Come neve: Giorgia e Marco Mengoni insieme nel duetto perfetto

Giorgia Mengoni ph Julian Hargreaves

Giorgia Mengoni ph Julian Hargreaves

Era l’ormai lontano 2009, Marco Mengoni iniziava la sua carriera e tra i suoi punti di riferimento citava sempre lei: Giorgia. Frutti di una stessa matrice soul, entrambi dotati di una voce flessibile, potente, sinuosa, in grado di cantare tutto in modo ineguagliabile, figli della scuola cantautorale made in Roma, che Piero e Massimo Calabrese hanno costruito nell’arco di diversi decenni, Marco e Giorgia si ritrovano finalmente sullo stesso piano e sulle stesse note per un nuovo singolo intitolato “Come neve”.

Chi segue questi due artisti da diverso tempo, saprà che il loro incontro artistico era un fatto agognato, spesso considerato possibile emblema di duetto perfetto.

La trama del brano persegue in modo morbido e vellutato un refrain ripetuto a più riprese e con cadenze diverse. Il tappeto elettronico ricorda diverse produzioni precedenti di entrambi, questa a dire il vero è la pecca di questo lavoro il cui punto focale rimane, tuttavia, l’incontro all’unisono delle due voci di Marco e Giorgia. Il testo, scritto insieme a Tony Maiello e Davide Simonetta, racchiude una richiesta d’aiuto per riuscire ad affrontare le cadute della vita all’insegna della propositività e leggerezza. Un modo per liberarsi dai demoni e dalle ossessioni che offuscano il nostro presente.

come neve

come neve

Il singolo, arrivato a ridosso dell’uscita di “ORONERO LIVE”, anticipa il nuovo progetto di Giorgia che conterrà altri brani inediti nonché il meglio di “Oronero Tour”.

Il consiglio per l’ascolto: chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare dai ghirigori disegnati dai vocalizzi di due performer che ci invidiano in molti.

Raffaella Sbrescia

Yombe: l’evoluzione continua con “Goood”

 

Yombe

Yombe

“GOOOD” è  il nuovo album di YOMBE, la coppia di artisti che sta conquistando sempre più consensi grazie ad un suono pop contemporaneo. Tra i primi artisti italiani a essere stati inseriti in UK nella playlist di Spotify “New Music Friday”, gli YOMBE compiono un passo in avanti evolvendo la loro formula musicale con forti iniezioni di elettronica. Anche dal punto di vista testuale, i due dimostrano di essere sul pezzo concentrando i testi su temi assolutamente attuali. Il titolo dell’album, infatti, riprende il mantra del “to be good at something”, la rincorsa al primeggiare, al continuo innalzamento dell’asticella personale. L’invito è quello di godersi la propria dimensione personale senza guardarsi troppo indietro ma anche senza sentirsi ossessionati da traguardi che finiscono col privarci della gioia di godere del presente.

Raffaella Sbrescia

Video: Tonight

YOMBE presenteranno dal vivo il loro nuovo disco nel tour curato da Radar Concerti, assieme a quattro date  esclusive in apertura a Ghemon:

30/11 – Santeria Social Club - MILANO w/ Ghemon
01/12 Santeria Social Club - MILANO w/ Ghemon
02/12 – TPO - BOLOGNA w/ Ghemon

08/12 – Auditorium Flog - FIRENZE w/ Ghemon

9 dicembre / ROMA – Supersonic @ Largo Venue

14 dicembre / FORLÌ – Diagonal Loft Club

16 dicembre / TORINO – Astoria

& MORE TBA…

https://www.facebook.com/yombeband

https://www.instagram.com/yombeband/

https://twitter.com/YOMBE__band

https://www.youtube.com/user/YombeVEVO

I “Possibili scenari” di Cesare Cremonini: la nuova frontiera del pop Made in Italy

 

Cremonini possibili scenari

Cremonini possibili scenari

Che cosa vuol dire essere un cantautore nel 2017? Scrivere raccontandosi e raccontando gli altri può essere bellissimo quanto complesso e non sempre utile. Anzi, ultimamente quasi mai.

Impiegare due anni della propria vita, investendo tempo, energie e risorse  in un progetto discografico significa crederci per fare in modo che ci credano anche gli altri. Cesare Cremonini per “Possibili scenari”, il nuovo album in uscita domani, prodotto da Walter Mameli per Trecuori e Universal Music, registrato negli Studi Mille Galassie di Bologna, ha fatto esattamente questo. La sua concezione di pop è artigianale, elegante, curata e fuori dagli schemi. La struttura su cui si reggono le sue canzoni poggia su più livelli ed è proprio questo che, disco dopo disco, fa sì che l’artista riesca a fare la differenza portandosi su un gradino più in alto rispetto alla media. Cesare, come dicevamo, ragiona da artigiano libero, va per la sua strada e si diverte a portarci per mano tra guazzabugli letterari e sinfonie ora divertenti, ora strappalacrime. Avvalsosi della collaborazione di Davide Petrella in veste di co-autore durante la lunga fase di scrittura delle canzoni (fatta eccezione per “Nessuno vuole essere Robin”), Cremonini ci presenta un punto di vista curioso, attento e possibilista; sarà per questo che mai come in questo caso il titolo dell’album si presta molto bene allo scopo del progetto. Sia dal punto di vista testuale che musicale abbiamo molto di cui parlare. Si parte dal calore degli archi e dei fiati della title track, concepita per fare da apripista a concerti e ragionamenti. “Sentirsi bene senza un perché” è il mantra da perseguire per raggiungere lo stadio della contentezza, spauracchio di chi invece è ossessionato dalla felicità. Irresistibile il piglio energico di “Kashmir- Kashmir”, un brano ritmatissimo, tutto da ballare, nonostante un testo incentrato sulla storia di un ipotetico figlio di un estremista islamico. L’accostamento è tanto bislacco, quanto originale. Il protagonista della canzone vorrebbe vivere l’occidente a modo suo, all’insegna della leggerezza, eppure anche per lui non sarà facile vincere il pregiudizio.

Cesare Cremonini @ Giovanni Gastel

Cesare Cremonini @ Giovanni Gastel

Arriva il turno di “Poetica”, il singolo che ha conquistato consensi unanimi. Un brano raffinato, completo, necessario. “Anche quando poi saremo stanchi, troveremo il modo per navigare nel buio”, canta Cesare, incoraggiandoci ad affrontare il viaggio della vita al meglio delle nostre possibilità. L’angoscia della solitudine non può far paura di fronte alla bellezza dell’arte, pronta a risollevare l’anima.

Segue la dimensione interstellare e rarefatta di “Un uomo nuovo”: “Ma tu credi che per volare basti solo un grande salto”? La ritmica di un rullante permanente incoraggia il volo pindarico dell’immaginazione di un indovino che prova a ricordarci di affrontare l’amore a pieno viso, costi quel che costi.

Arriva poi il turno del potenziale nuovo singolo: “Nessuno vuole essere Robin”. Come dare torto a Cesare? Il brano, già a partire dal titolo, svela lo spirito di una delle canzoni più riuscite del disco. Presentata come l’erede di “Marmellata#25”, questa ballata è una fotografia dei nostri tempi, uno specchio delle contorte relazioni umane, il termometro della solitudine che scandisce i nostri giorni: “Ti sei accorta anche tu che siamo tutti più soli, tutti col numero dieci sulla schiena e poi sbagliamo i rigori. In questo mondo di eroi, nessuno vuole essere Robin”. L’ascolto continua intersecandosi tra i sentieri di “Silent Hill”: la collina dove gli incubi peggiori affiorano a galla e costringono lo stesso Cesare a cantare quasi urlando per liberarsi e liberarci al contempo. Eppure i ricordi sono linfa, sono una preziosa risorsa, oro colato. Lo sa bene Cremonini che ne “Il cielo era sereno” disegna a pennellate un film intimo ma non autoreferenziale. Una bella istantanea vintage che contrasta, e molto, con “La Isla”, il brano più debole del disco, forse perché incentrato sulla diffidenza per le atmosfere menzognere e fugaci  delle mete che spesso scegliamo per le nostre vacanze: “Questa follia non vedo l’ora che finisca”, canta Cesare, che stempera i toni con un ritmo fresco e scanzonato. Su questa lunga scia vive la trama de “Al tuo matrimonio”, brano ispirato al film “il Laureato” di Mike Nicholas, con Dustin Hoffman e Katharine Ross di stampo autenticamente cinematografico. La conclusione di “Possibili scenari” è malinconica. L’ultimo brano della tracklist è “La macchina del tempo”, una canzone che nel raccontare una storia d’amore al contrario, dalla fine all’inizio, squarcia la tristezza all’insegna della dolcezza con una lunga coda strumentale, scandita dai vocalizzi dello stesso Cesare, che chiude il disco con fare epico e maestoso. Pronto a spiccare il volo.

 Raffaella Sbrescia

Previsto per quest’anno anche l’ esordio negli stadi per il tour “Stadi 2018” (prodotto e organizzato da Live Nation Italia)

 Video: Poetica

Di seguito il calendario delle date:

15/06 LIGNANO – stadio G. Teghil

20/06 MILANO – Stadio San Siro

23/06 ROMA – Stadio Olimpico

26/06 BOLOGNA – Stadio Dall’Ara

 

I biglietti del tour sono disponibili su: https://www.livenation.it/artist/cesare-cremonini-tickets

Big Christmas: Sergio Sylvestre mai così credibile come in questo progetto.

Big Christmas - Sergio Sylvestre

Big Christmas – Sergio Sylvestre

Il Natale è alle porte e con esso ecco in arrivo i primi album a tema. Il primo è “Big Christmas”, il nuovo progetto di Sergio Sylvestre, vede il giovane cantante alle prese con il repertorio natalizio affrontato con autentico trasporto.

Mai come in questo album, prodotto da Diego Calvetti su etichetta Sony Music, Sergio, nato e vissuto a Los Angeles (California) ma italiano d’adozione, è riuscito a mettere a punto una serie di interpretazioni calde, intense ed emotivamente cariche.

Forte dell’esperienza sanremese dello scorso anno e di una serie di collaborazioni, Sergio ha ha voluto mettersi in gioco per dare il proprio tocco alla colonna sonora che accompagnerà le nostre festività.

Big Christmas - Sergio Sylvestre

Big Christmas – Sergio Sylvestre

Finalmente a proprio agio con degli arrangiamenti curati e realizzati su misura, Sylvestre si è mostrato nella sua veste canora migliore. Preciso, pulito e coinvolgente, con il suo trasporto interpretativo, Sergio rende convincente il progetto che raccoglie classici natalizi come “Let It Snow”, “White Christmas”, “Santa Claus Is Coming To Town”, “Have Yourself a Merry Little Christmas”.  Il progetto si apre con “Little Drummer Boy”, un brano della tradizione popolare americana che ha segnato l’infanzia del cantante. Tra i momenti più riusciti del disco segnaliamo l’energico medley di “Jingle Bells” e “Jingle Bell Rock”. Da non perdere le graffianti versioni gospel di “I Will Follow Him”, la versione di Bill Crosby di “White Christmas” e l’’inaspettata “Hallelujah” che sancisce in modo inderogabile la migliore vestibilità della voce di Sergio che, in inglese, ha tutto un altro fascino. Il colpo di coda per la carriera di questo giovane cantante, dotato di forte emotività, sarà dato dai concerti dal vivo che gli daranno modo di sviluppare il potenziale e mettere da parte i punti deboli.

 Raffaella Sbrescia

Tracklist:

1) Let It Snow

2) The Christmas Song

3) Jingle Bells/Jingle Bell Rock

4) White Christmas

5) I Will Follow Him

6) Over the Rainbow

7) Santa Claus Is Coming to Town

8) Little Drummer Boy

9) Oh Happy Day

10) Hallelujah

11) Have Yourself a Merry Little Christmas

d’amore d’autore: Gianni Morandi sempre più artista intergenerazionale

Gianni Morandi - d'amore d'autore

Gianni Morandi – d’amore d’autore

 

Cantare d’amore è un’arte tanto inflazionata quanto necessaria. A questo proposito diventa interessante capire come, un grande interprete come Gianni Morandi abbia coraggiosamente deciso di incidere il quarantesimo album in carriera affidandosi alla penna dei cantautori più in voga in Italia. Pubblicato lo scorso 17 novembre su etichetta Sony Music, “d’amore d’autore” si presenta come un progetto figlio di menti fresche cantate da una voce storica che rimanda ai ricordi e ai pensieri di ieri. Elisa, Ivano Fossati, Levante, Luciano Ligabue, Ermal Meta, Tommaso Paradiso, Giuliano Sangiorgi , Paolo Simoni hanno offerto il loro personale contributo al racconto dell’amore: quello appassionato e fresco, quello solido e maturo, quello acerbo e incoerente, quello incerto e intermittente. Partito in sordina con “Dobbiamo fare luce”, il brano scritto da Luciano Ligabue da cui ha preso il via tutto il progetto, l’album trova il connubio più riuscito tra voce, testo e musica in “Ultraleggero” di Fossati, “Lettera” di Paolo Simoni e “Un solo abbraccio” di Ermal Meta. Spiazzanti, invece, gli arrangiamenti realizzati da Dario Faini per “Una vita che ti sogno” di Tommaso Paradiso e “Mediterraneo” di Levante: sonorità elettroniche e ritmate cozzano con le tonalità vocali di Morandi. Molto simpatica, invece, la nuova versione di “Onda su onda”, il brano di Paolo Conte in cui Morandi duetta a sorpresa con Fiorella Mannoia.

Video: Dobbiamo fare luce

Per fare un bilancio conclusivo, Gianni Morandi persegue la linea dell’artista intergenerazionale aggiungendo al proprio bagaglio musicale una serie di tasselli tanto intelligenti quanto poco coraggiosi. Questa deduzione nasce dal seguente concetto: una volta affidatosi ad autori giovani, Morandi avrebbe potuto scegliere di alzare il tiro, di affrontare magari anche lo stesso tema ma secondo una prospettiva diversa, allora sì che il suo quarantesimo album avrebbe potuto fare davvero la differenza all’interno di una carriera illustre come la sua. Ad ogni modo, queste nuove canzoni daranno nuova linfa al repertorio dell’artista che dal prossimo 24 febbraio 2018 sarà in tour nei più importanti palasport italiani.

Raffaella Sbrescia

Morandi tour 2018 “d’amore d’autore”

22/02 JESOLO (VE) Pala Arrex – DATA ZERO 24/02 RIMINI RDS Stadium 26/02 MONTICHIARI (BS) Pala George 28/02 CONEGLIANO (TV) Zoppas Arena 02/03 GENOVA RDS Stadium 03/03 TORINO Pala Alpitour 05/03 FIRENZE Mandela Forum 07/03 LIVORNO Modigliani Forum 9 /03 PERUGIA Pala Evangelisti 10/03 ROMA Pala Lottomatica 12/03 EBOLI (SA) Pala Sele 13/03 NAPOLI Pala Partenope 15/03 REGGIO CALABRIA Palasport 17/03 ACIREALE (CT) Pal’Art Hotel 19/03 BARI Pala Florio 21/03 ANCONA Pala Prometeo 22/03 PADOVA Kioene Arena 24/03 BOLOGNA Unipol Arena 28/03 MILANO Mediolanum Forum

Three Letters from Sarajevo: Goran Bregovic racconta la frontiera.

Goran Bregovic

Goran Bregovic

Il suono che unisce le frontiere, che intende coniugare gli animi esiste? Un mistero che non ha ancora una risposta ma che sopravvive, fiammante ed energico, nel cuore di Goran Bregovic. Emblema dello spirito gitano, il musicista giramondo rompe il silenzio discografico durato cinque anni con “Three Letters from Sarajevo”: un album simbolico con cui Bregovic rompe il tabù della guerra e mette in primo piano il tema della convivenza tra religioni diverse. Il suo intento è nobile, il modo per veicolare il messaggio è sublime. L’incedere voluttuoso degli arrangiamenti corposi, ricchi e maestosi si accompagna a testi che trasudano pathos e sofferenza, tentativi di conciliazione e altrettanti furiosi fallimenti. Quasi dieci anni di guerra nei Balcani, l’assedio di Sarajevo dal 1992 al 1996, gli accordi di Dayton, la fine delle ostilità, il lento ritorno alla normalità.

Un uomo di frontiera che la racconta come nessun altro e che attraverso la musica e la poesia si trasforma in un demiurgo di bellezza. Come? Ideando un concerto per tre violini solisti, orchestra sinfonica e la Goran Bregovic Wedding and Funeral Orchestra. L’idea delle tre lettere prende simbolicamente vita grazie a tre assoli di violino suonati rispettivamente da Mirjana Neskovic (Serbia), Zied Zouari (Tunisia), Gershon Leizerson (Israele).

La vera curiosità di questo disco è che in realtà esso rappresenta il primo capitolo di un doppio album, di cui la seconda parte vedrà la luce nel 2018: la connotazione pop di questo progetto sarà completata da quella propriamente orchestrale concepita per orchestra sinfonica.

Ad arricchire ulteriormente i contenuti di “Three Letters from Sarajevo” sono gli ospiti: l’israeliano Asaf Avidan, l’algerino Rachid Taha, la spagnola Bebe. Le storie da loro raccontate esulano dal tema centrale ma a loro modo completano la panoramica secondo cui dovremmo riuscire a mettere insieme gli elementi necessari per convivere pacificamente.

 Le contraddizioni, le imperfezioni, la volatilità dei sentimenti e dei pensieri, l’instabilità dell’equilibrio umano sono modellate da voci e suoni trascinanti. L’irresistibile fascino di una festa tragica rapisce l’inconscio, capace, a sua volta, di trarre forza dalle cose più infime e terribili.

Atmosfere scure, neoromantiche e sanguinarie cedono il passo alla richiesta urgente di vita, di cultura, di compartecipazione. Quasi un invito a buttarsi verso il futuro come degli scavezzacollo. Il marchio di fabbrica è sancito da “Made in Bosnia”: la vita gipsy è tutta qui; a noi le istruzioni per l’uso.

Raffaella Sbrescia

Video: Three Letters From Sarajevo

Shadows: ecco il pianismo ritmico di Andrea Carri

Andrea Carri - Shadows

Andrea Carri – Shadows

Il pianismo italiano è in grande fermento. Sono numerosi infatti i giovani pianisti che decidono di affacciarsi a questo mondo da sempre legato ai grandi nomi della musica classica per poter dire la loro in forma inedita. Uno di questi è Andrea Carri, che avevamo incontrato in occasione della recensione dell’album “Chronos” e che ritroviamo per parlare di “Shadows”. Il progetto, a partire dal titolo, cammina in punta di piedi con garbo ed eleganza. D’altronde lo stile di Carri è sempre stato delicato e mai invadente. La novità più impattante di questo nuovo album è il contributo di Francesco Camminati alla batteria. Un ritmo percussivo che cesella, disegna e definisce lo spessore e i confini dei brani presenti in tracklist. Un modo per intendere, concepire e assimilare le melodie seguendo una linea guida insolita ma credibile. L’ascolto inizia con “Universal gravitation” un brano descrittivo e preparatorio ad un percorso conoscitivo completo. Si prosegue con “Whisper”, “Love”, “Flying Away”: fotogrammi di vita tradotti in note coerenti e strutturate, concepite per costruire immagini e riflessioni mentali. “This is not the Strawberry Season”, titola andrea Carri in uno dei brani centrali del disco, e in effetti quella punta di penombra che attraversa l’effluvio di note regala all’ascolto un tocco fascinosamente malinconico. La degna conclusione dell’ascolto arriva con “The Dark Tower – Part I: The Gunslinger”: l’ipnotismo catartico del piano fuso al lirismo romantico degli archi e alla pacatezza soffusa delle ritmiche percussive conclude il viaggio all’insegna della serenità d’animo.

Raffaella Sbrescia

Video: Universal Gravitation

Remo Anzovino: ecco “Nocturne” la celebrazione della caducità umana

Remo Anzovino

Remo Anzovino

Nel corso della sua carriera Remo Anzovino ci ha abituati alla sua narrazione emozionale al pianoforte. Ora, a distanza di 5 anni dal precedente disco in studio, esce per Sony Music, su etichetta Sony Classical, “Nocturne”, un album di composizioni inedite nate sulla lunga scia di suggestioni Chopiniane. Registrato tra Tokyo, Londra, Parigi e New York, l’album è stato registrato e mixato da Taketo Gohara, con gli arrangiamenti orchestrali di Stefano Nanni che ha anche diretto la London Session Orchestra. Tra i musicisti internazionali che hanno prestato la loro sensibilità al progetto, ci sono, tra gli altri, al violino cinese Masatsugu Shinozaki, primo violino dell’Orchestra Sinfonica di Tokyo, l’armeno Vardan Grygorian al duduk, la francese Nadia Ratsimandresy, tra le maggiori virtuose al mondo di ondes martenot e Gianfranco Grisi, inventore del suo cristallarmonio e famoso per l’arte di suonare il vetro. Anzovino, compositore, pianista e avvocato penalista, torna quindi in scena con un effluvio di composizioni pensate per mettere sul campo delle superbe visioni della solitudine umana in un momento preciso del giorno: la notte. La dimensione notturna è quella più intima e più spaventosa per l’uomo che, trovandosi faccia a faccia con se stesso, si ritrova costretto a fare conti, bilanci, pensieri e riflessioni globali. Anzovino ci fornisce gli strumenti per farlo in modo rilassato, placido, elegante. L’ascolto si apre con “Nocturne in Tokyo”: un motivo ricorrente che scorre, fluttuante e voluttuoso e che accompagna lo scandire dei pensieri e degli andirivieni emotivi di ciascuno di noi. La malinconia diventa quindi una risorsa, ci mette in connessione con il nostro io più profondo, ci fa capire cose che per lungo tempo ci sono sfuggite e che non abbiamo mai voluto veramente prendere in considerazione. La tracklist continua con “Galilei”: un titolo che rimanda alla conoscenza, alla sfida quotidiana di mettersi alla prova e di alzare l’asticella sempre più in su. Una melodia volutamente elementare intesa come metafora dello sguardo acuto, penetrante, essenziale di Galilei. Particolarmente suggestivo il momento in cui al pianoforte, strumento così “ontologicamente” occidentale, si unisce il duduk armeno in grado di raccontare mondi così differenti e lontani dal nostro. Remo Anzovino esplora la propria interiorità proiettandola in modo cinematografico, il risultato è un saliscendi emotivo vorticoso dall’impatto liberatorio. La musica del disco è nata come un flusso spontaneo di bellezza, anche se tutte le composizioni, da quelle più drammatiche come “Storm” a quelle più rasserenanti come “Empty House” si rifanno ad una tecnica compositiva al servizio di un obiettivo semplice: la creazione di una musica quasi terapeutica ma non consolatoria. Visto che Anzovino concepisce, in questo caso, la musica come uno strumento per avvicinarci all’ineffabile bellezza dell’imperfezione che è di fatto la vita, tra i brani più efficaci  segnaliamo “Miss you”, “Still raining”, “Manhattan 5 am” e “Hallelujah”, una preghiera laica per condividere la gioia di sentirsi umani.

Raffaella Sbrescia

Video: Galilei

Track list di Remo Anzovino – Nocturne
1) Nocturne in Tokyo
2) Galilei
3) Hallelujah
4) Estasi
5) Empty house
6) Storm
7) Miss you
8) Still raining
9) Universi
10) Istambul
11) In your name
12) Manhattan 5am
13) The stars
14) Valse pour une femme

Modern Art: l’eclettismo di Nina Zilli ci incita a mordere la vita

Nina Zilli presents "Modern Art" @ Space 23

Nina Zilli presents “Modern Art” @ Space 23

Che cosa vuol dire essere un’artista eclettica nel 2017? La risposta prova a darcela Nina Zilli con il suo nuovo album di inediti intitolato “Modern Art” (Universal Music). Un progetto figlio di un’anima libera, sempre pronta a nuove sfide e assolutamente desiderosa di battere nuovi sentieri e attraversare percorsi sempre diversi. Nina è così, ormai abbiamo imparato a conoscerla: estrosa, coraggiosa, innovativa e appassionata. Il risultato di questa felice combinazione lo si può tranquillamente evincere ascoltando un disco costellato di influenze: il ritorno al reggae, la riuscitissima incursione nel rap, il trait d’union dello scenario urban e l’irrinunciabile soul. A coordinare questo effluvio di pensieri e di suoni è il noto producer Michele Canova che, anche in questo caso ha tracciato le linee di demarcazione di ogni brano.

Mai uguale a se stessa, Nina Zilli ha voluto dare voce ad un pensiero che abbraccia un po’ tutti gli aspetti del nostro vivere contemporaneo, l’input è quello di fare il punto sul proprio background personale e guardare al futuro con nuovo slancio. Quindi è così che ritroviamo la cantautrice piacentina, a metà strada tra i tropici e gli appennini, in una coloratissima dimensione che non conosce etichette e che intende trasmettere una irrefrenabile voglia di vita. Momenti, attimi, sensazioni vissute e ancora nascoste dietro l’angolo, Nina morde la vita e noi con lei.

 Raffaella Sbrescia

Video: Nina Zilli – Showcase @ Space 23 – “Domani Arriverà”

 

TRACKLIST

Domani arriverà (modern art)

Ti amo mi uccidi

1XUnattimo

Mi hai fatto fare tardi

Il punto in cui tornare

Notte di luglio

Butti giù feat. J-AX

Il mio posto qual’è

IGPF

Sei nell’aria

Per un niente

Come un miracolo

Video: “Mi hai fatto fare tardi”

Il tour

 Dopo la data zero a Crema, il MODERN ART TOUR prenderà il via il 14 ottobre da Cesena, e proseguirà nei club delle principali città italiane. Questi gli appuntamenti in calendario: 13 ottobre Crema (Teatro San Domenico, Data Zero), 14 ottobre Cesena (Vidia Club), 18 ottobre Milano (Alcatraz), 19 ottobre Torino(Hiroshima Mon Amour), 27 ottobre Roncade - TV (New Age), 3 novembre Firenze (Viper Club), 4 novembre Roma (Atlantico), 11 novembre Fontaneto D’Agogna – NO (Phenomenon), 17 novembre Nonantola – MO (Vox), 18 novembre Brescia (Latte +), 24 novembre Napoli (Casa Della Musica), 25 novembre Maglie – LE (Industrie Musicali), 26 novembre Modugno – BA(Demodé).

I biglietti saranno in vendita su www.ticketone.it e in tutti i circuiti di vendita abituali dalle ore 12.00 di martedì 5 settembre.

Il MODERN ART TOUR è una produzione Massimo Levantini per Live Nation, per info e prevendite: www.livenation.it – info@livenation.it, tel. 02 53006501.

Ascolta qui l’album:

Manifesto tropicale: innesti dal mondo con i Selton

Selton

Selton

Con la fine dell’estate è tempo di malinconie, paturnie, prese di coscienza e svolte esistenziali. Cosa c’è di meglio che affrontare tutto questo a cuor leggero? Il modo più gentile è quello che ci offre “Manifesto Tropicale”, il nuovo album di inediti dei Selton registrato tra Milano e Londra e prodotto da Tommaso Colliva, con la partecipazione di Dente e  Paola Vasquez per l’adattamento dei testi in italiano e del musicista Enrico Gabrielli. Saprete già che il titolo di questo nuovo lavoro prende ispirazione dal ‘Manifesto Antropofago’ di Oswald de Andrade ma è altrettanto vero che questo titolo si sposa molto bene con il fatto che il disco racchiude al meglio tutto l’universo musicale e semantico dei ragazzi di Porto Alegre. I temi affrontati sono i più disparati: viaggi, affetti, ricordi, emozioni, nostalgie. Un mix di elementi sapientemente fusi in un percorso scandito da dieci tracce che profumano di integrazione, intesa come modo di intendere il mondo e la vita a 360 gradi.

Video: Cuoricinici

I Selton sono un collettivo e, in quanto tale, concepiscono la loro musica come un assemblaggio di menti, cuori, ricordi, sensazioni che trova espressione attraverso un linguaggio unico che fonde, tra l’altro, folk, pop, elegia, bossa nova ma anche italiano, portoghese, inglese. Bello l’omaggio all’amico Banhart di “Sampleando Devendra” ci si commuove con “Luna in riviera”, si veleggia leggiadri con “Stella rossa”. Non manca una punta di ironia in Cuoricinici”, una misteriosa incursione psichedelica in  “Jael” e misticismo ipnotico intriso di saudade contenuto in “Bem Devagar”. Bello questo essenzialismo asciutto e comunicativo, pochi fronzoli e tanta anima per i Selton. L’autunno può iniziare, sapremo come reagire.

 Raffaella Sbrescia

 Ascolta qui l’album:

MANIFESTO TROPICALE – La tracklist:

Terraferma

Luna In Riviera

Sampleando Devendra

Cuoricinici

Jael

Stella Rossa

Tupi Or Not Tupi

Bem Devagar

Lunedì

Avoar

 

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