece Heimat è femminile, materno, esprime un sentimento, che è quello di una casa da cui ci si è separati. Mettere insieme queste storie ha richiesto molto tempo, più di dieci anni. Ma non sono ricordi, non è un’operazione sulla memoria, la formula del ricordo è riduttiva: per me, come che per chi guarda, quelle che si vedono sono cose che non ricordiamo, perché non le abbiamo vissute. Eppure le riconosciamo»,</em> ha spiegato Capossela durante la conferenza stampa tenutasi subito dopo la proiezione del film.</p>
<div id="attachment_11221" style="width: 563px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-11221  " alt="Vinicio Capossela © Valerio Spada" src="http://www.ritrattidinote.it/wp-content/uploads/2016/01/Foto-©Valerio-Spada_L1001099.jpg" width="553" height="369" /><p class="wp-caption-text">Vinicio Capossela © Valerio Spada</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tra lupi irpini e barbieri istrioni, mitologici sposalizi e spettrali case terremotate, frammenti di video d’epoca e testimonianze del recentissimo Sponz Festival, Vinicio ci mostra un pezzo d’Italia svuotata e smembrata che la contemporaneità cerca di riempire in modo violento con centrali eoliche e discariche  a discapito della ritualità condivisa. Ad ogni modo questo racconto affascinato e evocativo non è un’operazione nostalgica è, bensì, una favola folk ulteriormente arricchita dalle musiche che saranno contenute nel prossimo album<i> </i>di inediti di Capossela, intitolato “Canzoni della cupa”, la cui uscita è prevista per marzo 2016.</p>
<div id="attachment_11222" style="width: 563px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-11222  " alt="Vinicio  Capossela" src="http://www.ritrattidinote.it/wp-content/uploads/2016/01/Foto-IMAG0886_1.jpg" width="553" height="309" /><p class="wp-caption-text">Vinicio Capossela</p></div>
<p style="text-align: justify;"><i> </i><em>«Per tanti anni ho lavorato su questo patrimonio, ora le canzoni hanno fatto il loro primo guaito in questa colonna sonora, spero che tra poco vengano a mordervi»</em>, ha dichiarato il cantautore che, a margine del film, ha anche presentato un video di 12 minuti in cui illustra un nuovo brano intitolato<i> </i>“<em>Il pumminale</em>”, ispirato a una delle doppie anime dell’uomo che la cultura popolare ci ha abituato a conoscere in un mondo in cui non c’è distinzione netta tra umano e animale, in cui tutta la natura è espressione della divinità e per questo inconoscibile, se non con l’esperienza diretta. <em>«Il pumminale è una parola che significa lupo mannaro, una storia di seduzione e demoni per la quale ho contattato Lech Kowalski, regista polacco che ha documentato la scena punk dai Sex Pistols ai Ramones a Johnny Thunders. Non è stato semplice, ma è riuscito a venire in paese – appena arrivato, subito ha detto: ‘Qui recupero le mie origini polacche&#8217;»</em>, ha concluso l’artista.</p>
<p style="text-align: right;"> <em>Raffaella Sbrescia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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