Una notte con i Sigur Rós ad Assago per riappropriarsi delle emozioni

Sigur Rós live al Mediolanum Forum - Assago

Sigur Rós live al Mediolanum Forum – Assago

Immaginatevi di fermare tutto per un paio d’ore o solo per qualche momento per ascoltare solo i vostri sensi, il battito del vostro cuore o semplicemente il flusso turbinoso dei vostri pensieri. Questo è il più grande dono che può fare la musica dei Sigur Rós, il trio islandese che, ispirandosi ai grandi pionieri del post-rock, ha saputo incrociare la durezza delle chitarre distorte, lo scintillìo metallico dei synth, il lirismo di una voce tanto eterea quanto penetrante al sibilo di un arco usato per creare voluttuose acrobazie sonore che solo le anime più attente possono cogliere nel dettaglio. Il mistero dell’imperscrutabile lingua “hopelandic” di loro invenzione sposa l’intricato e luminescente universo visual ideato per integrare e apportare un concreto valore aggiunto ad un muro di suono concepito per accogliere e non per separare il pubblico, silenzioso e assorto in un ascolto quanto mai attento. La costruzione del concerto è stata organizzata seguendo uno schema logistico e mentale preciso: il cantante-chitarrista Jón Þor “Jónsi” Birgisson, il bassista Georg Hólm e il batterista Orri Páll Dýrason sono partiti dando spazio alle nuove e oscure note dell’album in divenire: “Á” ,“Niður”, “Varða”, “Óveður” per poi dedicarsi nel corso del secondo atto ai rassicuranti ed energici classici “Sæglópur”, “Festival”, “Ný Batterí”.

Video: Sigur Rós live

Le melodie dei Sigur Rós sono deflagrazioni sonore ad alto impatto emotivo, si diramano all’interno del tessuto nervoso e rilasciano materia viva, pregna di eco emotiva. Le distorsioni filtrano ogni sfumatura di una voce sempre nitida, più bucolica che angelica. Il contrasto tra gli elementi comporta un saliscendi emotivo molto impegnativo. Spazio all’immaginazione e alla spiritualità, dunque, ma attenzione: i Sigur Rós non sono degli improvvisatori. Ogni singolo elemento: dagli strumenti, all’uso della voce, alla gestualità, alla scelta di esprimersi in una lingua quasi inaccessibile, è il frutto dell’unico obiettivo da sempre perseguito dalla band: concederci il lusso e la possibilità di riappropiarci delle nostre emozioni e imparare a riconoscerle.

 Raffaella Sbrescia

La scaletta

Primo atto
Á
Ekki Múkk
Glósóli
E-Bow
Dauðalagið
Fljótavík
Niður
Varða

Secondo atto
Óveður
Sæglópur
Ný Batterí
Vaka
Festival
Kveikur
Popplagið

Zucchero live all’Arena di Verona: quando il blues è Made in Italy

Zucchero live @ Arena di Verona

Zucchero live @ Arena di Verona

Partiamo dai numeri: 230.000 spettatori, 22 date in Arena di Verona , 127 date di un tour mondiale e 62 anni di età. Zucchero Sugar Fornaciari riempie fino all’ultimo ordine di posto la famosa Arena con un concerto pieno, vario e molto curato. Il Black Cat World Tour 2017 d’altronde è la prova definitiva che Zucchero ha inteso assurgere il mestiere del cantante alla sua stessa vita. L’impressione quindi, trovandosi al suo cospetto, è quella di trovarsi nel salotto di casa sua. Zucchero è allegro, rilassato, ha voglia di scherzare, tocca le note più alte senza colpo ferire e, in barba alle prime temperature autunnali, tiene più di mezzo concerto in maglietta a maniche corte.

Di tutto rispetto la band che si è scelto per questa avventura live. Zucchero ha chiamato a raccolta sia alcuni musicisti che collaborano con lui da tempo immemore, sia professionisti conosciuti durante i suoi ultimi viaggi. Tra tutti spicca in scena il famoso esperto di organo Hammond Brian Auger. Cuba, Los Angeles, Houston, Ohio, Inghilterra sono i paesi da cui arrivano influenze, suggestioni, suoni scelti per vestire su misura i brani che, anno dopo anno, si sono sedimentati nell’antologia discografica di Zucchero nonchè nel costume del pubblico italiano.

Zucchero suddivide in capitoli il suo concerto regalando ampio spazio all’ultimo album “Black Cat”, costruito insieme ai più grandi produttori in circolazione con un impianto strutturale profumato di blues e America nera alla Django Unchained. Si va da “Partigiano reggiano” a “13 buone ragioni” passando per “Ci si arrende”, “Hey Lord”, “Voci”. Per i fan di primo pelo non sono mancati i momenti amarcord senza rinunciare alla possibilità di alzarsi in piedi e scatenarsi a ritmo di blues-rock. In sequenza: “Vedo nero”, “Baila”, “L’urlo”, “Chocabeck”, “Wake me Up”, “Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall’Azione cattolica”, “Diamante”. Significativo l’omaggio a Pavarotti sulle note di “Miserere”, con tanto di standing ovation da parte del pubblico a fine proiezione video.

Zucchero live @ Arena di Verona

Zucchero live @ Arena di Verona

A metà strada tra sacro e profano, godereccio e spontaneo, Zucchero conquista il pubblico con la potenza della sua voce calda, ruvida e graffiata, con quel piglio un po’ sornione, un po’ beffardo. L’ultima parte del concerto è tutto un susseguirsi di grandi successi radiofonici: “Overdose (d’amore)”, “X colpa di chi?” e “Diavolo in me”, “Nel così blu”, “ Così Celeste”, “ Indaco”. Il concerto si chiude con “Never is a moment”, un messaggio chiaro e inderogabile quello di Zucchero che, allo scoccare del suo compleanno, si congeda dal suo pubblico pensando già alle imminenti date in Argentina e Brasile. Ecco a voi un esempio di iconico stile italiano.

 

Raffaella Sbrescia

Baustelle live all’Alcatraz: la fine dell’estate è dandy

Baustelle @ Alcatraz

Baustelle @ Alcatraz

Quanti di voi provano a resistere ma finiscono col cedere all’impellente bisogno di abbandonarsi al sublime fascino della malinconia decadente? Indiscussi maestri di questo imperituro ciclo delle spirito umano sono i Baustelle che hanno scritto ufficialmente la parola “fine” all’estate 2017 sul palco dell’Alcatraz di Milano per recuperare il concerto inizialmente previsto al Carroponte, annullato per maltempo.

Bianconi, Bastreghi, Brasini e compagni hanno chiamato a raccolta il loro pubblico per la celebrazione di un rito pagano in cui amore e violenza sono stati assunti al ruolo di divinità aleatorie.

Forti della loro impattante presenza scenica, stilosi e cinematografici al punto giusto, i Baustelle hanno voluto percorrere un viaggio completo all’interno del proprio personalissimo percorso artistico. Tanto, ovviamente, lo spazio concesso al loro ultimo album di inediti, intitolato per l’appunto “L’amore e la violenza” che è riuscito ad intersecarsi tra le pietre miliari della vita discografica dei Baustelle.

Video: Amanda Lear

Che siano snob o semplicemente dandy, noiosi o pessimisti cosmici, come scherzosamente ha spiegato lo stesso Francesco Bianconi al suo fedele pubblico, i Baustelle rappresentano un punto di riferimento per tutta quella scena cantautorale che nel tempo ha saputo trovare una cifra stilistica in grado di reggere il passaggio di testimone tra epoche contrastanti. L’ermetismo electro-pop, gli strumenti vintage, la cura artigianale per la scelta dei suoni e delle parole, quel piglio un po’ radicale, un po’ sornione sono le caratteristiche vincenti della band toscana. “Fanculo alla vostra allegria del cazzo” – declama Bianconi dal palco – “Sì, siamo tristi. Quando cantiamo le nostre canzoni, un velo di tristezza ci attraversa il cuore” – afferma. E menomale, diciamo noi. Chissà che noia stare due ore ad ascoltare il nulla, con i Baustelle invece è tutto diverso, le storie, i sentimenti, le suggestioni diventano un unicum con il suono creando una miscela ipnotica ma non atrofizzante.

Raffaella Sbrescia

La scaletta

scaletta ok

Max Gazzè e Carmen Consoli insieme sul palco nell’ex Area Expo: quando il cantautorato diventa chimica

Un po’ come lo yin e lo yang del cantautorato italiano, Max Gazzè e Carmen Consoli sono saliti sul palco dell’Open Air Theatre dell’ ex Area Expo di Rho (Milano) per un mutuo scambio alchemico ad alto tasso emotivo. Riuniti sotto la pioggia in una sera di fine estate, i due cantautori si sono dapprima alternati in staffetta per mettere sul piatto i rispettivi migliori successi fino a fondersi in un vorticoso unicum di parole, note ed emozioni. Palpabile e illuminante la complicità mostrata da due artisti che con le loro canzoni hanno trovato il modo di entrare nella sostanza stessa dell’anima.

Video: Mille volte ancora

 

Che siano le ballate intrise di sentimento di Carmen Consoli o le brillanti poesie pop di Max Gazzè, il risultato è assimilabile alla sensazione di sentirsi in un contesto caldo e familiare. Una comfort zone del cuore in cui la contaminazione si è trasformata in un valore aggiunto. Scusate il sentimentalismo facile ma, fidatevi quando vi si viene a raccontare di una serata fredda e bagnata, riscaldata da racconti senza tempo, da voci che accompagnano da un buon ventennio e che, malgrado il cambiamento del costume italiano, riescono ancora a fotografare la parte più intima e più vera del nostro sentire. Dalla litania sicula alla lirica di soffusi e curatissimi arrangiamenti passando per l’effluvio sensuale del basso fino a sfociare una dorata cascata irrorata di influenze anni ’80. Le controparti hanno saputo bilanciare i rispettivi punti di forza con intelligenza e lungimiranza e, in effetti, la scaletta finale ha saputo incontrare il gusto di un pubblico quanto mai vario.

Raffaella Sbrescia

Video: Carmen Consoli – L’ultimo bacio

Fabrizio Moro live al Carroponte: un sorprendente equilibrio tra tormento e serenità

Fabrizio Moro live @ Carroponte - Pace tour

Fabrizio Moro live @ Carroponte – Pace tour

Fabrizio Moro fa parte di quella tipologia di artisti a cui ti capita di legarti in modo assolutamente spontaneo e naturale. Il motivo di questa affermazione è semplice: le sue canzoni mettono insieme le coordinate della vita di ciascuno di noi. Nello scrivere di sé e nello scacciare i propri demoni, Fabrizio lo fa in modo universale così che, come all’interno di un processo di osmosi, possa accadere che ad un suo concerto ci si possa sentire parte di un tutt’uno.

Questo è quanto, ad esempio, è accaduto durante il concerto che il cantautore ha tenuto al Carroponte di Sesto San Giovanni lo scorso 6 settembre per due ore di raccoglimento, condivisione e compartecipazione.

Fabrizio Moro appare sereno, pieno di vita e di energia, domina il palco come di consueto sì, ma il suo sguardo brilla di una luce nuova e la sua voce graffiata si rimpolpa di autentica emozione ad ogni inizio di canzone. A coadiuvarlo una band obiettivamente preparata, fatta di gente che conosce il suono e ama costruirlo. Belle davvero le intelaiature rock messe su per questo tour che, in effetti, ha riscontrato ottimi feedback un po’ in tutta Italia.

Video: “Portami via” @ Carroponte

Non si tratta di rinnovata consapevolezza o di maturità artistica, bensì di serenità. Il tormento rimane sicuramente una componente importante del repertorio di Moro ma i contenuti del suo ultimo album di inediti “Pace”, frutto della sua appagante esperienza di padre, conferiscono un delicato equilibro ad una scaletta lunga, varia e godibile.  Tra i momenti migliori del concerto segnaliamo: “Pace” (che non ho), “La felicità”, “Giocattoli”, “Sono anni che ti aspetto”, la bellissima versione acustica di “Un’altra vita” e “Parole, rumori giorni”.

Fabrizio Moro live @ Carroponte - Pace tour

Fabrizio Moro live @ Carroponte – Pace tour

Fabrizio Moro c’è e il suo cuore è vivo e pulsante come non mai. Immaginare il pubblico godere di questa linfa vitale e creativa, darà quasi l’impressione di un’immagine parassitaria, invece no, tutto questo è il fermo immagine di uno scambio schietto, autentico e sincero.

Raffaella Sbrescia

Musica profumata di vita e passione al Chiostro Bistrot con Marianne Mirage e Henry Beckett

Marianne Mirage live @ Chiostro Bistrot - Milano

Marianne Mirage live @ Chiostro Bistrot – Milano

Ritagliarsi un venerdì sera per se stessi e per il proprio spirito in una calda sera di fine luglio è quello che ci vuole per ritemprare la mente e riassaporare la bellezza delle cose semplici. Semplici sì ma ben fatte, come le canzoni di Henry Beckett che, dopo la pubblicazione dell’EP “Heights” e del video “Radio Tower”, si è esibito in un intimo live acustico al Chiostro Bistrot di Milano. Il suo inglese profuma di colline e di tramonti, di strada e di storie vissute di pancia. Presto partirà per un tour on the road in Scozia dovrà potrà trarre nuove ispirazioni da inglobare nel suo prezioso bagaglio di note, nel frattempo conserviamo le calde suggestioni della sua voce pulita e vibrante.

La serata del Chiostro Bistrot è continuata all’insegna della classe e della grinta di Marianne Mirage, un” artista che incarna il concetto di vitalità. Accompagnata dall’immaginifico ritmo di percussioni africane, la cantautrice ha letteralmente stregato il pubblico. Il suo folk d’autore è fresco, leggero e versatile. Marianne riesce ad impregnare la sua voce con sfumature soul, glam rock, afro e gospel. La sua musica è artigianato puro, ogni dettaglio è home-made e si sente. Non solo i suoi brani ma anche le cover cambiano volto con il suo tocco. Su tutte segnaliamo “Happy Days” di Ghali, “Don’t Explain” di Billie Holiday, una sorprendente versione di “Actin Crazy” di Action Bronson ma soprattutto una bellissima interpretazione di “Jesus loves me”; il gospel anni ’70 che ha incantato anche Patty Smith quando Marianne l’ha cantato in occasione dell’opening act di un suo recente concerto in Italia.  Immancabili, ovviamente, i successi di Marianne: “Le canzoni fanno male”, “In tutte le cose”, “Corri”, “La vie”, “Game over”. Non è facile distogliere le persone dal drink del venerdì sera e concentrarlo sotto palco, Marianne Mirage non solo ci è riuscita, ha fatto molto di più: ha catturato l’attenzione di tutti e ha lasciato che ciascuno trovasse il proprio modo per entrare in connessione con lei e la sua musica profumata di vita e passione.

Raffaella Sbrescia

 

 

Arto Lindsay live alla Triennale di Milano: il noise d’autore che spiazza

Arto Lindsay live - Triennale - Milano

Arto Lindsay live – Triennale – Milano

Continuano i mirabolanti appuntamenti musicali ai Giardini della Triennale di Milano. TRI-P music fest rappresenta, infatti, il punto di riferimento per chi ha voglia di ascoltare musica ricercata. Non a caso l’esempio che portiamo oggi è il racconto che testimonia il grande ritorno in Italia di Arto Lindsay, il performer, chitarrista, cantante e produttore discografico statunitense che, all’alba dei sessantaquattro anni, ha voluto lasciare ancora una volta un segno ben tangibile all’interno dello scenario musicale contemporaneo.

Come poter descrivere l’essenza del suo noise intriso di suggestioni, riferimenti storici, antropologici? La trama intessuta tra folk brasiliano, rock, punk jazz, bossa nova moderna e funk in salsa carioca è fusa all’interno di formula strumentale unica seppur difficilmente fruibile.

Non è facile capire e godere della musica di Arto, ad un primo ascolto la sua chitarra assume una funzione disturbante, incomprensibile ai più. La sua vera funziona è, invece, scardinatrice, dirompente.

Il free jazz di Arto Lindsay si muove a braccetto col tropicalismo creando un universo semantico inedito, un contesto intellettuale dove ciascuno può individuare una chiave di lettura propria.

Beato chi c’era negli anni ’70 quando tutto ebbe inizio, quando la musica d’avanguardia era percepita come qualcosa di grandioso ed epocale. Oggi è diverso, si rimane attoniti e guardinghi e spiazzati di fronte a qualcosa che non ci suona familiare. Quello che addolcisce lo stile rumorista di Arto Lindsay è la capacità di non allontanarsi mai dalla classe e dall’eleganza della canzone d’autore, quella che in un attimo rimette insieme tutti i pezzi sghembi di un’anima viva e in continua evoluzione. “Cuidado madame”, s’intitola l’ultimo album di Arto, un titolo profetico per un artista pronto a sorprendersi e a sorprendere senza mai prendersi sul serio ma con i piedi ben saldi nella nostra fluida contemporaneità.

Raffaella Sbrescia

Ermal Meta live al Carroponte: “La gioia è una cosa seria”

Ermal Meta live @ Carroponte - Vietato Morire tour

Ermal Meta live @ Carroponte – Vietato Morire tour

“Come il sole a mezzanotte” è lo squarcio di gioia che illumina e attraversa il cuore in una notte di mezza estate al Carroponte di Sesto di San Giovanni. L’occasione è il concerto del cantautore Ermal Meta che, nel pieno del suo “Vietato morire tour”, summer edition, ha voluto donarsi al pubblico con un live di due ore e mezzo. In questi mesi vi ho parlato spesso di questo artista e se, dal punto di vista tecnico, sappiamo tante cose di lui, non possiamo esimerci dal ribadire quanto grande sia il suo cuore e di come questo aspetto sia in grado di innescare un processo alchemico tale da cementificare il suo rapporto con il pubblico.

Gratitudine, rispetto, autentico desiderio di reciprocità e vicendevole scambio di emozioni sono i principali elementi di questa bella favola musicale.

E se in scaletta non manca mai nessuno dei più bei brani contenuti nelle ultime pubblicazioni discografiche, Ermal non lesina nemmeno le perle risalenti al periodo in cui era ne La Fame di Camilla, rivisita i suoi stessi successi autorali ma soprattutto cesella a suo modo pietre miliari della musica internazionale. Su tutte mi piace di ricordare “Hallelujah” e l’ormai irrinunciabile “Amara terra mia”.

Che sia in un ambiente acustico o elettro-pop la voce di Ermal Meta è pulita, chiara, sincera e diretta. Versatile e calda ma soprattutto vibrante e sicura nelle tonalità più alte.

Sarà forse per questo che un concerto di questo artista sia un grado di rappresentare un’esperienza di vita completa e variegata: con Ermal si va a spasso tra temi, generi e tonalità che stimolano lo spirito e che scavano a piene mani tra angoli e anfratti di ciascuno, nessuno escluso.

Se a tutto questo aggiungiamo la gioia con cui Ermal Meta ama donare tutto se stesso al proprio pubblico, ecco che appare chiaro cosa possa fare la differenza in un contesto intriso di presspochismo e superficialità.

Come sempre, provare per credere.

Raffaella Sbrescia

Umbria Jazz 2017: dal tributo a Zappa alla rilettura di Gillespie passando per Jacob Collier

Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

Il quinto giorno ad Umbria Jazz è ricco di appuntamenti e piacevolmente impegnativo. Si parte con l’evento di mezzogiorno, presso la sala Podiani della Galleria Nazionale Umbra. Location di alto prestigio, per una rassegna di alto livello, in linea con il contesto, tanto per qualità quanto per affinità artistica. Vincent Peirani e G. Emile Parisien, duo di giovani interpreti e compositori, dà vita ad un concerto per sax e fisarmonica, che propone, con l’utilizzo arrangiamenti eleganti, sofisticati e ricchi di pathos un percorso attraverso la tradizione musicale d’oltralpe, di ogni periodo e genere. Il risultato è visibilmente efficace: pubblico rapito e standing ovation finale ripetuta per ben due volte, a richiamare i due musicisti sul palco, stanchissimi, madidi di sudore, ma emozionati almeno quanto il pubblico. “Belle Epoque” il titolo del CD, che ci sentiamo di consigliare, anche se, per la fisicità che caratterizza il modo interpretativo dei due francesi, la vera efficacia d’impatto riteniamo sia nel live. Chiunque si trovasse a passare per Perugia, non lesini comunque dal partecipare ad uno degli eventi della sala Podiani, e dal visitare la galleria Nazionale, che contiene numerosi e insospettabili tesori dell’arte italiana dal 1300 al 1500. Talmente significativi, da dare la sensazione di percorrere il libro di testo di Storia dell’Arte del secondo anno di liceo in dimensione “3D”: qualcosa di imperdibile.

Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

Alle 17, al Morlacchi va in scena un tributo a Zappa del tutto particolare e prestigioso. Riccardo Fassi, grande estimatore dell’originale e geniale musicista, icona di una generazione di “rottura”, tanto provocatore da poter essere solo amato od odiato, suonava Zappa quando ancora il tributo a Zappa non era previsto. Dopo la morte, due anni dopo, incise “Plays the Music of Frank Zappa”, e fu uno dei primissimi omaggi a Zappa. Questo progetto viene riproposto oggi, con il coinvolgimento di numerosi elementi e del cantante di Zappa, Napoleon Murphy Broock, entusiasta dell’iniziativa, a giudicare dall’energia che, ultrasettantenne, profonde nella sua performance.
L’emozione è molta, per chi, come me, ha amato Zappa quando aveva 15 anni, e quindicenne si sente tornare, mentre si susseguono i brani più significativi della produzione zappiana. Sofa, Peaches in regalia, Muffin Man, Florentine Pogen, (canzone d’amore in 7/4, come solo Zappa poteva partorire), riecheggiano nelle orecchie, e quel gruppo di “diversamente giovani” musicisti è calato nel ruolo, al punto che sembra essere tornato anche lui all’epoca adolescenziale. Napoleon “scoppietta”, vivace e teatrale, e, che dire…..la voce è quella dei vinili. Chiudere gli occhi ed avere la conferma di essere appartenuti ad una generazione musicalmente davvero molto fortunata. Con Zappa si entra in una dimensione più marcatamente Jazz, e si arriva preparati all’appuntamento in santa Giuliana, con Enrico Rava prima e Fabrizio Bosso poi. La serata della tromba. Rava, con Tomatsz Stanko e parte dei rispettivi collaboratori, si confrontano in un “duello” musicale, dai tratti “duri e puri”, jazzisticamente parlando, e non nascondiamo che, per quanto amanti del genere, l’impegno d’ascolto è notevole. Il jazz è qualcosa di sconfinato, proprio nella sua definizione concettuale. Però nella sua accezione pura può essere ben individuato nella performance dei due artisti, che si protrae per un’ora e mezza e mette a dura prova i padiglioni auricolari di una platea probabilmente solo in piccola parte tecnicamente preparata ad accoglierla.

Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

Diverso è il discorso per il lavoro di Bosso, che con l’orchestra di Paolo Silvestri dà vita ad una rilettura di Dizzy Gillespie, di cui ricorre il centenario della nascita, e presentata in anteprima all’Umbria Jazz. Qui la musica cambia, si rianima, prende ritmo e vigore, in una dimensione orchestrale molto familiare a Gillespie. L’affiatamento di Bosso e Silvestri è evidente, il lavoro piacevole, il feedback decisamente positivo.
Si corre al Morlacchi per Jacob Collier. Il giovane Jazzista fu l’ospite rivelazione della scorsa edizione, e si ripropone in una formula scenicamente non molto diversa, ma più vicina ad una dimensione blues. Se di blues si può parlare per un folletto irrequieto, che salta da uno strumento all’altro con l’agilità di una scimmia, chiuso nella sua dimensione musicale autocentrata, ma al momento stesso estremamente comunicativo e versatile. Personalmente ho preferito il lavoro dello scorso anno. pur riconoscendo molto talento a Collier, cosa che non è sfuggita nemmeno a Quincy Jones, uno tra i primi a scoprire il giovane musicista, che lo ha voluto per una collaborazione proprio nei giorni scorsi. Collier ha sicuramente un pregio: quello di essere molto apprezzato dal pubblico più giovane, che si identifica nella sua dimensione comunicativa multimediale. Ed in tal senso il messaggio che passa è indiscutibilmente positivo, trattandosi di musica comunque ad altissimo livello, con il pregio di accattivarsi una buona fetta di auditorium under 21. La giornata comincia classica e densa di pathos e si conclude elettronica e multimediale. Una giornata intensamente piacevole, come solo Umbria Jazz sa inventarne.

R.G.

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Umbria Jazz 2017

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Dardust live al Castello Sforzesco: come perdersi in un irresistibile flow di note

Dardust @ Castello Sforzesco ph Alessio Panichi

Dardust @ Castello Sforzesco ph Alessio Panichi

Metti una sera al Castello Sforzesco di Milano sotto una fresca pioggia di luglio. Il tutto mentre le melodie strumentali di Dardust aka Dario Faini costruivano intelaiature di universi immaginifici tutti da vivere. Questo è il plot del concerto che ieri sera abbiamo visto nell’ambito della rassegna estate sforzesca. Con una suggestiva mise en place, Dardust ha suddiviso il suggestivo show in due parti. La prima, “Slow is” di chiaro stampo emotivo, minimale ma curatissima, con l’ausilio degli archi, specie quello di Lucio Enrico Fasino; la seconda “The new loud” dirompente, totalizzante, catartica. Uno spettacolo completo e variegato, curato nel dettaglio, con riproduzioni di suoni, di versi, di strumenti, di visuals pensati per avvolgere lo spettatore e catapultarlo in una dimensione spazio-temporale avulsa da qualunque contesto reale. Il mondo di Dardust è fatto di suggestioni estemporanee, lampi di emozione, sguardi fugaci, stelle cadenti, scenari visti o semplicemente immaginati. Un irresistibile flusso di note, ora acustiche, ora elettroniche frutto di autentica passione e instancabile ricerca. L’unico momento d’incertezza c’è stato in occasione del brano eseguito insieme al sopranista contraltista Di Maio. Un crossover audace ma forse troppo azzardato, l’impressione è quella che ci sia bisogno di un maggiore rodaggio per un amalgama più fluido e godibile. L’appuntamento a Milano si rinnoverà il prossimo novembre per l’ultimo atto di questo secondo capitolo di un’avvincente trilogia.

Raffaella Sbrescia

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