Social Music City: l’hype della techno music non conosce limiti

Social Music City - Milano ph Lagarty Photo - Gabriele Canfora

Social Music City – Milano ph Lagarty Photo – Gabriele Canfora

Cala il sipario prima dell’ultimo atto, in programma a settembre, sul Social Music City. L’ultimo appuntamento prima della pausa estiva è andato in scena lo scorso 29 luglio all’ex Scalo Ferroviario di Porta Romana di Milano con un set tutto Made in Italy. Ilario Alicante, Sam Paganini e Richey V. Non c’erano le stelle, sabato sera, ma i tre dj hanno comunque fatto scintille tra migliaia di giovanissimi che hanno sfidato il temporale per radunarsi e ballare dal primo pomeriggio fino alla mezzanotte. Se pensiamo che in contemporanea si è svolto il ben più blasonato Tomorrowland, il Social Music City ha cercato di tenere alto il livello con una selezione casalinga seppur di stampo internazionale. Musica elettronica, per lo più techno, per uno show curato ma senza colpi di scena.

L’hype della scuola elettronica ha ormai raggiunto vette che spesso altri generi musicali faticano a raggiungere, ecco perché appuntamenti come quelli del Social Music City registrano ogni anno sempre più ingressi e commenti entusiastici. Generazioni a confronto e in mezzo le vibes di releases di successi internazionali. Il fascino del party che incarna lo spirito di Ibiza, la Isla per eccellenza, miete ancora le sue “vittime” compiendo nuovi passi d’avanguardia.

Raffaella Sbrescia

Musica profumata di vita e passione al Chiostro Bistrot con Marianne Mirage e Henry Beckett

Marianne Mirage live @ Chiostro Bistrot - Milano

Marianne Mirage live @ Chiostro Bistrot – Milano

Ritagliarsi un venerdì sera per se stessi e per il proprio spirito in una calda sera di fine luglio è quello che ci vuole per ritemprare la mente e riassaporare la bellezza delle cose semplici. Semplici sì ma ben fatte, come le canzoni di Henry Beckett che, dopo la pubblicazione dell’EP “Heights” e del video “Radio Tower”, si è esibito in un intimo live acustico al Chiostro Bistrot di Milano. Il suo inglese profuma di colline e di tramonti, di strada e di storie vissute di pancia. Presto partirà per un tour on the road in Scozia dovrà potrà trarre nuove ispirazioni da inglobare nel suo prezioso bagaglio di note, nel frattempo conserviamo le calde suggestioni della sua voce pulita e vibrante.

La serata del Chiostro Bistrot è continuata all’insegna della classe e della grinta di Marianne Mirage, un” artista che incarna il concetto di vitalità. Accompagnata dall’immaginifico ritmo di percussioni africane, la cantautrice ha letteralmente stregato il pubblico. Il suo folk d’autore è fresco, leggero e versatile. Marianne riesce ad impregnare la sua voce con sfumature soul, glam rock, afro e gospel. La sua musica è artigianato puro, ogni dettaglio è home-made e si sente. Non solo i suoi brani ma anche le cover cambiano volto con il suo tocco. Su tutte segnaliamo “Happy Days” di Ghali, “Don’t Explain” di Billie Holiday, una sorprendente versione di “Actin Crazy” di Action Bronson ma soprattutto una bellissima interpretazione di “Jesus loves me”; il gospel anni ’70 che ha incantato anche Patty Smith quando Marianne l’ha cantato in occasione dell’opening act di un suo recente concerto in Italia.  Immancabili, ovviamente, i successi di Marianne: “Le canzoni fanno male”, “In tutte le cose”, “Corri”, “La vie”, “Game over”. Non è facile distogliere le persone dal drink del venerdì sera e concentrarlo sotto palco, Marianne Mirage non solo ci è riuscita, ha fatto molto di più: ha catturato l’attenzione di tutti e ha lasciato che ciascuno trovasse il proprio modo per entrare in connessione con lei e la sua musica profumata di vita e passione.

Raffaella Sbrescia

 

 

Arto Lindsay live alla Triennale di Milano: il noise d’autore che spiazza

Arto Lindsay live - Triennale - Milano

Arto Lindsay live – Triennale – Milano

Continuano i mirabolanti appuntamenti musicali ai Giardini della Triennale di Milano. TRI-P music fest rappresenta, infatti, il punto di riferimento per chi ha voglia di ascoltare musica ricercata. Non a caso l’esempio che portiamo oggi è il racconto che testimonia il grande ritorno in Italia di Arto Lindsay, il performer, chitarrista, cantante e produttore discografico statunitense che, all’alba dei sessantaquattro anni, ha voluto lasciare ancora una volta un segno ben tangibile all’interno dello scenario musicale contemporaneo.

Come poter descrivere l’essenza del suo noise intriso di suggestioni, riferimenti storici, antropologici? La trama intessuta tra folk brasiliano, rock, punk jazz, bossa nova moderna e funk in salsa carioca è fusa all’interno di formula strumentale unica seppur difficilmente fruibile.

Non è facile capire e godere della musica di Arto, ad un primo ascolto la sua chitarra assume una funzione disturbante, incomprensibile ai più. La sua vera funziona è, invece, scardinatrice, dirompente.

Il free jazz di Arto Lindsay si muove a braccetto col tropicalismo creando un universo semantico inedito, un contesto intellettuale dove ciascuno può individuare una chiave di lettura propria.

Beato chi c’era negli anni ’70 quando tutto ebbe inizio, quando la musica d’avanguardia era percepita come qualcosa di grandioso ed epocale. Oggi è diverso, si rimane attoniti e guardinghi e spiazzati di fronte a qualcosa che non ci suona familiare. Quello che addolcisce lo stile rumorista di Arto Lindsay è la capacità di non allontanarsi mai dalla classe e dall’eleganza della canzone d’autore, quella che in un attimo rimette insieme tutti i pezzi sghembi di un’anima viva e in continua evoluzione. “Cuidado madame”, s’intitola l’ultimo album di Arto, un titolo profetico per un artista pronto a sorprendersi e a sorprendere senza mai prendersi sul serio ma con i piedi ben saldi nella nostra fluida contemporaneità.

Raffaella Sbrescia

Ermal Meta live al Carroponte: “La gioia è una cosa seria”

Ermal Meta live @ Carroponte - Vietato Morire tour

Ermal Meta live @ Carroponte – Vietato Morire tour

“Come il sole a mezzanotte” è lo squarcio di gioia che illumina e attraversa il cuore in una notte di mezza estate al Carroponte di Sesto di San Giovanni. L’occasione è il concerto del cantautore Ermal Meta che, nel pieno del suo “Vietato morire tour”, summer edition, ha voluto donarsi al pubblico con un live di due ore e mezzo. In questi mesi vi ho parlato spesso di questo artista e se, dal punto di vista tecnico, sappiamo tante cose di lui, non possiamo esimerci dal ribadire quanto grande sia il suo cuore e di come questo aspetto sia in grado di innescare un processo alchemico tale da cementificare il suo rapporto con il pubblico.

Gratitudine, rispetto, autentico desiderio di reciprocità e vicendevole scambio di emozioni sono i principali elementi di questa bella favola musicale.

E se in scaletta non manca mai nessuno dei più bei brani contenuti nelle ultime pubblicazioni discografiche, Ermal non lesina nemmeno le perle risalenti al periodo in cui era ne La Fame di Camilla, rivisita i suoi stessi successi autorali ma soprattutto cesella a suo modo pietre miliari della musica internazionale. Su tutte mi piace di ricordare “Hallelujah” e l’ormai irrinunciabile “Amara terra mia”.

Che sia in un ambiente acustico o elettro-pop la voce di Ermal Meta è pulita, chiara, sincera e diretta. Versatile e calda ma soprattutto vibrante e sicura nelle tonalità più alte.

Sarà forse per questo che un concerto di questo artista sia un grado di rappresentare un’esperienza di vita completa e variegata: con Ermal si va a spasso tra temi, generi e tonalità che stimolano lo spirito e che scavano a piene mani tra angoli e anfratti di ciascuno, nessuno escluso.

Se a tutto questo aggiungiamo la gioia con cui Ermal Meta ama donare tutto se stesso al proprio pubblico, ecco che appare chiaro cosa possa fare la differenza in un contesto intriso di presspochismo e superficialità.

Come sempre, provare per credere.

Raffaella Sbrescia

Umbria Jazz 2017: Wayne Shorter, Simona Molinari e Cafiso prima del rush finale

Umbria Jazz 2017 - Simona Molinari

Umbria Jazz 2017 – Simona Molinari

Altre due giornate d’Autore a Perugia. Il Giovedì ed il Venerdì che precedono la tornata finale, hanno in serbo un paio di sorprese niente male.

Si comincia all’Arena, giovedì sera, con due concerti molto tecnici. In fondo, per quanto voglia rendersi accessibile, la rassegna è Jazz, e resta fedele al suo imprinting.

Chuco Valdes e Gonzalo Rubacalba in Duo, si fronteggiano al pianoforte a doppia coda, che vide protagonisti due anni fa Herbie Hancock e Chick Corea.

Due rappresentati eccelsi del panorama musicale cubano, a dimostrazione che la musica a Cuba non è solo ritmo latinoamericano, ma anche grande musica d’autore. A Valdes il merito di aver introdotto il jazz nella musica cubana contemporanea, meglio dire l’afro jazz, mentre Gonzalo Rubalcaba, di generazione più recente, figlio del postrivoluzione e di Fidel, ha seguito gli studi a L’Avana, ed è pregno di folclore caraibico e jazz afrocubano. Un bellissimo concerto, per orecchie amanti del pianoforte e della musica onirica. “Trance”, appunto.

A seguire, Christian McBride‘s new Jawn, contrabbasso di tutto rispetto, anche nella fisicità, eclettico e musicale, che ha spesso prestato il suo supporto in contesti più vicini alla pop music ed al Rock (basti pensare a Sting, Mc. Cartney, D’Angelo, James Brown).

Due concerti impegnativi di jazz alla maniera purista, con cui confrontarsi è una piacevole sfida auditiva ed emotiva.

Di corsa al Morlacchi, dove ci aspetta L’Angelo del Jazz. Simona Molinari ed il suo imperdibile tributo al Ella Fitzgerald. Un omaggio anche di affetto personale, oltre che un tributo artistico, perché la Molinari è stata decisamente influenzata dalla figura della cantante Newportese, che ha in qualche maniera convogliato i suoi interessi ed i suoi studi.Un percorso attraverso la vita di Ella Fitzgerald, ricco di aneddoti, di racconti, di note biografiche e di musica ben interpretata, accompagnata dall’estroso sostegno di Mauro Ottolini, il cui genio non smette mai di stupire. Basti pensare a come suona le conchiglie di mare. E mai come di fronte ad una sirena di tale bellezza come la Molinari, la scelta si è dimostrata azzeccata. Ella ed i suoi autori, Ella e Ellington, Ella e Amstrong, Ella e Gershwin, Ella ed i suoi amori sfortunati, Ella e la sua vita difficile, ma mai lontana dalla musica. Alcune delle più popolari interpretazioni della Lady del Jazz, riecheggiano dal palco del Morlacchi attraverso la voce di questa giovane cantante, motivata, talentuosa, e bellissima. Pubblico “imbambolato”, tanti applausi, un lungo concerto che finisce oltre gli orari previsti, e ci congeda a notte inoltrata, in una Perugia in attesa del mega evento.

 Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

Wayne Shorter, eccolo, è il momento……per chi come me non l’ha mai visto, un momento “Epocale”. Una grande emozione, per il genio del Sax, compositore, solista, e leader di gruppo, che si presenta con un progetto ambizioso e complesso. Emanon, consistente in quattro movimenti e ispirato ai racconti fantascientifici ed alla mitologia. Belle partiture, adatte anche all’esecuzione “sinfonica”, in sintonia con l’orchestra da camera di Perugia, che, dopo un primo set, avente come protagonisti Shorter ed il suo quartetto, invade il palco, e ora guida ora si fa guidare dall’anziana “cariatide”, colonna portante della musica afroamericana, in un crescendo di enfasi che si protrae per oltre due ore, ad incantare il pubblico dell’Arena. Un alternarsi tra sax soprano ed improvvisazione orchestrale, tra epica, e toni decisamente più caldi ed intimi, in cui riecheggia qualche reminescenza “barbieriana”, nell’esecuzione, e che si conclude con la doverosa standing ovation del pubblico, in un “Prometeo senza confini”, sconfinato come la grandezza compositiva di Shorter.

Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

Serata interamente dedicata al sax, che prosegue al Morlacchi con la sessione di Francesco Cafiso, ex enfant prodige, non più proprio enfant, ma sempre originale e piacevole, nello swing elaborato, di propria composizione, ispirato a New Orleans, dove il fresco ed estroso saxofonista ha vissuto per un anno, e di cui racconta le atmosfere, le usanze, le movenze e i suoni. “Si suona per le mance”, racconta Cafiso, facendo riferimento all’originale modo di “fare cappello” dell’America Nera e viscerale. Un set divertente e coinvolgente, molto ben eseguito e trasmesso al pubblico, che resta attento e vigile, nonostante l’ora tarda.

Si va verso la fine, e un poco ci dispiace. ma non ci pensiamo. Abbiamo ancora molto da assaporare qui a Perugia, dove già si fa pubblicità alla prossima edizione, e si predispongono bene gli animi per il 2018.

R.G.

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Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

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Umbria Jazz 2017 all’insegna dell’incontro, dell’unione, del dialogo

Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

Prosegue la full immersion nell’Umbria Jazz Festival. E prosegue all’insegna dell’Incontro. Una delle parole chiave del Jazz, si sa, è “contaminazione”. Un termine che qui, nel contesto musicale, assume un significato positivo. Contaminazione è tutto quanto di nuovo nasce da un incontro. E’ unione. E’ dialogo. Un dialogo che solitamente esclude il raffronto. E’ dialogo, nel linguaggio universale delle note. I musicisti parlano così, e parlano con tutti. Uno dei valori più grandi della musica è proprio questo: l’universalità.
Così ci si chiede cosa possano raccontarsi una giovane pianista giapponese, ed un giovane suonatore d’arpa colombiano. Beh, possono raccontarsi e raccontarci storie magiche. Questo fanno i due giovani e incredibili Hiromi e Edmar Castaneta all’Arena Santa Giuliana, nel loro concerto per arpa e pianoforte, su composizioni originali, che lascia il pubblico basito, per la tanta bellezza e grazia. E’ un vento fresco e cordiale quello che accompagna i due musicisti sul palco. Molto presi nel tentativo di dialogare in italiano con il pubblico, il loro scopo sembra proprio quello di volersi far capire, senza possibilità di fraintendimenti, e ci riescono benissimo. Hiromi è una pianista dotata di grande talento ed originalità, molto vigorosa, nonostante la figura esile e la giovane età. Non vuole rinchiudere la musica dentro degli “argini stilistici”, per lei la musica è incontro, e quello che ne scaturisce. Un insieme pieno di elementi da accarezzare. Lui, un suonatore d’Arpa dotato di non minore talento e fantasia. Ma il talento spesso non basta. Ci vuole anima, ed è quella che ci mettono i due giovani musicisti, nel regalare al pubblico momenti di stordimento, strappando applausi durante le esecuzioni, (meritevole di menzione la sessione dedicata agli elementi “aria acqua fuoco e terra” e l’omaggio a Jaco Pastorius), ed una standing ovation della Santa Giuliana gremita, che non è cosa di tutti i giorni.

Umbria Jazz 2017

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A seguire un altro “incontro”. Lei è una Diva della musica internazionale, ed un’icona della musica nera africana. Lui un percussionista dalla ritmica travolgente. Angelique Kidjo, accompagnata da Pedrito Martines, protagonista già lo scorso anno qui ad Umbria Jazz di numerosi concerti che lo hanno reso familiare al pubblico, rende omaggio alla regina della Salsa, Celia Cruz, che il palco di Umbria Jazz ricorda con affetto, per aver più volte preso parte alla manifestazione. La Kidjo è oramai consacrata star, dopo aver vinto tre Grammy, essere diventata ambasciatrice Amnesty International, Unicef, ed è considerata dai media anglosassoni una delle 50 icone d’Africa. Bella come il sole, nel suo abito coloratissimo, riversa il suo potente carisma sul pubblico al ritmo incalzante del percussionista cubano, dando vita ad uno spettacolo più vicino sicuramente alla Word Music che non al Jazz, ma che non stona nel prestigioso contesto musicale.

Umbria Jazz 2017

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Dall’anima nera dell’Africa, all’anima Italo Argentina di Daniele di Bonaventura, che al Morlacchi, supportato dalla solida e paziente maestria dei solisti dell’Orchestra di musica da camera di Perugia, con il suo bandoneon rende liquidi anima ed occhi in un’ora e mezza di viaggio nel mondo del Tango, a partire dalle composizioni classiche di Burton Gardel e Villoldo, a finire alle sue personali, passando attraverso Astor Piazzolla (25 anni dalla morte), con una interpretazione di Oblivion “strazzacore”.

Bonaventura è un artista che conosciamo bene per la sua versatilità. dalla Word Music di qualità, alla musica etnica, al tango, al jazz, non gli fa paura nulla. Lo ricordiamo lo scorso anno presso il complesso di S Pietro, con Fresu e Michele Rabbia, il suo inseparabile bandoneon ed una competenza sopra le righe.

Ci racconta come nasce il bandoneon: come sostituto dell’organo nelle chiese. E con una dimostrazione di come veniva suonato in origine si accomiata dopo il secondo bis, ed un pubblico che, questa sera, si addormenterà sulle note di “libertango”, in attesa di una nuova entusiasmante giornata qui a Perugia.

R.G.

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Umbria Jazz 2017: dal tributo a Zappa alla rilettura di Gillespie passando per Jacob Collier

Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

Il quinto giorno ad Umbria Jazz è ricco di appuntamenti e piacevolmente impegnativo. Si parte con l’evento di mezzogiorno, presso la sala Podiani della Galleria Nazionale Umbra. Location di alto prestigio, per una rassegna di alto livello, in linea con il contesto, tanto per qualità quanto per affinità artistica. Vincent Peirani e G. Emile Parisien, duo di giovani interpreti e compositori, dà vita ad un concerto per sax e fisarmonica, che propone, con l’utilizzo arrangiamenti eleganti, sofisticati e ricchi di pathos un percorso attraverso la tradizione musicale d’oltralpe, di ogni periodo e genere. Il risultato è visibilmente efficace: pubblico rapito e standing ovation finale ripetuta per ben due volte, a richiamare i due musicisti sul palco, stanchissimi, madidi di sudore, ma emozionati almeno quanto il pubblico. “Belle Epoque” il titolo del CD, che ci sentiamo di consigliare, anche se, per la fisicità che caratterizza il modo interpretativo dei due francesi, la vera efficacia d’impatto riteniamo sia nel live. Chiunque si trovasse a passare per Perugia, non lesini comunque dal partecipare ad uno degli eventi della sala Podiani, e dal visitare la galleria Nazionale, che contiene numerosi e insospettabili tesori dell’arte italiana dal 1300 al 1500. Talmente significativi, da dare la sensazione di percorrere il libro di testo di Storia dell’Arte del secondo anno di liceo in dimensione “3D”: qualcosa di imperdibile.

Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

Alle 17, al Morlacchi va in scena un tributo a Zappa del tutto particolare e prestigioso. Riccardo Fassi, grande estimatore dell’originale e geniale musicista, icona di una generazione di “rottura”, tanto provocatore da poter essere solo amato od odiato, suonava Zappa quando ancora il tributo a Zappa non era previsto. Dopo la morte, due anni dopo, incise “Plays the Music of Frank Zappa”, e fu uno dei primissimi omaggi a Zappa. Questo progetto viene riproposto oggi, con il coinvolgimento di numerosi elementi e del cantante di Zappa, Napoleon Murphy Broock, entusiasta dell’iniziativa, a giudicare dall’energia che, ultrasettantenne, profonde nella sua performance.
L’emozione è molta, per chi, come me, ha amato Zappa quando aveva 15 anni, e quindicenne si sente tornare, mentre si susseguono i brani più significativi della produzione zappiana. Sofa, Peaches in regalia, Muffin Man, Florentine Pogen, (canzone d’amore in 7/4, come solo Zappa poteva partorire), riecheggiano nelle orecchie, e quel gruppo di “diversamente giovani” musicisti è calato nel ruolo, al punto che sembra essere tornato anche lui all’epoca adolescenziale. Napoleon “scoppietta”, vivace e teatrale, e, che dire…..la voce è quella dei vinili. Chiudere gli occhi ed avere la conferma di essere appartenuti ad una generazione musicalmente davvero molto fortunata. Con Zappa si entra in una dimensione più marcatamente Jazz, e si arriva preparati all’appuntamento in santa Giuliana, con Enrico Rava prima e Fabrizio Bosso poi. La serata della tromba. Rava, con Tomatsz Stanko e parte dei rispettivi collaboratori, si confrontano in un “duello” musicale, dai tratti “duri e puri”, jazzisticamente parlando, e non nascondiamo che, per quanto amanti del genere, l’impegno d’ascolto è notevole. Il jazz è qualcosa di sconfinato, proprio nella sua definizione concettuale. Però nella sua accezione pura può essere ben individuato nella performance dei due artisti, che si protrae per un’ora e mezza e mette a dura prova i padiglioni auricolari di una platea probabilmente solo in piccola parte tecnicamente preparata ad accoglierla.

Umbria Jazz 2017

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Diverso è il discorso per il lavoro di Bosso, che con l’orchestra di Paolo Silvestri dà vita ad una rilettura di Dizzy Gillespie, di cui ricorre il centenario della nascita, e presentata in anteprima all’Umbria Jazz. Qui la musica cambia, si rianima, prende ritmo e vigore, in una dimensione orchestrale molto familiare a Gillespie. L’affiatamento di Bosso e Silvestri è evidente, il lavoro piacevole, il feedback decisamente positivo.
Si corre al Morlacchi per Jacob Collier. Il giovane Jazzista fu l’ospite rivelazione della scorsa edizione, e si ripropone in una formula scenicamente non molto diversa, ma più vicina ad una dimensione blues. Se di blues si può parlare per un folletto irrequieto, che salta da uno strumento all’altro con l’agilità di una scimmia, chiuso nella sua dimensione musicale autocentrata, ma al momento stesso estremamente comunicativo e versatile. Personalmente ho preferito il lavoro dello scorso anno. pur riconoscendo molto talento a Collier, cosa che non è sfuggita nemmeno a Quincy Jones, uno tra i primi a scoprire il giovane musicista, che lo ha voluto per una collaborazione proprio nei giorni scorsi. Collier ha sicuramente un pregio: quello di essere molto apprezzato dal pubblico più giovane, che si identifica nella sua dimensione comunicativa multimediale. Ed in tal senso il messaggio che passa è indiscutibilmente positivo, trattandosi di musica comunque ad altissimo livello, con il pregio di accattivarsi una buona fetta di auditorium under 21. La giornata comincia classica e densa di pathos e si conclude elettronica e multimediale. Una giornata intensamente piacevole, come solo Umbria Jazz sa inventarne.

R.G.

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Dardust live al Castello Sforzesco: come perdersi in un irresistibile flow di note

Dardust @ Castello Sforzesco ph Alessio Panichi

Dardust @ Castello Sforzesco ph Alessio Panichi

Metti una sera al Castello Sforzesco di Milano sotto una fresca pioggia di luglio. Il tutto mentre le melodie strumentali di Dardust aka Dario Faini costruivano intelaiature di universi immaginifici tutti da vivere. Questo è il plot del concerto che ieri sera abbiamo visto nell’ambito della rassegna estate sforzesca. Con una suggestiva mise en place, Dardust ha suddiviso il suggestivo show in due parti. La prima, “Slow is” di chiaro stampo emotivo, minimale ma curatissima, con l’ausilio degli archi, specie quello di Lucio Enrico Fasino; la seconda “The new loud” dirompente, totalizzante, catartica. Uno spettacolo completo e variegato, curato nel dettaglio, con riproduzioni di suoni, di versi, di strumenti, di visuals pensati per avvolgere lo spettatore e catapultarlo in una dimensione spazio-temporale avulsa da qualunque contesto reale. Il mondo di Dardust è fatto di suggestioni estemporanee, lampi di emozione, sguardi fugaci, stelle cadenti, scenari visti o semplicemente immaginati. Un irresistibile flusso di note, ora acustiche, ora elettroniche frutto di autentica passione e instancabile ricerca. L’unico momento d’incertezza c’è stato in occasione del brano eseguito insieme al sopranista contraltista Di Maio. Un crossover audace ma forse troppo azzardato, l’impressione è quella che ci sia bisogno di un maggiore rodaggio per un amalgama più fluido e godibile. L’appuntamento a Milano si rinnoverà il prossimo novembre per l’ultimo atto di questo secondo capitolo di un’avvincente trilogia.

Raffaella Sbrescia

Umbria Jazz: giorno quattro. Il trionfo delle signore con Ladies e Dee Dee Bridgewater

Umbria Jazz 2017 - Dee Dee Bridgewater

Umbria Jazz 2017 – Dee Dee Bridgewater

Umbria Jazz quarto giorno. Giornata relativamente poco “impegnativa”, quella di ieri a Perugia, a causa della cancellazione del concerto previsto per la mezzanotte al teatro Morlacchi che avrebbe visto la partecipazione della Lydian Sound Orchestra in “Sempre Monk”, omaggio reso a Thelonious Monk, nel centenario della nascita.

Giornata comunque importante, perché ha visto il “trionfo” del jazz in rosa.

Due eventi a succedersi sul palco dell’Arena Santa Giuliana, di altissimo livello: Ladies e Dee Dee Bridgewater in “Memphis”.

Il Jazz, ad eccezione delle “voci”, è sempre stato considerato un territorio “maschile”. Di donne al sax, al contrabbasso, al clarinetto o alla tromba, al trombone se ne sono viste poche nel corso della storia del jazz. Diverso il discorso per le pianiste, ma il pianoforte è uno strumento che fa corpo e storia a sè.

Umbria Jazz 2017 - Ladies

Umbria Jazz 2017 – Ladies

Ladies , con la sua manifesta volontà di interpretare al femminile un territorio “maschio” per definizione, presenta una formazione di talentuose “soliste”, internazionali e “cosmopolite” che, con un vigore che nulla ha da invidiare ai colleghi uomini, ma una grazia ed un’eleganza tanto “fisica”, quanto musicale che molti colleghi uomini potrebbero loro invidiare, offrono nell’arco di un’oretta e mezza un repertorio di classici originalmente e laboriosamente arrangiati e reinterpretati, attirando l’attenzione del pubblico della Santa Giuliana e strappando non pochi applausi a “scena aperta”. Un progetto impegnativo, anche perché le “Signore in Jazz” non indulgono in superficialità, sono molto “serie” e tecnicamente preparatissime, e rappresentano sicuramente una gradita sorpresa che speriamo sia precorritrice di altre iniziative del genere. Un sax tra le mani di una donna vestita in rosso, ha già suonato, ancor prima che ci si soffi dentro.
Una menzione meritata quindi per le componenti del gruppo:
Renée Rosnes al pianoforte, Nariko Ueda al contrabbasso, Allison Miller alla batteria, Ingrid Jensen alla tromba, Anat Cohen al clarinetto, Melissa Aldana al sax, e la meravigliosa voce di Cécile McLarin Salvant.

A seguire, ed attesissima, Dee dee Bridgewaters e la sua band, rigorosamente nera, rigorosamente “classica”, che sembra uscita da un documentario anni ’40, con tanto di coriste formose, pianista eccentrico, coreografia da grande blues.

Dee Dee Bridgewaters si esibì all’Umbria Jazz alla prima edizione, quella del 1973. E da allora è spesso tornata a calcarne le scene, sempre accolta con una familiarità ed un calore che si riservano a chi viene considerato “di casa”.

Umbria Jazz 2017 - Dee Dee Bridgewater

Umbria Jazz 2017 – Dee Dee Bridgewater

La quasi settantenne voce graffiante ed elegante del jazz, erede di Billy Holiday, di cui si rende magistrale interprete, vincitrice di Sanremo, insieme ai Pooh, ambasciatrice della FAO, dedica la sua esibizione alla musica di Memphis, e, senza risparmiarsi, coinvolge un’arena, appena reduce da un ascolto quasi ipnotico, in un vortice di energia, battiti di mani, lunghi discorsi perfettamente comprensibili anche da chi, come me, di inglese mastica poco, duetti entusiasmanti, blues & soul come se non ci fosse un domani. E, difatti, supera abbondantemente gli orari cui l’Arena è abituata, protraendo fino a ben oltre la mezzanotte il suo spettacolo, con un pubblico adorante raccolto sotto il palco a farle festa. Che forse di strumentiste il jazz nel corso della storia ne ha viste poche, ma le voci restano un ambito privilegiatamente femminile.

Un concerto di quelli che si ricordano.

R.G.

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Umbria Jazz 2017 - Dee Dee Bridgewater

Umbria Jazz 2017 – Dee Dee Bridgewater

Umbria Jazz 2017 - Ladies

Umbria Jazz 2017 – Ladies

Umbria Jazz 2017 - Ladies

Umbria Jazz 2017 – Ladies

Umbria Jazz 2017 - Ladies

Umbria Jazz 2017 – Ladies

Umbria Jazz 2017 - Ladies

Umbria Jazz 2017 – Ladies

 

 

Umbria Jazz 2017: a spasso con Lettuce, Jamie Cullum, Paolo Fresu e Uri Caine

Umbria Jazz 2017- Jamie Cullum

Umbria Jazz 2017- Jamie Cullum

Secondo giorno perugino. Sono di scena molti eventi degni di menzione. C’è da dire che lo sono quasi tutti, in questa festosa manifestazione, che proprio di recente si è visto riconosciuto dalla Camera il diritto al sostegno, in quanto “festival di interesse nazionale”. Con tardiva attenzione, sosteniamo noi, ma tant’è, l’importante è arrivarci. Alle 17 al teatro Morlacchi, Cristiana Pegoraro e Danilo Rea Duo. Due pianisti con diverse ma altrettanto intense sensibilità artistiche ed interpretative, alle prese con un variegato repertorio che spazia dalla musica classica Barocca al jazz più tecnico, dalle melodie partenopee al tango argentino. A riprova del fatto che dove c’è talento e capacità tecnica, le barriere di “genere” si polverizzano, ed il dialogo diventa forza espressiva.

L’appuntamento in Arena santa Giuliana è con due eventi musicali di forte impatto qualitativo: I Lettuce e Jamie Cullum.

I Lettuce, band formatasi a Boston nel 1992, esponente del funky più tecnico e raffinato, che si esibisce in un intenso e ritmico concerto, caratterizzato per lo più da cadenze riff elaborate a maglie molto strette e nucleo centrale dei singoli brani. Importante il sostegno dato dalla batteria e dal basso elettrico, vigorosi ed “ordinati” i fiati. Nell’insieme qualcosa di sicuramente molto buono, destinato prevalentemente ad un pubblico appassionato del genere.

E’ poi la volta di Jamie Cullum, e la musica cambia completamente aspetto.

Artista britannico, pianista e compositore, nonché cantante di notevole caratura, Cullum inizia la sua carriera molto giovane. a soli 20 anni incide il suo primo disco. 500 copie che oggi fanno parte delle “rarità da amatore”, ricercatissime dai collezionisti.
Ha poi lavorato ovunque. Dalle navi da crociera ai matrimoni, non disdegnando nulla di quanto di buono la musica praticata tra la gente può portare con sé. E sicuramente da artista “pop” è il suo approccio con il pubblico dell’Arena, già nel far comunicare che non avrà problemi di alcun genere ad essere fotografato e ripreso. E questo ben dispone le persone presenti, facendo crollare immediatamente quel velo quasi impalpabile ma fortemente “filtrante” che caratterizza sovente le esibizioni da un palco così fisicamente definito ed imponente.
Nessuna soggezione, quindi, e subito un “tuffo” tra la folla; un tuffo artistico, cui farà seguito, a fine concerto, un tuffo fisico che metterà non poco in difficoltà il personale della security, ma che costituirà un elemento di definitivo apprezzamento non solo musicale, ma soprattutto umano. Che non è poco per un artista che sicuramente ha da dire la sua in ambito jazz e blues, come dimostrerà durante l’articolata ed apprezzatissima performance.

Un insieme di brani tratti dal proprio repertorio discografico, interpretati da vero front man di lunga esperienza, con tanto di salti su e giù dal pianoforte, coinvolgimento fisico e somatico, grande valenza vocale, tante note strutturate e complesse da spendere, all’insegna della massima semplificazione d’impatto. Come a dire “sono complicati, questo blues e questo jazz, ma state tranquilli: con me vi arriveranno diretti al cuore”.

Un paio di cover di notevolissimo rispetto, tra cui “Blackbird” , subito riconosciuta ed applaudita calorosamente dalla platea, tanto entusiasmo e tanta qualità. E tantissima simpatia, come quando ferma gentilmente il battito di mano dell’arena, durante l’esecuzione del brano ” Don’t Stop The Music”, per dare vita ad un virtuosismo “gigionesco”, percuotendo vano armonico e corde del piano in un assolo che manda decisamente in delirio il pubblico. Insomma, generosità dispensata a piene mani, e con un calore assolutamente mediterraneo. Pubblico che sul finale si ammassa sotto il palco, felice di accogliere il caloroso Jamie tra sé, e tanto di “Happy Birthday” con cinque minuti di protagonismo per Barbara, che compie gli anni alla mezzanotte. Dedica presumibilmente richiesta, e affettuosamente assecondata.

Che dire? Che ne vorremmo tutti i giorni di esibizioni così.

Umbria Jazz 2017 - Paolo Fresu

Umbria Jazz 2017 – Paolo Fresu

Quindi è veramente con moltissimo rammarico che non attendiamo il bis, ma ci precipitiamo verso il Morlacchi, prima che la folla invada le scale mobili ospitate nella suggestiva Rocca Paolina (e questo è un altro punto a favore della manifestazione di Perugia: lo stupore per il bello, che ogni momento si rinnova), dove ci aspettano Paolo Fresu e Uri Caine, reduci dalla pubblicazione del loro terzo album in duo “Two Minuettos”, registrato a Milano al Teatro dell’Elfo dal vivo, durante tre serate tematiche dedicate una alla musica classica e barocca, una alla popmusic nazionale ed internazionale, ed una alle sonorità più ortodossamente songbook americane, definite “standard”. Un percorso gentilmente e signorilmente condotto da Fresu, come è nel suo stile che oramai ben conosciamo, e che tanto ce lo rendono gradito, mentre attraversa i vari generi codificati, passando con estrema agilità dall’uno all’altro, senza soluzione di continuità. Commovente l’omaggio a Lauzi e Mia Martini, reso tramite l’esecuzione di “Almeno tu nell’universo”, che termina con una nota trattenuta per oltre un minuto dall’eccellente Paolo, fino a quando proprio il fiato non regge più. C’è veramente da dire che la classe non è acqua, e l’eleganza è la caratteristica più peculiare di questo gentleman del Jazz italiano, sempre disponibile e sorridente. Una sorta di continuità, anche oggi come ieri, con quanto visto in Arena.

Umbria Jazz 2017

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Ma Perugia non è solo Arena e Morlacchi. E’ anche molto altro. E’, ad esempio, corso Vannucci, animato da artisti di strada dalle 11 del mattino, quando partono i Funk Off, storica band di Vicchio, capitanata da Dario Cecchini, quest’anno “Marxiano” nell’aspetto, dietro la foltissima barba bianca, a quando incappiamo in una piacevolissima mezz’ora di intrattenimento di cui si rende protagonista la band Accordi & Disaccordi. che propone, oltre ad un brano di Fred Buscaglione notissimo al pubblico, “Guarda che luna”, scaturito dalle corde più passionali e romantiche del rude Fred tornato Ferdinando, una bella contaminazione tra swing e opera, con la voce perfetta della mezzosoprano Chiara Osella calatissima nel ruolo di una Carmen ribelle, all’inseguimento del “L’oiseau” più celebre del mondo. Qualcosa di diverso, di piacevole, ed, anche qui, di estremamente accessibile.
Giro di cappello, e poco importa se dieci giorni prima eri con artisti di fama internazionale su un palco forse considerato da alcuni ben più prestigioso della strada.

Il bello di questa manifestazione resta il rapporto diretto con il pubblico, cui non si sottrae nessuno dei partecipanti. E questo è importante, un messaggio di forte significato, in un mondo che purtroppo, anche suo malgrado, per molti aspetti, diventa ogni giorno più diffidente nei confronti del prossimo.

R.G.

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Umbria Jazz 2017

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