Simple Minds live all’Auditorium Parco della musica di Roma: il report del concerto

Un tour attesissimo, quello dei Simple Minds in Italia. E attesissimo il concerto di Roma, penultimo del tour.
A distanza di quattro anni, uno dei gruppi che hanno segnato la storia musicale degli anni ’80 torna a esibirsi in Italia. Un tour purtroppo in ritardo sui tempi a causa delle ben note vicende sanitarie che hanno coinvolto il mondo intero, causandone il rallentamento in termini di attività, e anche parecchi cambiamenti epocali. Ma di questi cambiamenti epocali, ieri sera il pubblico romano per un paio d’ore ha perso memoria.
Fa caldo e nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, almeno tre generazioni attendono impazienti di scoprire cosa accadrà su quel palco. E, alle prime note di Act of Love risulta immediatamente chiaro: un salto di 40 anni indietro nel tempo.

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

Il gruppo, formato in Scozia a Glasgow da Jim Kerr e dal chitarrista Charlie Burchill, ha una caratteristica non comune: non ha mai ceduto al trasformismo. Nel corso di una lunga carriera fatta di successi internazionali, ha sempre mantenuto tanto in termini di contenuti quanto di sonorità, una linea coerente che non delude e non stanca: un evergreen. Quando si affacciarono alle soglie del successo internazionale, i Simple Minds rappresentarono per un’intera generazione una sorta di punto di svolta sotto il profilo dell’interpretazione musicale: poter portare sulla scena contenuti importanti, alleggerendoli grazie a un sound decisamente pop, ma altrettanto sofisticato.

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

Un sound caratterizzato dalla valenza compositiva di Burchill, e dall’estro interpretativo di Jim Kerr, che a distanza di tanto tempo è rimasto intatto. Generoso, empatico, Kerr entra immediatamente in contatto con il pubblico, scendendo dal palco e cantando tra la folla in delirio: un concedersi preannunciato dalla frase “Roma, è da tanto che manchiamo, non ci risparmieremo”.
Prende così vita uno spettacolo coinvolgente e intenso che ripercorre buona parte dei brani di successo della band: Colours Fly and Catherine Wheel, Waterfront , Book of Brilliant Things , Mandela Day, First You Jump, She’s a River, Let There Be Love, si susseguono a ritmo incalzante, incoraggiando cori e danze sottopalco, in origine non previste, ma assolutamente inevitabili.
Ne è passato di tempo da quel 15 marzo del 1983, quando, al teatro Lido di Roma, che li ha visti spesso protagonisti, proposero un nuovo sogno dorato a un pubblico che, in buona parte, era presente anche ieri sera: tuttavia sembra proprio di essere tornati a quel concerto a quella dimensione, a quegli anni, così diversi da quelli che stiamo vivendo oggi.
Il momento di maggiore intensità si ha sui nove minuti di Don’t You (Forget About Me), con un coro ininterrotto del pubblico di ben quattro minuti, durante il quale Kerr gigioneggia, gioca, dirige, fa scemare le voci, per riportarle ad un’esplosione finale che è una sferzata di energia incontenibile.

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

Quasi due ore di entusiasmo euforico, nessuna retorica verbale, nessun accenno o presa di posizione politica relativa alle attuali vicende, solo musica, come è nel loro stile. Un sentito Mandela Day, considerato anche il fatto che il giorno successivo, 18 luglio, è il compleanno di Nelson Mandela, e un finale Sanctify yourself, sanctify, che sintetizza tutto: liberati, è l’amore ciò di cui hai bisogno.
E mai come in questo momento questo vecchio brano conosciuto in tutto il mondo ci indica la strada per ritrovare un equilibrio e una serenità che vacillano.
Se la musica ha un potere catartico, sicuramente il concerto dei Simple Minds di ieri sera lo ha dimostrato.

Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

 

 

 

 

 

 

 

Venditti & De Gregori live allo Stadio Olimpico di Roma: 50 anni di emozioni. Il report del concerto

Certi amori non finiscono, e sicuramente dopo cinquant’anni è rimasto intatto l’amore verso Venditti e De Gregori, da parte di un pubblico che, seppure a volte diviso nel dichiararsi più a favore della scrittura dell’uno o dell’altro, ieri sera si è trovato ad applaudirli, cantarli, ringraziarli, in totale sintonia.
L’attesa per l’evento, annunciato già da tempo e poi sospeso a causa del lockdown, è molta. I due artisti cominciarono a suonare insieme e condividere note e versi, cinquant’anni fa al Folk Studio, in una situazione all’epoca di grande fermento per il cantautorato in Italia.
Insieme, cinquant’anni fa, incisero un LP che, pur senza un grande riscontro di vendite, ha rappresentato un punto di svolta nel mondo della canzone d’autore: Theorius Campus.
Un lavoro dai contenuti importanti, ricercato, decisamente di altissima qualità, in cui i brani delle due giovani promesse del mondo musicale si alternavano, dando vita a una proposta innovativa e ambiziosa.
Dopo di allora le strade dei due artisti si divisero. Tuttavia, nel pubblico, è sempre rimasto vivo il ricordo del sodalizio iniziale, e forse per questo trovarli insieme sul palco dell’Olimpico ha acceso l’entusiasmo di ben 44.000 persone. Un concerto di dimensioni sicuramente importanti.
Venditti & D Gregori ph  Canitano

Venditti & D Gregori ph Canitano

Una trentina di canzoni, 32 per l’esattezza, scritte nell’arco di un cinquantennio, e restituite con sonorità ricche ed attuali, rese da una band che, composta dai musicisti che fanno solitamente da accompagnamento ai due artisti, ha suonato in perfetta sintonia.
L’esordio del concerto è musicalmente ambizioso: Richard Strauss – Also Sprach Zarathustra, il tema di Odissea nello Spazio, introduce il brano di Venditti che, in qualche modo, racconta gli inizi della loro storia, ossia “Bomba o non Bomba”. E a Roma ci sono arrivati, ci sono in questo preciso istante, di fronte a un pubblico in delirio.
Nel seguito del concerto, Venditti e De Gregori continueranno ad incrociarsi per cantare, scambiandosi spesso le voci, brani che sono nel cuore di tutti noi: “La leva calcistica della classe ’68”, “Modena” “Generale”, “Che fantastica storia è la Vita”, “La Donna Cannone”, “Unica”, “Sempre e per sempre” (che resa dalla voce di Venditti, va detto, acquista un fascino ancora più intenso), “Pablo”, introdotta dall’incipit di Shine on You Crazy Diamond, con De Gregori alla chitarra, “Ricordati di me”, cui sempre De Gregori regala un sentito assolo di armonica, e poi ancora “La Storia”. Unico accenno all’ esordio discografico di cinquant’anni or sono, “Dolce Signora che Bruci”, eseguita a due voci.
Un sentito omaggio a Lucio Dalla, che, va ricordato, ha a lungo collaborato con De Gregori, con l’esecuzione di “Canzone”.
Circa i riferimenti all’attuale situazione internazionale e all’interpretazione e al peso che ritenevano di dare a determinati brani, è proprio De Gregori, in conferenza stampa, a chiarire che ogni canzone assume un significato aderente alla realtà in cui si vive, e che il loro repertorio sarebbe stato eseguito al riguardo senza enfasi particolari, lasciando ai sentimenti di ognuno la personale interpretazione. Certo, “Generale” è un brano contro la guerra, ma lo è da quando fu scritto, ed è da sempre presente nel repertorio live del cantautore romano. Il fatto che in questo momento storico possa risultare ancora più significativo non lo contestualizza necessariamente; resta un brano contro la guerra, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo, senza demagogia.
Venditti esegue al pianoforte “Buonanotte Fiorellino”, che diventa un valzer molto elaborato e dalle sfumature lievemente gitane.
Nello scambiarsi versi e note, è particolarmente sentita la partecipazione di Venditti ai brani dell’amico, e De Gregori, che notoriamente dà del suo repertorio un’interpretazione sempre diversa e personale durante i live, rispetta questa volta senza muovere una nota, le scritture di Antonello.
Pochi brani (“Sara”, “Ci vorrebbe un amico”, “Notte prima degli esami”, “Rimmel”, “Titanic”) i due artisti li riservano a un’esecuzione individuale, personale e classica, ciascuno con la propria peculiare e riconoscibile espressione.
Sul finale un brivido. Sì, perché è universalmente conosciuta la dedizione ai colori della maglia giallorossa di Venditti, come lo è pure quella di De Gregori. Pertanto intonare “Grazie Roma” in uno stadio, l’Olimpico, stracolmo sicuramente non solo di Romanisti, ma anche di cugini Laziali, di parecchi Juventini e via dicendo, potrebbe voler dire rischiarsela. Ma “questa notte è ancora nostra”, è di tutti, proprio come Roma è di tutti. La partecipazione è commovente, e, personalmente, ritengo che questo sia stato un vero e indicativo segnale di pace e distensione, oltre ogni demagogia.
Roberta Gioberti

30 anni in un (nuovo) giorno: il report del concerto di Ligabue alla nuova RCF Arena di Campovolo

“Permettetemi di dire: cazzo era ora! Dopo due anni abbiamo finalmente tolto il tappo, abbiamo vinto noi”. Ligabue saluta così i 103.009 spettatori della nuova RCF ARENA di Campovolo, accorsi dalle prime ore del mattino per il concerto-evento “30 anni in un (nuovo) giorno. La serata inizia sulle note dell’ultimo singolo “Non cambierei questa vita con un’ altra” poi il nastro viene minuziosamente riavvolto per ripercorrere un lungo viaggio fatto di parole, note, emozioni, ricordi (quelli che contano, certo). Gilet di pelle e piglio da duro, il “mediano” Luciano celebra il rituale amarcord lasciandosi affiancare dai musicisti che nel tempo lo hanno scortato sulle onde dei cuori di molti che, anno dopo anno, lo hanno accolto e seguito “Ballando sul mondo”.

Ligabue live @ RCF Arena

Ligabue live @ RCF Arena

E via andare: “L’odore del sesso”, “Niente paura”, “Il sale della terra” e poi la prima grande “botta” emotiva della serata: il duetto con l’inossidabile Loredana Bertè sulle note di “Ho smesso di tacere”, una canzone contro la violenza sulle donne cantata, appunto, con Loredana che la violenza l’ha vissuta sulla propria pelle a 16 anni e che l’ha forgiata per sempre. Un grido di dolore e di verità che squarcia il petto.

Sfilano i chitarristi in passerella in “Marlon Brando è sempre lui” con tanto di un assolo a testa, il proprio stile, il marchio di fabbrica di cui poter fare bella mostra in punta di palcoscenico.

La tornata amarcord con i Clandestino inizia con “Bar Mario” con tanto di incursione del manager Claudio Maioli, in memoria di un approccio autentico e legato alle origini di una volta che non si dimenticano mai. “Non è tempo per noi” e forse non lo sarà mai:attimi di nostalgica consapevolezza dei tempi andati e che, paradossalmente rappresentano ancora la linfa vitale a cui appigliarsi per abbracciare il futuro.

A seguire un altro prestigioso ospite: si tratta di Eugenio Finardi con cui Ligabue canta “Musica Ribelle”; un brano che nei difficili anni ’70 aveva avuto un significato importante per il giovane Luciano che, oggi, con il senno di poi, ne riconosce l’importanza a fronte della constatazione del fatto che spesso si è come assuefatti a tutto e purtroppo anche al peggio.

Sempre emozionante e poetica “Piccola stella senza cielo”, surreale vedere ballare il pubblico su un concetto che, decontestualizzato dal live, mette irrimediabilmente terrore nelle vene “A che ora è la fine del mondo”.

Curioso e originale il duetto con Gazzelle sulle note de “L’amore conta”: l’apertura di Luciano ai giovani è un incrocio tra grunge e rock frutto di una cover che Flavio aveva eseguito piano e voce su Instagram qualche tempo fa.

Ligabue live @ RCF Arena

Ligabue live @ RCF Arena

“Luci d’America” e poi la celebrazione del primo Campovolo di 17 anni fa con “Il giorno dei giorni”. Molto intenso il duetto con Francesco De Gregori in “Buonanotte all’Italia”, accompagnato da una carrellata di immagini di personaggi che hanno senza dubbio segnato la storia del nostro paese e il relativo tessuto culturale.

Un altro momento di grande impatto è sicuramente l’esecuzione de “Il mio nome è mai più”: Federico Poggipollini fa le veci di Piero Pelù, ancora convalescente dopo la caduta sul palco di qualche giorno fa e poi il leggendario Mauro Pagani e la sua immancabile armonica a colorare un brano quanto mai attuale e centrato contro la guerra.

“I ragazzi sono in giro”, “Ti sento”, “Eri bellissima” ma soprattutto “Il giorno di dolore che uno ha” e “Quella che non sei” tengono il filo del percorso storico di Ligabue fino all’iconica “Certe notti”; l’atmosfera è quella di un non luogo proprio perchè certe notti possono accadere a chiunque in un qualunque momento della propria vita.

Il concerto si avvia alla fine sulle note di “Una vita da mediano” ma soprattutto con “Il meglio deve ancora venire” e l’iconico ed emozionante duetto con Elisa in “A modo tuo”.  L’atmosfera è onirica, simile a quella di una foresta disegnata: il momento è molto toccante. Il finale è tutto all’insegna del rock: “Questa è la mia vita”, poi si salta tutti insieme “Tra palco e realtà”. Tutti i musicisti raggiungono Ligabue sul palco “Urlando contro il cielo” con tanto di spettacolari fuori di artifico che illuminano Campovolo a festa. “Sogni di rock and roll” tutti insieme in passerella diventano ancora una volta realtà. C’è da crederci se il Liga non cambierebbe questa vita con nessun’altra, anche questo Campovolo ce lo ricorderemo, eccome.

 Raffaella Sbrescia

Ligabue live alla RCF Arena per l’evento unico “30 anni in un giorno”: Le dichiarazioni dell’artista e la scaletta del concerto

Dopo due anni di rinvii causati dall’emergenza Covid 19, questa sera LUCIANO LIGABUE inaugura la nuova RCF ARENA DI REGGIO EMILIA (Campovolo) con un concerto tra i più attesi dell’anno, l’evento in data unica “30 ANNI IN UN (NUOVO) GIORNO”.

L’evento è già da tempo sold out con oltre 103.000 biglietti venduti e celebrara l’inaugurazione di questo spazio totalmente nuovo e creato rigorosamente ad hoc per la musica con una pendenza del 5% per garantire una visuale e un’acustica ottimali.

Sul palco Ligabue sarà accompagnato dai musicisti che hanno condiviso con lui gli ultimi 30 anni: Il Gruppo (Federico Poggipollini-Niccolò Bossini-Max Cottafavi-Luciano Luisi-Zanotti, i ClanDestino (Cottafavi-Marani-Fornaciari-Cavalli Cocchi) e La Banda (Poggipollini-Previte-Luisi-Pellati-Righetti).

Per l’occasione, Ligabue ospiterà alcuni colleghi e amici che hanno fatto parte del suo percorso artistico: Loredana Bertè, Francesco De Gregori, Elisa, Eugenio Finardi, Gazzelle, Mauro Pagani. Diversamente da quanto precedentemente annunciato, risuona la defezione all’ultimo minuto di Piero Pelù che, a seguito della recente caduta sul palco durante il suo live con i Litfiba, questa sera non potrà essere presente al concerto.

A corredo del concerto, abbiamo altresì raccolto le dichiarazioni degli organizzatori. Il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi: “Benvenuti a RFC Arena. Questo è un sogno rock’ n’ roll che si realizza. Ringrazio Ligabue per aver scelto la sua città per celebrare la sua carriera. Alle spalle di questo spazio c’è un lungo percorso, ci hanno lavorato tante istituzioni ed è durato diversi anni. Siamo contenti di essere qui a vivere questa emozione. Quello di oggi è un grande messaggio di pace”.

Ligabue PH Jarno Iotti

Ligabue PH Jarno Iotti

Ferdinando Salzano di Friends and Partners: “Sono come un bambino nel più bel negozio di giocattoli,  oggi coincidono due avvenimenti straordinari, il primo è il coronamento del progetto live di Ligabue annunciato nel 2019, la coincidenza è anche la ripartenza. In questi giorni il mondo della musica live vive la vera ripartenza, stiamo tornando a un mondo di normalità, sicuramente differente nell’ approccio di afflusso e reflusso del pubblico. Il fatto che oggi ci siano 103.009 pagamenti in questa Arena ne è la riprova. La nascita di questa Arena risale a 10 anni fa, io e Maioli abbiamo avuto la fortuna di lavorare in sinergia con il sindaco e la regione. Il confronto tra pubblico e privato ci ha portato a questa meravigliosa RCF Arena. L’Arena è orizzontale e non in verticale, questo porta l’artista ad avere la percezione di vedere l’ultimo dell’ultima fila. In Europa non c’è un arena permanente dello stesso tipo, siamo certi che si tratti di una delle più belle e più importanti, ci soo 5 pit più uno, lo spazio ha una serie di dinamiche di accesso e deflusso molto comode, la sensazione è quella di non vivere in una gabbia l’attesa dell’evento”.

Claudio Maioli, manager storico di Ligabue: “Siamo orgogliosi di inaugurare questa arena dopo 3 Campovolo, questa città meritava per il brand che Campovolo è diventato per la musica un luogo permanente dove celebrarla. Luciano inaugura questo spazio per diritto, tra una settimana ci saranno 7 artiste che cantano contro la violenza sulle donne. Solo 2 mesi fa ci hanno autorizzato a fare questi eventi, chiamare artisti stranieri senza aver preso contatto una anno prima diventava difficile, per l’anno prossimo stiamo preparando qualcosa di cui cosa di cui potremo andare fieri. La capienza dell’Arena è di 103165, le produzioni internazionali arrivano a 100 metri e possono essere splittate. Per oggi ci fermiamo a 77, i numeri di Luciano chiudono il cerchio”.

Luciano Ligabue: Benvenuti a tutti, sono felice di inaugurare l’Arena, sono molto affezionato a Campovolo. Quando è venuto fuori il discorso di costruzione dell’Arena, mi sono chiamate fuori rispetto alle dinamiche di accordo e confronto con le istituzioni. Faccio un altro mestiere, non mi viene in mente nemmeno di poter essere direttore artistico di qualche altro evento al momento ma non si contano le volte in cui mi sono già smentito pertanto non escludo nulla per il futuro. In merito all’autobiografia che ho pubblicato di recente, mi sento di dire che questo tomo di oltre 400 pagine  non contiene ovviamente la mia vita ma i ricordi che contano sicuramente sì.

Sento amore e disprezzo per le cose che non funzionano in questo paese, “Buonanotte all’Italia” e “Made in Italy” sono il mio tentativo di spiegare questo sentimento, mi sento legato a questo paese nonostante tutto. In merito al “Il mio nome è mai più”: quando scrivemmo questa canzone 23 anni fa, ci fu un totale coinvolgimento sentimentale in cui mettevamo in chiaro la nostra posizione. Nel libretto di quella canzone c’era la mappa di tutte le guerre in corso nel mondo. Di solito si è attivi sulle guerre che hanno una risonanza mediatica, lo si è a maggior ragione su quella in Ucraina. La decantata civilizzazione è in regressione verso non so cosa, questo continuo correre alle armi ci rende una bomba che si innesca. Con “Musica ribelle” mettiamo in atto una restituzione a un brano che facemmo con i Clandestino nel 1990 in occasione dell’uscita del primo album. Dopo pochi mesi aprimmo un concerto a Milano di Eugenio Finardi che aveva speso buone parole per me con il produttore. Negli anni ’70 il brano era una chiamata a svegliarsi e a darsi da fare. Ho avuto fin da subito la sensazione che sarebbe stato un omaggio giusto a chi già allora poteva fare musica d’autore con spirito rock. Se mi chiedete di Gazzelle, ospite con me sul palco, vi rispondo che ho notato una sua versione piano e voce su Instagram di “L’amore conta” e l’ho invitato. Sarà un bel momento. Intanto confermo che “Non cambierei la mia vita con nessun’altra”: ho tratto di recente questa decisione”.

Raffaella Sbrescia

Setlist

Primo set Ligabue con “Il Gruppo”

Non cambierei questa vita con nessu’altra

Balliamo sul mondo

L’odore del sesso

Niente paura

Il sale della terra

Ho smesso di tacere ft. Loredana Bertè

Marlon Brando è sempre lui

Luciano Ligabue con i Clandestino

Bar Mario

Non è tempo per noi

Musica Ribelle ft. Eugenio Finardi

Ho messo via

Piccola stella senza cielo

A che ora è la fine del mondo

Luciano Ligabue con Il Gruppo

L’amore conta ft. Gazzelle

Luci d’America

Il giorno dei giorni

Buonanotte all’Italia ft. Francesco De Gregori

Luciano Ligabue con La Banda

Il mio nome è mai più ft Mauro Pagani

I “ragazzi” sono in giro

Ti sento

Eri bellissima

Il giorno di dolore che uno ha

Quella che non sei

Certe notti

Sulla mia strada

Ligabue con “Il Gruppo”

Una vita da mediano

Il meglio deve ancora venire

A modo tuo ft. Elisa

Questa è la mia vita

Tra palco e realtà

Bis

Urlando contro il cielo

Sogni di Rock and Roll

Giovanni Truppi live all’Auditorium Parco della musica di Roma. Il report del concerto

La prima cosa che ci si chiede, mentre si ascolta Giovanni Truppi dal vivo, è come mai non fosse sul palco del Primo Maggio: perché sicuramente rappresenta al momento una delle vette più elevate, originali, intelligenti e genuine del cantautorato italiano, e su quel palco avrebbe avuto la sua da dire. Non siamo in grado di fornire risposte. Tuttavia il sold out di pubblico che lo ha calorosamente accolto, attentamente seguito, entusiasticamente applaudito in standing ovation e commentato, commosso, all’uscita del concerto tenuto ieri sera in Auditorium a Roma, Sala Sinopoli, probabilmente lo esigerebbe, e andrebbe tenuto in considerazione. Ma è un’altra storia.
Truppi live - Roma - Roberta Gioberti

Truppi live – Roma – Roberta Gioberti

Come un’altra storia possiamo definire il concerto di ieri: nel rispetto di tutti gli artisti che hanno ripreso ad esibirsi, dopo un periodo buio, Truppi ci ha messo una marcia in più, un ingrediente che è difficile contenere nella sintesi di un termine. Più precisamente, arrivare direttamente al petto, lì, dove le emozioni per loro natura si amplificano.
L’incipit, “Conversazione con Marco sui destini dell’umanità”, è un monologo, velocissimo, fitto, denso riflessivo, e già cattura l’attenzione della sala per la spontaneità, l’assoluta naturalezza con cui si diffonde, quasi un’improvvisazione a flusso di coscienza.
Segue un piccolo grande “Respiro”, un desiderio di cambiare, il volersi diverso, ma anche no, poi alla fine: “Vorrei poterti dimenticare, ma anche no come se t’avessi amato quanto adesso ti piango”. Riflessioni che coinvolgono, fanno pensare senza pesare, quasi ci partissero da dentro e non fossero suggerite da fuori.
Truppi live - Roma - Roberta Gioberti

Truppi live – Roma – Roberta Gioberti

Un ringraziamento alla città che lo ospita (e, oso dire, ne è lusingata) e alle persone che hanno creduto in lui, nella sua maniera particolare, personalissima di proporre versi in musica: alle volte Gaber, ma più sciolto. Altre Bennato, ma meno accelerato. Alla fine però è inequivocabilmente e solo Giovanni Truppi, unico nel suo genere e unico in un panorama musicale per altro spesso valido, ma che fa fatica a scollarsi dai canoni e riuscire a rielaborarli e offrirli come se si trattasse di un menù destrutturato. Ecco, in Truppi si trovano tante cose, tanti riferimenti, tanti versi, ma tutti destrutturati e ricomposti, e penso sia lì la chiave del fascino.
C’è rock nelle note ma anche melodia. E quello che arriva è magico. Una band di tutto rispetto fa da contorno, lasciandolo protagonista, ma avvolgendolo come in un abbraccio: la sintonia si sente forte, e a ogni scroscio di applausi è un brivido e un crescendo di calore.
Truppi live - Roma - Roberta Gioberti

Truppi live – Roma – Roberta Gioberti

Da “Il Mondo è come te lo metti in testa”, a “Adamo”, a “Hai messo incinta una scema”, un susseguirsi in enfasi di entusiasmi, e un’esplosione di liberazione da canoni, anche lessicali, che oramai si fanno sempre più stringenti, standardizzando anche la trasgressione in gesti rituali e volutamente scomposti, ma sempre calibrati al punto da non riuscire a sfondare come la musica, quella che “acchiappa”, dovrebbe fare. Ecco, Truppi ci riesce.
Ci riesce con un sorridente e commosso Francesco Motta e con l’affettuosa presenza di Niccolò Fabi, leggeri, in disparte, complementari e in sintonia perfetta nei due brani in cui lo accompagnano.
Si susseguono: “Amici nello spazio”, “La Domenica”, “Stai andando bene”, “Tuo Padre Mia Madre Lucia”, in quasi due ore di intenso e affascinante coinvolgimento, al punto che il pubblico esplode sul finale in una standing ovation che parte dal cuore e stenta a fermarsi.
Truppi live - Roma - Roberta Gioberti

Truppi live – Roma – Roberta Gioberti

All’uscita, è un unanime commento positivo, volti sorridenti, scambi di opinioni tra persone che non si conoscono, ma sentono il bisogno di condividerla ancora l’intensa emozione che Truppi è riuscito a generare.
La musica come dovrebbe evolversi, la musica come la vorremmo, la musica che meno male che c’è Sanremo, che tre anni fa eravamo in quindici ai suoi concerti, e lo sentivamo che non era quello il numero di persone che avrebbero meritato di più di una monotona nenia rap o trap, in cui sembra che l’evoluzione musicale si sia impantanata.
Una cosa ci auguriamo, e la chiediamo coralmente: Giovanni, non cambiare mai.
Roberta Gioberti
Truppi live - Roma - Roberta Gioberti

Truppi live – Roma – Roberta Gioberti

Truppi live - Roma - Roberta Gioberti

Truppi live – Roma – Roberta Gioberti

Truppi live - Roma - Roberta Gioberti

Truppi live – Roma – Roberta Gioberti

Truppi live - Roma - Roberta Gioberti

Truppi live – Roma – Roberta Gioberti

Truppi live - Roma - Roberta Gioberti

Truppi live – Roma – Roberta Gioberti

Truppi live - Roma - Roberta Gioberti

Truppi live – Roma – Roberta Gioberti

 

 

 

 

 

Alessandro Mannarino live al Fabrique di Milano: il racconto di un rituale magico e travolgente

Dopo anni di estenuante attesa, Alessandro Mannarino è tornato sul palco del Fabrique di Milano per la prima delle tre date milanesi del suo nuovo tour. Il viaggio live che l’artista propone si muove tra terre vergini, orizzonti misteriosi e spiriti magici. I protagonisti di questo percorso sono la donna, la natura, l’irrazionale profondo, il corpo e una ritmica ossessiva che rimanda agli ancestrali rituali trance-genici. A contraddistinguere il concerto ideato da Mannarino è una ricerca musicale profonda, completa, totalizzante. Natura, patriarcato, animismo, femminilità, rapporto uomo-donna, sono solo alcuni dei temi affrontati dal cantautore, non solo in scaletta ma anche e soprattutto in “V”, il suo ultimo lavoro discografico.

Mannarino ph Roberta Giobert

Mannarino ph Roberta Gioberti

Suoni di foresta e voci indigene registrate in Amazzonia introducono il pubblico al rituale live. La voce calda, cavernosa e viscerale di Mannarino è il lasciapassare per accedere ad una dimensione spazio-temporale che conduce l’immaginario in un altrove potente e immaginifico.

Con “Fiume nero” ci si addentra in un luogo dove le leggi della natura primordiale e selvaggia si smuovono tra suoni della natura,  percussioni ancestrali, elettronica e i suoni gutturali degli indigeni dell’Amazzonia registrati dal vivo. A seguire “Agua” prende le mosse dell’immagine di Iracema, la protagonista indigena del romanzo omonimo di José de Alencar, che fa anche da sfondo alla scenografia del concerto.

In un susseguirsi di frasi archetipiche, mentre la musica si arricchisce e si ingrossa come un fiume, il brano avanza inesorabile verso una celebrazione-preghiera alla potenza vitale dell’acqua. E’ la volta di “Apriti cielo” che, come un mantra, libra una preghiera quanto mai attuale: “Apriti cielo. Sulla frontiera. Sulla rotta nera. Una vita intera. Apriti cielo Per chi non ha bandiera Per chi non ha preghiera Per chi cammina Dondolando nella sera”.

Mannarino ph Roberta Giobert

Mannarino ph Roberta Gioberti

 Il conflitto tra il nichilismo e la lotta al potere del sistema si fa vibrante ne “L’impero” per poi evolversi in modo approfondito  in “Cantarè”: il brano parte da una condizione di solitudine ed evolve in un canto corale. Tra rime in italiano, spagnolo e in romanesco, il pezzo trascina. Canti di rabbia, di rivolta, di resistenza, d’amore, diventano l’ultimo baluardo per superare ingiustizia e delusione.

Frutto della collaborazione con “MEXICAN INSTITUTE OF SOUND” la “BANCA DE NEW YORK” è un esperimento ironico in cui il registro più romanesco e radicale si fonde con un mondo sonoro acido ispirato alle atmosfere del Mississippi.

Il focus su “Lei” restituisce l’immagine della donna come  forza eterna, creatrice, distruttiva, creativa che continua in “Bandida”: la fotografia della ribellione al sistema patriarcale. Sulle  note di “Ballabylonia” il rituale entra nel vivo e si fanno largo immancabili vecchie glorie come “Serenata lacrimosa”, “Tevere Grand Hotel”, “Scetate vajò” e soprattutto “Arca di Noè” che trasforma il Fabrique in un carnascialesco catino.

Mannarino ph Roberta Giobert

Mannarino ph Roberta Gioberti

Il trittico finale si apre con Mannarino, da solo alla chitarra, che visibilmente emozionato, dice: “Ho pensato tanto a questo momento, non sapevo cosa avrei provato sul palco, ho sentito persino paura, invece è stato più bello di prima. Da questo palco ho visto un altro spettacolo, guardarvi mi ha ripagato di tutto”, subito prima di intonare il poetico brano intimista “Paura”. Sensuale e ipnotica “Statte zitta” lascia il passo alla celeberrima “Me so ‘mbriacato”. Il cerchio si chiude con il pubblico annichilito dal sublime piacere di essere stato parte attiva di un concerto magico e prezioso.

Raffaella Sbrescia

Mannarino ph Roberta Giobert

Mannarino ph Roberta Gioberti

Mannarino ph Roberta Gioberti

Mannarino ph Roberta Gioberti

Mannarino ph Roberta Giobert

Mannarino ph Roberta Giobert

Mannarino ph Roberta Gioberti

Mannarino ph Roberta Gioberti

Mannarino ph Roberta Gioberti

Mannarino ph Roberta Gioberti

Mannarino ph Roberta Gioberti

Mannarino ph Roberta Gioberti

 

 

 

 

 

mannarino

Tuxedomoon live all’ Auditorium Parco della Musica: il report del concerto

Sono trascorsi otto anni dall’ultima data Romana dei Tuxedomoon, e il ritorno di Blaine L. Reininger è una chicca golosa per gli amanti del gruppo che nella seconda metà degli anni ’70 ha rappresentato probabilmente il meglio della scena musicale di S.Francisco. La band, fondata nel 1977 da Blaine L. Reininger e Steve Brown ha fuso synt ritmica, dettagli di musica classica, e la voce del cantante mimo di origine cinese Wiston Tong, componendo un effetto straordinario, onirico e decadente.
Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Blaine, violinista polistrumentista, cantante e compositore, ha presentato il 18 marzo all’Auditorium Parco della Musica di Roma, insieme a Georgio Valentino, chitarrista greco talentuoso e molto originale, il suo nuovo lavoro, Wounds and Blessings.
In apertura e in corso di concerto gli inserti virtuosi del violinista Luca Ciarla accompagnato dalle note e le sonorità raffinate del Sax di Nicola Alesini, prossimamente di scena con il suo lavoro “Un Amore Partigiano”, sempre in Auditorium in collaborazione con Helikonia Concerti.
Ai brani tratti dal nuovo album, doppio, si sono affiancati successi della discografia da solista di Blaine e alcuni immancabili brani storici dei Tuxedomoon. La voce di Blaine è rimasta calda , spessa, profonda, avvolgente, assolutamente individuabile, come se il tempo non fosse mai trascorso.
Degne di nota, per la affascinante e colorata scenografia che ha arricchito lo spettacolo, le raffigurazioni grafiche della compagna di Ciarla, Keziat.
Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Un concerto raffinato, elegante, prezioso: una prelibatezza per intenditori, pur restando alla portata di tutti, come è solita arrivare, anche solo attraverso i canali emotivi, la bellezza.
Roberta Gioberti
La scaletta:
Night Air / Café au Lait /Mystery and Confusion/Blue Sleep/Dry Food/Broken Finger/Birthday Song/ I am an Old Poem/ I Inhabit Dunes/ Blue Suit/Volo Vivace/ Jinx/What Use/No Tears /Litebulb Overkill
Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

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Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

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Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Tuxedomoon @ Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

 

 

 

 

 

Alex Britti live alla Casa del Jazz di Roma: poche parole e tanto buon blues

Alex Britti @ La Casa del Jazz

Alex Britti @ La Casa del Jazz

Di Alex Britti conosciamo tutti il pop. E tutti sappiamo quale sia la sua abilità di chitarrista, e la sua passione per la musica, prima che per la scrittura, nonostante la sua ultima fatica sia proprio un libro, “Strade”, in cui racconta del suo spirito intimamente on the road. Quello che forse può sfuggirci è la capacità di questo cantautore romano (e concedetemi una puntina di orgoglio), di interfacciarsi con dimensioni sonore molto distanti da quella in cui lo vediamo solitamente esibirsi.
Alex Britti @ La Casa del Jazz

Alex Britti @ La Casa del Jazz

Sul palco della Casa del Jazz a Roma, in occasione dell’appuntamento romano del “Progetto Speciale” Tour 2021, Britti è accompagnato da Flavio Boltro alla tromba, Davide Savarese alla batteria, Emanuele Brignola al basso e Mario Fanizzi al pianoforte e tastiere. Il concerto parte con “Gelido”, uno dei brani di Britti a mio avviso più belli, per scaldare in un batter d’occhio la platea coinvolta ed entusiasta, con un susseguirsi di giri di blues incantevoli.
E’ virtuosismo sicuramente, quello di Britti, ma per nulla stucchevole. E soprattutto, chi ha avuto modo di seguirlo più approfonditamente lo sa, ha un suo stile dal quale mai si distacca, ma che sa integrare armoniosamente con altri meccanismi interpretativi musicali. Sia la tromba di Boltro, sia la chitarra di Mesolella, sia il rock di Bennato. Insomma, sostiene tutto. Ieri sera ne ha data ampia dimostrazione, oscillando tra blues e jazz, con qualche intersezione rock, che male non fa.
Alex Britti @ La Casa del Jazz

Alex Britti @ La Casa del Jazz

Le canzoni le conosciamo, fanno parte della colonna musicale della vita di tutti noi. Meno noti invece i giri armonici che quei testi possono supportare.
Dal Blues al Funk, al Jazz , senza negarsi un poco di melodia, con “Una su un milione”, che coccola un pubblico cantante e commosso.
Britti parla poco ai concerti, quando lo fa, è sempre timido e impacciato, come lo era trent’anni fa. Ma musicalmente maturo e in grado di sostenere l’ineguagliabile tromba di Boltro, sul finale, in un lungo duello di note che si rincorrono senza mai scontrarsi.
Britti ha tre caratteristiche impareggiabili: la modestia, la simpatia e la bravura.
Senza accelerare i tempi, è ora giunto a una maturità musicale che lo mette sul podio del panorama sonoro italiano. E, se osasse di più, anche oltre.
Roberta Gioberti
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Alex Britti @ La Casa del Jazz
Alex Britti @ La Casa del Jazz
Alex Britti @ La Casa del Jazz

Alex Britti @ La Casa del Jazz

Morabeza tour: il report del concerto di Tosca a Napoli

Lo scorso 23 Luglio, Tosca ha portato il suo “Morabeza Tour” a Napoli, all’Agorà Scarlatti, uno spazio all’aperto che, in questa estate, ancora segnata dall’emergenza pandemica, ospita eventi di musica, cultura, cinema e teatro.
“Morabeza” è anche il titolo dell’ultimo progetto di Tosca, con gli arrangiamenti curati interamente da Joe Barbieri, così come quelli dello spettacolo dal vivo, che si snoda attraverso le canzoni di questo disco, in un viaggio che ha portato noi spettatori in terre vicine e lontane, Parigi, Tunisi, l’Algeria, il Brasile, con le lingue più diverse, francese, arabo, portoghese, fino a tornare in Italia.

Tosca

Tosca

“Morabeza”, come racconta la stessa Tosca dal palco, è un termine creolo ma non indica una parola, bensì esprime un sentimento, uno stato d’animo: è l’insieme di saudade e allegria, è la nostalgia del presente prossimo.
In un’alternarsi di parole e suoni, Tosca canta e incanta Napoli sotto il chiaro di luna. E’ una sorta di Sirena Partenope che, con la sua voce, ci culla e ci riporta a terre e culture solo apparentemente lontane da noi, ricordandoci l’importanza dell’integrazione tra popoli, e della contaminazione, non solo musicale.
Tosca è stata accompagnata sul palco dalla sua “Famiglia Nomade”: Massimo De Lorenzi alla Chitarra, Giovanna Famulari al Violoncello, Pianoforte e Voce,
Luca Scorziello alla Batteria e Percussioni, Elisabetta Pasquale al Contrabasso e Voce, e Fabia Salvucci, musicista e interprete, con la quale Tosca ha duettato in “Piazza Grande”.
La scaletta del concerto si è nutrita delle tracce di questo ultimo bellissimo disco di Tosca. Mi sono emozionata sull’esecuzione di un pezzo che amo molto, “Per ogni oggi che verrà”, e su “Ho amato tutto” c’è stato l’applauso più forte del pubblico napoletano. “Napoli è sempre Napoli”, ha detto Tosca alla fine del concerto e di una serata meravigliosa.

Giuliana Galasso

LP: una stella indomabile al Fabrique di Milano. Il report del concerto

Laura Pergolizzi LP

Laura Pergolizzi LP

In occasione dell’Heart to mouth tour, che vede ovunque tappe sold out, l’Italia riabbraccia Laura Pergolizzi, in arte LP, protagonista al Fabrique di Milano con uno show ricco e corposo sotto diversi punti di vista. LP è in grande forma artistica e personale, la sua carica energica sposa la sua voce mettendo in luce uno spirito libero e puro. La sua band è vibrante e i suoni proposti in scaletta sono curati ed evocativi. L’allure che emana la cantautrice, che abbiamo imparato ad amare grazie a una massiccia heavy rotation radiofonica, va decisamente oltre quello che crediamo di immaginare quando pensiamo a una rock star.
La peculiarità di questa ragazza è il suo appartenere a una dimensione unica e speciale le cui fondamenta si basano sulle emozioni, sulla passione che strappa il cuore dalle viscere e sui sogni in continuo divenire. Quello che salta subito all’orecchio è il fatto che le canzoni di LP ispirano immagini, sarebbero per questo perfette per essere colonne sonore di film o della nostra stessa vita.
Lp live @ Fabrique “Girls go Wild”

Discendente di nonni napoletani, figlia di una cantante lirica, LP ha il dono del bel canto nel DNA, le sue corde vocali toccano picchi altissimi senza sforzi e senza velleità esibizionistiche. Le sue canzoni si discostano da mode e tendenze mirando dritte all’essenziale.
Dopo aver lavorato per anni nell’ombra scrivendo numerose hits per dive come Rihanna, Christina Aguilera, Rita Ora, LP si prende finalmente quello che le spetta. L’artista in realtà ha sempre sostenuto di non aver mai scritto per scalare le classifiche, anzi, c’è sempre un tocco personale e intimo nelle sue canzoni, sarà per questa ragione che una commistione di elementi contrastanti convive felicemente in lei senza squilibri.
LP live @Fabrique Milano – Recovery

L’amore di cui LP canta non conosce sesso e scorre fluido verso l’infinito. LP ne canta ferma in acustico solo il pianoforte, lo urla a squarciagola, ne sorride saltando tra un basso e una batteria. Lo declina, insomma in tutte le sue forme salvo voi ricreare un balance portando sul palco la sua rivisitazione di Rolling Stones ed Elvis Presley. Che siano fischietti, virtuosismi vocali o vorticosi saliscendi emotivi, LP riesce a trovare sempre il modo per tenere all’erta l’attenzione dello spettatore stupendolo con nessun colpo di scena particolare se non se stessa: una stella indomabile.
Raffaella Sbrescia
Scaletta

Show intro

Dreamcatcher

When We’re High
Dreamer
When I’m Over You
No Witness / Sex on Fire / Drum Solo
The Power intro
The Power
Die for Your Love
Tightrope
One Night Intro
One Night in the Sun
Girls Go Wild
Recovery
Suspicion
House on Fire / Paint It Black
Other People
Shaken
Special
Encore:

Muddy Waters

Lost on You
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