Alchemaya: lo spettacolo raffinato ed elitario di Max Gazzè a Caracalla

Gazzè - Caracalla - Roma

Suggestiva l’ambientazione ed ambizioso il progetto: la Bohemian Symphony Orchestra, diretta dal maestro Clemente Ferrari, 60 elementi perfettamente posizionati, le letture di Ricky Tognazzi, per narrare l’origine e l’evoluzione dell’uomo attraverso i manoscritti delle Tavole Smeraldine, la Bibbia, i testi di Qumran, le ricerche sugli Esseni, i saggi esoterici. Caracalla, con la sua tridimensionalità scenica, sicuramente si presta ad uno spettacolo di grande effetto, e luci e proiezioni immaginifiche a tinte forti, sicuramente dicono la loro in questa prima parte del concerto di Max Gazzé, che porta sul millenario proscenio, ambientazione quasi naturale, trattandosi comunque di genesi, una narrazione perfettamente equilibrata, che immediatamente fa pensare a Battiato. Ma, in alcuni tratti, ci troviamo anche l’ironica amarezza di Gaber, almeno in alcune flessioni di voce e di musica, che richiamano alla memoria un’altra “genesi”, quella del Signor “G”.

Gazzè - Caracalla - Roma

Gazzè – Caracalla – Roma

Alchemaya arriva a Caracalla già abbondantemente sperimentata, e con un ottimo riscontro tanto di pubblico quanto di critica, e, superando la logica tematica dell’uniformità, fa seguire, alla prima parte, di sicuro impegno acustico e tematico, un alleggerimento nella seconda, durante la quale scorrono, magnificamente riorchestrati, alcuni tra i brani più noti della produzione di Gazzé. Così “Una musica può” arricchirsi di timpani e violini, la “Leggenda Di Cristalda E Pizzomunno” si carica di pathos, “Cara Valentina” prende prima la forma di un leggero valzer, e poi si trasforma in una marcia enfatica, “Se soltanto” ti fa venire le lacrime agli occhi, con la sezione d’archi struggente, “La vita com’è” mantiene i suoi toni balcanici, ma arricchiti e arrotondati, fino ad arrivare ad un’uscita di scena molto teatrale, sottolineata dalla sezione fiati e timpani. Nella seconda parte sicuramente il timbro vocale di Gazzé si trova più a suo agio che non nella prima. Il risultato è uno spettacolo lungo, intenso, partecipato, divertente ed elegante. Qualcosa che si stacca dalla consuetudine pop del cantautore siciliano, e ne rende al pubblico una veste inedita, ma estremamente accattivante. Piccolo e prezioso gioiello, l’apporto della pianista coreana Sun Hee, che con grande delicatezza fisica dà vita ad un potente assolo per pianoforte, che manda il pubblico in estasi. Uno spettacolo che merita indiscutibilmente tutto il consenso sinora ricevuto.

JR

Joan Baez a Caracalla: una notte per tirare le fila della beat generation

Joan Baez - Caracalla - Roma ph JR

Joan Baez – Caracalla – Roma ph JR

Erano gli anni ’60 e qualcosa cambiava nel panorama musicale internazionale; voci diverse arrivavano dagli States.
Voci di rivolta, di protesta. Erano gli anni delle guerre. Beh, ogni epoca storica ha la sua guerra da ricordare. Ma quelli erano gli anni in cui, per la prima volta, il sistema mediatico entrava a far parte in diretta dei meccanismi di guerra. Erano gli anni delle guerre ideologiche (la guerra fredda), e di quelle fisiche. Una su tutte, il Vietnam. Erano gli anni in cui si ruppero gli schemi: Freedom and Peace, gioia e voglia di vivere, opposizione, scontro, rottura, rivoluzione culturale, rivoluzione sessuale.
Sono stati gli anni durante i quali gli Stati Uniti d’America hanno dato il meglio che potevano dare. E lo hanno dato attraverso la musica e le arti figurative.
Cominciò un certo Elvis, con un provocatorio movimento pelvico che mandava in delirio il pubblico, tanto maschile che femminile, e, dietro lui, ne vennero molti altri. Ma, a latere del Rock, e della trasgressione di carattere squisitamente culturale e musicale di cui si faceva portavoce, ci fu l’impegno politico.

Joan Baez - Caracalla - Roma ph JR

Joan Baez – Caracalla – Roma ph JR

Trovò la sua forma comunicativa questo impegno, quasi provocatoriamente, nell’ortodossia statunitense più radicata, quella del country, ed utilizzò il mezzo espressivo della ballata, o racconto, per denunciare i grandi temi di giustizia sociale, temi che una parte della Nazione Americana, in quel momento in cui partivano ragazzi sani e tornavano relitti, (quando tornavano), trasformò in una filosofia di vita.
Era la Beat Generation.
Ne divenne testimone un certo Robert Allen Zimmerman, in arte Bob, Dylan per gli amici. Fu lui a diventare l’emblema di quella generazione, fu lui il primo a proporsi come personaggio chiave del “movement”, e ad andare controcorrente e controcultura.
Vicino a lui, una ragazza. Bellissima, lunghi capelli neri, fisico filiforme, look disinvolto, sorriso incantevole, e doti canore ineguagliabili, oltre ad una marcata personalità espressiva che la rendeva inconfondibile: Joan Baez. 
Quello che la Baez ha rappresentato nel panorama musicale mondiale, e in quello della generazione beat e di quelle subito successive, oramai è storia. Soprattutto, ha rappresentato la possibilità di riuscire ad ascoltare quei bei testi e quelle belle ballate di Dylan, cantate bene. E non è poco.

Ai tempi era un’icona. Volevamo vestirci come lei, pettinarci come lei, suonare la chitarra come faceva lei, cantare le cose che cantava lei. E crederci, come ci ha creduto lei.
Portavoce della protesta, portavoce della ribellione, portavoce del riconoscimento di quei diritti alle donne troppo spesso negati, protagonista nei Sit In, nelle manifestazioni, nelle rivendicazioni di piazza, nei grandi raduni musicali, divenne il simbolo, al femminile, di un processo irreversibile, che trasformò radicalmente l’America, il suo modo di fare musica, cinema, letteratura, cultura. Milioni di persone iniziarono a dubitare del mito dell’americano buono, l’onesto difensore della legalità, degli ideali della libertà e della democrazia a prezzo della vita.
Fu una rivoluzione culturale, pacifica, che sfociò nella decisione, da parte del governo statunitense, di porre termine alla guerra in Vietnam, ma soprattutto segnò un cambiamento radicale nelle coscienze degli americani e nel loro rapporto con le istituzioni.
Musicalmente incolta, proveniente da un Midwest povero e sottosviluppato dal quale era uscita con grandi sacrifici, ha avuto il pregio di raccontare quelle giornate in musica come nessuno fino a quel momento era mai riuscito. Con note e parole che, come diceva Dylan, si «volavano nel vento».

Joan Baez - Caracalla - Roma ph JR

Joan Baez – Caracalla – Roma ph JR

Era il talking blues, il blues parlato. Queste canzoni di grande impatto emotivo, ascoltate e ripetute da una intera generazione di giovani, sono diventate non solo un simbolo, un manifesto, ma hanno fatto qualcosa di più. Ci hanno cresciuti.
Ieri metà di quel manifesto era sul palco di Caracalla, per una delle ultime tappe musicali della sua carriera.
77 anni, ancora bellissima, con la sua chitarra acustica, entra sobriamente e al buio sul palco, e subito riecheggiano, pulite, le note di “Don’t Think twice it’s alright”, e “Farewell Angelina”. E il pubblico si scalda.
Tre brani “unplugged”, pochi sorrisi ed un poco di tensione per i fotografi sottopalco, e dopo fanno il loro ingresso il polistrumentista Dirk Powell e il figlio della Baez, Gabriel Harris, alle percussioni.
Due virtuosi che l’accompagnano per un’ora e mezza, attraverso un percorso musicale che proietta la platea cinquant’anni indietro. I più fortunati, quelli che “c’erano” (e non sempre la vecchiaia è una brutta cosa), con le lacrime agli occhi, ricordano pantaloni a zampa di elefante, folte chiome color Henné, qualche “digressione” sulle droghe leggere, e l’idea che avevano di cambiare il mondo, e quanto ci hanno creduto, che questo mondo sarebbe cambiato in meglio.
La voce della Baez tiene benissimo, però, certo, non si può pretendere che abbia quelle incursioni sulle alte note che aveva cinquant’anni fa. E così, a darle sostegno, arriva Grace Stumberg, vocalist dotata di un timbro acuto e squillante.
“God Is God”, “Whistle Down the Wind”,” It’s All Over Now, Baby Blue”, “Another World”, l’omaggio a Janis Joplin con “Me and Bobby McGee”, e “Gracias a la vida”, in onore di Violeta Parra, già eseguita in passato in coppia con Mercedes Sosa, che della cantautrice cilena è la naturale erede, e ogni nota è una stilettata in pieno petto.
E questo è un dono che solo i grandi interpreti possiedono.
In scaletta ci sono anche “C’era un ragazzo”, e “Un mondo d’amore”, ma c’è una sorpresa.

Joan Baez - Caracalla - Roma ph JR

Joan Baez – Caracalla – Roma ph JR

Morandi, presente tra il pubblico, sale sul palco e le cantano insieme. Morandi nasconde dietro la sua disinvolta postura una grandissima emozione che esplode in un : “Voi non potete capire cosa voglia dire per me eseguirle dal vivo con Lei (che ai tempi le inserì nel suo repertorio), dopo 50 anni: Ho aspettato 50 anni e questa è l’ultima occasione.”
Noi, che con quelle canzoni siamo cresciuti, lo capiamo, ci commuoviamo e le cantiamo insieme a loro, e per un momento torniamo ai falò sulle spiagge della nostra gioventù, a quella voglia di stare insieme, di condividere valori positivi, di confrontarci, di dire NO.
Morandi invita il pubblico, che non se lo fa ripetere, ad intonare un “Roma nun fa la stupida stasera”, per Joan, sorridente ma triste allo stesso momento. E’ il suo tour di addio.
“Io vado via, ma la combattente resta”. E Dio sa di combattenti quanto ce ne sia bisogno al giorno d’oggi.
Dopo un’intensa interpretazione di “Imagine”, il pubblico canta, con lei che suona la chitarra, come se fossimo tutti sulla stessa spiaggia, o nella grande platea di Woodstock, “The boxer”. Un accompagnamento d’eccezione alle nostre voci, che riecheggia a lungo, nella commozione serrata in gola, in questo elegante, signorile ed intenso commiato; e nella frase del Maestro Zaccheo, chitarrista di spicco della scena musicale capitolina, accompagnatore, tra gli altri, di Giulia Anania nel progetto “Bella Gabriella”, che la serata non se l’è voluta perdere, e mi ha fatto l’onore della sua compagnia: “JR, …….te rendi conto che è tutto finito?”
Io me ne rendo conto, ma al momento prevale la commozione.
Molti giovani tra il pubblico: se chi è più grande di loro avrà la capacità di raccontare cosa ha rappresentato la Beat Generation nel mondo, forse è tutto finito: ma penso che non tutto sia perduto.
Joan, lasci le scene, ma sai che hai eretto un monumento più perenne del bronzo.

JR

Tomorrowland 2018: a Monza la celebrazione della musica e della fratellanza

Unite with Tomorrowland - Monza - 2018

Unite with Tomorrowland – Monza – 2018

La grande allure che si era creata intorno alla prima edizione di “Unite with” Tomorroland, organizzata nel parco di Monza, sì quello dell’Autodromo, non è stata disattesa. Circa 15000 persone si sono date appuntamento nel polmone verde brianzolo per una giornata unica nel suo genere. Il Tomorroland è un Festival di musica elettronica che si tiene ogni anno in Belgio e che riunisce i più famosi dj del mondo alla stessa console. Vietato ai minori di 18 anni, questo piccolo universo felice ha richiamato il pubblico più vario: dai freschi ventenni, ai disinvolti over 30, fino a degli inaspettati gruppi di quarantenni più che in forma. Un evento che non conosce differenziazioni di genere e di età dunque, d’altronde la posta in gioco stavolta era piuttosto alta: il messaggio da veicolare era impattante e fondamentale in un’epoca di focolai fascisti.

Uguaglianza, unione, fratellanza. Questi i concetti chiave che hanno fatto da cardine ad una line up di tutto rispetto. Tomorrowland è, letteralmente, la terra di domani, quella che ognuno di noi sogna per sè e per gli altri. Una dimensione felice, gioiosa, dove ciascuno fa ciò che ama, dove ognuno celebra la propria libertà e la condivide in maniera pacifica.

Unite with Tomorrowland - Monza - 2018

Unite with Tomorrowland – Monza – 2018

Un’organizzazione perfetta, orchestrata da da 5 Guys Company, ha offerto al pubblico 14 ore di show da mezzogiorno fino alle 2 di notte. Una scenografia impattante, un palco di 350mq e tanti effetti speciali hanno fatto da cornice a Klingande e Malaa e Martin Solveig (che ha cantato dal vivo il suo nuovo singolo “My Love” . Tante le hits ballate e cantate a squarciagola tra pizze, panini e focacce gourmet. Alle 21.00 il momento più emozionante: il collegamento in live streaming via satellite con il main stage in Belgio, in contemporanea con altre sei nazioni: Abu Dhabi, Libano, Malta, Messico, Spagna e Taiwan. Sul palco i deejay headliner del festival, tra tutte spiccano le performances di Afrojack e Armin van Buuren. Il senso di coinvolgimento e condivisione si è costruito in un crescendo emotivo, fortemente suggestionato dalla sincerità dei messaggi dei dj coinvolti.

Unite with Tomorrowland - Monza - 2018

Unite with Tomorrowland – Monza – 2018

Ballare tutti insieme, sapendo che ci sono altre centinaia di migliaia di persone che stanno ballando insieme a te, proprio come te, con lo stesso sorriso e la stessa voglia di vivere fa veramente effetto. Una sensazione così galvanizzante, così pura e priva di sovrastrutture, fa pensare che forse nella mente di chi ha messo in piedi questo evento c’era proprio questa precisa immagine.

Raffaella Sbrescia

Pavia baluardo di interculturalità: Goran Bregovic chiude l’Iride Music Festival ed è festa grande

Goran Bregovic - Castello Visconteo - Pavia - Iride Festival

Goran Bregovic – Castello Visconteo – Pavia – Iride Festival

Si chiude all’insegna della celebrazione dell’interculturalità la rassegna “Iride Fraschini Music Festival” ambientata nel Castello Visconteo di Pavia. La cornice è di quelle prestigiose, l’appuntamento di quelli da vivere almeno una volta nella vita. Sul palco il celebre compositore Goran Bregovic con la sua fidata “Wedding and Funeral Orchestra”, composta da cinque fiati, due coriste e un percussionista cantante. L’idea dell’iconico artista è portare al pubblico la versione live del suo ultimo album «Three Letters from Sarajevo», un album simbolico con cui Bregovic rompe il tabù della guerra e mette in primo piano il tema della convivenza tra religioni diverse. Il suo intento è nobile, il modo per veicolare il messaggio è infallibile. L’incedere voluttuoso degli arrangiamenti corposi e ricchi si accompagna a testi che trasudano pathos e sofferenza ma anche tentativi di conciliazione e altrettanti furiosi fallimenti.

Video:

Una commistione tra sacro e profano decisamente congeniale al musicista serbo-croato, maestro nel mescolare suoni, ritmi e linguaggi. La grande varietà di stili e tecniche mette in risalto falle e imperfezioni, diversità e incongruenze. Il ritmo è crescente, contagioso, fluttuante. Lasciarsi coinvolgere dall’impeto dei fiati e dei ritmi percussionistici è teraupeutico e galvanizzante. L’immaginario si fa fitto di suggestioni, pensieri, ricordi vicini e lontani. ll gettito di pulsioni istintive è l’acme dell’impianto emotivo su cui fondano le melodie composte da Goran Bregovic che, con il suo ottimo italiano, instaura un vivace interscambio con il pubblico, pronto a rompere le file e vivo fino all’ultima nota. In scaletta atmosfere scure, neoromantiche e sanguinarie cedono il passo alla richiesta urgente di vita e di festa: War, Vino Tinto, , Made in Bosnia, Mazel Tov, Pero, la bellissima Duj Duj, Gas Gas, Erdelezi, Mesečina, In the Death Car. Trai bis: Hopa Cupa, Bugarke, Jeremija, Bella Ciao e l’immancabile Kalasjnikov i brani che desideriamo mettere in risalto per rendere l’idea di ciò che ha rappresentato questo irrinunciabile appuntamento con la cultura.

Raffaella Sbrescia

Video:

Laura Pausini live al Circo Massimo di Roma: un altro record è stato battuto

Laura Pausini - Circo Massimo - Roma

Laura Pausini – Circo Massimo – Roma

Ha appena preso il via il FATTI SENTIRE WORLDWIDE TOUR 2018 che, a partire dal 26 luglio a Miami, porterà LAURA PAUSINI in tutto il mondo per un totale di 47 concerti.
Nel suo venticinquesimo anno di carriera, Laura mette a segno un nuovo primato. Dopo il 2007, prima donna a San Siro, e il 2016, prima donna in tour negli stadi italiani, è ora la prima donna in assoluto a cantare sul palco del Circo Massimo di Roma. Una doppietta (sabato 21 e domenica 22 luglio) in attesa del tour mondiale che partirà con oltre 330mila biglietti venduti in tutto il mondo.
Lo show è prodotto e distribuito da F&P Group, la direzione dell’intero show è di Laura stessa, e il palco prende e cambia forma grazie ai visual e ad un particolare sistema di schermi. Lo show può contare in totale su 400 metri quadri di superficie video dove grafiche e immagini cambiano in continuazione restituendo al pubblico un palco diverso per ogni brano. Lo spettacolo inizia con NON È DETTO e continua con E.STA.A.TE., la colonna sonora estiva di quest’anno.

È poi la volta di un medley di tre title track della carriera di Laura: PRIMAVERA IN ANTICIPO, LA MIA RISPOSTA e LE COSE CHE VIVI, uno dei suoi brani più famosi.
Seguono FRASI A METÀ e INCANCELLABILE, uno dei suoi successi intramontabili. SIMILI introduce il nuovo medley composto da L’ULTIMA COSA CHE TI DEVO, CON LA MUSICA ALLA RADIO e LE DUE FINESTRE mentre sugli schermi passano giochi prospettici che cambiano colore con piramidi, caleidoscopi e cubi che sembrano uscire dagli stessi.

Laura Pausini - Circo Massimo - Roma

Laura Pausini – Circo Massimo – Roma

RESTA IN ASCOLTO è il brano successivo poi con il terzo medley della serata arrivano anche tre singoli di altrettanti album storici: LATO DESTRO DEL CUORE, NON HO MAI SMESSO e ovviamente LA SOLITUDINE.
È poi la volta di FANTASTICO (FAI QUELLO CHE SEI), LA SOLUZIONE, HO CREDUTO A ME, IL CASO È CHIUSO e UN’EMERGENZA D’AMORE,  IL CORAGGIO DI ANDARE, E RITORNO DA TE, TRA TE E IL MARE, LIMPIDO, BENVENUTO, STRANI AMORI e NON C’È, COME SE NON FOSSE STATO MAI AMORE.
Su VIVIMI il cubo sulla punta della passerella la innalza nuovamente e con una nuova tecnologia mai utilizzata prima durante un concerto in Italia vengono sparate miriadi di bolle bianche e trasparenti di pura aria.
È così la volta del sesto medley, con UNA STORIA CHE VALE, BENEDETTA PASSIONE e IO CANTO, che traghetta il pubblico verso NUEVO, il singolo estratto dalla versione in spagnolo dell’ultimo disco e lanciato in tutto il mondo all’inizio di luglio.
INVECE NO, e lo show si chiude poi con il settimo e ultimo medley dove fanno il loro ingresso i dodici perfomer con altrettanti palloni blu giganteschi lanciati su tutto il pubblico mentre l’entusiasmo esplode su NADIE HA DICHO, versione spagnola di Non è detto che Laura ha cantato in duetto con Gente De Zona anche live per la prima volta nella sua carriera a Cuba, INNAMORATA e di nuovo E.STA.A.TE. in un trionfo di effetti speciali tra bolle, geyser e stelle filanti.

Al Circo Massimo, alcuni degli autori che hanno collaborato con lei nel suo ultimo disco FATTI SENTIRE sono salti sul palco per aprire le due serate con i brani più conosciuti del loro repertorio.
I protagonisti dell’opening di oggi 22 luglio sono TONY MAIELLO, che ha scritto a quattro mani con Laura Il coraggio di andare, GIULIA ANANIA, tra le firme de La soluzione e ENRICO NIGIOTTI, uno degli autori de Le due finestre.

Calcutta in concerto a Latina: autentico, disincantato e naif

Calcutta - Latina - ph Valentina Pascarella

Calcutta – Latina – ph Valentina Pascarella

La performance di Calcutta allo Stadio Francioni di Latina è stata in linea con la sua persona: autentica, disincantata e al contempo naif. Una carrellata delle sue canzoni più note intervallata da brevissimi commenti velati da imbarazzo misto a incredulità per un pubblico enorme e caldo, pronto a farsi sentire forte e chiaro. In scaletta immancabili le hits: Paracetamolo, Cosa mi manchi a fre, Gaetano, Orgasmo, Frosinone, Pesto e una Oroscopo cantata con un improbabile Tommaso Paradiso: il senso di questa apparizione non è stato del tutto chiaro e si è rivelata l’unica scelta poco convincente. L’atmosfera ritorna intima per Saliva, Le barche, Hubner, Albero. Calcutta disegna e costruisce un contesto familiare con l’augurio reiterato che le sue canzoni possano essere gradite, si spende in saluti alla nonna che abita lì vicino, snocciola dediche intime ad amici di vecchia data. Uno spettacolo coinvolgente sì ma assolutamente genuino e naturale quello del cantautore di Latina che , senza grandi pretese, sta dettando legge nel tanto amato e odiato panorama mainstream. A proposito, dal prossimo autunno Calcutta sarà in tour nei Palazzetti italiani.

Francesca De Rosa

Le date del tour invernale:

sabato 19 gennaio 2019
Padova
Kioene Arena

lunedì 21 gennaio 2019
Milano
Mediolanum Forum

mercoledì 23 gennaio 2019
Bologna
Unipol Arena

venerdì 25 gennaio 2019
Bari
PalaFlorio

sabato 26 gennaio 2019
Napoli
Palapartenope Casadellamusica

mercoledì 6 febbraio 2019
Roma
PalaLottomatica

☘️sabato 9 febbraio 2019
Acireale (CT)
Palasport

The Chainsmokers live: la festa che non ti aspetti all’Umbria Jazz 2018

The Chainsmokers live - Umbria Jazz 2018- ph JR

The Chainsmokers live – Umbria Jazz 2018- ph JR

E’ uno spettacolo di straordinaria bellezza, quello che The Chainsmokers hanno studiato, progettato e realizzato all’Arena Santa Giuliana, in occasione della loro unica data estiva in Italia. Lo spazio si presta, ed il duo ne approfitta, riservando, fronte palco un’area decisamente vasta, destinata ad effetti che nel corso della serata trasformeranno il palco principale di Umbria Jazz in una girandola di colori, luci, “vampate”, che raramente è dato di vedere durante un concerto.
Mi corre obbligo di usare la prima persona, in quanto mi sono avvicinata all’evento con parecchio scetticismo. Nonostante il duo sia stato considerato una sorta di “rivelazione”, dopo aver dominato lo scorso anno tutte le classifiche internazionali, aver vinto l’ultima edizione dei Grammy come “nuova proposta”, aver totalizzato un numero inestimabile di views su Youtube e su Spotify (oramai la musica si apprezza così), e aver incantato migliaia di spettatori, mi sono detta “non è il mio genere”.
Di fatto mi sono tornate alla mente le parole di Quincy Jones durante la conferenza stampa di Roma: “la musica non si distingue per generi. Esiste quella bella e quella brutta”.
E quella dei Chainsmokers è decisamente da considerarsi bella.

The Chainsmokers live - Umbria Jazz 2018- ph JR

The Chainsmokers live – Umbria Jazz 2018- ph JR

Il genere remix, percorre il panorama musicale pop a 360 gradi, alternando grandi successi a brani originali, che mettono in evidenza le doti del duo anche sotto l’aspetto compositivo.
Sound esplosivo, che coinvolge vista, udito e rende irresistibile la voglia di unirsi alle migliaia di adolescenti sotto palco e ballare con loro, divertiti, stupiti, ma anche molto disponibili nell’ospitare un elemento fuori contesto generazionale, ma sicuramente molto compiaciuto e divertito dallo spettacolo.
C’è una grande personalità e professionalità nel modo di fare musica dei due DJ, molta grinta, poca improvvisazione, molto studio.

The Chainsmokers live - Umbria Jazz 2018- ph JR

The Chainsmokers live – Umbria Jazz 2018- ph JR

Uno spettacolo che va assolutamente visto, per poter essere apprezzato, perché si rifà ad un modo di interpretare il sound psichedelico che vuole un coinvolgimento totale del fruitore finale. Insomma, non basta ascoltare. Bisogna guardare, e farsi trasportare.
E la bellezza ha il potere di avvicinare un mondo che spesso noi, generazionalmente più maturi, non riusciamo a comprendere appieno. Questo un merito indiscutibile dei Chainsmokers, forse il più grande.

Al mattino, la Galleria Nazionale, nella Sala Podiani, oramai definitivamente diventata un piccolo e prestigioso auditorium, ha ospitato Ethan Iverson, ex componente dei Bad Plus, che intrattiene l’attento e sempre numeroso pubblico di questi preziosi concerti di mezzogiorno, con una serie di esecuzioni di brani celebri, interagendo con la platea “a richiesta”, e rivelandosi, oltre che un pianista di ottima caratura (ma questo lo aveva già ampiamente dimostrato nel suo percorso con i Bad), anche un intrattenitore divertente e disinvolto.

Ethan Iverson - Umbria Jazz 2018- ph JR

Ethan Iverson – Umbria Jazz 2018- ph JR

Peccato non aver potuto assistere alla sua partecipazione allo spettacolo serale del Morlacchi, che vedeva impegnati il Billy Hart Quartet con la partecipazione di un ospite di eccezione: Joshua Redman.
Purtroppo la scelta di anticipare i concerti del Morlacchi alle 22, lo abbiamo già detto, risulta un poco penalizzante. Però il contesto di questo Umbria Jazz è ricco di grandi nomi e musica di qualità. E per una volta abbiamo voluto allontanarci da quanto sapevamo comunque affine musicalmente, per sperimentare qualcosa di diverso. E ne siamo soddisfatti.

JR

Fabri Fibra inaugura Le vacanze tour al Rugby Sound Festival: il fenomeno è ancora lui

Sabato sera all’insegna del rap all’isola del Castello di Legnano per il Rugby Sound Festival. Una sorta di isola felice in un contesto di abbandono e degrado urbano che sa tanto di pugno nell’occhio per chi ci arriva per la prima volta.

Appassionati da tutta la lombardia sono accorsi per divertirsi prima insieme a Gemitaiz, il cui nuovo disco di inediti “DAVIDE” (Tanta Roba Label/Universal Music Italia) e l’omonimo singolo “Davide” feat. Coez sono stati certificati platino e poi insieme a Fabri Fibra, sul palco per la prima data del tour estivo “Le vacanze”.

Fabri Fibra - Le vacanze tour

Fabri Fibra – Le vacanze tour

La serata prende subito il piede giusto con un lungo live di Gemitaiz, il cui repertorio può essere riassunto in un pubblico encomio della cannabis con il beneplacito dell’entusiasta pubblico, pronto a mettere in pratica i diktat delle canzoni in scaletta.
Alle 22.30 circa, Fibra arriva sul palco corredato da emblematiche palme di cocco. Sono passati 14 anni dalla pubblicazione del primo album Mr Simpatia ma Fibra ha tutt’altro che l’aria stanca. Il rapper di Senigallia è affamato, le sue rime sfilano ora leggere e divertenti, ora arrabbiate e taglienti ma sempre cariche di significato. Fibra è old school, non inneggia alle droghe sintetiche, ride e scherza ma sa anche quando il gioco si fa duro. Nella sua scaletta non manca nessuna delle pietre miliari del suo personale repertorio. Il suo fare i grandi numeri non cozza con il saper parlare alle platee di periferia. “Fenomeno” (certificato doppio platino da Fimi/Gfk Italia), “Stavo Pensando a te” (certificato doppio platino da Fimi/Gfk Italia) e “Pamplona” (feat. Thegiornalisti) reduce da 4 certificazioni platino viaggiano insieme “Cazzo vuoi da me”, “Lascia stare”, “Cronico”.

Fabri Fibra live @ Legnano

Esilarante l’effetto del brano “Pezzo trap”, cantato insieme al suo caro amico e collega Gemitaiz: Fibra è sottile ma non le manda a dire. Questo ricambio generazionale che vede i giovani trapper in auge fa discutere. Tra le canzoni più apprezzate “Fenomeno”, “Tranne te”, “Applausi per Fibra”, Mal di stomaco”. Brillante l’omaggio al KOM con il brano “Come Vasco”. A stemperare i toni le tipiche cose simpatiche ed estive: “Fotografia” feat. Carl Brave e Francesca Michielin e il bis con la title track del tour “Le vacanze”. Alla fine anche Fibra sa che al pubblico piace principalmente divertirsi e così è stato.

Raffaella Sbrescia

Luca Barbarossa live con “Roma è de tutti”. Un senso d’appartenenza che dura da 40 anni

Luca Barbarossa live - Roma ph G.R.

Luca Barbarossa live – Roma ph G.R.

E’ una serata piacevole, quasi primaverile, quella di una Roma semideserta, nel giorno della celebrazione dei Santi. Pietro e Paolo. Una Roma “sparita”,emigrata nei lidi limitrofi, silenziosa, quasi surreale. Fino a quando non si varca la soglia della cavea dell’Auditorium Parco della Musica, dove pare che i superstiti del ponte d’estate per antonomasia, si siano radunati in massa, in attesa del concerto casalingo di Luca Barbarossa. Concerto che segna la tappa più attesa, nonché finale, dell’esecuzione live del suo ultimo lavoro, “Roma è de tutti”, da cui è estratta la ballata presentata a Sanremo con Anna Foglietta “Passame er sale”. Pubblico di tutte le età, curioso ed impaziente, ma soprattutto numeroso, tanto da riempire l’intera area esterna dell’auditorium, e far registrare il sold out.

Ed eccolo fare il suo ingresso, sorridente, disinvolto, e visibilmente emozionato e commosso per il fatto di esibirsi in casa, nella sua città. Città a cui ha dedicato il suo ultimo lavoro, ma che ha ispirato la sua intera produzione discografica, da quando, diciottenne,reduce dal trionfo di Castrocaro, esordì al festival di Sanremo con “Roma Spogliata”. E fu subito successo.

Luca Barbarossa live - Roma ph G.R.

Luca Barbarossa live – Roma ph G.R.

Cantautore garbato, dall’innata modestia, dallo spirito allegro, e la battuta sempre pronta, saluta il pubblico già “caldo”, definendo il suo, un concept album; 11 brani che sono un sentito omaggio alla Capitale, e ad anticipare, creando una crescente aspettativa, che durante la serata ci saranno special guest di tutto rispetto.

E così, dopo “Passame er Sale” e “Come Stai”, un divertente intermezzo per spiegare “La Dieta”, ed ecco la prima importante “Ospitata” della serata. Con l’eleganza che la contraddistingue e un’entrata regale, una Fiorella Mannoia in forma incredibilmente smagliante, fa sua, con affetto ed empatia elargite ad ampi gesti una “Roma è de Tutti”, che, mai come in questo momento, esprime, anche solo nel titolo, un concetto che sembra opportuno e sacrosanto ribadire.

Luca Barbarossa live - Roma ph G.R.

Luca Barbarossa live – Roma ph G.R.

Il cantautore Romano non è mai banale. Originalità ed impegno sono le caratteristiche della sua produzione, oramai quasi quarantennale, se si considera che cominciò a cantare giovanissimo, ponendosi da subito all’attenzione del grande pubblico. In questo ultimo lavoro fa la sua comparsa anche una distinta vena ironica, che si accompagna spesso (come, ad esempio ne “La Pennica”, o in “La mota”), a dei ritmi che rompono un poco gli schemi compositivi che gli sono propri. Non solo ballate, o melodie ortodosse, ma anche swing, blues, e qualche incursione “balcanica”. E proprio su una ritmica sostenuta, fa ll suo ingresso un informale ma coinvolto Alessandro Mannarino, a duettare in “Madur”, storia quantomai attuale di un ragazzo di colore, nato a Centocelle, ed ucciso dall’odio e dal razzismo.

Prosegue così, offrendo i titoli dell’ultima produzione, una serata condita di battute, ricordi, aneddoti (uno per tutti; l’incontro con Eros, a Castrocaro l’anno dopo la sua partecipazione, esordiente, timido, impacciato, che gli chiese “come se fa a ave’ successo?”….”eh, so 40 anni che cerco de ricordamme che j’ho risposto”, è la divertente “chiosa”), alternati ad un omaggio musicale a Gigi Magni, ad un sonetto che narra di una famiglia molto radicata sul territorio delle borgate, una ninnananna dedicata alla figlia, sulle note di Brahms.

Luca Barbarossa live - Roma ph G.R.

Luca Barbarossa live – Roma ph G.R.

Tutta incentrata sull’ultimo Cd la prima parte del concerto, sembra quasi accomiatarsi dal pubblico, quando, in realtà, con un cambio di ritmo perfetto, intona le vecchie sonorità melodiche. E così, partendo da “Ali di cartone”, passando attraverso la commovente “Via Margutta”, l’attualissima “Al di là dal muro”, proprio “Come dentro un film”, si susseguono tutte le pietre miliari della sua lunga carriera, percorsa sempre mantenendo lo standard dell’autore impegnato, ma con leggerezza, con poesia, con un’intensità che tocca il vertice e gli animi, quando, di fronte ad un pubblico commosso fino alle lacrime, ripropone “L’ amore rubato”, il brano shock di una Sanremo di tanti anni fa, che scrisse pensando alla Mannoia, ma che la Mannoia stessa preferì non cantare, per non caricarlo di retorica. Retorica che si smonta e sublima in pathos, nel momento in cui è proprio un uomo ad immaginare e farsi interprete del dolore che ad una donna può recare uno stupro.

Luca Barbarossa live - Roma ph G.R.

Luca Barbarossa live – Roma ph G.R.

Standing ovation, e, come bis, prima “Portami a ballare”, e poi nuovamente “Passame er sale” nel duetto sanremese con Anna Foglietta, bis che vede il pubblico raccolto tutto sotto il palco, come stretto in un intenso e forte abbraccio a questa discreta icona della musica capitolina, tanto significativa, quanto “defilata”. L’eleganza e la consapevolezza delle proprie doti autoriali, la spigliatezza e la genuinità nel rapporto con il pubblico, la battuta sempre pronta, ed il sorriso sempre acceso. Lo stesso sorriso indimenticabile di quando, tanti anni fa, penso ventenni entrambi, me lo trovai dietro, in fila, a prendere i biglietti per il concerto di Suzanne Vega, e, mentre lo osservavo, meravigliata di vederlo lì (era già noto al grande pubblico), mi fece, ammiccando, “ma sarà brava ‘sta Suzanne Vega?”.

Questo è Luca Barbarossa. Un gioiello prezioso del panorama musicale italiano, pieno di romanità, di amore per Roma, ma tanto discreto da meravigliare, a volte, di esserlo, figlio della Lupa. E forse proprio per questo così amato in tutta la penisola.

G.R.

Luca Barbarossa live - Roma ph G.R.

Luca Barbarossa live – Roma ph G.R.

iDays 2018: Richard Ashcroft, Liam Gallagher, The Killers. L’estate è davvero iniziata

The Killers -iDays 2018

The Killers -iDays 2018

Al via gli iDays 2018. Quest’anno lo scenario è l’area dell’Ex Area Expo di Rho. Qualche chilometro a piedi per raggiungere il palco e poi c’è solo da divertirsi. La maratona rock inizia con il frontman dei Verve, protagonista di un set acustico in cui i brani della band si fondono con quelli del suo repertorio solista. Il risultato è simile a quello di un rito propiziatorio. Un solenne raccoglimento prima che sul palco compiaia Liam Gallagher, reduce dalla pubblicazione dell’album solista ”As You Were”. Il suo carisma è di quelli percettibili a pelle. Le temperature sono altissime ma lui, stoico, nel suo giubbotto giallo chiuso fino al collo, resiste impenitente nella sua posa da rocker dispettoso. Lui è una “Rock’n’Roll Star” e nulla pare poter intaccare la sua allure. Il set è ricco di inserti solisti: “For What It’s Worth, “Greedy Soul”, “Wall of Glass”, “Bold”, “I’ve All I Need” e “You Better Run”. Immancabili le pietre miliari della storia degli Oasis: Whatever”, “Supersonic”, “Some Might Say”, “Live Forever” e “Wonderwall”. Il set perfetto per il tramonto più lungo dell’anno.

Video: Liam Gallagher

La serata di incendia con gli headliners: The Killers. La band made in Los Angeles, con un appeal che richiama i fasti delle party band anni Ottanta, fa il suo ingresso tra orde di coriandoli. E’ il compleanno dello spumeggiante Brandon Flowers non mancano sorrisi a tutto spiano e saluti in italiano. Il set inizia con “The Man” e ingrana subito la quinta marcia con “Somebody Told Me” e “Spaceman”. Brandon è così carico da non riuscire a dosare voce e forze, un calo fisiologico macchia la parte centrale del concerto ma i conti vengono subito pareggiati nell’ultima parte dello show “Human”, “For Reasons Unknown”, “All These Things That I’ve Done”,“When You Were Young” e l’immancabile “Mr. Brightside” chiudono la prima serata che segna inderogabilmente l’inizio di un’estate tutta da costruire.

Video: The Killers

Raffaella Sbrescia

Set list – The Killers

The Man
Somebody Told Me
Spaceman
The Way It Was
Shot at the Night
Run for Cover
Smile Like You Mean It
For Reasons Unknown
Human
Tyson vs Dougla
A Dustland Fairytale
Runaways
Read My Mind
All These Things That I’ve Done

Encore:
The Calling
When You Were Young
Mr. Brightside

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