10: Alessandra Amoroso spicca il volo. Quattordici inediti per raccontare la felicità e la consapevolezza.

Alessandra Amoroso

Alessandra Amoroso

Tante volte disco di platino tra lacrime, sorrisi, gioie e soddisfazioni. Alessandra Amoroso pubblica “10″, un nuovo album di inediti per coronare 10 anni di lavoro, di passione, di crescita artistica e personale. Semplice, diretta, consapevole, Alessandra si fa accompagnare per mano dal produttore e compagno di vita Stefano Settepani: “Quando hai un equilibrio forte in primis con te stessa, riesci ad averlo ovunque e a maggior ragione nella coppia. Per noi è stato stimolante lavorare insieme, ci siamo scoperti a vicenda, è stato speciale e spero di rifarlo. Avere Stefano a fianco è stato fondamentale, mi ha spinto a credere in me stessa. Visto che ho un timbro vocale tante volte pesante, a tratti malinconico, differente da quella che sono io in realtà, abbiamo giocato con dei suoni elettronici freschi che mi hanno aiutato molto.”, racconta Alessandra.

A proposito di equilibrio e gratitudine, sorprende sentire la Amoroso ancora così vicina alla sua Big Family che in questo decennio l’ha sempre supportata: “I miei fan riceveranno una sorpresa: nel cofanetto del disco c’è un biglietto per partecipare al mio prossimo tour, insieme a una lettera personalizzata. Vorrei vedere le reazioni di ciascuno di loro. Questo è un modo per ringraziarli, tesserarsi al mio Fanclub significa fare anche beneficenza. Metà dell’importo sarà destinato alle cure mediche di cui ha bisogno Francesco, un bambino che stiamo seguendo già da un po’. Se oggi sono qui è grazie a loro, sarà un megacompleanno, festeggiamo 10 anni di noi e ho voluto fare davvero qualcosa per loro, ho speso il mio tempo personalmente perchè credo che le cose fatte con sacrificio diano più soddisfazione”.

Alessandra Amoroso mette ancora una volta se stessa in gioco e ce lo dimostra anche attraverso il progetto grafico ideato insieme a Sergio Pappalettera: “Nella copertina dell’album c’è gran parte della mia vita, i valori in cui credo: l’amicizia, l’amore, la famiglia, il mio cane che non c’è più, il mio fiore preferito, la campagna in cui sono cresciuta insieme ai miei nonni. La barca con cui andavamo ad Otranto io, le mie sorelle e miei genitori tra tuffi e piatti di lasagna”.

Alessandra-Amoroso-Dieci

Alessandra-Amoroso-Dieci

Più che di cambiamento, è giusto parlare di evoluzione per la Amoroso che, partendo dalle atmosfere di “Vivere a colori”, lascia che 10 ne raccolga il testimone per mettere l’accento sui concetti di rinascita, consapevolezza e maturità: “Ho prestato particolare attenzione ai testi, ho cercato di dare quella profondità che adesso mi sento addosso. Ho scritto “Ogni santissimo giorno” insieme a Daniele Magro con parole semplici, perchè sono quelle che arrivano per prime al cuore. Mi sono sempre mostrata con molta semplicità, questa sono io e ho scoperto che alla mia gente piaccio così. In sintesi: sono felice e mi va di dirlo”.

Video: La Stessa

Non solo amore ma anche temi importanti. Su tutti il brano “Forza e coraggio”, rende perfettamente l’idea: “Ho raggiunto quel tipo di consapevolezza che mi dà la voglia di mostrarmi, emozionarmi, di essere esigente e di non nascondermi. Nella vita, soprattutto in questo momento in particolare, è necessario avere forza e coraggio per andare avanti. Voglio stimolare la gente ad essere forte, ad essere onesta, ad accettare la diversità e amare. Niente di meno scontato oggi che l’odio vince ovunque”. Un ruolo quello di Alessandra, che cerca di andare ben oltre quello di semplice interprete: “Il testo deve avere un significato innanzitutto per me. Trovo essenziale capirlo, emozionarmi, sin da quando sono in studio deve entrare nelle mie viscere per che amo raccontare quello in cui credo. Spero, per quanto possibile, di far fare un pensiero, anche a chi ascolta le mie canzoni”.
E poi c’è il tour, un’ avventura che toccherà 20 regioni all’insegna dello spirito di adattamento: “Il nuovo tour partirà il 5 marzo da Torino, sarà lunghissimo, bellissimo e divertente. Andrò in tutta Italia, Isole comprese. Non mancate!”

Raffaella Sbrescia

50 anni di Claudio Baglioni: i festeggiamenti cominciano all’Arena di Verona con un concerto kolossal

Claudio Baglioni - Arena di Verona ©_ANGELO_TRANI

Claudio Baglioni – Arena di Verona ©_ANGELO_TRANI

Lo show era stato annunciato come totale è così “Al Centro” è stato. L’ingresso di Claudio Baglioni è trionfale e preannuncia subito la ferma intenzione di lasciare un segno nitido e duraturo nel cuore dei 17.000 che hanno riempito ogni singolo ordine di posto all’Arena di Verona. Baglioni, elegantissimo, incentra il file rouge del suo romanzo musicale sul tema del viaggio. Un viaggio cronologico sì, che lo portato ad attraversare 50 anni di storia italiana, mezzo secolo di musica che ha sempre attinto a piene mani dalla tradizione, dai valori e dal modo di concepire la vita e l’amore in Italia. Emozioni vere, autentiche, genuine che nel corso dei decenni si sono insinuate tra solchi di cuori ora pieni d’amore, ora affranti, ora nostalgici. Il fascino di Baglioni non sta nel passatismo bensì in una cifra stilistica precisa, di qualità, dai confini ben delimitati. “Benvenuti nel mercato delle emozioni, delle chimere, delle sorprese, delle canzoni”, saluta Claudio, mentre uno dopo l’altro i suoi indimenticabili evergreen scivolano via che è un piacere. Impossibile non cantare a tutto fiato i ritornelli che hanno scandito la nostra giovinezza, che ci ricordano un’Italia completamente diversa da com’è adesso. Baglioni è al centro dell’anfiteatro di Verona intorno a lui i suggestivi quadri del celebre coreografo Giuliano Peparini, 21 musicisti eccelsi e 5 coriste. Il tocco del coreografo regala attualità allo show, si ispira agli spettacoli monster dei divi pop internazionali, i suoi bravissimi ballerini sono coloro che rendono i brani vivi, mettendo in scena attimi che dall’immaginario collettivo prendono vita. Energia e vividezza rendono il concerto scorrevole, Claudio Baglioni è attivo, presente, coinvolge il pubblico, non si risparmia e, sinceramente, fa un certo effetto vederlo così fresco dopo tanti anni. Incuriosisce vederlo a proprio agio tra coreografie non sempre in linea con la sua inscalfibile sobrietà. Canta al massimo della potenza vocale ma non rinuncia a godersi i karaoke da 17.000 persone su “Amore Bello”, “Io me ne andrei”, “E tu”, “Sabato pomeriggio”. Irrinunciabili pietre miliari che segnano un tempo lontano ma fondamentale. Un tempo da difendere, da preservare, da tramandare, da valorizzare per comprendere chi siamo e in che direzione stiamo andando. Respirare l’aria di ricordi perduti, un’aria che già mentre respiri cambia, diventa altro, lascia una nota dolce amara sulla faccia, nella gola e nel cuore.

Claudio Baglioni - Arena di Verona ©_ANGELO_TRANI

Claudio Baglioni – Arena di Verona ©_ANGELO_TRANI

Lo show si accende sulle note rock di “Via”. Eccellente sul fronte musicale la struttura dello show, arricchita dal contributo del maestro Walter Savelli. Fuori luogo i ballerini a petto nudo, in puro stile finalissima di Amici di Maria De Filippi. Toccante l’assolo al piano con il ricordo della strage di Genova fatto da un gruppo di fan presenti tra il pubblico.

Video: E tu

Il concerto ritrova la retta via sulle note di “Strada facendo”, “Avrai” canzoni scritte con lo sguardo puntato ai volti di domani, brani che scavallano i tempi e i cambi generazionali. Claudio scava tra i sogni, alla ricerca di infiltrazioni sonore ed emotive in “Notte di note, note di Notte”, ogni odore è un ricordo in una mini Venezia luminescente sul palco. Poi l’attenzione si sposta tutta su un giovane acrobata che veleggia su vibranti corde tese. In effetti, non sono pochi i momenti in cui l’attenzione cala e si perde tra rappresentazioni spesso troppo affollate, chiassose, non in linea con il contenuto delle canzoni, in sintesi: off topic. Viene spontaneo domandarsi come possa percepire il pubblico della tv questo tipo di scelte artistiche così distanti da quelle a cui ci aveva abituati Claudio Baglioni. La sua visione sarà davvero in linea con quello che abbiamo visto? Sicuramente sì ma la sensazione che less sia sempre more resta.

Raffaella Sbrescia

Al Centro tour: il romanzo musicale di Claudio Baglioni raggiunge pagina 50 e parte dall’Arena di Verona.

 

Claudio Baglioni - Al Centro - Arena di Verona

Claudio Baglioni – Al Centro – Arena di Verona

Questa sera, Claudio Baglioni sarà il gran mattatore dell’Arena di Verona in occasione dell’atteso tour di festeggiamento del cinquantennale della sua carriera artistica. Il primo palco al centro fu vent’anni fa, stasera ci riproverà riempiendo ogni ordine di posto in Arena. L’appuntamento di oggi è il primo dei tre live previsti all’Arena di Verona: si replicherà infatti domani, sabato 15, e domenica 16 settembre. La regia teatrale e le coreografie portano la firma di Giuliano Peparini. L’evento è prodotto da F&P Group e Bag. Per chi non vorrà perdersi il grande evento,  domani, sabato 15 settembre, il concerto sarà trasmesso in diretta in prima serata alle ore 21.05 su RAI 1. Il programma è scritto da Massimo Martelli, Duccio Forzano e Guido Tognetti con la regia di Duccio Forzano.

Ecco le dichiarazioni della conferenza stampa che si è appena conclusa:

Claudio Baglioni: “Non si tratta di un concerto normale bensì di una festa. L’ambizione del video che introduce lo show nasce da un brano strumentale in cui ho inserito solo un accenno di coro seguendo l’idea che nel corso di 50 anni insieme al pubblico abbiamo costruito un coro unico. Le persone che mi hanno permesso di fare questo viaggio sono le stesse che nel corso degli anni mi hanno sempre fermato dicendomi di essere cresciuti con le mie canzoni. La mia frase di difesa è sempre stata: “Ti poteva andare anche peggio”. Il centro che fa da leit motiv è un centro ideale, il centro della vita. Spesso sono stato periferico anche in tantissime occasioni riferite ad altri contesti. Ora l’idea di centralità fa da cardine. Tra i meriti di questo show c’è riportare l’Arena di Verona allo status di anfiteatro. Tutti i posti saranno usati per intero.
Per quanto riguarda la scaletta, si tratta di un concerto cronologico, le canterò seguendo esattamente l’ordine in cui sono state scritte, pubblicate e proposte al pubblico. Si tratta di un romanzo musicale in cui proporrò 34 canzoni rispetto alle 400 totali. Una scelta di brani non pop che lo sono inevitabilmente diventati nel corso del tempo.
Quello di stasera è un total show, uno spettacolo cmplessivo con un dispendio di risorse notevole e una lavorazione laboriosa”.

Giuliano Peparini: ”La mia visione nasce dal fatto che ho sempre desiderato lavorare con Claudio, sono cresciuto per davvero con le sue canzoni, l’ho portato con me all’estero. Per queste ragioni mettere in scena le sue canzoni è stato particolarmente facile. I testi di Baglioni hanno il grande pregio di saper raccontare la vita, questo è quello che ho cercato di tradurre insieme a più di 150 artisti tra professionisti e allievi di scuole di danza locali. Non ci saranno quinte, potrete vederli entrare e uscire dalla scena, abbiamo cercato di costruire un racconto che non prevedesse posizioni privilegiate. In questo show saremo a nudo, sarà quindi unico”.

Claudio Baglioni  - press conference ©_ANGELO_TRANI

Claudio Baglioni – press conference ©_ANGELO_TRANI

Duccio Forzano: “Dopo 20 anni esatti torno a fare la regia di un concerto per la Rai, grazie a Claudio che ha creduto in me e che mi ha dato la possibilità di poter crescere, il punto di vista verso il pubblico è spettacolare, ci sono tanti punti di vista nuovi rispetto a tanti anni fa, c’è stato un grande sforzo produttivo da parte della Rai, vorremmo che a casa passi un racconto fluido e chiaro, quando i quadri e i performers non saranno sul palco ci sarà un’altra linea di racconto che è il concerto. Mi auguro che anche il pubblico a casa goda di questa meraviglia”.

Claudio Fasulo: “Sarà una serata epica. Un anno fa Rai Uno ha abbracciato Claudio Baglioni traghettandolo all’interno di un percorso artistico ricco di eventi e di emozioni. Più in generale Rai 1 vive un buon momento con il prime time. Vi auguriamo semplicemente buon divertimento!”

Fernando Salzano F&P: “Ci siamo lungamente espressi sul valore di unicità, ci piace riempirci la bocca con la questa parola ma questo è davvero un evento unico da tutti i punti di vista. L’Arena sarà completamente numerata. Dal punto di vista produttivo, c’è stato un grande sforzo montando 16 cluster audio con 5 giorni di lavoro ininterrotto. Abbiamo riprodotto lo stesso palco a Roma per poter fare le prove. E, per rimanere in tema di numeri, la capienza totale è di 17.000 spettatori per cui vedremo un totale di 54.000 presenze in tre serate. Colgo l’occasione per invitare ufficialmente Claudio a tornare in Arena a fine tour visto che ho finito tutti i biglietti (ride ndr)”.

Claudio Baglioni  - press conference ©_ANGELO_TRANI

Claudio Baglioni – press conference ©_ANGELO_TRANI

Per tornare alle dichiarazioni di Claudio Baglioni: “Mio fiiglio Giovanni è presente ma non salirà sul palco, non ci saranno ospiti se non gli artisti di cui abbiamo già parlato. Con me sul palco ci saranno 21 musicisti, di cui molti polistrumenti e 5 coriste. Finire il tour tornando all’Arena sarebbe un sogno, sarà un percorso molto impegnativo che durerà fino a novembre per poi riprendere a marzo dopo il Festival di Sanremo. Ho riassunto 50 anni di carriera seguendo un filo rosso narrativo che non poteva escludere le pietre miliari. In questi anni non sono mancate le occasioni per dare spazio ad un repertorio più nascosto e per certi versi più prezioso.
Immancabili i riferimenti a Sanremo: ” Non mancheranno nuove idee. Sanremo si dividerà in due parti, ci sarà modo di sviluppare un percorso in due fasi per fare in modo che quello che sacrificavamo per i giovani possa poi confluire nel concorso finale. Proveremo a dare spazio al talento giovane perchè ce n’è e ci rivolgeremo anche a un pubblico più giovane. Ho scelto di farlo in termini di assunzione di responsabilità e per dimostrare che non è stata solo una botta di fortuna. Essere in tour mi darà modo di non pensare ossessivamente al Festival, in più in questo modo so che un lavoro ce l’avrò anche dopo. Se pensiamo ai giovani, non so dire se qualcuno di questi sarà in Arena tra 50 anni, il talento c’è, c’è da vedere se c’è l’ascolto per farli durare. Per concludere vi confesso che ho un album in lavorazione e che per ovvi motivi ho lasciato in sospeso. Ci sto lavorando con Celso Valli, siamo a buon punto e sicuramente ci rimetteremo mano appena possibile. Le date dei concerti erano già state stabilite, dall’Arena si parlava già prima del Festival dello scorso anno”.

Raffaella Sbrescia

 

Alvaro Soler: “Il mio Mar de Colores vi dimostrerà che c’è ben altro oltre i tormentoni estivi. Intervista

Alvaro Soler - Mar de Colores

Alvaro Soler – Mar de Colores

Arriva venerdì 7 settembre il “Mar De Colores” di Alvaro Soler. Il giovane cantante e musicista cosmopolita ormai gode di ampio affetto da parte del pubblico italiano grazie alle sue canzoni fresche e allegre. Anche questo album nasce dall’idea di mettere insieme visioni, pensieri, colori e tradizioni con l’intento di unire le persone tra loro in un’epoca martoriata da conflitti di svariata natura. Si fa presto a definirlo “One hit man” e in effetti l’obiettivo dell’artista è quello di scrollarsi finalmente questa etichetta non veritiera dalle sue spalle.

“In questo disco ho messo in luce diversi lati del mio carattere e del mio modo di pensare. Ho esaltato il gusto di viversi la vita in modo semplice, autentico e senza fretta. Non dimentichiamoci di goderci il momento. Io stesso l’ho fatto con il repentino successo di “Eterno Agosto”, un album nato come un esperimento e che invece si è rivelato essere il primo passo per costruire le fondamenta di un percorso che mi ha portato davvero lontano”. Quella che emerge in questo album è, dunque, la filosofia di vita di Alvaro che ha vissuto il periodo di preparazione del progetto come una leva per fare di più e meglio, per reinventare delle idee rock e addolcirle con uno stile più vicino a testi più maturi e più pensati. “Molti si chiedono come una persona così cerebrale come me possa scrivere cose allegre, io invece penso che abbiamo già abbastanza canzoni per piangere. Questo mestiere mi ha insegnato a trovare un equilibrio tra momenti in cui sento di volermi identificare con canzoni felici, altri in cui sento la necessità di isolarmi e riflettere”.

Per tornare al suo ultimo successo “La Cintura”, Alvaro ha voluto alzare la posta in gioco con un featuring che ha visto la partecipazione di Flo Rida e Tini: “Non sai mai che valore aggiunto puoi dare ad un brano che è già stato suonato parecchio, con “La cintura” si è presentata questa opportunità e l’ho sfruttata per compiere un altro importante passo verso l’apertura e la condivisione tra generi musicali diversi. In quel periodo Tini faceva un po’ di promozione a Madrid e abbiamo girato il video divertendoci molto e sentendoci davvero a molto agio”. A proposito di colori, inevitabile chiedergli quale sia quello dominante in questo album: “Non c’è un colore predominante, si tratta di sfumature che predono vita dai colori primari che si mixano tra loro. Questa cosa rispecchia perfettamente me stesso che parlo tante lingue ma nessuna in modo perfetto, faccio tante cose ma nessuna al meglio (ride ndr)”.

A un artista così attento al concetto di integrazione e cosmopolitismo non si può non chiedere inoltre un’opinione su quanto stia accadendo in Catalogna, a proposito del movimento indipendentista: “Non sono perfettamente informato sugli ultimi sviluppi visto che vivo anche a Berlino. Mi baso molto su quello che mi raccontano i miei genitori e mi rattrista vedere il mio popolo scisso. Ho visto i miei nonni avere paura di uscire in strada, non so come andrà a finire ma spero davvero che si possa trovare una soluzione pacifica”. Con numeri così importanti alla mano, cosa si porrà come obiettivo un giovane artista come Alvaro? Ecco la risposta: “Visto che la gente conosce soprattutto le canzoni che passano in radio, vorrei riuscire a portare avanti tutto l’album, fare in mondo che il pubblico possa affezionarsi al mio repertorio in modo più ampio. Vorrei che le persone venissero ai miei concerti per sentire tutto e non solo i singoli più famosi. Conservo un ottimo ricordo di X Faxtor e di tutte le persone che ci lavorano, la tv è interessante ma ora come ora voglio concentrarmi sulla mia carriera da musicista. A novembre metterò in piedi il nuovo show e sono felice di anticipare che ho già delle idee molto creative che non vedo l’ora di mostrarvi. Vi aspetto!”

Raffaella Sbrescia


ALVARO SOLER incontrerà i fan italiani per presentare ad autografare il suo nuovo album durante 3 esclusivi appuntamenti: il 15 settembre a la Feltrinelli Libri e Musica Stazione Garibaldi di NAPOLI (Piazza Giuseppe Garibaldi, ore 18:00), il 16 settembre al Mondadori Megastore di MILANO (via Marghera 28, ore 17:30) e il 17 settembre alla Discoteca Laziale di ROMA
Questa la tracklist completa: “La cintura”, “Histerico”, “Te Quiero Lento”, “Ella”, “Puebla”, “Au Au Au”, “Fuego” feat. Nico Santos, “Veneno”, “Bonita”, “No Te Vayas”, “Nino Perdido”, “Yo Contigo Tu Conmigo”, “La Cintura” featuring Flo Rida & Tini.

Alvaro Soler - Assago

Alvaro Soler – Assago

Prezzi biglietti:

Parterre in piedi: 25,00 € + diritti di prevendita

Tribuna numerata A: 50,00 € + diritti di prevendita

Tribuna Gold Numerata: 50,00 € + diritti di prevendita

Anello B non numerato: 35,00 € + diritti di prevendita

Biglietti in prevendita esclusiva per gli iscritti My Live Nation dalle ore 10 di mercoledì 5 settembre

Biglietti disponibili su ticketmaster.it, ticketone.it e in tutti i punti vendita autorizzati dalle ore 10 di giovedì 6 settembre

L’organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati non presenti nei nostri comunicati ufficiali.

Intervista a Luca Carboni: il mio nuovo tour sarà “Una grande festa”. Provare per credere!

Con il dodicesimo album intitolato SPUTNIK,  Luca Carboni si mantiene in vetta alla classifica musicale Made in Italy. Il primo singolo “Una grande festa” ha celebrato l’universo pop attraverso una sintesi artistica ironica e concettuale al contempo. Abbiamo approfittato di uno dei suoi ultimi Firmacopie in vista del tour che partirà in autunno per approfondire la conoscenza dell’album e del pensiero che c’è alla base di questo lavoro.

Luca Carboni

Luca Carboni

Luca parliamo subito di questo nuovo splendido album “Sputnik”. Già il titolo da l’idea di partenza. Una partenza che però fa tesoro delle esperienze passate. Un album che è molto coerente, e che è il proseguimento ideale di “Pop Up”…

Intanto ti ringrazio per l’aggettivo “splendido” perché i complimenti fanno sempre piacere. Sono felice di presentare questo nuovo album; per me è una grande festa, per parafrasare il titolo del primo singolo estratto. Come dicevi tu, il titolo ricorda anche molto della mia storia. Io sono nato negli anni ’60, cresciuto nell’epoca della guerra fredda; lo Sputnik è stato il primo satellite lanciato dai sovietici, che erano in gara con gli americani per la conquista dello spazio; però se ci pensiamo bene, questo satellite ha inaugurato anche l’era moderna in cui viviamo oggi; senza i satelliti vivremmo una vita sicuramente diversa, sapremmo meno cose. Questo simbolo, nella traduzione italiana significa anche compagno di viaggio, quindi è una parola dura che però ha un significato dolce, e mi piace pensare che le canzoni siano compagne di viaggio delle persone. E’ così anche per me; sono legato a tutte le canzoni che ho cantato e che ho scritto in questi anni. Mi auguro che anche le canzoni di questo nuovo lavoro possano essere compagne di viaggio…

In questo album c’è un pezzo molto interessante, che è anche una bella dichiarazione di intenti, “Io non voglio”, e una frase che dice “Voglio un cambiamento radicale”. Se Luca Carboni si guardasse intorno oggi, quale cambiamento radicale vorrebbe?…

Il cambiamento radicale nella canzone è legato al tema dell’amore, al fatto che nell’amore di coppia vissuto in profondità, ci deve essere la capacità di amare anche l’errore dell’altro, di perdonarsi, di non drammatizzare ogni situazione, quindi in questo caso la canzone parla di un cambiamento all’interno di un amore, di una coppia, di una storia. In generale i cambiamenti che vorrei sono davvero tanti, da quelli legati all’ambiente, a quelli legati all’apertura nella nostra società. Il discorso diventerebbe davvero lungo e complesso. Sicuramente ognuno di noi ha dentro di se’ un desiderio da realizzare, un cambiamento da attuare…

Video: Una grande festa

Nel disco hanno collaborato anche noti artisti della scena indipendente come Calcutta, Gazzelle e Giorgio Poi…

Sì, la scena indipendente mi piace molto. Negli ultimi anni, nella musica italiana, c’è stato il pop, il rap, e il rap che si trasformato in trap. Mancava da tempo una generazione che facesse anche la canzone d’autore in una chiave nuova e che rubasse un po’ di spazio al pop più banale presente da anni nella musica italiana, perciò ben vengano queste nuove generazioni che hanno un punto di contatto con cantautori come me, che hanno cominciato negli anni’ 80. Loro “rubano” un po’ la scena al pop, si stanno staccando dalle cose più alternative e stanno arrivando pian piano nelle radio, non rimanendo isolati. E questo mi fa molto piacere; un po’ come noi che negli anni ’80, volevamo uscire dalla canzone ideologica e politicizzata dei cantautori anni ’70. Noi volevamo raccontare l’uomo al di là dei partiti, delle divise, delle bandiere. Secondo me questa nuova generazione è interessante. Con Calcutta e Giorgio Poi, ci siamo incontrati a Bologna, girando spesso per il centro. Ho scoperto che erano venuti a vivere a Bologna. E’ nata prima un’amicizia, e da lì l’idea di collaborare in quest’album. Gazzelle invece è un cantautore di Roma; mi era piaciuto il suo disco, sono andato a sentirlo in concerto sempre a Bologna, in un club dove tra l’altro io faccio spesso le prove con i miei musicisti, e così è nata l’idea di provare a fare qualcosa insieme.

Un pezzo di quest’album che amo molto è “2”. Tu descrivi una verità assoluta, ovvero, “Tutta la gioia, tutto il dolore, tutto quello che hai è due…”

Questa è una canzone a cui tengo davvero tanto anche io; faccio un po’ di confusione con la matematica, perché il due sarebbe divisibile, e io dico invece che è indivisibile. In ogni storia d’amore ci sono due vite, due differenze, due culture, due mondi da cui arrivi e quando si ama non si deve pretendere di cancellare le differenze, che magari sono proprio quelle che ci hanno attratto della persona, e quindi mi piaceva questo concetto, viviamo una unità su due elementi che possono stare insieme per sempre…

Lo Sputnik Tour parte il 12 Ottobre da Nonantola, ed approda a Napoli, alla Casa Della Musica, il 26 Ottobre. Che tipo di concerto sarà?…

L’album è uscito l’8 Giugno, ma io ho voluto spostare il Tour volontariamente ad Ottobre perché mi piaceva che le canzoni di questo nuovo disco fossero conosciute bene, visto che faranno parte della scaletta del concerto, insieme ai successi che ci si aspetta e ad altre canzoni che solitamente non faccio dal vivo. Voglio fare un tour con la consapevolezza di cosa racconta questo album, delle idee che ci sono dentro. Ho lavorato tanto anche al progetto visuale, che gioca un po’ anche con i disegni della copertina, lo spazio, la spazialità, l’ironia, e anche momenti commoventi di un lavoro video che accompagnerà un po’ tutto il concerto…

“Cosa rimarrà dei nostri tentativi di rimanere umani”?…
Questa è una bella domanda… io sono da un lato un po’ fatalista, dall’altro anche ottimista e penso che l’umanità possa venire anche da un solo uomo, un po’ come dicevano le Sacre Scritture. Anche se c’è un solo uomo che porta dentro questa umanità, il mondo si può salvare…

Giuliana Galasso

Sputnik – Tracklist
Una grande festa
2 (Due)
Amore Digitale
Io non voglio
Ogni cosa che tu guardi
I film d’amore
L’alba
Prima di partire
Sputnik

Sputnik Tour
12 Ottobre – Nonantola (Vox Club)
13 Ottobre – Cesena (Vidia Rock Club)
16 Ottobre – Bologna (Estragon)
18 Ottobre – Padova (Gran Teatro Geox)
20 Ottobre – Venaria Reale (Teatro Della Concordia)
22 Ottobre – Firenze (Obihall)
23 Ottobre – Perugia (Afterlife)
25 Ottobre – Modugno (Demodè)
26 Ottobre – Napoli (Casa Della Musica)
28 Ottobre – Roma (Atlantico Live)
29 Ottobre – Milano (Fabrique)
31 Ottobre – Genova (Politeama Genovese)
3 Novembre – Brescia (Gran Teatro Morato)
4 Novembre – Parma (Campus Industry Music)

 

L’Impero crollerà: Milano canta Roma con Mannarino che sfida e supera se stesso

Mannarino live Milano ph Francesco Prandoni

Mannarino live Milano ph Francesco Prandoni

“L’impero crollerà” è il titolo del nuovo tour di Alessandro Mannarino. Reduce dai suoi viaggi reali e visionari, il cantautore romano ha riempito il Teatro degli Arcimboldi di Milano con un doppio concerto ricco sotto tanti punti di vista (Vivo concerti). “Questo concerto è dedicato a chiunque in questo momento stia viaggiando: verso un futuro migliore, verso terre nuove, verso una nuova dimensione interiore. Questo mio live parte dal concetto di movimento ed è questo che io e la mia band vi auguriamo: un grande movimento”. Questo è l’augurio che Mannarino fa a se stesso e al pubblico e lo fa in un momento di particolare forma artistica e umana. “Neanche nei miei sogni avrei mai immaginato o creduto di arrivare a questo punto. Ho attraversato momenti difficili ma ho avuto il coraggio di cambiare, la fortuna di poter lavorare con le persone giuste. Poi ho cambiato la faccia e oggi sono un po’ come Rocky che ricomincia a star bene dopo aver preso tante botte”.

E sta bene Alessandro, fidatevi. Il suo nuovo concerto è un’esperienza completa e appagante. Le canzoni del suo repertorio, per quanto già dotate di luce propria, sono state impreziosite da nuovi arrangiamenti curati e pensati per creare un’atmosfera cosmopolita.
Le suggestioni sono subito potenti in apertura: Mannarino sceglie tonalità scure, basse, intrise di pathos interpretativo. La texture sonora è finemente cesellata su misura di ciascun brano in scaletta, la voce dell’unica donna sul palco Lavinia Mancusi è una garanzia di trasversalità e potenza evocativa. Com’è noto Mannarino ha sviluppato un’ampia conoscenza delle percussioni latine e brasiliane in particolare. Il risultato è un crogiuolo di parole, di store, di emozioni. Mannarino si sa, predilige le storie degli ultimi, porta agli estremi i suoi racconti metaforici e non perde mai occasione per lanciare spunti di riflessione. L’uso che fa dell’ironia è a tratti tagliente, a tratti commovente. C’è spazio per le lacrime, per i sorrisi, per il disincanto e per la pura gioia di vivere. Il suo è un concerto lento, Alessandro e la sua band si prendono il tempo per gustarsi ogni attimo di un viaggio libero e senza una meta precisa. Gli inserti jazz con ampio spazio al pianoforte e al sax, regalano una veste ulteriormente ricercata a brani già molto strutturati nella loro veste originale. “Babalù” diventa un canto mistico africano, le ingiustizie urlate in “Deija” diventano uno squarcio nella notte, l’inquietudine conturbante di “Al Monte” diventa conquista guardando quell’unica grande bandiera nera sventolante sullo sfondo di un palco volutamente privo di scenografia.

“Siamo figli del positivismo, del logos occidentale, siamo diventati razionali e ci siamo persi il sogno. Questo è quello che cerco di ritrovare quando sono sul palco, quando suono, quando sono in giro. Questo è cerco di fare anche qui insieme a voi, se vorrete farlo insieme a me, ne sarò molto felice” – dice Mannarino al pubblico sempre più social addicted.
“Di questo tour sapevo solo il titolo “L’impero crollerà”. Il senso l’ho capito solo dopo. Mi sono reso conto del fatto che l’impero più grosso che dovevo far crollare era quello che mi portavo dentro. Dopo il primo album , si tende a pensare di aver raggiunto una certa cifra stilistca , che quella sia la direzione giusta. Invece è anche giusto cambiare. Io stesso ho cercato di farlo con un gesto forse banale ma per me importante: ho finalmente tolto il mio cappello nero. Il più grande gesto d’amore è mettersi in crisi e cercare di cambiare, mostrandosi per quello che si è davvero, solo così gli altri saranno liberi di scegliere se stare insieme a noi oppure no”.

Alla luce di quanto sopra, cinque minuti di standing ovation e scrosci di applausi sono anche pochi per due ore e un quarto di concerto. Se non conoscete Mannarino, potrei stare qui per ore a raccontarvi e a convincervi della sua bravura. Quello che farò, invece, è invitarvi ad andare subito a cercarvi qualcosa di suo e a chiudere gli occhi. Sarò curiosa di sapere dove sarete catapultati.

Raffaella Sbrescia

Maneskin live @ Santeria Social Club: annunciati nuovo singolo, nuovo album e nuovo tour

Maneskin live @ Santeria Social Club

Maneskin live @ Santeria Social Club

Qualcuno li definisce sfrontati, qualcun’altro arroganti. Loro sono i Maneskin, sono giovanissimi e sono i vincitori morali e non solo dell’ultima edizione di X Factor. La loro performance dal vivo è carica e avvincente. Certo, la scaletta comprende al 95% cover ma la cose che incuriosisce è che nessuna di queste ricorda l’originale. Questi ragazzi lavorano per dare un tocco personale a tutto quello che incontrano e, gran parte delle volte ci riescono. Vedere degli adolescenti buttarsi a capofitto in questa avventura con caparbietà, sicurezza, disinvoltura piace e spaventa. Piace vedere come ci credono, come si muovono, come convincono la piazza, come se ne fregano dei detrattori e di quelli che si rifiutano di credere nella loro favola rock. Sinceramente fa spavento pensare che a 17/18 anni si molli tutto per credere in un sogno effimero, come può apparire oggi quello della musica mordi e fuggi ma d’altronde molti grandi del passato lo hanno fatto suscitando reazioni ben peggiori. Per cui dico avanti Maneskin e fateci vedere cosa sapete fare.
Ieri sera li ho incontrati alla Santeria Social Club di Milano. Poco prima di due ore al primo concerto milanese della band capitanata da Damiano David ha incontrato la stampa per nuovi succosi aggiornamenti. Dopo essere stati definiti gruppo rivelazione del 2017 Damiano David e compagni annunciano l’uscita del nuovo singolo “Morirò da re”, prevista per il 23 marzo, dichiarano di essere al lavoro su un nuovo disco e che il prossimo autunno partirà un nuovo tour in location più grandi.

L’inedito in italiano.
“Con il nuovo singolo “Morirò da re” ci esporremo con l’italiano. Siamo al centro di un processo creativo molto bello. Il brano è nato in modo molto spontaneo, dal nostro bisogno di scrivere, dal nostro desiderio di raccontarci e dire qualcosa. La scelta dell’italiano è stata una casualità. Scriviamo in entrambe le lingue e vogliamo destreggiarci sia con l’una che con l’altra senza mai abbassare il livello del nostro prodotto. Abbiamo scritto questo pezzo durante giorni di off, abbiamo due modi di scrivere: o partiamo dall’arrangiamento oppure da un pezzo già scritto. Subito dopo l’esperienza in tv con X Factor abbiamo voluto tornare subito a suonare. Per noi la cosa principale è il contatto con il pubblico. Abbiamo scelto posti piccoli in cui esibirci per imparare e crescere”.
Il significato del testo

“Al centro del testo c’è il concetto di redenzione. Dal male può nascere del bene. Da qualcosa che viene visto come sbagliato, così come è avvenuto con la nostra scelta di mollare tutto e dedicarci alla musica h24, può nascere del buono credendo in se stessi e in quello che si fa. Il messaggio è che non bisogna farsi spaventare dal mondo esterno, aldilà delle nostre canzoni vorremmo dire alla nostra generazione, in particolare ,di portare avanti quello in cui si crede. Bisogna cercare la felicità attraverso il proprio talento”.

Il sound

“Fin dall’inizio abbiamo cercato di creare un suono nuovo e fresco. Con questo brano siamo approdati a un suono che non avevamo mai affrontato prima. Questo anche grazie ai mezzi che abbiamo avuto a disposizione. Abbiamo lavorato in uno studio fantastico, la chitarra di Thomas ha un suono alla Frusciante dei primi anni ’90, siamo vicini alla scuola dei Red Hot Chili Peppers. La voce di Damiano ricorda quella di Fletwoodmac”.

Maneskin live @ Santeria Social Club ph Francesco Prandoni

Maneskin live @ Santeria Social Club ph Francesco Prandoni

Il nuovo tour

“In autunno ci sarà un nuovo tour con un allestimento inedito e cambieremo anche la scaletta. La tourneè partirà il 10 novembre 2018 e sarà prodotta nuovamente da VIVO CONCERTI dopo il fantastico successo che ci ha portato al sold out, in pochissime ore e per tutte le ventuno date, del primo tour. Possiamo anticiparvi che non ci saranno solo cover, cercheremo di portare principalmente noi stessi e i nostri brani, non vediamo l’ ora che questo tour possa portarci a uno step successivo ancora più soddisfacente. La nostra vera dimensione è il palco e questa cosa non vogliamo dimenticarcela. Il nuovo tour ci vedrà sui palchi di locali diversi e più grandi. Tra tutti possiamo già citare il Fabrique di Milano e il Palatlantico di Roma. Per ora abbiamo fissato una decina di date.

Il nuovo album

Stiamo valutando dove ficcare il naso, sicuramente faremo molto meno, abbiamo in programma di chiuderci in studio, saremo in ritiro per mettere mano al disco e lo finiremo sicuramente entro l’autunno, prima che inizi il nuovo tour. Abbiamo dei pezzi già scritti, dobbiamo continuare a lavorare con lo stesso spirito. Per il momento stiamo mettendo in pole position sia brani in italiano che in inglese, così come ci vengono.

Il marchio di fabbrica Maneskin

Si parte sempre da un compromesso intrinseco tra noi quattro. La nostra produttività ed efficacia è aumentata parecchio in questi ultimi mesi. Stiamo cercando di creare una dimensione nostra, il nostro desiderio è creare il nostro sound personale e il disco seguirà questa linea d’onda. Ognuno di noi ascolta generi diversi per cui il risultato è una mescolanza di quello che ci piace.

Raffaella Sbrescia

Video: Maneskin live – Santeria Social Club

La scaletta del concerto
Intro
Let’s get it started
Take me out/Somebody told me
Un temporale
You need me
Breezblocks
Gimme Shelter
Pyro
Gangsta’s paradise
Master Blaster
Alors on dance
Recovery
Dirty Diana
Beggin’
Hey Mama
Vengo dalla luna
Prisoners/Eatch me
Kiss this
Chosen

CALENDARIO TOUR AUTUNNALE 2018:

sabato 10 novembre 2018 – SENIGALLIA (ANCONA) – MAMAMIA – DATA ZERO

giovedì 15 novembre 2018 – PADOVA – GRAN TEATRO GEOX

sabato 17 novembre 2018 – BOLOGNA – ESTRAGON

sabato 24 novembre 2018 – MILANO – FABRIQUE

venerdì 30 novembre 2018 – BARI – DEMODÈ CLUB

sabato 1 dicembre 2018 – NAPOLI – CASA DELLA MUSICA

giovedì 6 dicembre 2018 – BRESCIA – GRAN TEATRO MORATO

domenica 9 dicembre 2018 – VENARIA REALE (TO) – TEATRO DELLA CONCORDIA

mercoledì 12 dicembre 2018 – FIRENZE – OBIHALL

sabato 15 dicembre 2018 – ROMA – ATLANTICO LIVE

 

Fatti sentire: Laura Pausini presenta il nuovo album. Com’è? E’lei

Laura Pausini

Il ritorno di Laura Pausini

“Fatti sentire” è un invito che voglio fare a me e a chi ascolta la mia musica, un invito a essere coraggiosi ad andare avanti senza avere paura dei pregiudizi. Lo dico io che sono continuamente giudicata e spesso ho sofferto di questo tentando di proteggermi facendo il possibile per piacere a chi mi giudicava male. In questi 25 anni ho cercato di essere coraggiosa anche nei momenti in cui non lo ero”. Tante volte mi è stato detto che sono coraggiosa ma appena scendo dal palco, mi bastano cinque gradini per farmi diventare piccola, fragile e insicura. “Fatti sentire” è una cosa che mi viene da dire quando sono sul palco. Abbiamo una sola vita, una sola occasione e io ho scelto di essere contenta di me stessa, esattamente così come sono.

La scelta delle canzoni
Le canzoni che sono nel disco sono molto diverse tra loro, si passa da una ballad, a un reggaeton a un pop americano tendente al funky. Il disco è il mio 13esimo in italiano, il 12esimo in spagnolo, nasce dalle parole, non è autobiografico ma sono stata felice di cantare queste canzoni in un momento inaspettato. I tempi per fare uscire un album li conosciamo tutti, io stessa credevo di tornare all’inizio del 2019 ma, ad un tratto, nel giro di un mese e mezzo, avevo già tutte le canzoni che volevo cantare, ho chiamato Marco Alboni, presidente di Warner Music Italy e gli ho detto che ero pronta anche se lui non era d’accordo. Gli ho chiesto di venire a casa mia a sentire le canzoni che avevo con me, un po’ in veste di loro protettrice, non volevo aspettare il periodo in cui si vende di più. Avevo voglia di cantarle adesso, magari tra otto mesi non mi sentirò più così. Volevo combattere per loro.

In questo periodo mi sento protagonista di una fase nuova, mi sembra di ricominciare daccapo, finalmente farò promozione in programmi televisivi nuovi con conduttori che non conosco. Anche con le canzoni mi sono comportata in un modo diverso, le ho scelte senza sapere chi le avesse scritte, ho chiesto alla mia manager di inviarmele via mail solo con il titolo ma senza il nome dell’autore. La verità è che mi lascio facilmente influenzare, ho fatto una selezione di 40 brani, lasciandomi colpire da quelle che mi smuovono a livello fisico e che fanno muovere il mio braccio destro.
Il brano in inglese “No river is wilder” è rimasto così perchè mi piace molto interpretarlo, si tratta di un brano un po’ sofisticato dal punto di vista vocale, mi piace sentirmi sfidata.

Tutte le canzoni in tracklist hanno un comune denominatore: il protagonista è sempre qualcuno che si trova di fronte a una scelta, in qualche modo deve farsi sentire. Sono storiie molto diverse l’una dall’altra. Posso dire che questo è il mio disco più vario di sempre.

Musica da produrre e da conoscere

Oltre a produrre musica, sono anche un’appassionata fruitrice, sono attenta al modo in cui lavorano i miei colleghi d’oltreoceano e sono curiosa di come si sia diffusa la tendenza a fare uscire diversi brani prima di pubblicare il disco vero e proprio.
Amo il supporto fisico anche se il digitale va molto più veloce mi aspettassi, voglio imparare ad amare questo modo di conoscere e vivere la musica. Non voglio fare quella della vecchia scuola. La musica urbana va per la maggiore, nel ’93 c’erano tante ballads, tante persone dicevano “che palle” ora, invece, soprattutto in Sud America sono percepite come qualcosa di molto chic. Un prodotto popolare non è per forza scarso, nel mio disco ho voluto inserire il mio secondo brano reggaeton, il primo è stato “Innamorata” di Lorenzo Jovanotti nel disco “Simili”. Non è scritta da un colombiano, è una roba diversa, nata per omaggiare il fatto che per sei mesi all’anno vivo lì. Non posso dimenticare questo fatto, l’attitudine latina fa parte del mio essere e su certi aspetti i latini sono molto simili ai romagnoli, sono molto veraci. La canzone è divertente, di solito faccio fatica a scegliere brani divertenti non sono riuscita a trovare il modo per inserire un allure leggera nelle mie ballads. In genere ci sono temi profondi difatti anche in “Marco se n’è andato” il tema era la solitudine.

Pausini (Julian Hargreaves)

Il tour mondiale inizia al Circo Massimo

Quando Ferdinando Salzano mi ha proposto di aprire il tour al Circo Massimo, sono stata subito felicissima ed entusiasta poi dopo circa 15 giorni ho iniziato ad avere paura e a sentire il peso della responsabilità e il timore di non riempire uno spazio così prestigioso. Ora che sono arrivati i numeri dei biglietti venduti mi sento molto più tranquilla, neanche immaginavo potesse essere possibile che venisse proposto di esibirsi lì a un cantante italiano. Inizialmente la data era solo una ma, francamente, pensando al fatto che tanti miei fan hanno ormai la mia età e hanno figli, mi sentivo in colpa a farli venire in un posto stando in piedi, coi bimbi in braccio e senza vedere nulla. Pensando a questo, gli avrei detto io stessa di restare a casa.

Spazio agli autori del disco

Sono felice di invitare gli autori del disco a sentirsi liberi di venire ad aprire i miei concerti. Virginio Simonelli, Edwin Roberts, Niccolo Agliardi, Giulia Anania, Enrico Nigiotti, Daniel Vuletic, Joseph Carta. Gli autori non sono solo tali, sono interpreti e hanno all’attivo i loro progetti e sarò felice di dare loro lo spazio che meritano.

“Fatti sentire 1/2″
Non ci stavano tutte dentro, non mi andava di farne uscire 20 in Italia e 14 in America, non so come e quando e come uscirà ma so che questo disco ha delle parole che devono continuare. Non ho ancora registrato i brani ma ho i demo, vorrei che si facessero sentire.

Nuovi singoli in arrivo

Il prossimo singolo sarà “Frasi a metà” di Agliardi. In America sta girando invece un remix molto particolare in pieno stile latino con una produzione di Sergio George arricchita da un featuring con Gente De Zona, duo di salsa reggaeton. La diversità sta nel fatto che invece di prendere una canzone e ricantarla, hanno voluto fare un intervento molto più importante entrando nella canzone con testo e musica. Abbiamo fatto qualcosa di nuovo che francamente non avevo ancora mai sentito. Anche se l’arrangiamento è stato molto particolare non mi sono sentita snaturalizzata. A questo proposito sono molto felice di annunciarvi che tra due settimane terrò finalmente un concerto a Cuba, aspettavo da tempo questa occasione.

Laura Pausini

La retorica del femminismo

In questi ultimi anni la figura della donna ha ottenuto molto a fronte del proprio merito. In ogni caso non sono una femminista, non mi piace mettermi dentro una categoria, cerco di apprendere soprattutto quello che riguarda la dimensione umana. Se una ha persona ha del valore, uomo o donna che sia, è giusto che gli venga riconosciuto.

Corde vocali tricolori

Il mio rapporto con l’Italia è fondamentale, quando vado in America canto per lo più in spagnolo ma non con un altro repertorio. C’è sempre Italia nelle mie canzoni, le mie corde vocali sono tricolori, si sentono più comode con quelle note lì. Ovunque io vada sarò sempre “desde Italia”.

“Francesca” (Piccola aliena)

Francesca è la mia nipotina, figlia di mia cugina Roberta. La bambina è morta a tre anni, vittima di una rara malattia genetica (sindrome da deiezione ip36). Sua madre ha scritto una favola e mi ha chiesto di cantarla. Con l’aiuto di Daniel, sempre capace di intuire il tipo di sensibilità necessaria per narrare queste mie cose personali, ho voluto raccontare questa storia anche per sensibilizzare le persone riguardo il fatto che i genitori che perdono i propri figli hanno bisogno di essere aiutate. L’associazione con cui collabora Francesca si chiama “Bimbo tu”.

Scaletta work in progress
Ormai comincio ad avere tante canzoni in repertorio. L’unica che davvero non mi piace è “Cani e gatti” presente nel mio secondo disco. Ricordo che l’abbiamo scritta in mezz’ora allo studio Sant’Anna e non c’era nemmeno il testo. Mi piacerebbe fare 13 concerti e cantare in ogni concerto un disco. Sto buttando giù la scaletta ma è davvero molto difficile, molti fan mi dicono che non vogliono più i medley e le canzoni più famose. Per questo motivo voglio presentare un po’ di canzoni che fanno parte di questo nuovo disco.
Quest’anno non ci saranno ballerini, voglio che la musica sia l’unica vera protagonista. Non si tratta di un percorso dei miei 25 anni di carrriera anche se alla fine lo è. Non riuscirò a fare un concerto di 3 ore, sembrerebbe troppo anche a me. Mi sto guardando in giro alla ricerca di nuove idee tecnologiche, qualcosa che possa essere all’altezza delle aspettative del pubblico. Chi viene da me, viene per conoscere un repertorio ma deve avere anche qualcosa di speciale da guardare.

Il canto dopo 25 anni di carriera.

Più serie e profonde sono le mie canzoni, più vado fuori di testa. Non vedo l’ora che la gente le ascolti. La canzone più difficile da cantare è stata “Nuevo”: pur avendo poche note, per me che sono abituata a cantare ad alto volume e che quando mi gaso spingo, è stato difficile adattarmi all’attitudine di questo nuovo ritmo e cercare di sussurrare. Il prossimo singolo comunque sarà “Frasi a metà”, un brano pop rock che rispecchia il mio mood attuale. Uno dei pochi brani autobiografici, dedicato a una persona che conosco, avevo bisogno di sfogarmi.

Raffaella Sbrescia

Video:

Max Gazzè alza l’asticella con Alchemaya: “Lasciatevi affascinare dalle mie fiabe epiche”

Max-Gazzè

Max-Gazzè

La poetica, l’originalità, lo stile di Max Gazzè, noto al grande pubblico italiano come uno dei migliori cantautori del panorama musicale nazionale, ha riscosso un nuovo grande successo al Festival di Sanremo 2018. L’artista si è aggiudicato, infatti, il sesto posto in classifica e il premio per la migliore composizione musicale dedicato a “Giancarlo Bigazzi” per il brano “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”. La canzone, ispirata al famoso mito di Vieste, fa parte di un progetto più ampio, intitolato “Alchemaya”. Un’opera sintonica che ha preso vita sul palco del Teatro degli Arcimboldi di Milano e che rappresenta un importante momento di approfondimento e ricerca all’interno del variegato percorso artistico di Max Gazzè.

Intervista

“La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” ha incantato il pubblico ma anche e sopratutto i maestri dell’Orchestra di Sanremo. Da dove è nata la voglia di scrivere un brano così diverso e così aulico?

Io e mio fratello (Francesco) abbiamo voluto dare spazio a una storia capace di andare oltre il tempo. Ho recentemente saputo che anche Lucio Dalla era innamorato di questa leggenda. Ho cercato il modo per trasmettere un messaggio d’amore in una forma alta, ricercata, aulica.

Questo brano farà parte di “Alchemaya”, un’opera sintonica divisa in due atti: il primo incentrato su vicende ancestrali, il secondo che darà una nuova vita a tuoi brani già editi…

“Alchemaya” è un progetto nato perchè volevo portare in teatro l’orchestra sinfonica e una narrazione che avesse un’ambientazione teatrale. I primi appuntamenti di questo progetto si sono svolti al Teatro Arcimboldi di Milano con uno spettacolo strutturato intorno ad un’orchestra sinfonica. Avevo fatto tante prove prima, è stato un lavoro molto impegnativo però ero convinto di farlo e lo sono stato fin dall’inizio. Mi è venuta voglia di raccontare delle storie attraverso un linguaggio semplificato, direi fiabesco, che avesse allo stesso tempo la potenzialità di lanciare degli input a chi avesse voluto approfondire il discorso. Non volevo diventasse una cosa pesante. La vera sfida è stata la ricerca di una chiave di interpretazione che potesse rendere questi argomenti fruibili anche a chi non li conosce.
Argomenti che in realtà tu hai sempre portato avanti attraverso una ricerca personale che dura fin da quando eri giovanissimo e che ora hai portato alla luce visto il momento artistico che vivi.

L’ho fatto anche per avere uno stacco, per fare qualcosa di diverso che mi ha richiesto davvero tanto impegno. Ho composto lavorando direttamente con le composizioni orchestrali, con i violini, con i sintetizzatori, c’è stato un lavoro di composizione e di arrangiamento importante fatto insieme al maestro Clemente Ferrari che mi ha dato un’ importante mano anche nella rivisitazione delle mie canzoni già edite. Le composizioni del primo atto di Alchemaya nascono invece già pensate e strutturate con l’orchestra sinfonica, un lavoro grosso, imponente per rendere ogni brano unico.

Ogni brano è un’opera sinfonica?

Dire che ogni brano è un’aria operistica più progressive che sinfonica anche se io considero Puccini un grande cantautore. Se fosse stato vivo e avesse cantato “Che gelina manina” al Festival di Sanremo, avrebbe vinto a mani basse (ride ndr). Nel mio caso c’è un assetto sinfonico ma la struttura di questo primo atto è molto più simile ad un concept progressive.

Con l’invito a Rita Marcotulli e Roberto Gatto durante la serata dei duetti hai riportato alla conoscenza del grande pubblico due eccellenze musicali italiane

Sapevo che bisognava dare un’altra veste al brano. Abbiamo quindi avuto il coraggio di scarnificare tutto solo con basso piano e batteria. Abbiamo trasformato un brano lirico, aulico, poetico in un’ elegante ballata pop. Col senno di poi, mi rendo contro che la performance risultava abbastanza dispersiva, abbiamo chiesto una maggiore intimità ma per esigenze sceniche non è stato possibile. Le telecamere del bravo Duccio Forzano ci hanno aiutato per quanto possibile in questo nostro intento. In ogni caso sono stato fiero di rendere omaggio a due grandi maestri italiani.

Cosa vuol dire fare ricerca in questo contesto socio-culturale che gioca al ribasso?

Se si vuole fare ricerca bisogna essere seri, si deve andare oltre tutte quelle che sono le teorie complottistiche. Io ho cominciato a studiare questi argomenti prima ancora che esistesse Internet, ho fatto viaggi in Egitto, Israele e ho fatto ricerche serie che continuo a fare sempre allo stesso modo. Conosco ciò che è vero e ciò che non lo è. Poichè oggi si è molto vicini a svelare certi misteri apparentemente insondabili, c’è tanta confusione e tanto interesse a confondere le acque per evitare il raggiungimento della verità. Di buono c’è che la storia viene continuamente riscritta, prima o poi lo sarà in maniera corretta.

Che seguito avrà “Alchemaya”?

Con la partecipazione al festival di Sanremo e la pubblicazione del disco, il progetto vivrà un’ultima fase scandita da incontri con il pubblico e un tour estivo, durante il quale non escludo di poter richiamare Ricky Tognazzi che, già durante il tour teatrale di Alchemaya, aveva dato un valore aggiunto alla narrazione.

Raffaella Sbrescia

Video: La leggenda di Cristalda e Pizzomunno

https://youtu.be/WRgxeA3wAh8

Giovanni Allevi live al Teatro Fraschini di Pavia: è tutta una questione di Equilibrium

Giovanni Allevi

Giovanni Allevi

Cos’è che definisce il significato della parola Equilibrio? Un compromesso tra fattori disparati e discordanti, tra parti di un tutto che, in contesto artistico e musicale, prescinde da etichette e pregiudizi.

Sul palco del Teatro Fraschini di Pavia, Giovanni Allevi ha portato il suo “Equilibrium” facendosi accompagnare da una selezione scelta di archi dell’Orchestra Sinfonica Italiana.

Il purismo accademico ha incontrato la leggerezza pop e l’indomabilità dell’estro creativo di chi, da vent’anni a questa parte, ha saputo tracciare un percorso solido conquistando l’affetto di lo stima non solo come artista ma anche come uomo.

Jeans, t-shirt e converse per Allevi che ha radunato il pubblico delle grandi occasioni all’interno del teatro settecentesco. In scaletta le sue anime musicali: quella scanzonata che smantella le convenzioni e quella classica. In equilibrio tra “compositore, pianista e direttore d’orchestra”, durante il concerto Allevi ha voluto mostrarsi al pubblico senza riserve. Tanto humor ma altrettanta sensibilità in due ore di viaggio sonoro.

Il concerto inizia con la delicatezza di “Flowers” continuando con le note serie di “No Words”, brano per pianoforte e archi composto il 25 agosto del 2016 ad Ascoli Piceno, subito dopo una forte scossa di terremoto che ha toccato Allevi nel profondo. Agli archi è affidato un grido di dolore ma anche di speranza affinchè la solidarietà non faccia cadere nel dimenticatoio l’entità della tragedia ricordata.

A seguire c’è “Togheter”: le melodie del brano si intrecciano con gli archi raggiungendo alti picchi espressivi. Ispirata al periodo immediatamente successivo all’intervento agli occhi subito da Allevi in Giappone “Scent of you”, uno dei brani più autentici e veri del concerto.

Ironica la premessa di “A life in a day”: un brano simpaticamente ispirato dall’incapacità di godersi il presente, sempre in balìa degli errori del passato e delle preoccupazioni per il futuro.

Giovanni Allevi - Teatro Fraschini Pavia

Giovanni Allevi – Teatro Fraschini Pavia

“Dentro di noi c’è un talento, inteso come la massima realizzazione di noi stessi – ha spiegato Allevi introducendo “Born to Fly”, suonato interamente in solo. Se riuscissimo a dedicarci a quello che più ci fa stare bene, senza lasciarci distrarre dalle aspettative degli altri, potremmo intraprendere la via per l’eccellenza”.  Nato durante degli esercizi per la respirazione “Oxygen”, ancora figlio del periodo più difficile della vita del pianista è “No more tears”, un brano in cui è racchiusa la ferma volontà di non arrendersi e di non lasciarsi abbattere dalle difficoltà.

Nelle vesti di direttore d’orchestra, Allevi ha proposto al pubblico anche “Corale”, “Perfect day” e la bellissima “Sinfony of life”, che racconta l’ostinazione per la vita. Richiestissimi i bis: la nota “Kiss” e l’irriverente versione del “Te Deum” di Charpentier a metà tra scherzo e realtà.

Giovanni Allevi è così, o lo si odia o lo si ama, tra serio e faceto, la sostanza è ineluttabile. E va bene così.

 Raffaella Sbrescia

Video: Giovanni Allevi live @ Teatro Fraschini – Pavia

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