Modeselektor a Milano: tutto pronto per il dj set ai Magazzini Generali

odeselektor

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Insieme ad Apparat formano i Moderat. Ora i Modeselektor tornano in mood solitario in occasione dell’imminente arrivo di Modeselektion e del breve tour che prenderà il via dai Magazzini Generali di Milano il 20 aprile. Nel bel mezzo degli eventi legati alla Design Week l’appuntamento con l’avanguardia sonora si presenta promettente e lusinghiero. La data zero, com’è noto, è un appuntamento pensato per testare il set up, capire punti forti e debolezze di una macchina da oliare e ottimizzare al meglio. Ecco perchè gli esperti dj berlinesi scelgono la capitale meneghina per affidarsi al buon gusto diffuso in tal senso. Il fulcro della loro dimensione sonora sono i bassi, l’atmosfera fredda, cupa, a tratti tetra, perturbante che sono i rave delle fredde capitali del nord sanno creare. Modeselektion Vol. 04 uscirà il primo giugno per Monkeytown e Ninja Tune in formati di quadruplo vinile, doppio CD o digitale, curiosi i titoli “Watercolour Challenge”, “Cosmopolitanism”, “Metaxas Carnival” da cui si può intuire che la voglia di oltrepassare l’ordinario è ancora il comune denominatore di un groove mai scontato.

I biglietti per assistere all’evento sono disponibili in prevendita su mailticket al seguente link http://www.mailticket.it/evento/13024 o acquistabili direttamente in loco.
Ingresso: 10€ + ddp early bird, 15 € + ddp second release, 20 € + ddp third release
Apertura porte: 23:00
Orari show: 23:00-05:00
#MDSLKTMILANO

L’Impero crollerà: Milano canta Roma con Mannarino che sfida e supera se stesso

Mannarino live Milano ph Francesco Prandoni

Mannarino live Milano ph Francesco Prandoni

“L’impero crollerà” è il titolo del nuovo tour di Alessandro Mannarino. Reduce dai suoi viaggi reali e visionari, il cantautore romano ha riempito il Teatro degli Arcimboldi di Milano con un doppio concerto ricco sotto tanti punti di vista (Vivo concerti). “Questo concerto è dedicato a chiunque in questo momento stia viaggiando: verso un futuro migliore, verso terre nuove, verso una nuova dimensione interiore. Questo mio live parte dal concetto di movimento ed è questo che io e la mia band vi auguriamo: un grande movimento”. Questo è l’augurio che Mannarino fa a se stesso e al pubblico e lo fa in un momento di particolare forma artistica e umana. “Neanche nei miei sogni avrei mai immaginato o creduto di arrivare a questo punto. Ho attraversato momenti difficili ma ho avuto il coraggio di cambiare, la fortuna di poter lavorare con le persone giuste. Poi ho cambiato la faccia e oggi sono un po’ come Rocky che ricomincia a star bene dopo aver preso tante botte”.

E sta bene Alessandro, fidatevi. Il suo nuovo concerto è un’esperienza completa e appagante. Le canzoni del suo repertorio, per quanto già dotate di luce propria, sono state impreziosite da nuovi arrangiamenti curati e pensati per creare un’atmosfera cosmopolita.
Le suggestioni sono subito potenti in apertura: Mannarino sceglie tonalità scure, basse, intrise di pathos interpretativo. La texture sonora è finemente cesellata su misura di ciascun brano in scaletta, la voce dell’unica donna sul palco Lavinia Mancusi è una garanzia di trasversalità e potenza evocativa. Com’è noto Mannarino ha sviluppato un’ampia conoscenza delle percussioni latine e brasiliane in particolare. Il risultato è un crogiuolo di parole, di store, di emozioni. Mannarino si sa, predilige le storie degli ultimi, porta agli estremi i suoi racconti metaforici e non perde mai occasione per lanciare spunti di riflessione. L’uso che fa dell’ironia è a tratti tagliente, a tratti commovente. C’è spazio per le lacrime, per i sorrisi, per il disincanto e per la pura gioia di vivere. Il suo è un concerto lento, Alessandro e la sua band si prendono il tempo per gustarsi ogni attimo di un viaggio libero e senza una meta precisa. Gli inserti jazz con ampio spazio al pianoforte e al sax, regalano una veste ulteriormente ricercata a brani già molto strutturati nella loro veste originale. “Babalù” diventa un canto mistico africano, le ingiustizie urlate in “Deija” diventano uno squarcio nella notte, l’inquietudine conturbante di “Al Monte” diventa conquista guardando quell’unica grande bandiera nera sventolante sullo sfondo di un palco volutamente privo di scenografia.

“Siamo figli del positivismo, del logos occidentale, siamo diventati razionali e ci siamo persi il sogno. Questo è quello che cerco di ritrovare quando sono sul palco, quando suono, quando sono in giro. Questo è cerco di fare anche qui insieme a voi, se vorrete farlo insieme a me, ne sarò molto felice” – dice Mannarino al pubblico sempre più social addicted.
“Di questo tour sapevo solo il titolo “L’impero crollerà”. Il senso l’ho capito solo dopo. Mi sono reso conto del fatto che l’impero più grosso che dovevo far crollare era quello che mi portavo dentro. Dopo il primo album , si tende a pensare di aver raggiunto una certa cifra stilistca , che quella sia la direzione giusta. Invece è anche giusto cambiare. Io stesso ho cercato di farlo con un gesto forse banale ma per me importante: ho finalmente tolto il mio cappello nero. Il più grande gesto d’amore è mettersi in crisi e cercare di cambiare, mostrandosi per quello che si è davvero, solo così gli altri saranno liberi di scegliere se stare insieme a noi oppure no”.

Alla luce di quanto sopra, cinque minuti di standing ovation e scrosci di applausi sono anche pochi per due ore e un quarto di concerto. Se non conoscete Mannarino, potrei stare qui per ore a raccontarvi e a convincervi della sua bravura. Quello che farò, invece, è invitarvi ad andare subito a cercarvi qualcosa di suo e a chiudere gli occhi. Sarò curiosa di sapere dove sarete catapultati.

Raffaella Sbrescia

The Martinez Brothers: il tour mondiale fa tappa al Fabrique di Milano

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Non solo neve a Milano. La scorsa notte la consolle del Fabrique ha vibrato con il sound dei The Martinez Brothers, in Italia per l’unico appuntamento tricolore del tour mondiale in corso. Forti del grande seguito della loro label Cuttin’ Headz, l’etichetta nata nel 2014 dopo anni trascorsi seguendo le orme del padre, assiduo frequentatore di locali di culto quali il Paradise Garage, i due hanno chiamato a raccolta gli appassionati del genere da tutta la Lombardia. Lo stile dei fratelli Martinez riassume l’anima underground di New York senza perdersi le sfumature di un ambiente quanto mai contaminato da decine di culture diverse. Il richiamo della techno più dura trascina il subconscio in aree remote della percezione del suono. Richiami orientali e arabeggianti hanno riempito le intercapedini creando una sinergia sonora vorticosa. Dopo aver composto musiche insieme a Nile Rodgers e colonne sonore per le sfilate di Givenchy, i Martinez sono tornani a Milano insieme a Argy, produttore più vicino alla dance world e Sita Abellán, la technoprincess scoperta sui social, per rinvigorire l’attitudine di approccio alla vita notturna tipica dei sobborghi urbani degli anni ’90. Non solo il DC10 di Ibiza e l’Output di New York, Chris e Stevie Jr Martinez sono approdati nella Milano by night per lanciare un messaggio preciso e diretto: la metropoli meneghina assurge allo status di punto di riferimento per clubbers senza frontiere.

Raffaella Sbrescia

Video: The Martinez Brothers @ Fabrique – Milano

Video: The Martinez Brothers in consolle – Fabrique

 

Canova the band live all’Alcatraz: la degna conclusione di un anno da incorniciare

Canova feat Brunori Sas live - Alcatraz - Milano

Canova feat Brunori Sas live – Alcatraz – Milano

Sono belli, sono liberi, sono bravi, sono giovani. Si parla dei Canova all’indomani del meritato sold out all’Alcatraz di Milano per l’ “Avete ragione club”, l’ultimo appuntamento invernale di un anno da incorniciare. Reduci dall’exploit di “Avete ragione tutti”, album d’esordio (Maciste dischi), Matteo Mobrici e soci hanno scritto un primo paragrafo importante di una carriera promettente.
Testi semplici ma irrimediabilmente accattivanti si sposano a degli arrangiamenti che non abusano dei synth ma che invece lasciano trasparire un buon uso degli strumenti per una formula musicale che, sebbene non racconti nulla di nuovo, risulta molto piacevole e coinvolgente.

Video: Manzarek live

Nei testi scorrono immagini di vita vissuta tra amore, odio, disillusione, sprazzi di felicità e impressioni di disperazione. L’ibrido universo dei trentenni fa capolino tra presente e passato, tra incertezze e catene da spezzare. La foga e la voglia di evadere trovano il via libera tra le fumose luci di un club milanese invaso da fan sì ma anche di discografici, giornalisti e addetti ai lavori, incuriositi dalla fulgida bellezza di un gruppo giovane che non si erge su alcun tipo di piedistallo. In scaletta ovviamente tutti i pezzi del disco ma anche la bella cover di “Mio fratello è figlio unico” di Rino Gaetano e “Chissà se stai dormendo” di Jovanotti. Dall’emblematica “Vita sociale” contenente la frase manifesto: “Vorrei morire anche se fuori c’è il sole” a “Brexit”, passando per il disincanto de “La felicità”, la malinconia della bella “Manzarek” al fascino fuori dagli schemi di “Santamaria”, la band milanese che, in apertura ha dato ampio spazio al song writer Davide Petrella, non si è risparmiata neanche in termini di resa sul palco.
Tastiere, cori, chitarre hanno scandito l’incedere della voce calda, penetrante, sensuale di Matteo Mobrici. Ad arricchire un concerto vivo e vibrante l’inattesa incursione di Brunori Sas, uno dei più validi cantautori in circolazione in Italia oggi.
La sua presenza, sancisce, di fatto, una consacrazione per i Canova. Con le sue perle “La verità ” e “Guardia ’82″, Dario Brunori eha illuminato il pubblico, gli ha aperto gli occhi e lo ha lasciato godere della bellezza artistica offerta dal suo modo di intendere la musica.

Video: La verità – Brunori Sas feat. Canova

Un momento prezioso che ha significato molto anche per gli stessi Canova che ora come ora si godranno un meritato riposo prima di rimettere mano alla penna e agli strumenti per scrivere un nuovo capitolo di un libro fresco e godibile: “Assurda la strada che hanno fatto queste canzone in così poco tempo, passando da un letto e una chitarra a questo palco” – ha spiegato Mobrici – “Adesso ci riposeremo, torneremo solo con dei pezzi che ci piaceranno tanto come questi”. Bravi Canova, restate voi stessi. Sempre.

Raffaella Sbrescia

Depeche Mode live a Milano: la leggenda può aspettare

 

Depeche Mode live - Mediolanum Forum - Francesco Prandoni

Depeche Mode live – Mediolanum Forum – Francesco Prandoni

Avevamo lasciato i Depeche Mode allo Stadio Meazza di San Siro dopo uno show algido e imperfetto, li ritroviamo nella tornata invernale del Global Spirit Tour al Mediolanum Forum di Assago per la rivincita. D’altronde si sa, la dimensione sonora della band trova una naturale propensione agli spazi chiusi e concentrati. Così, per il primo dei due appuntamenti italiani, Dave Gahan , Andrew Fletcher e Martin Gore (affiancati in scena da Christian Eigner alla batteria e da Peter Giordeno alle tastiere) ritrovano l’affezionato pubblico italiano che, anche per questa volta, ha polverizzato biglietti di ogni tipologia. Con un palco imponente e gli ormai immancabili cortometraggi di Anton Corbjin, i Depeche Mode si sono tuffati nel meglio della propria discografia lasciando riaffiorare tutto il fascino di una cifra stilistica musicale che è diventata leggenda. 37 anni di successi sono pesanti da portare e, sebbene, i tre ce la mettano sempre tutta, il risultato non è sempre quello sperato. Sebbene i visuals siano diminuiti rispetto alla scorsa estate, resta sempre viva l’impressione che la presenza di tanti supporti video sia quasi voluta per lasciare respiro a un Dave Gahan spesso affaticato. L’apertura dello show mette, tuttavia, subito le cose in chiaro con “Going Backwords”, “It’s No Good”, “Barrel of a Gun”, “A Pain That I’m Used To”, “Useless”. Le parole non sono necessarie, dicono i Depeche Mode attraverso uno dei loro visual concept, sarà forse vero quando lo spazio delle riprese viene finalmente dedicato agli sguardi, alle espressioni, alle movenze di Gahan, traghettatore di emozioni di un tempo diverso, dove tutto riusciva a sorprendere e a sconvolgere.

Depeche Mode live - Mediolanum Forum - Francesco Prandoni

Depeche Mode live – Mediolanum Forum – Francesco Prandoni

Belli i momenti riservarti alla voce di Martin Gore: un lungo coro sulla coda di “Home”e l’inedita versione acustica di “Strangelove”. Delude “Enjoy the Silence” sulle cui note, non si sa per quale preciso motivo, Dave smette di cantare a metà canzone e si abbandona all’ascolto del pubblico del Forum. Uno sfogo, un momento di liberazione che Gahan ha deciso di goder fino all’ultimo istante. Il finale, comunque, è di quelli pirotecnici: “Walking in My Shoes”, “A Question of Time” che mancava nelle scalette dal 2014, e l’iconica “Personal Jesus” sigillano lo status cult dei pionieri dell’elettronica.

Raffaella Sbrescia

Video: Depeche Mode live – Milano

Scaletta:

Going Backwards
It’s No Good
Barrel of a Gun
A Pain That I’m Used To
Useless
Precious
World in My Eyes
Cover Me
Insight [acoustica solo Martin]
Home
In Your Room
Where’s the Revolution
Everything Counts
Stripped
Enjoy the Silence
Never Let Me Down Again
Strangelove [acoustica solo Martin]
Walking in My Shoes
A Question of Time
Personal Jesus

Lady Gaga live a Milano: una diva umana

Lady Gaga live - Mediolanum Forum - Milano

Lady Gaga live – Mediolanum Forum – Milano

Diva sì ma a portata di mano. Lady Gaga porta il suo colossal show al Mediolanum Forum di Assago per l’unica data italiana del Joanne World Tour mostrando di essere tutt’altro che una star di plastica. Il suo status iconico è diretta conseguenza della sua personalità travolgente, della sua forza, della sua determinazione, della sua voce: calda, potente, versatile. La versatilità, tra l’altro, è proprio l’emento caratterizzante del suo concerto, suddiviso in più capitoli che raccontano un’unica storia: la sua. Questo tour rapprenta, infatti, una full immersion nell’universo Gaga che, per questo tour, non fa sconti nè a se stessa nè agli altri. Il suo concedersi senza remore parte dalla musica, certo, ma va molto in là. Lady Gaga quindi diventa divertente, emozionante, sorprendente, significante.

Spaziando dal pop commerciale, alla dance elettronica, al country folk, al rock Lady Gaga lascia intatta la propria autenticità senza snaturarsi mai. Qualunque veste indossi, l’artista riesce a calibrare la propria capacità vocale e interprativa al meglio.

Lady Gaga live - Mediolanum Forum - Milano

Lady Gaga live – Mediolanum Forum – Milano

Particolarmente coinvolta ieri sera sul palco di Milano, Lady Gaga ha voluto raccontare le sue origini italiane, ha ricordato il viaggio da migranti dei suoi nonni, immaginandone i pensieri, i sentimenti, i punti di vista. Non ha dimenticato nulla Lady Gaga, ha inserito in scaletta i pezzi del suo ultimo album ma non ha lasciato da parte nemmeno le hits che l’hanno consacrata nell’olimpo dei grandi. Tra i momenti clou segnaliamo la magistrale interpretazione di “The Edge of Glory” , la sfavillante “Bad Romance”, il brano manifesto della comunità LGBT “Born this way”, la divertente “Paparazzi”, l’ormai irrunciabile e toccante “Million Reasons”.

Video:

Anche se nel corso di 10 anni, Lady Gaga ci ha insegnato a non dare mai nulla per scontato, la sorpresa più grande è scoprirla artista nel vero senso della parola. Il suo legame con la musica è viscerale, lo spettacolo c’è ed è maestoso, imponente, colossale con un palco scomponibile, passerelle inclinate e ponti sospesi ma Lady Gaga potrebbe tranquillamente farne a meno, Gaga è essa stessa uno spettacolo nello spettacolo.

Raffaella Sbrescia

Video:

Harlem Gospel Choir al Blue Note di Milano: la spiritualità a portata di tutti

Harlem Gospel Choir @ Blue Note - Milano

Harlem Gospel Choir @ Blue Note – Milano

Non ho idea di quanti di voi in Italia abbiano mai assistito al concerto di un coro Gospel. In genere l’aspettativa risponde ad un’idea generata dalla visione di qualche film americano o docu-film di stampo socio-politico-culturale. Il gospel, lo sappiamo, nasce da un input profondamente spirituale e negli anni ha saputo costruirsi un’identità precisa generando un grande seguito in tutto il mondo. Come ormai da qualche anno accade, sul palco del Blue Note di Milano, la residency di un coro Gospel è ormai tradizione. Padroni di casa sono i vocalist dell’Harlem Gospel Choir, il coro fondato nel 1986 da Allen Bailey composto dalle più forti e belle voci delle chiese di Harlem.  Ambasciatori di pace e fratellanza, gli “Angels” amano portare avanti il repertorio tradizionale colorandolo con alcune delle hits più famose che possano mettere in risalto la vocalità e l’individualità di ciascuno. Dodici concerti con doppio spettacolo ogni sera alle ore 21 e 23 con exploit finale previsto per questa sera, sempre al Blue Note. Il repertorio comprende gospel tradizionali e contemporanei, jazz e blues, tra i cavalli di battaglia figurano classici come “Oh Happy day” o “Amazing Grace” accanto ad omaggi a stelle della black music. Due le regole a cui attenersi: attenzione e compartecipazione. I ragazzi dell’Harlem Gospel Choir amano interagire con il pubblico coinvolgendolo a più riprese a cantare, ballare sul palco insieme a loro, ridere, scherzare, riflettere.

Il divertimento è il filo conduttore dell’intero show ma, attenzione, il fulcro del contenuto è ad alto tasso spirituale. Last, but non least, le voci. Le voci, signori miei, sono piccoli tesori che, incastonati insieme, fanno un gioiello da preservare. Se amate il canto dell’anima, sicuramente il gospel farà per voi.

Raffaella Sbrescia

Video: Harlem Gospel Choir

Set list:

Celebrate the king

Souled out

Halo

Listen

I was here

Love on top

I’ll take you there/Bless the Lord

Go tell it

Have yourself a Merry Christmas

Silent Night

Amazing Grace

We wish a Merry Christmas

Oh Happy Day

Raphael Gualazzi live al Teatro Dal Verme: da Milano a New Orleans in una sera

Raphael Gualazzi live @ Teatro Dal Verme - Milano ph Francesco Prandoni

Raphael Gualazzi live @ Teatro Dal Verme – Milano ph Francesco Prandoni

Qualunque idea voi possiate avere di Raphael Gualazzi non sarà mai esaustiva se non dopo aver assistito almeno ad uno dei suoi concerti. All’indomani del suo live al Teatro Dal Verme di Milano in occasione del rush finale del suo “Love Life Peace tour” possiamo tranquillamente affermare di aver preso parte ad uno show eccellente.

Non solo cantautorato raffinato ma anche e soprattutto musica di qualità. Con un set ricco e strutturato, una band composta da musicisti polistrumentisti (Luigi Faggi Grigioni alla tromba, Gianluca Nanni alla batteria, Anders Ulrich al basso e al contrabbasso e Laurent Miqueu alle chitarre) e l’originale contributo della giovane leva Nyvinne, prodotta anche lei dall’etichetta discografica Sugar di Caterina Caselli. La cantautrice, che canta in italiano, inglese e francese alternandosi tra brani blues, soul e pop e uno spassoso beatbox, ha presentato il singolo “Spreco personale” in apertura e ha cantato insieme a Raphael alcuni brani tra cui “All alone” e “L’estate di John Wayne”.

 Timido sì ma con riserva, Gualazzi è riuscito a capitalizzare l’esperienza degli anni trascorsi per sciogliersi pian piano durante il concerto, l’irriverente loquacità e qualche ironica battuta hanno rotto il ghiaccio coinvolgendo un pubblico eterogeneo sia per provenienza che per età.

Raphael Gualazzi live @ Teatro Dal Verme - Milano

Raphael Gualazzi live @ Teatro Dal Verme – Milano

In scaletta ovviamente i più recenti brani tratti dall’album “Love Life Peace” ma anche quelli contenuti in “Reality and Fantasy” e “Happy Mistake”. Il filo conduttore del concerto è la contaminazione: le venature jazz incrociano le ballate pop e si irrobustiscono con i ritmi delle percussioni che profumano di Sud America e di Brasile.

L’improvvisazione, la passione per il ritmo, gli arrangiamenti, le armonie, i saliscendi melodici del suo fido pianoforte sono il pane quotidiano di Gualazzi che, a dire il vero, non ha bisogno di parlare perché il suo linguaggio sonoro dice già molto di più. La sua cultura musicale è radicata, vasta e profonda, si permette il lusso di rimaneggiare i suoi successi ma anche quelli di miti indiscussi del jazz mondiale, li rende fruibili, gustosi, divertenti. Tra i brani in scaletta segnaliamo: «Lotta Things», «Mondello Beach», «Pinzipo», «Disco ball», «Reality And Fantasy», “Run Joe”, “Un mare di luce”.

Raffaella Sbrescia

Ludovico Einaudi al Teatro Dal Verme di Milano: 10 concerti per dare lustro all’avanguardia

Ludovico Einaudi live @ Teatro dal Verme - Milano

Ludovico Einaudi live @ Teatro dal Verme – Milano

10 concerti, un solo e unico obiettivo: la fascinazione del pubblico. Ludovico Einaudi, pianista celebre nel mondo, sempre più performer, sceglie Milano, e più precisamente il Teatro Dal Verme, per un festival che abbraccia la musica contemporanea trasformando il suo concerto in un imperdibile happening.

Fondamentali i compagni di viaggio che lo accompagnano sul palco sfoggiando esperienza e maestria: Federico Mecozzi (violino), Redi Hasa (violoncello), Alberto Fabris (basso elettrico, live electronics), Francesco Arcuri (chitarra, percussioni), Riccardo Laganà (percussioni) sono i musicisti che in questo tour fanno la differenza maneggiando gli strumenti in modo versatile e ipnotico. Ma partiamo dall’inizio, Ludovico Einaudi non lascia nulla al caso. Installazioni di luce all’esterno e all’interno del teatro, booklet in cui illustra la novità degli appuntamenti milanesi: ogni sera con lui un duetto con artisti e gruppi appartenenti a scenari musicali anche molto distanti dal suo. Un momento sperimentale per provare ad approdare verso nuovi lidi cognitivi, per lasciarsi trasportare dall’ebbrezza dell’incontro estemporaneo. Lo scorso 10 dicembre, ad esempio, l’ospite è stata Kazu Makino, cantante e musicista giapponese in forza al gruppo musicale statunitense Blonde Redhead, protagonista di un reading incentrato sul potere del simbolismo minimalista. Confini, ombre e chiaroscuri si sono alternati ai brani proposti da Einaudi per un momento di grande concettualismo.

La scelta di Milano non è un caso, Einaudi ama mettersi alla prova, lo sperimentalismo è parte integrante della propria cifra stilistica per cui l’impudente voglia di osare è l’imperativo alla base di questa nuova tornata di concerti.

La scaletta scelta per “Dieci notti” è molto più asciutta e nervosa dei tour precedenti. I saliscendi emotivi mettono lo spettatore nella condizione di mantenersi attento, il risalto lasciato ai singoli strumenti non decolora il centralismo del pianoforte che dirige il gruppo. L’atmosfera, sofisticata e rarefatta, trasforma anche i visuals in componenti attivi dell’atto artistico. “Petricor”, “Four dimensions”, “Logos” ma soprattutto “Experience” e “Choros” sono i fiori all’occhiello del repertorio di Ludovico Einaudi che anche in questa occasione non delude le aspettative del pubblico più ricercato ed esigente. Per gli incontentabili l’appuntamento è ogni sera nella sala piccola del Teatro Dal Verme: alle 23.00 in punto ciascuno degli artisti che ha duettato con Einaudi durante il main act ha la possibilità di esibirsi l’indomani in un secret show. Il mood è quello di un club, un priveè a cui accedere con aria sorniona e volutamente inconsapevole. Uno spazio riservato a sole 200 persone. L’occasione è di quelle ghiotte: artisti del calibro di Jozef van Wissem, Ballake Sissoko, Ronald e Robert Lippok, in particolare, portano in scena il meglio dell’avanguardia sperimentale contemporanea. Il concetto alla base di questa idea luminosa è la visione della musica come potente motore aggregante; ultimo baluardo della creatività, dell’azzardo, della libertà.

Raffaella Sbrescia

Paola Turci live al Teatro degli Arcimboldi di Milano brilla di luce propria.

Paola Turci live @ Teatro Arcimboldi - Milano

Paola Turci live @ Teatro Arcimboldi – Milano

Quando un’artista emana tanta energia da diventare carismatica c’è da prestare doppiamente attenzione per qui il meccanismo che si innesca è simile ad una magia. Questa è quella che crea Paola Turci quando entra in contatto con il suo pubblico. La riprova l’abbiamo avuta ieri sera, in occasione del suo concerto al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Del resto questo Secondo Cuore tour sta rappresentando per Paola, l’occasione perfetta per portare tutto il suo bagaglio artistico e personale sul palco.

«Buonasera Milano, che sogno! Questa è la mia prima volta in questo luogo sacro. Mi sento una bambina con il suo gioco più bello. Mi piacerebbe se stasera, il vostro secondo cuore, quello che contiene le emozioni più intime, più forti, più coinvolgenti, potesse battere allo stesso ritmo del mio. Buon concerto a tutti voi!». Questo è il benvenuto di Paola Turci che, fasciata in un sensuale abito color oro, si muove libera e sinuosa sul palcoscenico che, privo di scenografia, mette in risalto solo e soltanto lei.

Brilla di luce propria Paola che, sulla lunga scia del grande successo ottenuto in questo ultimo anno, mette in scaletta tanti dei brani contenuti nel suo ultimo album ma regala nuova vita anche ai successi del passato. Nuovi arrangiamenti, sfumature più corpose donano fluidità al concerto che scorre via leggero e coinvolgente. Da Off-Line a La vita che ho deciso, La prima volta al mondo, Combinazioni passando per Volo così e Attraversami il cuore, Paola Turci mette in risalto i pensieri vibranti, appassionati, contraddittori di una donna affamata di vita, di sogni, di passione autentica.

Verace e ispiratissimo Ma dimme te, il brano con cui Paola Turci ha riscoperto le proprie radici: «Conosco molto bene Milano, ci ho vissuto quasi più che nella mia Roma. Ho cantato in molti dialetti ma mai nel mio – spiega Paola Turci al pubblico- scrivendo questa canzone, ho riattivato le mie radici, ho realizzato il ritratto di una donna ispirata ad Anna Magnani; una donna tosta davvero, testarda, capocciona e sicura di se stessa in tutto tranne che in amore».

Per il cambio d’abito, Paola opta per i pantaloni e un top sfavillante: è il momento di suonare la chitarra. Un connubio catartico per la cantante che, effettivamente, in versione intima, quasi unplugged, riesce a dare il proprio massimo. La voce è nitida, potente, estesa. Le parole fluttuano, i pensieri elaborano sogni; ecco l’incanto.

Tra le cover più belle e più ispirate, c’è da segnalare l’intensa versione di “Dio, come ti amo” (scritta da Domenico Modugno): «Quando suono la chitarra mi viene voglia di cantare tantissimi brani, un po’ come quando sono con amici. Ho sempre tante canzoni in testa ma mi ritrovo sempre a cantarne una in particolare, la considero la più forte e la più bella tra le dichiarazioni d’amore musicali esistenti» – precisa Paola Turci prima di cantarla.

Piccola canzone d’amore è, invece, quella dolce e tenera composizione che dà l’avvio all’ultima parte del concerto in cui spiccano Questione di sguardi, Bambini e l’immancabile Fatti bella per te, il brano che ha segnato in modo inderogabile l’inizio di un nuovo percorso che ha reso Paola Turci finalmente libera, felice, ammaliante.

Raffaella Sbrescia

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