Fabrizio Moro: “L’essenza di un uomo rimane la stessa e ve la racconto in Pace”

copertina album Pace_Fabrizio Moro

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Dopo essersi conquistato il disco d’oro e la “Menzione Premio Lunezia per Sanremo” come miglior testo in gara nella sezione Campioni al 67esimo Festival di Sanremo con l’emozionante brano “Portami via”, Fabrizio Moro presenta “PACE” (Sony Music Italy), il nuovo disco di inediti in uscita il prossimo 10 marzo. Dopo 20 anni di carriera, l’artista si rimette in gioco attraverso 11 tracce dal mood intimo e autobiografico scegliendo di renderci partecipi di una nuova fase della sua vita, del raggiungimento di un inedito momento di serenità interiore nonché di nuovi piccoli bilanci messi nero su bianco con la sua inimitabile scrittura.

Intervista

“Pace” è un disco meno arrabbiato e più equilibrato. In queste nuove canzoni racconti molto più di te e meno del disagio circostante. Come mai?

Negli ultimi due anni sono successe tante cose e questo si è riflesso nelle canzoni. Da “Pensa” ad oggi sembra siano passati 50 anni. Ho la percezione di aver costruito un’eredità musicale importante e questo mi ha dato serenità. A questo si aggiunge l’esperienza della paternità: per la prima volta ho iniziato a vivere la quotidianità in maniera normale e a fare da solo cose che non avevo mai fatto. Avevo difficoltà a relazionarmi con l’esterno ora sento una pace interiore. Sicuramente questo sentimento non mi accompagnerà per sempre, a causa del mio carattere e della mia personalità ho sempre bisogno di una nuova meta da raggiungere. La pace è una sensazione che cerco ma che continua a sfuggirmi perché ho sempre una battaglia da combattere.

Ascoltando il disco pare quasi che la tracklist possa essere suddivisa in tre parti con un lieto fine, è così?

In effetti sì. Questo disco è stato terapeutico ma me ne sono reso conto solo quando l’ho ascoltato in fase di missaggio con tutti i brani assemblati insieme. La parola che ricorre più spesso è “paura” e questo testimonia che questo lavoro ha scavato molto dentro di me. Ho iniziato a lavorarci con timore, non sapevo a cosa stavo andando incontro, poi però durante le registrazioni ho cominciato ad avere delle conferme. In virtù di tutto questo potrei descriverlo come un concept album delle mie emozioni.

Come mai hai scelto di duettare con Bianca Guaccero in “E’ più forte l’amore”?

Inizialmente la tracklist era composta da 10 brani, il brano con Bianca è arrivato per caso. Lei mi aveva contattato per chiedermi un brano per un film a cui stava lavorando. In quell’occasione ho scoperto che sapeva cantare e anche molto bene, questo è il motivo per cui ho deciso di coinvolgerla in questo lavoro.

Uno dei temi affrontati in questo lavoro è anche quello dell’infanzia…

Sì, mio figlio Libero mi assomiglia molto dal punto di vista caratteriale, proprio attraverso questo confronto costante ho ritrovato il Fabrizio bambino. La paternità ha risvegliato diverse cose che erano rimaste assopite. Ora che i miei figli stanno crescendo riesco ad interagire di più con loro. Li vedo poco ma quando sto con loro finisco per viziarli un po’. Libero è un super appassionato di calcio mentre Anita è innamorata della musica. Con lei sento di avere un legame a doppio filo da prima che nascesse. Fin da quando avevo 15 anni ho sempre avuto il desiderio di diventare padre di una donna forse perché non ho mai avuto una relazione duratura.

Questo è quello che racconti in “Giocattoli”?

Da piccolo parlavo più con Jeeg Robot che con le persone, per questo ho scritto questo pezzo.

Quali sono i pezzi a cui ti senti più legato?

Sicuramente “Portami via” è quello a cui voglio più bene poi ci sono anche “Giocattoli e “Sono anni che ti aspetto” in cui parlo della parte di me che mi è sempre piaciuta di meno.

FABRIZIO MORO_credito fotografico di Fabrizio Cestari 3 b

Cosa cambierà nel nuovo tour?

Dopo due tour molto simili tra loro, ci saranno tanti nuovi arrangiamenti a cui stiamo lavorando già da qualche mese. Ci sarà l’anteprima live il 20 aprile al Fabrique di Milano, poi un po’ di promozione del disco e l’inizio del vero e proprio tour il 26 e 27 maggio (Nuova data) al Palalottomatica di Roma. Nel frattempo abbiamo chiuso gli accordi per nuovi concerti in 20 città italiane, a breve vi dirò le date!

A proposito di suoni, anche in “Pace” si sente una forte ventata di novità…

A differenza dei miei precedenti album, questa volta mi sono affidato ad Antonio Filippelli e Fabrizio Ferraguzzo per la totale produzione del disco. Ho portato la mia band conservando la matrice di sempre con chitarra, basso e batteria registrando tutto in presa diretta. Il fatto è che con due produttori provenienti da un mondo completamente diverso dal mio doveva per forza crearsi un conflitto di interessi, il risultato è questo sound che mi piace molto di più. Finalmente avevo i mezzi per poterlo ottenere.

E tu “i mezzi” hai imparato a costruirteli a suon di canzoni che spesso hai donato a tanti artisti di grande successo.

Fin da quando ho scritto “Sono solo parole”, il percorso di autore ha sempre cercato di far fronte alla mancanza di compromesso con le multinazionali. Dopo quel brano, ho collaborato con tanti altri artisti ma tengo a sottolineare che ho sempre scritto per me stesso. I miei pezzi raccontano la mia vita, con i proventi dei diritti d’autore ho finanziato la mia etichetta e la produzione dei miei album. L’univa volta che ho scritto per un altro artista è stata per Fiorella Mannoia con due testi presenti nel suo album “Combattente”.

 Come è andato questo Sanremo?

Beh, direi che è andato nel mondo inverso a quello che mi aspettavo. Credevo che mi sarei classificato molto più in alto e che il pezzo avrebbe avuto un percorso lento. Reputavo “Portami via” un diesel, l’ho cantato anche male perché per tutta la settimana sanremese ho avuto un groppo in gola che non sono riuscito a sciogliere. Questa è stata la volta in cui ho avuto più paura, mi aspettavo delle conferme da me stesso, così come se l’aspettavano le persone che mi seguono.

Curioso che ti sentissi così, ormai il tuo canzoniere parla chiaro

Sentivo una certa ansia da prestazione, in realtà sono rimasto lontano dai riflettori per anni proprio per questo motivo. Penso che avessi paura di mettermi in gioco, questo è un limite che mi ha frenato spesso, il confronto con la realtà dei fatti mi ha sempre intimorito e, visto che il palco di Sanremo è il riflettore più grande in Italia, sentivo questa paura in modo più forte. Ho sempre temuto di perdere quello che avevo costruito, questa cosa mi succede anche quando pubblico un nuovo lavoro.

Alla luce di questi ragionamenti, come hai vissuto l’esperienza di insegnante ad Amici?

Questo programma lo affronto con serenità, trasparenza e lealtà nei confronti di me stesso. Anche “Amici” è stato terapeutico, mi ha aiutato ad aprirmi di più e a confrontarmi con tante persone tutte insieme. Maria De Filippi mi ha cercato per due anni ma mi spaventava confrontarmi con le critiche. Quando sbagli, i riflettori non perdonano eppure sto cercando di fare pace anche con questo fatto. Io faccio quello che posso, il resto lo lascio al destino.

Che rapporto hai con la libertà?

C’è stato un periodo in cui ho lavorato a “Sbarre”, un programma girato dentro al Piccolo teatro del carcere d Rebibbia, a pochi chilometri dal paese in cui ho vissuto da piccolo. Sono stato lì per un mese, entravo alle 10 e uscivo alle 18, parlavo con molti coetanei e con ragazzi più piccoli di me che erano lì per reati più o meno gravi. Ogni volta che uscivo mi mettevo nel traffico, prendevo l’aria in faccia e mi rendevo conto di quanto fossi fortunato. In quel momento mi sentivo in pace con il mondo circostante riuscendo a percepire cosa fosse davvero importante per me.

 Raffaella Sbrescia

Il 10 marzo partirà l’instore tour durante il quale Fabrizio Moro presenterà il nuovo disco con un mini live, accompagnato al pianoforte dal maestro Claudio Junior Bielli, e incontrerà i fans. Ecco le date aggiornate:

10 marzo a La Feltrinelli di Roma (Via Appia Nuova, 427 – ore 20.00)

11 marzo a La Feltrinelli di Napoli (Via Santa Caterina a Chiaia, 23 angolo Piazza Dei Martiri – ore 17.00)

13 marzo a La Feltrinelli di Milano (Piazza Piemonte, 2 – ore 18.30)

15 marzo a La Feltrinelli di Bari (Via Melo, 119 – ore 18.30)

18 marzo a La Feltrinelli di Torino (Stazione di Porta Nuova – ore 17.00)

20 marzo a La Feltrinelli di Bologna (Piazza Ravegnana, 1 – ore 18.00)

Questa la tracklist dell’album: “Pace”, “Tutto quello che volevi”, “Giocattoli”, “Semplice”, “Portami via”, “La felicità”, “L’essenza”, “Sono anni che ti aspetto”, “Andiamo”. “È più forte l’amore” (con Bianca Guaccero), “Intanto”.

Video: Portami via

XF10: Alla scoperta degli inediti. Roshelle è la favorita

Andrea Biagioni

Andrea Biagioni

La finale di X Factor 10 è alle porte ed è dunque tempo di bilanci. Mentre il carrozzone del talent show targato Sky si sta spostando al Mediolanum Forum di Assago per l’ultimo attesissimo appuntamento di questa stagione, ci siamo presi un po’ di ore per ascoltare meglio e metabolizzare gli inediti presentati ieri sera dai concorrenti. Partiamo subito col dire che i brani mettono in netta contrapposizione la scuola cantautorale italiana con le ultime tendenze mash up d’oltreoceano. Da un lato abbiamo, infatti, la poesia proposta dal neo eliminato Andrea Biagioni con “Il mare dentro”, l’inedito scritto dal bravissimo Diodato, e da Eva, che ha presentato “Voglio andare fino in fondo, scritto per lei da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro e arrangiato dagli Afterhours. In mezzo alle due correnti spicca il trascinante ed energetico funky vintage dei Soul System con “She’s like a star”. Alla riva opposta troviamo, dunque, l’avanguardia con le due finaliste di Fedez, tra le più seguite sulle piattaforme digitali e streaming. Se da un lato troviamo Gaia con “New Dawns”, prodotto da Luca Chiararavalli e Fausto Cogliati, scritto dallo stesso Chiaravalli, Chanty e Cesare Chiodo, dall’altro le si oppone Roshelle, la grande favorita di questa stagione, con “What u do to me”, prodotto dallo stesso Fedez insieme ai popolarissimi Merk&Kremont.

Roshelle

Roshelle

Inutile girarci attorno: nonostante lo scetticismo generale relativo alla scelta della lingua inglese, c’è da dire che quest’ultimo brano è proprio quello che ha qualcosa da dire al mercato discografico attuale. La stessa Roshelle mostra di possedere le carte in regola per esportare un nuovo modello musicale nato in Italia ma di impostazione esterofila. A confermarlo ci sono tutte le scelte fatte finora dalla cantante e dal suo lungimirante giudice. I brani degli altri ragazzi sono sicuramente di ottima fattura ma non possiedono quello stesso potenziale per reggere il confronto con l’agguerrita concorrenza. Non rimane che scoprire quale sarà il verdetto della finalissima, consci del fatto che la giuria ha già dimostrato di aver perso il mordente necessario per dare adito a dibattiti costruttivi. Troppi complimenti e la scelta di affidarsi al tilt per l’ultima eliminazione prima della finale hanno lanciato un campanello d’allarme per la prossima edizione. Più carisma, più coraggio, più incoscienza renderebbero il talent appetibile in maniera ineguagliabile.

 Raffaella Sbrescia

Ascolta qui gli inediti:

Gaia: New Dawns

Roshelle: What u do to me

Soul System: She’s like a star

Andrea Biagioni: Il mare dentro

Eva: Voglio andare fino in fondo

Oronero: ecco l’atteso ritorno di Giorgia.

Giorgia - Oronero

Giorgia – Oronero

A tre anni di distanza dal successo dell’album “Senza paura”, GIORGIA torna sulle scene discografiche con ORONERO”, il singolo che anticipa il nuovo omonimo album di inediti dell’artista, in uscita il 28 ottobre(Microphonica/Sony Music Italy). Da oggi 30 settembre sarà inoltre possibile acquistare in preorder su iTunes l’album “Oronero”, ottenendo subito come instant gratification il singolo che dà il titolo al disco. Il nuovo progetto discografico va a consolidare la collaborazione tra Giorgia, conosciuta in tutto il mondo per le sue incredibili doti vocali e la sua potente carica interpretativa, e il produttore Michele Canova, già insieme nei precedenti due album, “Dietro le apparenze” (2011) e “Senza paura” (2013).

Questa la tracklist di “Oronero: “Oronero”, “Danza”, “Scelgo ancora te”, “Credo”, “Per non pensarti”, “Vanità”, “Posso farcela”, “Come acrobati”, “Mutevole”, “Tolto e dato”, “Amore quanto basta”, “Sempre si cambia”, “Grande maestro”, “Regina di notte”, “Non fa niente”.

GIORGIA incontrerà il pubblico e presenterà il nuovo disco il 28 ottobre al Mondadori Store di MILANO (Piazza Duomo, 1 – ore 18.00), il 29 ottobre a La Feltrinelli di ROMA (Via Appia Nuova, 427 – ore 17.00) e il 5 novembre a La Feltrinelli di NAPOLI (Via Santa Caterina a Chiaia, 23 / Angolo Piazza Dei Martiri – ore 17.00).

Ecco il testo del brano:

Parlano di me
Una donna facile
Con le difficoltà
di un giorno semplice

Parlano di te
Che sei fragile
Ma cammina a testa alta
Senza chiedere

Parlano di lui
Uno stronzo senza fine
Che si perde sotto le prime luci di aprile

Dicono di me che rimarrò da sola
Ma ne tempo ho scelto e so che ne rimarrà una di me
Una di me

Parlano di te che non hai regole
La gente parla quando non ascolta neanche se
Parlano di me che non mi amo davvero
Ma una carezza sul mio viso è il mio primo pensiero

Parlano di noi
Che abbiamo tutti contro
Ma tu sei come me so che rimarrai al mio fianco

Dicono di me
Non sono più com’ero
E questa sono io
E loro sono oro nero
Oro nero
Oro nero

Parlano di te
Un uomo che si perde
Ma dà un abbraccio
Alla vita che poi li protegge

Parlano di lei
Una donna senza cuore
Ma che chiede solamente di trovare amore

Dicono di me che non so consolare
Ma sono qui davanti a te e mi prendo il tuo dolore

Parla un po’ con me
Che sono come te
E le parole sono aria e sanno fare male
Devi saperle usare

Parlano di te
Che non hai regole
La gente giudica e non sa neanche lei perché

Parlano di me
Che non mi amo davvero
Ma una carezza sul mio viso
La vorrei sul serio

Parlano di noi
Che abbiamo tutti contro
Ma tu sei come me so che rimarrai al mio fianco

Dicono di me
Non sono più com’ero
E questa sono io
Non lo voglio l’oro nero
Oro nero
Oro nero

Parlano di te che tu non puoi cambiare
Ma nella vita hai fatto passi per potere amare
Parlano di me
Ci credo per davvero
Le tue parole per me son oro
Basta, oro nero.

Ascolta qui “Oronero”

Giò Sada presenta l’album Volando al contrario: “Non si può fare un disco in due mesi, la mia è musica artigianale non è roba da supermercato”

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Venerdì 23 settembre esce “Volando al contrario”, il primo album di inediti di GIÒ SADA, vincitore di X Factor 2015. Ci sono voluti 9 mesi per dare vita a quello che potremmo definire un sogno lucido, un progetto curato in ogni dettaglio in grado di rappresentare al meglio il mondo sonoro di un giovane artista dalle idee ben chiare. “Volando al contrario” si presenta come un atto di coraggio e di ambizione: prendersi del tempo per restare fedeli a se stessi senza snaturare la propria identità. L’album si articola in 12 tracce, alcune composte già prima dell’ingresso di Giò nel programma, altre nate nel corso dei tour, altre ancora integralmente composte e arrangiate dopo la fine del talent. Ogni sfumatura della sua personalità artistica trova il proprio spazio, attraversando diverse sonorità e atmosfere: da una dimensione pop a una più rock, passando per una vena più autenticamente cantautoriale.  I brani sono stati scritti e composti da Giò insieme alla sua band BariSmoothSquad, al compositore Stefano Milella dei Fabryka / Big Charlie e a Matteo Palieri (aka Ganzo); la produzione è stata invece affidata a due teste di serie del panorama musicale italiano, Luca Rustici e Luca Chiaravalli.

Intervista

Bentornato Giò Sada. Raccontaci come mai hai scelto di aspettare così tanto per questo primo lavoro discografico.

Io e la mia band veniamo da una scuola musicale di un certo tipo: la gavetta che abbiamo fatto e le persone con cui abbiamo lavorato e condiviso questo percorso sono molto attente alla qualità del lavoro, dei suoni e dei testi. L’idea di partecipare ad X Factor è stata una provocazione. In un primo momento il nostro obiettivo era quello di far penetrare il nostro mondo in un altro mondo e studiarne le dinamiche. Io vi ho partecipato con l’idea di fare un percorso completamente diverso. Capisco il rischio che il pubblico non capisca certi ragionamenti però credo che abbiamo un valore, siamo degli artigiani, una sorta di orto biologico, abbiamo dedicato il nostro tempo a queste canzoni e sono convinto di questa scelta.  Penso che, se avessi seguito le tappe di un percorso standard, non avrei dato quello che volevo. Non ho cercato la smania del successo e dell’apparire, la musica non è quello, so che ci sono persone che si dedicano alla musica per un altro motivo ma non è questo il caso.

Ti aspettano due date in America. Come le vivrai?

Voglio suonare e farlo il più possibile. In America terrò due concerti chitarra e voce, un po’ alla Bob Dylan. Finora non sono mai uscito dal continente, ho sempre detto che se fossi andato in America, ci sarei andato per suonare e così sarà

Quali sono le tue influenze musicali?

Credo che non ci sia un genere in particolare da seguire, mi piace l’attitudine rock e non solo nella musica. Non voglio limitarmi nello sperimentare, fin da bambino sono stato abituato ad ascoltare tutta la musica anche se il punk rock è stato la mia scuola. All’interno di questo progetto ci siamo lasciati contaminare insieme ai produttori.

E per quanto riguarda la parte grafica e fotografica del disco?

Le grafiche sono di Jonny Egon, le foto del booklet sono state realizzate da Daniele Notaristefano che ha recentemente ritirato un premio al Moma di New York. Ho voluto coinvolgere le maestranze locali che, per motivi geografici, forse non avrebbero avuto l’opportunità di partecipare ad un progetto del genere.

Quanto e come ti ha seguito il pubblico in questi mesi?

Nel corso del tempo si è creata una famiglia on line, il cui nome è Baell family. Le persone si sono appassionate moltissimo alla nostra visione artistica e al nostro modo di fare. In questi mesi abbiamo suonato tanto, in ogni instore ci siamo esibiti riscontrando un grande supporto da parte del pubblico. La cosa più bella è stato vedere come molti non si aspettavano che facessimo musica in modo diverso da quello che pensavano.

Quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato?

 Questo è un progetto in cui ci siamo buttati a spallate, ci siamo trovati in una situazione che non conoscevamo e in cui dovevamo ambientarci. Una volta inquadrata la direzione, abbiamo intrapreso la strada nel modo che ci era più congeniale. Non ho alcun piano B, o faccio musica o mi arrangio.

Giò Sada - ph Daniele Notaristefano

Giò Sada – ph Daniele Notaristefano

Visto che in questo album ci sono testi risalenti a diversi momenti della tua vita, come è cambiata la scrittura nel tempo?

Ogni canzone è figlia del momento in cui stavo scrivendo. Tutto nasce dall’improvvisazione poi, così come avviene in teatro, c’è un regista che scrive una partitura. Le mie canzoni nascono spesso quando mi sento insofferente. Le prime volte mi arrabbiavo e mi isolavo, ora invece ho capito che il momento dell’insofferenza è proprio quello perfetto per scrivere. All’inizio non è semplice capire il significato di ciò che hai scritto, tutto prende forma con calma e acquisisce una propria identità. I testi sono parte integrante delle canzoni, spesso si scrive per assecondare la musica, io invece credo che ci voglia lo stesso grado di interazione tra musica, testo e voce.

Vieni da una famiglia di artisti, quando hai capito che la musica era la tua strada?

Da bambino ho ascoltato un’infinità di roba. Ho ascoltato veramente di tutto ma se devo citare un artista, nomino Eric Clapton, lui è il mio preferito.

Che valore ha il brano “Ciò che lascio”?

Si tratta della prima canzone che ho registrato in vita mia. Avevo 19 anni e all’epoca il brano ebbe un buon riscontro, ben 10 etichette ne realizzarono 1000 copie, un fatto assolutamente straordinario per me. Da lì è iniziato tutto.

E la scelta di incidere “Il rimpianto di te” in questa magica versione piano e voce?

Questa è la vera dimensione di questa canzone. Io ed Ernesto Vitolo l’abbiamo registrata in un momento di grande intesa e senza metronomo. Ho voluto modificare il testo in “le mie battaglie morali” per poter lanciare un messaggio preciso: mi sono conquistato il diritto di fare un disco in questo modo.

In che senso?

Ho voluto cambiare le regole del gioco, dare un’impronta nuova, creare un precedente che potesse dare anche ad altri la stessa possibilità. Proponiamo musica che è artigianato non è roba da supermercato.

Qual è il tuo contesto congeniale?

Il live è la situazione più “cicciotta”. Mi piacciono i concerti che propongono ricchi muri di suono e lì che mi ritrovo al meglio. Dopo i concerti non mangio mai, mi ci vogliono un paio d’ore per smaltire l’adrenalina in circolo.

In questo album convivono diverse anime. In un brano come “Lago”, ad esempio, emerge una sfaccettatura inedita della tua voce…

Il mio amico Matteo Palieri ha scritto un giro di accordi mentre ero ad X Factor. In quel periodo non potevamo sentirci e così ne è venuta fuori questa canzone che verte sul tema dell’amicizia.

Che importanza ha per te il tempo?

Si tratta di una filosofia di vita. Tenere in considerazione di passato rappresenta un valore aggiunto per mantenere un’integrità psicologica nel nostro presente.

Cos’è che manca, secondo te, per il vero salto di qualità?

Sicuramente la predisposizione mentale all’autoanalisi. Anche per questo motivo ho voluto partecipare ad X Factor e penso che anche Manuel Agnelli sia lì per lo stesso motivo. Trovo che sia giusto diffondere il concetto secondo cui sei tu che cambi il mezzo e non il mezzo che cambia te. Non si può fare un disco in due mesi, sarebbe come far crescere l’insalata con il diserbante.

Giò Sada - ph Daniele Notaristefano

Giò Sada – ph Daniele Notaristefano

Come sarà il tuo nuovo tour e cosa metterai in scaletta?

Adoro il live perché posso fare praticamente quello che voglio. Ovviamente ci saranno tutti i pezzi del disco con diverse intro ed outro, inseriremo anche cose inedite strumentali e ci divertiremo un mondo. A dirla tutta non vedo l’ora di mettermi a lavorare al prossimo disco!

Cosa di dici dell’iniziativa “Nowhere Stage”?

Si tratta di live destrutturati in cui ci mettiamo in gioco senza limiti. Recentemente siamo stati alle Grotte di Castellana, prossimamente ne vorremmo fare uno su un peschereccio. Mi piace l’idea di costruire una colonna sonora che si sposi con il contesto in cui nasce. Che bello poter suonare ovunque!

Raffaella Sbrescia

Questa la tracklist del disco: Volando al contrario, Sogno lucido, Una crepa, Lago, Deserto, Esistente, Sto bene anche da solo, You should have called me, Ciò che lascio, Isola, Il rimpianto di te, Come away with me

 Tour instore

Venerdì 23 settembre

BARI - La Feltrinelli (Via Melo 119, ore 15:00)

LECCE - La Feltrinelli (Via Templari 9, ore 18:00)

Sabato 24 settembre

SALERNO - La Feltrinelli (C.so Vittorio Emanuele 230, ore 14:00)

NAPOLI - La Feltrinelli (Stazione Centrale Piazza Garibaldi, ore 17:00)

Lunedì 26 settembre

ROMA - Discoteca Laziale (Via Mamiani 62, ore 16:00)

LATINA - La Feltrinelli (Via A. Diaz 10, ore 18:30)

Mercoledì 28 settembre

VARESE - Varese Dischi (Via Manzoni 3, ore 15:00)

MILANO - La Feltrinelli (Piazza Piemonte, ore 18.00)

Giovedì 29 settembre

TORINO - Mondadori Megastore (Via Monte di Pietà 2 ang. Via Roma, ore 17:00)

Venerdì 30 settembre

PADOVA - Mondadori Bookstore (Piazza Insurrezione 3, ore 15:00)

VERONA - La Feltrinelli (Stazione di Porta Nuova, ore 18:00)

DATE ALL’ESTERO

Mercoledì 12 ottobre 2016

NEW YORK - Highline Ballroom (Acoustic set opening for Max Gazzè)

Lunedì 24 ottobre 2016

LOS ANGELES - Whisky a Go Go (Acoustic set opening for Negrita)

TOUR

Giovedì 1 Dicembre 2016

Roma, Quirinetta Cafè – via Marco Minghetti, 5

Venerdì 2 Dicembre 2016

Roncade (TV), New Age – via Tintoretto 14

Sabato 3 Dicembre 2016

Cesena, Vidia Club – via S. Vittore

Sabato 10 Dicembre 2016

Bari, Demodè –  via dei Cedri 14

Giovedì 15 Dicembre 2016

Torino, Chalet del Valentino – viale Virgilio 25

Venerdì 16 Dicembre 2016

Firenze, Viper Club – via Lombardia

Sabato 17 Dicembre 2016

Senigallia (TV), New Age – via Tintoretto 14

FB: https://www.facebook.com/giosadaofficial/

TW: https://twitter.com/GiSada1

INSTAGRAM: https://www.instagram.com/gio.sada/

SNAPCHAT: @giosada

Video: Volando al contrario

Fiorella Mannoia torna con “Combattente”, un nuovo album di inediti

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A distanza di due anni dal suo ultimo progetto discografico, il 28 ottobre esce “COMBATTENTE”, il nuovo album di inediti di FIORELLA MANNOIA anticipato dall’omonimo singolo, in radio e in digitale dal 23 settembre.

«Tutti combattiamo – dichiara Fiorella Mannoia –  Per un’idea, un amore, un’ingiustizia, un traguardo… in generale per il diritto di essere felici».

Molte le “firme” che hanno collaborato alla realizzazione dell’album, autori della nuova generazione, ma anche storici nomi della canzone d’autore: Ivano Fossati, con il quale Fiorella torna a collaborare dopo qualche anno, poi Giuliano SangiorgiFederica Abbate, CheopeFabrizio MoroAmara, ma anche la stessa Fiorella Mannoia insieme a Bungaro e Cesare Chiodo.

Fiorella Mannoia

Fiorella Mannoia

Dalle ore 16.00 di oggi, giovedì 15 settembre, nel circuito Ticket One e nei punti vendita autorizzati saranno in prevendita i biglietti del “COMBATTENTE IL TOUR” che vedrà Fiorella live sui palchi dei più prestigiosi teatri italiani da dicembre.

Queste le date:

1 dicembre – Bergamo (Teatro Creberg)

2 dicembre – Brescia (Teatro Pala Banco)

4 dicembre – Firenze (Teatro Verdi)

5 dicembre – Bologna (Teatro Europauditorium)

7 dicembre – Ancona (Teatro Delle Muse)

9 dicembre – Bari (Teatro Team)

10 dicembre – Cesena (Nuovo Teatro Carisport)

12 dicembre – Milano (Teatro Degli Arcimboldi)

15 dicembre – Padova (Gran Teatro Geox)

16 dicembre – Torino (Auditorium Del Lingotto)

17 dicembre – Sanremo (Teatro Ariston)

20 dicembre – Livorno (Teatro Goldoni)

22 dicembre – Roma (Auditorium Parco Della Musica)

Nell’album “Combattente” sarà contenuta anche Perfetti Sconosciuti, il brano scritto da Fiorella Mannoia con Cesare Chiodo e Bungaro e che le è valso (al suo debutto come autrice e interprete di una colonna sonora) il Nastro D’Argento 2016 per la “Migliore Canzone Originale” nell’omonimo film diretto da Paolo Genovese.

Una ritrovata passione, quella per il cinema, per Fiorella, che presto tornerà sul grande schermo nel film di Michele Placido “7 Minuti”, nelle sale dal 3 novembre, in cui recita il ruolo di una delle protagoniste.

“Scriverò il tuo nome”. Il nuovo album di Francesco Renga segna un passaggio importante nella carriera dell’artista. Intervista

cover Sciverò il tuo nome

“Scriverò il tuo nome” è il nuovo album di Francesco Renga. Pubblicato per Sony Music lo scorso 15 aprile, il disco è composto da 12 brani inediti scritti, composti e prodotti tra Milano e Los Angeles e sarà disponibile in tre versioni: standard, deluxe con 14 inediti e un package che contiene alcuni disegni inediti di Francesco Renga e in vinile. Prodotto da Michele Canova Iorfida, “Scriverò il tuo nome” segna un nuovo passaggio all’interno del percorso artistico di Francesco Renga che, per questa specifica occasione, ha voluto confermare alcune importanti collaborazioni ma si è anche avvicinato a nuovi giovani autori. Renga firma con Fortunato Zampaglione “Spiccare il volo”, “Perfetto”, “Migliore”, “Così diversa”. Con Ermal Meta firma “Il Bene” e con Dario Faini collabora in “Rimani Così”. Con Diego Calvetti torna a lavorare sui brani “13 maggio” e “A meno di te”. Nuove sono le collaborazioni tra Francesco e Tony Maiello co-autore di “Guardami Amore”, “Scriverò il tuo nome”, e “Cancellarti per Sempre”, con Matteo Valicelli ha scritto il brano intitolato “Sulla Pelle” e con Francesco Gabbani “L’amore sa”. Nek, insieme a Renga, Luca Chiaravalli e Davide Simonetta ha firmato, invece, “I nostri giorni”. Dopo il successo dell’avventura live del 2015, suggellata dal concerto evento all’Arena di Verona, Francesco Renga tornerà sul palco nel 2016 con un grande live il prossimo 15 ottobre al Mediolanum Forum di Assago a Milano, organizzato da F&P Group, di cui saranno effettuate anche delle registrazioni televisive.

 Intervista

Francesco, questo album arriva dopo un biennio di lavoro molto intenso…

Sì, ci ritroviamo dopo aver lavorato a tantissime canzoni. Queste 14 sono state estrapolate da una rosa molto più ampia, una grande moltitudine di pezzi da cui sono arrivati quelli giusti. “Scriverò il tuo nome” è un disco che parla in modo molto diretto, semplice e smaccato dell’unica cosa di cui si parla in tutte le canzoni, ovvero l’amore, un sentimento che muove un pò tutto e che sicuramente muove la mia vita.

 Una dichiarazione di intenti molto precisa…

 L’amore è difficile da definire. Ogni volta che cerchiamo di raccontarlo, il nostro racconto inizia sempre dentro di noi e comincia con un volto e quel volto ha sempre un nome, il suo. Ma chi ascolterà la nostra storia, lo farà attraverso il proprio sguardo e quel volto cambierà nome e quel nome cambierà ancora, ogni volta, in mille altri nomi sempre diversi e sempre uguali. E quel nome diventerà il suo nome per tutti, si trasfigurerà, eterno e assoluto, ma sempre diverso, e sarà il tuo nome. Questo è il mio racconto.

Quali sono le novità di questo disco?

 Dal punto di vista stilistico è un album molto eterogeneo ma con delle linee precise. Aver scritto con giovani autori mi ha consentito di concentrarmi su quello che mi interessava, mi ha dato modo di scegliere una scrittura diversa, più contemporanea, più vicina al mood dei tempi e al mercato. Il mio modus operandi è molto cambiato in questi anni; Canova è il deus x ex machina dell’album. Fino ad ora ho sempre pubblicato dei dischi-foto di un particolare momento, questo è, invece, quello più proiettato al futuro, una fotografia in divenire, il Renga che verrà. Abbiamo usato molta elettronica, c’è un approccio al canto differente grazie a delle strofe serrate, con parole che vanno dette e sottolineate, il canto si e asciugato in modo preciso, diretto, efficace, moderno, contemporaneo.

Francesco Renga

Francesco Renga

Qual è il significato dei disegni che hai incluso nel booklet del disco?

Il disegno è una passione che ho sin da quando ero bambino. Si tratta di una forma di evasione, mi capita di farne senza un obiettivo particolare e ritrovarne di continuo senza ricordarne la genesi. Non è stata una scelta studiata a tavolino, i miei collaboratori mi hanno chiesto di inserirne una piccola parte e questo è il risultato.

Come si combinano tra loro il tuo profilo privato e quello pubblico?

La mia vita privata è sempre entrata nei miei album e nei miei progetti; non si può non essere autobiografici. La scrittura è una forma d’arte che serve per raccontarsi per cui è ovvio che in un quadro o in un disco ci sia tutto quello che ci attraversa, i nodi esistenziali, le paure, il modo di sentirsi inadeguati alla vita. In questo album ci sono molti episodi della mia vita recente, sono stati due anni travagliati ma oggi sono molto sereno e penso che questo si evinca dall’album. I miei figli sono molto lucidi, sono due bimbi meravigliosi, ci hanno permesso di superare questo momento difficile in modo elegante e soprattutto sereno.

Come descriveresti questo tuo nuovo lavoro?

Credo di aver fatto un attimo lavoro, non cambierei nulla di questo disco anche perché per la prima volta mi capita di sorprendermi ad ogni ascolto. Abbiamo fatto un grande lavoro di arrangiamento con soluzioni di scrittura che mi hanno suggerito gli autori. Questa volta ho usato un linguaggio che io non ho perchè arrivo da un altro mondo, il fatto di essere riuscito ad asciugare la voce e a renderla cosi precisa, ficcante, perentoria è la parte più rivoluzionaria. Mi stanco facilmente, mi annoio, ho sempre voglia di esplorare, mettermi in gioco e in discussione, è una mia caratteristica. Sono passato da un’orchestra sinfonica al rock, ho fatto diversi esperimenti e mi piace interagire con persone che ti danno la possibilità di farlo. Non smetterò mai di ringraziare i miei collaboratori; già con “Tempo Reale” mi sono messo a confronto con autori più giovani e con un linguaggio diverso. Oggi ho fatto un ulteriore passo indietro e ho ascoltato. Non ho cambiato il mio modo di interpretare la voce, ho modificato l’approccio al mio lavoro, la cosa più difficile e intrigante è stata reinventarmi per dare una direzione diversa alla mia peculiarità piu riconoscibile ovvero il canto. La lungimiranza di un artista sta nel circondarsi di persone, autori, produttori, un team che gli dia la possibilità di fare bene quello che vuole fare.

Francesco Renga

Francesco Renga

Una vera e propria presa di coscienza…

Il caposaldo del mio percorso è stata “Angelo”, un brano che, proposto oggi, non porterebbe risultati. Il tempo in cui stai operando cambia il modo di fare il tuo lavoro, “Angelo” comprendeva una serie di cose che si sono Allineate contemporaneamente, oggi invece vale il lavoro scientifico. Sono un autore più per necessità che per virtù, faccio il mio e credo di farlo abbastanza bene, ho una sensibilità nel riconoscere una canzone bella da una brutta e nell’ interpretarla dignitosamente affidandomi alla mia voce.

C’è una faccia dell’amore in cui ti riconosci di più?

Ci sono canzoni e tracce più descrittive ma sono tutte sfaccettature della stessa cosa, sono tutte parti di un universo unico.

Il videoclip di “Guardami amore”, il primo singolo estratto dall’album, si conclude con un messaggio preciso: “E’ inutile per l’uomo conquistare la luna, se poi finisce per perdere la terra” (F. Mauriac).

Ho due figli piccoli e credo che chi, come me, può permettersi di spendere due minutì del proprio tempo per far arrivare un piccolo messaggio a sostegno del nostro pianeta lo debba fare ogni volta che può.

Raffaella Sbrescia

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Video: Guardami amore

Renato Zero presenta “Alt”: Non mi arrendo, questo non è un mondo dove si può stare ad aspettare la manna.

 Copertina Album Alt - Renato Zero - Tattica_m

Unico, rivoluzionario, libero, precursore, provocatore. A tre anni dal doppio progetto di “Amo”, incentrato su tematiche più intime e riflessive, Renato Zero torna, forte di rinnovata passione e spirito di denuncia, ai grandi temi sociali e alle battaglie civili con “ALT”, il nuovo disco pubblicato lo scorso 8 aprile. In questi 14 brani inediti trovano spazio i temi della fede, della violenza, dei giovani, del lavoro, del destino dell’arte, dell’amore in tutte le sue declinazioni, dell’ecologia, delle politiche d’accoglienza e dei nuclei affettivi. Tutti i brani del disco, prodotto da Renato Zero e Danilo Madonia, sono stati scritti dall’artista romano insieme ad autori e compositori come Vincenzo Incenzo, Danilo Madonia, Maurizio Fabrizio, Phil Palmer, Valentina Parisse, Luca Chiaravalli, Mario Fanizzi e Valentina Siga. La cover dell’album e le foto contenute nel booklet sono state realizzate dal fotografo Roberto Rocco. A breve Renato Zero tornerà anche in tour: l’1 e 2 giugno, infatti, l’artista si esibirà nella prestigiosa location dell’Arena di Verona, dove incanterà il pubblico con i suoi successi di sempre e presenterà per la prima volta dal vivo i nuovi brani contenuti nell’album “Alt”.

Intervista

Renato, perchè un nuovo album?

Perchè non mi arrendo. Dovrete sopportare il mio modo assurdo di combattere l’industria discografica. La scuola non può essere abbandonata proprio mentre stiamo per laurearci. Io voglio laurearmi con i voti che io e la musica ci meritiamo. Faccio un appello a voi giornalisti: salvatela e non chiamatela più musica leggera. Bisogna rendersi conto del fatto che il giorno in cui l’artista indossa le pantofole ha smesso di dire qualcosa al mondo. La sofferenza è un’amica eccezionale ed è madre della crescita, madre della saggezza, della sopportazione, della rivoluzione. Questo disco si rivolge a chi non vuole stare in panchina.

Tornerai all’Arena di Verona, dal cui palcoscenico manchi dal 1998. Saranno due tappe uniche per presentare questo progetto…

Sono felice di tornare a Verona perchè mi deve tre malleoli. Questa è la promozione più diretta e autentica per far conoscere un disco al pubblico. Devo recuperare la sfida con me stesso, se non metto in moto il motore ogni tanto, si blocca. La scelta di Verona non è casuale, insieme all’Emila, al Piemonte e alla Toscana sono le regioni che mi hanno maggiormente appoggiato agli inizi.

E la stampa?

Vi temo ma vi esorto a comprendere la mia attuale stagione artistica. I miei collaboratori storici  hanno assecondato la mia musica, li ringrazierò negli spettacoli e spero che vengano a trovarmi. Oggi tremo come a Festival di Sanremo, ho perso l’abitudine a incontrare tanta gente insieme e a stare sul palco.

Renato Zero_ph. Roberto Rocco

Renato Zero_ph. Roberto Rocco

A cosa si ispira “Il cielo è degli angeli”?

Ho scritto questo brano a fronte di un’epidemia di separazioni di coppie. Per come la interpreto io la separazione è una guerra a oltranza, lo trovo penalizzante soprattutto in presenza di figli, ho scritto agli angeli affinchè non venga buttata all’aria una promessa d’amore, lo richiedono i termini della nostra esistenza. Sono un frequentatore della strada, sentivo la necessità di accarezzarci e di rassicurarci.

Perché “Alt”?

Correre non è appagante, lo vedo con i miei affetti più vicni, quando impegno tutte le mie energie ne soffre qualcuno, in un momento come questo non si può non interessarsi agli altri.

“Chiedi” è un testo omnicomprensivo?

Vorrei puntare l’attenzione su un fenomeno eloquente, molti sindacalisti finiscono a Montecitorio, un fatto paradossale e incomprensibile. Io non ce l’ho coi sindacati, ce l’ho con l’ostruzione che rallenta il cammino. Molta televisione attuale non lascia apparire le persone per come sono realmente, è nata una nuova qualifica, quella del tuttologo che interviene su tutto. Questo malessere passa attraverso i pori della pelle di un artista. I miei genitori erano persone semplicissime, hanno avuto in casa il fenomeno, lo hanno accettato, condiviso e sopportato nel suo persistere. Io appartengo ai vostri disagi, ai vostri malesseri e dolori, all’ abbraccio sincero di un rapporto affettivo che trova sempre meno tempo per essere applicato.

Renato Zero_ph. Roberto Rocco

Renato Zero_ph. Roberto Rocco

“Gesù” è una preghiera laica? Lasci intravvedere la tua anima cristiana?

I musulmani hanno forse estremizzato questo esercizio con atto di grande sottomissione, noi mangiamo carne e facciamo tante cose poco ortodosse; l’assenza di Gesù si sente moltissimo, non parliamo di quella di Dio, sarebbe da farci un dibattito. Gesù siamo noi mentre Dio potrebbe essere un’identità lontana, Gesù deve tornare tra noi, a casa sua, ma questo dipende dalla nostra volontà, non è questo il mondo dove si può stare ad aspettare la manna.

Come si scrive un disco con così belle canzoni?

La canzone è un atto d’amore, un tentativo di coinvolgere gli altri in un sentire di un momento magico, sia esso leggero e più intellettuale e profondo, cerco di evitare di dire cose facendo dei cloni. Su Mtv si prendono loop, si fanno copia e incolla, le donne soprattutto si omologano. Quello che manca da noi è la scrittura magnifica, la scoperta di arrangiatori, ringrazio Danilo Madonia per aver arrangiato questo disco con una dedizione che raramente ho visto altrove. Il coinvolgimento dei musicisti è una cosa opportuna e intelligente, se li trattiamo come delle colf, il lavoro diventa offensivo. A parte certi meravigliosi visionari che hanno fatto la storia della letteratura e della poesia, noi cantiamo quello che viviamo e anche il tempo in cui viviamo. Questo disco si differenzia dagli altri perchè parla del presente, del qui e ora, e lo fa con una metrica insolita.

Renato Zero_ph. Roberto Rocco

Renato Zero_ph. Roberto Rocco

In qualità di Maestro di musica, di vita, d’amore. Quale appello fai ai giovani italiani?

 La pratica e la passione vengono prima di tutto, se mancano queste cose decade una serie di schioppettii e di accensioni. Bisogna avere il coraggio di uscire dai network e da Internet, l’ ho ripetuto una miriade di volte. Il web è uno strumento da prendere con le molle, c’è tanta solitudine in rete che genera depravazione.

“In questo misero show” è un brano in cui punti il dito anche contro il pubblico…

L’ ultimo ad avere la parola è sempre il pubblico, il quale stabilisce il valore e la validità di  un lavoro. Se il pubblico non è educato all’ascolto è anche perchè c’è un disegno più alto che ci vuole più ignoranti.

Senti la nostalgia di quando c’era di più da dimostrare?

Sapere che esistevano Brian Eno, Pink Floyd, David Bowie ci spingeva a superare i nostri limiti.  Ora lo standard si è notevolmente abbassato, si vendono pochissime copie ma non si può dare la colpa agli artisti, oggi si parla di musica in modo velleitario.  Personalmente ho preso pugni e schiaffi, a subire si impara, poi però bisogna che la gente capisca che l’Italia così non funziona, c’è bisogno di regole,  di una famiglia che possa garantire una solidità, una complicità. Questo è un disco che non privilegia nessuno. Nessuno si può permettere il lusso di giudicare. La famiglia è comunque un bene, un modo di fare unione, di non stare soli, io ho adottato un figlio per non stare da solo, non vedo perchè tutto questo debba essere un problema. Ognuno deve applicare con coscienza quello che ritiene meglio. Sono un sollecitatore, non mi piace stare zitto, cerco di stimolare gli interventi della gente, soprattutto quelli che hanno la voce più esile e che non hanno raccomandazioni. Infine non mi sento di rinnegare nessuno, tutti fanno parte del mio percorso, ringrazio pure quelli dalla battuta facile perché mi hanno fatto scrivere cose bellissime.

Raffaella Sbrescia

Questa la tracklist del disco “ALT”:

“Chiedi”, “In questo misero show”, “La lista”, “In apparenza”, “Il cielo è degli angeli”, “Il tuo sorriso”, “Perché non mi porti con te”, “Gesù”, “La voce che ti do”, “Nemici miei”, “Vi assolverete mai”, “Alla tua festa”, “Rivoluzione”, “Gli anni miei raccontano”.

Video: “Chiedi”

“On”: Elisa emoziona con leggerezza nel suo nuovo album di inediti

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Pubblicato lo scorso 25 marzo “ON” è il nono album in studio di Elisa. Il disco arriva a circa due anni e mezzo di distanza dal precedente “L’anima vola” e raccoglie 13 canzoni tutte scritte dalla stessa Elisa tranne “Waste your time on me”, scritta da Jack Savoretti. “On” segna una rottura con le precedenti produzioni della cantautrice: una netta preferenza per la musica elettronica, declinata in diverse forme, attraversa, infatti, la nervatura delle nuove canzoni di Elisa che, se a primo impatto, sembrano docili e mansuete, nel giro di pochissimi secondi si rivelano impetuose e travolgenti. Le registrazioni dell’album si sono svolte a più riprese, insieme ad un ristretto di musicisti: alle tastiere Christian Rigano, alle chitarre Andrea Rigonat, al basso e alle programmazioni lo stesso Curt Schneider, alle drum machines e alle percussioni Victor Indrizzo.

Elisa ph Carolina Amoretti

Elisa ph Carolina Amoretti

Il primo brano in tracklist è “Bad Habits”: un ponte tra le radici anni ’90 dell’artista ed un modo di scrivere più contemporaneo; ispirata da produzioni americane e contaminata dall’elettronica, la canzone è stata scritta insieme alla sua band, due giorni dopo il suo matrimonio. Chiusa nel cassetto per diversi anni “Love me forever” prende vita in questo album per omaggiare le produzioni americane anni 60 di Phil Spector. L’anima soul di “Love as a kinda war” si traduce all’interno delle trame struggenti di “tira e molla” sentimentali. Dedicata a tutti combattenti “Hold on for a minute”, mostra un’Elisa più agguerrita rispetto ai brani precedenti. Unica e singolare “Waste your time on me”, una canzone figlia del genio folk di Jack Savoretti,  che Elisa ha fortemente rivisitato regalandole una nuova dimensione in cui sia lei che l’autore si sono ritrovati a pennello. Incentrato sul conflitto tra genitori e figli “With the hurt” racconta paure, incomprensioni, inibizioni, maschere. La stessa Elisa definisce, invece, “Catch the light” come il brano più astratto e visionario del disco.

Elisa ph Carolina Amoretti

Elisa ph Carolina Amoretti

Ispirato agli anni ottanta, “Peter Pan” è nato durante l’esperienza di Amici e testimonia una nuova apertura artistica di Elisa. Potente ed evocativo “No hero” è il brano più forte dell’album in cui l’artista ci invita a credere nei sogni a tutte le età. “Ready now” è un brano controverso, lo spirito è combattente, a volte sarcastico. La mazzata emotiva arriva con “Bruciare per te”, una canzone nata da una poesia che Elisa ha scritto per suo marito Andrea Rigonat. Scritto durante la partecipazione ad Amici dello scorso anno, momento particolarmente creativo per l’artista, il brano racchiude una ritmica ed un testo mozzafiato. L’album si chiude con “Sorrido già” un brano classico che, attraverso i contributi di Giuliano Sangiorgi ed Emma Marrone, vive un moto in crescendo particolarmente vivo sul finale. Gioco e sperimentazione caratterizzano questo vasto e vivo materiale che Elisa mette sul piatto dimostrando tanti modi diversi di approcciare la musica. Leggero ad un primo ascolto, sempre più intendo con una reiterata listening session, “On” testimonia una tensione emotiva dirompente che, sebbene potrebbe far storcere il naso ai fan della prima ora di Elisa, rappresenta un bel mix da vivere attimo per attimo.

 Raffaella Sbrescia

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TRACKLIST

Bad habits
Rain over my head
Love me forever
Love is kinda war
Hold on for a minute
Waste your time on me
With the hurt
Catch the light
Peter Pan
No hero
Ready now
Bruciare per te
Sorrido già

Video: No Hero

Enrico Ruggeri racconta il suo “viaggio incredibile” in attesa del tour nei teatri. Intervista

Foto Ruggeri

L’8 Marzo 2016, Ritratti di Note ha incontrato  Enrico Ruggeri a Giugliano, in provincia di Napoli, in occasione del firmacopie del nuovo album “Un viaggio incredibile”. Dopo il grande successo di pubblico e critica ottenuto al Festival di Sanremo, dove si è piazzato al 4° posto con il brano “Il Primo Amore Non Si Scorda Mai”, Enrico Ruggeri tornerà ad esibirsi live con un nuovo tour che prenderà il via il 2 aprile e vedrà al centro il progetto discografico “Un Viaggio Incredibile”: il doppio cd appena uscito composto da 9 inediti, alcuni tra i suoi più amati successi scelti dal repertorio discografico che va dal ‘86 al ’91, e 4 cover di David Bowie.

Intervista

“Un viaggio incredibile” è il tuo nuovo album, un doppio cd nel quale hai proposto nove inediti, una cover, quattro bonus track, tuo omaggio al grande David Bowie, e i tuoi successi del quinquennio 1986/1991.

Beh, finalmente qualcuno a cui non devo spiegare nulla e che ha citato perfettamente il contenuto dell’album… Si, l’album precedente “Pezzi di vita” conteneva un cd con le canzoni del quinquennio 1980/1985, quest’album  invece pezzi che vanno da “Rien ne va plus” , “Il portiere di notte” a “Quello che le donne non dicono”, “Peter Pan” e tanti altri. La cover è ‘A Canzuncella degli Alunni del Sole, la canzone che ho cantato anche a Sanremo nella serata dedicata alle cover, e che è un omaggio a Paolo Morelli, leader di questa band, che a mio avviso è stato un artista sottovalutato e forse anche un pò  dimenticato. Le quattro canzoni di David Bowie rappresentano un po’ i primi amori, quelli che non si scordano mai, per citare la canzone in gara a  Sanremo. Bowie, con Lou Reed è tra gli artisti che ho ascoltato, poi è arrivato il Punk, la voglia di cambiare e tutto questo ha influenzato me ma un po’ tutti. Nel primo cd, proprio come dicevi tu, ci sono i nove inediti, tra cui “Il primo amore non si scorda mai”.

 “Un viaggio incredibile” può essere un viaggio reale, un volo su Vienna, o un viaggio in mondi immaginati dal finestrino di una metro, come nella canzone “Il cielo di ghiaccio”.

Si, “Il cielo di ghiaccio” parla proprio di questo, di un viaggio immaginario. Io vivo in una città come Milano  proverbialmente piovosa e nebbiosa, il clima non è la cosa migliore di questa città e spesso  vedo persone con lo sguardo rivolto da un’altra parte mentre magari sono in tram o metro. In questa canzone c’è il contrasto tra questi pensieri, queste facce, e una musica un po’ caraibica. Ho immaginato persone che vogliono magari tornare nelle loro terre d’origine, Cuba, Sudamerica, Caraibi, Asia, ma non possono, magari perché lì non c’è lavoro. E poi c’è il volo su Vienna, che è un viaggio diverso; celebra una follia degli inizi del secolo; l’idea mi è venuta quando sono stato a casa di D’Annunzio, al Vittoriale, dove ho tenuto un concerto e ho visto questo aereo, fatto di  pezzi di ferro, dei tubi con dei lenzuoli, un aereo che noi non prenderemmo nemmeno per fare pochi metri. Eppure D’Annunzio, senza strumenti, è partito con  questo aereo per andare in fondo a fare uno scherzo. E’ arrivato a Vienna e ha buttato dei volantini per prendere un po’ in giro gli Austriaci che avevano perso la Prima Guerra  Mondiale, ha girato l’aereo e mentre gli sparavano è ritornato in Italia. Una grande avventura che è diventato il terreno ideale per scrivere una canzone.

Enrico Ruggeri

Enrico Ruggeri

Un’altra voce evocativa si unisce a quella di Enrico Ruggeri in questo disco; è la voce di Francesco Pannofino nella canzone “La linea di meta”.

Si, questa è una canzone sul Rugby; non che io segua il Rugby tutti i giorni, ma questo è uno sport particolare, uno sport in cui si vince tutti assieme, non ci sono grandi star, devono essere tutti forti, si deve fare fronte comune, e questa è una cosa affascinante. Avevo bisogno di una voce narrante e il mio amico Francesco Pannofino, la voce del cinema per eccellenza, è venuto a darmi una mano…

Dal 2 Aprile parte anche il tuo nuovo tour, che ti riporterà a Napoli il 19 Aprile al Teatro Delle Palme. Puoi già anticiparci qualcosa sul concerto?

Ti confesso che ancora non ho iniziato le prove, ma l’idea è presumibilmente quella di suonare le canzoni del nuovo album e le canzoni che immagini la gente voglia sentire. Devo ancora costruire il tutto ma tra pochi giorni si inizia a provare. Sarò in concerto a Napoli il 19 Aprile;  tra l’altro è anche il giorno del compleanno di mio figlio ma gli ho detto: “Napoli chiama e io devo andare”…

Enrico, non celebriamo ma citiamo l’8 Marzo. Tu hai scritto una canzone meravigliosa che è “Quello che le donne non dicono”. Dove vanno a finire le parole che le donne non dicono?…

A volte finiscono negli errori che fanno gli uomini; il mondo femminile è un mondo al quale molto spesso gli uomini non si sanno adeguare; spesso non c’è rispetto e ci sono incomprensioni che talvolta sfociano nelle tragedie. Nonostante questo, uomo e donna  sono due universi che hanno bisogno l’uno dell’altro, che devono convivere remando dalla stessa parte.

Video:Il primo amore non si scorda mai

La canzone che hai portato a Sanremo “Il primo amore non si scorda mai” parla del cambiamento, linfa vitale dell’esistenza…

Si, parla del cambiamento, del fatto che noi siamo quello che ci è capitato, quello che abbiamo vissuto: il primo amore, ma anche il primo concerto che abbiamo visto, la prima volta che abbiamo dormito fuori casa, tutta una serie di emozioni che sono poi quelle che ci hanno forgiato l’anima…

Giuliana Galasso

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Un Viaggio Incredibile – Tracklist

      CD 1

Il primo amore non si scorda mai

Il Volo su Vienna

La linea di meta

La Badante

Non c’è pace

Il cielo di ghiaccio

La nostalgia del futuro

Dopo di me

Un viaggio incredibile

‘A canzuncella

Bonus Track – Tributo a David Bowie

Life On Mars?

The Jean Genie

All The Young Dudes

Diamond Dogs

      CD 2

1) Rien ne va plus

2) Il portiere di notte

3) Non finirà

4) La canzone della verità

5) Quello che le donne non dicono

6) Giorni randagi

7) Lettera dal fronte (ta-pum)

8) I dubbi dell’amore

9) Marta che parla con Dio

10) Ti avrò

11) Punk prima di te

12) Notte di stelle

13) Trans

14) Prima del temporale

15) Peter Pan

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Queste le prime date del tour confermate: il 2 aprile a MAIOLATI SPONTINI – AN (Teatro Spontini); il 4 aprile a LEGNAGO – VR(Teatro Salieri); l’11 aprile a TORINO (Teatro Colosseo); il 19 aprile a NAPOLI (Teatro delle Palme); il 20 aprile a FIRENZE (Teatro Puccini); il 27 aprile LUGANO (Palazzo dei Congressi); il 28 aprile a BERGAMO (Teatro Creberg); il 30 aprile a MESTRE – VE (Teatro Toniolo); il 4 maggio a ROMA (Auditorium Parco della Musica); il 6 maggio a MILANO (Teatro Nazionale). Biglietti disponibili su ticketone.it e prevendite abituali.

“Canzoni di contrabbando”: l’antologia di Eugenio Bennato alla scoperta del Mediterraneo

Eugenio Bennato presenta "Canzoni di contrabbando" ph Roberta Gioberti

Eugenio Bennato presenta “Canzoni di contrabbando” ph Roberta Gioberti

“Non una semplice antologia, ma un percorso da fare insieme”.
Applausi e grande partecipazione ieri pomeriggio alla Feltrinelli di Via Appia, per la presentazione del nuovo lavoro di Eugenio Bennato, “Canzoni di Contrabbando”, prodotto da Taranta Power e promosso e distribuito da I Company.
Non solo una “summa” quindi di sonorità mediterranee, ma la rappresentazione di un modo di essere, di un Sud che si ribella e rivendica la propria dignità espressiva, politica, geografica. Il Sud visto non come un Nord mancato, ma come una fonte di pensiero, e di idee, da sempre vissuti come negativi, e che cercano invece un loro spazio di affermazione. Uno l’inedito, che apre la presentazione ed il CD, proposto con un video girato, nelle scene interne, presso l’ex OPG Filangieri di Napoli, oggi “Je so’ Pazzo”,e in quelle esterne a Tangeri, in Marocco.  Inedito dal titolo “Mon Pere et ma Mere”, dalla significativa strofa di esordio:

“Mon père et ma mère
se sont connus dans la galère
comme héritage ils m’ont laissé
m’ont laissé dans la misère”

Un brano che fonde sonorità classiche mediterranee con un rap leggero e naif, interpretato in maniera molto coinvolta dalla piccola Eugenia. Un’ “Antologia richiesta”, dice Bennato, che sintetizza una coerenza stilistica e contenutistica, propria di quarant’anni di carriera di questo raffinato cantautore e ricercatore, precursore già negli anni ’70, a fianco di Roberto de Simone, Carlo d’Angiò, ed altri significativi nomi del sound campano, di un filone che negli anni successivi si articolerà su un lavoro di analisi ed approfondimento, rielaborazione e contaminazione di tutte quelle sonorità e quei testi che nell’area del bacino mediterraneo si fanno espressione di cultura, calore, accoglienza. In una parola, “Umanità”.

Eugenio Bennato presenta "Canzoni di contrabbando" ph Roberta Gioberti

Eugenio Bennato presenta “Canzoni di contrabbando” ph Roberta Gioberti

Canzoni di Contrabbando perché, quasi tutte le canzoni contenute nell’antologia, sono cantate da centinaia, migliaia di persone, prima tra tutte “Brigante se more”, ed hanno la caratteristica di essere arrivate ad un pubblico vasto, attraverso percorsi che ricordano i sentieri dei contrabbandieri. Canzoni non divulgate via etere, ma tramandate di corda in corda, di voce in voce, di tamburo in tamburo. Una contrapposizione cercata come scelta di via alternativa a quella della logica commerciale. Mediterraneo come apertura mentale, quindi, Mediterraneo come ricerca di percorsi, di analogie, di incontri storicizzati, che hanno lasciato una traccia ben evidente soprattutto in ambito musicale. Numerosi i brani proposti dal vivo, accompagnati dalla chitarra virtuosa di Ezio Lambiase, e, coinvolgente e commovente, come sempre, la partecipazione di Pietra Montecorvino, la “voce graffiante”, grintosa interprete di “Brigante se more “, e, quasi una dedica, “Tu si ‘na cosa grande pe’ mme”: un momento di passione e di emozione che è diventato oramai un “must” nel repertorio di questa meravigliosa artista che tanta parte di questo “percorso mediterraneo” ha condiviso, nel corso degli anni, con il cantautore partenopeo.

Roberta Gioberti

Video: “Mon Pere et ma Mere”

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