PUNK: la recensione del nuovo album di Gazzelle

GAZZELLE foto di Sara Pellegrino

GAZZELLE foto di Sara Pellegrino

Esce oggi “Punk”, il nuovo album di Flavio Pardini, in arte Gazzelle, prodotto da Federico Nadelli per Maciste Dischi. Quello di Gazzelle è un nome che si è fatto subito ampio spazio all’interno dello scenario indie nazionale. La sua attitudine prende vita da una malinconia beffarda, di quelle che riescono a fotografare i momenti più intimi e più indelebili per poi congelarli e tirarli fuori all’occorrenza lasciando una sensazione di smarrimento emotivo. Gazzelle fa leva su fotogrammi e sonorità sicuramente ispirate alla classiche ballate britpop dei punti di riferimento di sempre: Oasis, Coldplay. Con il suo muoversi a metà strada tra Roma e Milano cattura e impregna i suoi testi di tutti gli elementi che in questo momento fanno leva sull’hype dei trend topics.
Video: Scintille

Il disagio esistenziale di cui è pregna una generazione sempre pronta a rimettersi in discussione e mai veramente appagata, si fa largo tra i versi e i suoni proposti in “Punk”, un album che non ha niente di questo genere se non il modo di concepire la vita stessa. Un connubio di contasti emotivi, di saliscendi e di ripensamenti, di svelamenti poi celati da un’ironia acida e nebulosa.
L’elemento che salta subito all’orecchio è la solitudine, quello status quo che leva il respiro, che rende incerti i passi, che rende sfumati e surreali i sogni e i sentimenti a cavallo tra tradizione cantautorale anni ‘70 e puro itpop. A scandire la tracklist , c sono arrangiamenti di un livello finalmente superiore a quello del disco di esordio: pianoforte, chitarre, batterie e archi volteggiano, sorprendono, scardinano certezze e schemi mentali.
“E coprimi le spalle che fuori si gela e la notte non copre gli sbagli ma gli dà tregua. E che ho scoperto che le cose belle appassiscono e che i sogni dentro ai cassetti marciscono e che la gente non crede mai troppo e le parole trovano il tempo che possono, che non puoi morire due volte di seguito e che se fuori piove io dentro nevico”, scrive Gazzelle in “Coprimi le spalle”, uno dei testi più sinceri e più veritieri del disco. Il consiglio che vorremmo dare a chi ascolterà questo album è di leggere bene i testi prima di ascoltarlo, i messaggi saranno molto più intensi, la realtà molto più sparata in faccia senza il filtro di arrangiamenti che certe volte creano contrasti fuorvianti. Il quadro vi sembrerà molto più intellegibile e completo e avrete la sensazione di capire meglio perché Gazzelle in poco più di un anno ha già conquistato i palazzetti italiani.
Raffaella Sbrescia
Al via da oggi l’instore tour durante il quale l’artista presenterà il nuovo disco al pubblico con un breve showcase. Questi gli appuntamenti:
30 NOVEMBRE - TORINO - Mondadori Bookstore via Monte Di Pietà (ore 18.00)
1 DICEMBRE - MILANO - Mondadori Megastore Duomo (ore 15.00)
2 DICEMBRE - ROMA - Feltrinelli via Appia Nuova (ore 17.00)
3 DICEMBRE - NAPOLI - Feltrinelli Piazza dei Martiri (ore 18.30)
4 DICEMBRE - BARI - Feltrinelli via Melo (ore 18.30)
Questa la tracklist del disco, prodotto da Federico Nardelli:
1. Smpp
2. Punk
3. Sopra
4. Tutta la vita
5. Sbatti
6. Non c’è niente
7. OMG
8. Scintille
9. Coprimi le spalle
GAZZELLE è pronto a tornare sul palco nel 2019 con due date nei palazzetti più importanti d’Italia, venerdì 1 marzo 2019 al Mediolanum Forum di Milano e domenica 3 marzo 2019 al Palazzo dello Sport di Roma! Ad accompagnare i due appuntamenti, il “Punk Tour” nei più importanti club italiani in partenza giovedì 7 marzo dall’Obihall di Firenze, per poi proseguire con i live di Venaria Reale (09/03), Napoli (15/03), Modugno (16/03), Bologna (21/03), Brescia (24/03), Senigallia (30/03), Perugia (31/03) e infine Padova (07/04).
Biglietti disponibili su Ticketone.it e in tutte le rivendite autorizzate.

Cesare Cremonini live al Mediolanum Forum: imprendibile, iconico e vincente. La recensione

Cesare Cremoni - Mediolanum Forum - Kimberley Ross

Cesare Cremoni – Mediolanum Forum – Kimberley Ross

Un tripudio di colori, di emozioni e di eccitazione. Ecco cos’è stato il primo dei tre concerti di Cesare Cremonini al Mediolanum Forum di Assago. La scia è quella luminosa e roboante che ha lasciato la consacrazione dell’artista bolognese allo Stadio San Siro di Milano, la dimensione è quella più intima e suadente di un palazzetto gremito di un pubblico adorante.

Cremonini ragiona in grande e lo fa con lo stile di un poeta che sa esattamente come ingaggiare lo spirito senza dimenticare di galvanizzare il corpo di chi vive le sue canzoni con un fremito di natura sessuale.

Il successo, prima consolidato, poi dilagante, di Cesare Cremonini risiede prima di tutto nella cura per il dettaglio: lirico, testuale e musicale dei suoi testi. Poi nel piglio, nel carisma, nella personalità di un uomo e di un artista autentico, padrone di se stesso, del palco e del gusto del suo pubblico. Ogni movimento del cantante è simbiotico con lo sguardo attento di chi negli anni non si perde un colpo di una produzione cantautorale visionaria e maledetta. Cremonini incarna l’uomo che riesce a capire fino in fondo le vibrazioni umane e, nel farlo sfugge rendendosi iconico.

Cesare Cremoni - Mediolanum Forum - Kimberley Ross

Cesare Cremoni – Mediolanum Forum – Kimberley Ross

La sua carica animalesca, le sue performance fisiche e invadenti incontrano la voglia e il desiderio di chi accorre in prima fila per non perdersi neanche un istante né una goccia di sudore dell’amato frontman. Forte di questo importante bagaglio innato, Cremonini si permette il lusso di alzare l’asticella, di assemblare insieme alla sua band arrangiamenti personali, fortemente strutturati e di buonissima caratura per vestire le sue hits al meglio.

Il repertorio piazzato in scaletta è completo, spazio ai brani di “Possibili scenari”, alle ballads che negli anni hanno costruito la sua identità cantautorale, alle canzoni lasciate nel cassetto, quelle che conoscono in 4 gatti e che, in un contesto come quello del Forum, acquisiscono importanza e bellezza. Che sia al pianoforte o a una chitarra elettrica, Cremonini sa esattamente come e dove piazzare le parole, quelle parole nate in sessioni di scrittura che noi tutti immaginiamo dannate e goduriosamente ispirate. Il flirt con il pubblico è scandito da un continuo ed inesauribile saliscendi emotivo. A tutto questo si aggiungono manciate di effetti speciali: luci, led, visual all’avanguardia, coriandoli e fuochi d’artificio, cambi d’abito e volteggiamenti sul palco.

Cesare Cremoni - Mediolanum Forum - Kimberley Ross

Cesare Cremoni – Mediolanum Forum – Kimberley Ross

Corpo, voce e anima reggono dall’inizio alla fine, Cremonini è in splendida forma e con ferma consapevolezza si mostra al pubblico con la stessa fame di chi ha atteso per lungo tempo il momento di raccogliere i frutti di un lavoro certosino. Le canzoni di Cremonini sono vincenti perché raccontano di chi sa perdere guadagnandone in termini di sensibilità. Cesare riesce a mettere per iscritto quello che si vorrebbe urlare a squarciagola ma che finisce per essere somatizzato in stigmatizzate frasi di circostanza. La sua schiettezza sfrontata è la chiave per rendere il tutto appetibile e sexy. Cesare Cremonini è imprendibile eppure non è mai stato così vicino al suo pubblico come in questo momento.

Raffaella Sbrescia

La scaletta del concerto
Cercando Camilla (intro)
Possibili Scenari
Kashmir-Kashmir
PadreMadre
Il comico (sai che risate)
La nuova stella di Broadway
Latin Lover
Lost in the weekend
Un uomo nuovo
Buon viaggio (Share the Love)

Momento silenzioso
Una come te
Vieni a vedere perché
Le sei e ventisei
Mondo
Logico #1
GreyGoose

Dev’essere così
Al tuo matrimonio
Il Pagliaccio
50 Special
Marmellata #25
Poetica
Nessuno vuole essere Robin
Un giorno migliore

L’Infinito: Roberto Vecchioni ci insegna il valore della parola in un’opera d’arte. La recensione del nuovo album

Ph. Oliviero Toscani - Vecchioni

Roberto Vecchioni torna in scena con un un nuovo album intitolato “L’infinito”. Non troverete questo lavoro sulle piattaforme streaming e il perché è davvero facile da immaginare. Vecchioni è un Maestro, un cantautore, un poeta, un professore. Le sue canzoni sono preziose e rare. Non è neanche pensabile metterlo al confronto con gli album usa e getta che solitamente troviamo in giro. A cinque anni di distanza da “Io non appartengo più” del 2013), Roberto Vecchioni torna dunque a dire la sua con un lavoro prodotto da Danilo Mancuso per DME e distribuito da Artist First.
Il lavoro racchiude 12 brani inediti e inizia subito in modo speciale. “Una notte, un viaggiatore” ci porta in un luogo, non luogo. Una dimensione spazio-temporale indefinita, una stazione fantasma che ci lascia perdere e confondere in una fuga onirica. Il concetto di malinconia ricorre spesso anche se Vecchioni declina questo sentimento sempre in un’accezione positiva e costruttiva.
I gloriosi anni ‘70, quelli in cui la cultura era davvero considerata, rieccheggiano in “Formidabili quegli anni”: “Noi ci siamo fatti il culo, a voi tocca mostrare i denti”, canta Vecchioni, ai pochi cavalieri sulle nuvole incoscienti rimasti a difendere la causa della cultura, sempre più spauracchio per la massa inebedita dalla superficialità e dall’effimero.
L’album prosegue con una gradita sorpresa: l’eccezionale ritorno sulla scena musicale di Francesco Guccini che, per la prima volta, duetta con Roberto Vecchioni nel singolo “Ti Insegnerò a volare”, ispirato alla storia personale del campione Alex Zanardi, che diventa emblema di un leit motiv importante: “la passione per la vita è più forte del destino”. I ritmi folk del brano mettono in luce un team di musicisti di tutto rispetto: Lucio Fabbri (produzione artistica): pianoforte, piano elettrico, organo Hammond, violino, viola,fisarmonica,basso elettrico e chitarra elettrica; Massimo Germini: chitarra classica e acustica,chitarra 12 corde, mandolino, bouzouki, ukulele, liuto cantabile; Marco Mangelli: basso fretless; Roberto Gualdi: batteria  epercussioni.
L’ascolto prosegue con il commovente brano “Giulio”, ispirato alla storia di Giulio Regeni, sulla cui morte vige ancora il mistero. A cantare è una madre che non ne accetta la dipartita.
La title track “L’Infinito” è il brano più bello. Il protagonista è il Giacomo Leopardi degli ultimi anni, quello che ha imparato a lasciarsi conquistare dal canto di vicoli e quartieri e dall’orda di piccirilli di Napoli. Il suo cadere in sogno, l’ammissione del fatto che tutto passa e non resta. Il mantra è: “Vattene via dolore, l’infinito è al di qua della siepe”. In “Vai, ragazzo” echi di passione per il greco vibrano in una danza sonora irresistibile. In “Ogni canzone d’amore”, invece, Vecchioni si diverte a immaginare che tutti i poeti scrivano per sua moglie. In “Com’è lunga la notte” il Maestro incontra Morgan in un brano ironico, fuori dagli schemi e autobiografico. La poesia vibra in “Ma tu”: l’amore non è tempesta e furore, è la donna che aspetta sulla porta di casa”, canta Vecchioni che aggiunge: “Che strano posto è il cuore, le cose che entrano non escono più”. Dedicata alla guerrigliera curda Ayse, “Cappuccio Rosso” racconta una resistenza al femminile. “Non c’è niente di così grande nella vita, niente di così infinito come il perdono” è il messaggio de “La canzone del perdono”. L’ultimo brano è “Parola”: un testamento, un manifesto, un irrinunciabile elogio alla parola: dono prezioso sempre più bistrattato e svilito. Vecchioni scrive un testo che è impossibile commentare, solo ascoltandolo si può capire come possa essere innato e inestricabile l’amore profondo del Maestro nei confronti della parola stessa. Un finale felliniano alleggerisce la tensione dopo la fatidica domanda: “Amore mio chi t’ha ferita a morte?”. La risposta è avvolta dalla lugubre consapevolezza che ognuno di noi ne ha fatto un uso spesso improprio ma la speranza, così come la parola, come sempre, sarà l’ultima a morire.
Raffaella Sbrescia

Rosalìa is the next big thing. Il suo album El Mal Querer è tutto da assaporare. La recensione

 

 

Rosalìa - El Mal Querer

Rosalìa – El Mal Querer

The next big thing is Rosalía. Il segreto del suo dilagante successo è un suadente mix tra tradizione e innovazione. Il suo essere semplicemente sul pezzo con senno, logica e furbizia. Lo scorso 2 novembre l’artista ha pubblicato “El Mal Querer”, un concept album diviso in capitoli in cui il protagonista è un amore tossico, tormentato e sviscerato da una protagonista femmile forte, disincatata, travolgente. Il cardine su cui si fonda il lavoro è la potente voce di Rosalía, a cui si aggiungono elementi di suggestione quali i suoni primari di palmas (il battito di mani) e pitos (schiocco delle dita) uniti a sampler e musica elettronica. Rosalía è di Barcellona, il suo piglio è fresco e cosmopolita, il prodotto che propone è figlio di studio e tecnologia ma quello che la differenzia dalle meteore one hit shot, è l’intensità e la passione che lascia trasparire dal suo canto intenso e particolare. Questo suo secondo album è stato strategicamente introdotto dal singolo “Malamente” che, in più passaggi, ricorda la famosissima “Malo” di Bebe. Il brano rientra nel capitolo 1 “Augurio” e rappresenta il biglietto da visita di un progetto costruito senza fretta, figlio di un percorso d’esordio che ha letteralmente bruciato le tappe.

Video: Malamente

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Lo scorso settembre Rosalía ha ricevuto 5 nomination ai Latin Grammy, diventando l’artista donna con più nomination alla 19esima Latin Grammy Edition: Song of the Year, Recording of the Year, Best Music Video (short form), Best Alternative Song e Best Urban Fusion/Performance. Uno dei suoi grandi meriti risiede nella ferma volontà di rivoluzionare l’idea di flamenco attraverso una combinazione sonora che ne evidenzi la peculiarità storica e che al contempo la renda trendy e fruibile anche da chi segue la wave del momento. La sua vocalità vellutata si evolve spesso in un lamento fuori dal mondo, la sua eco di dolore e passione permea l’aere circostante creando un’ovattata atmosfera ipnotica. Di base il latin pop è quasi sempre sinonimo di trash e scarsa qualità, qui invece il discorso si evolve semplicemente perché il contenuto fa leva sul vissuto, sull’emotività, sulla qualità della materia prima. Non c’è solo artificio: ascoltate “Reniego” con i suoi archi, i suoi acuti. La sua intensità arabo-spagnoleggiante eccheggia di interculturalità, di passato e di futuro imminente. Bellezza struggente che prosegue, convincente, in “Nana” e soprattutto in “Maldiciòn”. E per finire, una perla fiammante, il primo atto di un testamento femminista, l’ultimo capitolo di un’avvincente storia artistica appena nata: “A Ningún Hombre”.

Raffaella Sbrescia

LA TRACKLIST DI EL MAL QUERER

 

CAP 1 – AUGURIO – Malamente con Antòn Alvarez

CAP 2 – BODA – Que no salga la luna con Las Negris, Nani Cortes, Lin Cortes, Los mellis, Pablo Diaz Reixa y Juan Mateo

CAP 3 – CELOS – Pienso en tu mirà con Milagros y Los Mellis

CAP 4 – DISPUTA – De aquì no sales

CAP 5 – LAMENTO – Reniego con Jesus Bola

CAP 6 – CLAUSURA – Preso con Rossy de Palma

CAP 7 – LITURGIA – Bagdad con el Cor de l’orfeò Català y Joan Albert Amargòs

CAP 8 – EXTASIS – Di mi nombre con Las Negris, Los Mellis, Pablo Diaz Reixa y Laura Boschetti

CAP 9 – CONCEPCION – Nana

CAP 10 – CORDURA – Maldiciòn

CAP 11 – PODER – A ningùn hombre

Calcutta: l’estetica decadente è l’arma vincente di “Evergreen”. La recensione

Calcutta-EVERGREEN

Calcutta-EVERGREEN

“Evergreen” è il titolo del nuovo lavoro di Edoardo D’Erme, in arte Calcutta. Un titolo che è già esemplicativo di una precisa intenzione. Il cantautore originario di Latina, fautore, si dice, dell’evoluzione della corrente indie in itPop, porta avanti il proprio personalissimo discorso con un capitolo che un nuovo importante paragrafo all’interno di una parabola artistica degna di nota. Quello che emerge nell’album è la chiara intenzione di declinare in maniera più dettagliata uno stile disegnato sui margini di distinzione tra l’assurdo e il geniale. Il disincanto, la sregolatezza, la ricerca melodica, la cura per la scelta degli arrangiamenti cesellano ritmiche e testi intrisi di malinconia, smarrimento, solitudine. I dilemmi sono i cardini su cui si muovono strofe e ritornelli cosparsi di ironia naïf. Calcutta è crudo ed è amaro, è vintage e innovativo, è melenso e destrutturato, è semplice ma efficace. Nelle sue canzoni descrive l’amore che non si può ammettere, la noia che smarrisce, l’annichilimento che toglie le aspettative, lo spunto di creatività, il barlume di speranza, la dolcezza dei momenti amarcord. La sua musica è italiana in ogni singolo aspetto, gli arrangiamenti sono curati nel dettaglio e lasciano trasparire in modo mai pesante tutta l’allure dell’artigianalità Made in Italy. Quando ci piace il sing along, del tipo “cosa ne potete sapere voi altri”. Quelle metriche che hanno già fatto scuola in pochi mesi rieccheggiano tra i sospiri di “Pesto”, nella visione notturna e ibrida di “Dateo”.
“Quello che voglio è farmi pungicare”, canta Calcutta, in “Kiwi” tra inquietudini e strette al cuore. Tra i picchi emotivi di “Paracetamolo” e l’isolamento spirituale di “Hubner”. Le canzoni di Calcutta sono agrodolci, a tratti distorte e fuorvianti. L’inadeguatezza cantata di “Rai” si trasforma in ipocondria nelle strofe di “Nuda nudissima”, per poi evolversi tra le memorabili ammissioni di intima rassegnazione in “Orgasmo” . La bellezza del repertorio di Calcutta sta forse nella sua estetica decadente, quasi post-apocalittica in cui si passeggia tra i ricordi e si finisce per cedere ad una irresItitibile scioglievolezza dei sensi.

Raffaella Sbrescia

TRACKLIST
01. Briciole
02. Paracetamolo
03. Pesto
04. Kiwi
05. Saliva
06. Dateo
07. Hübner
08. Nuda nudissima
09. Rai
10. Orgasmo

Bianco: incontri, storie, generi, persone in libertà dentro il suo nuovo album “Quattro”

bianco - quattro

bianco – quattro

Un disco fatto di posti, di incontri, di suoni. Profuma di vita, di esperienza, di maturità il nuovo album di Bianco, intitolato “Quattro” e pubblicato per Inri lo scorso 19 gennaio. Scritto in solitudine nell’isola di Ortigia, questo lavoro mette in risalto un’ambientazione quasi onirica, molto vicina agli anni ’70, in cui Alberto Bianco mette in gioco tutto il suo background da musicista e cantautore. Seguendo la sua cifra stilistica delicata e mai sparata in faccia all’ascoltare, Bianco si prende la libertà di giocare con i generi rivolgendosi ad interlocutori specifici quasi senza rendersene conto. Il nucleo emotivo del disco, dicevamo, sono i rapporti interpersonali. Più nello specifico, si parla di amicizia ad ampio raggio.

Queste canzoni sono lettere aperte in cui si raccontano persone, storie, visioni di fasi di vita passata, presente, futura. Foto di altri che finiscono per riflettere irrimediabilmente l’anima stessa di Bianco, un artista placido ma concreto. Un macina chilometri, un fruitore della musica in grado di riassemblarla con cura, garbo e dedizione. Le 11 tracce che compongono il disco sono simili a delle brevi favole ma il vero romanzo è racchiuso nel brano che chiude la tracklist, intitolato “Organo amante”. Un viaggio nel viaggio, una decina di minuti per capire fino in fondo chi è Bianco, come e con chi lavora.

Raffaella Sbrescia

Video: 30-40-50

Per chi vuole avere un’idea reale di quello di cui stiamo parlando ecco le date del tour in cui Bianco si esibirà insieme a Filippo Cornaglia, Damir Nefat e Matteo Giai.

LIVE
15.02.18 Locomotiv – Bologna prevendite
17.02.18 Soul Kitchen – Sulmona
23.02.18 Smav – Santa Maria a Vico – Caserta
24.02.18 Monk – Roma prevendite
28.02.18 Salumeria della Musica – Milano prevendite
03.03.18 Capanno Black out – Prato prevendite
09.03.18 Hiroshima Mon Amour -Torino prevendite
10.03.2018 Latteria Molloy – Brescia – Ronzinante Festival

TRACKLIST
01. 30 40 50
02. Felice
03. In un attimo
04. Fiat
05. La persona innamorata
06. Ultimo chilometro
07. Punk Rock con le ali
08. Tutti gli uomini
09. Padre
10. Filastrocca sui tetti di Ortigia
11. Organo amante

Siberia: il nuovo album “Si vuole scappare” fotografa e rivela la viltà di gente a cui manca il fiato per osare

Siberia - Si vuole scappare

Siberia – Si vuole scappare

Con “Si vuole scappare” i Siberia, band livornese, inaugurano un nuovo felice capitolo della loro giovane vita artistica. Prodotto da Federico Nardelli per Maciste Dischi, questo album prende vita da una lucida fotografia della contemporaneità. Con la frase “si vuole scappare” i Siberia sigillano per iscritto l’ideologia che accompagna e scandisce il nostro presente. Un disco spudorato, senza filtri e con un lessico semplice coniuga il dark pop, la new wave e il sintetizzatore ad un buon cantautorato (ispirato a Interpol ed Editors da una parte, Baustelle, Giovanni Lindo Ferretti dall’altra) che intende dar voce ad una stanchezza di fondo, alla sospensione esistenziale di cui non riusciamo a liberarci.

Come si fa a mettere nero su bianco la nostra voglia di evadere, di rifuggire le complicazioni, la nostra arte di vivere delle piccole cose? Il mosaico di note e parole messo insieme dai Siberia è credibile e fruibile nei termini in cui riesce ad esserlo un pop consapevole. “Eccomi misurando a passi lenti il mio destino”, canta Eugenio Sournia nel brano più emblematico del disco, intitolato “Nuovo pop italiano”. Pesano le nostre feste inutili, i nostri alibi, i nostri cuori tiepidi, le nostre violenze in “Cuore di rovo”. Il monito “Svegliati” è urlato, straziato, emozionato, vero, autentico, spiazzante. Fitto è il testo di “Yamamoto”, ispirato all’incontro folgorante con una ragazza giapponese. Un imprinting che riporta alle pendici della vita.
Si muove per fotogrammi scenici la trama della track british influenced “Strangers in the field of love”. Quant’è profonda la viltà di chi ha smesso di sperare, dicono i Siberia in “Ginevra”, lanciando un bel messaggio in: “Fammi vedere che se il mondo muore, nei tuoi occhi è sempre primavera”. Il nucleo testuale più efficace è quello inserito nel brano “Epica del dolore”: rifuggire la sofferenza non è sempre la strategia più efficace, soffrire significa crescere, capire, metabolizzare, temprarsi e a volte vincere.
In questa sospensione tra impegno e disimpegno, tra sogno e mistificazione della realtà, i Siberia escono dal guscio prendendosi dei rischi che hanno il diritto e dovere di correre. Con questo potenziale espressivo, con la voglia di raccontarsi e raccontare un vasto spaccato sociale, questo nuovo album segnerà un momento importante per la loro avventura artistica.

Raffaella Sbrescia

Video: Nuovo pop italiano

TRACKLIST
01. Nuovo pop italiano
02. Cuore di rovo
03. Yamamoto
04. Strangers in the field of love
05. Ginevra
06. Epica del dolore
07. Chiusi nell’hotel
08. Tramonto per sempre
09. Ritornerà l’estate

“Le cose”. Il nuovo album di Zibba è all’insegna della qualità

Zibba

Zibba

Il cantautore ligure Zibba torna sulle scene musicali e lo fa in gran stile con “Le cose”, pubblicato lo scorso 2 febbraio 2018. Un disco fatto da chi ama la musica per chi la ama senza riserve. Suona vario e strutturato questo album ricco di ospiti ma sopratutto ricco di idee e di strumenti. Si sente il piacere di investire tempo, energie, pensieri e riflessioni in un progetto costruito per rimanere. In un tempo di musica usa e getta, diventa quindi un lusso ma forse più un’esigenza lasciarsi andare senza inseguire mode e tendenze che lasciano il tempo che trovano. Zibba è più ispirato che mai, la sua penna veleggia tra passato e presente, il focus è su “Quello che si sente”. Scandisce gli istanti, punta sull’essenza l’artista che mai come in questo album, lascia da parte il minimalismo per andare incontro a partiture che spaziano dal funk, al jazz, all’elettronica, al blues, al rock. Molto particolare il duetto con Elodie in “Quando stiamo bene”: la complicità delle voci sposa una congettura strumentale intrisa di elettronica che riveste di fascino urban un singolo interessante. Tra i brani da segnalare fa capolino anche “Dove si ferma il sole”, la struttura musicale richiama fortemente i Daft Punk, lo sfondo è quello caldo e familiare di un contesto familiare. Struggente e maturo il brano che vede la partecipazione di Erica Mou, tra l’altro autrice del brano. “Non c’è niente che riporti lo spirito indietro, che mi conforti, che mi riporti a te”, cantano lei e Zibba, tra fotogrammi di un grande amore ormai irrimediabilmente spento.

Video: Quando stiamo bene

Il duetto con Alex Britti in “Le cose inutili” è quanto di più sanguigno e autentico possa esserci. La mano veloce di Britti sulla chitarra, il suo inconfondibile tocco e la calda, rugosa voce di Zibba veleggiano tra incertezze e meccanismi arrugginiti che, intanto, non riusciranno mai a toglierci il desiderio di incanto e bellezza. “A volte meglio una domanda giusta che un milione di risposte”, cantano Zibba e Marco Masini in “Sesto piano”, una ballata intensa e oscura. La musica come dea salvifica, ecco la visione di Zibba che decide di metterla nero su bianco nella sua utopica “Un altro mondo” feat. Diego Esposito. “La traccia che finisce il disco” definisce ciò che è altro da noi, ovvero tutto il resto. La traccia più bella, quella da assaporare fino alla sua trasformazione in ghost track è “Un piccolo unico istante”: un brano che è in sè e per sè una opera d’arte: archi intensi e strutturati delineano un amore struggente e nichilista destinato a decomporsi in una distorsione strumentale inquietante e claustrofica, il fedele specchio di un tempo che sempre più spesso sottrae linfa vitale. Sarà meglio non perdersi l’ascolto di questo album, non fosse altro che per riuscire a godersi 12 tracce suonate e scritte con cognizione di causa.

Raffaella Sbrescia


Il primo marzo parte il tour dall’Alcatraz di Milano. Ecco le date:

1.03 Alcatraz – Milano
17.03 Monk – Roma
20.03 Teatro Cristallo – Bolzano
21.03 Latteria Molloy – Brescia
23.03 Teatro Socjale – Ravenna
31.03 Sound Music Club – Frattamaggiore (NA)
7.04 Bangarang – Genova

Canova the band live all’Alcatraz: la degna conclusione di un anno da incorniciare

Canova feat Brunori Sas live - Alcatraz - Milano

Canova feat Brunori Sas live – Alcatraz – Milano

Sono belli, sono liberi, sono bravi, sono giovani. Si parla dei Canova all’indomani del meritato sold out all’Alcatraz di Milano per l’ “Avete ragione club”, l’ultimo appuntamento invernale di un anno da incorniciare. Reduci dall’exploit di “Avete ragione tutti”, album d’esordio (Maciste dischi), Matteo Mobrici e soci hanno scritto un primo paragrafo importante di una carriera promettente.
Testi semplici ma irrimediabilmente accattivanti si sposano a degli arrangiamenti che non abusano dei synth ma che invece lasciano trasparire un buon uso degli strumenti per una formula musicale che, sebbene non racconti nulla di nuovo, risulta molto piacevole e coinvolgente.

Video: Manzarek live

Nei testi scorrono immagini di vita vissuta tra amore, odio, disillusione, sprazzi di felicità e impressioni di disperazione. L’ibrido universo dei trentenni fa capolino tra presente e passato, tra incertezze e catene da spezzare. La foga e la voglia di evadere trovano il via libera tra le fumose luci di un club milanese invaso da fan sì ma anche di discografici, giornalisti e addetti ai lavori, incuriositi dalla fulgida bellezza di un gruppo giovane che non si erge su alcun tipo di piedistallo. In scaletta ovviamente tutti i pezzi del disco ma anche la bella cover di “Mio fratello è figlio unico” di Rino Gaetano e “Chissà se stai dormendo” di Jovanotti. Dall’emblematica “Vita sociale” contenente la frase manifesto: “Vorrei morire anche se fuori c’è il sole” a “Brexit”, passando per il disincanto de “La felicità”, la malinconia della bella “Manzarek” al fascino fuori dagli schemi di “Santamaria”, la band milanese che, in apertura ha dato ampio spazio al song writer Davide Petrella, non si è risparmiata neanche in termini di resa sul palco.
Tastiere, cori, chitarre hanno scandito l’incedere della voce calda, penetrante, sensuale di Matteo Mobrici. Ad arricchire un concerto vivo e vibrante l’inattesa incursione di Brunori Sas, uno dei più validi cantautori in circolazione in Italia oggi.
La sua presenza, sancisce, di fatto, una consacrazione per i Canova. Con le sue perle “La verità ” e “Guardia ’82″, Dario Brunori eha illuminato il pubblico, gli ha aperto gli occhi e lo ha lasciato godere della bellezza artistica offerta dal suo modo di intendere la musica.

Video: La verità – Brunori Sas feat. Canova

Un momento prezioso che ha significato molto anche per gli stessi Canova che ora come ora si godranno un meritato riposo prima di rimettere mano alla penna e agli strumenti per scrivere un nuovo capitolo di un libro fresco e godibile: “Assurda la strada che hanno fatto queste canzone in così poco tempo, passando da un letto e una chitarra a questo palco” – ha spiegato Mobrici – “Adesso ci riposeremo, torneremo solo con dei pezzi che ci piaceranno tanto come questi”. Bravi Canova, restate voi stessi. Sempre.

Raffaella Sbrescia

Sfera Ebbasta sull’Olimpo con “Rockstar”. Sì, ma che fine hanno fatto i palazzi?

Sfera Ebbasta - Rockstar

Sfera Ebbasta – Rockstar

“Vogliono toccarmi come se portassi fortuna. Sembra tutto in miniatura se lo guardo da quassù”. Dalla vetta delle classifiche musicali italiane parla, infatti, Sfera Ebbasta con il suo nuovo album intitolato “Rockstar”, pubblicato per Universal Music Italia. Con 11 brani in classifica, il suo ultimo lavoro è quello più venduto del momento ma c’è da chiedersi perchè e che tipo di riflessione c’è da fare a questo proposito. La trap è sicuramente il genere musicale più apprezzato dalle nuove generazioni: un suono annichilente, oscuro, a tratti ossessivo, spazza via il resto dei pensieri, sospende in aria la testa; ecco l’evasione. C’è poco da recriminare al 25enne rapper di Cinisello Balsamo, il suo connubio artistico con Charlie Charles funziona e bene. La formula è ancora fresca, urban, cittadina, popolare.
Quello che ci fa storcere il naso sono i testi, i messaggi, l’autorefenzialità e la superficialità che viene osannata a piè sospinto. I punti cardinali di chi scrive e chi ascolta sono distanti anni luce dai valori in cui siamo abituati a credere. I temi di testi autobiografici partono da un fertile contesto periferico finendo per allontanarsene. Povertà, sacrifici, sforzi vengono denigrati, i vincenti sono gli sfaticati che pensano al modo più facile e veloce per arricchirsi a discapito di tutto il resto.

Sfera Ebbasta - Rockstar
Sfera parte dalla piazza con il culo sull’autobus, arriva a youtube e infine in vetta alla classifica FIMI. Dovrebbero farci caso i suoi tanti estimatori che cercano evasione, che si vogliono principalmente divertire e pensare il meno possibile a tutto un orizzonte problematico : nel mondo di Sfera ora ci sono belle donne, droghe, club e una valanga di soldi. Dove sono finiti i palazzi? Tra una rima e l’altra eccoli ricomparire per poi sparire nell’oscurità. Sfera si mangia la rabbia, sputa in faccia alla voglia di indagare e capire come una realtà sempre più difficile e deprimente. La sua indolenza però piace e strapiace, il suo posto nello star system è quindi insindacabile. Evviva l’autocelebrazione, l’individualismo, l’eccentrico egocentrismo, la sterile apparenza. Bando alle rime scomode, all’originalità. Ma d’altronde questo è il misero specchio dei tempi che viviamo.

TRACKLIST

1 Rockstar
2 Serpenti A Sonagli
3 Cupido Ft Quavo
4 Xnx
5 Ricchi X Sempre
6 Uber
7 Leggenda
8 Bancomat
9 Sciroppo Ft Drefgold
10 20 Collane
11 Tran Tran

 

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