Motta in concerto all’Alcatraz: quante cose possono cambiare in un anno.

Motta

Motta

“La voglia di non dimenticare e il coraggio di lasciarsi andare” sintetizzano il fulcro della nuova fase artistica di Francesco Motta. A un anno esatto di distanza da quel nervosissimo 31 maggio 2017, Motta torna sul palco dell’Alcatraz di Milano con un nuovo album sulle spalle e tanta esperienza di vita in più. La transizione tra “La fine dei vent’anni” e “Vivere o morire” è stata scandita da una maturazione personale e artistica che trasuda dallo sguardo fiero dell’artista. Ruvido fuori e assolutamente romantico all’interno dei suoi testi, Motta seziona i suoi brani, ne mette solo 17 in scaletta e li arricchisce di vibranti innesti strumentali in un concerto vivo, concreto, suonato, sentito. Il biglietto da visita parla subito chiaro: “Ed è quasi come essere felice”, introdotto da una lunga e psichedelica premessa. L’aspetto di Motta è di quelli che trasmettono inquietudine ma la sua voce e il suo sguardo catalizzano l’attenzione verso parole cercate, studiate, riposte, riprese, scelte, volute, tramandate. Il viaggio di Motta è un andirivieni tra il presente e il passato, è un gioco di tasselli che convergono in una scarica adrenalinica che non può essere arginata. Va ascoltato tutto d’un fiato Motta, Prima o Poi Ci Passerà a Sei Bella Davvero, La Fine Dei Vent’Anni, Abbiamo Vinto Un’Altra Guerra, Roma Stasera, Del Tempo Che Passa La Felicità, La Nostra Ultima Canzone, l’inaspettata “Fango”, testimoninanza degli anni con i Criminal Jokers e quella struggente “Mi parli di te”, che rivela in tutto il suo splendore la sensibilità di un rocker non più maledetto.

 Raffaella Sbrescia

Scaletta:

Ed è quasi come essere felice
La fine dei vent’anni
Quello che siamo diventati
Vivere o morire
Chissà dove sarai
La prima volta
Per amore e basta
Prima o poi ci passerà
Del tempo che passa la felicità
E poi ci pensi un po’
Prenditi quello che vuoi
Roma stasera
Encore:
Se continuiamo a correre
Abbiamo vinto un’altra guerra
Sei bella davvero
La nostra ultima canzone
Fango (Criminal Jokers)
Mi parli di te

Lorenzo live 2018 è lo show da battere. Nessuno come Jovanotti in Italia.

Lorenzo live 2018 - Milano

Lorenzo live 2018 – Milano

Secondo voi cosa ci si poteva aspettare da Lorenzo Cherubini Jovanotti per la sua nuova avventura live intitolata “Lorenzo Live 2018″? Una favolosa festa sarebbe la risposta. Questa risposta sarebbe riduttiva vi dico io. Ieri sera al Mediolanum Forum di Assago, per la prima di dodici date di fila, era impossibile stare seduti su una sedia, nemmeno se si trattava di quella della tribuna stampa. Signori e signore io sfido chiunque nell’ obiettare qualcosa rispetto al fatto che questo nuovo live di Jovanotti sia lo show da battere per questo 2018. E sì che di concerti Lorenziani ne son stati visti ma questo vince per attitudine, per spettacolarità, per pregevolezza della qualità, per la cura dei dettagli ma soprattutto per la veracità. Lorenzo accoglie la fiducia del suo pubblico e per questo nuovo tour rilancia e raddoppia tutto quello per cui abbiamo imparato a conoscerlo in questi 30 anni di carriera.

Ispirandosi all’adattamento teatrale di Corrado D’Elia, recitato in spagnolo dalla voce di Miguel Bosé, Jova incarna un moderno Don Chisciotte portandoci per mano in una realtà trasfigurata fatta di colori, suoni, luci e vibrante energia. Due ore e mezza per 28 canzoni e un djset in stile americano. Una roba mastodontica che in contesto artistico italiano penso proprio che non si sia mai vista. Il concerto inizia con “Ti porto via con me”, il brano perfetto per iniziare lo show più tirato e sorprendente che Lorenzo abbia mai messo in scena. Sul palco con lui: Saturnino(basso) Riccardo Onori (chitarra) Cristian Rigano (tastiere e synth) Franco Santarnecchi (piano e fisarmonica) Gareth Brown (batteria) Leo di Angilla(percussioni), Gianluca Petrella (Trombone), Jordan MC Lean (tromba), Matthew Bauder(sax). Veramente potente la nuova sezione fiati, scenografica e coinvolgente la sezione ritmica.

Come vi dicevo, stare fermi durante questo concerto è veramente difficile, se non impossibile. Le atmosfere cambiano di continuo: si va dalle atmosfere acustiche all’hip hop al dancehall, alla disco al rock’n’roll senza fermarsi mai. Uno spettacolo pensato per stupire, sorprendere e innovare. A completare lo show luci e visuals ad alto impatto visivo: in scena uno schermo realizzato custom 24×8 mt, che si apre in 4 sezioni. Il palco 20 x 12 metri si allunga in mezzo a un salone delle feste per 17 metri per raggiungere un secondo palco di 20 metri anch’esso costruito appositamente per lo show che su Fame, il brano che chiude l’album Oh, vita!, si alza a 4 metri di altezza come un grande ponte sospeso verso un terzo palco custom, mondo del DJ set . A corredare il tutto, ci sono ben 13 lampadari realizzati per Giò Forma da Zime Carpenteria che ospitano 312 lampadine e 120 laser. Il tutto è curato nientemeno che da Paul Normandale, light designer tra gli altri dei Coldplay, Björk, James Blunt, Shakira, Kings of Lion, Massive Attack. Potrei stare qui a raccontarvi della detonazione di energia che ha invaso il Forum, invece vi dirò di come sia assolutamente bellissimo vedere migliaia di persone ballare, sudare e divertirsi senza pensare a niente. Non è un fatto scontato, anzi. Questa è la celebrazione della vita, del sangue che pulsa nelle vene, dell’istinto che vince sulla ragione. E per chi ha voglia di starsene comunque in un angolo e sfogarsi in un bel pianto, ricordiamoci che Lorenzo ha scritto alcune delle più belle e romantiche ballate di sempre. Lui, che a 51 anni, si dichiara pazzo delle canzoni d’amore.

Lorenzo live 2018 - Milano

Lorenzo live 2018 – Milano

Se quello che vi ho raccontato non vi basta, ecco cosa ci ha raccontato Jovanotti subito dopo il concerto:
“Questo show racchiude la mia visione delle cose. Attraverso l’utilizzo dell’immaginazione, ho voluto mettere in piedi un rock’n’roll show che esaltasse le emozioni, la gioia, i battiti accelerati, la tecnologia, il ritmo, il romanticismo. Il debutto è sempre frastornante per me. Sono appena sceso dal palco e devo ancora rendermi conto di quello che è successo dopo tanti giorni di prove e di preparazione. Anche stavolta lo spettacolo è passato attraverso un’ intensa fase di preparazione e di coinvolgimento di persone nuove con cui è stato necessario annusarsi. Già durante le prove generali di allestimento a Rimini, ho avuto la sensazione che fossimo riusciti a salire un gradino più su rispetto agli ultimi show che, vista la grande affluenza di oggi, avevano comunque ottenuto un ottimo riscontro da parte del pubblico. Come di consueto le prove vengono fatte almeno tre mesi prima dello show in modo che io possa avere una scaletta musicale su cui andare a costruire le luci e tutto il resto. Sono passati 30 anni dal mio primo vero concerto, che ebbe luogo proprio qui al Rolling Stone di Milano. Il pubblico davanti a me stasera era meraviglioso, i miei musicisti americani erano veramente scossi. In questo show c’è di tutto: c’è un po’ di country, la techno, l’hip hop, il pop, il rock’n'roll. Questa era la sfida: passare attraverso tutte queste cose in maniera organica. La fiducia mi manda in agitazione, mi scatta il senso del dovere, il mio unico obiettivo diventa far impazzire la gente. Se questi sono i numeri, a questi numeri dobbiamo rispondere con il massimo del massimo. Questo spettacolo si basa su una visione precisa: deve essere una festa. Ho voluto trasformare il palasport in un salone delle feste.
L’idea a cui si ispira questo concerto nasce dalla recente lettura del riadattamento del Don Chisciotte di Cervantes. Avevo letto questo classico già anni fa, ma da questa nuova traduzione ho notato che anche Don Chisciotte ha 51 anni, ovvero la mia età. L’ho interpretato come un segno. A questo aggiungo che durante le prove avevo affittato una bellissima villa Firenze e ogni giorno cantavo sotto un gigantesco lampadario che mi sovrastava. Il giorno prima della riunione più importante per la realizzazione dello spettacolo, mi è venuta l’idea di usare proprio un lampadario. All’inizio avevo pensato ad un enorme lampadario di 15 metri di diametro poi Giò Forma ha raccolto questo spunto e ha trasformato questo input in qualcosa di concreto con tanti grossi lampadari ispirati alle ball rooms americane. Insieme a Carlo Zoratti e Sergio Pappalettera, che firmano la direzione artistica del tour, abbiamo poi cominciato a ragionare sull’aspetto visual e sulla regia dello spettacolo. Il colpo grosso è stato l’aggancio a Paul Normandale, la cui cifra stilistica ha lasciato il segno in tantissimi dei migliori concerti che io abbia mai visto negli ultimi 20 anni”.
Infine il messaggio: ”Questo è un rock’n'roll show ispirato alla libertà. Per questo motivo lo spettacolo è molto meno scritto, non indosso costumi di scena e spesso proporrò rime e scalette diverse. Le parole chiave sono: eccitante, luminoso, stupefacente. In sintesi questo concerto non deve mollare per un attimo il pubblico, voglio che sia il concerto che stende. Per quanto mi riguarda, sono passate 2 ore e mezza e non me ne sono neanche accorto, questo era quello che cercavo”.

Raffaella Sbrescia

La scaletta

scaletta jova

Coldplay live a Milano: la band di Chris Martin ci restituisce il sogno.

Coldplay live- San Siro foto di Francesco Prandoni

Coldplay live- San Siro foto di Francesco Prandoni

Sono passate più o meno 24 ore dal doppio appuntamento live dei Coldplay a Milano ma negli occhi e nel cuore di tutti coloro che hanno partecipato ai loro show di San Siro c’è ancora incanto. Perché? Forse perchè il grande merito di questa band è di averci restituito la possibilità di sognare. Rendere tangibile la fantasia non è cosa di poco conto in questo specifico periodo storico, lo avevamo capito a livello cinematografico con il film “La la land”, ne acquisiamo nuova consapevolezza oggi guardando la gioia ed il coinvolgimento delle persone che hanno scelto di riunirsi in nome dell’amore per la musica e della passione, per la vita certo, ma soprattutto per il sogno. Colori, luci, fuochi d’artificio, coriandoli, glitter, laser e stelle hanno illuminato il cielo di San Siro insieme ai coloratissimi braccialetti luminosi che ognuno di noi ha amato portare al polso per sentirsi parte di un tutt’uno. Vent’anni di carriera hanno dunque reso  Coldplay paladini dei nostri sogni e con il loro show assolutamente ricco, polposo, avulso da pause e artefatti hanno saputo pescare a piene mani dalla loro corposa discografia, tra hits e ballads che nel tempo si sono insediate nell’anima del pubblico più vario possibile. Assolutamente pop eppure innervati di energia rock e di fascino blues, Chris Martin e soci si sono mostrati in stato di grazia, sono riusciti ad essere credibili e coinvolgenti scegliendo le più disparate forme espressive dimostrando di potersi permettere tutto in qualunque momento.

Coldplay live- San Siro foto di Francesco Prandoni

Coldplay live- San Siro foto di Francesco Prandoni

Certo, il frontman rimane la punta di diamante del gruppo e lo è per i più svariati motivi. Tra tutti la sua dirompente energia e la sua straordinaria bravura: le sue performances sono autentiche e generose, Chris Martin non si risparmia mai da nessun punto di vista. Né musicalmente, né vocalmente, né personalmente. In continuo contatto diretto con il pubblico, il cantante trasmette gioia, pienezza, fierezza, sincerità, bellezza. Questo quindi è quello che vogliamo: esaltarci, sentirci attivamente parte di un avvenimento straordinario, riempire le voragini create dal vuoto che ci circonda, irrorarci la pelle con polvere di stelle, colorarci gli occhi con luci e fuochi, emozionarci nel sentire il cuore battere all’impazzata e non poter fare a meno di sentirci leggeri e trionfi di piacere.

Raffaella Sbrescia

Vasco Rossi: il suo Modena Park fa sognare questa generazione di sconvolti

Vasco Rossi - Modena Park Foto di Francesco Prandoni

Vasco Rossi – Modena Park Foto di Francesco Prandoni

Chiunque ne ha già scritto qualunque cosa. Quindi qual è il senso di aggiungere un pensiero in più in merito al concerto di Vasco Rossi a Modena? Il motivo è semplice: siamo sempre i soliti, quelli che devono dire per forza qualcosa. In questo caso c’è da dire che siamo quelli che lo stesso Vasco definirebbe quelli che non hanno rispetto per niente, nemmeno per la mente. Noi, generazione di sconvolti senza santi e senza eroi abbiamo in realtà un estremo bisogno di radunarci e di reimparare a condividere le nostre emozioni. Lo sa bene Vasco Rossi che in 40 anni di carriera di cose ne ha capite e ne ha scritte per dirci di sé certo, ma per parlare a ciascuno di noi. Parole che colpiscono la faccia, che toccano la pancia, che bagnano gli occhi, che si sedimentano nella testa. Pare facile, eh. Quattro sono state le ore di concerto al Modena Park con una scaletta pensata per lasciare fuori meno cose possibili per ridare coraggio, per vincere la paura, per riaccendere la miccia della vita, per capire fino in fondo cosa significa cantare la libertà e possederla davvero. Una sospensione temporale, una trepidazione collettiva, un corpo unico per sognare, per non lasciarsi sfuggire una buona occasione per sganciarsi dal proprio Facebook e dai propri guai. Vasco Rossi racchiude un po’ tutto questo ed è bello sapere che c’è chi riesce a mettere nero su bianco i nostri limiti, i nostri pensieri, i nostri sentimenti. Belli, ancora di più i volti genuini, sinceri, appassionati di tutti coloro che hanno voluto partecipare a questo rito pagano, c’è da sorriderne e da goderne. Siamo ancora vivi e a Vasco non dobbiamo dirgli nient’altro, tanto tornerà.

 

Brunori Sas live: un timido trascinatore di folle al Carroponte.

Brunori Sas - Carroponte

Brunori Sas – Carroponte

“Ragazzi, ricordo ancora quando otto anni fa ero a cantare su una collinetta del parco dell’Idroscalo di Segrate e c’erano dodici persone a sentirmi. Di questi, dieci erano miei parenti milanesi e due franchi tiratori. Grazie per essere venuti così in tanti stasera, non sapete che gioia mi regalate nel vedervi tutti qui”. Ecco servitovi il succo dell’excursus artistico di un grande cantautore, di un emozionante narratore, di un insospettabile intrattenitore quale è Brunori Sas. Sul palco del Carroponte di Sesto San Giovanni per una delle tappe estive del suo “A casa tutto bene tour”, l’artista calabrese è riuscito a catalizzare l’attenzione e l’emozione di migliaia di persone accorse ad ascoltarlo con un concerto pensato in ogni dettaglio.

In scaletta tanti pezzi del suo notevole ultimo album di inediti, su tutti “La verità” vincitore della targa Tenco 2017 come miglior canzone dell’anno, proposta sia in apertura che in una vibrante versione piano e voce con il sopraggiungere dei bis. Che belli i parallelismi tra ieri e oggi, tra Lamezia Terme e Milano, tra realtà liquide e parallele in grado di ricongiungersi nei nostri cuori di figli d’italia, migranti per lavoro. Belli ancora di più, i nuovi arrangiamenti realizzati per questa tornata estiva, specialmente l’impennata prog-distorta di un pezzo storico come “Rosa”. Che sia una ballata o un brano più strutturato, Dario Brunori è un timido trascinatore di folle, uno che non ha paura di dire le cose a modo suo, che ne scrive con cognizione di causa e che nel musicarle riesce a toccare tutte le nostre corde, anche quelle più irrigidite. Per chi si ritrova in queste parole di stima, l’appuntamento è su Rai Tre. Solo pochi giorni, in occasione della presentazione dei nuovi palinsesti Rai, la direttrice Daria Bignardi ha annunciato che a condurre uno dei nuovi programmi ci sarà proprio Brunori SAS. Non ci resta che scoprire cosa bolle in pentola.

 Raffaella Sbrescia

La verità

L’uomo nero

Lamezia Milano

Colpo di pistola

La vita liquida

Il costume da torero

Lei, lui, Firenze

Kurt Cobain

Don Abbondio

Le quattro volte

Rosa

Pornoromanzo

Back in black

(AC/DC cover)

Arrivederci tristezza

Encore:

La verità

(bis solo piano)

Guardia ’82

Canzone contro la tristezza

Secondo me

Francesco Gabbani live al Carroponte: non solo tormentoni

Francesco Gabbani live @ Carroponte

Francesco Gabbani live @ Carroponte

Il grande pubblico lo acclama come l’uomo dei tormentoni ma Francesco Gabbani è qualcosa di più. Le sue canzoni sono doppiamente brillanti perché s’insidiano nella psiche di chi le ascolta nonostante inglobino al loro interno una complessa struttura semantica. Con questa nuova tornata live, Gabbani abbraccia il vecchio e nuovo pubblico ma con un obiettivo preciso: presentarsi come poliedrico cantautore e discreto polistrumentista. Sul palco del Carroponte di Sesto San Giovanni, Gabbani ha sfidato i temporali estivi con un viaggio ricco di colpi di scena. Tantissimi i bambini presenti, a testimonianza del fatto che l’artista sia riuscito a trovare il modo di piacere un po’ a tutti. Il concerto, con una scaletta comprensiva di 21 brani, prende il via a ritmo di percussioni con “Magellano”, title track del suo ultimo album di inediti. A seguire “Software” e qualche incursione in “Eternamente ora”. Le cartucce da artiglieria pesante come “Tra le granite e le granate” vengono sparate quasi subito. Spazio al romanticismo, alle parentesi strumentali, alle emozioni, alla sorpresa, alla gratitudine. Gabbani è soprattutto un performer ma è anche un artista attento all’analisi della società contemporanea e al rispetto dei valori. Il cantautore non perde mai occasione di ringraziare il suo pubblico e di mettere in evidenza il bisogno di sincerità, immediatezza e desiderio di pace dello spirito. Tra gli highlights del concerto c’è ovviamente “Occidentali’s karma” ma ci sono anche l’ottima cover di “Susanna” di Celentano e “Vengo anch’io. No, tu no” di Iannacci, due mostri sacri a cui Gabbani si sente particolarmente affine seppur per differenti ragioni. Non solo canti e balli spensierati, il pop-rock di Gabbani si regge su una struttura solida e ascoltarlo rappresenta un’esperienza in grado di unire l’utile al dilettevole.

 Raffaella Sbrescia

SET LIST:
Magellano
Software
Tra le granite e le granate
Per una vita o per altre cento
In equilibrio
La strada
Occidentali’s karma
A moment of silence
Clandestino
Eternamente ora
Susanna
Immenso
Maledetto amore
I dischi non si suonano
Spogliarmi
Amen
Vengo anch’io, no tu no
La mia versione dei ricordi
Il vento si alzerà

Bis:
Foglie al gelo
Pachidermi e pappagalli
Occidentali’s karma

Tiziano Ferro tour 2017: il racconto del secondo dei tre concerti a San Siro

Tiziano Ferro tour 2017 - Stadio San Siro

Tiziano Ferro tour 2017 – Stadio San Siro

Il tour della consapevolezza è quello che ha portato Tiziano Ferro allo stadio San Siro di Milano per ben tre concerti. D’altronde tutto è molto chiaro fin dalle prime battute dell’introduzione: “Non concedo una seconda possibilità al cinismo, all’insistenza, alla mancanza di empatia e carità. Ho smesso di perdere tempo con ciò che mi rammarica o intristisce”, dice Tiziano attraverso un messaggio pre-registrato. Dovremmo costeggiare l’altrui sensibilità – aggiunge- osservare e parlare con misura, avere il coraggio di cambiare quello che si può e vivere la vita all’insegna dell’equilibrio. Parole nobili, certo, ma sempre più difficili da mettere in pratica. L’esercizio che Tiziano Ferro cerca quindi di farci fare è quello di riavvicinarci al prossimo in modo diretto e consapevole. Dal suo canto, l’artista mette al centro del suo show internazionale la propria voce e tutto il meglio del proprio repertorio. Niente balletti e ballerini, il cantautore mette in primo piano se stesso facendosi affiancare dagli ottimi Luca Scarpa (piano e direzione), Davide Tagliapietra e Alessandro De Crescenzo (chitarre), Reggie Hamilton (basso), Christian Rigano (tastiere), Andrea Fontana (batteria). Mastodontica la struttura del palco, largo 60 metri, con due schemi led da 20 metri e una zona centrale comprensiva di uno schermo led verticale.  Giochi d’acqua, effetti scenografici e luci di pregevole qualità hanno completato la cornice di una produzione imponente.  In qualità di soldato “senza guerra”, Tiziano è sempre stato il rappresentante di chi vive una solitudine strana, una solitudine mai troppo spiacevole eppure mai cercata. Rappresentante di chi crede nell’amore dato, speso, mai reso. Rappresentante di chi è solito mettersi in un angolo a riflettere, analizzare, meditare sul passato. Ma ora è tutto diverso, c’è un capitolo nuovo da vivere e da scrivere. Certo, non mancano i rimandi alle origini, in questo senso Ferro non si risparmia assolutamente, salta da un genere all’altro spaziando tra pop, soul, r’n’b però è chiaro che nelle canzoni più recenti c’è un’energia diversa, c’è una maturità sentimentale più spessa e più consistente.

Tiziano Ferro tour 2017 - Stadio San Siro

Tiziano Ferro tour 2017 – Stadio San Siro

Un discorso a parte va fatto per le due cover proposte in scaletta: “La fine” di Nesli e “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco. Tiziano si lascia ispirare da sensibilità completamente diverse eppure la sua permeabilità empatica lo mette in stretta connessione anche con mondi tanto distanti tra loro. A questo punto diventa semplice capire perché ci siano migliaia di persone che si sentono coinvolte a tal punto da commuoversi con il cuore in tumulto e con un fremito che attraversa la pelle in una caldissima serata di giugno. Poi succede che l’artista si fermi per un attimo e decida di godersi lo spettacolo che ha di fronte, che gli si illuminino gli occhi e che inviti una fan a salire sul palco per condividere con lui lo stesso tipo di privilegio. Che la ragazza salga sul palco e si lasci sopraffare dall’abbraccio di Tiziano che, alla fine, le dice: “Vai e prova a spiegare a qualcuno quello che si vede da questo palco perché io non ce la faccio”. Non ci è dato sapere cosa si provi in determinati momenti ma in ogni caso non sono mancati i sentiti ringraziamenti da parte di un artista che, con il trascorrere negli anni, è riuscito a capitalizzare le intuizioni del passato e a renderle spendibili in uno stranissimo ed incerto presente: “Sono arrivato a Milano da piccolo, quando ancora non avevo la minima idea di cosa avrei fatto. Quando 16 anni fa iniziai a cantare probabilmente non avrei mai creduto di tenere tre concerti a San Siro. Il punto comunque è che non ci credo ancora adesso. I miracoli esistono e questo è uno di quelli. Grazie a tutti voi per avermi cambiato la vita”.

Raffaella Sbrescia

La scaletta

SCALETTA:
Il mestiere della vita
“Solo” è solo una parola
L’amore è una cosa semplice
Valore assoluto
Il regalo più grande
Medley: My Steelo / Hai delle isole negli occhi / Indietro
La differenza tra me e te
Ed ero contentissimo
Sere nere
Xdono
Medley: Il sole esiste / Senza scappare mai più / E Raffaella è mia
Ti scatterò una foto
Medley: Imbranato / Troppo buono / E fuori è buio
Per dirti ciao!
La fine
Lento/Veloce
Rosso relativo
Stop! Dimentica
Xverso
Alla mia età
L’ultima notte al mondo
Mi sono innamorato di te
Incanto
Lo stadio

Bis:
Il conforto
Non me lo so spiegare
Potremmo ritornare

 

Levante: Nel Caos tour 2017. Il cuore in primo piano

Levante - Nel Caos di Stanze Stupefacenti - tour ph Kimberley A. Ross

Levante – Nel Caos di Stanze Stupefacenti – tour ph Kimberley A. Ross

Bisogna partire dal cuore, sempre e comunque dal cuore. Questo è quello che Levante ha sempre messo in gioco nelle sue canzoni. Questo è proprio quello che si sente quando si prende parte ad un suo concerto, sempre più simile ad una sorta di celebrazione dei sentimenti. Questo è quanto emerso durante l’ultima data del suo “Nel Caos di stanze stupefacenti tour” all’ Alcatraz di Milano. Tutto è stato molto chiaro fin dal prologo introduttivo: cadere per poi rialzarsi serve per diventare più forti, più consapevoli, più pronti. E così è Levante: pronta, forte, versatile, trascinante. Lei, capace di passare da un pezzo piano e voce come “Caos” (intro del disco) al vorticoso “Non me ne frega niente” mette in luce le sue mille sé senza filtri, senza timore, senza apparenze. Così come aveva predetto, il suo live rispecchia la carica delle canzoni pubblicate nel suo ultimo album: batterie, ritmica e elettronica spadroneggiano sul palco anche se sono i momenti acustici che arrivano dritti allo stomaco. Ma procediamo con ordine: in apertura cinque cartucce importanti: “Le mie mille me”, “Non me ne frega niente”, “Le lacrime non macchiano”, “Ciao per sempre” e “1996 La stagione del rumore”. La risposta del pubblico è subito caldissima rendendo istantaneamente l’idea dello stretto rapporto che Levante ha saputo costruirsi con “la sua gente”.

Levante - Nel Caos di Stanze Stupefacenti - tour ph Kimberley A. Ross

Levante – Nel Caos di Stanze Stupefacenti – tour ph Kimberley A. Ross

Il ritmo è serrato: “Sbadiglio”, “Cuori d’artificio” e “Diamante” sono l’intermezzo prima del clou acustico: “La scatola blu”, “Non vuoi stare bene” ma soprattutto “Abbi cura di te” cantata completamente a cappella da Levante e dal suo pubblico. Migliaia di voci all’unisono per quello che potrebbe essere considerato un mantra per anime allo sbaraglio. La ritmica si rifà prepotente sulle note di “Duri come me”, “Memo” e “Di tua bontà” fino agli immancabili bis: si va da “Alfonso” a “Io ti maledico” fino a “Gesù Cristo sono io” e alla conclusiva “Caos” (outro). Un percorso lineare la carriera di Levante che, negli anni, ha lottato per vivere e realizzare il suo sogno. Lei, che si è conquistata stima e credibilità a suon di pane e concerti, oggi riscuote il meritato successo senza dover rendere dazio a nessuno. Emblema di forza, tenacia, eleganza e intraprendenza, la cantautrice siciliana si è ritagliata uno spazio destinato a crescere grazie alla capacità di leggere, tradurre e semplificare il caos che accartoccia i nostri cuori malmenati da tempi e costumi incomprensibili.

Raffaella Sbrescia

Caos Monologo
Le mie mille me
Non me ne frega niente
Le lacrime non macchiano
Ciao per sempre
1996
Io ero io
Mi amo
Sbadiglio
Cuori d’artificio
Diamante
Lasciami andare
Contare fino a 10

La scatola blu (acustica)
Non stai bene (acustica)
Abbi cura di te (acustica)

Duri come me
Memo
Di tua bontà

Bis.
Alfonso
Io ti maledico
Gesù cristo sono io

CAOS outro

Vietato morire tour: la consacrazione di Ermal Meta

Ermal Meta live @ Alcatraz - Milano ph Francesco Prandoni

Ermal Meta live @ Alcatraz – Milano ph Francesco Prandoni

La lunga attesa è valsa la resa. Il live di Ermal Meta all’Alcatraz di Milano si è felicemente consumato celebrando liturgicamente il rito della sacra condivisione di emozioni in musica. Con una scaletta energica, serrata e curata, il cantautore di origine albanese non ha lasciato nulla al caso riempiendo di entusiasmo e di gioia gli occhi delle migliaia di persone accorse al club meneghino per ascoltarlo. Accompagnato da Emiliano Bassi alla batteria, Andrea Vigentini alla chitarra e ai cori, Dino Rubini al basso, Marco Montanari alla chitarra e Roberto Cardelli alla tastiera e al pianoforte, Ermal Meta si è alternato tra chitarra e pianoforte mettendo in risalto non solo le sue doti canore ma anche la sua essenza di musicista. A scandire l’ottima performance dell’artista, una maniacale cura per il dettaglio e per la qualità del suono, due plus che hanno completato e arricchito un’offerta artistica di grande livello e di forte impatto emotivo.

Il concerto è iniziato subito con “Odio le favole”, il grande successo sanremese con cui Ermal Meta è ufficialmente uscito allo scoperto dopo l’esperienza con La Fame di Camilla e le tante collaborazioni in veste di autore. A seguire “Pezzi di paradiso”, l’intensa crudezza di “Lettera a mio padre” e la grinta di “Gravita con me”. Galvanizzato dalla fortissima e costante partecipazione del pubblico, l’artista non si è risparmiato un solo attimo: “Piccola anima”, “Ragazza paradiso”, “Bob Marley” e “Voodoo love” racchiudono il blocco che celebra la magia della normalità. Di gran classe l’intro di “Volevo dirti” con il sassofonista Luca Brizzi al sax soprano. Il momento topico del concerto è stata la parentesi acustica dedicata a “New York” ma soprattutto a “Amara terra mia” di Domenico Modugno che, cantata nella sublime versione con cui Ermal ha conquistato la serata delle cover dell’ultima edizione del Festival di Sanremo, rappresenta un’esperienza di ascolto che risulta difficile da poter descrivere a parole. L’intensità vocale ed interpretativa con cui l’artista canta questo brano può forse valere l’intero concerto; provare per credere. A stemperare i toni, “Umano” sulle cui note la band è rientrata sul palco. Gradita la scelta di mettere in scaletta anche dei brani risalenti ai precedenti con la band La fame di Camilla come “Buio e luce” e “Come il sole a mezzanotte”. Naturalmente immancabile il brano valso il terzo posto a Sanremo “Vietato morire”. A seguire “Rien ne va plus”, “Schegge” ma soprattutto la perla del suo ultimo disco, ovvero “Voce del verbo“: una ballad autentica, intensa e viva al punto di sapersi trasformare in un viaggio onirico grazie ad una fiammante coda strumentale, brillantemente riproposta anche dal vivo col supporto di visuals creati ad hoc. L’ultimo scorcio del concerto è dedicato a “La vita migliore”, “Bionda” e ad una nuova versione del brano “Straordinario” che Ermal aveva regalato a Chiara Galiazzo. Grato al punto di scendere ad abbracciare personalmente il proprio pubblico, Ermal Meta riscuote l’affetto e il successo meritato godendosi un coro unanime sulle note di “A parte te”, il bellissimo brano che chiude il concerto e sancisce un patto bilaterale basato su un mutuo scambio di emozioni sgorgate direttamente dal cuore.

Raffaella Sbrescia

 

Comunisti col Rolex tour: la macchina del divertimento di J-AX e Fedez approda a Milano

 

J- Ax & Fedez - Comunisti col Rolex tour - Milano - ph Francesco Prandoni

J- Ax & Fedez – Comunisti col Rolex tour – Milano – ph Francesco Prandoni

Un incontro tra generazioni, tra personalità, tra modi intendere il rap e il pop, tra storie e strade di due artisti che hanno saputo delineare in modo molto definito le rispettive peculiarità. Questo è, in sintesi, il fulcro di “Comunisti col Rolex tour”, la nuova avventura live di J-Ax e Fedez organizzata da Saludo Italia e Newtopia, che lo scorso 10 aprile è approdata al Mediolanum Forum per la prima delle 4 date previste a Milano. Forti del grande successo di vendite riscontrato dall’omonimo album pubblicato solo pochi mesi fa, J-Ax e Fedez hanno messo in piedi uno show dai ritmi serrati che incrocia le relative carriere, intersecandole in più punti. Al centro della scaletta, esaustiva e comprensiva di tutti i brani di maggiore successo dei due, c’è il concetto di intrattenimento riflessivo. Bilanci, invettive e flussi di coscienza si alternano a ritornelli accattivanti e a scenografie di impatto visivo, il tutto per cercare di venire incontro ai gusti di un pubblico quanto mai variegato: si va dai bambini ai cinquantenni e questa, forse, è la cosa più stramba e significativa da segnalare per questo tour.

J- Ax & Fedez - Comunisti col Rolex tour - Milano - ph Francesco Prandoni

J- Ax & Fedez – Comunisti col Rolex tour – Milano – ph Francesco Prandoni

A confermare la capacità fagocitante di J-Ax e Fedez ci sono le due ospitate della prima serata: la prima è quella che vede protagonista l’iconica Loredana Bertè sulle note di “Allergia”: scatenatissima, scosciatissima e intraprendente come di consueto, la rocker italiana ha saputo lasciare il segno in soli 4 minuti. A seguire troviamo Nek, sul palco del Forum per cantare “Anni Luce”. A questo proposito non sono mancati gli elogi di J-Ax: “A prescindere dal fatto che ho avuto a che fare con tanti giovani talentuosi, non mi pentirò mai di aver partecipato ad Amici perché lì ho trovato un vero amico: mio fratello Filippo”. Tornando al concerto, le luci, i visual e gli effetti scenici sono gli elementi che arricchiscono e completano la scenografia piramidale che suddivide il palco in due livelli simulando la metaforica scalata al successo di cui i J-Ax e Fedez parlano nel loro ultimo album.

J- Ax & Fedez - Comunisti col Rolex tour - Milano - ph Francesco Prandoni

J- Ax & Fedez – Comunisti col Rolex tour – Milano – ph Francesco Prandoni

Parlando di momenti emozionanti, citiamo la modifica al testo di “Intro” con cui J-Ax, diventato da poco papà, entra in connessione con il suo pubblico raccontandosi in modo intimamente autentico. Particolarmente a proprio agio anche Fedez, puntualmente scortato dalla fedelissima Chiara Ferragni. Il giovane artista si cimenta spesso alla chitarra senza risultare però, mai veramente padrone dello strumento. Tornando alla struttura generale del concerto, la formula studiata da J-Ax e Fedez, coadiuvati dal genio di Paolo Iannacci, riesce a far quadrare i conti e i tempi. Il ritmo serrato non ha, infatti, tolto ai due la possibilità di interagire spesso con il pubblico; a questo proposito c’è da dire che J- Ax ha addirittura sfruttato l’occasione propizia per girare il video de “L’uomo col cappello”. La nuova via del pop ha dunque superato il primo incrocio, staremo a vedere quali saranno i prossimi passi di un cammino che, ad oggi, non presenta difetti di sorta.

Raffaella Sbrescia

Scaletta

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