LP: una stella indomabile al Fabrique di Milano. Il report del concerto

Laura Pergolizzi LP

Laura Pergolizzi LP

In occasione dell’Heart to mouth tour, che vede ovunque tappe sold out, l’Italia riabbraccia Laura Pergolizzi, in arte LP, protagonista al Fabrique di Milano con uno show ricco e corposo sotto diversi punti di vista. LP è in grande forma artistica e personale, la sua carica energica sposa la sua voce mettendo in luce uno spirito libero e puro. La sua band è vibrante e i suoni proposti in scaletta sono curati ed evocativi. L’allure che emana la cantautrice, che abbiamo imparato ad amare grazie a una massiccia heavy rotation radiofonica, va decisamente oltre quello che crediamo di immaginare quando pensiamo a una rock star.
La peculiarità di questa ragazza è il suo appartenere a una dimensione unica e speciale le cui fondamenta si basano sulle emozioni, sulla passione che strappa il cuore dalle viscere e sui sogni in continuo divenire. Quello che salta subito all’orecchio è il fatto che le canzoni di LP ispirano immagini, sarebbero per questo perfette per essere colonne sonore di film o della nostra stessa vita.
Lp live @ Fabrique “Girls go Wild”

Discendente di nonni napoletani, figlia di una cantante lirica, LP ha il dono del bel canto nel DNA, le sue corde vocali toccano picchi altissimi senza sforzi e senza velleità esibizionistiche. Le sue canzoni si discostano da mode e tendenze mirando dritte all’essenziale.
Dopo aver lavorato per anni nell’ombra scrivendo numerose hits per dive come Rihanna, Christina Aguilera, Rita Ora, LP si prende finalmente quello che le spetta. L’artista in realtà ha sempre sostenuto di non aver mai scritto per scalare le classifiche, anzi, c’è sempre un tocco personale e intimo nelle sue canzoni, sarà per questa ragione che una commistione di elementi contrastanti convive felicemente in lei senza squilibri.
LP live @Fabrique Milano – Recovery

L’amore di cui LP canta non conosce sesso e scorre fluido verso l’infinito. LP ne canta ferma in acustico solo il pianoforte, lo urla a squarciagola, ne sorride saltando tra un basso e una batteria. Lo declina, insomma in tutte le sue forme salvo voi ricreare un balance portando sul palco la sua rivisitazione di Rolling Stones ed Elvis Presley. Che siano fischietti, virtuosismi vocali o vorticosi saliscendi emotivi, LP riesce a trovare sempre il modo per tenere all’erta l’attenzione dello spettatore stupendolo con nessun colpo di scena particolare se non se stessa: una stella indomabile.
Raffaella Sbrescia
Scaletta

Show intro

Dreamcatcher

When We’re High
Dreamer
When I’m Over You
No Witness / Sex on Fire / Drum Solo
The Power intro
The Power
Die for Your Love
Tightrope
One Night Intro
One Night in the Sun
Girls Go Wild
Recovery
Suspicion
House on Fire / Paint It Black
Other People
Shaken
Special
Encore:

Muddy Waters

Lost on You
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  20. Encore:
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Pop Heart tour: a spasso nel tempo con Giorgia. La recensione del concerto di Milano

GIORGIA - Pop Heart tour

GIORGIA – Pop Heart tour

Ne è passata di acqua sotto i ponti dai lontani anni ‘90 ma la classe e l’energia di Giorgia restano immutati nel tempo. L’ho rivista lo scorso 6 maggio al Mediolanum Forum di Assago in occasione della prima delle due date milanesi del Pop Heart Tour e a dire il vero sorprende osservare come l’artista sia riuscita a mantenere intatto il proprio repertorio storico senza perdere la voglia di mettersi in gioco con grandi successi di suoi colleghi altrettanto apprezzati nella scena musicale italiana. In realtà Giorgia fa di pù e alza il tiro, così come aveva fatto nel suo album di cover “Pop Heart”, anche in questo tour la cantante si diverte a cimentarsi con i brani e gli artisti che ha amato di più, dagli esordi a oggi. Il risultato è uno show molto vario, ricco di momenti di grande intensità evocativa ma anche di incursioni electro-dance, blues, soul e jazz. Sulla carta avrete magari l’impressione che si tratti di una “caciara” musicale invece il file rouge su cui si imposta la scaletta è l’idea di viaggio nel tempo. Giorgia quindi veste i panni di una madrina d’eccezione, fasciata di luminescenti abiti Diori, disegnati per lei da Maria Grazia Chiuri.
A fare da garante a tutto lo spettacolo è l’unico elemento chiave che da sempre è il fortino di Giorgia: la sua incredibile voce. Ad accompagnarla c’è una band di importante spessore artistico: Sonny Thompson al basso, Mylious Johnson alla batteria, Jacopo Carlini al pianoforte, Fabio Visocchi alle tastiere e Anna Greta Giannotti alla chitarra. Nel coro Diana Winter e Andrea Faustini ai quali Giorgia lascia ampi spazi da protagonisti, testimoniando la generosa intenzione di offrire loro l’occasione di mettersi in luce. Ad arricchire lo show anche un DJ set a cura del batterista Mylious Johnson. Un discorso a parte va fatto per tutto ciò che concerne l’aspetto visuale e tecnologico: a capo del progetto c’è il compagno di Giorgia Emanuel Lo. Particolare attenzione è stata posta all’uso di suggestivi schermi che si spostano e si alternano creando forme e sipari virtuali che scandiscono le performance sia di Giorgia che della band.
Video: Giorgia canta “Come saprei”

Il live si apre con un’entrata a effetto: Giorgia compare al centro della scena, sola sul palcoscenico e infila subito una triade di cover senza prendere fiato: canta “Le tasche piene di sassi”, “Una storia importante”, “Gli ostacoli del cuore.
L’intento di Giorgia è unire gli animi di tutti attraverso immagini e ricordi speciali del passato e del recente presente. I momenti privati lasciano però spazio anche ad intermezzi divertenti e spensierati sopratutto quando a metà concerto il palco si trasforma in una vera e propria discoteca, il ritmo cresce e i laser popolano la scena in uno spettacolo di luci. Al centro dello show anche un momento club, in cui Giorgia ripercorre i suoi più grandi successi degli anni Novanta. Subito dopo l’artista ritorna alle cover ma stavolta si tratta di pietre miliari, quei brani che da ragazzina l’hanno forgiata per sempre quando ancora si esibiva nei club di Roma con la band di suo padre.
GIORGIA Pop Heart tour
Il momento più esilarante del concerto è stato invece quando sulle note di “Come neve”, più di metà pubblico ha confuso in penombra l’ingresso del corista Andrea Faustini con l’ipotesi che si potesse trattare di Marco Mengoni, fino alla sera precedente in scena proprio al Forum. Purtroppo si è trattato solo di una fugace illusione anche se un duetto live tra i due artisti sarebbe stato a dir poco magico.
Per i cavalli di battaglia “E poi”, “Come saprei”, “Strano il mio destino” Giorgia non lesina mai divertenti siparietti per introdurre i suoi brani più famosi, chi va spesso a vedere i suoi concerti però non avrà potuto fare a meno di constatare che si tratta ormai di una consuetudine piuttosto ripetitiva nei contenuti e se ne potrebbe fare tranquillamente a meno. Mancano in scaletta alcune perle dell’album “Oronero” ma almeno “Credo” e la titletrack sono sopravvissute all’invasione delle cover. Chiudono la serata due intense interpretazioni che sono particolarmente significative sia per Giorgia sia per chi ama la sua visione della musica, si tratta di “Anima” di Pino Daniele e “I will always love you” di Whitney Houston. Giorgia riveste le leggendarie canzoni con la sua voce potente e cristallina donando loro una veste leggiadra e fresca. Il risultato è un’esperienza di ascolto intensa, emozionante, a tratti sfidante ma sicuramente completa così come Giorgia riesce ad essere oltre il tempo e lo spazio.
 Raffaella Sbrescia
LA SCALETTA
01 – Le tasche piene di sassi
02 – Una storia importante
03 – Gli ostacoli del cuore
04 – Credo
05 – Scelgo ancora te
06 – Sweet dreams
07 – Quando una stella muore
08- È l’amore che conta
09 – Come neve
10 – Dune mosse
11 – I feel love
12 – Il mio giorno migliore
13 – La mia stanza
14 – Ain’t nobody
15 – E poi
16 – Come saprei
17 – Strano il mio destino
18 – Un amore da favola
19 – Girasole / Tradirefare
20 – Easy
21 – Di sole e d’azzurro
22 – Vivi davvero
23 – Stay
24 – Io tra tanti
25 – L’essenziale
26 – Oronero
27 – Anima
28 – Tu mi porti su
29. I will always love you

Al via l’Atlantico tour di Marco Mengoni: è giunto il tempo della consapevolezza.

marco mengoni -atlantico tour

marco mengoni -atlantico tour

“I’ll show you how great I am” è la scritta che campeggia sullo schermo all’inizio del nuovo show di Marco Mengoni che per l’Atlantico tour si ispira alla filosofia di Muhammad Alì per veicolare un messaggio tanto forte quanto veritiero.

Questo nuovo tour vede Marco alle prese con un concerto molto strutturato sviluppato con Claudio Santucci per Giò Forma e suddiviso in tre parti. Così come nel disco, l’artista veicola idee, energie e contenuti in una scaletta pensata per portare sul palco i suoi ultimi ascolti, i suoi viaggi, le sue idee e la sua evoluzione personale e artistica.

Sul palco con lui c’è un gruppo di musicisti coesi e preparati. Con la direzione musicale di Christian Rigano (piano e tastiere) ritroviamo Giovanni Pallotti (basso), Peter Cornacchia (chitarre), Davide Sollazzi (batteria) e incontriamo Massimo Colagiovanni (chitarre), Leonardo Di Angilla (percussioni) mentre ai cori ci sono Barbari Comi, Moris Pradella (anche chitarra) e Yvonne Park.

Per chi era abituato a vedere un artista esibirsi a cuore aperto si troverà di fronte a qualcosa di molto diverso. Marco è cresciuto, è maturato, ha imparato a gestire le emozioni e il tremolìo delle gambe. La sua voce tocca note e tonalità che solo lui può fare con tanta naturalezza, allo stesso tempo però non ci sono più scoppi di lacrime e inondazioni di emozioni incontrollate. L’obiettivo di Marco è dosare, equilibrare, concentrare i contenuti delle sue ballads storiche alternandole alla dimensione calda, trascinante, ipnotica del mondo latino, al soul, alle radici afro fino a virare verso echi di dub, metal, tappeti elettronici decongenstionanti.

marco mengoni -atlantico tour

marco mengoni -atlantico tour

Tutto il discorso musicale viaggia di pari passo anche con l’aspetto tecnologico e visuale: la scenografia, dapprima scarna e minimale, si nutre di luci ed effetti strettamente correlati ad uno speciale schermo in grado di diventare completamente trasparente fino a lasciar intravedere una grata industriale. L’obiettivo in questo show è fondere mondo analogico e quello digitale come lui stesso ha spiegato alla stampa alla fine del concerto: “Il progetto del palco esiste già da tre anni ma con il passare dle tempo ha subito continui cambiamenti e trasformazioni fino a pochi giorni prima dello show”. Di grande impatto due grandi passerelle laterali al palco in grado di innalzarsi fino a 7 metri di altezza, un veliero di grande impatto scenico che pone Marco in una condizione visuale di completo trionfo.

In verità il concerto vuole essere di tutti, esattamente come lo stesso Marco sottolinea sia sul palco che nel backstage. L’idea è quella mettere in luce l’operato di tutti nel segno dei valori che nascono da questo tour. Liberazione, apertura, curiosità, riflessione si avvicendano all’interno di un concerto appassionato e ricco di momenti per niente scontati e coraggiosi.

Su tutti spiccano due monologhi intensi, necessari, preziosi. Sarebbe stato bello se a parlare di certi temi fosse stato direttamente Marco in prima persona ma ci accontentiamo anche cosi: “Sei fatto per il 60% di acqua, per il 30% delle persone che ami e per il 10% di quello che ti manca”, recita la voce dell’artista nel primo monologo, proprio lui che da mesi insiste nel dire che gli manca sempre il tempo per godersi le cose. Il secondo monologo si concentra invece sui temi sociali e di grande attualità: Marco Mengoni tenta la sua carta per sensibilizzare il pubblico al rispetto per l’ambiente e per ammonirlo sui rischi di annichilimento e indifferenza, due dei più grandi mali che affliggono la nostra società.

In scaletta ci sono naturalmente quasi tutti i brani di “Atlantico” ma anche vecchie glorie come “In un giorno qualunque”, “Non passerai”, Dove si vola”, fusa in modo convincente con “Someone like you” di Adele e soprattutto una nuovissima vibrante versione di “Credimi ancora” arricchita da un mashup di “Amazing” di Kanye West e “Pastime Paradise” di Stevie Wonder; uno degli esperimenti meglio riusciti in termini di arrangiamenti per questo neonato tour. Irresistibili “Buona vita”, in mashup cubano con Chan Chan di Company Segundo. Il prezioso omaggio a Frida Kahlo con “La casa Azul” e le trascinanti percussioni di “Amalia” dalla imperiosa carica adrenalinica conferitale dal contributo di tutta la band al completo.

Completano la scaletta la trionfale “Guerriero”, un accenno de “L’essenziale” e la versione piano solo di “20 Sigarette” in cui Marco si siede per la prima volta al pianoforte e invita tutti a spegnere i cellulari per godersi fino in fondo ogni singolo istante di un momento da vivere con tutti i sensi all’erta.

Chiudono lo show la versione integrale de “L’essenziale” e l’incantevole “Hola”; il modo ideale con cui Marco Mengoni sceglie di congedarsi dal suo affezionatissimo pubblico dopo una prima tappa carica di emozioni, aspettative, ricordi, scoperte, riflessioni, intuizioni.

 Raffaella Sbrescia

Aspettando il forum è stato bello sognare insieme a Ermal Meta al Live Music live

Ermal Meta live @Live Music Club -ph Andrea Brusa

Ermal Meta live @Live Music Club -ph Andrea Brusa

La favola di Ermal Meta la conosciamo bene. L’epopea dell’autore di prestigio che diventa cantautore di successo nazionale è nota a tutti così unanimi sono i consensi che l’artista ha collezionato negli ultimi anni. Il prossimo 20 aprile Ermal festeggerà il compleanno con un super party al Mediolanum Forum di Milano ma nel frattempo le prove generali si sono tenute nel piccolo Live Music Club di Trezzo sull’Adda.

La cornice dello show durato poco di due ore era costuita dai fan più accaniti e più fedeli dell’artista che hanno sfidato una copiosa pioggia e le impervie strade di provincia per cantare dalla prima all’ultima parola di canzoni che profumano di vita, verità e autenticità.

Ermal Meta ha concentrato tutto il concerto sulla musica: niente scenografia, niente parole in più oltre a quelle dei suoi successi. In scaletta ha inserito praticamente tutti i singoli senza escludere le meno note perle degli esordi. Stranisce l’assenza di “Odio le favole”, sorprende ed emoziona la presenza dello Gnu Quartet per una parentesi acustica di importante caratura artistica.

Video – Amara Terra Mia

Incorpora video

La forza dei brani di Ermal Meta sta in una vestibilità traversale, sia in veste elettrica che più scarnificata. Il comune denominatore sta nella vocalità del cantautore che, in questa speciale occasione, non si è davvero risparmiato nemmeno per un attimo. Alla chitarra, al pianoforte, in vocal solo, Ermal Meta ha saltato, si è inginocchiato, si è sdraiato sul palco mostrandosi in fulgida forma. Dopo decine di live in lungo e largo per la penisola, ha trovato il tempo, la voglia e il modo di inventarsi un tour teatrale, di stravolgere il proprio repertorio, di collaborare con altri artisti, di continuare a scrivere come in preda ad un flusso creativo che non poteva aspettare per palesarsi. Sarà strano pensare che dopo la fatidica data del 20 aprile ci sarà presumibilmente una lunga pausa per un artista come lui, affamato di musica e di studio.

Video:

E’ stato bello sognare insieme, lo è stato ancora di più festeggiare in modo intimo, privato e speciale un percorso luminoso e soprattutto meritato. AD MAIORA, Ermal e grazie.

Raffaella Sbrescia

Luca Carboni: il suo Sputnik tour passa per Roma ed è un successo. La recensione e le foto del concerto

Luca Carboni live - Atlantico Roma ph JR

Luca Carboni live – Atlantico Roma ph JR

E’ atterrato in un coloratissimo scenario di effetti di luce e laser, ed in chiave techno pop, un rinnovato Luca Carboni all’Atlantico di Roma, gremito di gente, nonostante 800 metri più in là, al Palalottomatica, ci fosse il concerto attesissimo dei Thegiornalisti. Soldout di pubblico misto per il cantautore Bolognese, in carriera oramai da 35 anni, con un percorso di tutto rispetto, per la qualità dei testi, degli arrangiamenti, e per l’evoluzione artistica, rimasta sempre però fedele al suo stile: quello del pop d’autore impegnato ed intimista.

Sono passati davvero tanti anni da quando, come raccontava Lucio Dalla, da “Vito”, lo storico locale Bolognese, si presentò un ragazzo timido ed impacciato, e gli propose un brano. A Dalla piacque, e se ne fece mandare altri. E così, come ricorda Carboni nel ringraziare l’entusiasta pubblico Romano, nel 1983, arrivò da Bologna alla Prenestina, e mise per la prima volta piede nella Capitale, per firmare il suo primo contratto con l’RCA.

Sì, ne è passato di tempo, da quando l’idolo delle ragazzine, per i suoi testi romantici e poetici ha cominciato a calcare le scene del panorama musicale italiano. Determinato ed umile, e sempre molto “Bolognese”, il tempo non sembra averne scalfito la grinta.

Luca Carboni live - Atlantico Roma ph JR

Luca Carboni live – Atlantico Roma ph JR

Un Live di Carboni potrebbe durare sei ore, se volessimo includerci tutti i brani di qualità che ha inciso. Senza dimenticare il lavoro di Cover di qualche anno fa, che ha riproposto alcune delle più belle canzoni della musica d’autore italiana, con arrangiamenti tanto accattivanti, da convincere addirittura Claudio Lolli a rivedere i suoi “Zingari Felici”, esattamente come li ha visti Carboni. Infatti in quella versione Lolli amò proporli nei suoi ultimi concerti.

Atterra, dicevo, in un coloratissimo spazio scenico, dove le luci diventano protagoniste e creano paesaggi suggestivi attraverso uno sfondo realizzato con un maxischermo digitale, per i più significativi brani del repertorio “storico”, che si vanno ad alternare a quelli dell’ultimo lavoro, tra cui “Segni del tempo“, “Amore digitale“, “Il Tempo dell’amore“, “Figli dell’amore“. A seguire, in versione semiacustica, accompagnato dalle tastiere di Fulvio Ferrari Biguzzi e dalla chitarra di Vincenzo Pastano, “L’amore che cos’è”, e “Bologna non è una regola”. Forte e sentito il legame del cantautore con la sua città, senza diventare stucchevole o necessariamente vincolante. Però Bologna, quella Bologna che ai tempi tutti sognavamo di poter vivere, perché in qualche maniera territorio di una creatività musicale ed artistica “anarchica”, non manca mai. Non manca nella “maglia del Bologna sette giorni su sette” di “Silvia lo sai”, non manca in “Mare Mare” e nemmeno in “Luca lo stesso”.

Luca Carboni live - Atlantico Roma ph JR

Luca Carboni live – Atlantico Roma ph JR

Irrinunciabili “Farfallina”, “Inno Nazionale”, e, dopo il “Fisico Bestiale”, che infiamma il pubblico, oramai tutto riversato sottopalco, la Band rientra per un generoso bis ed un teatrale commiato dal pubblico Romano, che non lesina in affetto e calore verso questo artista forse alle volte sottovalutato, ma cui moltissimi dei nuovi volti del panorama musicale italiano, a partire da Calcutta, devono davvero tanto.

JR

Luca Carboni live - Atlantico Roma ph JR

Luca Carboni live – Atlantico Roma ph JR

Ólafur Arnalds live a Milano: profumi d’Islanda e tecnologia ibrida per una notte d’incanto

Ólafur Arlands

Ólafur Arnalds

Poesia ibrida quella del polistrumentista, compositore e produttore islandese Ólafur Arnalds che, nell’ambito della rassegna Freak and Chic si è esibito in concerto all’Auditorium Cariplo di Milano per l’unica data italiana dell’All Strings Attached tour. A poco più di trent’anni, Ólafur rappresenta già un punto di riferimento per chi ama o per chi studia la possibilità di unire il sacro al profano, il classico all’ultra moderno, la strumentazione analogica dal fascino senza tempo alla più variegata sperimentazione digitale. Piano e synth convivono creativamente nel mondo di questo giovane che, in maglietta bianca e calzini ha saputo creare un atmosfera unica, coadiuvato ad un ensemble di archi di tutto rispetto e da un batterista. In scaletta gran parte dei brani tratti dal suo ultimo lavoro “Re:member”senza lasciare da parte le pietre miliari che hanno scandita la sua rapida ascesa nell’olimpo della musica internazionale. Ólafur Arnalds è, infatti, uno dei più promettenti compositori di colonne sonore cinematografiche, e a giudicare da quanto ascoltato, non potrebbe essere altrimenti. Il connubio e le influenze che vibrano tra tastiere e pianoforte innesca un fortunato meccanismo di corto circuito particolarmente efficace. La musica di Ólafur è una metafora della vita stessa. Delay e riverbero declinano in mille modi i cardini e i valori principali su cui si fonda il percorso individuale di ciascuno. Tenebrosità e intimismo riempiono i tasselli romantici e vigorosi degli archi. Incantevoli i vorticosi assoli di violino, disseminati in un avvolgente e voluttuoso susseguirsi di stimoli sonori e visivi. Il valore aggiunto del concerto è, difatti, una particolare cura dedicata alla regia e alle luci che, a tutti gli effetti hanno completato lo spettacolo, aggiungendo significato e suggestione ai brani propositi in scaletta. Litanie ossessive e vertiginosi voli pindarici in un concerto funzionale, variegato, travolgente ma troppo pesante ma soprattutto mai banale. Ólafur Arnalds apre le porte del suo mondo in modo molto graduale e, sebbene sia privo di sovrastrutture, lascia percepire particolare attenzione ai dettagli. L’obiettivo è fare la differenza, incantare il pubblico, sempre rispettoso e in rigoroso silenzio. L’impressione è quella di trovarsi in una dimensione sospesa, quasi ovattata, del tutto estranea alla celebrazione del superfluo che scandisce la quotidianità nel suo complesso. Slow living, slow music, slow emotions. Full life.

Raffaella Sbrescia

Diego De Silva & Il Trio Malinconico: piacere sine die all’Auditorium Parco della Musica di Roma

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

Cos’è la malinconia? La malinconia non è tristezza. Non è nemmeno rimpianto, e nemmeno propriamente depressione. La malinconia è una tristezza poetica, che sa di rimpianto, però un rimpianto attualizzato al presente. Quello che avrebbe potuto essere e non è stato, ma oramai vissuto attraverso la rassegnazione di ciò che è stato.
Malinconico il nome del Trio, e Malinconico il cognome del solo personaggio seriale dei romanzi di Diego de Silva: un avvocato non propriamente “inserito”, non propriamente “rampante”, un po’ sfigato, anche, e un poco fuori contesto. Un avvocato d’insuccesso, ama definirlo il suo creatore, un uomo a metà, sospeso, esattamente come la malinconia. Per metà disoccupato, per metà divorziato, come quel sentimento a metà che ti prende nel momento in cui pensi a quello che avrebbe potuto essere o non essere, ma non è stato oppure è stato. Lì in quell’attimo, e poi via.
Il racconto di Diego De Silva comincia con un diario. Il Diario di un uomo di “un tempo”, sposato con una moglie di “un tempo”, avvolto in un menage di “un tempo”. Un uomo per anni amato, servito, riverito da una donna che probabilmente ha amato, ma poi, nel rapporto coniugale ha indossato la veste della moglie confezionata ad arte. La compagna che accudisce, che riverisce, che serve, che aiuta……e che un giorno sparisce. Una donna tradita, consapevole di esserlo, eppure lì, ferma in quella dimensione di menage che dà tutto per scontato, anche il tradimento. Perché quella è la dimensione in cui il suo compagno la inquadra. Piagnone, fedifrago, spergiuro e opportunista, dopo averla impacchettata nel ruolo di badante rassegnata, si meraviglia, un giorno, di arrivare a casa e non trovarla più.
Un Alberto Sordi alla maniera vintage, ma che, a guardare bene, non si discosta poi troppo da tanti attuali “compagni di vita” semplicemente rinnovati nel look ma non nello spirito.

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

E così ha inizio lo show del trio Malinconico, percorrendo le storie scritte e lette dall’autore, nel rispetto della punteggiatura, attraverso sottolineature musicali essenziali e pulite al punto tale da rasentare il virtuosismo, senza ostentazione.
Accompagnato dal contrabbasso di Aldo Vigorito, e dal sax di Stefano Giuliano, due musicisti “invecchiati con il loro strumento”, fino a padroneggiarlo in funzione delle loro esigenze fisiche e anagrafiche, De Silva intreccia una serie di racconti che si integrano perfettamente con la struttura dei tempi musicali. Sì, perché gli scrittori, ogni scrittore, ha una sua musicalità, che è data dalla composizione del testo. I lunghi fraseggi di Javier Marias, che si avvicinano al “senso” a cerchi concentrici, o la musicalità tutta particolare di Philip Roth, individuabile tra mille.
I racconti hanno tutti una vena ironica, ma allo stesso tempo rimangono sospesi in quella tensione malinconica, che non è tristezza, ma è un qualcosa che ti piglia in gola.
L’incontro con il vecchio professore di lettere, oggi tassista, la divertente analisi sui testi delle canzoni sentimentali e sul loro ruolo nella educazione, o, a ben vedere, la diseducazione sentimentale (alla faccia dei tanto vilipesi Backmasking, spesso tirati per i capelli, del Rock), il cliché dell’amico collega che corteggia e finisce per “guzzarti” la moglie, ma non in maniera cafona, no…..la lusinga e la fa innamorare, perché quello cerca, la conquista attraverso la lusinga, non il rapporto extraconiugale, e lo fa seguendo una tattica ben precisa, tutta riversata nei di lei pensieri, per concludere con un classico, e con la sua definizione.
Un Classico è qualcosa senza tempo senza spazio senza timore di concorrenza. Un classico semplicemente è. E sarà sine die. E il classico è l’amore che finisce, due persone che si lasciano, ma che non si lasciano mai di comune accordo, anche se lo sostengono. Ce n’è sempre uno che soffre, che resterà convinto delle sue intenzioni, che rivendicherà il diritto ad esprimersi, che gli è stato negato.

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

In fondo è l’altro che ha lasciato, o l’altra, non certamente lui, che non se ne convince.
E continua nel tempo a considerare l’oggetto del desiderio come presente, attuale, imprescindibile.
Every Breath You Take
Every move you make
Every bond you break
Every step you take
I’ll be watching you.

E’ così che l’ultima canzone dei Police, oggi, suonerebbe come un attentato alla privacy, un’azione di stalking. Mentre è e resterà per sempre una meravigliosa canzone d’amore.

Musica (composizioni originali di Vigorito e Giuliano, ad eccezione di Every Break You Take) e parole in “accordo” , per uno spettacolo elegantemente divertente, intenso, assolutamente da non perdere.

JR

Al Centro tour: il romanzo musicale di Claudio Baglioni raggiunge pagina 50 e parte dall’Arena di Verona.

 

Claudio Baglioni - Al Centro - Arena di Verona

Claudio Baglioni – Al Centro – Arena di Verona

Questa sera, Claudio Baglioni sarà il gran mattatore dell’Arena di Verona in occasione dell’atteso tour di festeggiamento del cinquantennale della sua carriera artistica. Il primo palco al centro fu vent’anni fa, stasera ci riproverà riempiendo ogni ordine di posto in Arena. L’appuntamento di oggi è il primo dei tre live previsti all’Arena di Verona: si replicherà infatti domani, sabato 15, e domenica 16 settembre. La regia teatrale e le coreografie portano la firma di Giuliano Peparini. L’evento è prodotto da F&P Group e Bag. Per chi non vorrà perdersi il grande evento,  domani, sabato 15 settembre, il concerto sarà trasmesso in diretta in prima serata alle ore 21.05 su RAI 1. Il programma è scritto da Massimo Martelli, Duccio Forzano e Guido Tognetti con la regia di Duccio Forzano.

Ecco le dichiarazioni della conferenza stampa che si è appena conclusa:

Claudio Baglioni: “Non si tratta di un concerto normale bensì di una festa. L’ambizione del video che introduce lo show nasce da un brano strumentale in cui ho inserito solo un accenno di coro seguendo l’idea che nel corso di 50 anni insieme al pubblico abbiamo costruito un coro unico. Le persone che mi hanno permesso di fare questo viaggio sono le stesse che nel corso degli anni mi hanno sempre fermato dicendomi di essere cresciuti con le mie canzoni. La mia frase di difesa è sempre stata: “Ti poteva andare anche peggio”. Il centro che fa da leit motiv è un centro ideale, il centro della vita. Spesso sono stato periferico anche in tantissime occasioni riferite ad altri contesti. Ora l’idea di centralità fa da cardine. Tra i meriti di questo show c’è riportare l’Arena di Verona allo status di anfiteatro. Tutti i posti saranno usati per intero.
Per quanto riguarda la scaletta, si tratta di un concerto cronologico, le canterò seguendo esattamente l’ordine in cui sono state scritte, pubblicate e proposte al pubblico. Si tratta di un romanzo musicale in cui proporrò 34 canzoni rispetto alle 400 totali. Una scelta di brani non pop che lo sono inevitabilmente diventati nel corso del tempo.
Quello di stasera è un total show, uno spettacolo cmplessivo con un dispendio di risorse notevole e una lavorazione laboriosa”.

Giuliano Peparini: ”La mia visione nasce dal fatto che ho sempre desiderato lavorare con Claudio, sono cresciuto per davvero con le sue canzoni, l’ho portato con me all’estero. Per queste ragioni mettere in scena le sue canzoni è stato particolarmente facile. I testi di Baglioni hanno il grande pregio di saper raccontare la vita, questo è quello che ho cercato di tradurre insieme a più di 150 artisti tra professionisti e allievi di scuole di danza locali. Non ci saranno quinte, potrete vederli entrare e uscire dalla scena, abbiamo cercato di costruire un racconto che non prevedesse posizioni privilegiate. In questo show saremo a nudo, sarà quindi unico”.

Claudio Baglioni  - press conference ©_ANGELO_TRANI

Claudio Baglioni – press conference ©_ANGELO_TRANI

Duccio Forzano: “Dopo 20 anni esatti torno a fare la regia di un concerto per la Rai, grazie a Claudio che ha creduto in me e che mi ha dato la possibilità di poter crescere, il punto di vista verso il pubblico è spettacolare, ci sono tanti punti di vista nuovi rispetto a tanti anni fa, c’è stato un grande sforzo produttivo da parte della Rai, vorremmo che a casa passi un racconto fluido e chiaro, quando i quadri e i performers non saranno sul palco ci sarà un’altra linea di racconto che è il concerto. Mi auguro che anche il pubblico a casa goda di questa meraviglia”.

Claudio Fasulo: “Sarà una serata epica. Un anno fa Rai Uno ha abbracciato Claudio Baglioni traghettandolo all’interno di un percorso artistico ricco di eventi e di emozioni. Più in generale Rai 1 vive un buon momento con il prime time. Vi auguriamo semplicemente buon divertimento!”

Fernando Salzano F&P: “Ci siamo lungamente espressi sul valore di unicità, ci piace riempirci la bocca con la questa parola ma questo è davvero un evento unico da tutti i punti di vista. L’Arena sarà completamente numerata. Dal punto di vista produttivo, c’è stato un grande sforzo montando 16 cluster audio con 5 giorni di lavoro ininterrotto. Abbiamo riprodotto lo stesso palco a Roma per poter fare le prove. E, per rimanere in tema di numeri, la capienza totale è di 17.000 spettatori per cui vedremo un totale di 54.000 presenze in tre serate. Colgo l’occasione per invitare ufficialmente Claudio a tornare in Arena a fine tour visto che ho finito tutti i biglietti (ride ndr)”.

Claudio Baglioni  - press conference ©_ANGELO_TRANI

Claudio Baglioni – press conference ©_ANGELO_TRANI

Per tornare alle dichiarazioni di Claudio Baglioni: “Mio fiiglio Giovanni è presente ma non salirà sul palco, non ci saranno ospiti se non gli artisti di cui abbiamo già parlato. Con me sul palco ci saranno 21 musicisti, di cui molti polistrumenti e 5 coriste. Finire il tour tornando all’Arena sarebbe un sogno, sarà un percorso molto impegnativo che durerà fino a novembre per poi riprendere a marzo dopo il Festival di Sanremo. Ho riassunto 50 anni di carriera seguendo un filo rosso narrativo che non poteva escludere le pietre miliari. In questi anni non sono mancate le occasioni per dare spazio ad un repertorio più nascosto e per certi versi più prezioso.
Immancabili i riferimenti a Sanremo: ” Non mancheranno nuove idee. Sanremo si dividerà in due parti, ci sarà modo di sviluppare un percorso in due fasi per fare in modo che quello che sacrificavamo per i giovani possa poi confluire nel concorso finale. Proveremo a dare spazio al talento giovane perchè ce n’è e ci rivolgeremo anche a un pubblico più giovane. Ho scelto di farlo in termini di assunzione di responsabilità e per dimostrare che non è stata solo una botta di fortuna. Essere in tour mi darà modo di non pensare ossessivamente al Festival, in più in questo modo so che un lavoro ce l’avrò anche dopo. Se pensiamo ai giovani, non so dire se qualcuno di questi sarà in Arena tra 50 anni, il talento c’è, c’è da vedere se c’è l’ascolto per farli durare. Per concludere vi confesso che ho un album in lavorazione e che per ovvi motivi ho lasciato in sospeso. Ci sto lavorando con Celso Valli, siamo a buon punto e sicuramente ci rimetteremo mano appena possibile. Le date dei concerti erano già state stabilite, dall’Arena si parlava già prima del Festival dello scorso anno”.

Raffaella Sbrescia

 

Pavia baluardo di interculturalità: Goran Bregovic chiude l’Iride Music Festival ed è festa grande

Goran Bregovic - Castello Visconteo - Pavia - Iride Festival

Goran Bregovic – Castello Visconteo – Pavia – Iride Festival

Si chiude all’insegna della celebrazione dell’interculturalità la rassegna “Iride Fraschini Music Festival” ambientata nel Castello Visconteo di Pavia. La cornice è di quelle prestigiose, l’appuntamento di quelli da vivere almeno una volta nella vita. Sul palco il celebre compositore Goran Bregovic con la sua fidata “Wedding and Funeral Orchestra”, composta da cinque fiati, due coriste e un percussionista cantante. L’idea dell’iconico artista è portare al pubblico la versione live del suo ultimo album «Three Letters from Sarajevo», un album simbolico con cui Bregovic rompe il tabù della guerra e mette in primo piano il tema della convivenza tra religioni diverse. Il suo intento è nobile, il modo per veicolare il messaggio è infallibile. L’incedere voluttuoso degli arrangiamenti corposi e ricchi si accompagna a testi che trasudano pathos e sofferenza ma anche tentativi di conciliazione e altrettanti furiosi fallimenti.

Video:

Una commistione tra sacro e profano decisamente congeniale al musicista serbo-croato, maestro nel mescolare suoni, ritmi e linguaggi. La grande varietà di stili e tecniche mette in risalto falle e imperfezioni, diversità e incongruenze. Il ritmo è crescente, contagioso, fluttuante. Lasciarsi coinvolgere dall’impeto dei fiati e dei ritmi percussionistici è teraupeutico e galvanizzante. L’immaginario si fa fitto di suggestioni, pensieri, ricordi vicini e lontani. ll gettito di pulsioni istintive è l’acme dell’impianto emotivo su cui fondano le melodie composte da Goran Bregovic che, con il suo ottimo italiano, instaura un vivace interscambio con il pubblico, pronto a rompere le file e vivo fino all’ultima nota. In scaletta atmosfere scure, neoromantiche e sanguinarie cedono il passo alla richiesta urgente di vita e di festa: War, Vino Tinto, , Made in Bosnia, Mazel Tov, Pero, la bellissima Duj Duj, Gas Gas, Erdelezi, Mesečina, In the Death Car. Trai bis: Hopa Cupa, Bugarke, Jeremija, Bella Ciao e l’immancabile Kalasjnikov i brani che desideriamo mettere in risalto per rendere l’idea di ciò che ha rappresentato questo irrinunciabile appuntamento con la cultura.

Raffaella Sbrescia

Video:

Calcutta in concerto a Latina: autentico, disincantato e naif

Calcutta - Latina - ph Valentina Pascarella

Calcutta – Latina – ph Valentina Pascarella

La performance di Calcutta allo Stadio Francioni di Latina è stata in linea con la sua persona: autentica, disincantata e al contempo naif. Una carrellata delle sue canzoni più note intervallata da brevissimi commenti velati da imbarazzo misto a incredulità per un pubblico enorme e caldo, pronto a farsi sentire forte e chiaro. In scaletta immancabili le hits: Paracetamolo, Cosa mi manchi a fre, Gaetano, Orgasmo, Frosinone, Pesto e una Oroscopo cantata con un improbabile Tommaso Paradiso: il senso di questa apparizione non è stato del tutto chiaro e si è rivelata l’unica scelta poco convincente. L’atmosfera ritorna intima per Saliva, Le barche, Hubner, Albero. Calcutta disegna e costruisce un contesto familiare con l’augurio reiterato che le sue canzoni possano essere gradite, si spende in saluti alla nonna che abita lì vicino, snocciola dediche intime ad amici di vecchia data. Uno spettacolo coinvolgente sì ma assolutamente genuino e naturale quello del cantautore di Latina che , senza grandi pretese, sta dettando legge nel tanto amato e odiato panorama mainstream. A proposito, dal prossimo autunno Calcutta sarà in tour nei Palazzetti italiani.

Francesca De Rosa

Le date del tour invernale:

sabato 19 gennaio 2019
Padova
Kioene Arena

lunedì 21 gennaio 2019
Milano
Mediolanum Forum

mercoledì 23 gennaio 2019
Bologna
Unipol Arena

venerdì 25 gennaio 2019
Bari
PalaFlorio

sabato 26 gennaio 2019
Napoli
Palapartenope Casadellamusica

mercoledì 6 febbraio 2019
Roma
PalaLottomatica

☘️sabato 9 febbraio 2019
Acireale (CT)
Palasport

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