Luca Carboni: il suo Sputnik tour passa per Roma ed è un successo. La recensione e le foto del concerto

Luca Carboni live - Atlantico Roma ph JR

Luca Carboni live – Atlantico Roma ph JR

E’ atterrato in un coloratissimo scenario di effetti di luce e laser, ed in chiave techno pop, un rinnovato Luca Carboni all’Atlantico di Roma, gremito di gente, nonostante 800 metri più in là, al Palalottomatica, ci fosse il concerto attesissimo dei Thegiornalisti. Soldout di pubblico misto per il cantautore Bolognese, in carriera oramai da 35 anni, con un percorso di tutto rispetto, per la qualità dei testi, degli arrangiamenti, e per l’evoluzione artistica, rimasta sempre però fedele al suo stile: quello del pop d’autore impegnato ed intimista.

Sono passati davvero tanti anni da quando, come raccontava Lucio Dalla, da “Vito”, lo storico locale Bolognese, si presentò un ragazzo timido ed impacciato, e gli propose un brano. A Dalla piacque, e se ne fece mandare altri. E così, come ricorda Carboni nel ringraziare l’entusiasta pubblico Romano, nel 1983, arrivò da Bologna alla Prenestina, e mise per la prima volta piede nella Capitale, per firmare il suo primo contratto con l’RCA.

Sì, ne è passato di tempo, da quando l’idolo delle ragazzine, per i suoi testi romantici e poetici ha cominciato a calcare le scene del panorama musicale italiano. Determinato ed umile, e sempre molto “Bolognese”, il tempo non sembra averne scalfito la grinta.

Luca Carboni live - Atlantico Roma ph JR

Luca Carboni live – Atlantico Roma ph JR

Un Live di Carboni potrebbe durare sei ore, se volessimo includerci tutti i brani di qualità che ha inciso. Senza dimenticare il lavoro di Cover di qualche anno fa, che ha riproposto alcune delle più belle canzoni della musica d’autore italiana, con arrangiamenti tanto accattivanti, da convincere addirittura Claudio Lolli a rivedere i suoi “Zingari Felici”, esattamente come li ha visti Carboni. Infatti in quella versione Lolli amò proporli nei suoi ultimi concerti.

Atterra, dicevo, in un coloratissimo spazio scenico, dove le luci diventano protagoniste e creano paesaggi suggestivi attraverso uno sfondo realizzato con un maxischermo digitale, per i più significativi brani del repertorio “storico”, che si vanno ad alternare a quelli dell’ultimo lavoro, tra cui “Segni del tempo“, “Amore digitale“, “Il Tempo dell’amore“, “Figli dell’amore“. A seguire, in versione semiacustica, accompagnato dalle tastiere di Fulvio Ferrari Biguzzi e dalla chitarra di Vincenzo Pastano, “L’amore che cos’è”, e “Bologna non è una regola”. Forte e sentito il legame del cantautore con la sua città, senza diventare stucchevole o necessariamente vincolante. Però Bologna, quella Bologna che ai tempi tutti sognavamo di poter vivere, perché in qualche maniera territorio di una creatività musicale ed artistica “anarchica”, non manca mai. Non manca nella “maglia del Bologna sette giorni su sette” di “Silvia lo sai”, non manca in “Mare Mare” e nemmeno in “Luca lo stesso”.

Luca Carboni live - Atlantico Roma ph JR

Luca Carboni live – Atlantico Roma ph JR

Irrinunciabili “Farfallina”, “Inno Nazionale”, e, dopo il “Fisico Bestiale”, che infiamma il pubblico, oramai tutto riversato sottopalco, la Band rientra per un generoso bis ed un teatrale commiato dal pubblico Romano, che non lesina in affetto e calore verso questo artista forse alle volte sottovalutato, ma cui moltissimi dei nuovi volti del panorama musicale italiano, a partire da Calcutta, devono davvero tanto.

JR

Luca Carboni live - Atlantico Roma ph JR

Luca Carboni live – Atlantico Roma ph JR

“Qualunque cosa sia”. I Segreti presentano l”album d’esordio. Intervista

Qualunque cosa sia - I Segreti

Qualunque cosa sia – I Segreti

SEGRETI sono una band pop italiana nata a Parma nel 2013, formata da Angelo Zanoletti (voce, tastiera e synth), Emanuele Santona (basso) e Filippo Arganini (batteria). A fine 2015 il gruppo ha autoprodotto  in acustico il primo omonimo EP e nei due anni successivi ha aperto  i concerti di alcuni degli artisti di riferimento della scena indie italiana come L’officina della camomilla, Selton, Giorgio Poi e La Rappresentante di Lista. Lo scorso 12 ottobre la band ha pubblicato l’album d’esordio intitolato “Qualunque cosa sia” (Futura Dischi), che arriva dopo il successo del brano “L’estate sopra di noi” da settimane presente nella playlist “Indie Italia” di Spotify. Il progetto, prodotto da Simone Sproccati ha dato vita a otto brani nati dall’incontro tra il cantautorato e gli arrangiamenti pop.
Intervista
Con quali presupposti e quali obiettivi vi presentate al pubblico?
Noi speriamo innanzitutto che il disco piaccia, ci siamo ispirati a dei punti di riferimento precisi come Canova e Calcutta. L’obiettivo principale è obiettivo è arrivare alla gente nella speranza di portare un piccolo messaggio che dia vita ad uno scambio duraturo.
In quali brani del disco il vostro messaggio viene fuori in modo più trasparente?
Il brano più rappresentativo è “Qualunque cosa sia”, che ha dato il nome al disco. Questa canzone ha la capacità di mettere insieme il sound e il messaggio del testo.
“Bologna” è un brano decisamente diverso dagli altri. Come si contestualizza nel disco?
Questa canzone rappresenta in pieno il nostro passato. Il tratto dominante della chitarra acustica richiama il nostro primo e unico EP. Abbiamo scelto di metterla alla fine dell’album per omaggiarla al meglio.
Qual è il vostro percorso, da dove venite e come vivete la città di Parma?
Siamo coetanei e veniamo tutti da Parma, piccola città in cui siamo nati e cresciuti. Abbiamo suonato tantissime volte nei locali del posto, ci sempre piaciuto muoverci in quel contesto ma abbiamo sempre avuto un occhio rivolto anche all’esterno. Con questo album abbiamo trovato una soluzione intermedia insieme a chi ha scelto di lavorare con noi. La strada che ci hanno consigliato di intraprendere ci ha consentito di mantenere integra la nostra identità artistica.
Qualunque cosa sia - I Segreti ph  Iacopo Barattieri

Qualunque cosa sia – I Segreti ph Iacopo Barattieri

Vi sentite più vicini alle atmosfere del brano “Bologna” o l’evoluzione del vostro percorso vi ha portato a identificarvi meglio nei brani nuovi?
Abbiamo seguito un percorso naturale portandoci dietro un pezzo di quello che facevamo prima. Il nostro primo nome era I Segreti di Charlotte e “Bologna” racchiude quei 4 anni e mezzo. Ora Charlotte non c’è più ma sua aura permane. Il cambiamento segue una nostra naturale evoluzione sia artistica che umana. Sono cambiate le nostre canzoni così come pure i nostri obiettivi.
 
Ci raccontate la storia di “Sofia”?
“Sofia” nasce piano e voce ed è una canzone intima incentrata sui conflitti interiori e sulle insicurezze dettate dallo scorrere della vita quotidiana. Si tratta della canzone più fragile del disco ed è quella che ci mette più a nudo di altre.
C’è appena stato il release party del tour. Quali sono i vostri punti di forza sul palco?
Il tour è appena partito. Vedere l’elenco di date tutte in fila è impressionante. Si tratta di una grande occasione per noi. Il nostro obiettivo è dare il massimo senza farci illusioni. Il nostro punto di partenza sta in una certezza: se anche 10 persone escono di casa per venire a sentirci, il minimo che possiamo fare è dare il massimo per essere all’altezza di chi è venuto a apposta a vederci. Vorremmo emozionare chi viene da noi, d’altronde il tipo di genere che facciamo ci aiuta. L’unico strumento che abbiamo è essere vero, autentici e mai fini a noi a stessi, vorremmo essere artefici di uno scambio duraturo.
Raffaella Sbrescia
Questa la tracklist del disco: “Torno a casa”, “Vorrei solo”, “Un po’ chiamiamola felicità”, “Sofia”, “Come un cane”, “L’estate sopra di noi”, “Qualunque cosa sia”, “Bologna”.
 
Video: Vorrei solo

Le date del tour:
16.11.18 TRENTO @BOOKIQUE
17.11.18 FUCECCHIO (FI) @LA LIMONAIA CLUB
23.11.18 LA SPEZIA @TBA
30.11.18 MILANO | FUTURA DISCHI PARTY @LINOLEUM (ROCKET)
01.12.18 VARESE @CANTINE COOPUF
02.12.18 COMO @OSTELLO BELLO
14.12.18 TREVISO @HOME ROCK BAR
21.12.18 TORINO @OFF TOPIC
22.12.18 CARPI (MO) @MATTATOIO
29.12.18 RIMINI @BRADIPOP CLUB
19.01.19 BOLOGNA | FUTURA DISCHI PARTY @COVO CLUB
25.01.19 SANTA MARIA A VICO (CE) @SMAV
26.01.19 AVELLINO @TILT
27.01.19 ROMA @SPAGHETTI UNPLUGGED
01.02.19 FOGGIA @THE ALIBI
08.02.19 ASTI @DIAVOLO ROSSO
09.02.19 ROSA’ (VI) | FUTURA DISCHI PARTY @VINILE
16.02.19 PISTOIA @H2O
23.02.19 TOLENTINO (MC) @STRIKE UP

Patrizia Laquidara presenta l’album “C’è qui qualcosa che ti riguarda”. Intervista

patrizia_laquidara

patrizia_laquidara

“C’è qui qualcosa che ti riguarda” è il nuovo album di Patrizia Laquidara che a distanza di 11 anni di distanza da “Funambola” e sette da “Il canto dell’Anguana” (premiato con la Targa Tenco), torna con un progetto indipendente , autoprodotto e finanziato anche da un’operazione di crowfunding che fin da subito ha superato il doppio della cifra stabilita in partenza. L’album ha visto la produzione artistica del compositore, pianista e arrangiatore Alfonso Santimone che definisce l’album: “Un lavoro che desidera prestarsi a un ascolto paziente e duraturo nel tempo, in netta opposizione a una musica che vuole essere consumata in fretta. Tony Canto e Joe Barbieri, autori rispettivamente di “Amanti di passaggio” e di “Il resto di tutto, sono gli altri due nomi che impreziosiscono questo progetto.
Intervista
 
Che cosa c’è che riguarda un po’ tutti noi in questo album?
Il titolo racchiude un messaggio molto diretto, un messaggio a tu per tu. Il concetto è: guarda dove ci sono le parti più oscure, quelle che tendi a nascondere, le parti di scarto, lì dove ci sono tutte le sensazioni e i pensieri e i rifiuti che tendiamo a mettere da mettere, ecco lì, proprio lì, può esserci una grande capacità di rinascita, lì possiamo ritrovare la bellezza. Nell’ alchimia si dice che possiamo attraversare periodi, anche molto dolorosi, in cui siamo chiamati a trasformare la materia putrefatta in oro. Quando si riesce a fare questo, c’è una trasformazione di noi stessi.
La dimensione filmica che attraversa la tracklist crea zone rarefatte e poetiche
Sì esatto. Questo anche grazie agli arrangiamenti di Alfonso Santimone che ha seguito la produzione artistica, a lui devo tantissimo, ha fatto un grande lavoro di ricomponimento di canzoni che arrivavano da zone molto lontane e ha saputo unirle inserendo elementi poetici con pochissimi strumenti. Alfonso è senza dubbio il miglior produttore artistico che potessi trovare.
Un altro grande tema del disco è il femminismo
Sì, anche se non è stato un fatto preventivato. Finito il disco, mi sono resa conto che c’era l’elemento della grande madre, la forza che accoglie e che accudisce in contrasto con una forza di cui siamo succubi e che ci conduce verso qualcosa di non buono. L’elemento femminile qui ha un valore salvifico. Ne Il Cigno, in Acciaio e Preziosa c’è sempre questa donna che sa rinascere, che sa trasformarsi.
E poi c’è il discorso di militanza.
Chiaro, il percorso di indipendenza, l’aver scelto di affidarmi al crowfunding, di appoggiarmi a un pubblico che diventa partner, che diventa investitore mi ha reso felice soprattutto perché sento che il disco non è un disco soltanto mio ma di tutti quelli che hanno partecipato attivamente.
Il progetto viaggia di pari passo con la tua evoluzione personale?
Questo è un album che mi vede molto diversa da quella che sono stata prima, riesce a mettere insieme delle cose che ricordano quella Patrizia, ci sono anche elementi nuovi e preziosi che richiamano il rock e il blues che rispecchiano quella che sono oggi.
Come hai lavorato in studio con la voce?
Alcuni brani hanno la voce del provino, lì la voce è rimasta sporca non troppo curata per mantenerne intatta l’autenticità. In questo album ho scelto di dare meno importanza alla voce a favore della musica e delle liriche.
Cosa ti hanno lasciato tanti anni di concerti dal vivo?
Sono esperienze che ho riportato nel disco e che mi porto dentro, il palco è il posto in cui mi sento più a mio agio, il mio luogo di salvezza. Ad un certo punto però ho voluto fermarmi e scrivere.
Video: Marciapiedi

Nel dettaglio delle tracce, parlaci di “Amanti di passaggio” e “Il resto di tutto”:
Sono i due brani che non sono stati scritti da me, una è di Tony Canto e l’altra di Joe Barbieri che ha saputo scrivere un testo magnifico perché mi rispecchia perfettamente senza che ne avessimo mai parlato. Abbiamo voluto omaggiare il brano facendolo suonare solo dagli archi e mettendolo alla fine della tracklist per chiudere il cerchio. Il brano di Tony invece l’avevo sentito molti anni fa ed era rimasto nel cassetto, nasceva come una bossanova, grazie all’arrangiamento di Alfonso ha trovato nuova vita.
patrizia laquidara ©barbara_rigon

patrizia laquidara ©barbara_rigon

Come ti contestualizzi con questo progetto e come ti poni davanti al pubblico che non ti conosce?
La mia posizione è molto particolare: ci sono persone e addetti ai lavori che mi conoscono da tanto tempo e che mi considerano quasi un classico, c’è chi invece non mi conosce affatto per cui sono totalmente un emergente. Devo imparare a navigare a vista e a muovermi a seconda del contesto in cui mi trovo. Ci vuole molta umiltà e capacità di giocare con questa cosa e di capire cosa può succedere, non mi sono fatta particolati aspettative, voglio solo essere il più vera possibile. Sarà molto importante la dimensione live, ci sono delle date in programma a partire da da gennaio, parto dai club poi arriverò nei teatri.
Sei impegnata anche su altri fronti?
Sì, sto scrivendo un libro di racconti autobiografici che uscirà in primavera.

George Ezra live al Fabrique di Milano: il sold out al naturale

George Ezra

George Ezra

Giovane, umile, competente, appassionato. George Ezra riempie il Fabrique di Milano senza orpelli e sovrastrutture. A pochi mesi di distanza dalla pubblicazione del nuovo album “Staying At Tamara’s” in cui folk, soul, pop e cantautorato convivono felicemente, Ezra si muove anche sulla scia degli ottimi risultati ottenuti dal primo lavoro “Wanted On Voyage”. Con il suo piglio spontaneo, ironico e genuino, George Ezra parla spesso e volentieri con il pubblico. Con fare umile, il giovane con la voce di un crooner si destreggia con la sua band arricchita da una bella sezione di fiati. Il tema delle sue canzoni è il viaggio e tutto ciò che ne consegue. Il riferimento più importante è Barcellona, città spagnola cosmopolita e divertente, in cui George è rimasto per un mese intero. Subito dopo le note italiche de “La donna è mobile”, lo show, privo di scenografie, ha subito incontrato il favore del pubblico che solo in rari momenti ha lasciato spazio alla sola voce di Ezra, visibilmente toccato dall’affetto e dallo spontaneo coinvolgimento degli spettatori. ‘Don’t Matter Now’, ‘Get Away’, ‘Barcelona’, sono la triade di apertura. A seguire ‘Pretty Shining People’ nata dalle suggestioni vissute nel giardino del Montjuic. ‘Saviour’ e ‘Did You Hear The Rain?’ racchiudono il picco strumentale in termini di resa live. Sonorità ricche, curate e ben strutturate mettono in luce una crescente maturità musicale da parte dell’artista e lasciano ben sperare per il futuro.
Video: George Ezra @ Fabrique

L’orecchiabilità non è tutto, quello che rimane impresso all’ascolto è l’immaginario creato dalla lirica e dalla melodia, un esempio tangibile che conferma questo discorso possono essere sia il brano “Paradise” che Blame It On Me’. Il capitolo a parte lo merita ‘Budapest’, brano che lega l’epopea artistica di Ezra all’Italia, per stessa ammissione del diretto interessato. Una breve pausa per il pubblico internazionale all’ascolto, ed è tempo di concludere l’adrenalinico show con ‘Cassy O” e l’ultima hit ‘Shotgun’. Le prove tecniche sono superate, ora è già tempo di pensare a fare le cose in grande per il concerto alla venue dei Big: il Mediolanum Forum di Assago il prossimo 17 maggio.
Raffaella Sbrescia
La scaletta del concerto
Don’t Matter Now
Get Away
Barcelona
Pretty Shining People
Listen to the Man
Saviour
Did You Hear the Rain?
Paradise
Song 6
Hold My Girl
Sugarcoat
All My Love
Blame It on Me
Budapest
Cassy O’
Shotgun

Elisa ritrova la sua dimensione ideale in “Diari Aperti”. Il racconto a cuore aperto dell’artista

Elisa-DiariAperti

Elisa-DiariAperti

Elisa ritorna in grande stile con “Diari Aperti”, un album intimo, profondo, coraggioso, autentico, necessario. Undici tracce, volutamente tutte in italiano, racconti e ricordi ripresi e rivestiti di musica, pagine reali di vita vissuta. Cantante, autrice, polistrumentista e produttrice multiplatino, in Diari Aperti  Elisa mette tutta se stessa, quella di ieri e quella di oggi,  aprendosi al suo pubblico senza sovrastrutture.

Intervista

“L’album nasce dal desiderio di trovare una centralità che fosse completamente essenziale. Dopo i concerti all’Arena di Verona e i festeggiamenti per i 20 anni di carriera, il compimento dei 40 anni e alcune vicende personali importanti, mi sono trovata a fare i conti con tanti cerchi che si chiudevano. Mi sentivo davanti a una possibilità di ripartenza anche questo album è stato fin da subito più importante di altre volte. Tutto mi sembrava più definitivo e carico di peso. Questo mi ha portato a una fase riflessiva e di introspezione, ho voluto lasciare da parte tutto quello che poteva sembrare anche solo lontanamente un esercizio di stile. Ho cercato di realizzare un progetto a cui sarei stata legata in maniera profonda ed emotiva, sono ripartita da quello che veniva e usciva da me ed è qualcosa di completamente diverso rispetto ai tempi passati. In questi nuovi brani ci sono delle confessioni, dialoghi molto più diretti, parlo a me stessa ma anche ad un interlocutore intimo, così come può essere un diario o un migliore amico.Questo mi ha portato al titolo del disco per cercare di dare senso e spiegarne il contenuto. Per la prima volta, inoltre, i testi hanno trainato tutto il resto. Le melodie sono venute a seguire mentre normalmente capitava spesso il contrario”.

La ripartenza artistica

“Più di altre volte mi sono sentita messa alla prova. Sono la prima a mettersi sempre in gioco, stavolta però dopo i 4 concerto kolossal di Verona, sentivo di aver lavorato alla cosa più importante della vita. Tutti questi elementi insieme mi hanno fatto sentire un peso, mi si è aperto un flusso di coscienza, un dialogo interiore, ho messo in discussione tante cose per poter trovare risposte più solide. Ho investigato su me stessa, mi sono chiesta cosa volessi dire. Ho lasciato l’inglese da parte, anche se dolorosamente. Avevo tante canzoni pronte ma non le ho volute includere, avevo timore che sarebbero state fuorvianti, cosa che per me non erano. Alla fine ho scelto di seguire un filone unico. Per raccontare sentimenti ed emotività sono partita dal gruppo di canzoni a cui ero più legata: “Quelli che restano”, “Promettimi”, “Anche Fragile”, “L’amore per te”. Queste canzoni sono nate nello stesso periodo e rappresentano il centro dell’album. “L’estate è già fuori”, “Vivere tutte le vite”, “Tutta un’altra storia” sono episodi singoli, più leggeri, un boccata di respiro da un’immersione emotiva che temevo potesse essere troppo pesante. In questo album parlo tanto di me, sono molto centrale, vado a fondo sulla scia di una mia scelta consapevole”.

Il concetto di fragilità

“In questo album sono andata a riscoprire me stessa. Scavare a fondo per me è sempre terapeutico. La musica deve essere scambio, dire la verità è importante. La musica deve poter scuotere, inquietare, questo è il suo ruolo. In caso contrario sarebbe una facciata annacquata. Per me è sempre stato così, a conferma di questo il brano “Qualcosa che non c’è” si sarebbe potuto trovare tranquillamente in questo filone. La fragilità è sempre un argomento difficile da trattare. Ho scelto di tirarla fuori e di non nasconderla soprattutto in un’epoca storica in cui vige la negazione della fragilità, di tutto quello che è noioso, normale, non bellissimo. Tanti aspetti della debolezza umana vengono occultati, ignorati e messi da parte. Questo è pericoloso, ti lascia da solo in quel frangente. La solitudine finisce per non essere raccontata a nessuno anche se è una condizione comune a tanta gente. Questa sensazione tende a montare nelle persone e tante volte succede che si trasformi in qualcosa di rabbioso”.

Video: Se piovesse il tuo nome

Le scelte musicali e gli arrangiamenti di “Diari Aperti”

“Quando ho capto che tipo di lavoro fosse questo, volevo che la musica facesse da supporto e non distogliesse l’attenzione dai testi. Si trattava di misurare un po’ tutto, di trovare equilibri delicati e difficili. Ho parlato a lungo con Patrick Warren, premio Oscar che ha realizzato tutti gli arrangiamenti degli archi. Patrick ha lavorato con Lana Del Rey, James Taylor, Tom Waits, Bob Dylan, Green Day, ha scritto gli archi di “Road Trippin’” dei Red Hot Chili Peppers ed anche un cultore delle string machines anni ’60 come il mellotron. Gli ho chiesto di fare un lavoro classico e retrò e così è stato. Abbiamo lavorato a distanza, io gli mandavo le bozze di quanto realizzavamo in studio con l’obiettivo di lasciar fondere le cose tra loro. In alcuni casi abbiamo rimesso le mani su qualcosa e riaggiustato pezzi quando la strada da inquadrare era più difficile. Su 7 brani c’è l’orchestra, è stato fatto tanto lavoro. La chicca: Su quelli che restano c’era tutt’altro arrangiamento, era pomposo e celebrativo, ho chiesto a Patrick di essere più solenne, doveva essere una marcia, volevo che fosse il manifesto dei caratteri coraggiosi con delle ritmiche bolero che danno l’idea di carica e movimento”.

Il tour in teatro

“Teatro vuol dire profondità, ascoltare le cose per davvero, avere modo di fare introspezione, di capire come stai e come sta la tua voce. Metterò in luce la mia parte più autentica e avrò modo di improvvisare creando un’atmosfera speciale con chi mi verrà a sentire”.

Le contaminazioni

“La musica moderna per me è stata linfa. In questi ultimi anni ho sentito la musica più bella da un bel pezzo a questa parte. Questo tipo di emozioni, di autenticità l’ho sentita negli anni in cui sono usciti i Tiromancino, Fabi, Silvestri, Gazzè. Una nuova onda di veri song writers mi mancava tanto. Mi sono quasi commossa ad ascoltare tutti questi dischi, aldilà dei linguaggi a volte distanti dal mio, sento empatia per alcune cose che mi emozionano. Sento bontà, autenticità. Mi piacciono Motta, The Giornalisti, tantissimo Cosmo, alcune cose di Coez, Calcutta, Coma Cose e tanti altri”.

Elisa-DiariAperti

Elisa-DiariAperti

Il duetto con Francesco De Gregori

“Per me era semplicemente impensabile riuscire a duettare con lui. Sono rimasta una settimana a trovare il coraggio di inviare la mail dove gli dicevo di aver scritto questa canzone. Non volevo sembrare presuntuosa, non sapevo da parte iniziare, ero davvero tesa. Lui invece mi ha risposto in modo molto positivo e mi sono subito sentita come se avessi vinto la lotteria della vita. Il momento topico della mia carriera, stento ancora a crederci. D’altronde non è andata subito bene. C’era un’altra canzone di un altro autore molto bella e gliel’ho proposta per un duetto. Nonostante gli fosse piaciuta, non l’ha ritenuta nelle sue corde ed era una cosa che un po’ mi aspettavo, avevo sfiorato l’obiettivo. Meglio così, il fatto che abbia cantato in una mia canzone è una soddisfazione che non riesco a descrivere a parole. In qualche critica mi hanno detto che ho fatto il compitino perfetto e posso dire che non è così. Ho scritto il brano pensando alla sua voce, non avevo un piano B, se avesse detto di no, la canzone non sarebbe mai uscita”.

Raffaella Sbrescia

Di seguito le date del tour: 18 marzo Firenze (Teatro Verdi), 21 marzo Bari (Teatro Team), 25 marzo Catania (Teatro Metropolitan), 27 marzo Roma (Auditorium Parco Della Musica), 30 marzo Napoli (Teatro Augusteo), 3 aprile Milano (Teatro Degli Arcimboldi), 6 aprile Torino (Auditorium Del Lingotto), 12 aprile Padova (Gran Teatro Geox), 15 aprile Parma (Teatro Regio), 16 aprile Brescia (Gran Teatro Morato), 19 aprile Trieste (Teatro Rossetti), 23 aprile Reggio Emilia (Teatro Romolo Valli), 26 aprile Bergamo (Teatro Creberg), 29 aprile Cesena (Nuovo Teatro Carisport), 2 maggio Bologna (Europauditorium), 9 maggio Saint Vincent (Ao) (Palais), 14 maggio Genova (Teatro Carlo Felice). Prevendite aperte su ticketone.it dal 30 ottobre e in tutti i punti vendita dal 6 novembre.

Radio 105 è la radio ufficiale di “Diari Aperti Tour”.

 

Il ballo della Vita: i Maneskin fanno sul serio e hanno le carte in regola per poterlo fare.

Maneskin

Maneskin

Venerdì 26 ottobre uscirà “IL BALLO DELLA VITA” (Sony Music), primo disco di inediti dei Måneskin, giovane band rivelazione dell’anno, composta da Damiano (19 anni), Victoria (18), Thomas (17) ed Ethan (18). L’album è stato scritto nella sua interezza dagli stessi Maneskin ed è stato prodotto dalla band insieme a Fabrizio Ferraguzzo. Le 12 tracce che compongono il disco riflettono le quattro anime dei componenti che si rivelano all’interno della figura di Marlena, la Venere del gruppo, la personificazione della creatività, della libertà, della vita. I testi fluttuano tra l’italiano e l’ inglese, prendono vita da diverse ispirazioni, musicali e non e si lanciano verso pubblico attraverso l’attitudine rock della band. Il ballo della vita è quindi una metafora della libertà di movimento e, soprattutto, di pensiero.

“In questo album ci siamo noi al 100%”, raccontano Damiano e compagni. “Le ispirazioni sono tante, quello che scriviamo è figlio di riff estemporanei e suggestioni figlie di estenuanti sessioni in sala prove e in studio. Il singolo “Torna a casa” ha spiazzato il pubblico e un po’ era quello che volevamo. Il filo rosso del disco si sviluppa attraverso la figura di Marlena, la nostra musa ispiratrice, una grande anima che racchiude le nostre. Il nostro messaggio è quello di andare dritti per la propria strada e di non lasciarsi inibire. La nostra forza è la passione, non ci interessano i soldi, d’altronde viviamo ancora con mamma e papà, al massimo ci compriamo un po’ di vestiti succinti e ci paghiamo le vacanze”. All’interno del disco, una sola collaborazione con Vegas Jones in “Immortale”: ” Stimiamo molto Vegas, ci siamo proprio trovati a condividere un punto di vista comune. Il riff l’abbiamo scritto noi ed è molto aggressivo e distorto. Il mondo trap ci affascina, le tematiche rientrano nel nostro mondo. Con lui non siamo entrati in competizione, anzi, ci siamo messi a disposizione a vicenda, abbiamo scritto insieme e mescolato le nostre idee in un mood vincente”, spiegano i ragazzi. “L’altra dimensione – aggiungono- è il brano che contiene il ballo della vita, è un pezzo ballerino dal testo molto profondo che spiega molto bene il nostro messaggio. Il ballo della vita ha tutti i ritmi al suo interno, racchiude tutta la gamma di emozioni che l’essere umano possa sentire. In questo album non abbiamo avuto nessun blocco o imposizione, abbiamo provato tutto e abbiamo seguito la pancia. Ci siamo sentiti sempre a nostro agio, il processo è stato naturale e divertente”.

Se qualcuno viene a chiederci che strategia abbiamo seguito dopo X Factor, possiamo tranquillamente rispondere che non abbiamo fatto nessun ragionamento o manovra particolare. Ci siamo concentrati su questo progetto anche da prima di cominciare l’avventura in tv. Manuel Agnelli ha il grande merito di aver visto e capito chi eravamo ascoltando solo 3 esibizioni. Ci ha lasciato piena libertà, si è fidato di noi, non ci ha mai imposto niente, ci ha insegnato a lavorare a testa bassa”.

Maneskin

Maneskin

Non solo musica per i Maneskin che, di loro stessi raccontano: “Siamo rimasti gli stessi 4 adolescenti, cerchiamo di vivere le nostre vite nella maniera più normale possibile. Frequentiamo ancora gli stessi posto e le stesse persone e la sera si torna da mamma e papà a mangiare e dormire. Stare sul palco è quello che ci piace di più in assoluto, con i fan condividiamo sudore, ambizione, carica e adrenalina. Non chiedeteci qual è la chiave del nostro successo, siamo una band che suona dal vivo, forse in questi ultimi anni non era una cosa così comune da vedere in Italia. Abbiamo scelto di girare un docufilm per mostrare un altro lato di noi, non si tratta certo di un’autobiografia, sarebbe stata quantomeno fuoriluogo. Per noi è un modo per metterci a nudo, raccontare il nostro processo creativo ma anche la nostra personalità fuori dal palcoscenico. Il rapporto tra noi è evoluto in qualcosa di più grande, siamo una famiglia, tutti legati gli agli altri in maniera indissolubile. Siamo maturati tutti ma il plauso maggiore va a Thomas Raggi che si è messo d’impegno ed è diventato un signor chitarrista”.

Video: Torna a casa

“Per noi trasgredire è fare quello che non ci si aspetta che facciamo, vogliamo spiazzare il prossimo, farci odiare al massimo per poi spingere tutti a ricredersi. Un po’ come è successo con “Torna a casa”. Il nostro pubblico accomuna bimbi, ragazzi e adulti per svariate ragioni. Tra tutte ci piace pensare che nell’adulto scateniamo il ricordo della rock band adrenalinica mentre nel ragazzo inneschiamo un immaginario inedito, diverso, nuovo. Nel grande mercato italiano di oggi, sono poche le band con la nostra stessa attitudine, forse da questo dipende la nostra trasversalità. Ad ogni modo anche il live per noi va vissuto con grande responsabilità, non è solo divertimento, il nostro dovere è fare il migliore show possibile per chi sceglie di venirci a sentire. Il minimo che possiamo fare è esserci al 100%”.

Raffaella Sbrescia

 

 

Francesco De Gregori e Mimmo Paladino insieme in “Anema e Core”. Pittura e musica s’incontrano: “Abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo”

ANEMA E CORE_COPERTINA

ANEMA E CORE_COPERTINA

Venerdì 26 Ottobre uscirà sui siti IBS.it e LAFELTRINELLI.it, “ANEMA E CORE”, un’opera che unisce MIMMO PALADINO e FRANCESCO DE GREGORI che hanno deciso per la prima volta di lavorare insieme.
Il progetto racchiude una xilografia originale di Mimmo Paladino unita ad un vinile 10” con due versioni (acustica ed orchestrale) di una delle più belle canzoni napoletane di tutti i tempi, “Anema e core”, scritta nel 1950 da Salve D’ Esposito e dal paroliere Tito Manlio, reinterpretata per l’occasione da Francesco De Gregori e da sua moglie Chicca e registrata a Bath nei Real World Studios di Peter Gabriel.
Sarà incoscienza o semplicemente voglia di sconfinare nel bello?
Francesco De Gregori e Mimmo Paladino, l’uno cantautore di particolare pregio artistico, l’altro pittore di indiscutibile fama mondiale, s’incontrano in “Anema e Core”: un progetto unico, una terra di mezzo, un gesto artistico che rappresenta un punto di arrivo di una lunga storia fatta di amicizia, scambi di idee e frequentazioni a vario titolo.
De Gregori e Paladino si ritrovano nella creazione di un’ opera ispirata ad un classico napoletano che insieme due entità stranamente differenti.
De Gregori ha incarnato per decenni l’immagine dell’imperitura austerità e del rigore, sia nelle scelte che nelle intenzioni. Mimmo è un pittore caratterizzato dalla capacità di essere impuro, sempre attraversato dalla voglia di misurarsi con diverse arti figurative. Questo suo essere sempre altrove e altrimenti, questa sua pratica scardinatrice converge con l’ermetismo di De Gregori in un progetto sui generis.
Francesco e sua moglie Chicca cantano “Anema e core” scegliendo di scardinare pregiudizi e convenzioni, immergendosi in un’atmosfera intenzionale di profondo spessore emotivo, colgono la drammaturgia dell’abbandonarsi all’amore mettendo da parte scontri e acredini. Il tutto mettendo in evidenza una galassia di segni caratteristici e archetipici distintivi.
Il progetto che vede insieme De Gregori e Paladino non è una cover, è un’opera d’arte a tiratura limitata, solo 99 copie autentiche, un involucro che protegge e si fonde con l’altra creazione finalizzandosi in una perfetta compenetrazione.
L’idea che sta alla base del progetto è figlia di una suggestione di De Gregori, che racconta: “Come molte cose che mi capita di fare, l’idea di incidere questa canzone è venuta fuori in modo casuale, è stata quasi un’illuminazione. Ricordo bene di quando mentre ero a Napoli con mia moglie, spesso ci imbattevamo in un posteggiatore che cantava sempre questo brano. Un giorno a pranzo, non l’abbiamo visto e ho cominciato a canticchiarne il ritornello, piano piano ci siamo messi a cantarla insieme e ci siamo innamorati del suono e della drammaticità di questa canzone. Successivamente l’abbiamo incoscientemente portata in giro in pubblico e mi sono accorto che durante le tappe del tour europeo e americano, le persone si commuovevano molto facilmente, forse attratti dalle atmosfere di luoghi lontani lasciati anni prima. Da qui l’idea di fissarla su disco. Poi lo stesso successivo, visto che con Mimmo mi sento e mi frequento con costanza, mi è parso inevitabile pensare di fare qualcosa insieme. Francamente non vedevo l’ora che lui mi proponesse di non limitarci a una copertina che, sebbene abbia un proprio valore, si sarebbe limitata ad essere la proposizione seriale di un’ immagine. Abbiamo quindi realizzato una xilografia, si è creato un ibrido, un esperimento senza precedenti. Gli innesti, quanto più sono imprevedibili, tanto più rischiano di essere interessanti, soprattutto in ambito discografico dove tutto si gioca sulla prevedibilità del mercato e sulle percentuali di successo. Abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo, l’ostacolo ci è piaciuto, questo è il risultato e ne siamo fieri”.
La replica di Paladino: “Quando Francesco mi ha parlato di questa idea, ho subito pensato di trovarmi in un territorio pericoloso, “Anema e core” è un pezzo della tradizione musicale napoletana, si muove tra Napoli, Sorrento e Capri, evoca un’atmosfera anni ’50. L’idea che aveva manifestato era quella d un vinile ma ho voluto subito proporgli di andare oltre, di fare qualcosa che fosse avvolgente, un microsolco che lasciasse un segno in un’epoca di ultra digitalizzazione. Siamo andati nell’antica bottega romana dei fratelli Bolla. Un posto magico, dove sembra di tornare nell’ 800, in cui ogni cosa è da sempre al suo posto. Le lastre incise sono state stampate a mano, il risultato è un oggetto che sta tra il design, la grafica e la pittura. Questo modo di lavorare arcaico con un’attenzione particolare alla grafica e alla legatoria nonchè alla parola e alla scrittura, sarebbe stato benissimo in cassaforte. Il fatto che ora sia stato reso pubblico ci fa piacere e ci onora.”
Francesco De Gregori ph Daniele Barraco

Francesco De Gregori ph Daniele Barraco

 
La chiosa di De Gregori:  “Il mio primo sconfinamento, da vittima del bello, stato lavorando all’installazione di Lucia Romualdi. Mi era venuta voglia di sporcarmi le mani dopo anni di canto. Ho colto la ghiotta occasione di invadere e farmi invadere dal lavoro di un’artista che lavora in tutt’altro ambito. Questo ha sicuramente a che fare con l’incoscienza ma il valore di un artista vive anche di questo brivido. Lucia lavorava sul concetto di ritmo e lontananza quindi ho pensato che “Cardiologia”, un mio pezzo lento si prestasse ritmicamente alla riuscita del lavoro nella sua interezza. Il discorso con Paladino è diverso, con lui ho faticato molto di più, avevo dei timori circa la possibilità che il linguaggio del mio mondo musicale potesse dialogare con quello più colto e rarefatto della pittura. Quest’operazione è stata molto più invasiva, questo nostro lavoro ha la pretesa di arrivare ad un collezionista o un amante dell’arte. Non so dire chi abbia invaso chi, i due livelli artistici si appaiano, si toccano, si cercano e si trovano. Questo è il fascino di questa edizione d’arte e, per carità, non chiamatelo cofanetto, detesto questo termine, mi ricorda le caramelle. Cantare in napoletano è il punto di arrivo più desiderato per chi fa questo mestiere. Solo due anni dicevo che non avrei mai cantato in napoletano, eppure mi sono contraddetto. Solo l’affetto e la bontà dei napoletani li porterà ad amare questa mia coraggiosa versione che, in ogni caso, si aggiunge alle tantissime disponibili in tutto il mondo. Io e Chicca abbiamo registrato il brano nello studio di Peter Gabriel in Inghilterra e abbiamo investito energia, curiosità e incoscienza. Il mio Virgilio è Mimmo Paladino, solo con lui potrei pensare a incursioni in ambito artistico diverso dal mio. Se potessi essere un utile compagno di viaggio, non rischierei assolutamente niente, fare qualcosa di sgrammaticato crea comunque un terreno fertile per quello che verrà dopo. Se non si accetta l’incertezza e l’ambiguità dell’arte, allora tanto vale smettere.”
Raffaella Sbrescia

X Factor 2018: al via i live della nuova edizione tra incognite e le certezze di sempre

Alessandro Cattelan e i giudici di X Factor 2018

Alessandro Cattelan e i giudici di X Factor 2018

Altro giro, altra corsa. Il prossimo 25 ottobre inizierà il live show di X Factor 2018, in onda, per 8 serate, dalle 21.15 tutti i giovedì in diretta su Sky Uno (canale 108), disponibile anche su Sky On Demand e sul digitale terrestre, al canale 311 o 11. Anche quest’anno saranno 4 le squadre in gara: Fedez guiderà gli Over, Mara Maionchi sarà la guida degli Under Uomini mentre Manuel Agnelli sarà il mentore delle Under Donne e la new entry Lodo Guenzi del collettivo Lo Stato Sociale farà il suo esordio a X Factor in veste di giudice titolare della categoria Gruppi. A condurre lo show più glamour della tv italiana e, per l’ottavo anno consecutivo, sarà Alessandro Cattelan. Saranno 12 i protagonisti che si contenderanno la finalissima al Mediolanum Forum. Scelti tra 40.000 concorrenti, questi ragazzi avranno l’opportunità di giocarsi una carta importante per fare il salto di qualità nel mondo della discografia.
Matteo Costanzo, Naomi, e Renza Castelli sono i concorrenti della squadra Over, Leo Gassmann, diciannovenne romano, nipote e figlio d’arte, Emanuele Bertelli e il rapper campano Anastasio sono gli Under Uomini mentre le Under Donne saranno Martina Attili, Luna e Sherol Dos Santos. Infine i Gruppi con i Red Bricks Foundation, la band influenzata dal rock e il pop inglesi degli anni ‘90/’00; i Seveso Casino Palace e il trio iraniano BowLand. A coordinare le esibizioni sarà il nuovo direttore artistico Simone Ferrari. Il 31enne showmaker è il più giovane regista al mondo di una cerimonia olimpica (“Wondrous Wind”, cerimonia di chiusura degli Asian Aimag Games – le Olimpiadi d’Oriente). L’obiettivo del nuovo direttore artistico sarà quello di mischiare i diversi linguaggi performativi per realizzare quadri che assumono forma davanti all’occhio dello spettatore. L’intento è quello di tracciare delle traiettorie poetiche che partano dagli 8 live show e potenzialmente sappiano accompagnare i concorrenti anche in un percorso futuro, rimanendo fedeli all’artista che è in ognuno di loro e che ha bisogno di essere valorizzato, nutrito e provocato per poter brillare.
Non mancheranno ospiti di rilievo: si comincia dai Måneskin che risalgono sul palco che li ha visti affermarsi, dove presenteranno il singolo “Torna a casa”, disco d’oro in sole due settimane, che anticipa il nuovo album in uscita “Il ballo della vita”. Grande attesa anche per l’ospite internazionale della prima puntata: la pop star Rita Ora che pubblicherà il prossimo 23 novembre il suo secondo album, “Phoenix”. Per la prima volta Sting parteciperà ad un talent show italiano insieme al suo collega e partner discografico Shaggy, tra i maggiori rappresentanti della scena reggae mondiale. I due artisti presenteranno per la prima volta live il loro ultimo singolo “Gotta Get Back My Baby”, https://youtu.be/DksVPWfxeUM tratto dal fortunato album “44/876″, scritto e registrato a quattro mani tra la Jamaica e gli Stati Uniti. Ci sarà anche la Dark Polo Gang: i protagonisti dello Strafactor, autori del tormentone “British” e oggi in radio con il nuovo singolo “Cambiare Adesso”, hanno da poco pubblicato l’album “Trap Lovers”, andato subito in vetta alla classifica. Non poteva mancare Fedez che svestirà i panni del giudice per salire sul palco e presentare il suo ultimo lavoro. Ritorno a casa anche per Enrico Nigiotti che canterà il nuovo singolo “Complici” featuring Gianna Nannini, primo brano estratto dal suo disco di inediti “Cenerentola”. Attesissimi i Subsonica che hanno appena pubblicato il loro ottavo album dal titolo “8” e da dicembre saranno in tour in Europa, in Italia da febbraio. Jonas Blue, l’hitmaker del momento, arriva per presentare l’attesissimo “BLUE”, il suo nuovo album in uscita il 9 novembre. Insieme a lui anche Liam Payne, per la primissima volta in Italia, con cui performerà sul palco di X Factor “Polaroid”, il singolo attualmente in rotazione radiofonica e che sta scalando le classifiche di tutto il mondo. In arrivo anche altre grandi star della musica italiana ed internazionale per la finalissima, prevista per il 13 dicembre.
 
I commenti dei giudici:
Manuel Agnelli: ho una squadra di piccoli fenomeni, vorrei riuscire a fare ascoltare loro delle cose mai sentite prima perchè è giusto così. L emie ragazze sono molto giovani e penso sia opportuno far sfruttare loro il percorso per conoscere più musica e imparare cose diverse da quelle che sanno già fare e che fanno anche molto bene.
Fedez: Per 4 anni ho sempre cercato di evitare la categoria over perchè è la più difficile da gestire. Ai bootcamp non siamo partiti benissimo, non è stato semplice trovare un equilibrio interno ma sono ancora più motivato e stimolato da questa sfida.
Mara Maionchi: Sono cauta, conosco ancora poco i ragazzi, li ho scelti perchè mi piacevano di più e penso possano fare qualcosa di particolare.
Lodo Guenzi: Mi piacciono i miei gruppi, li avrei scelti anche io. Mi hanno messo messo subito a mio agio, ho scoperto le loro dinamiche interne ed è stato interessante. Le band sono organismi complessi e delicati, ci sono scontri difficili da raccontare, sempre figli di forte amicizia. Anche qui ci sono visioni del mondo complesse, sono molto affascinato da loro.

Ermal Meta torna in tour: nei migliori teatri italiani con GNUQUARTET. Ecco cosa ci aspetta

Ermal Meta - tour a teatro
I chilometri macinati tra palchi di tutta Italia per il “Non abbiamo armi tour” non sono bastati. Ermal Meta torna in pista con un tour teatrale nelle migliori venues italiane con GNUQUARTET.
L’incontro risale al Festival Risorgi Marche. Un colpo di fulmine reciproco che ha visto Neri Marcorè nelle vesti di Cupido. Un connubio mentale nato da percezioni e vibrazioni sonore, nonché da una compatibilità in termini di gusti musicali.
L’idea messa in campo, già da tempo nei programmi di Ermal Meta, sarà una rilettura dei brani di Meta in veste più acustica. Ci sono 30 brani da rileggere, con un mastodontico lavoro di riarrangiamento da fare. L’aspetto fondamentale di questa operazione sta nel fatto che gli arrangiamenti saranno costruiti dallo GnuQuartet che commenta così la scelta:
“L’idea di Ermal ci ha riempito di gioia perché ha riconosciuto la nostra sonorità, la nostra identità artistica. Interpreteremo i pezzi con molta libertà, sarà un lavoro intenso, ci sarà di tutto in scaletta. I pezzi tirati non ci spaventano, anzi, siamo partiti da quelli. Ci saranno diverse sfumature, il risultato finale sarà molto interessante”.
Ermal Meta ha replicato: “Laddove i brani richiederanno intensità, non mancherà. Ci saranno pezzi che non possono diventare ballads ma lo GnuQuartet riesce a fare tutto quello che si mette in testa, non vedo l’ora di ascoltare i pezzi up, sarà sorprendente per me in primis. Dal punto di vista tecnico, il fatto di suonare in teatri fantastici,avremo volumi incredibili che ci permetteranno di arrivare al pubblico con dinamiche minime. In questi 3 anni ho fatto cose che mi sembravano impossibili fino a 4 anni fa, non mi è mancato niente in questi anni, se proprio devo fare il pignolo, se c’è una cosa che mi è mancata è un’escursione dinamica sul palco che vada da 2 a 127. Sono molto entusiasta anche solo immaginandola, figuriamoci facendola. Ci siamo riuniti io e gli GnuQuartet, abbiamo ascoltato i miei 3 dischi e qualche cover che ci piace ascoltare. Abbiamo iniziato dalle canzoni che credevo le più difficili da eseguire e mi è piaciuto moltissimo. Non c’era una base di partenza da cui scegliere, abbiamo creato un percorso variegato, non vogliamo annoiare il pubblico, siamo lavorando sulla base del nostro stesso divertimento in primis. Vorrei emozionarmi, sorprendermi, divertirmi. Abbiamo molta voglia di incominciare e stare insieme e a suonare. Sicuramente questo lavoro verrà documentato, in che modo non lo sappiamo, non ci abbiamo ancora pensato, una testimonianza la desidero molto, non se sarà un disco o un dvd. Per quanto riguarda la scaletta, non ho tenuto cose fuori, ci saranno pezzi de La Fame di Camilla mai suonati dal vivo se non in quel periodo lì, alcuni pezzi si prestano molto a questo tipo di suono. In 3 anni ho pubblicato 30 pezzi, ce n’è di lavoro da fare per arrangiarle, mettere in campo degli inediti sarebbe stato esoso.
Le cover sono un pezzo dei Muse e uno dei Radiohead, i nostri punti di contatto. Pezzi inediti pronti ci sono, ne ho almeno una ventina, magari qualcuno salta fuori. Per ora mi concentro sul lavoro con GnuQuartet, forza e delicatezza sono una combo presente nelle mie canzoni, ritrovare lo stesso valore in acustico m ha fatto impazzire. Le scalette dei concerti saranno pensate per variare, cantarle tutte sarebbe troppo, la scaletta avrà di base 20-22 canzoni, i tempi in teatro sono più dilatati rispetto al palazzetto, prepareremo più canzoni per cambiare e improvvisare un po’. Magari un paio di brani li sceglierà direttamente il pubblico, perché no”.
La sfida
GnuQuartet spiegano come si sta approcciando al lavoro: “Per noi la sfida più difficile da sempre è sopperire all’ elemento ritmico, essendo noi tre archi e un flauto. In questi anni abbiamo trovato tecniche alternative di esecuzione. La beat box di Francesca al flauto ci dà un po’ di respiro, il nostro è un delicato lavoro di equilibri. Ogni tanto sovraincidiamo e ci aiutiamo con la loop station, useremo ad esempio gli effetti del violoncello per sopperire al basso, anche se riteniamo sia sempre giusto non abusarne. L’equilibrio tra acustico ed elettrico deve essere preservato, il suono è bello perché si percepisce anche senza amplificazione”.
Video: 9 Primavere

Meta sottolinea: “Non canterò soltanto, suono drum machine, pianoforte, chitarra. Fino a qualche anno fa, portavo in giro questo concerto dove la media era di 10-12 spettatore, suonavo synth, loop, drum machine, non mi spaventa proprio la questione ritmica, mi gasa trovare soluzioni alternative, per come lo percepisco già da ora, il palco sarà una sorta di sala prove allargata. Se non giochi con la musica, non ti diverti un granchè. Una buona dose di improvvisazione ci deve essere sempre sul palco, l’adrenalina fa sempre cambiare le carte in tavola. Lo dico sulla base della mia prima esperienza a Sanremo. Durante il pomeriggio avevo fatto diverse prove, il suono era sempre lo stesso, poi però la sera sul palco non sentivo, il volume era cambiato completamente, ero terrorizzato, le volte dopo ho capito che la scelta dei suoni e dei volumi deve essere quella che potresti sentire durante la prima sera, non puoi essere che di quello che succederà sul palco, devi lasciare uno spazio bianco. Suonare con il pubblico è tutta un’altra cosa. Ci deve essere margine di spazio per non essere imbrigliato. A proposito di Sanremo: “Il buco di date in quel periodo è casuale, quest’anno non andrò. Ci sono andato già troppe volte, potrebbe finire per piacermi. Prima di condurlo, dovrò produrre almeno 32 dischi”.
 
Il bilancio
“Da 3 anni vivo nel modo in cui volevo vivere facendo quello che volevo fare, cercando di farlo 24 ore su 24. Ritengo che sia giusto così, ho un debito nei confronti della buona sorte e devo ripagarla investendo tutte le mie energie in quello che sto facendo. Avevo detto che mi sarei fermato un po’ ma 3 mesi di riposo per me valgono come un anno, star fermo troppo tempo mi annoia, ora non me la sento, volevo fare una cosa diversa dopo 3 anni di concerti in elettrico a tutto spiano, volevo rallentare dal punto di vista sonoro, alla fine sono un musicista e i musicisti suonano. Anche da fermo, non sto fermo mai, ho sempre una chitarra in mano e un pianoforte a un metro, non riesco a fermare i pensieri e la scrittura, questo mi porta a suonare e a fare quello che mi piace, vado avanti finchè ce n’è.”
Raffaella Sbrescia

David Garrett: Explosive live 2018. Montagne russe al Mediolanum Forum

david-garrett-meggi-andrew
Che abbia venduto milioni di dischi o vinto innumerevoli premi prestigiosi è dato risaputo. David Garrett violinista di fama mondiale si è esibiito al Mediolanum Forum di Assago nell’ambito dell’Explosive Live 2018, il suo primo tour nei palazzetti italiani. Uno spettacolo pirotecnico, decisamente variegato, un percorso crossover tra generi e generazioni per due ore di show mai scontato o banale. La forza di Garrett sta nel dimostrare che lo strumentalismo e il virtuosismo sono gli stessi cardini su cui si muovono il rock’n’roll e la musica classica. Vibrazioni intense generate da arrangiamenti originali e appassionanti che Garrett, insieme a Franck van der Heijden (direttore musicale e chitarrista principale), John Haywood (tastiera/piano, co-produttore.), Marcus Wolf (chitarrista ritmico e cantante), Jeff Allen (basso), Jeff Lipstein (batteria), mette a punto in ottica divertente.

Video:

 Che si tratti di un brano dei Coldplay o di Pëtr Il’ič Čajkovskij, l’impeto e la tecnica di Garrett regalano la medesima di sensazione di piacere e distensione emotiva. Sicuramente i puristi avranno storto il naso ma l’obiettivo di Garrett è viaggiare molto lontano dagli elitarismi. Il suo manifesto musicale è all’insegna della condivisione, dell’integrazione tra generi musicali, dell’ispirazione dettata dalla sfida di donare nuova veste a pietre miliari del rock e del pop mondiale. Sulla sua montagna russa personale, ci fa salire nomi leggendari come Led Zeppelin, Prince, Vivaldi, Michael Jackson ma lascia posto anche alle icone contemporanee, da quelle del mondo EDM come David Guetta a Armin Van Buuren al davvero inaspettato rap di Eminen. Esercizio, etica del lavoro, tecnica, carisma e bellezza fanno del violinista tedesco l’emblema del possibilismo contemporaneo. Let’s play together.

Raffaella Sbrescia

Video:

Scaletta

Dangerous - David Guetta
Superstition - Stevie Wonder
Viva la Vida Coldplay
Let It Go Idina Menzel
Kashmir Led Zeppelin
Ghostbusters Ray Parker Jr.
Piano Concerto No. 1 Pyotr Ilyich Tchaikovsky
Furious
Bitter Sweet Symphony The Verve
Adventure Island

Explosive

Purple Rain Prince

Concerto No. 2 in G minor, Op. 8, RV 315, “Summer” (L’estate) Antonio Vivaldi

Nah Neh Nah (Vaya Con Dios
Live and Let Die Wings
You’re the Inspiration Chicago
Lose Yourself Eminem

Midnight Waltz

Fix You Coldplay

Duel Guitar Vs. Violin
Born in the U.S.A. Bruce Springsteen
Killing in the Name Rage Against the Machine
They Don’t Care About Us Michael Jackson
One Moment in Time Whitney Houston

Next Posts