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	<title>Ritratti di Note &#187; Vivere o morire - Ritratti di Note - Interviste, recensioni ed approfondimenti musicali</title>
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	<description>Interviste, recensioni ed approfondimenti musicali</description>
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		<title>Intervista a Motta: &#8220;Vivere o morire&#8221; è un album che vi fa capire come la penso e da che parte sto.</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2018 20:33:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Raffaella_Sbrescia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<category><![CDATA[Intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Motta]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Vivere o morire&#8221; è il titolo del nuovo capitolo discografico di Motta. Dopo la lunga gestazione de &#8220;La fine dei Vent&#8217;anni&#8221;, il cantautore torna in scena con un album emotivamente ricco con testi densi e arrangiamenti caratterizzati da un substrato  musicale suddiviso su più livelli. L&#8217;impostazione dicotomica del titolo lascia intuire subito un&#8217;intenzione chiara: rivelarsi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_15996" style="width: 430px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-15996  " alt="MOTTA_ph Claudia Pajewski" src="http://www.ritrattidinote.it/wp-content/uploads/2018/04/MOTTA_ph-Claudia-Pajewski-1184-1.jpg" width="420" height="305" /><p class="wp-caption-text">MOTTA_ph Claudia Pajewski</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Vivere o morire&#8221;</strong> è il titolo del nuovo capitolo discografico di <strong>Motta.</strong> Dopo la lunga gestazione de &#8220;La fine dei Vent&#8217;anni&#8221;, il cantautore torna in scena con un album emotivamente ricco con testi densi e arrangiamenti caratterizzati da un substrato  musicale suddiviso su più livelli. L&#8217;impostazione dicotomica del titolo lascia intuire subito un&#8217;intenzione chiara: rivelarsi senza filtri, svelare da che parte stare; senza sfumature di grigi. Motta si lascia andare, decide che è ora di restare, di essere consapevole, di dare spazio all&#8217;urgenza espressiva, all&#8217;intimismo, all&#8217;anima.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Intervista</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ciao Francesco, raccontaci come stai e come hai vissuto la gestazione di questo nuovo disco.</strong><br />
Ho conquistato una felicità che mi sono guadagnato. Fare dischi è difficilissimo, suonare mi diverte, scrivere i testi invece è davvero complicato. Si tratta di un processo che richiede consapevolezza, impegno, responsabilità. Stavolta ho lavorato in modo diverso, in primis perchè avevo molti più mezzi a disposizione, lavorare a New York non è chiaramente lo stesso che lavorare a casa. Il trucco è stato è non metterci trucchi. In questo disco vi dico da che parte sto e come la penso:  sto dalla parte del vivere ovviamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Dal punto di vista musicale invece?</strong><br />
Ho prodotto questo album insieme a Taketo Gohara ma ho suonato molte più cose io stesso. Così come tengo molto a riconoscere il lavoro delle altre persone, stavolta mi piace riconoscerlo a me stesso. Prima di cominciare il lavoro, avevo parlato con Riccardo Sinigallia che mi ha subito detto che stavolta non sarebbe stato lui il mio produttore artistico. Il lavoro di Taketo è stato importante perchè è molto diverso da me e Riccardo, ha svolto un lavoro complementare. Molti potranno obiettare che questo album sia nato in molto meno tempo ma non è vero, ho recuperato anche cose scritte nel 2011. Nel primo disco la gestazione è stata più lunga, più spalmata, non c&#8217;era la concentrazione che c&#8217;è stata adesso per questo disco a cui ho lavorato 24 ore su 24.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Cosa c&#8217;è di completamente nuovo in te e quanto ti porti indietro del passato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi conosco meglio di prima, ho passato più tempo con me stesso. Dopo più di 100 concerti in giro, ho avuto modo di guardarmi indietro e fare delle scelte. L&#8217;ultimo brutto ricordo risale al concerto all&#8217;Alcatraz di Milano, l&#8217;ultimo del tour: non mi sentivo all&#8217;altezza di affrontare quel tipo di emozioni. Quando sali sul palco per spaccare tutto, stai sul palco nel modo peggiore in assoluto. In seguito, dopo 3 settimane di silenzio, mi sono vissuto il concerto del 1 maggio al meglio. Per me quel concerto all&#8217;Alcatraz è stato eccessivo, sono io che devo sentirmi pronto e se per primo mi accorgo di un errore, sono il primo a incazzarmi. Crescendo mi sono accorto che non è tanto importante la forza quanto scegliere di incanalarla bene. Bisogna capire come si impiega il tempo, questo tipo di considerazioni non le avevo mai fatte prima. A 20 anni mi affascinava descrivere il bivio, ora mi sento pronto a prendere una delle due strade, non so se sia quella giusta ma è la mia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> L&#8217;album si chiude con il brano &#8220;Mi parli di te&#8221;. Un testo molto intimo&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Avevo già parlato dei miei genitori, spesso ne parlo. In questo caso è stato molto complesso scriverne. Ho cercato di guardarli come degli essere umani pieni di pregi e di difetti, questo mi ha portato ad avvicinarmi molto di più a loro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Tutti, a questo proposito, ricordano ancora con emozione il video del brano &#8220;Del tempo che passa la felicità&#8221;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo che durante le riprese non ci siamo mai incrociati, poi soltanto alla fine ci siamo incontrati e abbiamo vissuto un attimo molto vero. In quel momento c&#8217;è stato qualcosa di intimo e privato, mentre tornavamo a casa abbiamo realizzato di non aver mai visto un tramonto insieme prima di allora.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Prima accennavi alla lunga gestazione de &#8220;La fine dei vent&#8217;anni&#8221;, magari adesso avevi semplicemente necessità di lasciarti andare e riempire al massimo questi nuovi testi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Prima avevo una forte ingenuità nei confronti della mia esperienza di cantautore. In qualche modo c&#8217;era una confusione giustificata. In generale, per scrivere, mi serve sempre un gancio emotivo, ci vuole un&#8217;idea che mi serve per partire con la scrittura. Stavolta sono andato così tanto sul personale che non era giusto arrivare a compromessi. Ho scelto questa direzione a costo di essere scomodo e di non lasciare spazio per pensare. Ci sono frasi che ti arrivano come coltellate, le ho scelte per sentirmi meglio subito dopo. Per me questo è ciò che conta: ho esorcizzato tantissime cose, ho tolto tutto quello che era in più. In questo disco ci sono nove canzoni, non dovevano essercene nè in più nè in meno. Sono più tranquillo e più sobrio; questo album me lo sono guadagnato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> In &#8220;Vivere o morire&#8221; canti della paura di dimenticare. Tu ce l&#8217;hai?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La paura di dimenticare è quella più grande. Non voglio dimenticare gli affetti, da dove sono partito, quello che ho sbagliato. Per poter crescere la cosa più importante è l&#8217;accettazione dell&#8217;errore. Secondo la concezione binaria della vita bisogna scegliere se restare o andarsene, io scelgo di restare ma non voglio dimenticarmi delle scelte sbagliate.</p>
<p style="text-align: justify;">Video: Motta presenta &#8220;Vivere o  morire&#8221;</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/74nk10WsW7s" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Per quanto riguarda gli arrangiamenti di questi pezzi, cosa ti sei portato dietro delle tue precedenti esperienze?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non smetterò mai di ringraziare i miei musiciti con cui sono cresciuto. Ne &#8220;La fine dei 20 anni&#8221; ho praticamente rivisto tutti i brani in funzione del live. Al soundcheck filava tutto troppo liscio e ho pensato che ci fosse qualcosa che non andava. Mi è piaciuto e mi piace tuttora scrivere musica al computer, non la vivo come una maniera fredda di scrivere canzoni, mi piace la concezione digitale della musica<strong>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Con questi presupposti, stavolta sei volato fino a New York con Taketo Gohara.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sì, Taketo ha sfruttato questa mia tendenza a suonare un po&#8217; tutto e male. Quindi siamo finiti nello studio di registrazione di Keith Richards e lì, oltre al grande Mauro Refosco, abbiamo trovato una serie di strumenti che non avevo mai visto e sentito. All&#8217;inizio mi sono spaventato, ma d&#8217;altronde in qualche modo per poter essere produttivi, bisogna essere spaventati da quello che si fa. Sono rimasto diversi minuti a suonare una sola nota senza muovermi, c&#8217;erano molti sintetizzatori, alcuni dovevamo fisicamente cercarli. Abbiamo trovato energia pronta a essere detonizzata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Che musica ascolti adesso?</strong><br />
Ascolto poca musica, soprattutto quando lavoro alla mia. Ultimamente mi sono emozionato ascoltando il disco di Filippo Gatti. Il rap non mi interessa molto anche se è mi è sempre piaciuto Salmo per la sua concezione molto simile alla mia. Alla fine comunque finisco sempre con l&#8217; ascoltare &#8220;Rimmel&#8221; di De Gregori. La trap è sotto gli occhi di tutti, non possiamo far finta di niente. Ascoltandola mi accorgo di non essere preparato, mi sono scoperto invecchiato e testualmente distante. In ogni caso mi fa piacere vedere ragazzi giovanissimi in grado di fare cose che io a sedici anni certamente non facevo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Che rapporto c&#8217;è tra la tua musica e le immagini?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è tanta immagine nelle mie canzoni. Lo stesso mi è capitato anche quando ho lavorato per la realizzazione di colonne sonore. In quel caso ci sono tanti ego che devono collaborare, in quel contesto ho imparato a sapermi mettere anche da parte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Sebbene tu sia riconosciuto come artista indie, andresti a Sanremo?</strong><br />
Il mio desiderio è che la mia musica possa essere ascoltata dal maggior numero possibile di persone. Quello che conta è che questo non sia mai il presupposto con cui scrivere. Al Festival della Canzone italiana ci andrei se avessi una canzone giusta. Non c&#8217;entra il concetto di pop, per partecipare a Sanremo devi essere inattaccabile e portare una canzone adatta al contesto.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Raffaella Sbrescia</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di seguito la tracklist dell&#8217;album:</strong><br />
1. Ed è quasi come essere felice<br />
2. Quello che siamo diventati<br />
3. Vivere o morire<br />
4. La nostra ultima canzone<br />
5. Chissà dove sarai<br />
6. Per amore e basta<br />
7.La prima volta<br />
8.E poi ci pensi un po&#8217;<br />
9.Mi parli di te</p>
<p style="text-align: justify;">A maggio, Motta tornerà dal vivo con quattro eventi, anteprima del “Motta live 2018&#8243;, organizzato da Trident Music. Questo il calendario dei concerti:<br />
26 maggio ATLANTICO Roma<br />
28 maggio ESTRAGON Bologna<br />
29 maggio OBIHALL Firenze<br />
31 maggio ALCATRAZ Milano</p>
<p style="text-align: justify;">I biglietti per le quattro date sono disponibili in prevendita sul circuito www.ticketone.it e presso tutti i punti vendita abituali.</p>
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