“Sea Shell. Musica per conchiglie”: l’opera più green e più pazza di Mauro Ottolini. La recensione

Mauro-Ottolini-Sea-Shell-foto-Alberto-Martinelli

Mauro-Ottolini-Sea-Shell-foto-Alberto-Martinelli

Cura, dettaglio, attenzione, pazienza e follia sono gli ingredienti speciali alla base di “Sea Shell. Musica per conchiglie”, il nuovo lavoro discografico del polistrumentista, compositore e arrangiatore Mauro Ottolini. Quest’opera, pubblicata lo scorso 1° marzo per Azzurra Musi con il prezioso sostegno di Greenpeace, Legambiente, Umbria Jazz, Doc Servizi e FestambienteSud, si compone di un cd e un cartoon che rappresentano un atto di devozione verso l’universo marino e i problemi che lo mettono in pericolo come l’inquinamento. Conchiglie italiane certo, ma provienienti anche da posti lontanissimi come Thailandia, Madagascar, Brasile, Costa Rica.
Una collezione ventennale, portata avanti con perizia e un pizzico di cocciutagine per spiegare che le conchiglie si possono anche suonare, grazie agli insegnamenti del Maestro Steve Turre, ottenendo un suono rilassante e magnetico. Lo scopo principale del disco è lanciare un forte messaggio ecologista.Con l’amico Maurilio Balzanelli, Ottolini ha registrato e sovrapposto i suoni delle conchiglie ai suoni che la natura stessa ci regala, come se le voci delle conchiglie ci raccontassero con la musica quello che hanno visto nel mare.
“Sea Shell ” mescola così i suoni naturali del mare, del vento, delle cicale, delle pietre sonanti di Pinuccio Sciola, le lattine raccolte abbandonate sulla spiaggia, i giocattoli sonori, gli strumenti aborigeni e quelli artigianali sardi in armonia perfetta con le percussioni, con le voci delle balene o con il rumore dei detriti marini calpestati. I brani sono tutti originali scritti e arrangiati per conchiglie da Ottolini e i titoli stessi ci raccontano già una storia. Unica eccezione il brano “La Madonna delle conchiglie” scritta e interpretata appositamente per questo lavoro da Vinicio Capossela.
Il disco si propone quindi di creare un contesto di ascolto sia mistico che socio-culturale impattante: l’obiettivo è quello di porre attenzione a certe tematiche di impatto sociale ma di creare anche una dimensione di ascolto peculiare, tale da catalizzare l’attenzione dell’ascoltatore in modo inedito e autentico. Tra i brani in tracklist troviamo “ Coral dirge”: corale di conchiglie a 6 voci, rivisitazione con due voci nuove aggiunte da Ottolini del brano corale Abide With Me di Monk che a sua volta è una semplificazione di un corale di Bach, una specie di overture al disco. “In voi siete qui”, esiste un modo per ricordare all’umanità che il nostro pianeta sta chiedendo aiuto e c’è bisogno di coalizione per poter migliorare lo stato delle cose.
“La madonna delle conchiglie” è il brano composto e cantato da Vinicio Capossela, già presente nell’album “Marinai Profeti e Balene”. Geniale e irriverente è “Plastic Islands” con il conturbante maestro Vincenzo Vasi alla voce. Questo brano ci racconta di un’isola di plastica dove i paguri vanno ironicamente a fare surf. Ne “La reina de la las conchas” la voce di Vanessa Tagliabue Yorke racconta la ricerca di una casa da parte del paguro Hermit che con l’aiuto della Regina delle conchiglie scende negli abissi marini, ma incontra solo immondizia e detriti. Il paguro Hermit è perciò costretto a vivere in un tappo di plastica rosso. Inquietante e veritiero è il brano “Prelude palude” un brano in cui si prefigura uno scenario buio e disastroso per i mari e gli oceani.
Quando il mare, gli oceani, i laghi e le sorgenti ormai saranno totalmente inquinati l’uomo sarà costretto per sopravvivere a diventare un nomade per trovare qualche falda d’acqua ancora potabile. Uno scenario drammatico in cui il predicatore musicista Waite partecipa al disco per recitare una cerimonia, un mantra per il mare. Un quesito universale chiosa l’album: WHAT CAN I DO FOR MOTHER EARTH? (Cosa posso fare per la Madre Terra?) A questa domanda, cerchiamo di rispondere tutti noi con azioni concrete.

 Raffaella Sbrescia

TheRivati: Non c’è un cazzo da ridere. La recensione di un album scomodo e necessario

The Rivati - Non c'è un cazzo da ridere

The Rivati – Non c’è un cazzo da ridere

Avevamo lasciato i TheRivati sulle note di “Black from Italy”, li ritroviamo oggi con “Non c’è un cazzo da ridere”. Un titolo eloquente come lo è da sempre il linguaggio musicale e testuale della band napoletana composta da Paolo Maccaro (voce e testi), Marco Cassese, Antonio Di Costanzo (basso), Saverio Giugliano (sax, tenore e dub master) e Salvatore Zannella(batteria).
In tre anni di vita, lavoro, scrittura, la band torna a muso duro con un impatto vivido e vibrante sulla nostra realtà. Il mezzo è un concept album in cui le tracce si avvilupano una dopo l’altra nell’affresco audio-visivo di un’attualità avvilente in cui, difatti, non c’è davvero un cazzo da ridere.
Intensi, genuini, sfrontati, irriverenti, i TheRivati conservano inalterata la loro identità e lo fanno perseguendo una cifra stilistica autentica e fastidiosa al contempo. Fastidiosa sì, soprattutto per chi si è lasciato abbindolare dall’uso massiccio di elettronica e synth buttati qui e lì alla spicciolata. Qui si fa sul serio, si suda, si maledice, si impreca, si usano gli strumenti con cognizione di causa e lo si fa nel nome della scuola del neapolitan power, sulla scia della afro black music, sugli echi di un blues polveroso e dannatamente sexy.
Il mood è subito chiaro con le premesse di “Intro nervoso” che riprende una scena del film del 1982 “No grazie, il caffè mi rende nervoso”: l’invettiva è diretta alle fondamenta del music business e i TheRivati non le mandano proprio a dire a nessuno. Tanto inquietante quanto tristemente realistica è la trama di “Nun sto buono”, una canzone che prova a mettere nero su bianco la sensazione di totale estraniamento e inspiegabile avulsa malinconia che avvince l’anima di chi si ammala di depressione. Ancora temi scomodi in vista tra l’interludio di “Così parlò” e “Cocaina”, tra i mali più diffusi dell’epoca ultra contemporanea. Il dramma esistenziale viene sviscerato, senza soluzione di continuità in “Trent’anni”, la soglia in cui ciascun individuo sente su di sé una sorta di spada di damocle e si sente obbligato a tracciare bilanci tra passato e futuro. Le testimonianze del nostro vivere continuano in “Bataclan” e “Eyewitness (interludio)” con tanto di stralci audio a sancire nero su bianco un dramma epocale per la storia contemporanea. La forza dei The Rivati sta però nel perseguire e individuare il modo per reagire e vivere anche in questo marasma totale. A riprova di quanto detto troviamo “’O sce’”, “Rapsofollia” e “Stai tutta sudata” una triade di canzoni con cui la band mette in scena tutta la grinta del suono da cui trasuda l’anima e l’intenzione di chi, forte del sapersi reinventare anche in un contesto complicato, trova sempre le risorse necessarie per andare avanti a testa alta e con un bagaglio emotivo che possa bastare non solo per se stessi ma anche per tutte le anime affini che scelgono di sposare uno stile di vita, forse rude. ma decisamente più vero e più affascinante di quello di tante macchiette che, ad oggi, non hanno davvero un cazzo da raccontare.
Raffaella Sbrescia

 

Ultimo presenta “Colpa delle Favole”: un disco coerente, genuino, autentico. Intervista

ultimo - colpa delle favole

ultimo – colpa delle favole

Esce oggi “Colpa delle Favole” il terzo album di Ultimo. A soli 23 anni, Niccolò Moriconi pubblica l’ultimo capitolo di una trilogia che l’ha subito consacrato cantautore di successo. La sua genuinità, l’approccio autentico alla scrittura, la capacità di creare profonda connessione empatica con il pubblico sono gli elementi chiave che stanno alla base di una carriera subito fulminante. Solo nel 2017 usciva “Pianeti” con cui ultimo raccontava la sua rabbiosa ricerca di un posto nel mondo. Poi con “Peter Pan” l’artista racconta la conquista del successo e ora con “Colpa delle favole” Ultimo mette a nudo la sensazione di dover fare i conti con tutto quello che è accaduto in maniera tanto vorticosa.

Il file rouge che questo ragazzo ha scelto di perseguire è il concetto di coerenza: “Fin da piccolo ho sempre scritto e poi suonato in giro per Roma. Il successo, termine sempre molto insidioso, è arrivato tutto insieme ma non ho avuto il tempo di abituarmi a una crescita graduale. Questo di certo mi ha destabilizzato ma allo stesso tempo capisco e mi rendo conto di essere fortunato. Di certo però quando scendo dal palco Nicolò e Ultimo rimangono sempre la stessa persona”, ha raccontato Ultimo in occasione della presentazione del disco “Colpa delle Favole”.

“Fateme cantà” è il suo mantra, l’antidoto per ridare senso alle cose importanti della vita. Ed è per questo che le polemiche seguite alla sessantanovesima edizione del Festival di Sanremo per il secondo posto conquistato con “I tuoi particolari” in questo momento lasciano il tempo che trovano. Alle porte c’è un tour completamente sold out e una clamorosa data allo Stadio Olimpico di Roma, denominata giustamente “La Favola”.

“Quante volte sono andato allo stadio di Roma. In genere suonare nella mia città è già di per se emozionante, non sono mai nemmeno riuscito a immaginarmi che un giorno ci sarei stato io su quel palco. Spero di reggere l’emozione e fare del mio meglio. Sicuramente ci saranno degli ospiti ma è tutto in work in progress”, anticipa Ultimo che, intanto nell’album si toglie la soddisfazione di inserire “Piccola stella”, la primissima canzone scritta a soli 14 anni quando era ancora in terza media, quando era ancora arrabbiato col mondo, quando ancora non era forse conscio del fatto che la sua sensibilità l’avrebbe portato a trovare una chiave di scrittura tanto intensa ed efficace.

Non costringo me stesso ad essere sempre lo stesso artista, mi piace spaziare, tenermi stretto i miei tempi, i miei spazi, i miei affetti, ci tengo a portare i dettagli nei contesti in cui si fanno grandi cose. Anche se è vero che se tornassi indietro cercherei di essere meno bastian contrario, di oppormi meno alle cose e di avercela meno con tutti. Ad oggi quello che conta di più per me è essere coerente. Ecco perché ho scelto, tra le altre cose, di non fare un instore tour: sarebbe stato conveniente sia per me che per la mia etichetta discografica ma ho scelto di rispettare le persone che mi seguono. Se uno vuole vedere un artista che apprezza è giusto che vada a sentirlo dal vivo, non ha senso fare ore di fila solo per una foto. D’altronde il disco s’intitola “Colpa delle favole” perché nasce dal fatto che mi piace illudermi, immergermi nei sogni, scontrare il quotidiano disincanto col sogno. Le favole sono un bel contesto in cui muoversi ma vanno accettate nella loro totalità. Magari sono solo troppo fragile per dare la colpa a me stesso. Cerco evasione non so verso dove o da cosa, dentro di me c’è un casino interiore che si basa su qualcosa che non esiste, un po’ come ho cercato di raccontare in “Rondini al guinzaglio” anche se non so nemmeno io a chi mi rivolgo in questa canzone.

Non riesco a parlare di cose di cui non vorrei parlare, mi viene automatico cercare di essere anche nelle canzoni. La coerenza è la prima cosa che la gente nota in un brano. La vita va in parallelo con quello che l’artista ha scritto. Sono sincero nel dire che a volte sento che la situazione mi sfugge di mano, sento che non è sempre facile, mi sembra di non avere le mani abbastanza grandi per controllare quello che ho intorno. Bisognerebbe essere più incoscienti, cercare meno consapevolezze perché tanto non ce ne sono. Dovremmo provare tutti ad essere un po’ più spensierati.

Video: Ultimo presenta “Colpa delle favole”

Per me il sogno non è conquista bensì è riuscire a mantenere la conquista, una prospettiva molto più ambiziosa. Io penso che sia meglio stare sotto un ponte senza un piano b e inseguire a oltranza il piano a. Inseguire il sogno è il sogno stesso. Lo stimolo alla vita è pensare che ci sia un domani, fermo restando che in tutta questa rincorsa la tristezza non debba essere nascosta. Tutti siamo malinconici, non ha senso nasconderlo. A questo proposito mi viene in mente Kurt Cobain. A 16 anni ascoltavo tutti i giorni, tutto il giorno Nevermind. C’era dentro una disperazione così profonda, mai urlata, che mi ha segnato per sempre. Negli anni ho ascoltato tantissimo Vasco Rossi, Antonello Venditti, De Gregori, Claudio Baglioni. A proposito di maestri cantautori, Venditti mi sta aiutando molto. Ogni volta che voglio lo chiamo ed è sempre disponibile. Cerca di darmi buoni consigli, ha visto molte più cose di me e gli sono davvero grato. In ogni caso ascolto molta musica anche adesso, mi piace molto Calcutta, mi sembra uno senza veli, sincero. Mi piace ascoltarlo, mi emoziona.

Tornando ad oggi, credo che sia fondamentale non mettere barriere tra il foglio e se stessi. Le persone capiscono se sei sincero. I miei amici del parcheggio non conoscono bene le mie canzoni e mi sta bene così. Siamo molto schietti e pensiamo alle cose concrete della vita. Dopo lo stadio mi fermerò per un po’. Cercherò di fare sempre meno e di usare la musica come uno strumento minimale, di dire molto di più usando meno parole e più concetti. Ovviamente se mi usciranno ancora canzoni come queste, andrà bene lo stesso, farò sempre quello che mi riesce di fare senza forzarmi. Un piano b non ce l’ho e non l’ho mai avuto. Mi piacerebbe studiare filosofia, mi affascina la psicoanalisi e mi piace l’approccio istintivo all’arte. L’apice del benessere è mangiare in compagnia di amici anche se per come sono fatto io mi sembra sempre che il tempo appena trascorso abbia un peso e una durata decisamente maggiore. Se guardo a un anno fa mi sembra che ne siano passati trenta ma è semplicemente una questione di carattere. Il passato è bagaglio, portarselo in spalla è la soddisfazione più grande.

Raffaella Sbrescia

“LA FAVOLA”

 

Dai live nei piccoli locali del 2018, ai club, per arrivare ai palasport, Ultimo, con oltre 300.000 biglietti venduti complessivamente fino ad oggi, chiuderà la tournée con“La Favola”, una speciale data evento il 4 luglio 2019che lo vedrà protagonista all’Olimpico di Roma, e sarà il più giovane artista italiano a esibirsi in uno stadio. Questo appuntamento dal vivo sarà preceduto da una data zerosabato 29 giugno 2019 allo Stadio Teghil di Lignano Sabbiadoro (UD).

 

Prima del live allo Stadio Olimpico, Ultimo si esibirà sul palco di Locarno, sabato 15 giugno 2019, nell’ambito delConnection Festival presso Piazza Grande.

CALENDARIO DATE

 

COLPA DELLE FAVOLE TOUR”

Giovedì 25 aprile 2019 || Vigevano (PV) @ Palasport – DATA ZERO SOLD OUT

Sabato 27 aprile 2019 || Eboli (SA) @ PalaSele – SOLD OUT

Martedì 30 aprile 2019 || Bari @ PalaFlorio – SOLD OUT

Domenica 5 maggio 2019 || Firenze @ Mandela Forum – SOLD OUT

Lunedì 6 maggio 2019 || Firenze @ Mandela Forum – SOLD OUT

Mercoledì 8 maggio 2019 || Assago (MI) @ Mediolanum Forum – SOLD OUT

Venerdì 10 maggio 2019 || Casalecchio di Reno (BO) @ Unipol Arena – SOLD OUT

Domenica 12 maggio 2019 || Ancona @ PalaPrometeo – SOLD OUT

Giovedì 16 maggio 2019 || Assago (MI) @ Mediolanum Forum - SOLD OUT

Venerdì 17 maggio 2019 || Jesolo (VE) @ Palazzo del Turismo – SOLD OUT

Martedì 21 maggio 2019 || Roma @ Palazzo dello Sport – SOLD OUT

Mercoledì 22 maggio 2019 || Roma @ Palazzo dello Sport – SOLD OUT

Venerdì 24 maggio 2019 || Roma @ Palazzo dello Sport – SOLD OUT

Sabato 25 maggio 2019 || Roma @ Palazzo dello Sport – SOLD OUT

Martedì 28 maggio 2019 || Napoli @ Teatro PalaPartenope – SOLD OUT

Mercoledì 29 maggio 2019 || Napoli @ Teatro PalaPartenope – SOLD OUT

Venerdì 31 maggio 2019 || Torino @ Pala Alpitour – SOLD OUT

Domenica 2 giugno 2019 || Acireale (CT) @ Pal’Art Hotel – SOLD OUT

Lunedì 3 giugno 2019 || Acireale (CT) @ Pal’Art Hotel – SOLD OUT

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LIVE @CONNECTION FESTIVAL

Sabato 15 giugno 2019 || LOCARNO @ Connection Festival c/o Piazza Grande

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LA FAVOLA”

Sabato 29 giugno 2019 || Lignano Sabbiadoro (UD) @ Stadio Teghil – DATA ZERO

Giovedì 4 luglio 2019 || Roma @ Stadio Olimpico – SOLD OUT

Intervista ai Nylon: Filippo Milani presenta “Quasi fosse una tempesta”

Nylon band

Nylon band

Nylon, band vincitrice della 30a edizione di Rock Targato Italia, hanno pubblicato lo scorso 5 febbraio il primo album “Quasi fosse una tempesta”. Il progetto,  anticipato dal singolo “L’INDECENTE”, racchiude storie, immagini, parole che tramutano in poesia scene di vita quotidiana e sentimenti complessi. Un universo onirico in cui testo, musica e arrangiamento viaggiano di pari passo con un’attitudine squisitamente viveur. Per quasi una decade il progetto è consistito in un duo che ha portato nei locali del nord Italia i grandi classici del rock rivisitati in chiave acustica: un tributo culturale che ancora oggi costituisce un riferimento importante nella stesura delle composizioni. Nel 2015 l’esperienza ha subito una svolta radicale, abbandonando il fronte delle cover in favore di una scaletta di brani propri inediti. Al duo si è aggiunto il violoncello di Adriano Cancro, portando il nucleo della band a tre elementi.

Abbiamo incontrato il frontman e autore di molti dei brani contenuti nell’album Filippo Milani. Non perdetevi questa full immersion nell’universo dei Nylon:

Raffaella Sbrescia

Di seguito, potete trovare tutte le date del tour e i dettagli di ogni serata del gruppo:

 

6 aprile 2019, ore 22.00 – Garage Moulinski, Milano

(Via Antonio Pacinotti 4, 20155, MI)

26 aprile 2019, ore 22.00 – New Ideal, Magenta

(Viale Piemonte 10, 20013, MI)

27 aprile 2019, ore 22.00 – La Corte dei Miracoli, Milano

(Via Mortara 28, 20144, MI)

1 maggio 2019, ore 22.00 – Circolo Cooperativa Portalupi, Vigevano

(Strada dei Ronchi 7, 27029, PV)

Inoltre, per essere sempre aggiornati, potete seguire la Pagina Facebook del gruppo nella sezione Eventi al link:  https://goo.gl/oR2KGp

 

Video: L’indecente

M¥SS KETA: il nuovo album è Paprika. La recensione

M¥SS KETA

Dimenticatevi di “Una vita in Capslock”, M¥SS KETA si evolve e pubblica il nuovo album “Paprika” in cui la citazione all’omonimo film di Tinto Brass è chiaramente ovvia. Forte dell’espansionismo latente del collettivo Motel Forlanini, M¥SS KETA mette a segno una serie di collaborazioni anche molto distanti dal suo genere e dal suo pregresso discografico con l’obiettivo di scoprire altro di se stessa e di evolvere una cifra stilistica improntata al superamento del limite. L’attitudine di approccio sta nella ricerca del vario, del nuovo, del diverso, dell’originale. All’interno delle canzoni di questo lavoro, M¥SS KETA si ispira ad un immaginario erotico. Ci sono donne bollenti, intriganti, femminili. Il corpo femminile parla in modo diretto, inquietante, lisergico, assoluto. La femminilita assurge ad un’entità archetipica, primitiva. A scandire queste immagini sonorità jungle, hip hop, r’n’n, post produzioni e remix che stravolgono tutto ciò che M¥SS KETA aveva mostrato di se stessa fino ad ora. Così “Le ragazze di Porta Venezia”, già iconico, diventa un brano aggregante con le voci di Elodie e Joan Thiele.

M¥SS KETA diventa quindi un progetto aperto, in cui altri artisti si divertono ad entrare capendone la spiccata ironia e il mood sornione. Lontana anni luce dall’amore romantico, M¥SS KETA si scatena con Gabri Ponte, ride di se stessa, fa satira su usi e costumi grotteschi compiendo quasi un atto politico. La sua è un’estetica punk, una posizione di eterna esposizione a temi, spunti e territori sconosciuti. Un continuo esperimento che, nel battere il ferro finché caldo, si affida a sensazioni primordiali. Un continuo “do it yourself” in cui M¥SS KETA si affida a Motel Forlanini per esprimersi in totale libertà e in linea con una corrente di pensiero sfrontata, furba, senza rinunciare alla voglia di lanciarsi in termini di ricerca sonora.

Raffaella Sbrescia

TRACKLIST

1 – ALSO SPRACH ELENOIRE DI ELENOIRE FERRUZZI

2 – BATTERE IL FERRO FINCHÉ È CALDO

3 – UNA DONNA CHE CONTA REMIX FEAT. WAYNE SANTANA

4 – MAIN BITCH

5 – BOTOX REMIX FEAT. GEMITAIZ

6 – PAZZESKA FEAT. GUÉ PEQUENO

7 – TOP FEAT. LUCHÈ

8 – 100 ROSE PER TE FEAT. QUENTIN40

9 – MORTACCI TUA PROD. CACAO MENTAL

10 – CLIQUE PROD. POPULOUS

11 – LE RAGAZZE DI PORTA VENEZIA REMIX FEAT. ELODIE, PRIESTESS, JOAN THIELE

12 – B.O.N.O.

13 – LA CASA DEGLI SPECCHI PROD. GABRY PONTE

14 – FA PAURA PERCHÉ È VERO FEAT. MAHMOOD

PROSSIME DATE LIVE

 

5/4 VIPER THEATRE, FIRENZE |https://bit.ly/2Oknizs

6/4 TEATRO SOCIALE, COMO |http://bit.ly/marker2019

20/4 ROKOLECTIV FEST, BUCAREST

27/4 NEW AGE, RONCADE (TV) |https://bit.ly/2FopWQt

30/4 MONK, ROMA | https://bit.ly/2GCuYv0

10/5 LOCOMOTIV, BOLOGNA

17/5 DEJAVU, TERAMO

25/5 MI AMI, MILANO | https://bit.ly/2HNR928

19/7 MELT FESTIVAL, FERROPOLIS |https://meltfestival.de/en/

 

 

Fiorella Mannoia presenta Personale: “Con questo album metto a fuoco la mia visione del mondo”

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Esce oggi “Personale”, il nuovo album di inediti di Fiorella Mannoia. Un lavoro che mette in luce la visione del mondo di una interprete magnetica, una sintesi di temi e argomentazioni di caratura contemporanea, un modo elegante e fiducioso di militare in questa epoca controversa. Fiorella Mannoia seleziona autori importanti, tra tutti Ivano Fossati in “Penelope”: Ivano non è mai mancato nei miei dischi, ha anche scritto musiche su miei testi, questa volta però il brano è tutto suo. Per me è stato come un ritorno al futuro, mi ha fatto pensare all’Ivano di “Panama” con un assolo di Antonello Salvi alla fisarmonica che ha reso questo brano una perla perfetta. Sarò molto divertente da suonare ai concerti, spiega Fiorella che lascia incredibilmente l’ultima traccia del disco nelle mani di un autore “sconosciuto” e lo fa perché il brano “Creature” è una vera e propria bomba, come lei stessa racconta: La collaborazione con Antonio Carluccio è avvenuta per caso, a disco chiuso. Io e Carlo di Francesco (produttore del disco ndr) abbiamo ritardato la consegna del lavoro per questa canzone. Non conoscevo l’autore, bensì lo conosceva Carlo. Non avrei potuto cantare io questo brano, un po’ per la pronuncia un po’ perché parla di una dimensione che non ho mai vissuto sulla mia pelle, eppure me ne sono innamorata e l’ho voluto a tutti i costi nel disco. Ho voluto fare come si fa ai concerti quando diamo spazio a cantanti emergenti in apertura, stavolta ho voluto farlo in un disco e spero che questa iniziativa venga intrapresa più spesso anche dai miei colleghi. Mi sono ispirata al “caffè sospeso” di Napoli ecco perché la chiamo “canzone sospesa”.
MANNOIA foto di Francesco Scipioni

MANNOIA foto di Francesco Scipioni

In questo album ho scritto di meno che nel precedente, sono e resto un’interprete fermo restando che durante questo tempo ho continuato a scrivere, semplicemente quello che ho scritto io non era bello come i brani che mi sono stati proposti. Certo in questi brani si parla di tempi importanti così come spesso ne ho affrontati in prima persona senza pentirmi mai. Non ci può essere pentimento nella speranza in qualcosa, si possono sbagliare le valutazioni ma non bisogna pentirsi dell’essersi esposti. In questo momento più che pentita sono arrabbiata, ecco. Quello che vedo intorno a me è che i giovani hanno paura del futuro, non sanno che prospettiva potranno avere eppure in questo clima così controverso e ricco di odio, vedo dei focolai di ribellione, si sta muovendo qualcosa, si sta risvegliando un senso civico che si era a lungo assopito, i giovani sono disillusi dalla politica ma quando c’è qualcosa di concreto per cui battersi, io li vedo scendere in piazza.
A proposito di passione, dal mio canto, sono circa due anni che in maniera del tutto naturale e senza pretese, mi sono avvicinata alla fotografia. Non avrei mai pensato di potermi appassionare così tanto, avevo aperto una pagina Instagram sotto falso nome in cui pubblicavo i miei scatti, lo facevo per pura passione e ne ho sempre avuto pudore. Poi ad un certo punto i miei collaboratori le hanno notati e mi hanno spinto a metterli nel disco. Di certo non sono le foto più belle ma sono quelle che, a mio avviso rispecchiano i testi delle canzoni. Ecco perché “Personale” è la mia visione del mondo. La fotografia ha cambiato la mia percezione della realtà: un volto, un taglio, una prospettiva possono in qualche modo bilanciare anche un sentimento . Ecco perché questo album è un lavoro sull’amore nel senso più ampio del termine. Il brano manifesto è “L’amore al potere”, un testo in romanesco scritto da Luca Barbarossa in cui poche intense parole sintetizzano il desiderio di infondere speranza: “Co’ le carezze famo opposizione”.
Combatto questo clima di odio internazionale, cercando di combatterne soprattutto il linguaggio. Le parole sono pericolose, sono armi con cui si stuzzica la pancia di vive i problemi, di chi ha la vocazione allo slogan, di chi altrimenti certe cose non le direbbe per pudore e che in questo modo si sente autorizzato a dire. Espormi fa parte di me, non ce la faccio a tenere la bocca chiusa, prima di essere una cantante sono una cittadina. In America i cantanti si espongono senza problemi, perché invece in Italia questo fa scalpore? Nel terzo millennio noi donne siamo ancora nella condizione di farci sentire e dover scendere in piazza, ci sono ancora troppe cose da ribadire e cose per cui lottare. Alle giovani donne dico soltanto di non sottomettersi mai. Combattiamo il maschilismo e reagiamo a questo clima da Medioevo.
 Raffaella Sbrescia
La tracklist di “PERSONALE”:“Il peso del coraggio”, “Imparare ad essere una donna”, “Riparare”, “Smettiamo subito”, “L’amore è sorprendente”, “Il senso”, “Un pezzo di pane”, “Penelope”, “Resistenza”, “Anna siamo tutti quanti”, “Carillon”, “L’amore al potere” e“Creature” (Bonus Track “Canzone Sospesa” con Antonio Carluccio).
Dal 29 marzo, giorno dell’uscita di “PERSONALE”, Fiorella incontra il pubblico durante alcuni appuntamenti instore: il 29 MARZO a La Feltrinelli di ROMA (Via Appia – ore 18.00); il30 MARZO a La Feltrinelli di NAPOLI (Piazza dei Martiri – ore 18.00); il 31 MARZO a La Feltrinelli di MILANO (Piazza Piemonte – ore 17.00); il 2 APRILE a La Feltrinelli diTORINO (Stazione di Porta Nuova – ore 18.00); il 3 APRILE a La Feltrinelli RED di FIRENZE (Piazza della Repubblica – ore 18.00); il 4 APRILE a La Feltrinelli di BARI (Via Melo 119 – ore 18.00).
A maggio, invece, partirà il “PERSONALE TOUR” che vedrà Fiorella protagonista sui palchi dei teatri italiani e di alcune delle più suggestive e magiche location della penisola per presentare dal vivo il suo nuovo progetto discografico.
Queste le date di “PERSONALE TOUR”, prodotto e organizzato da Friends & Partners:
7 maggio – FIRENZE – Teatro Verdi
8 maggio – PARMA – Teatro Regio
11 maggio – TORINO – Auditorium Del Lingotto
12 maggio – BRESCIA – Gran Teatro Morato
14 maggio – MILANO – Teatro Degli Arcimboldi
15 maggio – BOLOGNA – Europauditorium
17 maggio – TRIESTE – Teatro Rossetti
18 maggio – PADOVA – Gran Teatro Geox
20 maggio – CESENA – Nuovo Teatro Carisport
23 maggio – ROMA – Auditorium Parco della Musica
25 maggio – BARI – Teatro Team
27 maggio – NAPOLI – Teatro Augusteo
16 luglio - S. LEUCIO (Caserta) – Cortile del Belvedere
29 luglio – ROMA – Cavea – Auditorium Parco della Musica
5 agosto – CINQUALE (Massa Carrara) – Arena della Versilia
6 agosto – FOLLONICA (Grosseto) – Arena Parco Centrale
8 agosto – PORTO RECANATI (Macerata) – Arena B. Gigli
9 agosto - PESCARA - Teatro D’Annunzio
11 agosto – LECCE - Piazza Duomo - NUOVA DATA
17 agosto - TAORMINA (Messina) - Teatro Antico
22 agosto – SOVERATO (Catanzaro) – Summer Arena
3 ottobre – MILANO – Teatro Degli Arcimboldi
5 ottobre – TORINO – Teatro Colosseo
7 ottobre – NAPOLI – Teatro Augusteo
15 ottobre – GENOVA – Teatro Carlo Felice
18 ottobre – FIRENZE – Teatro Verdi
22 ottobre – BERGAMO – Teatro Creberg
24 ottobre – SANREMO – Teatro Ariston
27 ottobre – BOLOGNA – Europauditorium
I biglietti per le date del tour sono disponibili in prevendita su TicketOne.it e nei punti vendita autorizzati (per infowww.friendsandpartners.it).

Poesià e civiltà: il nuovo album di Giovanni Truppi è un’opera d’arte che disturba e commuove.

Truppi - Poesia e civiltà

Truppi – Poesia e civiltà

“Poesia e civiltà” è il titolo del nuovo lavoro discografico di Giovanni Truppi. Con l’approdo alla major Virgin Records (Universal Music Italia), il cantautore e polistrumentista pubblica un’opera importante e di grande spessore letterario e artistico. La sua forma canzone è profonda, provocatoria, complessa, imprevedibile. Un’attitudine, quest’ultima, che determina un elemento di rottura con quanto ci è stato proposto in questi ultimi 4 anni dal cantautorato italiano di ultima generazione. Giovanni Truppi irrompe con le sue canzoni con una totale libertà di contenuti e intenti, riprende le tematiche serie dei cantautori degli anni’70, riesce a cantare l’amore in modo delicato, elegante, sorprendente. Il sentimento viene descritto attraverso dei frame cinematografici, Truppi riesce infatti a raccogliere tutti gli elementi chiave e a descriverli creando una vera e propria scena da vivere in prima persona. Le sue sono canzoni politiche. Si comincia con “Borghesia”, ispirata al romanzo “La scuola cattolica” di Edoardo Albinati. La rincorsa al benessere ci ha fatto perdere di vista le priorità essenziali. Ed ecco che allora Truppi le riprende ad una ad una: l’identità, la vita adulta, la bellezza, la civiltà, il rapporto con la società. Tutti concetti che, ad oggi, sono in balìa di una completa ridefinizione. Colpisce quindi la scelta di perseguire questo obiettivo lasciando da parte il linguaggio anarchico dei primi lavori a favore di un linguaggio più essenziale e semplificato. Questo muoversi tra classico e contemporaneo, ha spinto Truppi a mediare tra le fondamenta giovanili: Fabrizio De Andrè, Franco Battiato e Paolo Conte e le più forti suggestioni degli ultimi anni avute con Sun Kill Moon, Sufian Stevens, Father John Misty.
Giovanni truppi ph  sebastiano tomada piccolomini

Giovanni truppi ph sebastiano tomada piccolomini

Tra i brani più intensi di “Poesia e civiltà” c’è “Conoscersi in una situazione di difficoltà”: scegliere di darsi ad un’altra persona è quanto di più coraggioso e complesso possa esserci. Mettere da parte la propria unicità è un atto controverso ed è un dono prezioso, Giovanni Truppi descrive questo tentativo immaginandosi due persone che camminano sulla cima di un burrone, un susseguirsi di immagini che sconfinano in un climax di grande impatto emotivo.
Una delle canzoni che, invece, mette nero su bianco la sensazione di smarrimento socio-culturale che stiamo vivendo è “Le elezioni politiche del 2018”: Truppi fotografa la contemporaneità in modo fedele e tagliente. I protagonisti sono due persone poco più che trentenni che si confrontano su un momento storico controverso e inquietante.
E poi c’è “L’unica oltre l’amore”, il brano che in qualche modo riesce a mediare e sintetizzare i grandi temi dell’album: una posizione politica e romantica, poetica e civile, un modo netto di definire il termine “empatia”, l’opposizione letteraria a chi salta solo sulla barca di chi vince e mai di chi perde. Un atto dello spirito che, come un balsamo, riesce ancora a darci l’idea di opposizione conscia e consapevole.
A questo punto c’è solo da dire bravo a questo artista che, con l’approdo alla major discografica, si è mostrato al massimo del fulgore, ha scelto di restare libero, di investire registrando il disco negli Stati Uniti, di portare 6 persone sul palco in tour per dare massimo lustro ad un disco importante  e necessario, di dosare la sua lente di ingrandimento sul mondo; quella che da napoletano, in costante conflitto con la sua città di origine, è riuscito a portare con sé per poter mantenere l’occhio lucido, il cuore pieno, l’anima pura, la penna pronta.
Raffaella Sbrescia

Nesli presenta il nuovo album “Vengo in pace”. Intervista

Nesli

Nesli

Torna Nesli con il un nuovo album, Vengo in pace in uscita per Polydor / Universal Music, che chiude idealmente la trilogia iniziata nel 2015 con Andrà tutto bene. Un percorso musicale alla ricerca di una serenità e di un equilibrio interiore passando attraverso il peggio di sé. Per dare vita a questo unico discorso musicale Nesli, affiancato dal suo produttore, Brando, ha lavorato senza sosta in cinque diversi studi di registrazione dando ad ogni canzone il giusto habitat. Anche per questo è stato naturale il ritorno ad un cantato fatto di quelle ritmiche serrate che lo hanno sempre contraddistinto, dove sono le parole a piegare la musica e adattarla al concetto e non il contrario.

 Ecco cosa ci racconta l’artista:
“Questo è il mio decimo disco in studio, un fatto per niente scontato per chi fa il mio lavoro, oltre ad avere la giusta credibilità per farlo, trovare una struttura che creda in quello che dici e che fai, trovare gente che produca le tue idee. Sono felice perché il concept e il titolo del disco rispecchiano chi sono io adesso in questo momento. In genere passa diverso tempo tra quando scrivi delle canzoni e quando poi le pubblichi. In questo caso, invece, l’album è un’istantanea perfetta. Vengo in pace in tempi di guerra e ho ritrovato uno spirito selvaggio. Molti miei colleghi vivono benissimo la pressione, io invece la rifuggo. Difendo me stesso e quello in cui credo. Mi sono lasciato andare alle canzoni, senza una logica precisa. Nel disco non do mai un giudizio, faccio il cantautore, il mio lavoro sono le parole. Per questa ragione, la guerra che intendo io si riferisce alla violenza verbale, la possibilità di ferire, di creare nuove turbe, di creare nuove patologie. Vengo da una scuola che mi ha forgiato e che mi allontana dal cantautorato politico. Ho la fortuna di venire da un passato appena analogico ma sono approdato ad una liquidità totale. Pur non essendo un anziano della musica, sono in un limbo. Tra i miei fans ci sono i giovanissimi ma anche i miei coetanei, la risposta la trovo durante i concerti, è alle persone che vengono ad ascoltarmi dal vivo che mi rivolgo con le mie canzoni.
La canzone a cui sono più legato in questo disco è “Ma che ne so”. La risposta leggera di uno che viene in pace, il brano rappresenta il mio mondo musicale, la sonorità che viene dietro a quello che dico. I tre brani “Immagini”, “Maldito” e “Le cose belle” nascono invece dalla medesima esigenza di raccontare un disagio. Mi piace poter essere motivo di riflessioni e allo stesso tempo raccontare in maniera infastidita certe situazioni che vedo e osservo da vicino.
Nesli

Nesli

Gli ultimi 4 anni della mia vita sono stati importati per la mia carriera: ho vissuto un cambio di rotta artistica, mi sono messo in gioco, credevo e credo in tutto questo questo. Mi piace rischiare e l’ho fatto sempre spinto da una enorme passione che ancora ho nel fare musica e nel divulgare un messaggio. Ho distrutto, creato, mettendoci sempre la faccia in maniera pubblica. Ho fatto due Festival di Sanremo in tre anni, ci sono andato da cantautore e anche lì ci sono andato rischiando anche se non ero del tutto pronto. Volevo che la gente potesse vedere tutto questo grande entusiasmo che ho, ho cercato di trasmettere chi sono. Io sono l’antipop come individuo, ci metto un po’ a entrare nei discorsi, sembro oscuro e spigoloso ma non lo sono.
Anche in questo album ho scelto di metterci il tutto per tutto, abbiamo lavorato in diversi studi di registrazione ma il disco non è una montagna russa, anzi è molto lineare. Abbiamo veicolato bene la voce, sono riuscito a trovare una quadra giusta e a seguire il flusso delle canzoni. Andrò in tour praticamente in contemporanea con l’uscita di questo nuovo lavoro, mi piace questa idea di promuovere il disco live di cui canterò ben 9 pezzi su 11. Sarà interessante vedere la reazione della gente di fronte a canzoni che non conoscono. Da maggio invece partirà direttamente il tour estivo nelle piazze, un’esperienza tosta che però mi piace molto.
Non c’è una ragione particolare per cui mi senta in pace, c’è stato un momento in ci ero così inqueito che un giorno, all’improvviso, mi sono svegliato e mi sentivo bene. E’ stato come aprire gli occhi e accorgersi di tante cose. Non scindo il mio essere cantautore dal mio essere umano. Sono qui e vi tendo la mano”.
Raffaella Sbrescia

Instore tour:

21/03 – ROMA – Instore al Largo Venue in occasione del concerto

22/03 – NAPOLI – Mondadori Via Luca Giordano h. 18:00

24/03 – MILANO – Mondadori Duomo h. 17:30 –

25/03 – TORINO – Feltrinelli Stazione h. 18:00

27/03 – PADOVA – Mondadori Piazza dell’insurrezione

28/03 – FIRENZE – Instore all’Auditorium Flog in occasione del concerto

30/03 – STEZZANO (BG) – CC Le Due Torri h. 17:00

Ligabue festeggia “Start” con un secret show all’Italghisa. Un nuovo inizio per Luciano

LIGABUE START

LIGABUE START

Il nuovo disco di Ligabue “Start” è uscito da poco più di una settimana ed è già in cima alle classifiche di vendita. Quale occasione migliore per decidere di festeggiare alla grande? E così è stato. Luciano Ligabue ha indetto una grande festa, in collaborazione con Spotify, per lo zoccolo duro del “Bar Mario” e per qualche decina di giornalisti con un concerto a porte chiuse che si è tenuto presso la discoteca Italghisa di Reggio Emilia, ovvero il luogo dove nel 1992 aveva inizio la sua carriera. Il concerto è stato esattamente come si propone di essere anche il disco: conciso, asciutto e diretto con dei messaggi chiari e senza dietrologie. L’energia primodiale di questo lavoro ha incontrato la produzione di Federico Nardelli, un giovane che conosciamo per averlo visto accostare a Galeffi e Gazzelle e che insieme a Ligabue, sceglie di restringere il campo e le sfumature sonore. Il live ne acquisisce compattezza, un modo di tenere il palco tirato e senza orpelli che piace e che mostra i “muscoli” di Ligabue e della sua storica band.

Ligabue - Italghisa ph Jarno Iotti

Ligabue – Italghisa ph Jarno Iotti

Questo nuovo inizio per Ligabue apre uno spiraglio sulla voglia di rimettersi in gioco, di cambiare penna e, perchè no, trovare nuovi spunti narrativi dopo circa 30 anni di grandissimi successi.
Ma torniamo al live all’Italghisa: due cose in particolare saltano all’occhio: i fans di Ligabue conoscono già a memoria tutti i brani di “Start” a meno di 10 giorni dall’uscita, Luciano incontra gli sguardi di ciascuno e nel suo volto c’è una inequivocabile espressione di gratitudine e rilassatezza, quella che sorge spontanea quando ci si trova a completo agio in un contesto familiare.

“Polvere di stelle”, “Quello che mi fa la guerra”, “Mai dire mai”, “Il tempo davanti” sono i brani di “Start” che mettono in risalto le riflessioni di Ligabue e dimostrano che la scrittura per lui è ancora un gioco appassionante. L’atmosfera alterna momenti di malinconia a una carica goliardica. Presenti in sala anche gli amici storici di Ligabue, quelli dei venerdì sera cantati in “Made in Italy”, quelli che dalle retrovie non perdono occasione per canzonare il compagno di viaggio perfetto.

Ligabue live- Certe donne brillano

In chiusura, una manciata di pietre miliari: Questa è la mia vita, Quella che non sei. Una vita da mediano, Balliamo sul mondo (la canzone da cui tutto è iniziato), Tra palco e realtà.
“Io in questo mondo cammino come so e mentre vado penso a quando torno e mentre torno penso a quando andrò e poi si accende tutto un cuore che trabocca e l’onda che nessuno può fermare. Lo show ce l’ho di fronte se solo vi vedeste un mondo dentro un mondo che è già un po’ migliore”, canta Ligabue in “Io in questo mondo”. Il sipario può calare, in attesa del nuovo tour estivo in arrivo che si terrà nei principali stadi italiani.

Raffaella Sbrescia

La scaletta:

Polvere di Stelle
Ancora noi
Luci d’America
Quello che mi fa la guerra
Mai dire mai
Certe donne brillano
Vita, morte e miracoli
La cattiva compagnia
Io in questo mondo
Il tempo davanti
Questa è la mia vita
Quella che non sei
Una vita da mediano
Balliamo sul mondo
Tra palco e realtà

Hype Aura: la recensione del nuovo album dei Coma_Cose

HYPEAURA - Coma_Cose

HYPEAURA – Coma_Cose

“Comunque vada l’inizio alla fine saremo solo io e te con i nostri mostri e sentimenti. Quindi non preoccuparti se hai paura”, questa la premessa di “Hype Aura”( leggasi Hai paura” il nuovo album di Coma_Cose, il duo formato da Fausto Lama e California. Rap e cantautorato si fondono in un progetto liquido, intriso di fotogrammi tratte dalla routine quotidiana e citazioni di illustre calibro, sempre e comunque rielaborate attraverso la caratteristica sintassi dei Coma_Cose. Lo sfondo costante è Milano e tutto il circondario anche periferico. Un conglomerato dii flashback, contesti più o meno inflazionati alternati a case di ringhiera e agglomerati di edifici più o meno glamour.

Navigli, Porta Genova, Darsena sono le muse ispiratrici di una poesia urbana inaspettata. Il risultato è un immaginario crepuscolare, denso di immagini in movimento fissate in riflessioni intime e pungenti. I Coma_Cose curano ogni dettaglio, scrivono e dirigono anche i propri video proprio per dare giusta resa a testi pregni di giochi di parole e altrettante citazioni: Battiato, Jodorowsky, beat generation, Jack Kerouak, De Chirico i punti di riferimento per questi nove pezzi inediti, anticipati dai singoli “Granata” (Mai una gioia tranne la fermata prima di Centrale) e ” Via Gola”.
Per darvi un esempio di quanto si sta cercando di descrivere, ecco un estratto dal brano “Mancarsi”: Con la nebbia i lampioni disegnano liane di luce in una giungla di cemento. Ci hanno dato tutto, ci hanno tolto tutto, poi ci hanno detto lascia un commento. Ci hanno detto vivere è una corsa quindi corri, lo capirai solo al traguardo. Ci hanno dato un cuore in mezzo alle gambe ma senza le istruzioni per usarlo. Ci hanno dato il piombo, ci hanno dato il fango ci hanno chiesto: “Quando diventate grandi?” E nonostante tutto abbiamo ancora gli occhi rossi come quelli dei conigli bianchi. Ci hanno detto niente dura per sempre tranne la musica, quella rimane. Ma per fortuna io ho incontrato te che mi ricordi casa come le campane.

L’impressione netta è che qui si è difronte a dei brani manifesto di disagio ma anche di resilienza, l’arte e la creatività sono le risorse con si riesce a fare fronte al cinismo dilagante. La riprova di questa consapevolezza sta in “Beach Boys distorti”: Nuovi cantanti, io agli opposti. Loro tarocchi, Jo-dorowsky. Loro tutto fumo e mai arrosti. Io poeta, Majakowskij. C’è poi l’amore, mai smielato, mai evidente, eppure vivo e vibrante in “A lametta”: Sabato non si incomincia quasi mai una rivoluzione e soprattutto in due, in due. Fuori l’edera soffoca il muro è l’estate che si vendica. Due colpi di tamburo due euro di prevendita. Uscire dalla porta, voi dopo cosa fate paura di camminare come i cani sulle grate. Andare ai concetti capire i concerti. Laurearsi in problemi e regalare i confetti. Questo è il lavoro del cantante come nel circo i trapezzisti. Anagrammo: trastipezzi C’è la mia vita scritta nei dischi.
I Coma_cose in qualche modo ricordano anche i Baustelle nella loro maniera personalissima di raccontare emozioni, vibrazioni e disagi interiori, il risultato non è mai scontato. Esattamente come possiamo constatare anche nel brano “San Sebastiano”: La critica sociale, la politica, la povertà, il disagio umano. Vorrei approfondire ma penso che il mio vero nemico sono io quando ho un telefono in mano. Oppure in “Mariachidi”: La solitudine costa fatica mi salvi sul telefono e mai nella vita”. Infine un ultima tappa di questo viaggio metropolitano è “Squali”: Noi che al massimo arriviamo al fine settimana Infondo siamo pescecani. E anche se a Milano non c’è il mare Noi restiamo squali. Una fotografia splatter di un momento storico buio, che effettivamente ci fa paura e dal quale in qualche modo proviamo a difenderci facendo capo ai più reconditi caposaldi della nostra anima imbruttita.

Raffaella Sbrescia

Il tour
30.03 Padova, Hall
01.04 Firenze, Tuscany Hall (ex-Obihall)
02.04 Milano, Alcatraz
05.04 Nonantola (Mo), Vox
07.04 Senigallia (An), Mamamia
08.04 Torino, Teatro Della Concordia
12.04 Napoli, Casa Della Musica
13.04 Modugno (Ba), Demodè Club
15.04 Roma, Atlantico

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