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	<title>Ritratti di Note &#187; Terms of my Surrender - Ritratti di Note - Interviste, recensioni ed approfondimenti musicali</title>
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	<description>Interviste, recensioni ed approfondimenti musicali</description>
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		<title>John Hiatt in concerto in Italia, il CarroPonte come Indianapolis. Il live report dell&#8217;evento</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2015 07:29:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Raffaella_Sbrescia]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8731" style="width: 471px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-8731  " alt="John Hiatt live @ CarroPonte - Sesto San Giovanni" src="http://www.ritrattidinote.it/wp-content/uploads/2015/07/11666118_10206863185968908_7968614960678872343_n.jpg" width="461" height="277" /><p class="wp-caption-text">John Hiatt live @ CarroPonte &#8211; Sesto San Giovanni</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>CarroPonte</strong> come Indianapolis per l’unica data italiana del leggendario cantautore statunitense <strong>John Hiatt.</strong> Sangue, sudore e passione strabordano dalle corde di chitarre che hanno girato il mondo per raccontare storie dal fascino eterno. Sessant’uno anni di vita e ventidue dischi in carriera fanno di Hiatt e della sua penna un punto di riferimento per  sognatori di tutte le età. La fascinazione insita nelle terre country bluesy a lui tanto care detiene un ampio margine di ricoscimento universale. In scaletta i successi storici, spesso rivisitati dalle più grandi leggende musicali al mondo, ma anche i brani contenuti nell’ultimo <strong><em>“Terms of my surrender”</em></strong>, la tangibile testimonianza di una passione che va oltre il tempo e le convenzioni. Accompagnato da <strong>The Combo</strong>, ensemble composto da <strong>Doug Lancio</strong> (chitarra, banjo e mandolino), <strong>Nathan Gehri</strong> (basso), <strong>Kenneth Blevins</strong> (batteria) e<strong> John Coleman</strong> (tastiere), Hiatt  dimostra di essere davvero in ottima forma.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua voce, graffiata e sottile arrotola storie, pensieri, gioie e guai mentre è la sua chitarra a dirci tutto quello che le parole non possono. Flussi di riff, ballate strappacuore e raffinati pezzi blues colorano ogni attimo di una notte speciale:  <em>Perfectly good Guitar, Detroit Made, Let’s give this away, Face of God, Real fine love </em>e, ancora, <em>Tennessee Plates, Crossing muddy waters, Cry Love, Long time comin’, I want your love inside of me </em>sono solo alcune delle canzoni che fondono pezzi di storia Americana e frammenti di vita vissuta. Lacrime e cicatrici, segni sul cuore e nella mente che, riportati alla luce, librano il bruciore del ricordo e la calda emozione che altera il flusso del sangue in circolo ed inumidisce gli occhi, troppo spesso inariditi dall’insipido tran tran quotidiano. Grazie John.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Raffaella Sbrescia</em></p>
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