Le Luci della Centrale Elettrica live a Milano. Il report del concerto

Le Luci della Centrale Elettrica live all'Alcatraz - Milano

Le Luci della Centrale Elettrica live all’Alcatraz – Milano

Dopo la recentissima pubblicazione di uno dei migliori album pubblicati ad inizio anno, quale è “Terra”, Vasco Brondi, meglio noto come Le Luci della Centrale Elettrica, ha fatto tappa all’Alcatraz di Milano per presentare, per l’appunto, questo suo nuovo lavoro ma anche per fare il punto sull’evoluzione della propria identità artistica. Pare ormai evidente che il cantautore abbia raggiunto una certa maturità nell’operare con la massima disinvoltura sia nella realizzazione dei testi che nella lavorazione dei suoni. I tratti peculiari convergono sulle fusioni sonore figlie di ascolti etnici e sperimentazioni strumentali. Completi, ricchi ed variegati sono, infatti, gli arrangiamenti che Vasco e i suoi hanno messo a punto per rendere dal vivo tutta la magia di testi intrisi di riflessioni e interrogativi che dal generale si focalizzano su processi analitici individuali. Vasco Brondi pesca a piene mani tra ritmi tribali e musica elettronica partendo dalla provincia italiana (Ferrara) e allargando il proprio raggio letterario agli angoli più remoti del mondo passando dalla solitudine alla moltitudine attraverso un mare di interrogativi. In scaletta i principali successi del suo “pop impopolare” ma anche e soprattutto i brani nuovi. Libero, fresco, disinvolto, il cantautore spazia tra passato e presente godendosi il calore del pubblico senza mai perdere impeto e concentrazione. Tra i brani più belli segnaliamo “A forma di fulmine”: possiamo correre o restare immobili, prenderci o perderci, vivere senza avere niente da perdere e tutto da vincere o magari navigare semplicemente a vista senza mai perdere di vista il valore delle cicatrici che il nostro vissuto ci ha lasciato sulla pelle. Da cantare a squarciagola anche la storia di una “sconfitta e contenta” di cui Brondi narra nel brano intitolato “Nel profondo Veneto”. “Vanno sempre bene i progressi, ma tu come ti senti?”, chiede l’artista nell’attualissima “Iperconnessi”. Sonorità intense e conturbanti animano il bel testo di “Stelle marine”. Altro brano intriso di frammentazioni è “Moscerini”, affresco estemporaneo del nostro morire tracciabili nei desideri e nei movimenti. Vasco Brondi ha imparato ad aggiungere per sottrarre è il frutto del suo lavoro artigianale di cesellatore di parole ha dato i suoi frutti anche dal vivo. Come lo sappiamo? In questo “conglomerato di eremiti” quale è Milano certe serate ci insegnano ad accettare ciò che c’è senza scappare. Anzi.

Raffaella Sbrescia

Motta: “Mi sono conquistato la libertà musicale. Non vedo l’ora di esplorare nuovi mondi”

Francesco Motta

Francesco Motta

Dopo oltre 80 date nei club, nei teatri e nei festival con altrettanti sold out, il 1° aprile Motta cantante, polistrumentista e autore di testi, arriva all’Alcatraz di Milano per un concerto evento che chiude la seconda parte della tournée che ha fatto seguito alla pubblicazione de “LA FINE DEI VENT’ANNI”, il suo primo disco solista. Insieme a MOTTA ci saranno tanti artisti che negli anni hanno percorso un pezzo di strada insieme a lui tra cui Giorgio Canali, Criminal Jokers, Andrea Appino (Zen Circus) e Nada.  Il 22 marzo alle ore 21.15 su Sky Arte HD andrà in onda una puntata speciale di “Italian Sound” dedicata a Motta e alla sua musica.

Intervista

Francesco, dopo quest’anno così intenso cosa hai capito di te e della tua scrittura?

Ho realizzato che la gavetta e i chilometri percorsi in furgone sono serviti a qualcosa. Mi sono reso conto che aver avuto pazienza prima di uscire con un mio disco da solista è servito per scegliere le parole e le note giuste in modo che venissero fuori canzoni mie attraverso un modo di fare musica e un modo di scrivere veramente miei.

Ci son voluti tanti anni per scrivere delle parole destinare a rimanere, parole che hanno assunto un’identità precisa. Cosa significa trascorrere dei mesi a scegliere una frase o anche solo una parola?

Si tratta di un’esperienza piuttosto drammatica, non c’è niente di particolarmente divertente in tutto questo. L’elemento più importante di tutti è la pazienza, una cosa che ho imparato a gestire anche grazie al produttore del disco Riccardo Sinigallia. Ci sono alcune frasi che davvero mi hanno chiesto mesi anche laddove mi è capitato di tornare sulla prima idea.

Cosa comportava ritornare indietro sui tuoi passi dopo tanta ricerca?

In realtà quando parti da uno spunto e non accetti subito che quello sia quello giusto, quando poi dopo ci ritorni su, il punto iniziale non è mai lo stesso di prima. In questo modo interagisci sempre con qualcosa di diverso.

Come si è evoluta nel tempo la forte alchimia che si è creata con Sinigallia?

Stiamo molto bene insieme, ci vediamo quasi sempre a parte questo periodo in cui sono sempre in giro per concerti. La cosa più bella è che è nata una grandissima amicizia tra noi, c’è una grossa stima reciproca per cui se non collaboreremo per il prossimo disco, lo faremo sicuramente per quello dopo perché Riccardo mi ha insegnato veramente tante cose.

Alla luce dei riconoscimenti che stai ricevendo, in che direzione senti di stare andando oggi?

Fortunatamente sto trovando la mia direzione, giusta o sbagliata che sia, la sento molto mia. Dopo un disco così, sento di avere la libertà di esplorare mondi che ho visitato ma anche di aprire porte di mondi in cui non sono ancora stato; adoro avere questa libertà musicale.

Motta live al Monk - Roma (scatti presenti sulla pagina Facebook dell'artista)

Motta live al Monk – Roma (scatti presenti sulla pagina Facebook dell’artista)

Hai fatto le prime prove con i Criminale Jokers per il live dell’Alcatraz. Quali sono state le tue sensazioni dopo tanto tempo?

È stato bellissimo perché siamo ritornati in sala prove completamente rigenerati e con una stima reciproca fortissima. Sarà bello avere  loro lì per festeggiare questo anno perchè sono stati fondamentali per arrivare fino a questo punto.

In questo tour ci sono tante parti strumentali, quali sono le influenze e le correnti che le attraversano?

Il mood presente nel disco viene fuori dal vivo con più forza e più audacia. In particolare metto in luce il mio amore verso la musica africana e alcuni miei ascolti di altro genere.

Lo studio della composizione per musica da film ti aprirà nuovi orizzonti artistici?

Sì mi piacerebbe però, per ora, la mia priorità sarà lavorare al mio prossimo disco.

Ti sei conquistato i mezzi per esprimerti… qual è la tematica di cui senti di dover parlare in questo momento della tua vita?

Per la me la cosa più importante è prendere posizione sulle cose, anche laddove canto di canzoni d’amore; lo è soprattutto in questo preciso momento storico.

Come vivi la definizione di “cantautore rivelazione”?

Cantautore vuol dire cantare le canzoni che scrivo e questa è la cosa di cui vado più fiero in assoluto. Vengo da una gavetta lunga, certo non lunghissima, però va bene così. Io penso a scrivere le canzoni, non penso alle etichette.

Che sorprese ci saranno durante l’ultima data del tour a Milano?

Io e la mia band abbiamo fatto circa 100 date, siamo più che rodati, faremo quello ci riesce meglio. Emozionarmi e divertirmi saranno le cose meno banali e più importanti per me. Farò tutto senza trucchi, non li ho usati finora, non vedo perché usarli nell’ultima data!

Raffaella Sbrescia

Video: Del tempo che passa la felicità

Brunori Sas live: quando la canzone d’autore è da sold out

Brunori Sas live @ Alcatraz Milano ph Francesco Prandoni

Brunori Sas live @ Alcatraz Milano ph Francesco Prandoni

Pronti ad evader con la mente, a piangere, a ballare, ad emozionarci. Così ci ha trovati Brunori Sas all’Alcatraz di Milano per un sold-out tanto atteso quanto meritato. Reo di essersi messo in discussione con un gran bell’album quale è “A casa tutto bene” (Picicca dischi), il cantautore si è conquistato una bella fetta dei consensi della critica e degli addetti ai lavori, tutti presenti al suo concerto meneghino. La cosa è stata particolarmente gradita da chi, invece, conosce Dario da anni e sa bene cosa è in grado di fare sul palco insieme alla sua fidata band composta da Simona Marrazzo (cori, synth, percussioni), Dario Della Rossa (pianoforte, synth), Stefano Amato (basso, violoncello, mandolini), Mirko Onofrio (fiati, percussioni, cori, synth) e Massimo Palermo (batteria, percussioni), Lucia Sagretti (violino). Al centro di una scaletta ben assemblata, gran parte dei brani del nuovo disco ma anche gli irrinunciabili successi prontamente riarrangiati.

Video: A casa tutto bene tour – Highlights

Attraverso un sound molto stratificato, ricco di sfumature e interamente riprodotto manualmente dai musicisti sul palco, Brunori Sas è riuscito a ricreare il complesso mood del disco e a infondere nuova linfa ai suoi pezzi storici. Il concerto è iniziato con il brano manifesto del nuovo album, “La verità”. Le sue parole esorcizzano, spiazzano, divertono e commuovono senza soluzione di continuità. “In mezzo a tutto questo dolore e a questo stupido rumore sarà una stupida canzone a ricordarti chi sei”, canta Brunori, cercando di lenire le ferite del nostro animo stanco, frustrato, sbattuto da una quotidianità devastante. Tagliente ironia e presenza scenica completano in maniera esaustiva un live energico, ulteriormente arricchito dall’allestimento luci curato da Francesco Trambaioli, che ha già lavorato, tra gli altri, con Ludovico Einaudi e Vinicio Capossela. Il concerto si chiude sulle note di “Secondo me” e la scelta non è casuale. Dario Brunori ha scritto e cantato tante belle storie ma adesso si trova in una fase artistica in cui canta quello che sente e che quello pensa, questo mood così riflessivo si percepisce e rende in maniera assolutamente fedele e non filtrata l’idea di un artista pronto a mettersi in gioco senza riserve. Il risultato è pura empatia; avanti così.

 Raffaella Sbrescia

Leggi l’intervista a Brunori Sas: http://www.ritrattidinote.it/interviste/brunori-sas-a-casa-tutto-bene-album.html

Setlist

La verità

L’uomo nero

Canzone contro la paura

Lamezia Milano

Colpo di Pistola

La vita liquida

Come stai

Le quattro volte

Fra milioni di stelle

Pornoromanzo

Lei, lui, Firenze

Arrivederci Tristezza

Una domenica notte

Il Costume da Torero

Sabato Bestiale

Don Abbondio

Rosa

Guardia ‘82

Kurt Cobain

Secondo me

The Zen Circus live all’ Alcatraz di Milano: musica da combattimento vero per i “leoni da tastiera”

The Zen Circus live @ Alcatraz

The Zen Circus live @ Alcatraz

Sapete che c’è? Basta buonismo a tutti i costi. Diamo spazio al disagio, al cinismo, ai bassi istinti. Facciamolo e, per aiutarci a farlo, scegliamo le canzoni firmate The Zen Circus. Appino, Karim e Ufo ieri sera hanno riempito l’Alcatraz di Milano e l’hanno praticamente rivoltato come un calzino grazie alla dirompente potenza delle loro canzoni e della loro musica. Forti del grande riscontro ottenuto dal loro ultimo album “La terza Guerra Mondiale”, i tre hanno giocato a carte scoperte. Macerie, fiamme e desolazione in primo piano. Menegreghismo, violenza e perdizione sono i mali a cui tentano di sopravvivere attraverso la loro musica disillusa e provocatrice. Fatica, sudore e sforzo psico-fisico sono  i requisiti necessari per entrare veramente nello spirito e nelle viscere di brani che si distaccano con forza e veemenza dalle tendenze in auge. Chitarre e suoni distorti fanno strada in un panorama nebbioso per ritrovare il senso di una collettività perduta a colpi di punk-rock.  Figli sbadati, sballati e arroganti sono quelli accorsi al live milanese del trio che si sono divertiti a cantare e sudare fino allo spasmo sui toni di ritmi ossessivi e testi scivolosi, perennemente protesi alla provocazione. Musica da combattimento è quella del malandrino Circo Zen che rimanda a dormire nella foschia con una sola certezza: “Maledetto il giorno in cui mi son fidato di questo paese luridosperduto, imbarazzato, freddo, grigio, solitario, disastrato dove ho creduto di esserti vicino ma vicini eran solo i guai ed i tuoi”

Setlist

La terza guerra mondiale
Canzone contro la natura
Gente di merda
Vent’anni
Non voglio ballare
Andate tutti affanculo
Ilenia
L’amorale
Pisa merda
Zingara
I qualunquisti
L’anima non conta
Terrorista
Vecchi senza esperienza
Vai vai vai!
Postumia
Mexican Requiem
Ragazzo eroe
Figlio di puttana
Canzone di Natale

BIS

Nati per subire
L’egoista
Viva
Andrà tutto bene

 

Thegiornalisti: la photogallery del concerto all’Alcatraz di Milano

Sono la band del momento, loro sono i Thegiornalisti. Qui la fotogallery del concerto Sold out all’Alcatraz di Milano tenutosi lo scorso 17 novembre  a cura di Carmine Arrivo.

Qui il link dell’intervista a Tommaso Paradiso: http://www.ritrattidinote.it/interviste/thegiornalisti-completamente-sold-out.html

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Tony Tammaro valica i confini della Campania. Intervista alla “generation icon” dei tamarri

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Conosciutissimo in Campania e semi conosciuto nel resto del paese, Tony Tammaro è una generation icon. Dopo 25 anni di carriera il cantore dei “tamarri” valicherà i confini campani per cinque concerti prodotti da L’Azzurra Management di Giovanni Brignola. Dopo il debutto casalingo al teatro Diana di Napoli (7/11), Tony approderà nel tempio milanese del rock (22/11 all’Alcatraz), in uno dei più antichi teatri della città di Bologna (24/11, Teatro Duse), nel covo della musica live romana (27/11, Jailbreak), prima di far ritorno al Teatro delle Arti di Salerno (29/11). Ad accompagnarlo on stage, una band composta da cinque musicisti - Nino Casapulla (tastiere), Luciano Aversana (chitarre), Paolo Pollastro (basso), TonyMartuccelli (batteria) e Rossella Bruno (cori). Vincitore tre volte del Festival Italiano della Musica Demenziale, Tony si è raccontato in questa intervista, andiamo a scoprirlo.

Tony, finalmente valichi i confini della Campania. Come mai proprio adesso?

Sono “appena” 25 anni che faccio il cantante e in tutto questo tempo ho girato in tutti i 540 comuni della Campania, anche più di una volta. Credo che abbia fatto abbastanza gavetta per poter affrontare il tour italiano. Ho avuto l’idea grazie al web: mentre chattavo con i miei fan, mi sono accorto che moltissimi di loro sono tutti emigrati al nord Italia quindi ho deciso di andarli a trovare.

Come sarà strutturato il live show?

Ho intitolato lo spettacolo “Tony Tammaro alla conquista dell’Italia” e ho ritenuto opportuno che tutti noi ci vestissimo adeguatamente per l’occasione. Avremo elmi, corazze, tuniche e accessori da antichi romani. I costumi di scena saranno curati da Annalisa Ciaramella. La filosofia alla base di questa scelta è: se deve esserci una conquista dell’Italia, è giusto attrezzarsi in modo adeguato. Per la scaletta sono un po’ in difficoltà, ho scritto 90 canzoni e per un concerto di due ore dovrò fare una precisa selezione. Sicuramente ci saranno tutti i classici del mio repertorio insieme ad altri più recenti, tratti dal mio ultimo lavoro “Tokyo Londra Scalea”. Sto facendo anche dei sondaggi sui miei canali social, credo che proverò ad accontentare più persone magari racchiudendo un po’ di brani in un medley.

Nei tuoi brani è sempre presente un sottotesto da cui si evince una forte personalità. Quali sono i tuoi interessi?

Sono un appassionato di musica jazz e leggo molto. Non ho la laurea, sono un autodidatta, le mie canzoni sembrano scritte da e per tamarri, la verità è che spesso le persone restano sorprese quando interagiscono con me. Ascolto di tutto e di più, sono un gran curioso, mi concentro soprattutto sugli arrangiamenti ma raramente mi sconvolgo. Mi sono emozionato quando vidi cantare Vasco Rossi “Vita spericolata” a Sanremo, quando ho ascoltato i Neri per Caso cantare a cappella e poi sono rimasto colpito dal fatto che una giovanissima cantante come Ariana Grande abbia le carte in regola per giocare alla pari con la grandissima Mariah Carey.

Come vive il tuo pubblico la tua persona e come vivi tu le persone che ti seguono?

Quando ero ragazzo andavo ai concerti, ogni volta che pensavo di avvicinare uno dei miei idoli c’era qualche bodyguard che mi menava. Da grande ho deciso che avrei avuto un rapporto diverso con i fans e così è stato. Quando finisco i concerti mi fermo tanto con loro, spesso mangiamo anche qualcosa insieme. In questo modo mi sono fatto tanti amici e continuo ad imparare tante cose ogni giorno.

Cosa significa essere un artista indipendente?

Ho iniziato 25 anni fa con l’autoproduzione, mi sono sempre autofinanziato e ogni volta che ho pubblicato qualcosa di nuovo mi sono sempre affidato al passaparola.

Tony Tammaro

Tony Tammaro

Quali sono state le evoluzioni e le involuzioni della figura dell’ “italcafone”?

Sono anni che osservo e studio le persone che vengono a sentirmi. Le mode sono cambiate, adesso tra il pubblico ci sono tanti studenti universitari molto più raffinati di un tempo. L’involuzione si vede soprattutto in rete ed in particolar modo sui social; la tamarragine è diventata qualcosa di violento e si presenta soprattutto in forma di insulti, calunnie ed offese gratuite.

Come si colloca il genere della musica demenziale all’interno dello scenario musicale contemporaneo?

Questo genere ha un ruolo molto marginale. Io ho scelto di arrivare al pubblico utilizzando la via melodica senza le mitragliate di parole che usano i rapper. Mi rifaccio ai vecchi poeti, gli stessi che hanno scritto le migliori pagine della musica classica napoletana, quelli che usavano le quartine. Io non uso scariche di parole, in genere mi fermo entro i limiti di un foglio A4.

Nel frattempo hai scritto qualcosa di nuovo?

Sono molto pigro e poi sono dell’idea che un artista debba scrivere solo quando ha qualcosa da dire. Diffido degli artisti troppo prolifici, io ho deciso di fare come i Beatles: mi fermo a 10, sono a 8 ma me la prenderò molto comoda, prima che esca un disco devo essere assolutamente sicuro che faccia ridere chi lo ascolta.

 Raffaella Sbrescia

Video: Fornacella

Il ruggito di Loredana Bertè scalda il cuore di Milano

Loredana Bertè - Alcatraz - Milano

Loredana Bertè – Alcatraz – Milano

Loredana Bertè è tornata a ruggire. Dopo averci piacevolmente sorpreso con il suo ultimo lavoro discografico “Amici non ne ho …ma amiche sì”, prodotto dall’amica e collega Fiorella Mannoia, la cantante è salita sul palco dell’ Alcatraz di Milano donando tutta se stessa al pubblico. Il suo canto è un grido di battaglia, l’essenza stessa della vita che scorre e che si fa sentire in tutto il suo vigore, nonostante il dolore, nonostante i rimpianti, nonostante tutto. Musa dei migliori cantautori che hanno fatto la storia della canzone italiana, Loredana è da sempre un’artista antesignana, lucidamente spavalda, schietta e genuina come pochi sanno essere. Il suo repertorio è costellato di successi intramontabili, le canzoni in scaletta portano il marchio inconfondibile delle penne di Pino Daniele, Ivano Fossati, Fabrizio De Andrè, Pino Mango, Edoardo Bennato, Mario Lavezzi e tantissimi altri. Con Loredana sul palco, una collaudata band, la fedele Aida Cooper e l’anima dell’amatissima sorella Mia Martini.

Loredana Bertè - Alcatraz - Milano

Loredana Bertè – Alcatraz – Milano

Loredana conosce bene le vibrazioni di un’inquietudine con cui ha imparato a convivere, si rifugia nelle canzoni ritrovando nuova linfa in cui riversare le emozioni di una vita turbolenta ma incredibilmente intensa e degna di essere raccontata.

Dal rock al raggae, la Bertè attraversa generi, correnti e sfumature con la sua voce potente e con la sua personalità dirompente, questo nuovo stato di grazia emoziona e convince il pubblico, affezionato ed entusiasta di aver ritrovato una delle ultime grandi dive italiane.

Raffaella Sbrescia

Leggi l’intervista qui: http://www.ritrattidinote.it/interviste/amici-non-ne-ho-ma-amiche-si-loredana-berte-fiorella-mannoia-album.html

La scaletta del concerto

Amici non ne ho

Mare d’inverno

Buongiorno anche a te

Un po’ di tutto

Così ti scrivo

Indocina

Ma quale musica leggera

Padre Davvero

Luna

E’ andata così

Re

Fiume Sand Creek

Una storia sbagliata

Traslocando

J’adore Venise

I ragazzi di qui

Dedicato

Non sono una signora

Sei bellissima

I ragazzi italiani (in omaggio a Ron presente al concerto)

E la luna bussò

In alto mare

Mi manchi

Il cielo è sempre più blu

La goccia

Video: Dedicato

SlimeFest 2016: all’Alcatraz di Milano la festa della musica che piace ai giovanissimi

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Grande successo per la prima edizione italiana dello SlimeFest 2016 organizzato da Nickelodeon, il brand presente sulla piattaforma di Sky. L’evento è andato in scena lo scorso 28 febbraio sul palco dell’ Alcatraz di Milano e ha chiamato a raccolta non solo tanti giovanissimi ma anche tante famiglie per un pomeriggio all’insegna della musica e del divertimento. Fin dalle 15.00 del pomeriggio le porte del noto club meneghino si sono aperte per le performance dei primi ospiti, le sfide e le coreografie pensate ad hoc per la grande festa. Alle 17.00 in punto ha avuto inizio lo show. I primi ad esibirsi sono stati Benji & Fede, che si sono esibiti sulle note di alcuni brani estratti dal fortunato album d’esordio “20:05”, certificato disco di platino. A seguire l’adrenalinica performance di Madh, che ha cantato il brano “Gong”. Decisamente sottotono la resa vocale di Michele Bravi; l’ex vincitore di X Factor è ormai un affermato YouTuber, attendiamo le prossime date live per capire l’eventuale evoluzione del proprio percorso artistico. Grande entusiasmo per Rocco Hunt; protagonista dell’ultimo Festival di Sanremo  con il singolo “Wake Up”, il giovane rapper ha conquistato il pubblico e le radio. Sul palco dello SlimeFest anche Shade che ha intonato la delicate parole di “Patch Adams”, tratta dall’album “Clownstrofobia” e Fred De Palma, presente all’evento nonostante la febbre, che ha  cantato il noto brano “Stanza 365”. Tra gli ospiti internazionali, i Gemeliers, i gemelli spagnoli Jesús e Daniel Oviedo Morilla. A chiudere l’evento l’ attesa esibizione di Alessio Bernabei che ha infiammato il pubblico con “Noi siamo infinito”. Tra secchiate di slime e svariate gag di Niccolò Torielli, la prima edizione del format si porta a casa una bella soddisfazione.

Maximilian tour: la consacrazione definitiva di Max Gazzè all’Alcatraz di Milano

Max Gazzè live @ Alcatraz - Milano (scatto pubblicato sulla pagina Fb dell'artista)

Max Gazzè live @ Alcatraz – Milano (scatto pubblicato sulla pagina Fb dell’artista)

Per la prima delle due date all’Alcatraz di Milano (9 e 10 febbraio), sold-out da settimane, Max Gazzè sale sul palco alle 22.00 e l’impressione è subito quella che questo Maximilian tour sia una produzione importante e studiata fin nei minimi dettagli. Con la spettacolare scenografia curata da Camilla Ferrari, i visuals scelti dallo stesso Max insieme a Nicola Saponaro e i contenuti video interattivi, il bassista e cantautore romano traghetta il pubblico in una dimensione distesa, divertente, a tratti onirica ed intrisa di numerosi rimandi musicali. Accompagnato dal monumentale Giorgio Baldi alle chitarre, Clemente Ferrari alle tastiere, Cristiano Micalizzi alla batteria, e Max ‘Dedo’ De Domenico agli strumenti a fiato, Gazzè  mette a punto una scaletta variegata ma coerente rispettando l’intento di dare risalto a due album che rappresentano il perno principale della sua discografia: l’ultimo nato “Maximilian” ed il disco d’esordio “Contro un’onda del mare”, che quest’anno celebra i vent’anni dalla pubblicazione. Proprio nel gennaio 1996 Max si affacciava sulla nuova scena musicale italiana mettendosi in luce con le sue canzoni incentrate su tematiche lontane dai soliti clichè;  per questa ragione, all’album di debutto è dedicato, infatti,  uno speciale tributo audio e video all’interno della scaletta del concerto. 

Max Gazzè live @ Alcatraz - Milano (scatto pubblicato sulla pagina Fb dell'artista)

Max Gazzè live @ Alcatraz – Milano (scatto pubblicato sulla pagina Fb dell’artista)

Il concerto parte con l’ultimo singolo “Mille volte ancora”, cantato da Max  senza suonare l’inseparabile basso, si continua con “I tuoi maledettissimi impegni, Il timido ubriaco ed” Il solito sesso”. Tanta elettronica ma anche rimandi prog-rock ed electro-pop tra canzoni che parlano di rapporti interpersonali esaltandone le bellezze ma anche le criticità. Lo spettacolo prosegue sulle note di “Ti sembra normale”, “Disordine d’aprile”, la suggestiva ballata “Sul fiume”, impreziosita da un fascino di natura filmica. Ganciusta anche la scelta di cantare “ Sul ciliegio esterno”, “Raduni ovali”, “L’uomo più furbo”. Pubblico in visibilio per la super hit patchankera “La vita com’è”. Spazio  anche per la sempreverde “Cara Valentina”, per il meraviglioso momento amarcord dedicato al tour con Silvestri e Fabi con “L’amore non esiste”. Intima e pittoresca l’”Edera” in versione minimal, dolce e romantica “Mentre Dormi”. Brillante ed irriverente il video scelto per introdurre il revival del 1996 con la riproposizione di quattro pezzi dall’album d’esordio “Contro un’onda del mare”. Per il gran finale Max Gazzè sceglie “Sotto casa” e una “Una musica può fare” chiudendo due ore di musica all’insegna del gusto per la parola, la passione per il groove ed un’intramontabile verve ironicamente sorniona.

Raffaella Sbrescia 

LE TAPPE DEL MAXIMILIAN TOUR 
Milano (Alcatraz, 9 e 10 Febbraio)
Venaria Reale – TO (La Concordia, 11 e 12 Febbraio)
Roma (Atlantico Live, 19 e 20 Febbraio)
Firenze (Obihall, 25 e 26 Febbraio)
Brescia (Pala Banco, 5 Marzo)
Riva del Garda, TN (Pala Meeting, 12 Marzo)
Cerea, VR (Area Exp Cerea, 19 Marzo)
Padova (Palageox, 25 Marzo)
Foligno PG (Pala Paternesi, 1 Aprile)
Rimini (Velvet Club, 2 Aprile)
Reggio Emilia (Palazzo dello Sport Bigi, 8 Aprile).

I Twenty One Pilots all’Alcatraz per l’unico live italiano: quando la musica è energia

Twenty One Pilots

Twenty One Pilots

Quattro album all’attivo ed una travolgente formula live hanno traghettato i Twenty One Pilots direttamente in cima alle classifiche mondiali. Sul palco dell’Alcatraz di Milano per l’unica data italiana del loro nuovo tour,  Tyler Joseph (cantante, tastierista e chitarrista)  e Josh Dun (batterista) hanno portato una ventata di energia e creatività grazie ad un irresistibile mix di musica indie pop, elettronica e rap. Il nome Twenty One Pilots è il frutto di una scelta filosofica e viene da un’opera teatrale di Arthur Miller, intitolata “All My Sons”. La storia racconta di un appaltatore bellico che invia consapevolmente parti di aeroplani difettate in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale, con il timore che, qualora dovesse ammettere l’errore, ci rimetterebbe economicamente; la decisione porta alla morte di 21 piloti. La storia penetra a fondo nella mente di Joseph, tanto da risultare decisiva per la scelta del nome della band.

Twenty One Pilots (foto di repertorio)

Twenty One Pilots (foto di repertorio)

Dopo aver pubblicato due album in maniera indipendente (“Twenty One Pilots” nel 2009 e “Regional at Best” nel 2011), il duo ha firmato con l’etichetta Fueled by pubblicando “Vessel” nel 2013 ed il nuovo “Blurryface”,  un album innovativo e vibrante, concepito durante il precedente live tour, in cui ciascun brano è caratterizzato una forte spinta propulsiva infusa dall’imperiosa batteria di Josh. Determinati  nel voler creare un tipo di musica aperta alle interpretazioni, sia per quanto concerne le tematiche che i suoni, i Twenty One Pilots curano molto anche le loro performances dal vivo. Colpisce la furia ed il dispendioso impegno fisico di Joseph, autentico  animale da palcoscenico che si arrampica sulle impalcature e si tuffa sulla folla, incanta e delizia la potenza e la padronanza dello strumento da parte di Dun. Un tripudio di rime sofferte, a tratti enigmatiche, in grado di costruire una speciale rete di connessione emotiva con i nostri giovanissimi in cerca di punti di riferimento.

Raffaella Sbrescia

Setlist

Heavydirtysoul

Stressed Out

Guns for Hands

Migraine

Polarize

House of Gold

We Don’t Believe What’s on TV

The Judge

Lane Boy

Piano + Drum Medley

The Pantaloon

Semi-Automatic

Forest

Screen

Ode to Sleep

Addict with a Pen

Screen

Doubt

Holding On to You

Ride

The Run and Go

Tear In My Heart

Car Radio

Encore:

Goner

Trees

Video: Tear in my Heart

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