Shadows: ecco il pianismo ritmico di Andrea Carri

Andrea Carri - Shadows

Andrea Carri – Shadows

Il pianismo italiano è in grande fermento. Sono numerosi infatti i giovani pianisti che decidono di affacciarsi a questo mondo da sempre legato ai grandi nomi della musica classica per poter dire la loro in forma inedita. Uno di questi è Andrea Carri, che avevamo incontrato in occasione della recensione dell’album “Chronos” e che ritroviamo per parlare di “Shadows”. Il progetto, a partire dal titolo, cammina in punta di piedi con garbo ed eleganza. D’altronde lo stile di Carri è sempre stato delicato e mai invadente. La novità più impattante di questo nuovo album è il contributo di Francesco Camminati alla batteria. Un ritmo percussivo che cesella, disegna e definisce lo spessore e i confini dei brani presenti in tracklist. Un modo per intendere, concepire e assimilare le melodie seguendo una linea guida insolita ma credibile. L’ascolto inizia con “Universal gravitation” un brano descrittivo e preparatorio ad un percorso conoscitivo completo. Si prosegue con “Whisper”, “Love”, “Flying Away”: fotogrammi di vita tradotti in note coerenti e strutturate, concepite per costruire immagini e riflessioni mentali. “This is not the Strawberry Season”, titola andrea Carri in uno dei brani centrali del disco, e in effetti quella punta di penombra che attraversa l’effluvio di note regala all’ascolto un tocco fascinosamente malinconico. La degna conclusione dell’ascolto arriva con “The Dark Tower – Part I: The Gunslinger”: l’ipnotismo catartico del piano fuso al lirismo romantico degli archi e alla pacatezza soffusa delle ritmiche percussive conclude il viaggio all’insegna della serenità d’animo.

Raffaella Sbrescia

Video: Universal Gravitation

Remo Anzovino: ecco “Nocturne” la celebrazione della caducità umana

Remo Anzovino

Remo Anzovino

Nel corso della sua carriera Remo Anzovino ci ha abituati alla sua narrazione emozionale al pianoforte. Ora, a distanza di 5 anni dal precedente disco in studio, esce per Sony Music, su etichetta Sony Classical, “Nocturne”, un album di composizioni inedite nate sulla lunga scia di suggestioni Chopiniane. Registrato tra Tokyo, Londra, Parigi e New York, l’album è stato registrato e mixato da Taketo Gohara, con gli arrangiamenti orchestrali di Stefano Nanni che ha anche diretto la London Session Orchestra. Tra i musicisti internazionali che hanno prestato la loro sensibilità al progetto, ci sono, tra gli altri, al violino cinese Masatsugu Shinozaki, primo violino dell’Orchestra Sinfonica di Tokyo, l’armeno Vardan Grygorian al duduk, la francese Nadia Ratsimandresy, tra le maggiori virtuose al mondo di ondes martenot e Gianfranco Grisi, inventore del suo cristallarmonio e famoso per l’arte di suonare il vetro. Anzovino, compositore, pianista e avvocato penalista, torna quindi in scena con un effluvio di composizioni pensate per mettere sul campo delle superbe visioni della solitudine umana in un momento preciso del giorno: la notte. La dimensione notturna è quella più intima e più spaventosa per l’uomo che, trovandosi faccia a faccia con se stesso, si ritrova costretto a fare conti, bilanci, pensieri e riflessioni globali. Anzovino ci fornisce gli strumenti per farlo in modo rilassato, placido, elegante. L’ascolto si apre con “Nocturne in Tokyo”: un motivo ricorrente che scorre, fluttuante e voluttuoso e che accompagna lo scandire dei pensieri e degli andirivieni emotivi di ciascuno di noi. La malinconia diventa quindi una risorsa, ci mette in connessione con il nostro io più profondo, ci fa capire cose che per lungo tempo ci sono sfuggite e che non abbiamo mai voluto veramente prendere in considerazione. La tracklist continua con “Galilei”: un titolo che rimanda alla conoscenza, alla sfida quotidiana di mettersi alla prova e di alzare l’asticella sempre più in su. Una melodia volutamente elementare intesa come metafora dello sguardo acuto, penetrante, essenziale di Galilei. Particolarmente suggestivo il momento in cui al pianoforte, strumento così “ontologicamente” occidentale, si unisce il duduk armeno in grado di raccontare mondi così differenti e lontani dal nostro. Remo Anzovino esplora la propria interiorità proiettandola in modo cinematografico, il risultato è un saliscendi emotivo vorticoso dall’impatto liberatorio. La musica del disco è nata come un flusso spontaneo di bellezza, anche se tutte le composizioni, da quelle più drammatiche come “Storm” a quelle più rasserenanti come “Empty House” si rifanno ad una tecnica compositiva al servizio di un obiettivo semplice: la creazione di una musica quasi terapeutica ma non consolatoria. Visto che Anzovino concepisce, in questo caso, la musica come uno strumento per avvicinarci all’ineffabile bellezza dell’imperfezione che è di fatto la vita, tra i brani più efficaci  segnaliamo “Miss you”, “Still raining”, “Manhattan 5 am” e “Hallelujah”, una preghiera laica per condividere la gioia di sentirsi umani.

Raffaella Sbrescia

Video: Galilei

Track list di Remo Anzovino – Nocturne
1) Nocturne in Tokyo
2) Galilei
3) Hallelujah
4) Estasi
5) Empty house
6) Storm
7) Miss you
8) Still raining
9) Universi
10) Istambul
11) In your name
12) Manhattan 5am
13) The stars
14) Valse pour une femme

Modern Art: l’eclettismo di Nina Zilli ci incita a mordere la vita

Nina Zilli presents "Modern Art" @ Space 23

Nina Zilli presents “Modern Art” @ Space 23

Che cosa vuol dire essere un’artista eclettica nel 2017? La risposta prova a darcela Nina Zilli con il suo nuovo album di inediti intitolato “Modern Art” (Universal Music). Un progetto figlio di un’anima libera, sempre pronta a nuove sfide e assolutamente desiderosa di battere nuovi sentieri e attraversare percorsi sempre diversi. Nina è così, ormai abbiamo imparato a conoscerla: estrosa, coraggiosa, innovativa e appassionata. Il risultato di questa felice combinazione lo si può tranquillamente evincere ascoltando un disco costellato di influenze: il ritorno al reggae, la riuscitissima incursione nel rap, il trait d’union dello scenario urban e l’irrinunciabile soul. A coordinare questo effluvio di pensieri e di suoni è il noto producer Michele Canova che, anche in questo caso ha tracciato le linee di demarcazione di ogni brano.

Mai uguale a se stessa, Nina Zilli ha voluto dare voce ad un pensiero che abbraccia un po’ tutti gli aspetti del nostro vivere contemporaneo, l’input è quello di fare il punto sul proprio background personale e guardare al futuro con nuovo slancio. Quindi è così che ritroviamo la cantautrice piacentina, a metà strada tra i tropici e gli appennini, in una coloratissima dimensione che non conosce etichette e che intende trasmettere una irrefrenabile voglia di vita. Momenti, attimi, sensazioni vissute e ancora nascoste dietro l’angolo, Nina morde la vita e noi con lei.

 Raffaella Sbrescia

Video: Nina Zilli – Showcase @ Space 23 – “Domani Arriverà”

 

TRACKLIST

Domani arriverà (modern art)

Ti amo mi uccidi

1XUnattimo

Mi hai fatto fare tardi

Il punto in cui tornare

Notte di luglio

Butti giù feat. J-AX

Il mio posto qual’è

IGPF

Sei nell’aria

Per un niente

Come un miracolo

Video: “Mi hai fatto fare tardi”

Il tour

 Dopo la data zero a Crema, il MODERN ART TOUR prenderà il via il 14 ottobre da Cesena, e proseguirà nei club delle principali città italiane. Questi gli appuntamenti in calendario: 13 ottobre Crema (Teatro San Domenico, Data Zero), 14 ottobre Cesena (Vidia Club), 18 ottobre Milano (Alcatraz), 19 ottobre Torino(Hiroshima Mon Amour), 27 ottobre Roncade - TV (New Age), 3 novembre Firenze (Viper Club), 4 novembre Roma (Atlantico), 11 novembre Fontaneto D’Agogna – NO (Phenomenon), 17 novembre Nonantola – MO (Vox), 18 novembre Brescia (Latte +), 24 novembre Napoli (Casa Della Musica), 25 novembre Maglie – LE (Industrie Musicali), 26 novembre Modugno – BA(Demodé).

I biglietti saranno in vendita su www.ticketone.it e in tutti i circuiti di vendita abituali dalle ore 12.00 di martedì 5 settembre.

Il MODERN ART TOUR è una produzione Massimo Levantini per Live Nation, per info e prevendite: www.livenation.it – info@livenation.it, tel. 02 53006501.

Ascolta qui l’album:

Manifesto tropicale: innesti dal mondo con i Selton

Selton

Selton

Con la fine dell’estate è tempo di malinconie, paturnie, prese di coscienza e svolte esistenziali. Cosa c’è di meglio che affrontare tutto questo a cuor leggero? Il modo più gentile è quello che ci offre “Manifesto Tropicale”, il nuovo album di inediti dei Selton registrato tra Milano e Londra e prodotto da Tommaso Colliva, con la partecipazione di Dente e  Paola Vasquez per l’adattamento dei testi in italiano e del musicista Enrico Gabrielli. Saprete già che il titolo di questo nuovo lavoro prende ispirazione dal ‘Manifesto Antropofago’ di Oswald de Andrade ma è altrettanto vero che questo titolo si sposa molto bene con il fatto che il disco racchiude al meglio tutto l’universo musicale e semantico dei ragazzi di Porto Alegre. I temi affrontati sono i più disparati: viaggi, affetti, ricordi, emozioni, nostalgie. Un mix di elementi sapientemente fusi in un percorso scandito da dieci tracce che profumano di integrazione, intesa come modo di intendere il mondo e la vita a 360 gradi.

Video: Cuoricinici

I Selton sono un collettivo e, in quanto tale, concepiscono la loro musica come un assemblaggio di menti, cuori, ricordi, sensazioni che trova espressione attraverso un linguaggio unico che fonde, tra l’altro, folk, pop, elegia, bossa nova ma anche italiano, portoghese, inglese. Bello l’omaggio all’amico Banhart di “Sampleando Devendra” ci si commuove con “Luna in riviera”, si veleggia leggiadri con “Stella rossa”. Non manca una punta di ironia in Cuoricinici”, una misteriosa incursione psichedelica in  “Jael” e misticismo ipnotico intriso di saudade contenuto in “Bem Devagar”. Bello questo essenzialismo asciutto e comunicativo, pochi fronzoli e tanta anima per i Selton. L’autunno può iniziare, sapremo come reagire.

 Raffaella Sbrescia

 Ascolta qui l’album:

MANIFESTO TROPICALE – La tracklist:

Terraferma

Luna In Riviera

Sampleando Devendra

Cuoricinici

Jael

Stella Rossa

Tupi Or Not Tupi

Bem Devagar

Lunedì

Avoar

 

L’American Dream degli LCD Soundsystem: il manifesto dell’ironia attempata

LCD Soundsystem - American Dream

LCD Soundsystem – American Dream

L’ironia attempata di chi abbraccia il lato cupo del rock per raccontare una giovinezza ormai sfumata fa capolino tra le tracce del nuovo “American Dream” degli LCD Soundsystem. Un colpo di coda giunto a sette anni di distanza da quello che doveva essere un addio e che invece testimonia nuova linfa. La matrice risiede in un tipo di riflessione- lamento che in più di un’occasione ne inficia l’ascolto. In effetti, a ben pensarci, è giusto che Murphy dia spazio e voce ai tantissimi middle aged di questo mondo, gente che vive a cavallo tra epoche opposte, dai tratti ormai scolpiti. La paranoia è d’altronde il trait d’union tra generazioni. Con il fare e l’ incedere del pigmalione da studio, Murphy riprende le fila del discorso interrotto anni fa, affondando le mani in quell’universo sonoro capace di catturare l’inconscio. Tra i brani da segnalare, citiamo la bella, nebulosa e onirica ballad introduttiva “Oh Baby”, il singolo intriso di synth d’annata “Tonite”, la testamentaria “Emotional haircut” e la conclusiva “Black Screen” che, nel chiudere il cerchio, esprime un richiamo alle origini ma imprime in modo definitivo il marchio di fabbrica di James Murphy: scrivere cose essenziali ma sempre e comunque personali.

Video: Tonite

Gli LCD Soundsystem saranno nuovamente in tour: al Brooklin Steel, dal 11 al 23 dicembre), nelle arene e nei teatri di tutto il mondo nonché headliners in festival prestigiosi come il Pitchfork, il Forecastle, il Voodoo Music + Arts Experience.

 Raffaella Sbrescia

Ascolta qui l’album:

Uomo – Donna: i sentimenti raccontati da Andrea Laszlo De Simone

Andrea Laszlo De Simone

Andrea Laszlo De Simone

Tempo di riflessioni. Meglio farle come si deve con “Uomo Donna”, l’album solista di Andrea Laszlo De Simone pubblicato per 42 records. Un disco libero: da preconcetti, da strutture, da convenzioni. Un lavoro che mette insieme pensieri intimi costruiti in modo assolutamente personale e avulso da tendenze e obiettivi di mestiere. Un saliscendi tra esplosioni e implosioni, una narrazione che sposta di continuo il punto di vista tra soggettività e oggettività; un insieme di dettagli che fotografano impietosamente la natura umana tra passato, presente e futuro. “Uomo Donna” è stato autoprodotto e registrato in presa diretta e successivamente post-prodotto e mixato utilizzando tecniche sperimentali a cavallo tra l’analogico e il digitale fino a creare una sorta di paradosso sonoro che parte dalla canzone italiana anni ’70 per arrivare a oggi.

Video: Vieni a salvarmi

 

Il mondo sonoro di Andrea Laszlo De Simone nasce da produzioni casalinghe a metà strada tra la canzone d’autore italiana, la psichedelia e la sperimentazione con la prospettiva di cercare, indagare e capire il nostro modo di intendere i sentimenti e la vita. L’aspetto ludico di questo lavoro sta nel tentativo di descrivere la forza delle sensazioni più forti che siamo capaci di provare, sarà per questo che l’immaginazione è il vero punto di forza della poetica di Andrea Laszlo De Simone. La gentilezza rude di un cantato che profuma di passato ma che è lucidamente abbracciato al presente fa di questo uomo affamato di pensieri, un cantautore capace di saziare l’uomo perduto.

Raffaella Sbrescia

Ascolta qui l’album:

Everything now: la sfida pop degli Arcade Fire per dire tutto e il contrario di tutto

Everything Now - Arcade Fire

Everything Now – Arcade Fire

Con “Everything Now” gli Arcade Fire elaborano l’inno dei danzatori nell’oscurità, quelli che scelgono di muoversi (magari annaspando) in questo liquido e pazzo mondo. La band canadese abbraccia il pop a petto pieno, lo critica dall’interno, incarnandone lo spirito immediato e ballabile, senza rinunciare a vette di puro kitsch. Per completare l’operazione, che ha già fatto storcere parecchi nasi, la band canadese ha collaborato con i produttori Thomas Bangalter (Daft Punk), Steve Mackey (Pulp), Geoff Barrow (Portishead), Markus Dravs. Ad un primo ascolto, saranno in tanti a chiedersi che fine hanno fatto i primi Arcade Fire poi però subentrerà la voglia di capire cosa è successo. Sarà dunque allora che si apriranno i varchi dei livelli su cui si erge l’impalcatura di un album pensato per essere assolutamente contemporaneo. Il fascino del ritmo cela in realtà l’agghiacciante capacità di parlare della morte come qualcosa che è a un passo da noi. Tutto e il contrario di tutto è quello che gli Arcade Fire concentrano in questo album intriso di contraddizioni e ripetizioni. Il concetto che fa da fulcro al progetto è quello di sovraccarico: sonoro, emozionale, informativo. Brano bandiera è “Infinite content”, proposto prima in chiave rock e più in stile country. L’elemento che vi farà percepire una sensazione di incompletezza e mancanza è la privazione dell’emotività. Lo scintillìo di “Signs of life”, la carnalità di “Good God Damn”, la luminosità di “Electric Blue” vengono surclassati da “We don’t deserve love”, il brano in cui gli Arcade Fire giocano a carte scoperte dissacrando il materialismo impersonificandolo con autorevolezza e coraggio. Infine la celebrazione dell’infinito con la riproposizione in versione psycho-onrica di Everything Now (Continued): «I’m in the black againNot coming back again, We can just pretendWe’ll make it home againFrom everything now». Una promessa che vale il sacrificio.

Raffaella Sbrescia

Video: Everything Now

 

S.P.O.T (Senza perdere ‘o tiempo) di Giovanni Block: quando il cantautorato è artigianato di qualità

Giovanni Block ph Sabrina Cirillo

Giovanni Block ph Sabrina Cirillo

Con imperdonabile ritardo ma con encomiabile entusiasmo vi presento S.P.O.T (Senza perdere ‘o tiempo) di Giovanni Block. Figlio dell’arte compositiva, immaginifico/letteraria di questo sorprendente cantautore, l’album rappresenta una boccata d’aria fresca per chi intende la musica come baluardo di artigianalità. Le 11 (10 più una) canzoni che compongono la tracklist del disco racchiudono i tratti somatici di un modo di intendere la vita, l’amore, il sogno, il dolore. Ironia, fatalismo, sagacia, disillusione, romanticismo convivono nell’anima, nella voce e negli strumenti di Giovanni regalandoci una dolce sensazione di benessere e completezza. Il dialetto è il plus ultra, è la chiave di lettura di un modus vivendi veramente comprensibile solo a chi ha l’anima forgiata da una vita vissuta alle falde del Vesuvio.

L’album si apre con “‘O mare va truann’ ‘e forte”: il mare cerca i forti di cuore, di spirito, di braccia per lottare, per vivere e barcamenarsi con destrezza durante le tante tempeste a cui siamo esposti. Dio, prenditi le mani e dammi le ali, canta BLOCK, allora sì che sarebbe tutto più semplice. Accattivante e ben strutturata l’impalcatura ritmica basata su un tipo di chitarrismo professionale e sapientemente calibrato. L’ascolto prosegue con “Tiempo ‘e viento”, realizzata con Alessio Arena e Batà: il vento è patrigno, il tempo è arcigno e indifferente al rovente ritmo latino che soffia dal sud del mondo. Si va avanti con “Sule” la ballad, riproposta più avanti in una versione con Epo, vince per il fascino regalatole dai versi blues di una chitarra che parla chiaro: guardare in faccia la gente ci rende nudi, ci spoglia, mostra la nostra paura di vivere e di parlare. Scarti di paradiso, soli tra soli, siamo destinati a sopravvivere a noi stessi.

Geniale, viscerale, irriverente è “Adda venì baffone”: attesa e invocazione di un riscatto esistenziale. Il brano è figlio della scuola di Pino Daniele; un blues rugginoso, scomodo, autentico, sporco di organico.  Struggente e dolorosa la trama di “E va fernì semp accussì”: un uomo è solo sul suo letto, sordo al mondo se non a un amore non corrisposto; il ritratto dell’infelicità. Si arriva poi al rendiconto professione con “Dint all’underground”: una vita vissuta in mezzo al sound, con la vera passione per la musica nelle vene, con l’adrenalina e la consapevolezza di avere gli strumenti e i compagni di viaggio giusti per costruire qualcosa che prenderà tutte le proprie energie ma che sarà valsa la pena aver prodotto. Bella la collaborazione con Francesco Di Bella in “Senza dicere niente”, più bella e più intensa quella con la bravissima Flo in “Core mio”: due anime cantano un stream of consciousness dal messaggio preciso ed inequivocabile: lascia la paura, scendi dalla croce che ti sei costruito. Immancabile il rimando alla tradizione antica con la tammurriata di “Storia di un antico tradimento”. Onirico il finale con “Palomme ‘e notte”: una serenata fresca e gentile, un inatteso massaggio alla nostra anima tormentata.

Raffaella Sbrescia

Ascolta qui l’album;

Evolve: il trip fatalista degli Imagine Dragons

 

Imagine dragons ph Eliot Lee Hazel

Imagine dragons ph Eliot Lee Hazel

“EVOLVE” è il nuovo album degli IMAGINE DRAGONS. Dopo aver vinto un Grammy, due American Music Awards e aver venduto 9 milioni di album, la band di Dan Reynolds, il chitarrista Wayne Sermon, il bassista Ben McKee e il batterista Daniel Platzman torna in scena con un’evoluzione nei contenuti, nei termini di intesa e nella scelta di un format sonoro incentrato sul minimalismo. La visione degli Imagine Dragons è sempre stata controversa, la loro musica caratterizzata da suoni freschi e da ritmiche pregnanti. Ad oggi il loro obiettivo è ben preciso: portare avanti la ricerca di un posto dove trovare pace e sicurezza in se stessi. Affrontare se stessi è la cosa più difficile da fare. Ecco perché nei nuovi testi della band il punto focale è la leggerezza mentale, quella necessaria per liberarsi dai demoni del passato e fare un nuovo passo in avanti. Ottima anche la qualità del suono curato nei minimi dettagli. L’ascolto inizia con “I don’t know why”: la trama è quella di un amore adrenalinico tra due sconosciuti nella notte. Un’apertura elettro-ritmica esalta la dannazione e il pathos. Il cantato ritmico di “Whatever it takes” narra un sentimento incondizionato. “Believer”, primo singolo estratto dall’album, è il brano perfetto. Imperiosamente lussureggiante, il pezzo è caratterizzato da una struttura ritmica irresistibile. Lo stesso Reynolds ha spiegato: “Questa canzone intende racchiudere i momenti più significativi che hanno scandito questa lunga fase di transizione esistenziale. Oggi riesco a sentirmi in in pace con me stesso, con la mia vita, con quello che sono. Provo a godermi questo nuovo approdo con maggiore disinvoltura”. “Walking the Wire” ripete a piè sospinto un mantra preciso: take what comes. I nuovi Imagine Dragons sono fatalisti.

Imagine Dragons (incontro stampa Milano @ Universal Music)

Imagine Dragons (incontro stampa Milano @ Universal Music)

Il ritmo altalenante di “Rise up” è sorprendente e il messaggio è chiaro: ferma tutto e ricomincia. “I’ll make it up to you” propone, invece, un’elettronica di tipo reminiscente di stampo neoromantico. Ben riuscito il riferimento vintage ai Queen in “Yesterday”. La ritmica underground di “Mouth of the river” irretisce l’ascoltatore attraverso una nervatura sonora vibrante. Molto bello anche il nuovo singolo “Thunder”: ritmiche da club e r’n’b si fondono in un trip ad immersione. “Start over” è una delle tracce più deboli del disco ma il finale vale doppio: quel “join me baby” di “Dancing in the dark” è l’irrrinunciabile invito a prendere parte a questa danza onirico-psichedelica. La band sarà in Italia per due appuntamenti live: il 4 luglio a Lucca (Lucca Summer Festival, http://www.dalessandroegalli.com/events/438/imagine-dragons/ www.luccasummerfestival.ite il 10 luglio a Verona (Arena di Verona/ http://www.vertigo.co.it/it/imagine-dragons).

Video: Thunder

Questa la tracklist: “I Don’t Know Why”, “Whatever It Takes”, “Believer”, “Walking The Wire”, “Rise Up”, “Make It Up To You”, “Yesterday”, “Mouth of the River”, “Thunder”, “Start Over”, “Dancing In The Dark”.

LA versione deluxe contiene inoltre I brani: “Levitate”, “Not Today” e il  Kaskade Remix di “Believer”.

Ascolta qui l’album

Filippo Graziani: la recensione del nuovo album “Sala Giochi”

cover disco_Sala Giochi_crediti Fabrizio Fenucci

cover disco_Sala Giochi_crediti Fabrizio Fenucci

Quant’è bello prendersi il lusso di ritagliarsi tempo per investire energie, attenzione e ispirazione in un proprio progetto. Ancora più bello è constatare che c’è ancora chi riesce a farlo all’insegna della tranquillità e della consapevolezza. Questo è il caso di Filippo Graziani, un cantautore di 35 anni e con un cognome importante che è tornato sul mercato discografico nazionale con “Sala Giochi”, il suo secondo album nato a tre anni di distanza da “Le cose belle”. Nell’anno che osanna i dorati anni ’80, le relative sonorità e le sognanti atmosfere, Filippo decide di integrarsi in questo amalgama nostalgico utilizzando un tipo di approccio individualistico. L’estetica è quella comune ma le tematiche, figlie di sessioni di scrittura ambientate nelle colline romagnole, suonano anacronistiche con l’obiettivo di raccontare il presente in modo intenso e verace. Il pop elettronico si intreccia al cantautorato regalando un fascino casalingo a tutto il lavoro che, in effetti, profuma di artigianalità. In “Vero o no”, Graziani canta a scrive che l’amore trova sempre una strada, anche per chi non ci crede. Un punto di partenza che, in realtà, è anche quello di arrivo ma arriviamoci per gradi.

Video: Esplodere

Filippo offre molto di sé al suo pubblico e si sente. “Appartiene a te”, ad esempio, è il brano in cui il cantautore sceglie di mettersi a nudo senza perdere tempo a ragionare sui dettagli della vita. Bellissima la similitudine proposta in “Tutto mi tocca”: tutto mi tocca troppo come un nervo scoperto, scrive. Ecco: immaginatevi questa persona così sensibile da sentirsi urtata, schiacciata, manipolata, turbata, usurpata dal mondo circostante. Come vi sentireste al suo posto? Provate a fare questo esercizio, potrebbe regalarvi nuove preziose intuizioni. Questo discorso vale anche per “Mettici vita”: in ogni istante, in ogni nota, in ogni gesto. Ed ecco sopraggiungere l’amore nella parte finale del disco: quello travolgente de “La parte migliore”, quello urgente di “Esplodere”, quello indebolito dai dubbi di “Credi in me” ma soprattutto quello di “Vicini e lontani”. E poi c’’è “Vorrei”, così spontanea e trasparente, così piena di desiderio di vita e di condivisione, così autentica e reale. Infine il quesito che apre uno squarcio in tutti noi: “Dov’ è il mio posto”, un finale psichedelico per un disco che intende reagire alla frustrazione e che scava nel passato per ridare grinta al presente.

 Raffaella Sbrescia

TRACKLIST

1. Vero O No

2. Appartiene A Te
3. Il Mondo Che Verrà
4. Tutto Mi Tocca
5. Mettici Vita
6. La Parte Migliore
7. Esploder

8. Credi In Me

9. Vicini E Lontani
10. Vorrei

11. Dov’è Il Mio Posto

Ascolta qui l’album:

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