Filippo Graziani: la recensione del nuovo album “Sala Giochi”

cover disco_Sala Giochi_crediti Fabrizio Fenucci

cover disco_Sala Giochi_crediti Fabrizio Fenucci

Quant’è bello prendersi il lusso di ritagliarsi tempo per investire energie, attenzione e ispirazione in un proprio progetto. Ancora più bello è constatare che c’è ancora chi riesce a farlo all’insegna della tranquillità e della consapevolezza. Questo è il caso di Filippo Graziani, un cantautore di 35 anni e con un cognome importante che è tornato sul mercato discografico nazionale con “Sala Giochi”, il suo secondo album nato a tre anni di distanza da “Le cose belle”. Nell’anno che osanna i dorati anni ’80, le relative sonorità e le sognanti atmosfere, Filippo decide di integrarsi in questo amalgama nostalgico utilizzando un tipo di approccio individualistico. L’estetica è quella comune ma le tematiche, figlie di sessioni di scrittura ambientate nelle colline romagnole, suonano anacronistiche con l’obiettivo di raccontare il presente in modo intenso e verace. Il pop elettronico si intreccia al cantautorato regalando un fascino casalingo a tutto il lavoro che, in effetti, profuma di artigianalità. In “Vero o no”, Graziani canta a scrive che l’amore trova sempre una strada, anche per chi non ci crede. Un punto di partenza che, in realtà, è anche quello di arrivo ma arriviamoci per gradi.

Video: Esplodere

Filippo offre molto di sé al suo pubblico e si sente. “Appartiene a te”, ad esempio, è il brano in cui il cantautore sceglie di mettersi a nudo senza perdere tempo a ragionare sui dettagli della vita. Bellissima la similitudine proposta in “Tutto mi tocca”: tutto mi tocca troppo come un nervo scoperto, scrive. Ecco: immaginatevi questa persona così sensibile da sentirsi urtata, schiacciata, manipolata, turbata, usurpata dal mondo circostante. Come vi sentireste al suo posto? Provate a fare questo esercizio, potrebbe regalarvi nuove preziose intuizioni. Questo discorso vale anche per “Mettici vita”: in ogni istante, in ogni nota, in ogni gesto. Ed ecco sopraggiungere l’amore nella parte finale del disco: quello travolgente de “La parte migliore”, quello urgente di “Esplodere”, quello indebolito dai dubbi di “Credi in me” ma soprattutto quello di “Vicini e lontani”. E poi c’’è “Vorrei”, così spontanea e trasparente, così piena di desiderio di vita e di condivisione, così autentica e reale. Infine il quesito che apre uno squarcio in tutti noi: “Dov’ è il mio posto”, un finale psichedelico per un disco che intende reagire alla frustrazione e che scava nel passato per ridare grinta al presente.

 Raffaella Sbrescia

TRACKLIST

1. Vero O No

2. Appartiene A Te
3. Il Mondo Che Verrà
4. Tutto Mi Tocca
5. Mettici Vita
6. La Parte Migliore
7. Esploder

8. Credi In Me

9. Vicini E Lontani
10. Vorrei

11. Dov’è Il Mio Posto

Ascolta qui l’album:

Relaxer: il nuovo album degli Alt J è pronto a confondervi le idee

alt-J-Relaxer

alt-J-Relaxer

Che cosa vuol dire saper conquistare i premi della sfera “alta” e la scena “mainstream” quando nel frattempo si continua a produrre musica che non segue correnti, mode e generi? La risposta la conoscono gli Alt J che, con il nuovo album “Relaxer” piazzano un altro bel colpo all’interno della propria discografia attraverso una elegante commistione di progressioni ritmiche, chitarre e fiati che lasciano l’ascoltatore incerto sul pronunciarsi. Diversi ascolti sono necessari per poter cogliere le sfumature, gli accenni e gli stravolgimenti di alcuni classici ma anche le progressioni proposte negli inediti. Gli Alt J lavorano per sottrazione ma sempre con l’intento di sorprendere: questo è quanto avviene in “3WW”, uno dei brani più interessanti del disco. Il piglio classic rock insito in “Hit me like that snare” conquista l’ascoltatore con la sua energia profumata di grunge. Due i rifacimenti: uno è “House of the rising sun” in cui tastiere, chitarre e melodia vengono solo accennate, l’altro è “The auld triangle”, incorporato all’interno di “Adeline”. L’ipnotico fascino di “Deadcrush” funge da spartiacque prima che il sipario cali con il sopraggiungere di “Pleader” che, nel sancire l’indefinibilità del  progetto in essere, ne decreta il pieno valore artistico.

Raffaella Sbrescia

 Ascolta qui l’album:

Harry Styles: quando la fama non sazia la fame di arte. La recensione del disco da solista

Harry Styles- cover album

Harry Styles- cover album

Che cosa può portare un giovane cantante come Harry Styles che, con gli One Direction ha conosciuto il successo planetario, ad avere il coraggio, e forse il buon senso, di fare una grossa marcia indietro e ripartire da zero in veste di solista? Due cose: la saggezza e la stanchezza. In un mini-ecosistema protetto dove tutto andava studiato a tavolino, la sensazione di libertà deve essersi ridotta proprio ai minimi termini. Ecco perché Harry Styles, così come Zayn Malik, ha sposato la pausa “a tempo indeterminato” del gruppo per mettersi a scrivere con calma soppesando i tempi ma anche i suoni per un lavoro che ha sorpreso un po’ tutti, detrattori compresi. “Non volevo fare errori ma soprattutto non volevo avere fretta perché negli ultimi tempi la fretta la faceva da padrona. Ci capitava spesso di scrivere mentre eravamo in tour. Stavolta volevo godermi il piacere di realizzare un album senza pressioni, non mi è mai capitato di sentirmi così libero”, ha dichiarato il giovane cantante e, a giudicare dal risultato, l’intento è stato più che rispettato.

Registrato tra Inghilterra, California e Giamaica sotto l’egida del noto produttore Jeff Bhasker (già con Ed Sheeran, Alicia Keys, Bruno Mars, P!nk e molti altri), cui si sono affiancati alla produzione Alex Salibian, Tyler Johnson and Kid Harpoon, l’omonimo disco del 23enne (Columbia Records) si presenta ricco di riferimenti ai suoni tipicamente britannici: si va dai beat beatlesiani degli anni ’60 (Carolina) al britpop più vicino ai millenials (Meet Me in the Hallway) passando per ampie manciate di glam rock cosparso di vibranti chitarre elettriche (Only Angel e Kiwi). No ai dj producer, no all’elettronica, no alla dance, no ai tormentoni, Harry Styles intende raccontarsi lasciando il giusto spazio alla manualità. Forte del contributo dei musicisti che hanno suonato nel disco e che saliranno sul palco insieme a lui nel corso del tour che avrà inizio a settembre ( il 10 novembre all’Alcatraz di Milano), il cantante modula la voce, riuscendo ad avvicinarsi anche alle atmosfere folk, così come avviene in “Tho Ghosts” e “Sweet creature” ma anche e soprattutto alle corde del cuore come in “Sign of the Times”, il brano che ha fatto da apripista al disco e che segna lo spartiacque tra il passato del cantante e questo promettente presente.

 Raffaella Sbrescia

Video: Sign of the Times

TRACKLIST

Meet Me in the Hallway

Sign of the Times

Carolina
Two Ghosts

Sweet Creature
Only Angel
Kiwi

Ever Since New York

Woman
From the Dining Table

In nome dell’amore Volume 2: il nuovo Alex Britti

IN NOME DELL'AMORE volume 2 ALEX BRITTI

IN NOME DELL’AMORE volume 2 ALEX BRITTI

Cosa succede se un virtuoso della chitarra come Alex Britti decide di incidere un nuovo album incentrandone i testi sul tema dell’amore? Il risultato lo si può ascoltare ne “In nome dell’amore – volume 2” che segue il ‘volume 1′ del 2015. Declinato secondo diverse angolature, l’argomento visto dalla prospettiva del cantautore romano assume una forma liquida, libera. Le fotografie trasformate in testi tratteggiano a grandi linee un percorso umano e musicale iniziato due anni fa. Nel ‘volume 1′ di questo progetto, Britti raccontava, infatti, la parte più oscura, introversa, drammatica dell’amore. Oggi il cantautore passa all’aspetto più leggero del tema lasciandolo percepire anche da un uso diverso delle sonorità. L’album si apre con “Senza guardare indietro”, ovvero il racconto di una piccola epopea individuale a metà strada tra sogno e realtà in cui il suono, vicino a certe atmosfere eighties, risulta oltremodo artefatto. L’ascolto prosegue con “… e basta”, un brano senza particolari pretese che celebra la complicità di coppia. Il sound spento di “Speciale” inficia il testo immediato e scorrevole, finalmente torna il blues in “Tanti anni fa”, uno dei brani più interessanti e più riflessivi di questo disco. Britti quadra i conti con il passato ma lo fa con disimpegnata leggerezza. L’approccio semplice e spensierato traspare anche dalle note di “Stringimi forte amore”, molto più interessante il filone rock’n’roll seguito nelle trame di “Libero”, in cui Britti omaggia Chuck Berry. L’album si chiude con una versione acustica de “In nome dell’amore”, la migliore espressione dell’artigianalità di un suono tanto inconfondibile, quanto necessario per comprendere bene l’essenza artistica di Alex Britti.

Raffaella Sbrescia

Alex Britti – Speciale

Oronero Tour: Giorgia ammalia Milano con elegante semplicità

Giorgia live @Mediolanum Forum ph Francesco Prandoni

Giorgia live @Mediolanum Forum ph Francesco Prandoni

Giorgia torna in scena con il suo “Oronero tour” (prodotto da Live Nation Italia), un’avventura live dall’eleganza maestosa e pulita al contempo. Un viaggio emotivo che ha preso il via a Mantova e che lo scorso 24 marzo si è materializzato al Mediolanum Forum di Milano. Grazie ad una scaletta principalmente pensata per il pubblico, la cantante romana ha individuato un punto d’ incontro tra la sua identità odierna e tutto ciò che è stato il suo passato. Il concerto si anima poco a poco con un palco super tecnologico, ideato da Claudio Santucci per Giò Forma, in cui i 6 mega schermi che lo compongono si muovono e si trasformano in continuazione. Attraverso un continuo cambio dello spazio e della prospettiva, lo scenario cambia mantenendo aperta una dimensione spazio-temporale simile a quella di un movimento ondulatorio, a cavallo tra presente e passato.

Giorgia live @Mediolanum Forum ph Francesco Prandoni

Giorgia live @Mediolanum Forum ph Francesco Prandoni

Reduce dalla partecipazione al Festival di Sanremo in qualità di super ospite, Giorgia ha capitalizzato il grande carico emotivo di quel momento speciale, ha focalizzato l’essenza del suo percorso umano e artistico e l’ha resa fruibile a tutti coloro che nel corso degli anni si sono imbattuti nella sua voce potente e cristallina. Accompagnata da Sonny T (direttore musicale e basso), Claudio Storniolo (piano), Gianluca Ballarin (tastiere), Giorgio Secco (chitarra), Mylious Johnson (batteria), Giorgia ha messo insieme tutti i tasselli più importanti della sua vita mettendo in campo la sua visione ma anche la sua capacità di andare oltre il momento contingente. Ad arricchire lo show, sempre in maniera semplice, una serie di originali elementi coreografici, la presenza dei percussionisti Psycodrummers nonchè il contributo emozionale dei due ballerini di popping (i fratelli Patrizio e Rachele Ratto) che con la loro danza ‘robotica’ sono entrati in scena in vari momenti collegando simbolicamente i brani in scaletta. Il concerto è partito con “Vanità”, uno dei pezzi più belli dell’ultimo album “Oronero”, a cui Giorgia ha dedicato uno spazio ampio ma senza esagerare. Consapevole della grande portata dei suoi più grandi successi, la cantante ha incontrato il pubblico lasciandosi accompagnare sulle note di “E poi”, “Come saprei”, “Gocce di memoria”, “E’ l’amore che conta” e l’inarrivabile “Di sole e d’azzurro”. Elettronica, rock, pop e soul hanno incorniciato la voce di Giorgia che, muovendosi con agio e scioltezza tra successi di ieri e di oggi, ha trovato anche il modo per omaggiare Prince e Pino Daniele per offrire un ritratto ancora più esaustivo della sua anima artistica. A completare l’opera, un curioso medley, una sorta di terzo tempo dedicato ad alcuni dei più noti successi del 1997 da “Primavera” di Marina Rei, “Che male c’è” di Pino Daniele, “Laura non c’è” di Nek fino a “Notorius” di Puff Daddy. A chiudere l’esperienza di incontro pubblico/artista è stata “Io fra tanti”, una scelta non casuale per ribadire in modo non ostentato l’unicità di un’artista matura, consapevole ma soprattutto emozionante.

Raffaella Sbrescia

Scaletta
INTRO
VANITÀ
CREDO
SCELGO ANCORA TE
TU MI PORTI SU
E POI / GIRASOLE / COME SAPREI
VIVI DAVVERO
MARZO
GOCCE DI MEMORIA
PRINCE BAND TRIBUTE
POSSO FARCELA
AMORE QUANTO BASTA
È L’AMORE CHE CONTA
REGINA DI NOTTE
QUANDO UNA STELLA MUORE
NON MI AMI
IL MIO GIORNO MIGLIORE
DI SOLE E D’AZZURRO
ORONERO
1997 HITS
DIMMI DOVE SEI / UN AMORE DA FAVOLA
IO FRA TANTI

Spirit: coerenza e innovazione nel nuovo album dei Depeche Mode

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Esce oggi “Spirit”, il nuovo atteso album dei Depeche Mode. Il quattordicesimo album in studio della band apre un nuovo importante capitolo all’interno della loro discografia. La prima ventata di novità la porta James Ford dei Simian Mobile Disco (Foals, Florence & The Machine, Arctic Monkeys) attraverso una speciale formula di assemblaggio dei suoni in grado di metterne in risalto sia la potenza che i dettagli. La seconda è insita nel contenuto quanto mai politico dei testi racchiusi nella tracklist: evoluzione, perdita di controllo, rivoluzione, spiritualità sono i grandi temi affrontati in un album che mira ai punti dei deboli dell’ascoltatore avvolgendolo con delle sonorità sintetiche dal potere catartico. “Spirit” rappresenta, di fatto, il modo per immergersi in un’impietosa autoanalisi dal gusto masochistico. Sadici ma non troppo, i Depeche Mode riescono a mitigare il colpo con qualche suadente ballad in grado di far riprendere il fiato dopo una lunga apnea. Per quanto riguarda gli elementi grafici, artwork e fotografie che accompagnano l’album sono state realizzate da Anton Corbijn, celebre film-maker e collaboratore storico della band. La versione standard (fisica e digitale) di Spirit contiene 12 brani, mentre la deluxe in doppio cd, comprende uno speciale booklet di 28 pagine di foto e artwork esclusivi e 5 remix realizzati da Depeche Mode, Matrixxman e Kurt Uenala, chiamati Jungle Spirit Mixes.

Entrando nello specifico dei brani, il disco si apre con “Going backwords”, un brano con un testo che non le manda di certo a dire: “Stiamo tornando indietro, armati di nuove tecnologie, torniamo indietro all’età della pietra”, canta Gahan, mettendo subito le cose in chiaro. A seguire l’ascoltatissimo singolo “Where’s the revolution?” in cui i Depeche Mode ci invitano a impegnarci seriamente, a sporcarci le mani, a scendere in piazza per fare in modo che qualcosa inizi davvero a cambiare. In “The worst crime” la band ci dichiara tutti colpevoli dello stato attuale delle cose. A rincarare la bellezza dell’ascolto sono i sensuali momenti elettronici di “Scum” e “You move”, così come le pulsazioni strumentali di “Cover me”. Se “Eternal”, cantata da Martin, risulta più debole, “Poison heart”, rialza la posta con un’irresistibile ritmica. “You can despise me, demonize me, but there is so much love in me”, dicono i Depeche Mode in “So much love” per ridare forza all’idea di speranza.  Algida l’intro di “Poor man” dedicata ad un ‘anima a cui resta ben poco da perdere. Un vorticoso crescendo di suono traghetta l’ascolto attraverso il limbo di “No More (This is the last time” fino alla conclusiva ed implacabile “Fail”. Pessimisti ma non catastrofisti, i Depeche Mode si guardano intorno per stimolare se stessi e chi li ascolta. Forti della loro potente riconoscibilità, Dave Gahan, Martin Lee Gore e Andrew Fletcher scelgono di dare più spazio alla loro urgenza espressiva servendosi di un sofferto lirismo e di un suono sublime dal fascino perturbante, a tratti ipnotico.

 Raffaella Sbrescia

Video: Where’s the Revolution

Spirit tracklist (STANDARD):

Going Backwards

Where’s the Revolution

The Worst Crime

Scum

You Move

Cover Me

Eternal

Poison Heart

So Much Love

Poorman

No More (This is the Last Time)

Fail

 

 

Pulviscolo: il primo album da solista di Colombre. La recensione

Pulviscolo - Colombre

Pulviscolo – Colombre

“Pulviscolo” è il primo album di Colombre, progetto che inaugura l’esperienza solista di Giovanni Imparato – già voce, chitarra e autore dei brani della band indie-pop Chewingum e co-produttore del disco “Sassi” di Maria Antonietta. Ispirato ad un racconto di Dino Buzzati (Il Colombre), il nome d’arte di questo artista rispecchia la sua voglia di affrontare le paure e di sfuggire all’immobilità. Registrato agli Artigiani Studio/Sala Tre di Formello (studio di Daniele Sinigallia), in presa diretta, senza cuffie né click, affinché “le canzoni oscillassero come le onde del mare”, prodotto da Giovanni stesso e da Fabio Grande (I Quartieri, Joe Victor, Mai stato altrove, Shalalalas) con l’ assistenza tecnica di Pietro Paroletti, l’album racchiude anche delle ottime collaborazioni: la voce e i cori di IOSONOUNCANE (featuring di Blatte), le percussioni di Francesco Aprili (batterista di Wrong on you, Giorgio Poi e Boxerin Club) e il basso di Nicolò Pagani (Mannarino) in Bugiardo.

25 minuti e 36 secondi sono il tempo che occorre per sentire l’urgenza e la veracità delle 8 tracce che compongono un disco composto e arrangiato in solitaria in un piccolo studio di Senigallia per affrontare temi privati come l’amore, l’amicizia, la malattia mentale, le illusioni e le disillusioni di un uomo contemporaneo attraverso un universo musicale davvero variegato. Muovendosi tra chitarre, omnichord e tastiere, Colombre gioca con gli strumenti tra pop e psichedelia. Il disco si apre con la title track “Pulviscolo”, brano senza ritornello scandito da una melodia su progressione di accordi suonati con l’organo. Bando alle scuse scelte, trovate, quasi inventate per tergiversare e perdere tempo. Uno spreco più simile ad un lusso quello raccontato in “Fuoritempo”. L’unico featuring del disco è presente in “Blatte”, un brano dal testo rude e scomodo che vede la partecipazione di Jacopo Incani aka IOSONOUNCANE. I suoi cori danno ampiezza e compattezza ad un pezzo che parla di un rapporto di amicizia finito dopo aver capito la vera natura dell’altra persona tra indifferenza, disgusto, falsità, rabbia. Il brano più difficile del disco è “Tso”: il protagonista è un caro amico di Colombre che, dopo un’adolescenza frenetica, è stato ricoverato all’improvviso in psichiatria. A lui l’artista augura di tornare ad essere spavaldo come una volta. L’immagine di incompletezza e solitudine dettata dalla mancanza del partner è quella più eclatante per descrivere l’essenza di “Dimmi tu”, la canzone d’amore che Colombre dedica alla compagna Letizia aka Maria Antonietta (che ha firmato l’art work dell’album). Fottetevi tutti, la gente fa schifo. Ecco la rivelazione di “Sveglia”, il pezzo ispirato al mondo musicale di Caetano Veloso, necessario per parlare a se stessi e darsi finalmente un benedetto scossone per destarsi dal torpore. Sapevo, tacevo, mentivo e ti confondevo: questa è l’ammissione di colpa contenuta in “Bugiardo”, una canzone che parla senza filtri di tradimenti. E poi c’è “Deserto”: e se hai pianto mille volte fino a solcarti il viso e hai sbagliato mille volte sentendoti fallito, sai che un nuovo oceano sta nascendo in Africa da un deserto. Prova a volerti bene senza aculei, te lo meriti tieniti stretta la tua diversità e non avere paura. La malinconia, il disincanto e quel pulviscolo di incertezze che ci attanagliano il cuore non saranno mai abbastanza forti da spegnere la speranza di un sorriso.

Raffaella Sbrescia

 Video: Blatte

TRACKLIST

1)    Pulviscolo

2)    Fuoritempo

3)    Blatte feat. IOSONOUNCANE

4)    TSO

5)    Dimmi tu

6)    Sveglia

7)    Bugiardo

8)    Deserto

 LE PRIME DATE DEL TOUR DI “PULVISCOLO”

18 marzo Roma, Le Mura

24 marzo Firenze, Tender Club

31 marzo Trento, Bookique

1 aprile Udine, Rock Bar 60

7 aprile Foligno (Pg), Supersonic

8 aprile Carpi (Mo), Mattatoio

14 aprile Lunano (Pu), Enoteca di Lunano

15 aprile Milano, Ohibò

21 aprile Bassano Romano (Vt), La casa di Emme

28 aprile Bologna, Covo Club

 

Rosso Istanbul: la recensione della colonna sonora

locandina

Tredici brani e una sola canzone canzone (In Dieser Stadt di Hildegard Knef, del 1965) per la colonna sonora di “Rosso Istanbul”, il nuovo film del regista Ferzan Ozpetez. Edita in digitale da per CAM del Gruppo Sugar, l’opera è frutto del lungo lavorìo di ricerca portato avanti da Giuliano Taviani (due David di Donatello nel 2015 come miglior musicista e per la migliore canzone originale per Anime Nere) e Carmelo Travia (nominato ai David di Donatello come migliore musicista per Cesare deve morire). Melodica, ficcante e fascinosa, la musica dei due compositori s’insinua nella mente creando un legame a doppio filo con i personaggi e le magiche atmosfere di Istanbul, di cui raccoglie anche i suoni. Un viaggio dentro il viaggio è il tema che attraversa la storia del protagonista Orhan Sahin che torna a Istanbul dopo 20 anni di esilio volontario. Giunto in città per collaborare in qualità di editor con il noto regista Deniz Soysal, Orhan rimane inviluppato in una serie di vicende che lo legano ai famigliari e agli amici di Deniz. Su tutti spicca Neval, la donna che con la sua grazia e il suo sguardo magnetico innesca in Ornah una serie di emozioni ormai sepolte sotto una spessa coltre. Malinconiche riflessioni, pochi discorsi e tanti sguardi si avvicendano mentre sullo sfondo le note disegnano i contorni dei profili di ciascuno dei protagonisti. Le diverse versioni del tema centrale “Red Istanbul” si adornano di elementi accessori in grado di fornire inedite sfaccettature di uno stesso luogo pronto a sorprendere il pubblico. Assolutamente magica “Memories of the Bosphorus” intrisa di mistero e pathos. Nervature jazz attraversano le trame di “Yali Pop” e “Falling down” anche se è “The Turkish Key” ad aggiudicarsi lo scettro di composizione regina: struggente nel suo classicismo europeo profumato di etnicità romantica.

Raffaella Sbrescia

Rosso Istanbul: tracklist
1. Istanbul Red 2:13
2. Orhan’s Theme 2:03
3. Yusuf 3:21
4. Istanbul Red (Version 2) 2:32
5. Neval 0:55
6. Rebirth 1:43
7. Memories of the Bosphorus 1:30
8. The Turkish Key 1:34
9. Deniz’s Ghosts 1:50
10. Istanbul Red (Version 3) 2:04
11. Yali Pop 2:36
12. Falling Down 1:33
13. Istanbul Red (Version 4) 2:36
14. In Dieser Stadt (Hildegard Knef) 3:05

 Il trailer:

“Pino Daniele. Il tempo resterà”, un film per un ritratto inedito e appassionante dell’artista

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Suonare per vivere, suonare per essere libero, suonare per dare voce ad un sentimento. Questo era ed è Pino Daniele. Questo è quanto traspare in «Pino Daniele. Il tempo resterà», il docufilm di Giorgio Verdelli che sarà presentato in anteprima l 19/03 al Teatro San Carlo di Napoli e che sarà nei cinema italiani per soli tre giorni i prossimi 20, 21 e 22 marzo. Lui che non voleva essere niente se non se stesso, lui che è riuscito a trovare il codice per entrare nel portale del tempo, lui che è riuscito a riunire le mille facce e le mille anime di Napoli, è il protagonista di un lavoro certosino di ricerca tra materiali di archivio dagli esordi fino all’ultimo tour, stralci di interviste registrate tra il 1978 ed il 2014 e filmati inediti. Tanti anche i contributi di artisti che hanno lavorato con lui a partire dalla super band di “Vai mo’”, composta da James Senese, Tullio De Piscopo, Joe Amuroso, Rino Zurzolo e Tony Esposito fin da quella prima telefonata che proprio Pino Daniele fece a Senese: «Gli piaceva la mia band, Napoli Centrale, si presentò da me che sembrava un indiano e questo già mi pareva promettente – spiega Senese nel docufilm. Gli dissi: “A noi manca un bassista”. E lui: “Ma io suono la chitarra”. Io: “Accattate ‘o basso e vieni a suonare con noi”». Belli anche i video delle esibizioni con Eric Clapton a Pat Metheny. Emozionante la dedica rap di Clementino dai tetti di Napoli, affettuosi i commenti di Renzo Arbore, Massimo Ranieri, Stefano Bollani, Ezio Bosso, Jovanotti, Giuliano Sangiorgi e Vasco Rossi e tanti altri artisti. Al centro della pellicola, la musica di Pino, quella musica che ha cambiato la canzone napoletana sdoganando l’uso del dialetto, rendendo il linguaggio popolare colto e raffinato, unendo melodia e ritmo, mandolini e blues, tracciando, infine, una linea immaginaria di collegamento fraterno tra il mediterraneo e l’America. Tra le rarità da non perdere c’è la scena in cui Pino Daniele che, a casa di Massimo Troisi, gli fa ascoltare per la prima volta un breve accenno di «Quando», la canzone che fu poi scelta per la colonna sonora del film “Pensavo fosse amore… invece era un calesse”. Lui che ci metteva il cuore nelle cose che scriveva, così lo ha consumato – dice Alessandro Siani nel docufilm. A noi piace invece pensare che Pino non fu, è. Ricordiamolo dunque con le bellissime parole del suo storico concerto del 19 settembre 1981 in piazza del Plebiscito: «Io esisto grazie a voi, ciao guagliù».

Raffaella Sbrescia

Il trailer:

Di canti e di storie: Squilibri Editore porta il folk d’autore all’Auditorium di Roma

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica - Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica – Roma ph Maria Luisa Avella

Immaginate un viaggio. Un viaggio fatto di racconti e musica. Un viaggio che parte da Sud, e risale la dorsale appenninica fino a Lugano. Un viaggio per racconto e strumenti, dove le favole, le leggende, le storie, spesso commoventi, storie di povertà, di ribellione di amore, si fondono in una musica che trae spunto dalla tradizione mediterranea, fino a virare al jazz.
Interpreti di una serata davvero emozionante all’Auditorium Parco della Musica di Roma, musicisti e voci d’eccezione ci conducono lungo le rive di un sentiero di racconti e ricordi, storie e commozioni. Storie che conosciamo, storie che non abbiamo mai conosciuto e che scopriamo come se ci raccontassero una favola per la prima volta.
Oppure storie recenti, più vicine a noi. Storie di ribellione e di gente comune. L’incipit, dopo l’introduzione appassionata della interpretazione in lingua napoletana assolutamente peculiare ed unica di Canio Loguercio, è “Lavorare con lentezza”. Qualcosa di contemporaneo, quindi, ma pur sempre storia nella storia, storia di una generazione vicina e distante, che per prima ha valorizzato la tradizione della musica popolare italiana fino a farla assurgere ai palchi più prestigiosi: a rappresentarla con autorevolezza, Piero Brega, Sara Modigliani (Canzoniere del Lazio).

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica - Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica – Roma ph Maria Luisa Avella

Una trama montata da Alessandro D’Alessandro, con il suo organetto e la sua orchestrazione, che nulla lascia al caso, e coordina con determinazione e garbo un insieme di musicisti di eccezione, a partire dal socio “vibbrione” Canio Lo Guercio a seguire con Andrea Satta e i Tete de Bois, sempre attuali con le loro note modernamente poetiche, i Micrologus, che rirpopongono la suggetione della zampogna,, un entusiasmante e bellissimo Riccardo Tesi, un verace Peppe Voltarelli, e i suoni delicati della chitarra di Sylvie Genovese.
Poi, Lei. Quella che secondo il mio modesto parere è la più bella e suggestiva voce del popolare italiano: Lucilla Galeazzi. Regina indiscussa del genere e non solo, nel suo vestito rosso fiammante, ci regala un paio di brani del suo personale repertorio, tratto dal progetto “Bella Ciao”.
Ma quando, chitarra alla mano, intona le note di “Addio Lugano bella”, beh, qualcuno in sala si commuove. E a ragione.

Un bello spettacolo, sala piena ed attenta, molte emozioni.

Una produzione Squilibri Editore, che ci auguriamo entri, con il merito adeguato, tra i partners della Fondazione Musica per Roma, in una collaborazione che non potrà che arricchire la proposta musicale rivolta al pubblico capitolino.

Live report e photogallery a cura di: Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica - Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica – Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica - Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica – Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica - Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica – Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica - Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica – Roma ph Maria Luisa Avella

 

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica - Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica – Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica - Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica – Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica - Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica – Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica - Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica – Roma ph Maria Luisa Avella

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Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica – Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica - Roma ph Maria Luisa Avella

Di canti e di storie @ Auditorium Parco della Musica – Roma ph Maria Luisa Avella

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