Thegiornalisti live a Brescia: il Love tour è sold out ma per Tommaso Paradiso è l’ora di alzare l’asticella

Thegiornalisti live

Thegiornalisti live

I numeri parlano chiaro: i Thegiornalisti di Tommaso Paradiso disseminano sold out nei palazzetti di tutta Italia. L’ultimo, quello al Palageorge di Montichiari a Brescia. La prima cosa che viene da domandarsi è: che cos’è che ha spinto centinaia di persone a restare assiepate sottopalco per ore? Da cosa si sentono stimolate o in cosa si rispecchiano? Per provare a spiegarlo, analizziamo questo “Love tour”, nato dalla pubblicazione dell’omonimo album di inediti che, all’interno della produzione artistica dei Thegiornalisti, non ha raccontato nulla di nuovo pur avendo sfornato una triade di singoli popolarissimi.

L’impianto della prima vera tournée nei palazzetti si basa su una produzione di medio-alto livello: un palco doppio, qualche effetto speciale ma soprattutto una sezione di archi e una di fiati, arricchiscono la scarna strumentazione che accompagna Tommaso Paradiso, Marco Rissa e Marco Primavera. A completare la band ci sono il bassista Walter Pandolfi, il tastierista Leo Pari e tre coriste. In scaletta ci sono ben 25 brani che, per prima cosa, puntano gran parte dell’attenzione sul nuovo album. Non mancano tre canzoni dei primissimi tempi, quelle intrise di quella nostalgia compiaciuta che fa da cardine sia nel modus vivendi che dell’usus scribendi di Tommaso Paradiso. Naturalmente presenti anche tutte le hits che in questi ultimi due anni abbiamo imparato a cantare un po’ tutti, grazie al battage radiofonico.

Ma andiamo alla sostanza del discorso artistico portato avanti dalla band che, dagli esordi ad oggi, si è resa protagonista di un’evoluzione che ha incontrato il gusto del pubblico in maniera eclatante con il brano “Completamente”. Da innamorato e fedele adepto della fenomenologia anni ‘80 nel suo complesso, Tommaso Paradiso ne ha fagocitato il modo di pensare e di porsi. La cosa è piuttosto evidente guardandolo da sotto palco e, per quanto sia piacevole cantare e lasciarsi trasportare da canzoni dalla bellezza decadente, rimane sempre una sensazione di distacco. Tommaso Paradiso non è carismatico, i suoi tentativi di approccio al pubblico si mantengono sul cazzeggiante andante, non si prende mai sul serio, non prova mai a dire qualcosa di veramente profondo ad un pubblico adorante per moda ma non per principio.

Thegiornalisti ph Alessandro degli angioli

Thegiornalisti ph Alessandro degli angioli

Quello che si recrimina al frontman del gruppo romano è la constatazione che, dalle date evento a Roma e Milano che seguirono all’ondata di successo di “Completamente sold out”, la personale asticella del cantante non si sia alzata. Riempire i palasport non è poca cosa, soprattutto in questo specifico momento storico, per mantenerle pieni però c’è di bisogno di personalità, di scambio, di contenuti che vadano anche oltre la mera riesecuzione delle canzoni. Che siano acustiche, elettriche o sparate a tutto spiano, le canzoni hanno bisogno di vincoli, di cardini e ricordi importanti per sedimentarsi nel cuore e rimanerci per anni. Tommaso Paradiso tutto questo lo sa bene, e lo dimostra quando scrive rifacendosi ai suoi miti. Quello che gli si chiede è di applicare quello che ha imparato, mettendolo in atto anche in prima persona. Solo allora gli si potrà rendere merito della perfetta riuscita di un progetto artistico che, in ogni caso, ad oggi, è assolutamente tra i più quotati in Italia.

Raffaella Sbrescia

SCALETTA:
“Overture”
“Zero stare sereno”
“Milano Roma”
“Fatto di te”
“Controllo”
“Il tuo maglione mio”
“Vieni e cambiami la vita”
“Love”
“Sold out”
“L’ultimo grido della notte”
“Io non esisto”
“Proteggi questo tuo ragazzo”
“Fine dell’estate”
“Una casa al mare”
“Promiscuità”
“L’ultimo giorno della Terra”
“Completamente”
“Tra la strada e le stelle”
“Questa nostra stupida canzone d’amore”
“Senza”
“Riccione”
“New York”
“Felicità puttana”
“Dr. House”

 

Cesare Cremonini live al Mediolanum Forum: imprendibile, iconico e vincente. La recensione

Cesare Cremoni - Mediolanum Forum - Kimberley Ross

Cesare Cremoni – Mediolanum Forum – Kimberley Ross

Un tripudio di colori, di emozioni e di eccitazione. Ecco cos’è stato il primo dei tre concerti di Cesare Cremonini al Mediolanum Forum di Assago. La scia è quella luminosa e roboante che ha lasciato la consacrazione dell’artista bolognese allo Stadio San Siro di Milano, la dimensione è quella più intima e suadente di un palazzetto gremito di un pubblico adorante.

Cremonini ragiona in grande e lo fa con lo stile di un poeta che sa esattamente come ingaggiare lo spirito senza dimenticare di galvanizzare il corpo di chi vive le sue canzoni con un fremito di natura sessuale.

Il successo, prima consolidato, poi dilagante, di Cesare Cremonini risiede prima di tutto nella cura per il dettaglio: lirico, testuale e musicale dei suoi testi. Poi nel piglio, nel carisma, nella personalità di un uomo e di un artista autentico, padrone di se stesso, del palco e del gusto del suo pubblico. Ogni movimento del cantante è simbiotico con lo sguardo attento di chi negli anni non si perde un colpo di una produzione cantautorale visionaria e maledetta. Cremonini incarna l’uomo che riesce a capire fino in fondo le vibrazioni umane e, nel farlo sfugge rendendosi iconico.

Cesare Cremoni - Mediolanum Forum - Kimberley Ross

Cesare Cremoni – Mediolanum Forum – Kimberley Ross

La sua carica animalesca, le sue performance fisiche e invadenti incontrano la voglia e il desiderio di chi accorre in prima fila per non perdersi neanche un istante né una goccia di sudore dell’amato frontman. Forte di questo importante bagaglio innato, Cremonini si permette il lusso di alzare l’asticella, di assemblare insieme alla sua band arrangiamenti personali, fortemente strutturati e di buonissima caratura per vestire le sue hits al meglio.

Il repertorio piazzato in scaletta è completo, spazio ai brani di “Possibili scenari”, alle ballads che negli anni hanno costruito la sua identità cantautorale, alle canzoni lasciate nel cassetto, quelle che conoscono in 4 gatti e che, in un contesto come quello del Forum, acquisiscono importanza e bellezza. Che sia al pianoforte o a una chitarra elettrica, Cremonini sa esattamente come e dove piazzare le parole, quelle parole nate in sessioni di scrittura che noi tutti immaginiamo dannate e goduriosamente ispirate. Il flirt con il pubblico è scandito da un continuo ed inesauribile saliscendi emotivo. A tutto questo si aggiungono manciate di effetti speciali: luci, led, visual all’avanguardia, coriandoli e fuochi d’artificio, cambi d’abito e volteggiamenti sul palco.

Cesare Cremoni - Mediolanum Forum - Kimberley Ross

Cesare Cremoni – Mediolanum Forum – Kimberley Ross

Corpo, voce e anima reggono dall’inizio alla fine, Cremonini è in splendida forma e con ferma consapevolezza si mostra al pubblico con la stessa fame di chi ha atteso per lungo tempo il momento di raccogliere i frutti di un lavoro certosino. Le canzoni di Cremonini sono vincenti perché raccontano di chi sa perdere guadagnandone in termini di sensibilità. Cesare riesce a mettere per iscritto quello che si vorrebbe urlare a squarciagola ma che finisce per essere somatizzato in stigmatizzate frasi di circostanza. La sua schiettezza sfrontata è la chiave per rendere il tutto appetibile e sexy. Cesare Cremonini è imprendibile eppure non è mai stato così vicino al suo pubblico come in questo momento.

Raffaella Sbrescia

La scaletta del concerto
Cercando Camilla (intro)
Possibili Scenari
Kashmir-Kashmir
PadreMadre
Il comico (sai che risate)
La nuova stella di Broadway
Latin Lover
Lost in the weekend
Un uomo nuovo
Buon viaggio (Share the Love)

Momento silenzioso
Una come te
Vieni a vedere perché
Le sei e ventisei
Mondo
Logico #1
GreyGoose

Dev’essere così
Al tuo matrimonio
Il Pagliaccio
50 Special
Marmellata #25
Poetica
Nessuno vuole essere Robin
Un giorno migliore

Luca Carboni: il suo Sputnik tour passa per Roma ed è un successo. La recensione e le foto del concerto

Luca Carboni live - Atlantico Roma ph JR

Luca Carboni live – Atlantico Roma ph JR

E’ atterrato in un coloratissimo scenario di effetti di luce e laser, ed in chiave techno pop, un rinnovato Luca Carboni all’Atlantico di Roma, gremito di gente, nonostante 800 metri più in là, al Palalottomatica, ci fosse il concerto attesissimo dei Thegiornalisti. Soldout di pubblico misto per il cantautore Bolognese, in carriera oramai da 35 anni, con un percorso di tutto rispetto, per la qualità dei testi, degli arrangiamenti, e per l’evoluzione artistica, rimasta sempre però fedele al suo stile: quello del pop d’autore impegnato ed intimista.

Sono passati davvero tanti anni da quando, come raccontava Lucio Dalla, da “Vito”, lo storico locale Bolognese, si presentò un ragazzo timido ed impacciato, e gli propose un brano. A Dalla piacque, e se ne fece mandare altri. E così, come ricorda Carboni nel ringraziare l’entusiasta pubblico Romano, nel 1983, arrivò da Bologna alla Prenestina, e mise per la prima volta piede nella Capitale, per firmare il suo primo contratto con l’RCA.

Sì, ne è passato di tempo, da quando l’idolo delle ragazzine, per i suoi testi romantici e poetici ha cominciato a calcare le scene del panorama musicale italiano. Determinato ed umile, e sempre molto “Bolognese”, il tempo non sembra averne scalfito la grinta.

Luca Carboni live - Atlantico Roma ph JR

Luca Carboni live – Atlantico Roma ph JR

Un Live di Carboni potrebbe durare sei ore, se volessimo includerci tutti i brani di qualità che ha inciso. Senza dimenticare il lavoro di Cover di qualche anno fa, che ha riproposto alcune delle più belle canzoni della musica d’autore italiana, con arrangiamenti tanto accattivanti, da convincere addirittura Claudio Lolli a rivedere i suoi “Zingari Felici”, esattamente come li ha visti Carboni. Infatti in quella versione Lolli amò proporli nei suoi ultimi concerti.

Atterra, dicevo, in un coloratissimo spazio scenico, dove le luci diventano protagoniste e creano paesaggi suggestivi attraverso uno sfondo realizzato con un maxischermo digitale, per i più significativi brani del repertorio “storico”, che si vanno ad alternare a quelli dell’ultimo lavoro, tra cui “Segni del tempo“, “Amore digitale“, “Il Tempo dell’amore“, “Figli dell’amore“. A seguire, in versione semiacustica, accompagnato dalle tastiere di Fulvio Ferrari Biguzzi e dalla chitarra di Vincenzo Pastano, “L’amore che cos’è”, e “Bologna non è una regola”. Forte e sentito il legame del cantautore con la sua città, senza diventare stucchevole o necessariamente vincolante. Però Bologna, quella Bologna che ai tempi tutti sognavamo di poter vivere, perché in qualche maniera territorio di una creatività musicale ed artistica “anarchica”, non manca mai. Non manca nella “maglia del Bologna sette giorni su sette” di “Silvia lo sai”, non manca in “Mare Mare” e nemmeno in “Luca lo stesso”.

Luca Carboni live - Atlantico Roma ph JR

Luca Carboni live – Atlantico Roma ph JR

Irrinunciabili “Farfallina”, “Inno Nazionale”, e, dopo il “Fisico Bestiale”, che infiamma il pubblico, oramai tutto riversato sottopalco, la Band rientra per un generoso bis ed un teatrale commiato dal pubblico Romano, che non lesina in affetto e calore verso questo artista forse alle volte sottovalutato, ma cui moltissimi dei nuovi volti del panorama musicale italiano, a partire da Calcutta, devono davvero tanto.

JR

Luca Carboni live - Atlantico Roma ph JR

Luca Carboni live – Atlantico Roma ph JR

George Ezra live al Fabrique di Milano: il sold out al naturale

George Ezra

George Ezra

Giovane, umile, competente, appassionato. George Ezra riempie il Fabrique di Milano senza orpelli e sovrastrutture. A pochi mesi di distanza dalla pubblicazione del nuovo album “Staying At Tamara’s” in cui folk, soul, pop e cantautorato convivono felicemente, Ezra si muove anche sulla scia degli ottimi risultati ottenuti dal primo lavoro “Wanted On Voyage”. Con il suo piglio spontaneo, ironico e genuino, George Ezra parla spesso e volentieri con il pubblico. Con fare umile, il giovane con la voce di un crooner si destreggia con la sua band arricchita da una bella sezione di fiati. Il tema delle sue canzoni è il viaggio e tutto ciò che ne consegue. Il riferimento più importante è Barcellona, città spagnola cosmopolita e divertente, in cui George è rimasto per un mese intero. Subito dopo le note italiche de “La donna è mobile”, lo show, privo di scenografie, ha subito incontrato il favore del pubblico che solo in rari momenti ha lasciato spazio alla sola voce di Ezra, visibilmente toccato dall’affetto e dallo spontaneo coinvolgimento degli spettatori. ‘Don’t Matter Now’, ‘Get Away’, ‘Barcelona’, sono la triade di apertura. A seguire ‘Pretty Shining People’ nata dalle suggestioni vissute nel giardino del Montjuic. ‘Saviour’ e ‘Did You Hear The Rain?’ racchiudono il picco strumentale in termini di resa live. Sonorità ricche, curate e ben strutturate mettono in luce una crescente maturità musicale da parte dell’artista e lasciano ben sperare per il futuro.
Video: George Ezra @ Fabrique

L’orecchiabilità non è tutto, quello che rimane impresso all’ascolto è l’immaginario creato dalla lirica e dalla melodia, un esempio tangibile che conferma questo discorso possono essere sia il brano “Paradise” che Blame It On Me’. Il capitolo a parte lo merita ‘Budapest’, brano che lega l’epopea artistica di Ezra all’Italia, per stessa ammissione del diretto interessato. Una breve pausa per il pubblico internazionale all’ascolto, ed è tempo di concludere l’adrenalinico show con ‘Cassy O” e l’ultima hit ‘Shotgun’. Le prove tecniche sono superate, ora è già tempo di pensare a fare le cose in grande per il concerto alla venue dei Big: il Mediolanum Forum di Assago il prossimo 17 maggio.
Raffaella Sbrescia
La scaletta del concerto
Don’t Matter Now
Get Away
Barcelona
Pretty Shining People
Listen to the Man
Saviour
Did You Hear the Rain?
Paradise
Song 6
Hold My Girl
Sugarcoat
All My Love
Blame It on Me
Budapest
Cassy O’
Shotgun

David Garrett: Explosive live 2018. Montagne russe al Mediolanum Forum

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Che abbia venduto milioni di dischi o vinto innumerevoli premi prestigiosi è dato risaputo. David Garrett violinista di fama mondiale si è esibiito al Mediolanum Forum di Assago nell’ambito dell’Explosive Live 2018, il suo primo tour nei palazzetti italiani. Uno spettacolo pirotecnico, decisamente variegato, un percorso crossover tra generi e generazioni per due ore di show mai scontato o banale. La forza di Garrett sta nel dimostrare che lo strumentalismo e il virtuosismo sono gli stessi cardini su cui si muovono il rock’n’roll e la musica classica. Vibrazioni intense generate da arrangiamenti originali e appassionanti che Garrett, insieme a Franck van der Heijden (direttore musicale e chitarrista principale), John Haywood (tastiera/piano, co-produttore.), Marcus Wolf (chitarrista ritmico e cantante), Jeff Allen (basso), Jeff Lipstein (batteria), mette a punto in ottica divertente.

Video:

 Che si tratti di un brano dei Coldplay o di Pëtr Il’ič Čajkovskij, l’impeto e la tecnica di Garrett regalano la medesima di sensazione di piacere e distensione emotiva. Sicuramente i puristi avranno storto il naso ma l’obiettivo di Garrett è viaggiare molto lontano dagli elitarismi. Il suo manifesto musicale è all’insegna della condivisione, dell’integrazione tra generi musicali, dell’ispirazione dettata dalla sfida di donare nuova veste a pietre miliari del rock e del pop mondiale. Sulla sua montagna russa personale, ci fa salire nomi leggendari come Led Zeppelin, Prince, Vivaldi, Michael Jackson ma lascia posto anche alle icone contemporanee, da quelle del mondo EDM come David Guetta a Armin Van Buuren al davvero inaspettato rap di Eminen. Esercizio, etica del lavoro, tecnica, carisma e bellezza fanno del violinista tedesco l’emblema del possibilismo contemporaneo. Let’s play together.

Raffaella Sbrescia

Video:

Scaletta

Dangerous - David Guetta
Superstition - Stevie Wonder
Viva la Vida Coldplay
Let It Go Idina Menzel
Kashmir Led Zeppelin
Ghostbusters Ray Parker Jr.
Piano Concerto No. 1 Pyotr Ilyich Tchaikovsky
Furious
Bitter Sweet Symphony The Verve
Adventure Island

Explosive

Purple Rain Prince

Concerto No. 2 in G minor, Op. 8, RV 315, “Summer” (L’estate) Antonio Vivaldi

Nah Neh Nah (Vaya Con Dios
Live and Let Die Wings
You’re the Inspiration Chicago
Lose Yourself Eminem

Midnight Waltz

Fix You Coldplay

Duel Guitar Vs. Violin
Born in the U.S.A. Bruce Springsteen
Killing in the Name Rage Against the Machine
They Don’t Care About Us Michael Jackson
One Moment in Time Whitney Houston

Ólafur Arnalds live a Milano: profumi d’Islanda e tecnologia ibrida per una notte d’incanto

Ólafur Arlands

Ólafur Arnalds

Poesia ibrida quella del polistrumentista, compositore e produttore islandese Ólafur Arnalds che, nell’ambito della rassegna Freak and Chic si è esibito in concerto all’Auditorium Cariplo di Milano per l’unica data italiana dell’All Strings Attached tour. A poco più di trent’anni, Ólafur rappresenta già un punto di riferimento per chi ama o per chi studia la possibilità di unire il sacro al profano, il classico all’ultra moderno, la strumentazione analogica dal fascino senza tempo alla più variegata sperimentazione digitale. Piano e synth convivono creativamente nel mondo di questo giovane che, in maglietta bianca e calzini ha saputo creare un atmosfera unica, coadiuvato ad un ensemble di archi di tutto rispetto e da un batterista. In scaletta gran parte dei brani tratti dal suo ultimo lavoro “Re:member”senza lasciare da parte le pietre miliari che hanno scandita la sua rapida ascesa nell’olimpo della musica internazionale. Ólafur Arnalds è, infatti, uno dei più promettenti compositori di colonne sonore cinematografiche, e a giudicare da quanto ascoltato, non potrebbe essere altrimenti. Il connubio e le influenze che vibrano tra tastiere e pianoforte innesca un fortunato meccanismo di corto circuito particolarmente efficace. La musica di Ólafur è una metafora della vita stessa. Delay e riverbero declinano in mille modi i cardini e i valori principali su cui si fonda il percorso individuale di ciascuno. Tenebrosità e intimismo riempiono i tasselli romantici e vigorosi degli archi. Incantevoli i vorticosi assoli di violino, disseminati in un avvolgente e voluttuoso susseguirsi di stimoli sonori e visivi. Il valore aggiunto del concerto è, difatti, una particolare cura dedicata alla regia e alle luci che, a tutti gli effetti hanno completato lo spettacolo, aggiungendo significato e suggestione ai brani propositi in scaletta. Litanie ossessive e vertiginosi voli pindarici in un concerto funzionale, variegato, travolgente ma troppo pesante ma soprattutto mai banale. Ólafur Arnalds apre le porte del suo mondo in modo molto graduale e, sebbene sia privo di sovrastrutture, lascia percepire particolare attenzione ai dettagli. L’obiettivo è fare la differenza, incantare il pubblico, sempre rispettoso e in rigoroso silenzio. L’impressione è quella di trovarsi in una dimensione sospesa, quasi ovattata, del tutto estranea alla celebrazione del superfluo che scandisce la quotidianità nel suo complesso. Slow living, slow music, slow emotions. Full life.

Raffaella Sbrescia

Riccardo Tesi & Banditaliana: all’ Auditorium di Roma una festa color “Argento” lunga 25 anni.

Riccardo Tesi  Banditaliana @ Roma ph JR

Riccardo Tesi Banditaliana @ Roma ph JR

E’ “Argento” il titolo del nuovo lavoro, cd e tour, che Banditaliana, “capitanata” da Riccardo Tesi ha partorito per festeggiare i 25 anni di carriera insieme. In genere i dischi “celebrativi” sono caratterizzati dall’arrangiamento in chiave rivisitata di brani già proposti. Banditaliana, invece, ne ha voluto creare uno completamente inedito, e supportato da numerose collaborazioni di grandi artisti del panorama musicale etnico e internazionale.
Riccardo Tesi, lo ricordiamo, è stato un pioniere della musica etnica in Italia. Compositore, fisarmonicista, ha svolto per anni un lavoro di ricerca il cui risultato è una raffinata contaminazione dei ritmi che caratterizzano tutta l’area sonora insediata lungo le coste del mediterraneo.
Non solo suoni nostrani, quindi, ma anche nordafricani, balcanici, spagnoli e francesi hanno irradiato l’Auditorium Parco della Musica di Roma. Tutte le note musicali che questo bacino, culla di incontri, commerci, scambi, raccoglie e trasporta da millenni.
Lo strumento di Tesi è l’organetto diatonico, precursore della fisarmonica, e rappresenta il fulcro attorno al quale ruota tutto l’album.
Dalle prime e malinconiche note di “Puma”, che si fanno man mano sempre più serrate, fino a trasformarsi in un “tango mediterraneo”, si capisce che siamo di fronte ad un lavoro cui il quartetto ha dedicato la massima dedizione per arrivare a toccare le vette di una sonorità elegante e raffinata, pur rimanendo in un ambito etnico, ma non propriamente “popolare”.
Un album che, ripetiamo, si avvale di numerose e prestigiose collaborazioni: da Fresu a Mauro Pagani a Ginevra de Marco, Elena Ledda, Luisa Cottifogli, alla meravigliosa Lucilla Galeazzi e ai tamburi amplificati del virtuoso e bravissimo Andrea Piccioni, questi ultimi special guest della serata.

Riccardo Tesi  Banditaliana @ Roma ph JR

Riccardo Tesi Banditaliana @ Roma ph JR

Nella biografia di Tesi, tra i suoi amori, ci sono anche il Rock ed il Jazz. E sicuramente le composizioni ne risentono positivamente. Compagni di questo affascinante viaggio sono Maurizio Geri, Claudio Carboni e Gigi Biolcati, rispettivamente Voce e chitarra, virtuoso ed eclettico sax e percussioni e batteria.
E proprio di Maurizio Geri è la paternità del brano “Napoli”, porto del mediterraneo, evocato attraverso sonorità che partono dai ritmi tipici della tammurriata e fluiscono senza soluzione di continuità in una melodia dolce e malinconica, come un tramonto sul tirreno.
Un altro bellissimo brano che tesse le lodi di Geri è “Bianco”, un omaggio al clown Bianco, che è sul punto di abbandonare tutto ma poi, alla fine, quel circo che si accende e ruota e schiamazza e coinvolge, non riesce a lasciarlo. Metafora della vita, delle sue difficoltà che alle volte sembrano insormontabili, ma che alla fine ti ributta dentro il suo vortice e ti invita a continuare la sua sacrosanta rappresentazione.

Riccardo Tesi  Banditaliana @ Roma ph JR

Riccardo Tesi Banditaliana @ Roma ph JR

Nel lavoro vengono omaggiati Gian Maria Testa, con la rilettura di “Polvere di Gesso”, e il cantautore occitano Jean Marie Carlotti, di cui la band propone l’arrangiamento di “Anar Pasar”: testo quasi incomprensibile e di complessa pronuncia, affidato al Piemontese Biolcati.
Sempre splendida e di grande potenza la presenza fisica e sonora di Lucilla Galeazzi in “S. Antonio”, la band conclude con due brani, rispettivamente “Marock” ( omaggiando Jan Anderson) e “Contadini”, canto di protesta tradizionale, tributo a Caterina Bueno, che ha accompagnato l’esordio di Tesi negli anni 60, e di moltissimi altri illustri personaggi del folk italiano.
Un lavoro, ribadiamo, raffinato, che vale la pena sicuramente gustare tanto in tour quanto in cd, per prolungarne la piacevolezza.

Riccardo Tesi  Banditaliana @ Roma ph JR

Riccardo Tesi Banditaliana @ Roma ph JR

JR

Diego De Silva & Il Trio Malinconico: piacere sine die all’Auditorium Parco della Musica di Roma

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

Cos’è la malinconia? La malinconia non è tristezza. Non è nemmeno rimpianto, e nemmeno propriamente depressione. La malinconia è una tristezza poetica, che sa di rimpianto, però un rimpianto attualizzato al presente. Quello che avrebbe potuto essere e non è stato, ma oramai vissuto attraverso la rassegnazione di ciò che è stato.
Malinconico il nome del Trio, e Malinconico il cognome del solo personaggio seriale dei romanzi di Diego de Silva: un avvocato non propriamente “inserito”, non propriamente “rampante”, un po’ sfigato, anche, e un poco fuori contesto. Un avvocato d’insuccesso, ama definirlo il suo creatore, un uomo a metà, sospeso, esattamente come la malinconia. Per metà disoccupato, per metà divorziato, come quel sentimento a metà che ti prende nel momento in cui pensi a quello che avrebbe potuto essere o non essere, ma non è stato oppure è stato. Lì in quell’attimo, e poi via.
Il racconto di Diego De Silva comincia con un diario. Il Diario di un uomo di “un tempo”, sposato con una moglie di “un tempo”, avvolto in un menage di “un tempo”. Un uomo per anni amato, servito, riverito da una donna che probabilmente ha amato, ma poi, nel rapporto coniugale ha indossato la veste della moglie confezionata ad arte. La compagna che accudisce, che riverisce, che serve, che aiuta……e che un giorno sparisce. Una donna tradita, consapevole di esserlo, eppure lì, ferma in quella dimensione di menage che dà tutto per scontato, anche il tradimento. Perché quella è la dimensione in cui il suo compagno la inquadra. Piagnone, fedifrago, spergiuro e opportunista, dopo averla impacchettata nel ruolo di badante rassegnata, si meraviglia, un giorno, di arrivare a casa e non trovarla più.
Un Alberto Sordi alla maniera vintage, ma che, a guardare bene, non si discosta poi troppo da tanti attuali “compagni di vita” semplicemente rinnovati nel look ma non nello spirito.

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

E così ha inizio lo show del trio Malinconico, percorrendo le storie scritte e lette dall’autore, nel rispetto della punteggiatura, attraverso sottolineature musicali essenziali e pulite al punto tale da rasentare il virtuosismo, senza ostentazione.
Accompagnato dal contrabbasso di Aldo Vigorito, e dal sax di Stefano Giuliano, due musicisti “invecchiati con il loro strumento”, fino a padroneggiarlo in funzione delle loro esigenze fisiche e anagrafiche, De Silva intreccia una serie di racconti che si integrano perfettamente con la struttura dei tempi musicali. Sì, perché gli scrittori, ogni scrittore, ha una sua musicalità, che è data dalla composizione del testo. I lunghi fraseggi di Javier Marias, che si avvicinano al “senso” a cerchi concentrici, o la musicalità tutta particolare di Philip Roth, individuabile tra mille.
I racconti hanno tutti una vena ironica, ma allo stesso tempo rimangono sospesi in quella tensione malinconica, che non è tristezza, ma è un qualcosa che ti piglia in gola.
L’incontro con il vecchio professore di lettere, oggi tassista, la divertente analisi sui testi delle canzoni sentimentali e sul loro ruolo nella educazione, o, a ben vedere, la diseducazione sentimentale (alla faccia dei tanto vilipesi Backmasking, spesso tirati per i capelli, del Rock), il cliché dell’amico collega che corteggia e finisce per “guzzarti” la moglie, ma non in maniera cafona, no…..la lusinga e la fa innamorare, perché quello cerca, la conquista attraverso la lusinga, non il rapporto extraconiugale, e lo fa seguendo una tattica ben precisa, tutta riversata nei di lei pensieri, per concludere con un classico, e con la sua definizione.
Un Classico è qualcosa senza tempo senza spazio senza timore di concorrenza. Un classico semplicemente è. E sarà sine die. E il classico è l’amore che finisce, due persone che si lasciano, ma che non si lasciano mai di comune accordo, anche se lo sostengono. Ce n’è sempre uno che soffre, che resterà convinto delle sue intenzioni, che rivendicherà il diritto ad esprimersi, che gli è stato negato.

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

In fondo è l’altro che ha lasciato, o l’altra, non certamente lui, che non se ne convince.
E continua nel tempo a considerare l’oggetto del desiderio come presente, attuale, imprescindibile.
Every Breath You Take
Every move you make
Every bond you break
Every step you take
I’ll be watching you.

E’ così che l’ultima canzone dei Police, oggi, suonerebbe come un attentato alla privacy, un’azione di stalking. Mentre è e resterà per sempre una meravigliosa canzone d’amore.

Musica (composizioni originali di Vigorito e Giuliano, ad eccezione di Every Break You Take) e parole in “accordo” , per uno spettacolo elegantemente divertente, intenso, assolutamente da non perdere.

JR

50 anni di Claudio Baglioni: i festeggiamenti cominciano all’Arena di Verona con un concerto kolossal

Claudio Baglioni - Arena di Verona ©_ANGELO_TRANI

Claudio Baglioni – Arena di Verona ©_ANGELO_TRANI

Lo show era stato annunciato come totale è così “Al Centro” è stato. L’ingresso di Claudio Baglioni è trionfale e preannuncia subito la ferma intenzione di lasciare un segno nitido e duraturo nel cuore dei 17.000 che hanno riempito ogni singolo ordine di posto all’Arena di Verona. Baglioni, elegantissimo, incentra il file rouge del suo romanzo musicale sul tema del viaggio. Un viaggio cronologico sì, che lo portato ad attraversare 50 anni di storia italiana, mezzo secolo di musica che ha sempre attinto a piene mani dalla tradizione, dai valori e dal modo di concepire la vita e l’amore in Italia. Emozioni vere, autentiche, genuine che nel corso dei decenni si sono insinuate tra solchi di cuori ora pieni d’amore, ora affranti, ora nostalgici. Il fascino di Baglioni non sta nel passatismo bensì in una cifra stilistica precisa, di qualità, dai confini ben delimitati. “Benvenuti nel mercato delle emozioni, delle chimere, delle sorprese, delle canzoni”, saluta Claudio, mentre uno dopo l’altro i suoi indimenticabili evergreen scivolano via che è un piacere. Impossibile non cantare a tutto fiato i ritornelli che hanno scandito la nostra giovinezza, che ci ricordano un’Italia completamente diversa da com’è adesso. Baglioni è al centro dell’anfiteatro di Verona intorno a lui i suggestivi quadri del celebre coreografo Giuliano Peparini, 21 musicisti eccelsi e 5 coriste. Il tocco del coreografo regala attualità allo show, si ispira agli spettacoli monster dei divi pop internazionali, i suoi bravissimi ballerini sono coloro che rendono i brani vivi, mettendo in scena attimi che dall’immaginario collettivo prendono vita. Energia e vividezza rendono il concerto scorrevole, Claudio Baglioni è attivo, presente, coinvolge il pubblico, non si risparmia e, sinceramente, fa un certo effetto vederlo così fresco dopo tanti anni. Incuriosisce vederlo a proprio agio tra coreografie non sempre in linea con la sua inscalfibile sobrietà. Canta al massimo della potenza vocale ma non rinuncia a godersi i karaoke da 17.000 persone su “Amore Bello”, “Io me ne andrei”, “E tu”, “Sabato pomeriggio”. Irrinunciabili pietre miliari che segnano un tempo lontano ma fondamentale. Un tempo da difendere, da preservare, da tramandare, da valorizzare per comprendere chi siamo e in che direzione stiamo andando. Respirare l’aria di ricordi perduti, un’aria che già mentre respiri cambia, diventa altro, lascia una nota dolce amara sulla faccia, nella gola e nel cuore.

Claudio Baglioni - Arena di Verona ©_ANGELO_TRANI

Claudio Baglioni – Arena di Verona ©_ANGELO_TRANI

Lo show si accende sulle note rock di “Via”. Eccellente sul fronte musicale la struttura dello show, arricchita dal contributo del maestro Walter Savelli. Fuori luogo i ballerini a petto nudo, in puro stile finalissima di Amici di Maria De Filippi. Toccante l’assolo al piano con il ricordo della strage di Genova fatto da un gruppo di fan presenti tra il pubblico.

Video: E tu

Il concerto ritrova la retta via sulle note di “Strada facendo”, “Avrai” canzoni scritte con lo sguardo puntato ai volti di domani, brani che scavallano i tempi e i cambi generazionali. Claudio scava tra i sogni, alla ricerca di infiltrazioni sonore ed emotive in “Notte di note, note di Notte”, ogni odore è un ricordo in una mini Venezia luminescente sul palco. Poi l’attenzione si sposta tutta su un giovane acrobata che veleggia su vibranti corde tese. In effetti, non sono pochi i momenti in cui l’attenzione cala e si perde tra rappresentazioni spesso troppo affollate, chiassose, non in linea con il contenuto delle canzoni, in sintesi: off topic. Viene spontaneo domandarsi come possa percepire il pubblico della tv questo tipo di scelte artistiche così distanti da quelle a cui ci aveva abituati Claudio Baglioni. La sua visione sarà davvero in linea con quello che abbiamo visto? Sicuramente sì ma la sensazione che less sia sempre more resta.

Raffaella Sbrescia

Milano Rocks chiude con i Thirty Seconds to Mars: Jared Leto splende ma ci sono diverse cose da rivedere.

Jared Leto - Milano Rocks - ph Francesco Prandoni

Jared Leto – Milano Rocks – ph Francesco Prandoni

Milano Rocks. DAY 3. Il sipario è ormai calato da qualche ora ma il nuovo festival meneghino ha lasciato un’ottima impressione, non ultima quella impattante dello scorso 8 settembre in occasione dei concerti di Mike Shinoda (Linkin Park) e dei Thirty Seconds to Mars dei fratelli Leto. Cosa dire di Shinoda? Un uomo e artista che ha avuto il coraggio, la volontà e la forza di non cedere ai sensi di colpa, di riprendere in mano la propria vita e di pensare a una carriera senza Chester Bennington al suo fianco. Il suo album solista “Post Traumatic” è un passaggio chiave in questo senso e la sua performance ha segnato un momento catartico di forte impatto emotivo.

Tutt’altro registro quello adottato dai 30 Seconds to Mars. Jared Leto, in gran forma, si è mostrato al meglio: star splendente e rigogliosa, vestita Gucci, che ha voluto mostrarsi umana a tutti i costi coinvolgendo numerose volte il pubblico, spendendo parole di affetto, ammirazione e gratitudine per la fanbase italiana. Dal primo show all’Alcatraz di Milano alla Expo Experience ne è passata di acqua sotto i ponti per i fratelli Leto che, ad onor del vero, senza chitarrista offrono un concerto bello sì, ma decidamente monco. La scaletta prende a piene mani dagli ultimi grandi successi tratti dall’Album “America”: Walk On Water, Dangerous Night, Rescue Me, Monolith. I fan più eccentrici vengono invitati da Jared a raggiungerlo sul palco per diversi momenti di puro intrattenimento che sottraggono spazio, bellezza e contenuto allo show. Una volta è divertente, farlo ogni tre canzoni non lo è più.

Video: Dangerous Night Live

Gli aspetti più importanti da evidenziare riguardano la rinnovata voglia di mettersi in gioco come cantante da parte di Jared Leto, la sua allure da star è difficile da scalfire ma di fatto l’attore e regista ieri sera ha cantato e bene. Plauso anche al fratello Shannon, reo di un’esibizione alla batteria vigorosa. Tra i pezzi meno recenti da evidenziare ci sono Kings and Queens, This is War e Hurricane. Tantissimi i sing along con cui Jared ha cercato di coinvolgere il pubblico, forse troppi. Intrattenere è carico e simpatico, a tratti divertente. Incantare però è un’altra cosa. Riprovateci Thirty Seconds to Mars, sicuramente ci sarà margine per fare di più e meglio.

Raffaella Sbrescia

Scaletta

Monolith

Upin the Air

Kings and Queens

This Is War

Dangerous Night

From Yesterday

Do or Die

Love Is Madness

Hail to the Victor

City of Angels

Rescue Me

Hurricane

Remedy

Live Like a Dream

The Kill (Bury Me)

Walk on Water

Closer to the Edge

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