Umbria Jazz 2018: la musica di Bollani ammalia l’Arena Santa Giuliana, più di Caetano Veloso

Stefano Bollani - Umbria Jazz 2018 - ph JR

Stefano Bollani – Umbria Jazz 2018 – ph JR

Il Brasile, la bossa e tutti i ritmi che ne derivano, continuano a farla da padrona, in questa terza giornata di festa. L’Arena Santa Giuliana, gremitissima, attende un appuntamento oramai consueto: quello con l’eclettico Stefano Bollani ed il suo progetto filobrasiliano “Que Bom”. 
Già nel 2007 il pianista compositore, milanese di nascita, figlio del mondo per adozione, aveva approcciato al panorama musicale sudamericano con “Carioca”. Oggi, a più di dieci anni di distanza, torna con “Que Bom”, un album che contamina la bossa, la samba, e note jazz , sostenute dalla collaborazione di Jorge Heilder al contrabbasso, Jurim Moeiera alla batteria, e Armando Marcal e Thiago da Serrinha alla batteria.

Un’ora e mezza di jazz brasiliano. Ma Jazz, senza nessuna deroga, come è proprio nello stile di questo raffinato pianista.
Importante la presenza ritmica, ad affiancare un pianoforte, il migliore che vantiamo in Italia, in ambito di musica jazz, proprio perché spesso dimentichiamo che il pianoforte è uno strumento a percussione.
Un legame profondo che unisce un gruppo “a maggioranza brasiliana, che si è votato alla musica di un compositore italiano”. Così ama definirlo Bollani.
Nell’intercalare di uno swing composto ed equilibrato si alternano i titoli. Titoli di cui Bollani spiega al pubblico l’origine e l’originalità. Perché se Debussy componeva musiche senza titolo che poi venivano “titolate” su suggerimento degli amici (e vantava amici come Mallarmé), Bollani fa lo stesso. Ma, dai suoi amici, escono titoli come “ho perduto il mio pappagallino”, o “uomini e polli”. Soprattutto, però, da lui esce ottima musica, musica che Bollani sa “spalmare” con empatia sul pubblico dell’Arena, fino a strappare applausi a scena aperta (il solo finora), e a mantenere sempre alta l’attenzione, nonostante la sua non sia certo una musica “facile”.
Il disco è stato interamente registrato a Rio, autoprodotto, e rappresenta l’apice dell’intenso legame dell’artista milanese con il Brasile, di durata oramai ventennale.

Forte è anche il legame con Napoli. E, nel dedicare alla Moglie “La nebbia a Napoli”, si lancia in una performance canora, che nel disco è affidata a Caetano Veloso.

Caetano Veloso - Umbria Jazz 2018 - ph JR

Caetano Veloso – Umbria Jazz 2018 – ph JR

Caetano Veloso che, a seguire, porta sul palco il suo progetto “familiare”, insieme ai figli Moreno Zeca e Tom. Un repertorio acustico, casalingo, inedito. Sicuramente le doti canore ed interpretative di Veloso sono indiscutibili, ma questo progetto un po’ troppo intimo e privato, e forse un poco “forzato”. Almeno questa è l’impressione che se ne ricava in termini critici. La fedele Arena però non cede, resta presente, ed applaude, probabilmente più col cuore e l’affetto nei confronti di questo artista che da 15 anni calca i palcoscenici dell’Umbria Jazz, che non con una convinta partecipazione.

JR

La Misteriosa Fisarmonica della regina Loana”, Gianni Coscia omaggia Umberto Eco all’Umbria Jazz

Gianni Coscia - Umbria Jazz 2018 - ph JR

Gianni Coscia – Umbria Jazz 2018 – ph JR

Nella quarta giornata dell’Umbria Jazz Festival, abbandonato il concerto dei Massive Attack a causa della pioggia, che non ha fatto però desistere il numerosissimo e giovane pubblico inchiodato alle transenne, e in ritardo per poter prendere parte alla serata al Morlacchi che è stata spostata quest’anno alle 22, costringendo inevitabilmente a fare una scelta, e dobbiamo dire, con un certo rammarico, resta un prezioso evento meritevole di grande attenzione, svoltosi a mezzogiorno nella suggestiva cornice della Galleria Nazionale dell’Umbria. “La Misteriosa Fisarmonica della regina Loana”, uno spettacolo di musica e racconti di Gianni Coscia che rende omaggio all’amico di infanzia Umberto Eco. Compagno di scuola, amico per la vita, attivamente partecipe al lavoro di Coscia, di cui scrisse le note della copertina del disco “In cerca di cibo”, collezionista di cappelli “Borsalino”, Eco non ha sicuramente bisogno di presentazioni. Ne racconta molto, Coscia, ricordandolo come musicista (un geniale e promettente flautista), e racconta anche di questo progetto, che nasce da un’idea di Vittorio Albani (manager di Paolo Fresu), e presto diventerà un film, prodotto dalla radiotelevisione Svizzera. Perché, giustamente, “nemo profeta in patria”. Il pubblico è datato, attento e divertito, e i racconti sono spassosi e conditi di una sottile ironia che stempera un poco la malinconia che in tutti noi si crea, a ricordare “come eravamo”, e quanto eravamo migliori. I dialoghi tra i due artisti e amici adolescenti, i temi “impossibili”, i titoli “impossibili”, e quel libro, che ispira il progetto, ossia “La misteriosa fiamma della regina Loana”, un romanzo minore di Eco, edito nel 2004 da Bompiani, che cavalca proprio il filo dei ricordi e della memoria. Un’ora e poco più di commoventi narrazioni, musicali e verbali, cui è stato un vero piacere per il cuore e per lo spirito prendere parte.

JR

Gilberto Gil, Paolo Fresu e Take 6: serata di stelle nel secondo giorno di Umbria Jazz 2018

Gilberto Gil - Umbria Jazz 2018 - ph JR

Gilberto Gil – Umbria Jazz 2018 – ph JR

A distanza di 40 anni, una celebrazione importante per Gilberto Gil. Quella della rivisitazione di una delle sue produzioni più riuscite. Stiamo parlando dell’Album “Refavela 40”, progetto in tour da un anno, prima in Brasile, e poi nelle principali piazze di Europa, e che non poteva certo mancare in questa edizione di Umbria Jazz, visto il grande successo ottenuto tanto in termini di apprezzamenti da parte della critica, quanto da parte del pubblico. Ed a ragione. Uno spettacolo coloratissimo ed elettrizzante, ricco di strumenti, voci, danze, cori, e un Gilberto Gil in grandissima forma, che salta, canta, dirige e si diverte.
Il disco “Refavela” nacque nel 1977, dopo un viaggio in Nigeria e la partecipazione al festival di musica africana di Lagos.
Come il titolo ben suggerisce, il lavoro è dedicato alle Favelas, agglomerati suburbanistici tradizionalmente riferiti al Brasile, ma identici in tutti i posti poveri del terzo mondo. Ritrovate certe caratteristiche a Lagos, nelle periferie più estreme e povere, nacque questo lavoro, un disco dalle forti accentazioni africane, con abbondanti inserti funk. Una sorta di fil rouge musicale che unisce l’Africa al Brasile. E che riprende le parole di Quincy Jones di ieri sera: “la musica, tutta la musica ritmica, è figlia d’Africa”.

Gilberto Gi - Umbria Jazz 2018 - ph JR

Gilberto Gi – Umbria Jazz 2018 – ph JR

In questa rivisitazione coloratissima, ci sono i figli, Bem Gil e Nara Gil, la giovane nipotina, mascotte del gruppo, Mestrinho, ai cori ed alla fisarmonica, Domenico Lancellotti alla batteria, Thiago Queiroz al sax, la bellissima Mayra Andrade, e, radiosa ed in splendida forma, la nostra Chiara Civello. La storia artistica tra la Civello e Gil nasce nel 2014, quando la cantante romana lo volle al suo fianco nella realizzazione dell’album “Canzoni”, a duettare nel brano “Io che non vivo senza te”.

Da lì, la collaborazione a questo progetto di rivisitazione di un album che possiamo definire a tutti gli effetti “generazionale”, in uno spettacolo che infiamma l’Arena, di nuovo tutta riversata sotto palco sul finale, nonostante gli forzi di contenimento del servizio d’Ordine.

Nella giornata di ieri altri due eventi di interesse sono stati al teatro Morlacchi: alle 17, con l’esibizione del Devil Quartet di Paolo Fresu, e i Take6, nella rassegna “Round Mindnight”, gruppo che avevamo già visto protagonista nella serata precedente, durante l’omaggio a Quincy Jones.

Paolo Fresu - Umbria Jazz 2018 - ph JR

Paolo Fresu – Umbria Jazz 2018 – ph JR

Paolo Fresu ed il suo quartetto si fanno interpreti di un ottimo jazz, che tratta il panorama musicale a 360 gradi, con la stessa attenzione e professionalità. Da menzionare la rivisitazione della sigla di “Un posto al sole”, inserita anche nell’ultimo cd del gruppo, dal titolo “Carpe Diem”, a simbolo di un album ricco di suoni diversi, eterogenei, assai ben realizzato, pulito. Nella sensibilità, che lo contraddistingue, Fresu ricorda Giulio Libano, uno di quei personaggi che la musica la fa nella penombra, ma la fa buona ed importante. Scomparso nel 2016, è stato uno dei più grandi arrangiatori italiani, collaborando con Mina, Celentano, Dorelli, Chet Baker, e dicendo la sua, a livello di musicista, nell’affiancare personaggi come Cerri, Sellani, lo stesso Chet Baker. Uno di quegli uomini che non amò mettersi in mostra, ma ebbe come scopo principale nella vita fare il suo lavoro e farlo bene. A lui il quartetto dedica un commovente ed intenso brano che porta il suo titolo.

Take 6 - Umbria Jazz 2018 - ph JR

Take 6 – Umbria Jazz 2018 – ph JR

I Take 6, con le loro voci, la loro simpatia e la capacità di stare tra il pubblico, rendono omaggio ad Al Jarrreau, scomparso nel febbraio 2017.
Un gruppo che vanta 30 anni di carriera, una solidità corale che li vede tutti sullo stesso piano, la capacità, non frequente e non comune, di arrivare al successo come gruppo. Senza un leader, o una figura di riferimento. La parola d’ordine sembrerebbe essere “si va avanti e lo si fa insieme”. E la regola del gruppo risulta vincente. Nella loro carriera vantano dieci Grammy e dieci Dove Award, hanno collaborato con nomi del calibro di Ella Fitzgerald, Steve Wonder, Ray Charles, hanno eseguito colonne sonore di successo, e partecipato ai più importanti jazz festival del mondo. Non potevano certo non dire la loro in questo 45.mo festival del jazz, che si fa di giorno in giorno più interessante.

JR

Umbria Jazz Festival 2018: una notte per e con Quincy Jones. Un evento più unico che raro

Umbria Jazz Festival: una notte per e con Quincy Jones

Umbria Jazz Festival: una notte per e con Quincy Jones

4000 spettatori arrivati da tutt’Italia. Questo il sold out registrato ieri sera all’Arena Santa Giuliana per il concerto tenuto in Onore (ed è il caso di dirlo forte) di Quincy Jones. 
Come già si era potuto immaginare durante la conferenza stampa di Roma, è stato un grande evento, che ha visto protagonista la musica in primo luogo.

Tre ore abbondanti di performances coinvolgenti, hanno tenuto inchiodati tutti alle sedie, con grande fatica, bisogna dire, perché il parterre dell’Arena Santa Giuliana, ad un certo punto, sembrava un mare in libeccio. Difficile riuscire a vincere la tentazione di andare a tempo seguendo il ritmo. Quando a farlo sono 4000 persone contemporaneamente, beh, significa che quello che stanno ascoltando ha un suo valore. E tra quelle note composte con maestria, di valore aggiunto ieri sera ce n’è stato molto.
Prima tra tutte, e non per temporaneità di uscita, ma per intensità di interpretazione, la Regina (e per un Re è quello che ci vuole), Dee Dee Bridgewater, che ha dato una lezione di capacità vocale in Misty, (arrangiata da Quincy Jones per Sarah Vaughan); il momento più emozionante di una serata che di emozioni ne ha regalate “ a palate”. Immensa, l’Umbria Jazz Orchestra, diretta da John Clayton, e sul finale, dallo stesso Quincy Jones, dopo un’introduzione “tutta sua” (da menzionare le esecuzioni di Soul Bossa Nova, la “sigla per eccellenza”, e The Separation, dalla colonna sonora de “il Colore Viola”), ) ha accompagnato un gruppo di artisti strettamente legati alla vita ed alla carriera di The Dude, a partire dai Take 6 ed i loro virtuosismi vocali, passando attraverso Ivan Lins, introdotto dai ricordi di Quincy Jones, che, seduto su una poltrona a bordo palco, nella penombra, ha seguito con attenzione tutti, alternando lo sguardo tra la scaletta della serata e il pubblico incantato. Di Lins ha ricordato la prima volta che si incontrarono, quando fu proprio Gillespie a dirgli “ti innamorerai della bossa nova, e non riuscirai più a farne a meno”. E di fatto, di Lins divenne anche il “fortunato” produttore. Con Ivan Lins, sul palco, l’ottimo Nanni Zedda, che già aveva accompagnato Jones durante la conferenza stampa capitolina, manifestando un legame fraterno.

Umbria Jazz Festival: una notte per e con Quincy Jones ph JR

Umbria Jazz Festival: una notte per e con Quincy Jones ph JR

Tra le varie performances, quella del cubano Alfredo Martines, un gran “lavoratore” delle tastiere, che si sottopone a sessioni di studio quotidiano da stakanovista, a dimostrazione, dice Jones, che senza l’impegno, il talento serve a poco. E Martines fa parte della “pletora” di giovani talenti che l’ultra ottuagenario trombettista di Chicago ogni anno esamina, valuta, e, quando meritano, sostiene. Uno su tutti Jacob Collier, altro giovane virgulto dall’originalità compositiva accattivante, e polistrumentista a 360 gradi che ha infiammato il Morlacchi un paio di anni fa.
Patty Austin, la bella “figlioccia” di Jones, fa il suo ingresso con disinvolta e semplice eleganza, e con disinvolta e semplice eleganza, intona note al ritmo di Funk Jazz, movimentando ulteriormente l’attenta platea dell’Arena.

Preziosa la presenza di una Noa “luccicante” e sempre sorridente, che, nel ruolo insolito di percussionista, fa vibrare le corde emotive dell’Arena, eseguendo, tra l’altro, un originale adattamento di Bach.
Viene poi la volta degli artisti di casa. Alla domanda “cosa apprezzi della musica italiana”, The Dude fa tre nomi: Ennio Morricone, Armando Trovajoli, e Romano Mussolini, con cui racconta di aver eseguito delle Jam.
Ma una cosa vorrebbe possedere, sostiene l’umile Quency, e non ha: la capacità di soffiare nella tromba, come fa Paolo Fresu, unica italian guest della serata, che intonando My Ship, si commuove per primo, a darci tutto il fiato di cui è capace, con la sua tecnica davvero unica al mondo nel gestire il diaframma.

Umbria Jazz Festival: una notte per e con Quincy Jones ph JR

Umbria Jazz Festival: una notte per e con Quincy Jones ph JR

La serata prosegue, all’insegna della musica e del ritmo, con l’omaggio a Michael Jackson, fatto dai Take6 nell’esecuzione di Wanna Be Startin’ Somethin’ , ed il pubblico si assembra sotto il palco. Palco al cui centro si porta anche Quincy, accompagnato da Patron Pagnotta, e da Tony Renis, a ricevere un premio, il primo istituito da UJ, l’ Umbria Jazz Award: sorrisi ammiccanti e battute scherzose (“ho 85 anni, ne avrò 95 quando sarà finito”), dell’icona musicale che raramente si concede, anche per questioni di età. Ma, quelle quattro cinque volte l’anno in cui fa la sua apparizione in pubblico, lo fa con lo spirito di un ventenne e con la generosità con cui ha arricchito il panorama musicale internazionale, in 70 anni di carriera prestigiosa. Partito povero dai sobborghi di Chicago, ed arrivato dal Papa, a difesa delle nazioni più povere del mondo, per chiedere che intercedesse per il ridimensionamento del debito.

“I soldi non sono mai stati il primo obiettivo nel mio rapportarmi con la musica. La passione lo è stata. I soldi sono arrivati di seguito”. Passione, impegno, curiosità e grande feeling col pubblico. Un mix vincente.

Jones si diverte, manda baci, incita il pubblico, tutto raccolto sottopalco: uno spettacolo incredibile, per uno degli avvenimenti più importanti che questo festival abbia mai ospitato. Poi si accomiata, l’orchestra bissa Soul Bossa Nova, e la serata si spegne, lasciando accesi però animi e cuori.

Un evento importante. Imperdibile. Unico.

JR

 

Emiliana Torrini & The Colorist orchestra: classe, magia ed eccellenza al Trip Festival di Milano

Emiliana Torrini & The Colorist - Trip Festival - Milano

Emiliana Torrini & The Colorist – Trip Festival – Milano

Il Trip Festival in scena alla Triennale di Milano si conferma sempre più un appuntamento con l’eccellenza musicale internazionale. Il concerto della cantante islandese Emiliana Torrini e la band belga The Colorist Orchestra è stato l’unico live italiano all’interno del  loro tour europeo e raccontarlo a chi non c’era non è esattamente semplice. La classe, il carisma, la pulizia vocale di Emiliana cavalcano le impetuose onde delle mille e uno note dei The Colorist Orchestra. L’uso anticonvenzionale di strumenti solitamente dediti alla più seriosa musica classica sposano il basso, le percussioni e le tastiere ambient più inusuali. Echi di dream pop e di atmosfere più vicine al mondo latino si affacciano come guizzi all’interno di un repertorio felice, sereno e gioioso.

Che si tratti di brani di Emiliana o di altri, l’ensemble belga ha la capacità di rivestire ogni melodia con un arcobaleno di sonorità cariche di significato e bellezza. Il risultato, a dirla tutta, supera addirittura le aspettative, ascoltando dei pezzi in solo strumentale, la qualità è davvero notevole per non parlare dell’effetto visivo del gruppo al gran completo. Cinque giorni a Berlino per comporre un album insieme e tre anni per costruire un amore artistico a cui siamo chiamati a testimoniare:sogno, emozione e armonia, in questo caso, viaggiano proprio a braccetto.

Raffaella Sbrescia

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Fabri Fibra inaugura Le vacanze tour al Rugby Sound Festival: il fenomeno è ancora lui

Sabato sera all’insegna del rap all’isola del Castello di Legnano per il Rugby Sound Festival. Una sorta di isola felice in un contesto di abbandono e degrado urbano che sa tanto di pugno nell’occhio per chi ci arriva per la prima volta.

Appassionati da tutta la lombardia sono accorsi per divertirsi prima insieme a Gemitaiz, il cui nuovo disco di inediti “DAVIDE” (Tanta Roba Label/Universal Music Italia) e l’omonimo singolo “Davide” feat. Coez sono stati certificati platino e poi insieme a Fabri Fibra, sul palco per la prima data del tour estivo “Le vacanze”.

Fabri Fibra - Le vacanze tour

Fabri Fibra – Le vacanze tour

La serata prende subito il piede giusto con un lungo live di Gemitaiz, il cui repertorio può essere riassunto in un pubblico encomio della cannabis con il beneplacito dell’entusiasta pubblico, pronto a mettere in pratica i diktat delle canzoni in scaletta.
Alle 22.30 circa, Fibra arriva sul palco corredato da emblematiche palme di cocco. Sono passati 14 anni dalla pubblicazione del primo album Mr Simpatia ma Fibra ha tutt’altro che l’aria stanca. Il rapper di Senigallia è affamato, le sue rime sfilano ora leggere e divertenti, ora arrabbiate e taglienti ma sempre cariche di significato. Fibra è old school, non inneggia alle droghe sintetiche, ride e scherza ma sa anche quando il gioco si fa duro. Nella sua scaletta non manca nessuna delle pietre miliari del suo personale repertorio. Il suo fare i grandi numeri non cozza con il saper parlare alle platee di periferia. “Fenomeno” (certificato doppio platino da Fimi/Gfk Italia), “Stavo Pensando a te” (certificato doppio platino da Fimi/Gfk Italia) e “Pamplona” (feat. Thegiornalisti) reduce da 4 certificazioni platino viaggiano insieme “Cazzo vuoi da me”, “Lascia stare”, “Cronico”.

Fabri Fibra live @ Legnano

Esilarante l’effetto del brano “Pezzo trap”, cantato insieme al suo caro amico e collega Gemitaiz: Fibra è sottile ma non le manda a dire. Questo ricambio generazionale che vede i giovani trapper in auge fa discutere. Tra le canzoni più apprezzate “Fenomeno”, “Tranne te”, “Applausi per Fibra”, Mal di stomaco”. Brillante l’omaggio al KOM con il brano “Come Vasco”. A stemperare i toni le tipiche cose simpatiche ed estive: “Fotografia” feat. Carl Brave e Francesca Michielin e il bis con la title track del tour “Le vacanze”. Alla fine anche Fibra sa che al pubblico piace principalmente divertirsi e così è stato.

Raffaella Sbrescia

Luca Barbarossa live con “Roma è de tutti”. Un senso d’appartenenza che dura da 40 anni

Luca Barbarossa live - Roma ph G.R.

Luca Barbarossa live – Roma ph G.R.

E’ una serata piacevole, quasi primaverile, quella di una Roma semideserta, nel giorno della celebrazione dei Santi. Pietro e Paolo. Una Roma “sparita”,emigrata nei lidi limitrofi, silenziosa, quasi surreale. Fino a quando non si varca la soglia della cavea dell’Auditorium Parco della Musica, dove pare che i superstiti del ponte d’estate per antonomasia, si siano radunati in massa, in attesa del concerto casalingo di Luca Barbarossa. Concerto che segna la tappa più attesa, nonché finale, dell’esecuzione live del suo ultimo lavoro, “Roma è de tutti”, da cui è estratta la ballata presentata a Sanremo con Anna Foglietta “Passame er sale”. Pubblico di tutte le età, curioso ed impaziente, ma soprattutto numeroso, tanto da riempire l’intera area esterna dell’auditorium, e far registrare il sold out.

Ed eccolo fare il suo ingresso, sorridente, disinvolto, e visibilmente emozionato e commosso per il fatto di esibirsi in casa, nella sua città. Città a cui ha dedicato il suo ultimo lavoro, ma che ha ispirato la sua intera produzione discografica, da quando, diciottenne,reduce dal trionfo di Castrocaro, esordì al festival di Sanremo con “Roma Spogliata”. E fu subito successo.

Luca Barbarossa live - Roma ph G.R.

Luca Barbarossa live – Roma ph G.R.

Cantautore garbato, dall’innata modestia, dallo spirito allegro, e la battuta sempre pronta, saluta il pubblico già “caldo”, definendo il suo, un concept album; 11 brani che sono un sentito omaggio alla Capitale, e ad anticipare, creando una crescente aspettativa, che durante la serata ci saranno special guest di tutto rispetto.

E così, dopo “Passame er Sale” e “Come Stai”, un divertente intermezzo per spiegare “La Dieta”, ed ecco la prima importante “Ospitata” della serata. Con l’eleganza che la contraddistingue e un’entrata regale, una Fiorella Mannoia in forma incredibilmente smagliante, fa sua, con affetto ed empatia elargite ad ampi gesti una “Roma è de Tutti”, che, mai come in questo momento, esprime, anche solo nel titolo, un concetto che sembra opportuno e sacrosanto ribadire.

Luca Barbarossa live - Roma ph G.R.

Luca Barbarossa live – Roma ph G.R.

Il cantautore Romano non è mai banale. Originalità ed impegno sono le caratteristiche della sua produzione, oramai quasi quarantennale, se si considera che cominciò a cantare giovanissimo, ponendosi da subito all’attenzione del grande pubblico. In questo ultimo lavoro fa la sua comparsa anche una distinta vena ironica, che si accompagna spesso (come, ad esempio ne “La Pennica”, o in “La mota”), a dei ritmi che rompono un poco gli schemi compositivi che gli sono propri. Non solo ballate, o melodie ortodosse, ma anche swing, blues, e qualche incursione “balcanica”. E proprio su una ritmica sostenuta, fa ll suo ingresso un informale ma coinvolto Alessandro Mannarino, a duettare in “Madur”, storia quantomai attuale di un ragazzo di colore, nato a Centocelle, ed ucciso dall’odio e dal razzismo.

Prosegue così, offrendo i titoli dell’ultima produzione, una serata condita di battute, ricordi, aneddoti (uno per tutti; l’incontro con Eros, a Castrocaro l’anno dopo la sua partecipazione, esordiente, timido, impacciato, che gli chiese “come se fa a ave’ successo?”….”eh, so 40 anni che cerco de ricordamme che j’ho risposto”, è la divertente “chiosa”), alternati ad un omaggio musicale a Gigi Magni, ad un sonetto che narra di una famiglia molto radicata sul territorio delle borgate, una ninnananna dedicata alla figlia, sulle note di Brahms.

Luca Barbarossa live - Roma ph G.R.

Luca Barbarossa live – Roma ph G.R.

Tutta incentrata sull’ultimo Cd la prima parte del concerto, sembra quasi accomiatarsi dal pubblico, quando, in realtà, con un cambio di ritmo perfetto, intona le vecchie sonorità melodiche. E così, partendo da “Ali di cartone”, passando attraverso la commovente “Via Margutta”, l’attualissima “Al di là dal muro”, proprio “Come dentro un film”, si susseguono tutte le pietre miliari della sua lunga carriera, percorsa sempre mantenendo lo standard dell’autore impegnato, ma con leggerezza, con poesia, con un’intensità che tocca il vertice e gli animi, quando, di fronte ad un pubblico commosso fino alle lacrime, ripropone “L’ amore rubato”, il brano shock di una Sanremo di tanti anni fa, che scrisse pensando alla Mannoia, ma che la Mannoia stessa preferì non cantare, per non caricarlo di retorica. Retorica che si smonta e sublima in pathos, nel momento in cui è proprio un uomo ad immaginare e farsi interprete del dolore che ad una donna può recare uno stupro.

Luca Barbarossa live - Roma ph G.R.

Luca Barbarossa live – Roma ph G.R.

Standing ovation, e, come bis, prima “Portami a ballare”, e poi nuovamente “Passame er sale” nel duetto sanremese con Anna Foglietta, bis che vede il pubblico raccolto tutto sotto il palco, come stretto in un intenso e forte abbraccio a questa discreta icona della musica capitolina, tanto significativa, quanto “defilata”. L’eleganza e la consapevolezza delle proprie doti autoriali, la spigliatezza e la genuinità nel rapporto con il pubblico, la battuta sempre pronta, ed il sorriso sempre acceso. Lo stesso sorriso indimenticabile di quando, tanti anni fa, penso ventenni entrambi, me lo trovai dietro, in fila, a prendere i biglietti per il concerto di Suzanne Vega, e, mentre lo osservavo, meravigliata di vederlo lì (era già noto al grande pubblico), mi fece, ammiccando, “ma sarà brava ‘sta Suzanne Vega?”.

Questo è Luca Barbarossa. Un gioiello prezioso del panorama musicale italiano, pieno di romanità, di amore per Roma, ma tanto discreto da meravigliare, a volte, di esserlo, figlio della Lupa. E forse proprio per questo così amato in tutta la penisola.

G.R.

Luca Barbarossa live - Roma ph G.R.

Luca Barbarossa live – Roma ph G.R.

iDays 2018: Richard Ashcroft, Liam Gallagher, The Killers. L’estate è davvero iniziata

The Killers -iDays 2018

The Killers -iDays 2018

Al via gli iDays 2018. Quest’anno lo scenario è l’area dell’Ex Area Expo di Rho. Qualche chilometro a piedi per raggiungere il palco e poi c’è solo da divertirsi. La maratona rock inizia con il frontman dei Verve, protagonista di un set acustico in cui i brani della band si fondono con quelli del suo repertorio solista. Il risultato è simile a quello di un rito propiziatorio. Un solenne raccoglimento prima che sul palco compiaia Liam Gallagher, reduce dalla pubblicazione dell’album solista ”As You Were”. Il suo carisma è di quelli percettibili a pelle. Le temperature sono altissime ma lui, stoico, nel suo giubbotto giallo chiuso fino al collo, resiste impenitente nella sua posa da rocker dispettoso. Lui è una “Rock’n’Roll Star” e nulla pare poter intaccare la sua allure. Il set è ricco di inserti solisti: “For What It’s Worth, “Greedy Soul”, “Wall of Glass”, “Bold”, “I’ve All I Need” e “You Better Run”. Immancabili le pietre miliari della storia degli Oasis: Whatever”, “Supersonic”, “Some Might Say”, “Live Forever” e “Wonderwall”. Il set perfetto per il tramonto più lungo dell’anno.

Video: Liam Gallagher

La serata di incendia con gli headliners: The Killers. La band made in Los Angeles, con un appeal che richiama i fasti delle party band anni Ottanta, fa il suo ingresso tra orde di coriandoli. E’ il compleanno dello spumeggiante Brandon Flowers non mancano sorrisi a tutto spiano e saluti in italiano. Il set inizia con “The Man” e ingrana subito la quinta marcia con “Somebody Told Me” e “Spaceman”. Brandon è così carico da non riuscire a dosare voce e forze, un calo fisiologico macchia la parte centrale del concerto ma i conti vengono subito pareggiati nell’ultima parte dello show “Human”, “For Reasons Unknown”, “All These Things That I’ve Done”,“When You Were Young” e l’immancabile “Mr. Brightside” chiudono la prima serata che segna inderogabilmente l’inizio di un’estate tutta da costruire.

Video: The Killers

Raffaella Sbrescia

Set list – The Killers

The Man
Somebody Told Me
Spaceman
The Way It Was
Shot at the Night
Run for Cover
Smile Like You Mean It
For Reasons Unknown
Human
Tyson vs Dougla
A Dustland Fairytale
Runaways
Read My Mind
All These Things That I’ve Done

Encore:
The Calling
When You Were Young
Mr. Brightside

Motta in concerto all’Alcatraz: quante cose possono cambiare in un anno.

Motta

Motta

“La voglia di non dimenticare e il coraggio di lasciarsi andare” sintetizzano il fulcro della nuova fase artistica di Francesco Motta. A un anno esatto di distanza da quel nervosissimo 31 maggio 2017, Motta torna sul palco dell’Alcatraz di Milano con un nuovo album sulle spalle e tanta esperienza di vita in più. La transizione tra “La fine dei vent’anni” e “Vivere o morire” è stata scandita da una maturazione personale e artistica che trasuda dallo sguardo fiero dell’artista. Ruvido fuori e assolutamente romantico all’interno dei suoi testi, Motta seziona i suoi brani, ne mette solo 17 in scaletta e li arricchisce di vibranti innesti strumentali in un concerto vivo, concreto, suonato, sentito. Il biglietto da visita parla subito chiaro: “Ed è quasi come essere felice”, introdotto da una lunga e psichedelica premessa. L’aspetto di Motta è di quelli che trasmettono inquietudine ma la sua voce e il suo sguardo catalizzano l’attenzione verso parole cercate, studiate, riposte, riprese, scelte, volute, tramandate. Il viaggio di Motta è un andirivieni tra il presente e il passato, è un gioco di tasselli che convergono in una scarica adrenalinica che non può essere arginata. Va ascoltato tutto d’un fiato Motta, Prima o Poi Ci Passerà a Sei Bella Davvero, La Fine Dei Vent’Anni, Abbiamo Vinto Un’Altra Guerra, Roma Stasera, Del Tempo Che Passa La Felicità, La Nostra Ultima Canzone, l’inaspettata “Fango”, testimoninanza degli anni con i Criminal Jokers e quella struggente “Mi parli di te”, che rivela in tutto il suo splendore la sensibilità di un rocker non più maledetto.

 Raffaella Sbrescia

Scaletta:

Ed è quasi come essere felice
La fine dei vent’anni
Quello che siamo diventati
Vivere o morire
Chissà dove sarai
La prima volta
Per amore e basta
Prima o poi ci passerà
Del tempo che passa la felicità
E poi ci pensi un po’
Prenditi quello che vuoi
Roma stasera
Encore:
Se continuiamo a correre
Abbiamo vinto un’altra guerra
Sei bella davvero
La nostra ultima canzone
Fango (Criminal Jokers)
Mi parli di te

J-Ax e Fedez: la coppia di platino riempie San Siro per “La Finale”. Il racconto della serata

Foto-concerto-jax-fedez-prandoni

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Una storia di amicizia in musica. Un connubio di platino quello tra J-AX e Fedez che sigillano il loro successo portando 79500 persone allo stadio San Siro di Milano per “La Finale”. Da un’idea nata con la doppia data a Taormina, un po’ per gioco e un po’ per bulleria goliardica, il concerto ha pian piano preso vita e lo ha fatto senza badare a spese sotto la guida del giovane e intraprendente figlio d’arte Clemente Zard e sotto l’egida del patron di Rtl 102.5 Lorenzo Suraci. Con un palco centrale, aperto alla visione del pubblico a 360 gradi, l’evento si propone tra i più spettacolari del momento. A darsi man forte l’uno con l’altro J-Ax e Fedez ottimizzano sentimentalismo e cinico da business men creando una sorta di corto circuito che funziona e che, bene o male, li ha portati nelle case di tutti gli italiani. Meriti e celebrazioni non sono troppo a fuoco per i due, che quasi inconsapevolmente macinano traguardi da record, ponendo a più riprese l’attenzione su quello che accadrà da domani.

Foto-concerto-jax-fedez-prandoni

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Quel che è certo è che J-Ax ha intenzione di ritirarsi per un po’ a fare il papà a tempo pieno (anche se ha in serbo la pubblicazione di un best of “Il bello di essere J-AX”), Fedez invece si mantiene sul pezzo, dichiarandosi nel pieno dei lavori per il nuovo album da solista. A chi pensava ad una super collaborazione con Diplo, il sedicente non rapper risponde che sono solo amici d’America ma, conoscendo il soggetto, mai dire mai. Sul palco con i due, tanti amici in veste di ospiti: Levante, Malika Ayane, Noemi, Nina Zilli, Guè Pequeno, Grido, ll Cile, Sergio Sylvestre, Stash e la sorpresa Cris Brave.
Ad aprire lo show la discussa Dark Polo Gang, poi un susseguirsi di sali scendi tra i più grandi successi della discografia di J -Ax e Fedez che hanno scelto di alternare fluidamente momenti singoli e di coppia. L’Italia non perdona il successo, si sa, ma bisogna dare merito a questi due che, venendo dal basso, hanno saputo creare non solo un’alchimia tra loro ma anche una realtà indipendente come Newtopia che, in termini di numeri, rappresenta in maniera tangibile la validità del loro metodo di lavoro.

Video: J-AX e Fedez @ San Siro

Tornando alla festa, due ore e mezza di concerto, il massimo consentito dalle regole vigenti, trasmesso in radiovisione, hanno messo in evidenza le personalità di ciascuno: J-Ax più idealista e hardcore, si è preso la sua rivincita, ha invitato suo fratello Grido sul palco, ha dimostrato che le sue vecchie rime profumano di verità, ha ritrovato l’ambizione sì, ma resta sempre Alessandro Aleotti, il fantozzi di serie A; come si è scherzosamente definito sul palco. Dall’altro lato troviamo Fedez, il più giovane artista ad esibirsi a San Siro. Paranoico, perfezionista, cinico e vanitoso, sceglie di cambiare abito e camicia quasi a ogni canzone, resta spesso a petto nudo ma alla fine si scioglie nel presentare il suo amico Cris Brave, un ragazzo nato con problemi respiratori post-parto che, seppur costretto sulla sedia a rotelle, ha cantato live “La panchina”; un testo carico di significato e di realismo.
Sarà anche solo musica del cazzo ma questo pop-rap fresco, spesso basa le sue rime nazional-popolari su fatti, usi e costumi che appartengono alla nuova attitudine esistenziale degli italiani. Probabilmente da soli non riusciranno a rifare questi stessi numeri ma la sostanza di questi anni trascorsi in coppia, dimostrano che insieme si può fare la differenza.

Raffaella Sbrescia

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