Paola Turci live al Teatro degli Arcimboldi di Milano brilla di luce propria.

Paola Turci live @ Teatro Arcimboldi - Milano

Paola Turci live @ Teatro Arcimboldi – Milano

Quando un’artista emana tanta energia da diventare carismatica c’è da prestare doppiamente attenzione per qui il meccanismo che si innesca è simile ad una magia. Questa è quella che crea Paola Turci quando entra in contatto con il suo pubblico. La riprova l’abbiamo avuta ieri sera, in occasione del suo concerto al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Del resto questo Secondo Cuore tour sta rappresentando per Paola, l’occasione perfetta per portare tutto il suo bagaglio artistico e personale sul palco.

«Buonasera Milano, che sogno! Questa è la mia prima volta in questo luogo sacro. Mi sento una bambina con il suo gioco più bello. Mi piacerebbe se stasera, il vostro secondo cuore, quello che contiene le emozioni più intime, più forti, più coinvolgenti, potesse battere allo stesso ritmo del mio. Buon concerto a tutti voi!». Questo è il benvenuto di Paola Turci che, fasciata in un sensuale abito color oro, si muove libera e sinuosa sul palcoscenico che, privo di scenografia, mette in risalto solo e soltanto lei.

Brilla di luce propria Paola che, sulla lunga scia del grande successo ottenuto in questo ultimo anno, mette in scaletta tanti dei brani contenuti nel suo ultimo album ma regala nuova vita anche ai successi del passato. Nuovi arrangiamenti, sfumature più corpose donano fluidità al concerto che scorre via leggero e coinvolgente. Da Off-Line a La vita che ho deciso, La prima volta al mondo, Combinazioni passando per Volo così e Attraversami il cuore, Paola Turci mette in risalto i pensieri vibranti, appassionati, contraddittori di una donna affamata di vita, di sogni, di passione autentica.

Verace e ispiratissimo Ma dimme te, il brano con cui Paola Turci ha riscoperto le proprie radici: «Conosco molto bene Milano, ci ho vissuto quasi più che nella mia Roma. Ho cantato in molti dialetti ma mai nel mio – spiega Paola Turci al pubblico- scrivendo questa canzone, ho riattivato le mie radici, ho realizzato il ritratto di una donna ispirata ad Anna Magnani; una donna tosta davvero, testarda, capocciona e sicura di se stessa in tutto tranne che in amore».

Per il cambio d’abito, Paola opta per i pantaloni e un top sfavillante: è il momento di suonare la chitarra. Un connubio catartico per la cantante che, effettivamente, in versione intima, quasi unplugged, riesce a dare il proprio massimo. La voce è nitida, potente, estesa. Le parole fluttuano, i pensieri elaborano sogni; ecco l’incanto.

Tra le cover più belle e più ispirate, c’è da segnalare l’intensa versione di “Dio, come ti amo” (scritta da Domenico Modugno): «Quando suono la chitarra mi viene voglia di cantare tantissimi brani, un po’ come quando sono con amici. Ho sempre tante canzoni in testa ma mi ritrovo sempre a cantarne una in particolare, la considero la più forte e la più bella tra le dichiarazioni d’amore musicali esistenti» – precisa Paola Turci prima di cantarla.

Piccola canzone d’amore è, invece, quella dolce e tenera composizione che dà l’avvio all’ultima parte del concerto in cui spiccano Questione di sguardi, Bambini e l’immancabile Fatti bella per te, il brano che ha segnato in modo inderogabile l’inizio di un nuovo percorso che ha reso Paola Turci finalmente libera, felice, ammaliante.

Raffaella Sbrescia

Urban Strangers: in arrivo un concerto al MEMO di Milano

Urban Strangers

Urban Strangers

Pop, rap, rock e soul si incontrano e si fondono nella miscela musicale degli Urban Strangers. I talenti più inesplorati e promettenti usciti dalla fucina di X Factor. Alla luce dell’interessante formula proposta nel loro album “Detachment”, il duo composto da Gennaro Raia e Alex Iodice, sarà in concerto a Milano il prossimo venerdì 8 dicembre per un concerto- evento organizzato da All Music Italia in collaborazione con Casa Lavica e Make It.  Esattamente come su supporto discografico, anche il live sarà all’insegna della sperimentazione elettropop in cui il suono accompagna perfettamente i testi che parlano del distacco, fisico e psicologico. I due ragazzi saranno accompagnati da Giuseppe Conte (in arte Pleiam) e Raffaele “Rufus” Ferrante (già produttore di Detachment).

I BIGLIETTI SONO IN PREVENDITA al seguente link:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-urban-strangers-live-milano-39665650027

MEMO MUSIC CLUB

Via Ortigara, 31

h. 21.00

https://www.facebook.com/UrbanStrangersOfficial/

https://www.instagram.com/urbanstrangers/

https://twitter.com/Urban_Strangers

Blue Man Group: il debutto in Italia è da non perdere

BMG_paintdrum_b

BMG_paintdrum_b

Il futurismo interattivo del progetto Blue Man Group è finalmente sbarcato in Italia dopo aver conquistato entusiastici consensi in tutto il mondo. Da ieri e fino al 19 novembre, gli iconici tre artisti dalla pelle blu saranno al Teatro Arcimboldi di Milano per poi proseguire al Teatro Politeama Rossetti di Trieste. Seguendo il filone della spettacolarizzazione dei cinque sensi, i nostri beniamini, ormai a pieno titolo anche nel cast stellare del Cirque du Soleil, hanno messo in scena uno spettacolo vivo, colorato, stupefacente ma soprattutto interattivo. Insieme fin dal 1991, Matt Goldman, Phil Stanton e Chris Wink, hanno messo a punto uno show completo, innovativo e in grado di veicolare messaggi pregni di significato. Ironia e sarcasmo, arte, recitazione, musica, poesia, tecnologia d’avanguardia, scienza, visuals di grande impatto e valanghe di colore hanno scandito una festa sensazionale. Accompagnati da una vigorosa band dal vivo, i Blue Men hanno divertito, commosso, stupito il pubblico con effetti speciali di ogni genere: su tutti gli spettacolari Paint Drums che hanno inondato di colore il palco. Unico neo: ci si aspettava qualche colpo di scena in più nella “splash zone”, ovvero l’area delle prime file di platea dove gli spettatori hanno ricevuto in regalo poncho impermeabili per resistere alle esplosioni di colore provenienti dal palco.

Blue Man Group - Milano

Blue Man Group – Milano

Ad ogni modo lo spettacolo nello spettacolo c’è stato comunque con un live painting a sorpresa: protagonista di questo momento, un “malcapitato” spettatore appeso a testa in giù, completamente riempito di colore e spinto contro una tela bianca per diventare egli stesso un’opera d’arte che alla fine gli è stata addirittura regalata. Il punto forte del Blue Man Group sta nella multicanalità della comunicazione anche se è sul piano musicale, in particolar modo quello percussivo che i tre alieni americani posso vantare la migliore competenza. Molto suggestiva l’atmosfera da club che ha rappresentato la ciliegina sulla torta di un happening artistico completo e trasversale che non conosce differenze culturali, razziali, religiose. Una bella lezione di gioiosa convivenza all’insegna della creatività e dell’allegria.

Raffaella Sbrescia

È attiva una speciale promozione riservata agli studenti universitari e alle famiglie, valida per tutte le date e tutti i settori. È possibile acquistare la Promo Family sul sito di TicketOne, mentre è disponibile presso il Teatro Dal Verme e il Teatro degli Arcimboldi di Milano la speciale promozione per gli studenti universitari, con biglietti al prezzo di 20 euro.

 Video: Blue Man Group

 

BIGLIETTI IN PREVENDITA SU TICKETONE.IT

 

MILANO, Teatro degli Arcimboldi

Da domani al 19 novembre 2017 – Biglietti da € 33,00 a € 60,00

 

TRIESTE, Teatro Politeama Rossetti

Dal 22 al 26 novembre 2017 – Biglietti da € 28,00 a € 72,00

Kasabian live a Milano: una deflagrazione di energia

kasabian

Dopo la breve ondata di concerti italiani estivi, i Kasabian sono tornati nel bel Paese per l’unica data invernale al Mediolanum Forum di Milano. Per avere un’idea precisa di quello che può essere un concerto della band di Leicester dal vivo, immaginatevi una deflagrazione di energia, una liberazione fisica e mentale da etichette, paletti e pregiudizi. La musica dei Kasabian è una valvola con sfiatatoio, un modo per catapultarsi una dimensione vibrante e divertentissima. Spacconi, irriverenti, disinvolti e davvero affiatati tra loro, Tom Meighan e Serge Pizzorno sono i traghettatori di uno show spassoso e privo di momenti morti. L’intro del concerto è affidata alle note di pucciniane di “Nessun dorma” ma l’omaggio all’Italia non finisce qui: l’Inno di Mameli prima di “Days Are Forgotten” e i numerosi ringraziamenti in Italiano rendono ragione alle origini tricolori di Pizzorno. In scaletta pezzi fortissimi a cui non abbiamo saputo resistere: “Club Foot”, “LSF”, “Underdog”, “Empire” e “Eez-Eh” (la cui coda ha omaggiato “Around The World” dei Daft Punk. Immancabile la bella versione acustica di “Goodbye Kiss” e la rara “Man Of Simple Pleasures”. Tra le più ballate anche  “Bless This Acid House” e “You’re in Love With a Psycho” e “Ill Ray (The King)”, tratte dall’ultimo album “For Crying out loud”.

Video: Goodbye Kiss

  Al concerto dei Kasabian non è raro vedere gente pogare, non c’è stato tempo per tenere il telefono in mano perchè era più divertente ballare, sudare, dimenarsi con gli amici e viversi un momento di scanzonata e benefica leggerezza. A discapito dei miscredenti e di coloro che amano screditare la band britannica, c’è da spezzare una lancia a favore della ricerca che i Kasabian compiono in fase compositiva: i loro brani prendono spunto dai modi di dire e dalle espressioni dello strato sociale suburbano, prendono ispirazione dalla struttura Motown, lasciano piccoli ma percettibili spazi a echi morriconiane, riescono a fare in modo che la modulazione sonora degli arrangiamenti si mantenga godibile per l’intera durata delle loro canzoni. In sostanza dunque, partecipare ad un loro concerto è stato come liberarsi di paranoie mentali e buttarsi in un calderone di amabilissima gaiezza.

Raffaella Sbrescia

Video: Kasabian live

Dee Dee Bridgewater live al Blue Note Milano: il soul in carne e ossa

Dee Dee Bridgewater live - Blue Note Milano

Dee Dee Bridgewater live – Blue Note Milano

Che siate degli appassionati del genere o semplicemente conosciate Dee Dee Bridgewater per la sua fama ormai decennale, credo che pochi di voi hanno avuto la fortuna di assistere un suo concerto dal vivo. Reduce dalla partecipazione alla performance live della leggendaria Bridgewater al Blue Note di Milano, posso tranquillamente affermare che concerti così siano annoverabili tra le esperienze illuminanti della vita.

Perché dico questo? Ve lo spiego subito: Dee Dee Bridgewater è quel classico esempio di personalità iconica che è diventata tale perché fedele ai propri valori, ad un modo di concepire la musica, la vita e i rapporti umani in modo appassionato, autentico, verace; il tutto mantenendo uno standard qualitativo eccellente.

Seguendo la scia di successo riscontrato dall’album “Memphis I’m Ready”, ispirato alla città dove vive, Dee Dee Bridgewater ha portato sul palco la vibrante energia del soul e del blues, celebrando, tra l’altro, le più grandi leggende viventi che hanno fatto la storia di questi generi musicali brulicanti di fascino.

Per chi si era abituato ad ascoltarla nella sua veste jazz, il suo nuovo repertorio comprensivo di “Don’t Be Cruel” di Elvis e “Hound Dog” lanciata da Big Mama Thornton e “The Thrill Is Gone” di B.B. King sarà risultato quanto meno sorprendente.

Mi rendo conto che vi risulta difficile immaginare l’emozione provata ad ascoltare la voce di una donna che ha vissuto sulla propria pelle tanti passaggi importanti della storia della musica nonché tanti cambiamenti storico a livello socio –culturale, ma vi posso assicurare che sentirla raccontare aneddoti di vita vissuta al fianco di vere e proprie leggende, in momenti e luoghi completamente diversi dai nostri, vi avrebbe fatto sentire come parte attiva di un vecchio film ambientato in un fumoso club americano.

Che peccato sapere che serate così rappresentano l’eccezione, che peccato vedere che questo tipo di grinta, di feroce energia si stiano inesorabilmente estinguendo.

Scatenata, incontenibile, sensuale, quasi scandalosa, Dee Dee Bridgewater è avulsa da qualunque luogo comune, usa tutto il suo corpo per esibirsi e comunicare nella maniera più intensa possibile. Il suo scat ha letteralmente incendiato il pubblico del Blue Note; per tutti questi motivi sfido chiunque a resisterle.

 Raffaella Sbrescia

Social Music City: l’hype della techno music non conosce limiti

Social Music City - Milano ph Lagarty Photo - Gabriele Canfora

Social Music City – Milano ph Lagarty Photo – Gabriele Canfora

Cala il sipario prima dell’ultimo atto, in programma a settembre, sul Social Music City. L’ultimo appuntamento prima della pausa estiva è andato in scena lo scorso 29 luglio all’ex Scalo Ferroviario di Porta Romana di Milano con un set tutto Made in Italy. Ilario Alicante, Sam Paganini e Richey V. Non c’erano le stelle, sabato sera, ma i tre dj hanno comunque fatto scintille tra migliaia di giovanissimi che hanno sfidato il temporale per radunarsi e ballare dal primo pomeriggio fino alla mezzanotte. Se pensiamo che in contemporanea si è svolto il ben più blasonato Tomorrowland, il Social Music City ha cercato di tenere alto il livello con una selezione casalinga seppur di stampo internazionale. Musica elettronica, per lo più techno, per uno show curato ma senza colpi di scena.

L’hype della scuola elettronica ha ormai raggiunto vette che spesso altri generi musicali faticano a raggiungere, ecco perché appuntamenti come quelli del Social Music City registrano ogni anno sempre più ingressi e commenti entusiastici. Generazioni a confronto e in mezzo le vibes di releases di successi internazionali. Il fascino del party che incarna lo spirito di Ibiza, la Isla per eccellenza, miete ancora le sue “vittime” compiendo nuovi passi d’avanguardia.

Raffaella Sbrescia

Musica profumata di vita e passione al Chiostro Bistrot con Marianne Mirage e Henry Beckett

Marianne Mirage live @ Chiostro Bistrot - Milano

Marianne Mirage live @ Chiostro Bistrot – Milano

Ritagliarsi un venerdì sera per se stessi e per il proprio spirito in una calda sera di fine luglio è quello che ci vuole per ritemprare la mente e riassaporare la bellezza delle cose semplici. Semplici sì ma ben fatte, come le canzoni di Henry Beckett che, dopo la pubblicazione dell’EP “Heights” e del video “Radio Tower”, si è esibito in un intimo live acustico al Chiostro Bistrot di Milano. Il suo inglese profuma di colline e di tramonti, di strada e di storie vissute di pancia. Presto partirà per un tour on the road in Scozia dovrà potrà trarre nuove ispirazioni da inglobare nel suo prezioso bagaglio di note, nel frattempo conserviamo le calde suggestioni della sua voce pulita e vibrante.

La serata del Chiostro Bistrot è continuata all’insegna della classe e della grinta di Marianne Mirage, un” artista che incarna il concetto di vitalità. Accompagnata dall’immaginifico ritmo di percussioni africane, la cantautrice ha letteralmente stregato il pubblico. Il suo folk d’autore è fresco, leggero e versatile. Marianne riesce ad impregnare la sua voce con sfumature soul, glam rock, afro e gospel. La sua musica è artigianato puro, ogni dettaglio è home-made e si sente. Non solo i suoi brani ma anche le cover cambiano volto con il suo tocco. Su tutte segnaliamo “Happy Days” di Ghali, “Don’t Explain” di Billie Holiday, una sorprendente versione di “Actin Crazy” di Action Bronson ma soprattutto una bellissima interpretazione di “Jesus loves me”; il gospel anni ’70 che ha incantato anche Patty Smith quando Marianne l’ha cantato in occasione dell’opening act di un suo recente concerto in Italia.  Immancabili, ovviamente, i successi di Marianne: “Le canzoni fanno male”, “In tutte le cose”, “Corri”, “La vie”, “Game over”. Non è facile distogliere le persone dal drink del venerdì sera e concentrarlo sotto palco, Marianne Mirage non solo ci è riuscita, ha fatto molto di più: ha catturato l’attenzione di tutti e ha lasciato che ciascuno trovasse il proprio modo per entrare in connessione con lei e la sua musica profumata di vita e passione.

Raffaella Sbrescia

 

 

Arto Lindsay live alla Triennale di Milano: il noise d’autore che spiazza

Arto Lindsay live - Triennale - Milano

Arto Lindsay live – Triennale – Milano

Continuano i mirabolanti appuntamenti musicali ai Giardini della Triennale di Milano. TRI-P music fest rappresenta, infatti, il punto di riferimento per chi ha voglia di ascoltare musica ricercata. Non a caso l’esempio che portiamo oggi è il racconto che testimonia il grande ritorno in Italia di Arto Lindsay, il performer, chitarrista, cantante e produttore discografico statunitense che, all’alba dei sessantaquattro anni, ha voluto lasciare ancora una volta un segno ben tangibile all’interno dello scenario musicale contemporaneo.

Come poter descrivere l’essenza del suo noise intriso di suggestioni, riferimenti storici, antropologici? La trama intessuta tra folk brasiliano, rock, punk jazz, bossa nova moderna e funk in salsa carioca è fusa all’interno di formula strumentale unica seppur difficilmente fruibile.

Non è facile capire e godere della musica di Arto, ad un primo ascolto la sua chitarra assume una funzione disturbante, incomprensibile ai più. La sua vera funziona è, invece, scardinatrice, dirompente.

Il free jazz di Arto Lindsay si muove a braccetto col tropicalismo creando un universo semantico inedito, un contesto intellettuale dove ciascuno può individuare una chiave di lettura propria.

Beato chi c’era negli anni ’70 quando tutto ebbe inizio, quando la musica d’avanguardia era percepita come qualcosa di grandioso ed epocale. Oggi è diverso, si rimane attoniti e guardinghi e spiazzati di fronte a qualcosa che non ci suona familiare. Quello che addolcisce lo stile rumorista di Arto Lindsay è la capacità di non allontanarsi mai dalla classe e dall’eleganza della canzone d’autore, quella che in un attimo rimette insieme tutti i pezzi sghembi di un’anima viva e in continua evoluzione. “Cuidado madame”, s’intitola l’ultimo album di Arto, un titolo profetico per un artista pronto a sorprendersi e a sorprendere senza mai prendersi sul serio ma con i piedi ben saldi nella nostra fluida contemporaneità.

Raffaella Sbrescia

Ermal Meta live al Carroponte: “La gioia è una cosa seria”

Ermal Meta live @ Carroponte - Vietato Morire tour

Ermal Meta live @ Carroponte – Vietato Morire tour

“Come il sole a mezzanotte” è lo squarcio di gioia che illumina e attraversa il cuore in una notte di mezza estate al Carroponte di Sesto di San Giovanni. L’occasione è il concerto del cantautore Ermal Meta che, nel pieno del suo “Vietato morire tour”, summer edition, ha voluto donarsi al pubblico con un live di due ore e mezzo. In questi mesi vi ho parlato spesso di questo artista e se, dal punto di vista tecnico, sappiamo tante cose di lui, non possiamo esimerci dal ribadire quanto grande sia il suo cuore e di come questo aspetto sia in grado di innescare un processo alchemico tale da cementificare il suo rapporto con il pubblico.

Gratitudine, rispetto, autentico desiderio di reciprocità e vicendevole scambio di emozioni sono i principali elementi di questa bella favola musicale.

E se in scaletta non manca mai nessuno dei più bei brani contenuti nelle ultime pubblicazioni discografiche, Ermal non lesina nemmeno le perle risalenti al periodo in cui era ne La Fame di Camilla, rivisita i suoi stessi successi autorali ma soprattutto cesella a suo modo pietre miliari della musica internazionale. Su tutte mi piace di ricordare “Hallelujah” e l’ormai irrinunciabile “Amara terra mia”.

Che sia in un ambiente acustico o elettro-pop la voce di Ermal Meta è pulita, chiara, sincera e diretta. Versatile e calda ma soprattutto vibrante e sicura nelle tonalità più alte.

Sarà forse per questo che un concerto di questo artista sia un grado di rappresentare un’esperienza di vita completa e variegata: con Ermal si va a spasso tra temi, generi e tonalità che stimolano lo spirito e che scavano a piene mani tra angoli e anfratti di ciascuno, nessuno escluso.

Se a tutto questo aggiungiamo la gioia con cui Ermal Meta ama donare tutto se stesso al proprio pubblico, ecco che appare chiaro cosa possa fare la differenza in un contesto intriso di presspochismo e superficialità.

Come sempre, provare per credere.

Raffaella Sbrescia

Dardust live al Castello Sforzesco: come perdersi in un irresistibile flow di note

Dardust @ Castello Sforzesco ph Alessio Panichi

Dardust @ Castello Sforzesco ph Alessio Panichi

Metti una sera al Castello Sforzesco di Milano sotto una fresca pioggia di luglio. Il tutto mentre le melodie strumentali di Dardust aka Dario Faini costruivano intelaiature di universi immaginifici tutti da vivere. Questo è il plot del concerto che ieri sera abbiamo visto nell’ambito della rassegna estate sforzesca. Con una suggestiva mise en place, Dardust ha suddiviso il suggestivo show in due parti. La prima, “Slow is” di chiaro stampo emotivo, minimale ma curatissima, con l’ausilio degli archi, specie quello di Lucio Enrico Fasino; la seconda “The new loud” dirompente, totalizzante, catartica. Uno spettacolo completo e variegato, curato nel dettaglio, con riproduzioni di suoni, di versi, di strumenti, di visuals pensati per avvolgere lo spettatore e catapultarlo in una dimensione spazio-temporale avulsa da qualunque contesto reale. Il mondo di Dardust è fatto di suggestioni estemporanee, lampi di emozione, sguardi fugaci, stelle cadenti, scenari visti o semplicemente immaginati. Un irresistibile flusso di note, ora acustiche, ora elettroniche frutto di autentica passione e instancabile ricerca. L’unico momento d’incertezza c’è stato in occasione del brano eseguito insieme al sopranista contraltista Di Maio. Un crossover audace ma forse troppo azzardato, l’impressione è quella che ci sia bisogno di un maggiore rodaggio per un amalgama più fluido e godibile. L’appuntamento a Milano si rinnoverà il prossimo novembre per l’ultimo atto di questo secondo capitolo di un’avvincente trilogia.

Raffaella Sbrescia

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