Raphael Gualazzi presenta “Love Life Peace”. Intervista

Raphael Gualazzi - Love Life Peace

 “Love Life Peace” è il nuovo album di inediti di Raphael Gualazzi prodotto e arrangiato da Matteo Buzzanca. Questo terzo lavoro (Sugar Music), il cui packaging riproduce un pianoforte componibile come un puzzle tridimensionale, mette in evidenza tutti i punti forti di un artista che conferma di essere un grande ricercatore sia a livello testuale che sonoro.  Dopo l’entusiastico riscontro ricevuto dal singolo “L’estate di John Wayne”, Gualazzi torna in scena e lo fa in grande stile presentando il nuovo album al Blue Note di Milano; il tempio di quel jazz di cui Raphael si confessa innamorato ormai da sempre. R’n’B, Jazz, Pop, Pop-Rock, Funk, British Soul, s’incontrano, s’’incrociano si fondono in questo full lenght cantato un po’ in italiano, un po’ in inglese svelando echi e richiami vintage risalenti agli anni ’60, ’70. Amore, vita e pace sono i grandi temi affrontati e messi in rilievo da Gualazzi che trova anche il modo di spaziare tra la tradizione siciliana e leggende di New Orleans nella sorprendente “Mondello beach”. Atmosfere cupe e fumose dipingono i contorni della ballad incentrata sul tema della solitudine “All Alone”. Decisamente ben riuscito il duetto con Malika Ayane sulle note di “Buena Fortuna”, trait d’union tra musica pop e bossanova. La scrittura di Gualazzi si alterna tra brani molto intimi ed altri più spensierati lasciando allo spirito il tempo di prendere fiato tra un’apnea emotiva e l’altra. Tra i brani più belli del disco c’è “Splende il mattino”: una dolcissima poesia purpurea e bluastra al contempo.  Fascinosa e suadente l’’anima groovy di “Disco ball”, estrosa e godibilissima la bonus track “Pinzipo”, firmata insieme a Paolo Buonvino per la famosa serie tv “Tutto può succedere”.

Intervista

Cosa racchiudi nel titolo di questo tuo nuovo lavoro?

Ho scelto un titolo semplice che potesse mettere in rilievo delle tematiche importanti: amore, vita, pace. Questo progetto intende rappresentare una tappa importante del mio percorso artistico ma anche concentrarsi su quello che ci accade intorno. C’è bisogno di un messaggio semplice ma concreto.

La tracklist è molto variegata: si va da brani d’autore a composizioni jazz, ai ritmi latini…

La mia impostazione è sempre stata eclettica, direi fin dai primi passi del mio percorso. Questo album si apre a nuove sonorità che non avevo mai affrontato prima. Il mio approccio è stato sempre aperto rispetto ai temi popolari. Il jazz si ispira alla musica popolare, viceversa la musica popolare deriva dal filone del jazz a cui mi sono appassionato tanti anni fa: lo straight piano, molto fruibile e danzabile.

Cosa volevi raccontare nel brano “L’estate di John Wayne?

Per questo brano devo ringraziare Matteo Buzzanca, Colapesce e Alessandro Raina. Io ho solo fatto delle piccole modifiche ad un brano che era già stato realizzato su misura per me.

Mondello Beach” risulta piuttosto inaspettata…

Io e Matteo abbiamo voluto creare un legame tra sonorità della musica popolare e quella di New Orleans. Un modo per ricordarci che il primo disco jazz è stato realizzato proprio da un siciliano.

Ascoltando l’album, si sente che l’hai concepito pensando soprattutto al live. Confermi?

Dal vivo mi diverto molto. Prescindendo dalla scelta produttiva che ha raggiunto un ottimo risultato, le composizioni mi hanno dato soddisfazione. Durante i concerti siamo in 7 a suonare, ci sarà un interplay diverso tra gli strumenti, si tratterà comunque di un’evoluzione naturale per un musicista jazzofilo come me.

Raphael Gualazzi - Love Life Peace

Raphael Gualazzi – Love Life Peace

Come è avvenuto l’incontro con Buzzanca?

Matteo è venuto a sentirmi insieme alla sua compagna quando ero in concerto a Palermo. Poco dopo mi ha proposto un brano che, già nella sua primissima versione, mi ha colpito subito; stiamo parlando di “Splende il mattino. Dopo esserci trovati in linea anche con un altro brano, abbiamo deciso di seguire insieme tutta la produzione del disco con grande energia.

Nel disco ci sono tanti riferimenti agli anni ’70. Cosa ti ha ispirato?

Stiamo attraversando un periodo particolare nel mondo della musica, molto simile a quello che era il manierismo in arte, si prendere ispirazione dai grandi maestri. Non ho conosciuto Fellini ma i suoi film sono immortali. Cito sempre “Amarcord” di cui ho rivisitato la colonna sonora. Personaggi come lui riportano in vita immagini della nostra cultura, così unica, così speciale.

Uno dei brani più allegri è “Buena Fortuna” scritto con Gino Pacifico e cantato con Malika Ayane. Cosa ci racconti di questa canzone?

Trovo che rappresenti un trait d’union tra la musica pop e la musica brasiliana, intesa come bossanova con sapori di samba. Il duetto con Malika era semplicemente la cosa migliore da fare per percorrere al meglio questo tipo di melodie.

“Love life peace” è il tuo sguardo sul mondo. Ti senti più vicino all’estero?

In verità penso sia necessario rimanere proiettato sia in Italia che all’estero, così come ho sempre fatto. Devo farlo per due ragioni: la musica si deve nutrire di sonorità sempre nuove e deve interagire con altre realtà. La scelta dell’inglese deriva dalla matrice della musica a cui mi sono ispirato. Sono stato a New Orleans recentemente e  ho fatto tante jam sessions con molti musicisti; è stato davvero divertente!

 Raffaella Sbrescia

Video: L’estate di John Wayne

“FunSlowRide”: GeGè Telesforo parla alle generazioni di domani

 “FunSlowRide” è l’espressione di una visione, uno zoom sulle responsabilità verso le generazioni future e sul mondo che verrà loro consegnato. Questo progetto collettivo, che sarà pubblicato anche in Canada, Australia, Sud America e Asia dal 24 giugno,  dall’ etichetta americana Ropeadope, nasce dal genio di GeGè Telesforo, cantante, strumentista, compositore, produttore. Seguendo l’obiettivo di aggregare artisti con radici comprese tra il pop, il soul e il soft jazz, Gegè ha lavorato per 3 anni a nove composizioni inedite con l’aggiunta di “I Shot The Sheriff” di Bob Marley. Nel bel mezzo della procedura di cesellamento degli arrangiamenti, Telesforo ha identificato le voci che avrebbero dato vita alle musiche e alle parole (scritte insieme a Greta Panettieri), si è dunque spostato in lungo e in largo fra la campagna di Roma Nord, Londra e gli Stati Uniti, Brooklyn e, con oltre 500 ore di registrazione in studio fra le mani, ha portato a termine il progetto che annovera al proprio interno la testimonianza artistica di Ben Sidran, in veste di ‘filosofo’, e di eccelsi musicisti quali Alan Hampton, Sachal Vasandani, Joanna Teters, Mosè Patrou, Joy Dragland, Ainè.

Video: Let the Children

L’album, anticipato dai singoli “I shot the sheriff” e “Let the children”, brano Unicef dedicato all’Infanzia, e da “Next”, di cui è stato realizzato un video artistico dal famoso storyteller Felice Limosani, parla di temi costantemente all’ordine del giorno. I ritmi sono leggeri, i vocalismi delicati e i registri medi, il tutto a favore di una comunicazione soffusa, sussurrata, mai urlata. I testi sono pregni di messaggi e di considerazioni più che di immagini, gli arrangiamenti sono finemente particolareggiati lasciando trasparire la mano di Gegè che, scegliendo di affrontare il lavoro più da compositore e produttore che da artista, riesce comunque a lasciare un inconfondibile segno di classe e maestria.

Raffaella Sbrescia

Robert Glasper Experiment al Teatro Bellini di Napoli con tutti i linguaggi della musica black

Robert Glasper @ Teatro Bellini

Robert Glasper @ Teatro Bellini

Nato in Texas ma cresciuto a New York frequentando il jazz di Terence Blanchard e Roy Hargrove almeno quanto il neo soul e l’hip hop di Q-Tip e Mos Def, il pianista jazz e produttore discografico di Houston Robert Glasper si è esibito sul palco del Teatro Bellini di Napoli lo scorso 26 aprile con la formazione del Robert Glasper Experiment.  Inserito nell’ambito di Synth, rassegna ideata da Village Blues in collaborazione con Teatro Bellini e Drop, l’evento ha rappresentato l’occasione perfetta per conoscere ed approfondire i dialetti della black music. Spaziando dal funk all’hip hop, al jazz e all’ r’n’b, Glasper è in grado di coniugare i crismi della musica elettronica con il linguaggio musicale più colto riuscendo a far appassionare anche gli integralisti del jazz alle sonorità più contaminate. Insieme a Casey Benjaminal al sax, Derrick Hodge al basso e Mark Colenburg alla batteria, l’artista ha proposto al pubblico non solo le pietre miliari del proprio repertorio ma anche anche gustose anticipazioni del nuovo album “Everything’s Beautiful, in uscita il 27 maggio, lavoro in cui Glasper ha potuto confrontarsi con il leggendario Miles Davis scegliendo liberamente tra passaggi inediti, scarti e gli involontari appunti vocali di Miles per costruire la base dell’album.

La photogallery del concerto di Napoli

Robert Glasper @ Teatro Bellini

Robert Glasper @ Teatro Bellini

Robert Glasper @ Teatro Bellini

Robert Glasper @ Teatro Bellini

Robert Glasper @ Teatro Bellini

Robert Glasper @ Teatro Bellini

Robert Glasper @ Teatro Bellini

Robert Glasper @ Teatro Bellini

Robert Glasper @ Teatro Bellini

Robert Glasper @ Teatro Bellini

Robert Glasper @ Teatro Bellini

Robert Glasper @ Teatro Bellini

Robert Glasper @ Teatro Bellini

Robert Glasper @ Teatro Bellini

Robert Glasper @ Teatro Bellini

Robert Glasper @ Teatro Bellini

 

Rosàlia De Souza & Jazz a La Mode live: passione e divertimento al Blue Note di Milano

Rosàlia De Souza torna al Blue Note di Milano e lo fa per lasciare il segno. Frizzante, adrenalinica, appassionata, la nota cantante brasiliana ha scelto di travolgere il pubblico dello storico jazz club meneghino facendosi accompagnare da una nuova scoppiettante formazione, ovvero i Jazz a La Mode, trio composto da Alessandro Scala (sax), Sam Gambarini (organo Hammond) e Fabio Nobile (batteria), tutti musicisti di primo piano della scena jazz italiana, insieme per proporre una calda ed ipnotica miscela di bossa, funk e jazz. La voce fluida, coinvolgente e cristallina di Rosàlia si è insolitamente prestata alla reinterpretazione dei più grandi classici della tradiizione cantautorale brasiliana, lasciando da parte la propria discografia: «Questa sera vi proporrò dei brani che generalmente non canto durante i miei concerti. Metterò in atto una sorta di inversione di tendenza anche se, qualora lo vogliate, potrete scatenarvi con delle richieste ad hoc, che sarò ben lieta di soddisfare», ha spiegato scherzosamente la cantante.

Rosàlia De Souza live @ Blue Note ph Angela Bartolo

Rosàlia De Souza live @ Blue Note ph Angela Bartolo

Non solo passione, pathos e brivido ma anche spettacolari esercizi di stile per mettere in evidenza anni di duro studio e lunga gavetta. Canzoni che nel corso del tempo hanno scandito alcuni dei momenti più significativi della vita di ciascuno di noi e che ogni volta si rivestono di un nuovo potere evocativo. Eccellente ma anche magnanima, Rosàlia ha voluto dividere equamente la scena con i Jazz a La Mode: «A differenza di alcuni miei colleghi, io do molto valore ai musicisti, non solo a quelli che solitamente lavorano con me ma a tutti quelli che fanno questo mestiere con autentica passione, ecco perché ho deciso di lasciarvi ascoltare i Jazz a La Mode senza la mia voce e nella loro conformazione musicale naturale», ha spiegato Rosàlia De Souza introducendo un superbo interludio strumentale magnificamente eseguito dal trio di musicisti. La seconda parte del concerto si è sviluppata senza seguire un canovaccio, l’artista si è divertita a cantare a voce nuda diversi successi mondiali senza trascurare le sue più grandi hit, su tutte “D’improvviso”. «Ho studiato tutta una vita per potervi dare tutto questo e sono felice che lo recepiate in modo così attento e partecipe, questa è la ragione per cui mi emoziona sempre cantare qui a Milano», ha concluso la Rosàlia congedandosi da un pubblico sinceramente entusiasta e divertito.

Raffaella Sbrescia

Roberto Binetti: “Universo fantasia è dedicato a chi si emoziona con gli occhi chiusi”

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Roberto Binetti è un autore, arrangiatore e produttore di musiche originali. Suona dall’età di 6 anni, spinto dall’emozione che ogni genere musicale può offrire: dalla musica classica ai concerti jazz-fusion negli storici locali milanesi con proprie formazioni, dalle registrazioni televisive a concerti in teatri e festival Roberto Binetti ha partecipato a progetti discografici e live con diverse formazioni jazz, pop e di musica d’autore italiana. Da diversi anni collabora con il coro Ensemble Vocale Ambrosiano Onlus (diretto da Mauro Penacca) per registrazioni discografiche, concerti e manifestazioni culturali a scopo benefico in Italia e all’estero. Roberto Binetti è inoltre l’autore di alcune delle musiche che hanno accompagnato il duo comico Ale e Franz sul palco del loro spettacolare show “Tanti Lati – Latitanti”. In questa intervista, l’artista presenta  “Universo Fantasia”, un album che  racchiude 10 composizioni inedite per piano solo interamente composte ed eseguite da Roberto Binetti, con la partecipazione di Marco Decimo al violoncello.

 Intervista

Qual è l’urgenza espressiva che l’ha portato a comporre i brani di “Universo fantasia”?

Il desiderio di mettere in musica quella che è la mia musicalità, ovvero tutto l’insieme delle esperienze musicali ed umane trascorse non solo davanti al pianoforte ma anche nella vita , una sorta di autoritratto costruito sulle note.

Come mai ha scelto di rimettersi in gioco con un lavoro solista?

Un lavoro per pianoforte solo è stato per me una sfida e insieme una opportunità: sei solo davanti alle note, senza possibilità di appoggiarti ad altre sonorità o alla sezione ritmica, e questo ha significato un approccio ed un modo di suonare nuovo rispetto al passato, una forma musicale che a mio parere offre una precisa identità del proprio mondo musicale.

Cosa vorrebbe trasmettere al pubblico e a se stesso con queste composizioni?

Il filo conduttore di Universo Fantasia è l’insieme del mio modo di intendere la musica: melodia ed armonia che si integrano con il jazz e l’improvvisazione, nella ricerca di un equilibrio che possa andare a toccare l’intimità ed il significato della musica e che riesca a dare delle emozioni per cui chi ascolta possa crearsi il proprio mondo di fantasia, dove ognuno possa volare con le emozioni per una melodia, per un pensiero, per un determinato momento.  Penso che il musicista debba suggerire una chiave di lettura musicale che ognuno possa elaborare ed interpretare in modo personale secondo il proprio istinto ed il proprio modo di essere di quel momento, fino  ad arrivare a creare quel mondo parallelo fatto di suoni e fantasie che la musica riesce e far vivere: “dedicato a chi si emoziona con gli occhi chiusi” è la frase che ho scritto sulla copertina del cd ed è rivolta a tutti coloro sono capaci di volare con la fantasia.

Quali sono i pensieri, le riflessioni, le suggestioni, gli stati d’animo gli episodi autobiografici e non che l’hanno ispirata?

Alcuni brani sono nati di getto senza una particolare suggestione che non fossero le note stesse, mentre altri sono stati suggeriti appunto da stati d’animo o pensieri: possono essere dei momenti malinconici o di voglia di energia, può essere un’esperienza appena trascorsa, può essere un ricordo, un colore, un incontro.  Nel pensare ai titoli dei brani mi sono divertito a creare una assonanza tra il titolo stesso e ciò che mi evocava la musica, ad esempio nel brano “In front of winter sea” mi sono rivisto davanti al mare d’inverno chiuso nei miei pensieri, ma anche aperto alla bellezza malinconica del paesaggio.

Quanto conta l’improvvisazione nelle sue perfomances live?

L’improvvisazione è una delle caratteristiche principali della mia musica ed è presente anche in tutti i brani del cd: non posso concepire la musica sempre uguale a se stessa, ogni esecuzione è differente.  Partendo dalla struttura del brano mi piace cercare nuovi sviluppi armonici e melodici, che nascono e durano solo per quella esecuzione: d’altra parte nel jazz l’improvvisazione riveste un ruolo fondamentale ed io non faccio che portare anche nella mia musica quest’arte.

Come è andata la collaborazione con Marco Decimo al violoncello?

Per enfatizzare l’equilibrio sonoro tra melodia ed armonia e per sottolineare alcuni passaggi musicali volevo aggiungere le sonorità del violoncello alle composizioni: mi ritengo fortunato ad avere avuto l’opportunità di registrare con Marco Decimo, un grande musicista che spazia dalla musica classica alle composizioni moderne, con una sensibilità, un gusto musicale ed una tecnica che gli permettono di valorizzare il suono del suo strumento e donano alle composizioni una luce intima.

Le andrebbe di descriverci con una manciata di parole l’essenza di  “Intimate Affresco”?

Ascoltando le note di Intimate Affresco, con le sue atmosfere rilassanti e contemplative, ho avuto l’impressione di trovarmi davanti ad un affresco, mentre lo sguardo vaga per il dipinto cercando di coglierne il più intimo significato: è solo una mia interpretazione ma ho voluto condividerla.

Qual è il brano che meglio di altri rispecchia in maniera più esaustiva lo spirito di questo suo nuovo lavoro?

Direi un insieme di brani, da “In front of winter sea” e “It rains outside” per le composizioni con un carattere calmo e contemplativo, per arrivare a “Energy for life” e “Gnom” che rappresentano la mia concezione dinamica e gioiosa della musica.  In ogni caso sono legato a tutte le composizioni, penso che in ognuna di esse si possano ritrovare elementi della mia personalità.

Roberto Binetti

Roberto Binetti

Com’è cambiata secondo lei la percezione della musica jazz in Italia negli ultimi anni?

Non solo il jazz ma tutto il mondo della musica ha subito un grandissimo cambiamento, a partire dalla sua fruibilità: il jazz è sempre stato un genere di nicchia, mi sembra che con le contaminazioni fra generi musicali negli ultimi anni stia vivendo un periodo positivo, insieme alla curiosità ed alla possibilità offerta dalle nuove tecnologie di ascoltare nuova musica.

In quali altri progetti è impegnato in questo periodo?

Sto scrivendo musiche e testi per un progetto che vede coinvolti i bambini delle scuole elementari,

ho vari progetti musicali su come vestire la mia musica con l’apporto di altri strumenti, sono in contatto per la composizione di colonne sonore, oltre a partecipare a concerti di amici musicisti ed alla composizione di nuovi brani.

Quali sono i suoi ascolti e quali, invece, i suoi punti di riferimento musicali?

L’ascolto per un musicista è fondamentale, dunque mi piace ascoltare ogni genere musicale, perché penso che una sana contaminazione possa portare benefici alla composizione ed alle esecuzioni, e più in generale alla cultura personale.  Per quanto riguarda i riferimenti musicali i primi nomi che mi vengono in mente sono J.S.Bach per la sua musica e per tutto ciò che rappresenta, i pianisti Keith Jarrett e Brad Mehldau per il jazz, Gleen Gould per le sue esecuzioni classiche, per arrivare ad una band jazz-fusion che adoro, gli Yellojackets.

C’è qualcosa in programma con il coro Ensemble Vocale Ambrosiano Onlus?

L’Ensemble Vocale Ambrosiano Onlus è un coro diretto dal maestro Mauro Penacca: sono stato colpito dalla carica emotiva e dal loro modo di cantare e di intendere la musica, la nostra è una collaborazione che va avanti da molti anni e che mi permette di condividere un po’ del mio tempo e della mia musicalità per dei progetti umanitari e di beneficenza, che coinvolgono enti ed associazioni in Italia e all’estero attive nell’aiuto a chi è più sfortunato di noi.  Per ogni informazione sui progetti dell’associazione www.ensemblevocale.org

Quando e dove sarà possibile ascoltarla dal vivo?

Stiamo organizzando un evento live per presentare “Universo Fantasia” ed il mio modo di suonare, per essere aggiornati sui prossimi eventi è possibile consultare il mio sito www.robertobinetti.it oppure la mia pagina facebook.

Raffaella Sbrescia

Questa la tracklist dell’album:

“Intimate Affresco”, “Universo Fantasia”, “In Front of Winter Sea”, “What a strange place”, “It rains outside”, “Energy for life”, “Sweet Melancholy”, “Gnom”, Friends of Mine”, “The Fleeting Thought”.

 Video: It Rains Outside

Arturo Sandoval live al Blue Note di Milano: quando il jazz trasmette gioia di vivere

Arturo Sandoval @ Blue Note - Milano

Arturo Sandoval @ Blue Note – Milano

Un venerdì sera all’insegna dell’eccellenza, quello trascorso al Blue Note di Milano lo scorso 4 marzo 2016. Sul palco dello storico club meneghino Arturo Sandoval, noto come uno dei più eclettici e vivaci musicisti in circolazione, per un’ora e trenta di grande musica. Il celebre trombettista cubano, grandissimo virtuoso della musica jazz a tutto tondo, ha travolto il pubblico con una formula musicale ricca e stratificata.  Accompagnato da Marius Preda al Cymbalom, John Belzaguy al basso, Tiki Pasillas alle percussioni, Dave Siegel alle tastiere, Johnny Friday alla batteria, Kemuel Roig al piano, Arturo ha deliziato gli spettatori, praticamente ipnotizzati, con un concerto veramente ricco di energia, evocativo, coinvolgente. Richiami, riferimenti, colori, improvvisazioni per una jam session vorticosamente irresistibile. Spazio all’intimismo più essenziale ma anche alla teatralità caraibica, senza trascurare, infine, il sublime omaggio a Bruno Martino con una significativa interpretazione di “Odio l’estate”. Che bello lasciarsi travolgere da flussi sonori creati con furore e veemenza, sentirsi trasportare dall’istinto, sorprendersi nel  rabbrividire di autentico piacere. Potere della musica e di maestri leggendari che, come Arturo, conoscono la via di accesso diretto al cuore.

Raffaella Sbrescia

Benny Golson 4et al Modo di Salerno: le stagioni del jazz in un live da brivido

Benny Golson 4et live @Modo -Salerno ph Anna Vilardi

Benny Golson 4et live @Modo -Salerno ph Anna Vilardi

La primavera del Modo di Salerno inizia all’insegna della classe e della qualità con l’atteso concerto di Benny Golson. Classe 1929, l’artista ha attraversato praticamente tutte le stagioni del jazz ma quel che è rimasto è uno stile inconfondibile che unisce un timbro voluminoso e una sensibilità espressiva davvero molto intensa. Presentatosi al pubblico del Modo con un trio d’appoggio completamente Made in Italy, composto da Antonio Faraò al pianoforte, Aldo Vigorito al contrabbasso e Luigi Del Prete alla batteria, musicisti, questi, che amano rileggere attentamente i temi e le improvvisazioni dei grandi del jazz senza trascurare la ricerca di una chiave di lettura più articolata e imprevedibile, Golson ha ribadito semplicemente con i fatti di essere un musicista che ad oggi, riesce ancora a far vibrare le corde dell’anima.

Photogallery a cura di: Anna Vilardi

Benny Golson 4et live @Modo -Salerno ph Anna Vilardi

Benny Golson 4et live @Modo -Salerno ph Anna Vilardi

Benny Golson 4et live @Modo -Salerno ph Anna Vilardi

Benny Golson 4et live @Modo -Salerno ph Anna Vilardi

Benny Golson 4et live @Modo -Salerno ph Anna Vilardi

Benny Golson 4et live @Modo -Salerno ph Anna Vilardi

Benny Golson 4et live @Modo -Salerno ph Anna Vilardi

Benny Golson 4et live @Modo -Salerno ph Anna Vilardi

Benny Golson 4et live @Modo -Salerno ph Anna Vilardi

Benny Golson 4et live @Modo -Salerno ph Anna Vilardi

 

Enrico Giaretta live al Blue Note. Emozioni d’antan con le nuove canzoni del Cantaviatore

Enrico Giaretta

Enrico Giaretta

La musica visionaria di Enrico Giaretta ha scaldato il Blue Note di Milano in una fredda sera di gennaio. L’occasione è stata data dall’uscita del nuovo album del cantaviatore intitolato “BLU” (Made in Etaly). Affiancato da eccellenti musicisti quali Stefano Corrias, alla batteria, Juan Carlos Albelo Zamora, al violino, e Luca Bulgarelli, al basso,  Giaretta ha anche ospitato sul palco la straordinaria cantante e interprete Petra Magoni. Sulle ali di melodie intimiste, profonde e a tratti crepuscolari, Giaretta che, oltre ad essere un artista, è anche pilota di linea per Mistral Air, ha messo in atto la trasfigurazione di storie e immagini dal fascino senza tempo. Lui, che per lunghi anni è stato pianista e amico di Franco Califano, ha incantato e sorpreso il pubblico con efficace minimalismo. La vera forza del suo repertorio sono le musiche, ricche di richiami swing, latin, folk, finemente strutturate ed elegantemente cucite addosso alle parole contenute nei testi.

“Blu”, colore del cielo e della purezza rappresenta un metaforico tuffo nella fantasia e nei percorsi compiuti in volo. L’artista si ispira ad itinerari immaginari del cielo, oltre che alle rotte realmente attraversate, ai personaggi incontrati, alle musiche che si rincorrono nella testa, alle suggestioni arrivate da lontano o semplicemente riposte nella memoria. Bello e colorato il primo singolo estratto dal disco “Big Bamboo”, scritto con Marcello Murru, il quale tutt’oggi firma alcuni tra i suoi migliori brani. Cantato insieme alla sfavillante Petra Magoni, il brano risulta vivace, fresco, divertente. “Finalmente ho trovato un allievo”, ha detto il celebre Paolo Conte riferendosi proprio ad Enrico che, sul finire del concerto gli ha dedicato il bellissimo brano “Paolo il ferroviere”. Toccante e delicata  “Tutta la vita in un momento”, l’audace “Scelgo l’allegria”, la versione strumentale di “Over the rainbow”, successivamente ripresa dalla Magoni e la malinconia struggente de “Il cuore non finisce” conferiscono, infine, una luce speciale ad un momento live unico e prezioso.

Raffaella Sbrescia

Il Battito del Mondo a l’Aquila: gli intrecci sonori di Maurizio Trippitelli e la sua band. Special guest Fabrizio Bosso

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

 “Il battito del mondo” è un colorato viaggio tra le danze del Mediterraneo e i suoni del deserto da vivere lasciandosi cullare dai ritmi del reggae e sedurre dalle più intricate sonorità del jazz. Al centro di questo incontro fra culture diverse il gruppo formato da percussionisti e fondato nel 2000 dal musicista aquilano Maurizio Trippitelli. Si tratta di una formazione versatile capace di ospitare grandi artisti di generi differenti che, nell’ambito della settantesima stagione della Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli”, lo scorso 10 gennaio, presso l’Auditorium “Gen. S. Florio” della Scuola Guardia di Finanza a l’Aquila, hanno dato vita ad un evento musicale all’insegna della qualità.  Ospite d’eccezione della serata, il trombettista jazz Fabrizio Bosso sul palco insieme Maurizio Trippitelli e al suo gruppo di percussionisti formato da Fabrizio Fratepietro, Fabio Giovannoli, Michele Fondacci, Riccardo Bigotti, Andrea Bonioli, cui si aggiungono: il senegalese Ismaila Mbaye, il tastierista Lorenzo Maffia e il fisarmonicista Rossano Baldini. Le tradizioni musicali del mondo, sia colte che popolari, hanno preso vita attraverso una varietà di strumenti (marimbe, vibrafoni, timpani, batteria, wave drum, glockenspielen, campane tubolari,gran cassa sinfonica, ocean drum, tamburo thailandese, congas, djèmbe, sabar, talking drum) per un melting pot di note di grande eleganza e ricco di suggestioni.

Photogallery a cura di: Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

Il Battito del Mondo ph Roberta Gioberti

 

“The Prophecy”, Giulia Facco ed il suo jazz d’autore. L’intervista

cover disco Giulia Facco

Dall’8 Gennaio 2016 è nei negozi tradizionali, in digital download e in tutte le piattaforme streaming “The Prophecy” (Emme Records Label), il nuovo disco inedito della pianista e compositrice Giulia Facco con Mirko Cisilino (tromba), Davide Tardozzi (chitarra), Riccardo Di Vinci (contrabasso) ed Enrico Smiderle (batteria). All’interno di questo lavoro fortemente legato al jazz modale e al blues, Giulia racchiude diversi momenti del proprio vissuto ofrendo una rivisitazione personale di melodie intrise di richiami a compositori eccelsi quali Wayne Shorter, Thelonious Monk, Horace Silver ed Enrico Pieranunzi. L’obiettivo di questo progetto è quindi quello di mescolare echi tradizionali ad elementi moderni, mantenendo un’energia ritmica costante che accompagna l’ascoltatore in un viaggio sonoro decisamente personale ed evocativo.

Intervista

Perché hai scelto questo titolo per l’album?
Ho scelto “The Prophecy “ perchè è uno dei primi brani jazz che ho scritto. Ricordo di averlo scritto in un momento in cui ero molto ispirata; il pezzo è “uscito” in un flusso costante, quasi come se esistesse già da qualche parte e fosse arrivato alla mia mente

Nelle otto tracce che proponi al pubblico hai racchiuso ben 4 anni della tua vita. Quali sono gli universi sonori ed emotivi che hai inteso ricreare nelle tue composizioni?
Ho cercato di tradurre in musica delle esperienze che fanno parte del mio vissuto; dietro a ogni pezzo ci sono situazioni, paesaggi, sensazioni e persone. Mi piace ricreare dei piccoli universi sonori in cui siano presenti calore, voglia di immaginare, relax, amore per la vita e senso dell’umorismo; questi, per me, sono tra gli aspetti fondamentali dell’esistenza e, perché no, della musica stessa.

Come è avvenuta la concatenazione delle melodie e la scelta di accordi non sempre “ortodossi”?

Quando scrivo mi affido molto all’orecchio: tendenzialmente mi canto delle melodie e delle linee di basso, poi riempio le con degli accordi. In questo modo le progressioni armoniche seguono un equilibrio dettato dall’istinto.

Quanto conta per te l’istinto?
É sicuramente una qualità molto importante: direi che nella musica improvvisata è fondamentale per trovare la propria voce, inoltre la musica molto “razionale” a mio parere perde in capacità espressiva.

E l’orecchio?
É un alleato necessario!

La spiritualità?
Credo che la spiritualità sia una parte fondamentale della vita di ogni uomo e probabilmente la più trascurata. Per quanto mi riguarda, la spiritualità non centra per forza con la religione, ma è un processo interiore per trovare un equilibrio con noi stessi e con le persone e l’ambiente che ci circondano, cercando di sviluppare al massimo le nostre potenzialità; è un viaggio alla ricerca di noi stessi.

“Giuly Sun” è un pezzo molto energico. A chi e a cosa si ispira?
Ho scritto “Giuly Sun” dopo aver ascoltato un brano di Ellis Marsalis dal sapore latino. Il titolo è la deformazione di un soprannome che mi aveva dato un mio amico, Giuly San, come i guerrieri giapponesi (diceva che secondo lui ero una “guerriera”; ho scritto il pezzo in un momento in cui mi sentivo “alla riscossa”, ma, dato che il sapore del brano non è per nulla giapponese, ma per lo più cubano, ho cambiato “san” in “sun” (= sole).

La trama immaginifica di “Promenade” ci offre una nuova chiave di lettura della morte. Qual è la tua?
Mi piacciono le filosofie/religioni che dipingono la morte come il passaggio a una realtà extra corporea, a un livello superiore in cui diventiamo energia pura. Una sorta di liberazione e rinascita.

Giulia Facco

Giulia Facco

“Take Me A-Wayne” prende ispirazione da un concerto di Tom Harrel in quintetto. Cosa ci racconti di questo blues funky?
Questo blues mi è stato ispirato da alcuni pezzi che Tom Harrel aveva suonato in quel live: mi ha influenzato nell’uso dei pedali del basso e nella ritmica jazz-funk.

Quanto conta per te la figura di Miles Davis?
Miles è stato uno dei musicisti decisivi della storia del jazz, un riferimento per tutti: ho sempre amato il suo stile improvvisativo così attaccato alla melodia e agli spazi, la sua tenacia nell’affermare la sua voce e la capacità geniale nel costruire gruppi che hanno cambiavano la storia della musica, scovando sempre nuovi giovani talenti.

Enrico Pieranunzi è il soggetto della tua tesi relativa al triennio di studio in conservatorio, a lui hai anche dedicato il brano E.P.Centro. Cosa rappresenta la sua figura all’interno del tuo percorso artistico?
Enrico Pieranunzi è sicuramente uno dei musicisti più validi della scena italiana e internazionale: il suo linguaggio mescola sapientemente elementi della musica italiana, classica, del jazz tradizionale e moderno. Approfondire lo studio della sua musica mi ha sicuramente influenzato nell’approccio agli elementi melodico-armonici. Tra l’altro, uno dei miei insegnanti di piano, Stefano Onorati, è stato un suo allievo.

“Out Of The Comfort Zone” è una suite di due brani, una ballad e un fast, collegati da un pedale funk e da un solo di batteria; una composizione audace e intraprendente. Potremmo considerarla il punto di partenza per il prossimo lavoro?

Sicuramente trovo molto stimolante scrivere in forma di suite perché permette di collegare momenti sonori apparentemente molto distanti tra di loro, quindi da questo punto di vista, sì, può essere un punto di partenza per il prossimo lavoro.

Come hai lavorato con Mirko Cisilino (tromba), Davide Tardozzi (chitarra), Riccardo Di Vinci (contrabasso) ed Enrico Smiderle (batteria)?
É stato molto stimolante: sono degli ottimi musicisti e si è creato da subito un clima di collaborazione e rispetto reciproco. Credo ci sia un buon equilibrio tra le personalità musicali di tutti e questo è davvero importante.

Dove e quando potremo ascoltarti dal vivo?
Col quintetto ci esibiremo il 3 febbraio all’hostaria da Filo a Venezia e il 4 febbraio al ristorante Vegetiamoci di Padova.

Raffaella Sbrescia

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