De Gregori e Zalone alle Terme di Caracalla. Il report e le foto del concerto

De Gregori e Zalone alle Terme di Caracalla ph Robert Gioberti

De Gregori e Zalone alle Terme di Caracalla ph Robert Gioberti

Alla notizia di un tour De Gregori/Zalone, il primo impatto è stato lo stesso che può generare la proposta, in un menù, di una pasta e vongole condita con scaglie di parmigiano. Il fatto è che non potremo mai dire che è buona o non lo è fino a quando non la assaggiamo. E’ quindi con grande curiosità e con altrettanto circostanziate aspettative che abbiamo accolto questo esperimento, varato alle Terme di Caracalla il 5 giugno scorso.

E forse l’errore è stato nell’aver coltivato aspettative inadeguate.
Due date sold out a Caracalla per presentare il lavoro più originale e anche più discusso della nostrana stagione discografica d’autore, danno l’esatta misura di quanto il pubblico sia curioso di “assaggiare” questa insolita accoppiata di sapori melodici, sapori improbabili da legare: ed è proprio il collante che probabilmente difetta perché in realtà, oltre qualche condivisione di battute, condotta anche molto bene da Zalone, non si è andati.

De Gregori e Zalone alle Terme di Caracalla ph Robert Gioberti

De Gregori e Zalone alle Terme di Caracalla ph Robert Gioberti

Battute alla Zalone, cui il Principe, meravigliando probabilmente i più, fa da spalla: battute a nostro avviso divertenti (se non avessimo apprezzato la comicità spesso incompresa di Zalone non avremmo avuto tanto desiderio di assistere al concerto), ma quell’alchimia che avrebbe potuto creare effetti stupefacenti, almeno al debutto, non è scattata.
Di fatto abbiamo assistito a una carrellata di performamces dell’uno e dell’altro, totalmente scollegate tra loro, a parte un momento davvero molto commovente in cui, sull’incipit, è stato intonato il tema di Pinocchio. Ecco, probabilmente se lo spettacolo si fosse svolto tutto sulla base di quell’imprinting, sarebbe davvero riuscito a segnare una pietra miliare nella storia della canzone italiana d’autore. A De Gregori l’encomio per aver voluto Zalone al suo fianco: un gesto quasi provocatorio verso un certo comparto d’ascolto che si reputa tanto sofisticato da criticare l’iniziativa solo perché, a suo parere, non sufficientemente autoriale. A Zalone quello per aver accettato, a condizione di restare Zalone, di non stravolgere la sua comicità apparentemente così accessibile da sembrare addirittura puerile, a chi non sa leggere tra le righe. Perché, se si ha avuto modo di vedere i suoi film, Zalone di cose ne dice assai e nient’affatto ingenue o puerili e probabilmente questo aspetto Francesco de Gregori lo ha colto, altrimenti un tour non glielo avrebbe mai proposto.
Il Principe a certi particolari connubi non è nuovo: uno tra tutti, il concerto con Baglioni di qualche anno fa, che però, almeno su chi scrive, ha avuto tutt’altro impatto.

De Gregori e Zalone alle Terme di Caracalla ph Robert Gioberti

De Gregori e Zalone alle Terme di Caracalla ph Robert Gioberti

Definire il concerto di Caracalla brutto, no, non è assolutamente veritiero, perché non lo è stato. Del resto, quando sul palcoscenico ci butti La Donna Cannone, o Sempre e per Sempre beh, una standing ovation, giustamente, te la porti a casa.
Però ci saremmo aspettati qualcosa di diverso, un’opportunità sviluppata diversamente, una maggiore integrazione delle due visioni tanto del mondo musicale quanto della compagine sociale, storica e culturale che fa loro da supporto e questa magia, ci duole dirlo, non c’è stata. Si è avuta più la sensazione di uno spettacolo portato avanti a compartimenti stagni, con qualche momento di condivisione.

De Gregori e Zalone alle Terme di Caracalla ph Robert Gioberti

De Gregori e Zalone alle Terme di Caracalla ph Robert Gioberti

Tuttavia bisogna considerare che si tratta di un work in progress, che l’esperimento è audace, che probabilmente le critiche servono anche a questo, per dare loro un senso e non relegarle ad uno sterile esercizio di stile: e che, comunque, tanto divertono i testi di Zalone, quanto commuovono quelli di De Gregori. E’ stato il debutto e, come spesso accade ai debutti, è perfettibile. Ci auguriamo che nel corso della stagione la coppia trovi il giusto affiatamento per riuscire a portare al pubblico, insieme, le stesse emozioni che riesce a far vivere individualmente. Sarà sicuramente così, ma se non fosse, rimarrà sempre e comunque un apprezzabile tentativo.

Roberta Gioberti

la scaletta:

Deborah’s theme (Ennio Morricone) – De Gregori + Zalone + Band

Piano bar (Francesco De Gregori) – De Gregori + Zalone + Band

Il cuoco di Salò (Francesco De Gregori) – De Gregori + Zalone

Storia di Pinocchio (Nino Manfredi) – De Gregori + Zalone

Rimmel (Francesco De Gregori) – De Gregori + Zalone

Alejandro (Checco Zalone) – De Gregori + Zalone

Titanic (Francesco De Gregori) – De Gregori + Zalone

La leva calcistica della classe ‘68 (Francesco De Gregori) – De Gregori + Zalone + Band

Sento il fischio del vapore (Francesco De Gregori – Giovanna Marini) – De Gregori + Band

Il vestito del Violinista (Francesco De Gregori) – De Gregori + Band

I matti (Francesco De Gregori) – De Gregori + Band

Due zingari (Francesco De Gregori) – De Gregori + Band

Numeri da scaricare (Francesco De Gregori) – De Gregori + Band

Giusto o sbagliato (Francesco De Gregori – Checco Zalone) – De Gregori + Zalone + Band

Culu piattu (Checco Zalone) – Zalone + Band

Poco ricco (Checco Zalone) – Zalone + Band

Patriarcato (Checco Zalone) – Zalone + Band

Immigrato (Checco Zalone) – De Gregori + Zalone + Band

La prima Repubblica (Checco Zalone) – De Gregori + Zalone + Band

Pittori della domenica (Paolo Conte) – De Gregori + Zalone + Band

Atlantide (Francesco De Gregori) – De Gregori + Zalone + Band

Gli uomini sessuali (Checco Zalone) – De Gregori + Zalone + Band

Pezzi di vetro (Francesco De Gregori) – De Gregori + Zalone + Band

Buonanotte Fiorellino (Francesco De Gregori) – De Gregori + Zalone + Band

Sempre e per sempre (Francesco De Gregori) – De Gregori + Zalone + Band

Bucchinhu Rigatu (Checco Zalone) – De Gregori + Zalone + Band

Angela (Checco Zalone) – De Gregori + Zalone + Band

Battiato (Checco Zalone) – De Gregori + Zalone + Band

La donna cannone (Francesco De Gregori) – De Gregori + Zalone + Band

Simple Minds live all’Auditorium Parco della musica di Roma: il report del concerto

Un tour attesissimo, quello dei Simple Minds in Italia. E attesissimo il concerto di Roma, penultimo del tour.
A distanza di quattro anni, uno dei gruppi che hanno segnato la storia musicale degli anni ’80 torna a esibirsi in Italia. Un tour purtroppo in ritardo sui tempi a causa delle ben note vicende sanitarie che hanno coinvolto il mondo intero, causandone il rallentamento in termini di attività, e anche parecchi cambiamenti epocali. Ma di questi cambiamenti epocali, ieri sera il pubblico romano per un paio d’ore ha perso memoria.
Fa caldo e nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, almeno tre generazioni attendono impazienti di scoprire cosa accadrà su quel palco. E, alle prime note di Act of Love risulta immediatamente chiaro: un salto di 40 anni indietro nel tempo.

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

Il gruppo, formato in Scozia a Glasgow da Jim Kerr e dal chitarrista Charlie Burchill, ha una caratteristica non comune: non ha mai ceduto al trasformismo. Nel corso di una lunga carriera fatta di successi internazionali, ha sempre mantenuto tanto in termini di contenuti quanto di sonorità, una linea coerente che non delude e non stanca: un evergreen. Quando si affacciarono alle soglie del successo internazionale, i Simple Minds rappresentarono per un’intera generazione una sorta di punto di svolta sotto il profilo dell’interpretazione musicale: poter portare sulla scena contenuti importanti, alleggerendoli grazie a un sound decisamente pop, ma altrettanto sofisticato.

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

Un sound caratterizzato dalla valenza compositiva di Burchill, e dall’estro interpretativo di Jim Kerr, che a distanza di tanto tempo è rimasto intatto. Generoso, empatico, Kerr entra immediatamente in contatto con il pubblico, scendendo dal palco e cantando tra la folla in delirio: un concedersi preannunciato dalla frase “Roma, è da tanto che manchiamo, non ci risparmieremo”.
Prende così vita uno spettacolo coinvolgente e intenso che ripercorre buona parte dei brani di successo della band: Colours Fly and Catherine Wheel, Waterfront , Book of Brilliant Things , Mandela Day, First You Jump, She’s a River, Let There Be Love, si susseguono a ritmo incalzante, incoraggiando cori e danze sottopalco, in origine non previste, ma assolutamente inevitabili.
Ne è passato di tempo da quel 15 marzo del 1983, quando, al teatro Lido di Roma, che li ha visti spesso protagonisti, proposero un nuovo sogno dorato a un pubblico che, in buona parte, era presente anche ieri sera: tuttavia sembra proprio di essere tornati a quel concerto a quella dimensione, a quegli anni, così diversi da quelli che stiamo vivendo oggi.
Il momento di maggiore intensità si ha sui nove minuti di Don’t You (Forget About Me), con un coro ininterrotto del pubblico di ben quattro minuti, durante il quale Kerr gigioneggia, gioca, dirige, fa scemare le voci, per riportarle ad un’esplosione finale che è una sferzata di energia incontenibile.

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

Quasi due ore di entusiasmo euforico, nessuna retorica verbale, nessun accenno o presa di posizione politica relativa alle attuali vicende, solo musica, come è nel loro stile. Un sentito Mandela Day, considerato anche il fatto che il giorno successivo, 18 luglio, è il compleanno di Nelson Mandela, e un finale Sanctify yourself, sanctify, che sintetizza tutto: liberati, è l’amore ciò di cui hai bisogno.
E mai come in questo momento questo vecchio brano conosciuto in tutto il mondo ci indica la strada per ritrovare un equilibrio e una serenità che vacillano.
Se la musica ha un potere catartico, sicuramente il concerto dei Simple Minds di ieri sera lo ha dimostrato.

Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

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Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma - ph Roberta Gioberti

Simple Minds @ Auditorium Roma – ph Roberta Gioberti

 

 

 

 

 

 

 

Claudio Baglioni e la sua opera-concerto alle terme di Caracalla: il live report, le foto e la scaletta

Scrivere qualcosa su  Claudio Baglioni che non sia già stato scritto, è impresa davvero ardua, se non impossibile.
Con dodici date a Roma, nell’incantevole scenario delle Terme di Caracalla è tornato a sublimare le scene, il cantautore romano che lega tra loro almeno quattro generazioni, senza soluzione di continuità.
Dodici date, dodici note, dodici sold out, pubblico arrivato da tutt’Italia per godersi uno degli eventi più affascinanti nel panorama estivo della musica leggera nostrana.
110 tra musicisti, coristi, ballerini, per oltre tre ore incantano la platea, mentre la voce straordinaria, potente e versatile che tutti ben conosciamo fa quasi da sottofondo a uno scenario da musical, dove l’espressione corporea assume il ruolo di protagonista. Un concerto che si fa guardare, prezioso, elegante, una proposta musicale sicuramente originale e innovativa.
Non è una novità per Baglioni essere circondato da un corpo di ballo, ma questa volta le coreografie non sono un semplice contorno, diventano il filo narrante di un racconto che si dipana con raffinatezza e gusto, mentre la colonna sonora di parecchie vite si amplifica nell’aria.

Non penso esista una sola persona che, a prescindere dal fatto di esserne o meno fan, non abbia avuto almeno una volta a che fare, nella vita, con un brano di Baglioni: stati d’animo raccontati con un’abilità affabulatoria che riporta un poco alla mente, complice anche la location, la magia di certe antiche rappresentazioni teatrali, impreziosita da perfetti giochi di luce, delicate proiezioni, piccoli intarsi di danza pura. Uno spettacolo curato in ogni dettaglio, corale imponente ma senza darne la sensazione, che scivola leggero, con naturalezza, richiamando a emozioni che si fanno coro, battito di mani, di cuori, sorrisi, commenti, pathos.
I brani storici, come da tradizione, eseguiti in medley al pianoforte, e su un paio la chitarra virtuosa di Giovanni, per il quale “Avrai” non manca di certo, con un piccolo momento di commozione che il padre non si cura di nascondere.

Tre ore dense disturbate solo da piccole gocce di pioggia che non preoccupano né il pubblico né lo staff, tre ore che volano via lasciando l’amaro in bocca per qualche mancanza: del resto, un repertorio così vasto, che attraversa cinquant’anni di vite, non può essere rappresentato nell’arco di un solo concerto.
Baglioni si concede sempre al pubblico con generosità e con generosità il pubblico lo ricambia: si può amarlo, si può non amarlo, ma un suo spettacolo vale sempre la pena di essere vissuto.
Cinquantuno, Montesacro e tutto cominciava…e sembra dare l’impressione di voler durare ancora a lungo.

Roberta Gioberti

 

 

 

 

 

 

Scaletta:

Ouverture
Io Sono Qui
Dodici Note
Acqua Dalla Luna
Dagli Il Via
Un Nuovo Giorno O Un Giorno Nuovo
Gli Anni Più Belli
Un Po’ Di Più
Amori In Corso
Come Ti Dirò
Io Non Sono Lì
Quante Volte
Mal D’amore
E Adesso La Pubblicità
Io Me Ne Andrei
Con Tutto L’amore Che Posso
Quanto Ti Voglio
Fammi Andar Via
W L’inghilterra
Poster
Uomini Persi
Ninna Nanna Della Guerra
Buona Fortuna
Noi No
Medley (Questo Piccolo Grande Amore, Amore Bello, Sabato Pomeriggio, E Tu, E tu come stai?)
Uomo Di Varie Età
Strada Facendo
Avrai
Mille Giorni Di Te E Di Me
Via
La Vita È Adesso

Irene Grandi in concerto: 25 anni di carriera e una carica rock incendiaria

Grandissimo Tour @Anna Vilardi Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour

Paola Turci live: grinta, passione e autenticità in una manciata di scatti.

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

 

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

 

 

Amore che torni tour: le foto del concerto dei Negramaro a Eboli

Amore che torni tour - Negramaro - Eboli

Amore che torni tour – Negramaro – Eboli

 

Amore che torniAmore che torniAmore che torni

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Amore che torniAmore che torniAmore che torni

Luca Carboni: il suo Sputnik tour passa per Roma ed è un successo. La recensione e le foto del concerto

Luca Carboni live - Atlantico Roma ph JR

Luca Carboni live – Atlantico Roma ph JR

E’ atterrato in un coloratissimo scenario di effetti di luce e laser, ed in chiave techno pop, un rinnovato Luca Carboni all’Atlantico di Roma, gremito di gente, nonostante 800 metri più in là, al Palalottomatica, ci fosse il concerto attesissimo dei Thegiornalisti. Soldout di pubblico misto per il cantautore Bolognese, in carriera oramai da 35 anni, con un percorso di tutto rispetto, per la qualità dei testi, degli arrangiamenti, e per l’evoluzione artistica, rimasta sempre però fedele al suo stile: quello del pop d’autore impegnato ed intimista.

Sono passati davvero tanti anni da quando, come raccontava Lucio Dalla, da “Vito”, lo storico locale Bolognese, si presentò un ragazzo timido ed impacciato, e gli propose un brano. A Dalla piacque, e se ne fece mandare altri. E così, come ricorda Carboni nel ringraziare l’entusiasta pubblico Romano, nel 1983, arrivò da Bologna alla Prenestina, e mise per la prima volta piede nella Capitale, per firmare il suo primo contratto con l’RCA.

Sì, ne è passato di tempo, da quando l’idolo delle ragazzine, per i suoi testi romantici e poetici ha cominciato a calcare le scene del panorama musicale italiano. Determinato ed umile, e sempre molto “Bolognese”, il tempo non sembra averne scalfito la grinta.

Luca Carboni live - Atlantico Roma ph JR

Luca Carboni live – Atlantico Roma ph JR

Un Live di Carboni potrebbe durare sei ore, se volessimo includerci tutti i brani di qualità che ha inciso. Senza dimenticare il lavoro di Cover di qualche anno fa, che ha riproposto alcune delle più belle canzoni della musica d’autore italiana, con arrangiamenti tanto accattivanti, da convincere addirittura Claudio Lolli a rivedere i suoi “Zingari Felici”, esattamente come li ha visti Carboni. Infatti in quella versione Lolli amò proporli nei suoi ultimi concerti.

Atterra, dicevo, in un coloratissimo spazio scenico, dove le luci diventano protagoniste e creano paesaggi suggestivi attraverso uno sfondo realizzato con un maxischermo digitale, per i più significativi brani del repertorio “storico”, che si vanno ad alternare a quelli dell’ultimo lavoro, tra cui “Segni del tempo“, “Amore digitale“, “Il Tempo dell’amore“, “Figli dell’amore“. A seguire, in versione semiacustica, accompagnato dalle tastiere di Fulvio Ferrari Biguzzi e dalla chitarra di Vincenzo Pastano, “L’amore che cos’è”, e “Bologna non è una regola”. Forte e sentito il legame del cantautore con la sua città, senza diventare stucchevole o necessariamente vincolante. Però Bologna, quella Bologna che ai tempi tutti sognavamo di poter vivere, perché in qualche maniera territorio di una creatività musicale ed artistica “anarchica”, non manca mai. Non manca nella “maglia del Bologna sette giorni su sette” di “Silvia lo sai”, non manca in “Mare Mare” e nemmeno in “Luca lo stesso”.

Luca Carboni live - Atlantico Roma ph JR

Luca Carboni live – Atlantico Roma ph JR

Irrinunciabili “Farfallina”, “Inno Nazionale”, e, dopo il “Fisico Bestiale”, che infiamma il pubblico, oramai tutto riversato sottopalco, la Band rientra per un generoso bis ed un teatrale commiato dal pubblico Romano, che non lesina in affetto e calore verso questo artista forse alle volte sottovalutato, ma cui moltissimi dei nuovi volti del panorama musicale italiano, a partire da Calcutta, devono davvero tanto.

JR

Luca Carboni live - Atlantico Roma ph JR

Luca Carboni live – Atlantico Roma ph JR

Umbria Jazz 2017: dal tributo a Zappa alla rilettura di Gillespie passando per Jacob Collier

Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

Il quinto giorno ad Umbria Jazz è ricco di appuntamenti e piacevolmente impegnativo. Si parte con l’evento di mezzogiorno, presso la sala Podiani della Galleria Nazionale Umbra. Location di alto prestigio, per una rassegna di alto livello, in linea con il contesto, tanto per qualità quanto per affinità artistica. Vincent Peirani e G. Emile Parisien, duo di giovani interpreti e compositori, dà vita ad un concerto per sax e fisarmonica, che propone, con l’utilizzo arrangiamenti eleganti, sofisticati e ricchi di pathos un percorso attraverso la tradizione musicale d’oltralpe, di ogni periodo e genere. Il risultato è visibilmente efficace: pubblico rapito e standing ovation finale ripetuta per ben due volte, a richiamare i due musicisti sul palco, stanchissimi, madidi di sudore, ma emozionati almeno quanto il pubblico. “Belle Epoque” il titolo del CD, che ci sentiamo di consigliare, anche se, per la fisicità che caratterizza il modo interpretativo dei due francesi, la vera efficacia d’impatto riteniamo sia nel live. Chiunque si trovasse a passare per Perugia, non lesini comunque dal partecipare ad uno degli eventi della sala Podiani, e dal visitare la galleria Nazionale, che contiene numerosi e insospettabili tesori dell’arte italiana dal 1300 al 1500. Talmente significativi, da dare la sensazione di percorrere il libro di testo di Storia dell’Arte del secondo anno di liceo in dimensione “3D”: qualcosa di imperdibile.

Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

Alle 17, al Morlacchi va in scena un tributo a Zappa del tutto particolare e prestigioso. Riccardo Fassi, grande estimatore dell’originale e geniale musicista, icona di una generazione di “rottura”, tanto provocatore da poter essere solo amato od odiato, suonava Zappa quando ancora il tributo a Zappa non era previsto. Dopo la morte, due anni dopo, incise “Plays the Music of Frank Zappa”, e fu uno dei primissimi omaggi a Zappa. Questo progetto viene riproposto oggi, con il coinvolgimento di numerosi elementi e del cantante di Zappa, Napoleon Murphy Broock, entusiasta dell’iniziativa, a giudicare dall’energia che, ultrasettantenne, profonde nella sua performance.
L’emozione è molta, per chi, come me, ha amato Zappa quando aveva 15 anni, e quindicenne si sente tornare, mentre si susseguono i brani più significativi della produzione zappiana. Sofa, Peaches in regalia, Muffin Man, Florentine Pogen, (canzone d’amore in 7/4, come solo Zappa poteva partorire), riecheggiano nelle orecchie, e quel gruppo di “diversamente giovani” musicisti è calato nel ruolo, al punto che sembra essere tornato anche lui all’epoca adolescenziale. Napoleon “scoppietta”, vivace e teatrale, e, che dire…..la voce è quella dei vinili. Chiudere gli occhi ed avere la conferma di essere appartenuti ad una generazione musicalmente davvero molto fortunata. Con Zappa si entra in una dimensione più marcatamente Jazz, e si arriva preparati all’appuntamento in santa Giuliana, con Enrico Rava prima e Fabrizio Bosso poi. La serata della tromba. Rava, con Tomatsz Stanko e parte dei rispettivi collaboratori, si confrontano in un “duello” musicale, dai tratti “duri e puri”, jazzisticamente parlando, e non nascondiamo che, per quanto amanti del genere, l’impegno d’ascolto è notevole. Il jazz è qualcosa di sconfinato, proprio nella sua definizione concettuale. Però nella sua accezione pura può essere ben individuato nella performance dei due artisti, che si protrae per un’ora e mezza e mette a dura prova i padiglioni auricolari di una platea probabilmente solo in piccola parte tecnicamente preparata ad accoglierla.

Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

Diverso è il discorso per il lavoro di Bosso, che con l’orchestra di Paolo Silvestri dà vita ad una rilettura di Dizzy Gillespie, di cui ricorre il centenario della nascita, e presentata in anteprima all’Umbria Jazz. Qui la musica cambia, si rianima, prende ritmo e vigore, in una dimensione orchestrale molto familiare a Gillespie. L’affiatamento di Bosso e Silvestri è evidente, il lavoro piacevole, il feedback decisamente positivo.
Si corre al Morlacchi per Jacob Collier. Il giovane Jazzista fu l’ospite rivelazione della scorsa edizione, e si ripropone in una formula scenicamente non molto diversa, ma più vicina ad una dimensione blues. Se di blues si può parlare per un folletto irrequieto, che salta da uno strumento all’altro con l’agilità di una scimmia, chiuso nella sua dimensione musicale autocentrata, ma al momento stesso estremamente comunicativo e versatile. Personalmente ho preferito il lavoro dello scorso anno. pur riconoscendo molto talento a Collier, cosa che non è sfuggita nemmeno a Quincy Jones, uno tra i primi a scoprire il giovane musicista, che lo ha voluto per una collaborazione proprio nei giorni scorsi. Collier ha sicuramente un pregio: quello di essere molto apprezzato dal pubblico più giovane, che si identifica nella sua dimensione comunicativa multimediale. Ed in tal senso il messaggio che passa è indiscutibilmente positivo, trattandosi di musica comunque ad altissimo livello, con il pregio di accattivarsi una buona fetta di auditorium under 21. La giornata comincia classica e densa di pathos e si conclude elettronica e multimediale. Una giornata intensamente piacevole, come solo Umbria Jazz sa inventarne.

R.G.

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Umbria Jazz 2017

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Umbria Jazz 2017

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Umbria Jazz: giorno quattro. Il trionfo delle signore con Ladies e Dee Dee Bridgewater

Umbria Jazz 2017 - Dee Dee Bridgewater

Umbria Jazz 2017 – Dee Dee Bridgewater

Umbria Jazz quarto giorno. Giornata relativamente poco “impegnativa”, quella di ieri a Perugia, a causa della cancellazione del concerto previsto per la mezzanotte al teatro Morlacchi che avrebbe visto la partecipazione della Lydian Sound Orchestra in “Sempre Monk”, omaggio reso a Thelonious Monk, nel centenario della nascita.

Giornata comunque importante, perché ha visto il “trionfo” del jazz in rosa.

Due eventi a succedersi sul palco dell’Arena Santa Giuliana, di altissimo livello: Ladies e Dee Dee Bridgewater in “Memphis”.

Il Jazz, ad eccezione delle “voci”, è sempre stato considerato un territorio “maschile”. Di donne al sax, al contrabbasso, al clarinetto o alla tromba, al trombone se ne sono viste poche nel corso della storia del jazz. Diverso il discorso per le pianiste, ma il pianoforte è uno strumento che fa corpo e storia a sè.

Umbria Jazz 2017 - Ladies

Umbria Jazz 2017 – Ladies

Ladies , con la sua manifesta volontà di interpretare al femminile un territorio “maschio” per definizione, presenta una formazione di talentuose “soliste”, internazionali e “cosmopolite” che, con un vigore che nulla ha da invidiare ai colleghi uomini, ma una grazia ed un’eleganza tanto “fisica”, quanto musicale che molti colleghi uomini potrebbero loro invidiare, offrono nell’arco di un’oretta e mezza un repertorio di classici originalmente e laboriosamente arrangiati e reinterpretati, attirando l’attenzione del pubblico della Santa Giuliana e strappando non pochi applausi a “scena aperta”. Un progetto impegnativo, anche perché le “Signore in Jazz” non indulgono in superficialità, sono molto “serie” e tecnicamente preparatissime, e rappresentano sicuramente una gradita sorpresa che speriamo sia precorritrice di altre iniziative del genere. Un sax tra le mani di una donna vestita in rosso, ha già suonato, ancor prima che ci si soffi dentro.
Una menzione meritata quindi per le componenti del gruppo:
Renée Rosnes al pianoforte, Nariko Ueda al contrabbasso, Allison Miller alla batteria, Ingrid Jensen alla tromba, Anat Cohen al clarinetto, Melissa Aldana al sax, e la meravigliosa voce di Cécile McLarin Salvant.

A seguire, ed attesissima, Dee dee Bridgewaters e la sua band, rigorosamente nera, rigorosamente “classica”, che sembra uscita da un documentario anni ’40, con tanto di coriste formose, pianista eccentrico, coreografia da grande blues.

Dee Dee Bridgewaters si esibì all’Umbria Jazz alla prima edizione, quella del 1973. E da allora è spesso tornata a calcarne le scene, sempre accolta con una familiarità ed un calore che si riservano a chi viene considerato “di casa”.

Umbria Jazz 2017 - Dee Dee Bridgewater

Umbria Jazz 2017 – Dee Dee Bridgewater

La quasi settantenne voce graffiante ed elegante del jazz, erede di Billy Holiday, di cui si rende magistrale interprete, vincitrice di Sanremo, insieme ai Pooh, ambasciatrice della FAO, dedica la sua esibizione alla musica di Memphis, e, senza risparmiarsi, coinvolge un’arena, appena reduce da un ascolto quasi ipnotico, in un vortice di energia, battiti di mani, lunghi discorsi perfettamente comprensibili anche da chi, come me, di inglese mastica poco, duetti entusiasmanti, blues & soul come se non ci fosse un domani. E, difatti, supera abbondantemente gli orari cui l’Arena è abituata, protraendo fino a ben oltre la mezzanotte il suo spettacolo, con un pubblico adorante raccolto sotto il palco a farle festa. Che forse di strumentiste il jazz nel corso della storia ne ha viste poche, ma le voci restano un ambito privilegiatamente femminile.

Un concerto di quelli che si ricordano.

R.G.

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Umbria Jazz 2017 - Dee Dee Bridgewater

Umbria Jazz 2017 – Dee Dee Bridgewater

Umbria Jazz 2017 - Ladies

Umbria Jazz 2017 – Ladies

Umbria Jazz 2017 - Ladies

Umbria Jazz 2017 – Ladies

Umbria Jazz 2017 - Ladies

Umbria Jazz 2017 – Ladies

Umbria Jazz 2017 - Ladies

Umbria Jazz 2017 – Ladies

 

 

Umbria Jazz 2017: a spasso con Lettuce, Jamie Cullum, Paolo Fresu e Uri Caine

Umbria Jazz 2017- Jamie Cullum

Umbria Jazz 2017- Jamie Cullum

Secondo giorno perugino. Sono di scena molti eventi degni di menzione. C’è da dire che lo sono quasi tutti, in questa festosa manifestazione, che proprio di recente si è visto riconosciuto dalla Camera il diritto al sostegno, in quanto “festival di interesse nazionale”. Con tardiva attenzione, sosteniamo noi, ma tant’è, l’importante è arrivarci. Alle 17 al teatro Morlacchi, Cristiana Pegoraro e Danilo Rea Duo. Due pianisti con diverse ma altrettanto intense sensibilità artistiche ed interpretative, alle prese con un variegato repertorio che spazia dalla musica classica Barocca al jazz più tecnico, dalle melodie partenopee al tango argentino. A riprova del fatto che dove c’è talento e capacità tecnica, le barriere di “genere” si polverizzano, ed il dialogo diventa forza espressiva.

L’appuntamento in Arena santa Giuliana è con due eventi musicali di forte impatto qualitativo: I Lettuce e Jamie Cullum.

I Lettuce, band formatasi a Boston nel 1992, esponente del funky più tecnico e raffinato, che si esibisce in un intenso e ritmico concerto, caratterizzato per lo più da cadenze riff elaborate a maglie molto strette e nucleo centrale dei singoli brani. Importante il sostegno dato dalla batteria e dal basso elettrico, vigorosi ed “ordinati” i fiati. Nell’insieme qualcosa di sicuramente molto buono, destinato prevalentemente ad un pubblico appassionato del genere.

E’ poi la volta di Jamie Cullum, e la musica cambia completamente aspetto.

Artista britannico, pianista e compositore, nonché cantante di notevole caratura, Cullum inizia la sua carriera molto giovane. a soli 20 anni incide il suo primo disco. 500 copie che oggi fanno parte delle “rarità da amatore”, ricercatissime dai collezionisti.
Ha poi lavorato ovunque. Dalle navi da crociera ai matrimoni, non disdegnando nulla di quanto di buono la musica praticata tra la gente può portare con sé. E sicuramente da artista “pop” è il suo approccio con il pubblico dell’Arena, già nel far comunicare che non avrà problemi di alcun genere ad essere fotografato e ripreso. E questo ben dispone le persone presenti, facendo crollare immediatamente quel velo quasi impalpabile ma fortemente “filtrante” che caratterizza sovente le esibizioni da un palco così fisicamente definito ed imponente.
Nessuna soggezione, quindi, e subito un “tuffo” tra la folla; un tuffo artistico, cui farà seguito, a fine concerto, un tuffo fisico che metterà non poco in difficoltà il personale della security, ma che costituirà un elemento di definitivo apprezzamento non solo musicale, ma soprattutto umano. Che non è poco per un artista che sicuramente ha da dire la sua in ambito jazz e blues, come dimostrerà durante l’articolata ed apprezzatissima performance.

Un insieme di brani tratti dal proprio repertorio discografico, interpretati da vero front man di lunga esperienza, con tanto di salti su e giù dal pianoforte, coinvolgimento fisico e somatico, grande valenza vocale, tante note strutturate e complesse da spendere, all’insegna della massima semplificazione d’impatto. Come a dire “sono complicati, questo blues e questo jazz, ma state tranquilli: con me vi arriveranno diretti al cuore”.

Un paio di cover di notevolissimo rispetto, tra cui “Blackbird” , subito riconosciuta ed applaudita calorosamente dalla platea, tanto entusiasmo e tanta qualità. E tantissima simpatia, come quando ferma gentilmente il battito di mano dell’arena, durante l’esecuzione del brano ” Don’t Stop The Music”, per dare vita ad un virtuosismo “gigionesco”, percuotendo vano armonico e corde del piano in un assolo che manda decisamente in delirio il pubblico. Insomma, generosità dispensata a piene mani, e con un calore assolutamente mediterraneo. Pubblico che sul finale si ammassa sotto il palco, felice di accogliere il caloroso Jamie tra sé, e tanto di “Happy Birthday” con cinque minuti di protagonismo per Barbara, che compie gli anni alla mezzanotte. Dedica presumibilmente richiesta, e affettuosamente assecondata.

Che dire? Che ne vorremmo tutti i giorni di esibizioni così.

Umbria Jazz 2017 - Paolo Fresu

Umbria Jazz 2017 – Paolo Fresu

Quindi è veramente con moltissimo rammarico che non attendiamo il bis, ma ci precipitiamo verso il Morlacchi, prima che la folla invada le scale mobili ospitate nella suggestiva Rocca Paolina (e questo è un altro punto a favore della manifestazione di Perugia: lo stupore per il bello, che ogni momento si rinnova), dove ci aspettano Paolo Fresu e Uri Caine, reduci dalla pubblicazione del loro terzo album in duo “Two Minuettos”, registrato a Milano al Teatro dell’Elfo dal vivo, durante tre serate tematiche dedicate una alla musica classica e barocca, una alla popmusic nazionale ed internazionale, ed una alle sonorità più ortodossamente songbook americane, definite “standard”. Un percorso gentilmente e signorilmente condotto da Fresu, come è nel suo stile che oramai ben conosciamo, e che tanto ce lo rendono gradito, mentre attraversa i vari generi codificati, passando con estrema agilità dall’uno all’altro, senza soluzione di continuità. Commovente l’omaggio a Lauzi e Mia Martini, reso tramite l’esecuzione di “Almeno tu nell’universo”, che termina con una nota trattenuta per oltre un minuto dall’eccellente Paolo, fino a quando proprio il fiato non regge più. C’è veramente da dire che la classe non è acqua, e l’eleganza è la caratteristica più peculiare di questo gentleman del Jazz italiano, sempre disponibile e sorridente. Una sorta di continuità, anche oggi come ieri, con quanto visto in Arena.

Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

Ma Perugia non è solo Arena e Morlacchi. E’ anche molto altro. E’, ad esempio, corso Vannucci, animato da artisti di strada dalle 11 del mattino, quando partono i Funk Off, storica band di Vicchio, capitanata da Dario Cecchini, quest’anno “Marxiano” nell’aspetto, dietro la foltissima barba bianca, a quando incappiamo in una piacevolissima mezz’ora di intrattenimento di cui si rende protagonista la band Accordi & Disaccordi. che propone, oltre ad un brano di Fred Buscaglione notissimo al pubblico, “Guarda che luna”, scaturito dalle corde più passionali e romantiche del rude Fred tornato Ferdinando, una bella contaminazione tra swing e opera, con la voce perfetta della mezzosoprano Chiara Osella calatissima nel ruolo di una Carmen ribelle, all’inseguimento del “L’oiseau” più celebre del mondo. Qualcosa di diverso, di piacevole, ed, anche qui, di estremamente accessibile.
Giro di cappello, e poco importa se dieci giorni prima eri con artisti di fama internazionale su un palco forse considerato da alcuni ben più prestigioso della strada.

Il bello di questa manifestazione resta il rapporto diretto con il pubblico, cui non si sottrae nessuno dei partecipanti. E questo è importante, un messaggio di forte significato, in un mondo che purtroppo, anche suo malgrado, per molti aspetti, diventa ogni giorno più diffidente nei confronti del prossimo.

R.G.

Photogallery

Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

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