PUNK: la recensione del nuovo album di Gazzelle

GAZZELLE foto di Sara Pellegrino

GAZZELLE foto di Sara Pellegrino

Esce oggi “Punk”, il nuovo album di Flavio Pardini, in arte Gazzelle, prodotto da Federico Nadelli per Maciste Dischi. Quello di Gazzelle è un nome che si è fatto subito ampio spazio all’interno dello scenario indie nazionale. La sua attitudine prende vita da una malinconia beffarda, di quelle che riescono a fotografare i momenti più intimi e più indelebili per poi congelarli e tirarli fuori all’occorrenza lasciando una sensazione di smarrimento emotivo. Gazzelle fa leva su fotogrammi e sonorità sicuramente ispirate alla classiche ballate britpop dei punti di riferimento di sempre: Oasis, Coldplay. Con il suo muoversi a metà strada tra Roma e Milano cattura e impregna i suoi testi di tutti gli elementi che in questo momento fanno leva sull’hype dei trend topics.
Video: Scintille

Il disagio esistenziale di cui è pregna una generazione sempre pronta a rimettersi in discussione e mai veramente appagata, si fa largo tra i versi e i suoni proposti in “Punk”, un album che non ha niente di questo genere se non il modo di concepire la vita stessa. Un connubio di contasti emotivi, di saliscendi e di ripensamenti, di svelamenti poi celati da un’ironia acida e nebulosa.
L’elemento che salta subito all’orecchio è la solitudine, quello status quo che leva il respiro, che rende incerti i passi, che rende sfumati e surreali i sogni e i sentimenti a cavallo tra tradizione cantautorale anni ‘70 e puro itpop. A scandire la tracklist , c sono arrangiamenti di un livello finalmente superiore a quello del disco di esordio: pianoforte, chitarre, batterie e archi volteggiano, sorprendono, scardinano certezze e schemi mentali.
“E coprimi le spalle che fuori si gela e la notte non copre gli sbagli ma gli dà tregua. E che ho scoperto che le cose belle appassiscono e che i sogni dentro ai cassetti marciscono e che la gente non crede mai troppo e le parole trovano il tempo che possono, che non puoi morire due volte di seguito e che se fuori piove io dentro nevico”, scrive Gazzelle in “Coprimi le spalle”, uno dei testi più sinceri e più veritieri del disco. Il consiglio che vorremmo dare a chi ascolterà questo album è di leggere bene i testi prima di ascoltarlo, i messaggi saranno molto più intensi, la realtà molto più sparata in faccia senza il filtro di arrangiamenti che certe volte creano contrasti fuorvianti. Il quadro vi sembrerà molto più intellegibile e completo e avrete la sensazione di capire meglio perché Gazzelle in poco più di un anno ha già conquistato i palazzetti italiani.
Raffaella Sbrescia
Al via da oggi l’instore tour durante il quale l’artista presenterà il nuovo disco al pubblico con un breve showcase. Questi gli appuntamenti:
30 NOVEMBRE - TORINO - Mondadori Bookstore via Monte Di Pietà (ore 18.00)
1 DICEMBRE - MILANO - Mondadori Megastore Duomo (ore 15.00)
2 DICEMBRE - ROMA - Feltrinelli via Appia Nuova (ore 17.00)
3 DICEMBRE - NAPOLI - Feltrinelli Piazza dei Martiri (ore 18.30)
4 DICEMBRE - BARI - Feltrinelli via Melo (ore 18.30)
Questa la tracklist del disco, prodotto da Federico Nardelli:
1. Smpp
2. Punk
3. Sopra
4. Tutta la vita
5. Sbatti
6. Non c’è niente
7. OMG
8. Scintille
9. Coprimi le spalle
GAZZELLE è pronto a tornare sul palco nel 2019 con due date nei palazzetti più importanti d’Italia, venerdì 1 marzo 2019 al Mediolanum Forum di Milano e domenica 3 marzo 2019 al Palazzo dello Sport di Roma! Ad accompagnare i due appuntamenti, il “Punk Tour” nei più importanti club italiani in partenza giovedì 7 marzo dall’Obihall di Firenze, per poi proseguire con i live di Venaria Reale (09/03), Napoli (15/03), Modugno (16/03), Bologna (21/03), Brescia (24/03), Senigallia (30/03), Perugia (31/03) e infine Padova (07/04).
Biglietti disponibili su Ticketone.it e in tutte le rivendite autorizzate.

La carica creativa di Marco Mengoni esplode in “Atlantico”. Le dichiarazioni fiume dell’artista.

Marco Mengoni

Marco Mengoni

Apertura, ricerca, emotività sono i tre concetti chiave che potremmo usare per parlare di “Atlantico”, il nuovo album di Marco Mengoni in uscita il 30 novembre 2018 per Sony Music.
L’artista ha presentato questo nuovo progetto alla stampa questa mattina alla Torre Velasca di Milano e per l’occasione ha voluto creare un percorso di attraversamento e di avvicinamento alla sua nuova musica con un Festival patrocinato dal Comune di Milano. Tutte le forme di arte sono state ingaggiate all’interno di una serie di happening, mostre e installazioni ricche di contenuti ispirati ai testi e alle musiche di “Atlantico”.
“Dopo aver investito energie in un progetto molto lungo, ero scarico, avevo necessità e voglia di ricrearmi, fare le cose con lentezza per poterle capire sino in fondo. Ho fatto tanti viaggi, sia mentali che pragmatici, mi sono staccato dalla quotidianità e mi sono ritagliato degli spazi da solo. Sono entrato in contatto con tante culture diverse, ho assorbito influenze diverse, mi sono ritrovato a sorvolare spesso l’Oceano Atlantico e, guardando quanti paesi ne sono bagnati, ho voluto che il titolo del disco riportasse proprio il nome del secondo oceano più grande del pianeta.
In questi due anni e mezzo sono cresciuto e sto crescendo, sono rimasto spesso da solo con i miei pensieri e ho avuto modo di vivere esperienze che non pensavo potessi vivere se non ascoltandole da altri.
Per prima cosa sono andato a Cuba, ho voluto scoprire un posto che volevo toccare con mano, mi sono fatto raccontare tanto di una storia difficile, sono andato alla scoperta delle origini della tradizione salsera e rumbera. Mi sono lasciato affascinare da testi pesanti come macigni vestiti di allegria e ho messo da parte quelle suggestioni per inserirle anche nelle mie canzoni. Non so se ci sono riuscito ma ho cercato di fare esattamente questo.
Una delle persone che più di tutte mi ha aiutato a decodificare le emozioni e gli appunti di questi viaggi è Fabio Ilacqua a cui ho cercato di trasmettere quello che di volta in volta vedevo. Così come quando sono stato per un periodo a New York, una città incredibile, piena di energia, in cui sono arrivato con la testa piena di domande a cui cercavo di dare delle risposte. Mi sono sentito solo in una città che offre tantissimo, ho seguito un percorso di autoanalisi dentro di me, ho analizzato cosa fossi riuscito a fare finora e cosa mi fossi perso. E così è venuto fuori il concetto di lentezza, inteso con accezione positiva. Mi sono anche arrabbiato con me stesso perché mi sono reso conto che quando mi succedevano delle cose importanti, nel lavoro e nella vita, ho sempre seguito l’istinto di mettere da parte le cose che fanno più male e i sentimenti più brutti. Da questo percorso molto duro sono quindi nati dei pezzi incentrati sul concetto di contrasto, un termine così distante dal mio imprinting educativo che, ripetuto così tante volte, viene svilito del suo stesso significato.
Video: Marco parla del brano “Hola”

A questo punto del percorso creativo, è sopraggiunto il concetto di condivisione: mi sono sbloccato nella mia intimità artistica, non è mai successo che collaborassi con altri artisti in un mio album, in questo caso non ho voluto ragionare tanto sulle cose, a 30 anni ho capito che è inutile l’individualismo, quindi ho scelto di condividere il brano con Tom Walker, gli ho dato massima libertà, l’ho spinto a fare quello che voleva. Ha scritto un inciso completamente diverso e il risultato è “Hola” (I say).
Sulla scia dei miei viaggi è nata anche “Amalia”, una canzone ispirata alla figura di Amalia Rodriguez, luminare del fado portoghese. Ho cercato le origini, le tradizioni, ho immaginato le donne che vedevano partire i propri mariti senza sapere se e quando sarebbero tornati. Ho quindi iniziato a scrivere il brano per poi vestirlo con il contrastante ritmo della cultura brasiliana facendomi supportare dai Selton e da Vanessa Da Mata.
Successivamente sono andato in studio dal Maestro Mauro Pagani con i miei musicisti di sempre e abbiamo cercato gli arrangiamenti più giusti per queste storie. Il disco si è praticamente prodotto da solo anche se dopo due mesi di suoni, sono andato a cercare dei produttori stranieri e i Rudimental hanno risposto alla mia chiamata per arrangiare il brano “Rivoluzione”; un pezzo che parla di me in prima persona e di come sono arrivato a oggi.
 
Tra i personaggi importanti di questo album c’è anche Adriano Celentano con un bel cammeo ne “La Casa Azul”, un brano che ho dedicato alla meravigliosa figura di Frida Kahlo. Adriano è stato subito entusiasta, naturalmente ha fatto quello che voleva e non a caso si inserisce nel brano subito tipo un shhhh di invito al silenzio. Credo che senza di lui non sarei stato in grado di omaggiare fino in fondo un’artista tanto incredibile quanto Frida.
L’ultima dedica del disco è a Muhammad Alì, nel mio percorso mi sono sentito tante volte debole e ho sentito l’esigenza di documentarmi su chi nella storia non ha mai avuto paura di salire sul ring. Muhammad rimane un punto di riferimento anche oggi e vorrei che lo conoscessero anche i ragazzi che non hanno avuto la fortuna di nascere quando lui incantava il mondo con le sue battaglie.
Il disco si chiude con “Dialogo tra due pazzi”: una relazione tra due persone che non sono normali che in realtà è l’occasione per chiedersi cosa sia in realtà la normalità. Un pezzo in cui si può ritrovare davvero chiunque.
Per quanto riguarda la lavorazione in studio, posso solo dire che il Maestro Pagani ha qualunque strumento, lavorare con lui è stato ancora più stimolante. Io e i miei musicisti di sempre stiamo crescendo insieme, abbiamo tutti e quattro la stessa età, mi accompagnano da 15 anni a questa parte, essere in studio con loro è stato fondamentale perché ho potuto esprimermi nella mia nudità più totale, sanno cosa voglio e siamo messi lì come ai vecchi tempi seduti in circolo. Ci siamo scontrati su tante cose, sulle ritmiche e sulle influenze sonore di mamma Africa, ci siamo misurati anche tempi ritmici molto complessi e siamo cresciuti professionalmente tutti insieme anche in questa occasione.
Video: Marco e il pubblico estero

 
A chi mi chiede se questo album nasce e si configura come progetto internazionale, rispondo che il disco esce in contemporanea in molti altri paesi con un’edizione incisa completamente in spagnolo oltre a quella italiano. A breve ci saranno 5 anticipazioni dal vivo per quello che ad aprile e maggio sarà il vero e proprio tour di cui ho disegnato il palco ben 3 anni fa ormai. Ho sentito vociferare di concerti negli stadi ma io e il mio team abbiamo deciso di fare un passo indietro. Il percorso continua nei palazzetti perché è più giusto, perché il disco si sposa meglio con quel tipo di intimità e perché per gli stadi c’è tempo. Studierò il modo per far arrivare questi miei nuovi messaggi al meglio, vorrei creare un percorso sensoriale che possa riportare le persone all’interno della musica e viverla come esperienza completa. Queste mie nuove idee hanno trovato terreno fertile anche in altri progetti: la partnership con National Geographic per la salvaguardia del pianeta contro l’abuso della plastica, con Casa Chiaravalle, un ex proprietà confiscata alla malavita, oggi luogo di accoglienza, a cui andranno i ricavati dell’Atlantico Fest.
Marco Mengoni al pianoforte - Secret show - Atlantico

Marco Mengoni al pianoforte – Secret show – Atlantico

Forse queste idee mi sono venute dopo essermi costretto a stare da solo, a pensare a quello che mi era accaduto, a dare il giusto peso alle sensazioni di quel periodo. Mi sono preso tempo per seguire delle cose e per prendermi cura delle persone che mi stanno vicino. La cosa che mi più mi fa arrabbiare è il concetto di c’è tempo. In alcune occasioni ho lasciato che il tempo scorresse piuttosto che fare qualcosa, la lentezza serve per ragionare, la velocità serve per rispondere e agire. Non so se ci sarà una vita dopo ma da oggi vorrei lavorare per non perdermi più niente”.
 
 Raffaella Sbrescia

LA TRACKLIST

 

  1. VOGLIO
  2. HOLA (I SAY) feat. Tom Walker
  3. BUONA VITA
  4. MUHAMMAD ALI
  5. LA CASA AZUL
  6. MILLE LIRE
  7. INTRO DELLA RAGIONE
  8. LA RAGIONE DEL MONDO
  9. AMALIA feat. Vanessa Da Mata & Selton
  10. RIVOLUZIONE
  11. EVEREST
  12. I GIORNI DI DOMANI
  13. ATLANTICO
  14. HOLA
  15. DIALOGO TRA DUE PAZZI

Il ritorno di un’icona: Raffaella Carrà presenta “Ogni volta che è Natale”. Con lei è impossibile annoiarsi. Intervista

Raffaella Carrà_copertina album
Natale è alle porte e con le festività anche i dischi natalizi iniziano ad arrivare. Stavolta però c’è una sorpresa. L’iconica Raffaella Carrà torna in scena con “Ogni volta che è Natale” (Sony Music). A presentare questo variegato lavoro è lei stessa con la verve e la carica anticonformista che la contraddistinguono da sempre.
“Vorrei fare un augurio valido non solo per questo Natale – racconta la Carrà alla stampa- vorrei che si buttasse nel cestino il verbo litigare. La lite finisce nella violenza e a pagare siamo noi donne nella maggior parte dei casi. Agli uomini chiedo di essere più comprensivi e alle donne chiedo di contare fino a 100 prima di sfociare in una lite. A questo aggiungo che bisogna rifiutare sempre l’ultimo appuntamento che  è e rimane sempre il più pericoloso”.
A proposito dell’album, l’artista racconta: “Non avevo intenzione di cantare, poi la Sony ha cominciato a farmi notare che non avevo un album di Natale nel mio repertorio. Dopo un periodo di vacanza mi sono messa ad ascoltare i 70 brani che mi hanno proposto e pian piano mi sono convinta visto che il repertorio c’era. Nel disco c’è anche l’inedito di Daniele Magro, un brano che ho chiesto io. Direi che in generale mi sono molto divertita, ho fatto praticamente quello che volevo, mi hanno dato totale libertà e insieme a Valeriano Chiaravalle abbiamo cambiato gli arrangiamenti di tante canzoni famose. Mi sono sentita proprio bene a mio agio ma, se proprio devo trovare il pelo nell’uovo, vi dico che avrei voluto tanto cantare un brano raggaeton ma non hanno voluto farmelo fare. Ditemi voi, cosa c’era di intoccabile in un brano come “Feliz Navidad”? Quasi quasi lo canterei per sfregio in televisione”. (ride ndr).
Scendendo poi nei dettagli del track by track dice: “C’è tanto da ballare in questo album, si va dal pezzo popolare spagnolo in una rumba che nasce dall’Andalusia, alla versione di Stefano Magnanenzi di “Merry Christmas”, alla mia versione di Hallelujah che ho cantato insieme a due giovani soprano che hanno dato il loro meglio, passando per Happy Christmas, la versione valzer del grande classico di John Lennon in cui mi accompagnano i bambini del Coro Dell’Antoniano. Questo disco, insomma, non poteva cantarlo nessun altro, almeno non in questo modo, quando lo ascolto sono io, questo è il mio stile”.
Non sono Natale per la Carrà che non perde l’occasione per qualche toccante momento amarcord: “Milano mi ha sempre portato fortuna. La prima volta sono arrivata in città per Fantastico III. Mi sentivo una fuori sede, ero nata artisticamente a Roma, il primo giorno mi sentivo persa e ho pianto. Poi sono riuscita a coinvolgere il mio amico Corrado per vivere insieme quell’avventura televisiva e fu un grandissimo successo. Ecco, oggi spero che Milano porti fortuna anche a questo album, ho dischi d’oro e di platino nel mio ufficio ma ho uno spazio che vorrei riempire e lavoro anche con l’obiettivo di prendermi questa ulteriore soddisfazione”.
E se qualcuno le chiede cosa avessero di così speciale le sue hits dal fascino eterno, Raffaella risponde così: “Con Fiesta ero impazzita per la Spagna e ho voluto dedicarle una rumba. Mi scatenavo, mi divertivo troppo, non riuscivo a stare ferma davanti al microfono. “Rumore” poi non ha tempo, è una canzone unica, è un pezzo dalla magia che resiste ai decenni. Se la gente mi scrive ancora che con questo pezzo ritrova il buonumore, probabilmente sarà vero! Le mie canzoni erano scritte da Gianni, l’ironia è sempre stata la chiave di tutto. Io stessa non ci credevo fino in fondo, il segreto è non tirarsela sennò se si è rovinati. L’importante è avere il coraggio di essere se stessi. Se poi vogliamo pensare alla musica in generale, io credo che la musica abbia canzoni belle e canzoni brutte. Ciò che conta che non venga fatta a tavolino ma che sia sincera, la melodia è la chiave del passaporto per fare il giro del mondo.”
Video: Raffaella Carrà presenta l’album “Ogni volta che è Natale”

Incorpora video

Impossibile pensare a Raffaella Carrà senza considerare il suo ruolo rivoluzionario nell’ immaginario collettivo: “Per me era normale, dice lei, sia in Spagna che in Italia mi riconoscono questa rivoluzione ma io non vivo di sovrastrutture. In me c’è una parola che mi ha fatto pagare certe scelte ed è la libertà. Mi sono presentata per quello che ero ma c’era da avere coraggio per essere liberi, devo dire che in varie occasioni ho trovato degli uomini che hanno creduto in me. Prima il rapporto tra sessi non era paritario, io ho avuto questa fortuna e me la sono giocata alla grande. Il pubblico femminile mi segue con particolare attenzione, io sono con loro, non mi servono tante parole e quando posso lo dimostro sempre, soprattutto nel mio privato. Non mi interessano le onirificenze, il mio aver fatto da ponte culturale tra Italia e Spagna mi ha gratificato molto ma il premio più importante è che la gente mi voglia bene anche se non mi vede in televisione. Ho un credito con il mio pubblico e non l’ho mai tradito, con me non si sgarra, non sono stata raccomandata, non mi interessa il Cavalierato del lavoro, mi fregio del fatto che in 50 anni di televisione ho conquistato il cuore di tantissime persone”.
Inevitabile chiedersi a questo punto com’è il Natale della Carrà: “Se sono a Roma non posso rinunciare agli spaghetti col tonno tanto amati da Mastroianni. Non ho mai passato un Natale triste da bambina anche se i miei erano separati. Adesso mi diletto a fare i pacchi e se non riesco a vedermi con i miei cari durante le feste, celebriamo il nostro Natale in un altro momento solo nostro. Mi piace fare regali quando so cosa piace alle persone a cui tengo, per me invece va bene tutto basta che non sia qualche soprammobile inutile. Faccio regali mirati e mi dedico molto agli altri, mi piace esserci per chi soffre durante tutto l’anno”.
Raffaella Sbrescia

Eros Ramazzotti presenta il nuovo album “Vita ce n’è” al Castello Sforzesco di Milano.

Eros Ramazzotti @ Castello Sforzesco - Milano

Eros Ramazzotti @ Castello Sforzesco – Milano

Un anno e mezzo di lavoro, nuove idee e tanti giovani confluiscono in “Vita ce n’è”, il nuovo album di Eros Ramazzotti che ha presentato questo suo 15esimo lavoro in carriera nella suggestiva Sala della Balla del Castello Sforzesco di Milano, aperto in notturna solo per ospitare questo speciale evento mediatico inserito nell’ambito della Milano Music Week. Eros torna in scena con un disco positivo che vedrà la luce in più di 100 paesi nel mondo. A febbraio 2019 l’avventura live vedrà il cantautore romano in giro per i 5 continenti, senza considerare che sono già stati venduti oltre 200.000 biglietti in Europa e che il tour americano verrà annunciato il 3 dicembre.
Da Don Bosco a Roma ai palchi di tutto il mondo, Eros Ramazzotti ne ha fatta di strada in questi suoi 55 anni di vita eppure mantiene sempre intatto quello spirito naturale e spontaneo di chi vive la vita in maniera genuina e semplice. “Con questo album volevo dare un segnale positivo in un momento storico molto particolare per tutti noi”, spiega Eros alla platea di giornalisti e al compagno di palco per la serata Pippo Baudo. “In questa tracklist ci sono 15 canzoni d’amore, con testi semplici che arrivano subito al cuore. Ho lavorato per costruire qualcosa di immediato e di efficace. Il disco è dedicato all’amico fraterno Pino Daniele di cui noi tutti sentiamo la mancanza e contiene tre featuring internazionali: ci sono Alessia Cara, una italo-canadese spesso al centro di situazioni artistiche di prestigio, Helene Fischer, artista nota in Germania e Luis Fonsi che m ha sempre dimostrato grande stima”.
Eros Ramazzotti @ Castello Sforzesco - Milano

Eros Ramazzotti @ Castello Sforzesco – Milano

Tornando ai temi del disco, quello che salta all’occhio è il desiderio di tranquillità e positività che traspare un po’ da tutta la lavorazione e dalle scelte che sono state portate avanti: “La produzione musicale è al passo con l’evoluzione tecnica di questa epoca ma è anche la risposta a quello che veniva dal mio istinto. Per la produzione mi ha dato una grande mano Antonio Filippelli con un sound contemporaneo e leggermente più schiacciato. Tra le tante collaborazioni presenti nell’album c’è prima di tutto quella con Federica Abbate che ha collaborato alla scrittura di sette canzoni del disco, poi ci sono Cheope, Dario Faini, Paolo Antonacci di cui posso dire che è un bravissimo autore: inizialmente scriveva cose molto lunghe, praticamente delle suite da 8-10 minuti, gli ho spiegato che per fare canzoni pop bisognava lavorare in un altro modo. Successivamente mi ha portato ‘Due volontà’, pensava di inciderla lui, ma l’ho voluta io perché mi è piaciuta molto”. Tra gli altri autori figurano anche Enrico Nigiotti, Fortunato Zampaglione, Bungaro, Cesare Chiodo, Stefano Marletta, Edwyn Roberts, Mario Lavezzi e Mogol, un mix di autori del nuovo pop nazional-popolare e classici. Fra questi ultimi non manca una sorpresa: Lorenzo Chreubini Jovanotti è infatti l’autore di ‘In primo piano’, nata da un provino che Lorenzo aveva inviato due anni fa a Eros e che oggi vive sotto una luce pop con il benestare del Jovanotti nazionale, protagonista anche di un video proiettato in sala.

Video: Vita ce n’è


Dei 25 brani prodotti, solo 15 sono finiti nella tracklist finale. Tra questi c’è “Buon Amore”, dedicata alla figlia Aurora Ramazzotti che finalmente ha trovato l’amore vero e che fa stare tranquillo anche papà Eros. Il brano più delicato è invece “Dall’altra parte dell’infinito”, una lettera a un figlio morto nata dopo avere letto sul Corriere la storia di un padre che ha perso il figlio a causa della leucemia. Poi la cinica “Per il resto tutto bene”: Un’ analisi lucida e spietata degli usi e costumi della società contemporanea. Una denuncia dei vizi, miopie e prepotenze disumane.

Infine il già conclamato tour mondiale in cui Eros porterà con sé Eric Moore (batteria), Luca Scarpa e Giovanni Boscariol (tastiere), Corey Sanchez e Giorgio Secco (chitarre), Paolo Costa (basso), Scott Paddock (sassofono), Monica Hill, Christian Lavoro e Giorgia Galasso (cori), un mix di musicisti italiani e americani per non lesinare mai sulla qualità di uno spettacolo pensato per lasciare un ricordo duraturo di tutti coloro che vorranno andare ad ascoltare Eros.
Raffaella Sbrescia
 
Tracklist
1 PER IL RESTO TUTTO BENE
2 VITA CE N’È
3 VALE PER SEMPRE feat. ALESSIA CARA
4 SIAMO
5 IN PRIMO PIANO
6 TI DICHIARO AMORE
7 PER LE STRADE UNA CANZONE
feat. LUIS FONSI
8 UNA VITA NUOVA
9 HO BISOGNO DI TE
10 DUE VOLONTÀ
11 NATI PER AMARE
12 DALL’ ALTRA PARTE DELL’INFINITO
13 BUONAMORE
14 AVANTI COSÌ
SPECIAL TRACK
15 PER IL RESTO TUTTO BENE
feat . HELENE FISCHER

Giorgia presenta l’album di cover “Pop Heart”. Duetti, sorprese, ricordi e lati nascosti

Giorgia

Giorgia

Uscirà il 16 novembre “Pop Heart”, il nuovo progetto artistico di Giorgia. La cantante si mette in gioco con un album di cover, le stesse che hanno scandito i suoi primi passi nel mondo della musica. In tracklist ci sono alcuni di quei brani che la cantante romana ha scoperto grazie al suo papà che cantava nei club e nei locali di zona. Altri sono arrivati come fulmini a ciel sereno in età adulta. Altri ancora magari verranno con un possibile volume 2.

“Il titolo è arrivato alla fine del disco quando ho tirato le somme e mi sono resa conto di aver fatto delle scelte di cuore; un cuore profondamente pop. Quando ero giovanissima, mi sceglievo le canzoni che mi piacevano, ero schizofrenica, mi sono specializzata in soul e ryth’m & blues poi i miei gusti si sono evoluti. In questi 15 anni ho trovato difficoltà a dare una coerenza, a seguire un ordine di tempo o di genere. Ecco perché questa tracklist nasce da cose che mi sono appartenute nel tempo e che mi riportano a momenti della vita importanti. Tutto diventa pop nel momenti in cui un qualcosa di tuo può essere condiviso con altri”, racconta Giorgia.

“Non è facile cantare le canzoni degli altri. Speso a fine concerto mi diverto a farlo ma, un conto è farlo live insieme al pubblico, un altro è incidere qualcosa che resterà. Per questo lavoro, mi sono ascoltata le canzoni con molta attenzione, non mi sono imposta di dare qualcosa di mio. Ho rispettato le versioni originali cercando di farle mie il più possibile. Più che concentrarmi sull’uso della voce, ho messo l’accento sui testi. Per me è stato un esercizio interpretativo finalizzato a mettere in evidenza il sentimento. Questo è l’aspetto che mi interessa di più in questo momento. Dopo tanti anni di tentativi e di esperimenti, alla fine impari che la voce veicola e trasmette le tue emozioni anche se il a tenere le fila di tutto questo discorso è il fiato. Se ne hai il controllo, puoi crederci e dare una sensazione precisa a chi ti ascolta cantare”.

“In questo lavoro ho voluto cantare cose che il pubblico non avesse già ascoltato. Insieme a Canova ho cercato degli arrangiamenti che, pur rispettando la versione originale, ci trasmettessero un plus. Io stessa ho cestinato tanti brani in cui non mi ci sentivo. Questo album nasce confidando nel futuro, non c’è ancora un volume 2 ma è un strada che mi sono lasciata aperta. Potrebbe essere un classic heart o un black heart”.

POP HEART - Giorgia_Cover

POP HEART – Giorgia_Cover

“Tra i brani più belli e più difficili c’è sicuramente “I Will Always love you” di Whitney Houston. All’inizio la ritenevo intoccabile poi, in virtù del fatto che io ero una sua fan mitomane, dall’alto della mia antica pretesa di capirla, ho voluto cantare qualcosa di suo per omaggiarla. Il brano che ho scelto non è neanche quello che amo di più, ne ho fatte altro più r’n’’b ma questo è il manifesto della sua carriera. Il brano è del ‘92 e segna la fine di un momento. Dopo quel pezzo sono cambiate tante cose nella mia vita, all’inizio lentamente poi più velocemente. Avevo la sua versione originale stampata nelle orecchie, ho voluto fare quella più difficile, all’inizio non ci arrivavo, avevo la gola chiusa poi pian piano sono entrata nel pezzo, ho fatto pace con la responsabilità e dopo 6-7 tentativi, sono riuscita a trovare la mia versione”.

Il duetto più inaspettato è quello con Tiziano Ferro ne “Il conforto”: “Forse vi sarà sembrata una scelta inconsueta, visto che il brano è molto recente. Ma d’altronde perché no? Si tratta di una bella canzone, ben costruita per un duetto. La versione con Carmen è magnifica ma mi piaciuto cantarla con Tiziano. Avevo voglia di duettare con lui da tempo, ci siamo andati vicini parecchie volte e questa è stata l’occasione per omaggiare una bella canzone. Abbiamo ricantato il brano a Milano, Tiziano era felicissimo, ci siamo divertiti a fare quello che ci piace e che nasce dalla nostra matrice comune”.

Video: Le tasche piene di sassi

Gli altri duetti sono camei: “A Elisa ho chiesto di fare Ligabue ed è stata molto dolce sebbene fosse impegnata con l’uscita del suo disco. Mi piace molto il fatto che quando cantiamo insieme nel brano non si capisca chi è chi. Nel brano di Eros ho cantato una tonalità molto diversa, a lui ho chiesto un colore per creare una cifra che avesse il suo benestare. Il suo timbro rimette le cose a posto. Poi ci sono delle chicche: c’è la bellezza assoluta di “Anima” di Pino Daniele, l’attualità di Vasco Rossi, l’originalità di Mango ( del suo brano mi piace pensare che se l’avesse fatta oggi, l’avrebbe fatta proprio così come adesso). Tra le sorprese c’è il contributo di Benny Benassi in “I Feel love” di cui mi ha promesso una versione extended. Questo brano l’ho scoperto ascoltando una delle cassette di mio padre per i night. Ricordo che mi flashò con questa intro di un quarto d’ora. Donna Summer aveva una modernità assurda, faceva cose proibite a quel tempo e cantava con una sensualità pazzesca. Dovevo fare un suo brano, è una parte di me che c’è e resiste. Poi c’è “L’essenziale” di Marco Mengoni: io e Marco abbiamo un passato in comune ed è come se fossimo parenti. Scherziamo tanto insieme su un terreno comune e abbiamo un bellissimo feeling, spesso gli dico “Sembro te, che sembri me, che sembro te”. In “Come neve” ricordo questo divertente aneddoto: pensavo di essere troppo alta perché lui non si sentiva, alla fine era lui che cantava ed io che si trattasse della mia voce”.

“Mi piacerebbe che qualcuno di questi artisti venisse a trovarmi in tour ma sarà difficile, molti sono impegnati nei rispettivi tour. Il mio live partirà ad aprile, il palco non sarà centrale, mi sono fatta già troppi chilometri (ride ndr). Ci sarà più leggerezza e ci divertiremo a trovare formule per suonare con agilità sul palco. A brevissimo, e per l’esattezza il 23 novembre, canterò nel Duomo di Milano per un evento benefico organizzato dall’Associazione “Per Milano”, in collaborazione con il Comune e con la Caritas Ambrosiana finalizzato al raccoglimento di fondi da destinare ai bimbi disabili. Per la prima volta sarò in Duomo, con me ci sarà la mia band ma anche l’Ochestrs Roma Sinfonietta con 50 elementi coordinati dal Maestro Valeriano Chiaravalle. Canterò “Come saprei”, “Di sole e d’azzurro”, “Gocce di Memoria”, “E poi”, “Credo”, “Le tasche piene di sassi”, “Anima” e un’immancabile “Ave Maria” (sto studiando la versione di Andrea Bocelli). A chiudere “You make me feel like a natural woman”. Il tutto mentre vestirò un elegantissimo abito Dior”.

“La morale a tutto questo lavoro è che l’importante sia che l’emotività arrivi. Nella vita non c’è matematica, non ti avvisa di nulla. Spesso mi è capito di capire di trovarmi in un altro punto della mia vita, ho imparato a vedermi in un altro modo, a vivere momenti di sconforto per poi ricominciare. La mente fa la differenza e incide sul canto. Se canti pensando, canti male. La parte che deve arrivare non ha un nome, o c’è o non c’è e la raggiungi attraverso un lavoro interiore.”

 Raffaella Sbrescia

L’Infinito: Roberto Vecchioni ci insegna il valore della parola in un’opera d’arte. La recensione del nuovo album

Ph. Oliviero Toscani - Vecchioni

Roberto Vecchioni torna in scena con un un nuovo album intitolato “L’infinito”. Non troverete questo lavoro sulle piattaforme streaming e il perché è davvero facile da immaginare. Vecchioni è un Maestro, un cantautore, un poeta, un professore. Le sue canzoni sono preziose e rare. Non è neanche pensabile metterlo al confronto con gli album usa e getta che solitamente troviamo in giro. A cinque anni di distanza da “Io non appartengo più” del 2013), Roberto Vecchioni torna dunque a dire la sua con un lavoro prodotto da Danilo Mancuso per DME e distribuito da Artist First.
Il lavoro racchiude 12 brani inediti e inizia subito in modo speciale. “Una notte, un viaggiatore” ci porta in un luogo, non luogo. Una dimensione spazio-temporale indefinita, una stazione fantasma che ci lascia perdere e confondere in una fuga onirica. Il concetto di malinconia ricorre spesso anche se Vecchioni declina questo sentimento sempre in un’accezione positiva e costruttiva.
I gloriosi anni ‘70, quelli in cui la cultura era davvero considerata, rieccheggiano in “Formidabili quegli anni”: “Noi ci siamo fatti il culo, a voi tocca mostrare i denti”, canta Vecchioni, ai pochi cavalieri sulle nuvole incoscienti rimasti a difendere la causa della cultura, sempre più spauracchio per la massa inebedita dalla superficialità e dall’effimero.
L’album prosegue con una gradita sorpresa: l’eccezionale ritorno sulla scena musicale di Francesco Guccini che, per la prima volta, duetta con Roberto Vecchioni nel singolo “Ti Insegnerò a volare”, ispirato alla storia personale del campione Alex Zanardi, che diventa emblema di un leit motiv importante: “la passione per la vita è più forte del destino”. I ritmi folk del brano mettono in luce un team di musicisti di tutto rispetto: Lucio Fabbri (produzione artistica): pianoforte, piano elettrico, organo Hammond, violino, viola,fisarmonica,basso elettrico e chitarra elettrica; Massimo Germini: chitarra classica e acustica,chitarra 12 corde, mandolino, bouzouki, ukulele, liuto cantabile; Marco Mangelli: basso fretless; Roberto Gualdi: batteria  epercussioni.
L’ascolto prosegue con il commovente brano “Giulio”, ispirato alla storia di Giulio Regeni, sulla cui morte vige ancora il mistero. A cantare è una madre che non ne accetta la dipartita.
La title track “L’Infinito” è il brano più bello. Il protagonista è il Giacomo Leopardi degli ultimi anni, quello che ha imparato a lasciarsi conquistare dal canto di vicoli e quartieri e dall’orda di piccirilli di Napoli. Il suo cadere in sogno, l’ammissione del fatto che tutto passa e non resta. Il mantra è: “Vattene via dolore, l’infinito è al di qua della siepe”. In “Vai, ragazzo” echi di passione per il greco vibrano in una danza sonora irresistibile. In “Ogni canzone d’amore”, invece, Vecchioni si diverte a immaginare che tutti i poeti scrivano per sua moglie. In “Com’è lunga la notte” il Maestro incontra Morgan in un brano ironico, fuori dagli schemi e autobiografico. La poesia vibra in “Ma tu”: l’amore non è tempesta e furore, è la donna che aspetta sulla porta di casa”, canta Vecchioni che aggiunge: “Che strano posto è il cuore, le cose che entrano non escono più”. Dedicata alla guerrigliera curda Ayse, “Cappuccio Rosso” racconta una resistenza al femminile. “Non c’è niente di così grande nella vita, niente di così infinito come il perdono” è il messaggio de “La canzone del perdono”. L’ultimo brano è “Parola”: un testamento, un manifesto, un irrinunciabile elogio alla parola: dono prezioso sempre più bistrattato e svilito. Vecchioni scrive un testo che è impossibile commentare, solo ascoltandolo si può capire come possa essere innato e inestricabile l’amore profondo del Maestro nei confronti della parola stessa. Un finale felliniano alleggerisce la tensione dopo la fatidica domanda: “Amore mio chi t’ha ferita a morte?”. La risposta è avvolta dalla lugubre consapevolezza che ognuno di noi ne ha fatto un uso spesso improprio ma la speranza, così come la parola, come sempre, sarà l’ultima a morire.
Raffaella Sbrescia

Mia madre odia tutti gli uomini: Maldestro si mette a nudo in un album di alto livello. Intervista

Mia madre odia tutti gli uomini_cover

Mia madre odia tutti gli uomini_cover

“Mia madre odia tutti gli uomini” è il titolo del nuovo album di Maldestro. Il cantautore napoletano compie un importante upgrade compositivo che lo pone subito al centro della scena cantautorale italiana. Il fulcro di queste nuove 10 canzoni prende spunto da pezzi di vita vissuta, quella di Maldestro, che sceglie di spogliarsi del dolore, dello sporco, del veleno e dell’inquietudine e, nel farlo, apre lo scrigno delle parole. Coadiuvato da Taketo Gohara alla produzione artistica, Maldestro trova i vestiti più accattivanti e più originali per i suoi flashback autobiografici. Si va dal ritmo blues de “Il seme di Adamo” al naufragio tra le paure di “Spine”. “Difendiamoci dalle insidie del futuro, da soli non si può combattere”, canta e scrive Maldestro ne “La Felicità” salvo poi mitigare la tensione emotiva con i ritmi caraibici de “I Poeti”, ironicamente definiti osservatori, bugiardi, impostori, ladri di carezze che qualche volta scrivono canzoni per ingannare il tempo. I concetti di paura, bellezza, pazzia, dolore convivono tra le vivaci note suonate da artisti del calibro di Mauro Ottolini (ottoni e conchiglie), James Senese al sax, Vincenzo Vasi al theremin, il quartetto d’archi EDODEA. “Costruire richiede sacrifico” ammette Maldestro in “Fino a qui tutto bene”. Ecco perché dopo lungo peregrinare, dopo notti passate ad ubriacarsi di errori, Maldestro conquista una nuova consapevolezza artistica pur mantenendo “un bagaglio leggero e l’intenzione del viaggio”.
Intervista
In questi testi c’è davvero tanta carne al fuoco, parli tantissimo di te, della tua vita, delle tue inquietudini ma in realtà sei particolarmente illuminato sull’ evoluzione dell’animo umano. Da dove arriva tutta questa ispirazione?
Il processo è stato naturale e bello da vivere. Avevo la voglia e il desiderio di raccontare una parte della mia vita in modo diverso, più intimo. Volevo mettermi completamente a nudo e fermare una parte della mia vita e raccontarla. Da questa intuizione è venuto fuori tutto il resto. La nudità che ne emerge si è trasformata dal mio punto debole al mio principale punto di forza.
Qual è stata la molla che ha innescato questo meccanismo di destrutturazione?
La consapevolezza e l’esperienza. Dopo la pubblicazione del secondo album “I muri di Berlino” e l’incontro con determinate persone ha fatto sì che la mia identità sgorgasse in modo fertile e prolifico. In particolare, molto importante è stato l’incontro con Taketo Gohara che, guardandomi negli occhi, mi ha spinto a tirare fuori la mia vera anima. Quella che lui ha visto subito e che mi ha aiutato a tirare fuori. Taketo ha capito perfettamente quello che sono e ha vestito queste canzoni in modo splendido.
Hai suonato con pezzi da ‘90 come Senese, Ottolini, Vasi… com’è andata?
Sebbene sia stato difficile mettermi così a nudo nei testi, mi sono altresì divertito tantissimo a suonarlo. Entravamo in studio e giocavamo, nel vero senso della parola. La stesura delle melodie è stata naturale e velocissima, la registrazione è durata solo 12 giorni. Tutto è filato liscio e quando abbiamo finito, invece di sentirmi male e nauseato come capitava in passato, mi è dispiaciuto che fosse già finita.
Approfondiamo questo discorso… in che senso prima quando finivi un lavoro ti sentivi sfinito e nauseato?
Probabilmente le persone con cui ho lavorato, pur essendo dei professionisti eccellenti, non mi erano vicine da un punto di vista interiore e psicologico. Con Taketo ho trovato un’empatia diversa, mi ha voluto parlare, capire, starmi vicino per 24 ore prima di mettere mano al disco. Mi ha ascoltato e mi ha messo particolarmente a mio agio. A questo discorso però si accompagna il fatto che dopo 2 mesi passati ad ascoltarti per 12 giorni ore al giorno, odi te stesso, il mondo e quello che hai scritto. Diventa una catena di montaggio e questo non mi piace molto. In questo caso invece è stato fatto tutto con molta leggerezza nonostante si trattasse di testi molto intimi e profondi.
Maldestro

Maldestro

Sono infiniti gli spunti, i concetti e le verità messe a fuoco in questo album. Dove vorresti che si soffermasse l’attenzione ?
Uno dei punti chiave è la nudità. Da qui l’accettazione del dolore come fonte di positività. Il dolore va curato allo stesso modo in cui si cura una gioia. Inutile scacciarlo e metterlo da parte, tanto tornerà indietro come un boomerang, tanto meglio occuparsene con una certa attenzione e prenderlo per mano in cerca della felicità.
Tutta questa inquietudine, tutto questo peregrinare ti guidano ad un approdo sicuro anche se attraverso passaggi sofferti. È questo che racconti nel brano “La felicità”?
Questa canzone mette d’accordo un po’ tutti. Fa da capogruppo, da anello di congiunzione che chiude il cerchio e quando l’ho scritto in modo fulmineo, nemmeno mezz’ora, ricordo che l’ho mandato subito a Luca Nottola che mi ha detto: “Ecco il punto di partenza del tuo nuovo album. Da qui devi partire”. Ecco perché “La felicità” è un brano a cui siamo tutti molto legati.
E poi ‘c’è il western di Joe Maldestro…
Joe è il mio migliore amico Giovanni con cui ho condiviso cose belle, cose brutte, mazzate, gioie, risse, sogni, viaggi. Da qualche anno è diventato papà di una meravigliosa bambina e le nostre vite sono cambiate. Io giro l’Italia, lui cura questo bellissimo fiore. Il nostro tempo ne ha risentito e ho voluto fermarlo in una canzone.
Sei consapevole del fatto che questo lavoro ti consacrerà ad un livello molto alto all’interno del panorama cantautorale italiano?
Sicuramente parto da nuove consapevolezze, credo soltanto che dopo aver fatto un certo tipo di incontri professionali, io sia stato capace di metterli a frutto al meglio. Non limito il mio modo di curiosare, non è detto che tra due anni non possa fare un disco completamente elettronico. La musica per me è un gioco e tale deve restare. Continuerò a sperimentare e a studiare tutto quello con cui riesco a misurarmi. Spero di essere un emergente per tutta la vita.
Cosa accadrà sul palco adesso?
Sono concentrato sulla scrittura dello spettacolo. Avrò con me una nuova fantastica band con cui farò un nuovo viaggio. Adesso però sto prima di tutto scrivendo testi.
In che senso?
Lo spettacolo si ispirerà allo stile del teatro- canzone di Giorgio Gaber, ci saranno dei monologhi ad accompagnare le canzoni di questo disco. Le date del tour usciranno la settimana prossima, partirò dai teatri e finirò nei club.
Raffaella Sbrescia

Rosalìa is the next big thing. Il suo album El Mal Querer è tutto da assaporare. La recensione

 

 

Rosalìa - El Mal Querer

Rosalìa – El Mal Querer

The next big thing is Rosalía. Il segreto del suo dilagante successo è un suadente mix tra tradizione e innovazione. Il suo essere semplicemente sul pezzo con senno, logica e furbizia. Lo scorso 2 novembre l’artista ha pubblicato “El Mal Querer”, un concept album diviso in capitoli in cui il protagonista è un amore tossico, tormentato e sviscerato da una protagonista femmile forte, disincatata, travolgente. Il cardine su cui si fonda il lavoro è la potente voce di Rosalía, a cui si aggiungono elementi di suggestione quali i suoni primari di palmas (il battito di mani) e pitos (schiocco delle dita) uniti a sampler e musica elettronica. Rosalía è di Barcellona, il suo piglio è fresco e cosmopolita, il prodotto che propone è figlio di studio e tecnologia ma quello che la differenzia dalle meteore one hit shot, è l’intensità e la passione che lascia trasparire dal suo canto intenso e particolare. Questo suo secondo album è stato strategicamente introdotto dal singolo “Malamente” che, in più passaggi, ricorda la famosissima “Malo” di Bebe. Il brano rientra nel capitolo 1 “Augurio” e rappresenta il biglietto da visita di un progetto costruito senza fretta, figlio di un percorso d’esordio che ha letteralmente bruciato le tappe.

Video: Malamente

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Lo scorso settembre Rosalía ha ricevuto 5 nomination ai Latin Grammy, diventando l’artista donna con più nomination alla 19esima Latin Grammy Edition: Song of the Year, Recording of the Year, Best Music Video (short form), Best Alternative Song e Best Urban Fusion/Performance. Uno dei suoi grandi meriti risiede nella ferma volontà di rivoluzionare l’idea di flamenco attraverso una combinazione sonora che ne evidenzi la peculiarità storica e che al contempo la renda trendy e fruibile anche da chi segue la wave del momento. La sua vocalità vellutata si evolve spesso in un lamento fuori dal mondo, la sua eco di dolore e passione permea l’aere circostante creando un’ovattata atmosfera ipnotica. Di base il latin pop è quasi sempre sinonimo di trash e scarsa qualità, qui invece il discorso si evolve semplicemente perché il contenuto fa leva sul vissuto, sull’emotività, sulla qualità della materia prima. Non c’è solo artificio: ascoltate “Reniego” con i suoi archi, i suoi acuti. La sua intensità arabo-spagnoleggiante eccheggia di interculturalità, di passato e di futuro imminente. Bellezza struggente che prosegue, convincente, in “Nana” e soprattutto in “Maldiciòn”. E per finire, una perla fiammante, il primo atto di un testamento femminista, l’ultimo capitolo di un’avvincente storia artistica appena nata: “A Ningún Hombre”.

Raffaella Sbrescia

LA TRACKLIST DI EL MAL QUERER

 

CAP 1 – AUGURIO – Malamente con Antòn Alvarez

CAP 2 – BODA – Que no salga la luna con Las Negris, Nani Cortes, Lin Cortes, Los mellis, Pablo Diaz Reixa y Juan Mateo

CAP 3 – CELOS – Pienso en tu mirà con Milagros y Los Mellis

CAP 4 – DISPUTA – De aquì no sales

CAP 5 – LAMENTO – Reniego con Jesus Bola

CAP 6 – CLAUSURA – Preso con Rossy de Palma

CAP 7 – LITURGIA – Bagdad con el Cor de l’orfeò Català y Joan Albert Amargòs

CAP 8 – EXTASIS – Di mi nombre con Las Negris, Los Mellis, Pablo Diaz Reixa y Laura Boschetti

CAP 9 – CONCEPCION – Nana

CAP 10 – CORDURA – Maldiciòn

CAP 11 – PODER – A ningùn hombre

Michael Bublè presenta il nuovo disco: Con Love ho riscoperto la mia passione per la musica. Ecco la mia visione d’insieme sull’amore”

Michael Bublè

Michael Bublè

Michael Bublè torna in scena il 16 novembre con <3 (Love) un album che rimette il crooner canadese al suo posto: al microfono. “Non ho scelto io le canzoni, sono state loro a scegliermi. Ho avuto una visione d’insieme e ho voluto raccontare la mia teoria sull ’amore”, ha spiegato Bublè alla stampa durante un incontro in Warner Music a Milano. “Ogni canzone è consequenziale all’ altra, l’obiettivo è raccogliere tutte le sfumature dell’amore, un sentimento che talvolta è frutto di dolore, sofferenza, solitudine, speranza”

“Come sapete, due anni fa mio figlio si è ammalato di cancro, io e la mia famiglia decidemmo di mettere da parte il lavoro per dedicarci totalmente a lui. Queste dichiarazioni sono state riprese dopo tanto tempo da un tabloid, che le ha del tutto decontestualizzate, annunciando un mio ritiro dalle scene. Si tratta di falsità, solo adesso ho l’occasione di replicare e di parlarne. Ho trovato questa cosa di pessimo gusto e ne sono rimasto deluso. La verità è che io adoro fare musica, questa è la mia vita, amo suonare, amo il mio pubblico, questo è il sogno della mia vita”.

“Incidere Love è stato terapeutico, ho voluto concentrarmi con tutto me stesso, non ho avuto altra scelta visto il periodo che ho passato, questo album racchiude la mia essenza, parla di me, della mia musica, di coloro che amo nel modo in cui riesci a farlo meglio. Ne ho guadagnato una completezza di visione. Per la prima volta non mi interessa sapere quante copie venderò o in quale posizione mi trovi in classifica. Nessuno me lo dice e io non lo chiedo. Non sono sui social, non conto i like, so solo che nei momenti più bui ho promesso di essere onesto con me stesso, con la mia famiglia, i miei amici e con Dio. Eccomi qui, non c’è più spazio per le stronzate”.

“Qualcuno mi ha fatto notare che i miei dischi arrivano spesso a ridosso del Natale. Beh, non voglio liberarmi di questa cosa, non c’è niente di più bello a cui essere collegati. Guardo il mondo attraverso gli occhi dei miei figli, non penso al business, sono un ragazzino in un corpo da 43enne, mi piace pensare di essere parte degli incontri di famiglia, in un clima di positività. Sono consapevole di essere fortunato e per poterlo essere, ho dovuto vivere un periodo bruttissimo. Per cui ben volentieri accetto di essere positivo. Voglio essere onesto, integro, diffondere amore in qualunque cosa io faccia. Finalmente sono consapevole di essere artista, me ne rendo conto per la prima volta”.

Video: When I Fall in Love

Per tornare alla genesi del disco: “Più di un anno fa non ero certo di tornare a fare un album. Una sera ho invitato a casa i ragazzi della mia band per una birra, dopo un po’ abbiamo iniziato a fare una jam. Beh in quel momento ho ritrovato la mia passione pura, quella degli inizi, quella che mi ha spinto a reimmaginare e reintrepretare canzoni dalla bellezza senza tempo. Non sono il miglior cantante o il miglior autore, semplicemente immagino canzoni scritte benissimo in un modo nuovo e diverso. Il mio talento è questo e nel momento in cui mi sono ricordato di quanto fosse bello lavorare con la musica, quando sono tornato in studio 7 mesi dopo, era praticamente tutto pronto”.

“Uno dei brani più intensi è “Forever now”, dovunque io vada, riscontro grandi reazioni nei confronti di questa canzone che, sicuramente è in parte autobiografica, ma che ho comunque lasciato aperta alla interpretazione di ciascuno. Ovviamente andrò in tour, ne ho bisogno, non so ancora né dove ne quando, sicuramente nel 2019 ma non non so dire se e quando canterò mai questa canzone. Probabilmente lo farò quando starò bene e potrò avere la sicurezza di cantarla arrivando fino in fondo”.

Per concludere: “Sono così riverente nei riguardi della musica e dei crooners venuti prima di me che, più vado avanti, più mi rendo conto che questa è la mia essenza. Sono diventato geloso di questa cosa, non ci sono tanti artisti che cercano di tenere in vita questo patrimonio. Il mio sogno era diventare questo, volevo portare avanti l’eredità dei miei idoli ( tra tutti Tony Bennett e Frank Sinatra), lo farò nel modo più autentico possibile”.

Raffaella Sbrescia

 

“Qualunque cosa sia”. I Segreti presentano l”album d’esordio. Intervista

Qualunque cosa sia - I Segreti

Qualunque cosa sia – I Segreti

SEGRETI sono una band pop italiana nata a Parma nel 2013, formata da Angelo Zanoletti (voce, tastiera e synth), Emanuele Santona (basso) e Filippo Arganini (batteria). A fine 2015 il gruppo ha autoprodotto  in acustico il primo omonimo EP e nei due anni successivi ha aperto  i concerti di alcuni degli artisti di riferimento della scena indie italiana come L’officina della camomilla, Selton, Giorgio Poi e La Rappresentante di Lista. Lo scorso 12 ottobre la band ha pubblicato l’album d’esordio intitolato “Qualunque cosa sia” (Futura Dischi), che arriva dopo il successo del brano “L’estate sopra di noi” da settimane presente nella playlist “Indie Italia” di Spotify. Il progetto, prodotto da Simone Sproccati ha dato vita a otto brani nati dall’incontro tra il cantautorato e gli arrangiamenti pop.
Intervista
Con quali presupposti e quali obiettivi vi presentate al pubblico?
Noi speriamo innanzitutto che il disco piaccia, ci siamo ispirati a dei punti di riferimento precisi come Canova e Calcutta. L’obiettivo principale è obiettivo è arrivare alla gente nella speranza di portare un piccolo messaggio che dia vita ad uno scambio duraturo.
In quali brani del disco il vostro messaggio viene fuori in modo più trasparente?
Il brano più rappresentativo è “Qualunque cosa sia”, che ha dato il nome al disco. Questa canzone ha la capacità di mettere insieme il sound e il messaggio del testo.
“Bologna” è un brano decisamente diverso dagli altri. Come si contestualizza nel disco?
Questa canzone rappresenta in pieno il nostro passato. Il tratto dominante della chitarra acustica richiama il nostro primo e unico EP. Abbiamo scelto di metterla alla fine dell’album per omaggiarla al meglio.
Qual è il vostro percorso, da dove venite e come vivete la città di Parma?
Siamo coetanei e veniamo tutti da Parma, piccola città in cui siamo nati e cresciuti. Abbiamo suonato tantissime volte nei locali del posto, ci sempre piaciuto muoverci in quel contesto ma abbiamo sempre avuto un occhio rivolto anche all’esterno. Con questo album abbiamo trovato una soluzione intermedia insieme a chi ha scelto di lavorare con noi. La strada che ci hanno consigliato di intraprendere ci ha consentito di mantenere integra la nostra identità artistica.
Qualunque cosa sia - I Segreti ph  Iacopo Barattieri

Qualunque cosa sia – I Segreti ph Iacopo Barattieri

Vi sentite più vicini alle atmosfere del brano “Bologna” o l’evoluzione del vostro percorso vi ha portato a identificarvi meglio nei brani nuovi?
Abbiamo seguito un percorso naturale portandoci dietro un pezzo di quello che facevamo prima. Il nostro primo nome era I Segreti di Charlotte e “Bologna” racchiude quei 4 anni e mezzo. Ora Charlotte non c’è più ma sua aura permane. Il cambiamento segue una nostra naturale evoluzione sia artistica che umana. Sono cambiate le nostre canzoni così come pure i nostri obiettivi.
 
Ci raccontate la storia di “Sofia”?
“Sofia” nasce piano e voce ed è una canzone intima incentrata sui conflitti interiori e sulle insicurezze dettate dallo scorrere della vita quotidiana. Si tratta della canzone più fragile del disco ed è quella che ci mette più a nudo di altre.
C’è appena stato il release party del tour. Quali sono i vostri punti di forza sul palco?
Il tour è appena partito. Vedere l’elenco di date tutte in fila è impressionante. Si tratta di una grande occasione per noi. Il nostro obiettivo è dare il massimo senza farci illusioni. Il nostro punto di partenza sta in una certezza: se anche 10 persone escono di casa per venire a sentirci, il minimo che possiamo fare è dare il massimo per essere all’altezza di chi è venuto a apposta a vederci. Vorremmo emozionare chi viene da noi, d’altronde il tipo di genere che facciamo ci aiuta. L’unico strumento che abbiamo è essere vero, autentici e mai fini a noi a stessi, vorremmo essere artefici di uno scambio duraturo.
Raffaella Sbrescia
Questa la tracklist del disco: “Torno a casa”, “Vorrei solo”, “Un po’ chiamiamola felicità”, “Sofia”, “Come un cane”, “L’estate sopra di noi”, “Qualunque cosa sia”, “Bologna”.
 
Video: Vorrei solo

Le date del tour:
16.11.18 TRENTO @BOOKIQUE
17.11.18 FUCECCHIO (FI) @LA LIMONAIA CLUB
23.11.18 LA SPEZIA @TBA
30.11.18 MILANO | FUTURA DISCHI PARTY @LINOLEUM (ROCKET)
01.12.18 VARESE @CANTINE COOPUF
02.12.18 COMO @OSTELLO BELLO
14.12.18 TREVISO @HOME ROCK BAR
21.12.18 TORINO @OFF TOPIC
22.12.18 CARPI (MO) @MATTATOIO
29.12.18 RIMINI @BRADIPOP CLUB
19.01.19 BOLOGNA | FUTURA DISCHI PARTY @COVO CLUB
25.01.19 SANTA MARIA A VICO (CE) @SMAV
26.01.19 AVELLINO @TILT
27.01.19 ROMA @SPAGHETTI UNPLUGGED
01.02.19 FOGGIA @THE ALIBI
08.02.19 ASTI @DIAVOLO ROSSO
09.02.19 ROSA’ (VI) | FUTURA DISCHI PARTY @VINILE
16.02.19 PISTOIA @H2O
23.02.19 TOLENTINO (MC) @STRIKE UP

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