Remo Anzovino: ecco “Nocturne” la celebrazione della caducità umana

Remo Anzovino

Remo Anzovino

Nel corso della sua carriera Remo Anzovino ci ha abituati alla sua narrazione emozionale al pianoforte. Ora, a distanza di 5 anni dal precedente disco in studio, esce per Sony Music, su etichetta Sony Classical, “Nocturne”, un album di composizioni inedite nate sulla lunga scia di suggestioni Chopiniane. Registrato tra Tokyo, Londra, Parigi e New York, l’album è stato registrato e mixato da Taketo Gohara, con gli arrangiamenti orchestrali di Stefano Nanni che ha anche diretto la London Session Orchestra. Tra i musicisti internazionali che hanno prestato la loro sensibilità al progetto, ci sono, tra gli altri, al violino cinese Masatsugu Shinozaki, primo violino dell’Orchestra Sinfonica di Tokyo, l’armeno Vardan Grygorian al duduk, la francese Nadia Ratsimandresy, tra le maggiori virtuose al mondo di ondes martenot e Gianfranco Grisi, inventore del suo cristallarmonio e famoso per l’arte di suonare il vetro. Anzovino, compositore, pianista e avvocato penalista, torna quindi in scena con un effluvio di composizioni pensate per mettere sul campo delle superbe visioni della solitudine umana in un momento preciso del giorno: la notte. La dimensione notturna è quella più intima e più spaventosa per l’uomo che, trovandosi faccia a faccia con se stesso, si ritrova costretto a fare conti, bilanci, pensieri e riflessioni globali. Anzovino ci fornisce gli strumenti per farlo in modo rilassato, placido, elegante. L’ascolto si apre con “Nocturne in Tokyo”: un motivo ricorrente che scorre, fluttuante e voluttuoso e che accompagna lo scandire dei pensieri e degli andirivieni emotivi di ciascuno di noi. La malinconia diventa quindi una risorsa, ci mette in connessione con il nostro io più profondo, ci fa capire cose che per lungo tempo ci sono sfuggite e che non abbiamo mai voluto veramente prendere in considerazione. La tracklist continua con “Galilei”: un titolo che rimanda alla conoscenza, alla sfida quotidiana di mettersi alla prova e di alzare l’asticella sempre più in su. Una melodia volutamente elementare intesa come metafora dello sguardo acuto, penetrante, essenziale di Galilei. Particolarmente suggestivo il momento in cui al pianoforte, strumento così “ontologicamente” occidentale, si unisce il duduk armeno in grado di raccontare mondi così differenti e lontani dal nostro. Remo Anzovino esplora la propria interiorità proiettandola in modo cinematografico, il risultato è un saliscendi emotivo vorticoso dall’impatto liberatorio. La musica del disco è nata come un flusso spontaneo di bellezza, anche se tutte le composizioni, da quelle più drammatiche come “Storm” a quelle più rasserenanti come “Empty House” si rifanno ad una tecnica compositiva al servizio di un obiettivo semplice: la creazione di una musica quasi terapeutica ma non consolatoria. Visto che Anzovino concepisce, in questo caso, la musica come uno strumento per avvicinarci all’ineffabile bellezza dell’imperfezione che è di fatto la vita, tra i brani più efficaci  segnaliamo “Miss you”, “Still raining”, “Manhattan 5 am” e “Hallelujah”, una preghiera laica per condividere la gioia di sentirsi umani.

Raffaella Sbrescia

Video: Galilei

Track list di Remo Anzovino – Nocturne
1) Nocturne in Tokyo
2) Galilei
3) Hallelujah
4) Estasi
5) Empty house
6) Storm
7) Miss you
8) Still raining
9) Universi
10) Istambul
11) In your name
12) Manhattan 5am
13) The stars
14) Valse pour une femme

“La mia generazione”: intervista a Mauro Ermanno Giovanardi

La mia generazione -Giovanardi

La mia generazione -Giovanardi

Tre anni per portare a termine un lavoro intriso di rispetto e amore. Tre anni per farsi carico del recupero e della valorizzazione di una parte importante del nostro patrimonio musicale. Tre anni per arrivare a “La mia generazione”, il nuovo album di Mauro Ermanno Giovanardi, in uscita oggi per Warner Music Italy.

Questo disco racchiude una nobile intenzione, quella di omaggiare un decennio ricco di nuovi stimoli, di fluttuanti idee musicali, artistiche e culturali. Un’ epoca in cui tanti gruppi italiani si sono sdoganati dalla lingua inglese per avvicinarsi al pubblico raccontandogli delle storie da condividere.

In questo disco Giovanardi ripercorre, evitando qualunque accenno nostalgico a quei tempi e con l’aiuto di ottimi musicisti (tra cui Davide Rossi), alcuni brani storici di Afterhours, Marlene Kunz, Subsonica, Neffa, Casinò Royale e tanti altri, accompagnandosi anche ad alcuni protagonisti di quella stagione: Manuel Agnelli, Rachele Bastreghi, Emidio Clementi e Cristiano Godano e Samuel. Ognuno chiamato a interpretare un pezzo iconico della scena di quegli anni, in un gioco di specchi in cui nessun artista canta il proprio brano.

Intervista

Da dove nasce il desiderio di portare avanti questo tipo di operazione di stampo antropologico-culturale?

Fin dall’inizio avevo messo dei paletti ben precisi a questo progetto, uno di questi era scansare a tutti i costi ogni retorica del revival e della nostalgia. Ho scelto deliberatamente di invitare pochi ospiti perché non volevo che fosse un circo. Ho cercato di fare un’operazione onesta e soprattutto umile e rispettosa. Come un attore con il copione mi sono messo a disposizione delle canzoni, volevo fare un omaggio serio ad un momento importantissimo della musica. Mi sono accorto che questo è il disco più difficile e pericoloso che abbia mai fatto.

Forse la genialità di questo progetto sta negli incroci e nella rivisitazione del tutto personale di ciascun brano

Sempre perseguendo l’obiettivo di non scivolare nel mood nostalgia, ho voluto far sì che ogni pezzo fosse riscritto per mano mia, era fondamentale farne delle versioni non delle cover. Se avessi voluto fare un disco di cover, ci avrei messo una settimana, ho voluto trovare il giusto equilibrio tra il rispetto nei confronti dello spirito originale dei brani e farne una versione mia che fosse credibile. Per essere più chiaro: rappare e cantare, cantare e salmodiare, cantare e declamare sono mestieri diversi. Per questa ragione mi sono dovuto inventare un modo altro di cantare.

Parliamo dello scambio umano che c’è stato in questo lavoro non solo con i tuoi musicisti ma anche con gli artisti che hanno preso parte al compimento di questo percorso.

Samuel, Manuel, Cristiano ed Emi li ho voluti perchè sono testimoni diretti di quella stagione, Rachele Bastreghi c’è perché volevamo fare un pezzo insieme da “Amen” e poi perché i Baustelle sono i figli diretti di questa scena musicale. L’idea di far cantare agli ospiti non il proprio pezzo bensì quello di altri, sta proprio a sottolineare l’umiltà che caratterizzava quel periodo musicale. Io Manuel, Samuel, Cristiano siamo passati tutti dalla grande famiglia Mescal per cui è stato facile coinvolgerli. Ho lasciato fuori un sacco di ospiti: da Raiz a Cristina Donà, Edda, Simone dei Virginiana Miller. La verità è che quando fai un disco così o fai un’enciclopedia della musica o fai delle scelte mirate. Di cuore avrei voluto invitare più amici ma questo avrebbe sminuito il disco e gli avrebbe dato un aria nostalgica che volevo evitare.

Il singolo attualmente in rotazione è “Baby Dull” in cui canti con Rachele. Con lei c’è grande chimica da sempre…

Assolutamente sì. A questo proposito vi racconto un aneddoto: nel ‘96 suonammo con i La Crus in un clubbino vicino Perugia. quella sera rilasciai un’intervista per una fanzine. Rachele in quell’occasione venne con una macchina fotografica subacquea che non funzionava spacciandosi per la fotografa della fanzine perché mi voleva conoscere a tutti i costi. Una cosa dolcissima che può rendervi l’idea della nostra amicizia.

Cosa significa cantare rock in italiano?

Ho ben presente lo sforzo del passaggio del cantare dall’inglese all’ italiano. Negli anni ’90 capimmo che era importante confrontarsi con la nostra lingua e farsi capire dal pubblico. Con la maturità ti rendi conto che in una canzone riuscita le tue esperienze diventano anche quelle di chi riesce ad immedesimarvisi. Fino a quel momento in Italia, a parte i Litfiba o alcuni gruppi degli anni ’80, sottobosco per appassionati molto elitario, tutto sembrava fermo. Poi di botto, è arrivata quella che io amo definire età dell’oro: ci sono state delle congiunzioni astrali pazzesche, le major che si sono accorte di questo fenomeno in 6-8 mesi, abbiamo avuto la possibilità di aver più esposizione con concerti che da 100 persone ne facevano 1000. Abbiamo quindi cominciato a raccontare le nostre storie cercando una via altra alla canzonetta, c’era voglia e necessità da parte del pubblico di cantare le cose nella propria lingua ma con un suono diverso.

Ha senso cantare rock in italiano oggi?

Ai ragazzi che dopo un concerto mi passano una loro demo, dico sempre che finchè si canta in inglese questa passione resterà sempre un hobby perché è fondamentale cantare nella propria lingua. Con l’esperienza ho scoperto che in Inghilterra interessa di più un gruppo italiano che canta in italiano invece di un gruppo italiano che canta in un inglese un po’ maccheronico; naturalmente ci sono sempre le eccezioni però a parte Elisa non mi viene in mente nessuno. Cantare in inglese è un po’ una scorciatoia, benchè uno possa avere una certa cultura, non avrà mai la capacità di cogliere le varie sfumature dei significati delle parole. A questo aggiungo che guardare negli occhi una persona che sta in prima fila e raccontargli una storia in italiano crea un’energia che va ben oltre la musica.

Mi piace pensare che tu voglia portare dal vivo questo progetto. Lo farai?

Assolutamente sì, anzi! Nel live metterò certamente qualche pezzo che non sono riuscito ad inserire nel disco. Poi stando in giro avrò anche la possibilità di invitare altri ospiti che hanno fatto parte di questa epoca. Venite a trovarci!

Raffaella Sbrescia

Mauro Ermanno Giovanardi incontrerà i fan in due appuntamenti:

22 settembre a  ROMA, Feltrinelli Via Appia h.18.00

25 settembre MILANO, Feltrinelli Piazza Piemonte h. 18.30

 Ascolta qui l’album:

 

 

Fred De Palma: “Hanglover è un flusso di coscienza in cui ho racchiuso tutto quello che mi piace”

cover_hanglover_freddepalma

cover_hanglover_freddepalma

Due anni per mettersi alla prova, per sperimentare, per sorprendersi e per sorprendere. Fred De Palma torna in scena con “Hanglover”, un quarto album di inediti (Warner Music) per mettere a fuoco ricordi, nuove impressioni e altrettante influenze musicali. Una tracklist simile ad una compilation fluttuante tra generi musicali e tematiche disparate senza mai tralasciare l’attenzione al divertimento nella sua accezione più immediata. Per questo nuovo lavoro, Fred De Palma ha lavorato con Mace e Davide Ferrario (che hanno curato anche il suo album precedente “BoyFred”), Frenetik & Orang3, Zef, Mamakass, Takagi&Ketra e Freeso. Tra le collaborazioni presenti nell’album anche quelle con Madh, Low Low e Livio Cori, Achille Lauro, Cicco Sanchez, Samuel Heron e Giulia Jean. Un parterre di colleghi piuttosto variegato, a coronamento di un periodo di intensa ispirazione: «Questo album è il frutto di una ricerca di stampo personale. La tracklist racchiude una compilation di quello che più mi piace, anche all’interno del panorama musicale internazionale – racconta Fred De Palma». Si tratta di un lavoro caratterizzato da una forte componente di spontaneità, quasi il risultato di una sorta di flusso di coscienza: «Ho realizzato queste canzoni in modo nuovo per me. Ho sempre scritto i miei brani su carta, stavolta invece sono partito dai beats, mi sono divertito a viaggiare sulla traccia, sia a livello melodico che testuale, e mi sono ritrovato a registrare i brani direttamente a memoria. Credo proprio che adotterò questo sistema ancora per un po’» – ha raccontato Fred – aggiungendo: «Ho sempre amato improvvisare, penso che questo tipo di approccio alla musica, adottato da molti altri artisti nel mondo, possa diventare qualcosa di più articolato perché si sposa molto bene con le mie canzoni».

Video “Ora che”

Un ultimo doveroso focus va fatto proprio sui brani: slanci sentimentali creano un discontinuità tematica in grado di indurre l’ascoltatore ad incuriosirsi e a cercare di individuare connessioni ed eventuali riferimenti. Il tutto senza mai rinunciare ad esercizi di stile a regola d’arte: «Un po’ tutto l’album vuole essere una sorpresa, sia nel bene che nel male – spiega Fred De Palma – l’insieme della tracklist intende raffigurare una sorta di risveglio dopo una lunga festa. Ho cercato di ricordare quello che mi è successo e, tra le varie tematiche, ho scelto di dedicare spazio al mio “periodo rosa” anche se “Il mio game” è il rap ed è sempre quello che mi appassiona di più».

 Raffaella Sbrescia

Questa la track list: 1.Hanglover; 2.Love King; 3. Un’altra notte feat Giulia Jean; 4. Adiòs; 5. Goodnite feat. LowLow & Livio Cori; 6. Alabama; 7. Io no; 8. Il Cielo guarda te; 9. 5.30 feat Achille Lauro; 10. Niente da dire; 11. Ora che; 12. Almeno tu feat. Cicco Sanchez; 13.Non Tornare a casa; 14. Tu dimmi; 15. Il Mio Game feat. Samuel Heron; 16. Dyo; 17. Vuoi Ballare con me feat. Madh; 18. Voilà.

Dal giorno dell’uscita dell’album, Fred De Palma incontrerà i fan negli store delle principali città italiane. Di seguito gli appuntamenti:

15/9 Torino FELTRINELLI h.15.00 – Genova MONDADORI h.18.30
16/9 Varese MONDADORI h. 15.00 - Milano MONDADORI Duomo h. 18.00
17/9 Brescia MONDADORI h. 15.00 – Verona FELTRINELLI h. 18.30
18/9 Firenze GALLERIA DEL DISCO h.15.00 - Lucca SKY STONE h. 18.30
19/9 Bologna MONDADORI h. 15.00 – Padova MONDADORI h. 18.30
20/9 Latina FELTRINELLI h.15.00 - Roma DISCOTECA LAZIALE h.18.00
21/9 Salerno FELTRINELLI h. 15.00 - Napoli FELTRINELLI h. 18.30
22/9 Bari FELTRINELLI h. 15.00 - Lecce FELTRINELLI h.18.30

23/9 MEDIA WORLD – cc Fiordaliso – Rozzano (MI)

Ascolta qui l’album:

Intervista a Il Cile: “Cerco di lasciare emozioni che durano nel tempo”

Il Cile - La Fate Facile

Il Cile – La Fate Facile

Lorenzo Cilembrini, in arte Il Cile, torna sulla scena musicale italiana con “La Fate Facile” (Universal Music). Il terzo album in studio del cantautore è un lavoro veramente pieno: di emozioni, di ricordi, di dolore, di amore ma soprattutto di verità. Lorenzo si mette a nudo come pochi hanno il coraggio di fare. Nelle sue canzoni c’è tutto il suo mondo, i pensieri più angoscianti e quelli più dolci si alternano in dieci tracce così intime e così profonde che viene spontaneo chiedersi se una società così superficiale come quella che ci circonda saprà essere in grado di meritarsi una simile purezza di spirito.

Intervista

Fare delle domande rispetto a un progetto così intimo da parte di un estraneo significa entrare nella dimensione intima di un artista. Come ti sei sentito a buttare giù dei concetti così forti e così importanti?

L’ho fatto per me stesso e per tutte quelle persone che si ritrovano in quello che scrivo. Infine l’ho fatto perché ritengo che questa sia la mia rappresentazione artistica più completa. Gli alti e i bassi fanno parte della vita di tutti e sapere che a volte una canzone molto cruda riesce ad aiutare qualcuno a non sentirsi solo e a non sentirsi anomalo, è una grande soddisfazione per chi fa il mio mestiere.

A cosa si riferisce il titolo “La fate facile”?

Questa è una cosa nata a seguito del grande successo riscontrato con il brano “Maria Salvador” insieme a J-Ax. In quell’occasione mi hanno conosciuto persone che non avevano idea di chi fossi, famiglie con bambini mi fermavano per chiedere una foto o per fare un saluto al figlio. Tutto questo è bellissimo però la mia carriera è anche “Il Cile”, non  sono solo un collaboratore. Questa cosa, vista dall’esterno, spesso viene sottovalutata perché si pensa che questo lavoro sia solo successo e autocelebrazione. In realtà tutto quello che si conquista in una carriera, lo si deve conquistare anche a livello personale e io, in questo, ho avuto difficoltà. Ho sempre cantato me stesso e quello che vivo, prendendo in considerazione tutti gli aspetti che questo comporta. La verità a lungo termine paga, gli artisti che ho più amato nella mia vita sono proprio quelli che si sono sempre dati in pasto al pubblico e che hanno sempre cantato della loro vita privata regalando emozioni che durano nel tempo. Ecco, questo è l’obiettivo di questo disco: cercare di lasciare emozioni che durano nel tempo.

Ad oggi è come se tu avessi superato diversi step, come stai tu aldilà dell’uscita del disco?

Sono teso perché l’uscita del disco porta sempre tensione, com’è naturale che sia dopo tre anni di lavoro e di fatiche. Sono una persona che ha accettato di avere dei problemi e ha deciso di affrontarli facendosi anche aiutare. Voglio riprendere in mano la mia vita, la mia carriera e la mia arte. Ho sempre suonato e cantato cercando di lasciare un segno. Lo faccio per il mio pubblico ma anche come terapia. Solo con la scrittura riesco ad esorcizzare le dinamiche più spigolose della mia vita; sarà per questo che non ho avuto paura a denudarmi in tutti i sensi.

Come hai trovato la forza di raccontare delle cose così forti a tutti?

Credo che questo sia un istinto di sopravvivenza insito nella mia natura. Anche l’autodistruttività, che mi porto dietro dall’adolescenza, ha sempre trovato un freno nel momento in cui mi rendevo che conto che rischiavo di compromettere la cosa più importante per me, ovvero scrivere canzoni.

Come hai lavorato alla costruzione degli arrangiamenti di questo album?

C’è stato un grande lavoro da parte di Fabrizio Barbacci, alla terza prova discografica con me. Anche lui ha affrontato momenti non facili, quando non riesci a chiudere un disco e ci devi continuamente mettere mano, vuol dire che qualcosa va bilanciato. L’obiettivo era cercare di fare qualcosa di più originale rispetto agli arrangiamenti canonici e fare in modo da risaltare la forza lirica delle parole. Ci sono stati vari tentativi e in questo caso il sudore e l’impegno ci hanno aiutato a realizzare il disco che volevamo fare. Il resto sarà il pubblico a deciderlo.

Video: “Era bellissimo”

“Mamma ho riperso l’aereo” è un brano dissacrante ma geniale e costruttivo al contempo. Come ci sei arrivato?

Per permettermi di toccare un mostro sacro come Rino Gaetano, ho pensato che me lo potevo permettere visto che è tra i tre artisti che mi hanno segnato nella vita. Il nero del cielo di cui parlo in questo brano, non è un nero negativo, è il nero dei tablet e dei cellulari che sono diventati un prolungamento delle nostre mani e che in molti casi hanno sostituito la vita reale. La società non sta aiutando le persone a migliorare se stesse, anzi!  Per non parlare di come il modo di comunicare tra le persone abbia perso ogni pudore, la gente si sente autorizzata a dire qualunque cosa, c’è la convinzione che tutto sia concesso, che tutto si possa criticare. Io credo che rendere più barbaro il rapporto tra le persone per sfogare in modo becero la propria repressione sia una sconfitta della società. Mi auguro che prima o poi si ponga un limite a questa degenerazione. Viste le condizioni socio-politico-culturali che ci circondano, c’è bisogno di aiuto per tutti.

Parlando di intensità di sentimenti c’è il brano “Qui per te” in cui metti su nero la forza di un sentimento puro.

Questo brano fa parte di quelli che si sono sbloccati con il trasferimento a Milano, una canzone in cui cerco di far capire ad una persona che la mia presenza, anche nei momenti di lontananza c’è sempre stata e forse sempre ci sarà sotto qualche aspetto. Si tratta di un atto d’amore, l’amore nella musica ha un senso che accompagna gli slanci artistici più intimi, profondi e delicati. Non mi sono mai vergognato di essere così esplicito e plateale, crudo e realista. Sento che quello che scrivo è vero, autentico; non me ne devo vergognare.

A questo proposito, cosa ti dicono i fans?

Loro hanno sempre empatizzato molto verso i miei lati testuali. Molte persone mi hanno ringraziato per averli aiutati a lavare via il dolore causato da momenti difficili della propria vita. Molti hanno capito che io non sono solo un cuore spezzato ma c’è tanto altro che cerco di esprimere per lasciare una mia impronta artistica che duri nel tempo.Quando mi cercano e mi scrivono, capisco che qualcosa di buono lo sto facendo.

Il Cile

Il Cile

Come si sente Lorenzo sul palco?

Sicuramente mi sento più a mio agio che in altre situazioni più tecniche come le conferenze e tutto il resto. Rimango una persona timida ma sul palco ho sempre avuto un’altra visione della mia stessa vita. Nel privato sono così per tante cose successe dalla mia infanzia ad oggi ma quando devo affrontare uno spettacolo per persone che fanno il sacrificio di pagare un biglietto per ascoltarmi, lì mi piace lasciare un segno per lasciarli tornare a casa soddisfatti e fargli venire voglia di tornare.

Visto che vuoi lasciare segni nella vita degli altri, quali sono i segni che stai disegnando tu sulla tua tela della vita?

Desidero lasciare un bel ricordo musicale di me stesso e arrivare a più persone possibili. Questo è quello che sogno e che mi impegnerò a fare. Ho ripreso in mano la mia vita con un’altra ottica e ho capito che tutti i sacrifici che ho fatto che portare a termine questo lavoro, non solo erano necessari ma li rifarei tutti da zero per arrivare a un pubblico sempre più preso da quello che faccio e non di passaggio.

 Raffaella Sbrescia

Ascolta qui l’album:

I Soul System presentano “Back to the future”: un primo album pieno di contagiosa energia

thumbnail_COVER JPG_BASSA

Hanno voglia di raccontarsi, di ballare, di stare insieme e di contagiarci con la loro irrefrenabile energia. Loro sono i Soul System che, dopo aver vinto l’ultima edizione di X Factor, compiono il primo vero passo ufficiale all’interno della discografia italiana con “Back to the Future”  (Sony Music), un album che straborda di influenze musicali: si passa dal funk, al soul, all’hip hop, alla dance anni ’90, alla reggaeton che tanto spopola negli ultimi tempi. Il “ritorno al futuro” dei Soul System riprende le fila dei fasti passati con l’intento di donargli una veste fresca e coinvolgente, la stessa che da sempre questi ragazzi indossano con l’intento di divertirsi e far divertire.

Li avevamo lasciati, infatti, sul palco dei Magazzini Generali per una gustosa anteprima del tour estivo ancora in corso ed ecco come li ritroviamo: «Dai Magazzini Generali di Milano ad oggi ne abbiamo fatta di strada! Quel concerto per noi ha rappresentato uno dei primi assaggi di professionalità. Certamente avevamo tenuto altri concerti prima di allora ma, stare di fronte ad un pubblico pagante in attesa del nostro show, senza l’ausilio di tecnici e professionisti della tv, ci ha riempiti di adrenalina. Non è stato semplice ma abbiamo superato la prova del nove ed oggi siamo qui, pieni di voglia di lavorare e di far vedere cosa siamo capaci di fare».

Soul System @ Sony

Soul System @ Sony

Ed è proprio questo desiderio che traspare in “Back to the future” che pare rappresentare l’emblema di tutto l’excursus formativo della band: «Avevamo 25 brani a disposizione ma insieme al nostro producer Antonio Filippelli abbiamo scelto quelli che in qualche modo potessero rispecchiare in modo fruibile la nostra essenza. Ci siamo rifatti alle nostre influenze risalenti alla musica black americana ma anche a quella africana che ci ha insegnato a cantare, scrivere e suonare. Abbiamo accorpato tanti stili e tanti generi ma la nostra identità stilistica è quella che mettiamo in evidenza». Una scelta ragionata quella dei Soul System che hanno voluto optare per un primo passo prudente e non troppo rischioso: «Alcuni brani che sono rimasti fuori perché erano un po’ troppo avanti, spiegano i ragazzi della band, siamo molto attenti alla scena musicale contemporanea e ci rendiamo conto che, azzardare troppo all’inizio potrebbe risultare presuntuoso. Ci siamo fidati del nostro produttore che, come un allenatore, ci coordina per andare a segnare. Il suo è un ruolo fondamentale perché riesce a tirare fuori il nostro meglio senza mai snaturarci. Quello che ci interessa adesso è evolverci, muoverci gradualmente verso il gusto del pubblico e trovare un percorso artistico da seguire».

Video: i Soul System presentano “Back to the future”

Compatti, energici e realmente legati da un affetto reciproco i Soul System raccontano con entusiasmo del loro primo tour estivo e delle inaspettate reazioni enstusiastiche dei loro fan; in attesa della conclusione di questo percorso on the road, la loro mente viaggia già verso l’allestimento del tour invernale: «Ci aspettano Iseo, Verona, Imola e Palinuro poi faremo un bel po’ di instore e solo allora ci fermeremo un attimo per fare il punto e ripartire». Infine un doveroso approfondimento al messaggio socio-culturale che Soul System intendono diffondere: «Uno dei brani di questo disco, nonché prossimo singolo in uscita il prossimo 15 settembre, è “Whiteniggas”. All’interno di questa canzone esprimiamo un concetto ampio che racchiude il nostro modo di pensare e di concepire la vita e la società aldilà del colore della pelle o dell’estrazione sociale. Per noi è importante che questo messaggio arrivi diretto: i Soul System considerano la diversità una risorsa e non un limite».

Raffaella Sbrescia

 

Modern Art: l’eclettismo di Nina Zilli ci incita a mordere la vita

Nina Zilli presents "Modern Art" @ Space 23

Nina Zilli presents “Modern Art” @ Space 23

Che cosa vuol dire essere un’artista eclettica nel 2017? La risposta prova a darcela Nina Zilli con il suo nuovo album di inediti intitolato “Modern Art” (Universal Music). Un progetto figlio di un’anima libera, sempre pronta a nuove sfide e assolutamente desiderosa di battere nuovi sentieri e attraversare percorsi sempre diversi. Nina è così, ormai abbiamo imparato a conoscerla: estrosa, coraggiosa, innovativa e appassionata. Il risultato di questa felice combinazione lo si può tranquillamente evincere ascoltando un disco costellato di influenze: il ritorno al reggae, la riuscitissima incursione nel rap, il trait d’union dello scenario urban e l’irrinunciabile soul. A coordinare questo effluvio di pensieri e di suoni è il noto producer Michele Canova che, anche in questo caso ha tracciato le linee di demarcazione di ogni brano.

Mai uguale a se stessa, Nina Zilli ha voluto dare voce ad un pensiero che abbraccia un po’ tutti gli aspetti del nostro vivere contemporaneo, l’input è quello di fare il punto sul proprio background personale e guardare al futuro con nuovo slancio. Quindi è così che ritroviamo la cantautrice piacentina, a metà strada tra i tropici e gli appennini, in una coloratissima dimensione che non conosce etichette e che intende trasmettere una irrefrenabile voglia di vita. Momenti, attimi, sensazioni vissute e ancora nascoste dietro l’angolo, Nina morde la vita e noi con lei.

 Raffaella Sbrescia

Video: Nina Zilli – Showcase @ Space 23 – “Domani Arriverà”

 

TRACKLIST

Domani arriverà (modern art)

Ti amo mi uccidi

1XUnattimo

Mi hai fatto fare tardi

Il punto in cui tornare

Notte di luglio

Butti giù feat. J-AX

Il mio posto qual’è

IGPF

Sei nell’aria

Per un niente

Come un miracolo

Video: “Mi hai fatto fare tardi”

Il tour

 Dopo la data zero a Crema, il MODERN ART TOUR prenderà il via il 14 ottobre da Cesena, e proseguirà nei club delle principali città italiane. Questi gli appuntamenti in calendario: 13 ottobre Crema (Teatro San Domenico, Data Zero), 14 ottobre Cesena (Vidia Club), 18 ottobre Milano (Alcatraz), 19 ottobre Torino(Hiroshima Mon Amour), 27 ottobre Roncade - TV (New Age), 3 novembre Firenze (Viper Club), 4 novembre Roma (Atlantico), 11 novembre Fontaneto D’Agogna – NO (Phenomenon), 17 novembre Nonantola – MO (Vox), 18 novembre Brescia (Latte +), 24 novembre Napoli (Casa Della Musica), 25 novembre Maglie – LE (Industrie Musicali), 26 novembre Modugno – BA(Demodé).

I biglietti saranno in vendita su www.ticketone.it e in tutti i circuiti di vendita abituali dalle ore 12.00 di martedì 5 settembre.

Il MODERN ART TOUR è una produzione Massimo Levantini per Live Nation, per info e prevendite: www.livenation.it – info@livenation.it, tel. 02 53006501.

Ascolta qui l’album:

Manifesto tropicale: innesti dal mondo con i Selton

Selton

Selton

Con la fine dell’estate è tempo di malinconie, paturnie, prese di coscienza e svolte esistenziali. Cosa c’è di meglio che affrontare tutto questo a cuor leggero? Il modo più gentile è quello che ci offre “Manifesto Tropicale”, il nuovo album di inediti dei Selton registrato tra Milano e Londra e prodotto da Tommaso Colliva, con la partecipazione di Dente e  Paola Vasquez per l’adattamento dei testi in italiano e del musicista Enrico Gabrielli. Saprete già che il titolo di questo nuovo lavoro prende ispirazione dal ‘Manifesto Antropofago’ di Oswald de Andrade ma è altrettanto vero che questo titolo si sposa molto bene con il fatto che il disco racchiude al meglio tutto l’universo musicale e semantico dei ragazzi di Porto Alegre. I temi affrontati sono i più disparati: viaggi, affetti, ricordi, emozioni, nostalgie. Un mix di elementi sapientemente fusi in un percorso scandito da dieci tracce che profumano di integrazione, intesa come modo di intendere il mondo e la vita a 360 gradi.

Video: Cuoricinici

I Selton sono un collettivo e, in quanto tale, concepiscono la loro musica come un assemblaggio di menti, cuori, ricordi, sensazioni che trova espressione attraverso un linguaggio unico che fonde, tra l’altro, folk, pop, elegia, bossa nova ma anche italiano, portoghese, inglese. Bello l’omaggio all’amico Banhart di “Sampleando Devendra” ci si commuove con “Luna in riviera”, si veleggia leggiadri con “Stella rossa”. Non manca una punta di ironia in Cuoricinici”, una misteriosa incursione psichedelica in  “Jael” e misticismo ipnotico intriso di saudade contenuto in “Bem Devagar”. Bello questo essenzialismo asciutto e comunicativo, pochi fronzoli e tanta anima per i Selton. L’autunno può iniziare, sapremo come reagire.

 Raffaella Sbrescia

 Ascolta qui l’album:

MANIFESTO TROPICALE – La tracklist:

Terraferma

Luna In Riviera

Sampleando Devendra

Cuoricinici

Jael

Stella Rossa

Tupi Or Not Tupi

Bem Devagar

Lunedì

Avoar

 

L’American Dream degli LCD Soundsystem: il manifesto dell’ironia attempata

LCD Soundsystem - American Dream

LCD Soundsystem – American Dream

L’ironia attempata di chi abbraccia il lato cupo del rock per raccontare una giovinezza ormai sfumata fa capolino tra le tracce del nuovo “American Dream” degli LCD Soundsystem. Un colpo di coda giunto a sette anni di distanza da quello che doveva essere un addio e che invece testimonia nuova linfa. La matrice risiede in un tipo di riflessione- lamento che in più di un’occasione ne inficia l’ascolto. In effetti, a ben pensarci, è giusto che Murphy dia spazio e voce ai tantissimi middle aged di questo mondo, gente che vive a cavallo tra epoche opposte, dai tratti ormai scolpiti. La paranoia è d’altronde il trait d’union tra generazioni. Con il fare e l’ incedere del pigmalione da studio, Murphy riprende le fila del discorso interrotto anni fa, affondando le mani in quell’universo sonoro capace di catturare l’inconscio. Tra i brani da segnalare, citiamo la bella, nebulosa e onirica ballad introduttiva “Oh Baby”, il singolo intriso di synth d’annata “Tonite”, la testamentaria “Emotional haircut” e la conclusiva “Black Screen” che, nel chiudere il cerchio, esprime un richiamo alle origini ma imprime in modo definitivo il marchio di fabbrica di James Murphy: scrivere cose essenziali ma sempre e comunque personali.

Video: Tonite

Gli LCD Soundsystem saranno nuovamente in tour: al Brooklin Steel, dal 11 al 23 dicembre), nelle arene e nei teatri di tutto il mondo nonché headliners in festival prestigiosi come il Pitchfork, il Forecastle, il Voodoo Music + Arts Experience.

 Raffaella Sbrescia

Ascolta qui l’album:

Uomo – Donna: i sentimenti raccontati da Andrea Laszlo De Simone

Andrea Laszlo De Simone

Andrea Laszlo De Simone

Tempo di riflessioni. Meglio farle come si deve con “Uomo Donna”, l’album solista di Andrea Laszlo De Simone pubblicato per 42 records. Un disco libero: da preconcetti, da strutture, da convenzioni. Un lavoro che mette insieme pensieri intimi costruiti in modo assolutamente personale e avulso da tendenze e obiettivi di mestiere. Un saliscendi tra esplosioni e implosioni, una narrazione che sposta di continuo il punto di vista tra soggettività e oggettività; un insieme di dettagli che fotografano impietosamente la natura umana tra passato, presente e futuro. “Uomo Donna” è stato autoprodotto e registrato in presa diretta e successivamente post-prodotto e mixato utilizzando tecniche sperimentali a cavallo tra l’analogico e il digitale fino a creare una sorta di paradosso sonoro che parte dalla canzone italiana anni ’70 per arrivare a oggi.

Video: Vieni a salvarmi

 

Il mondo sonoro di Andrea Laszlo De Simone nasce da produzioni casalinghe a metà strada tra la canzone d’autore italiana, la psichedelia e la sperimentazione con la prospettiva di cercare, indagare e capire il nostro modo di intendere i sentimenti e la vita. L’aspetto ludico di questo lavoro sta nel tentativo di descrivere la forza delle sensazioni più forti che siamo capaci di provare, sarà per questo che l’immaginazione è il vero punto di forza della poetica di Andrea Laszlo De Simone. La gentilezza rude di un cantato che profuma di passato ma che è lucidamente abbracciato al presente fa di questo uomo affamato di pensieri, un cantautore capace di saziare l’uomo perduto.

Raffaella Sbrescia

Ascolta qui l’album:

Ensi: “La mia scuola non è vecchia o nuova, la mia scuola è la vera, ti spiego”

Ensi

Ensi

Per chi ha voglia di compiere un excursus di spessore all’interno dello scenario hip hop italiano, è in arrivo il nuovo album di Ensi. Che siate appassionati di rap o meno, saprete che Ensi appartiene alla generazione dei pionieri di questo genere musicale in Italia. Il suo free style ha fatto scuola e, ad oggi, le sue canzoni rappresentano un ponte di collegamento tra i dogmi di ieri e le novità di domani. Il titolo “V” (Warner Music) prende il nome da Vincent, suo figlio, da Vella, il suo cognome, la sua famiglia, le sue radici e da “Vendetta”, il suo primo album e, in ultima istanza, dal numero romano che sta a dirci che questo è il quinto disco di Ensi.

La spina dorsale di questo lavoro è la voglia con cui l’artista mostra di mettersi in gioco, di esserci, di mostrarsi con nuove responsabilità e un punto di vista molto lineare e ben definito. Gli aspetti che rendono tangibili queste deduzioni si possono individuare in una scelta stilistica eterogenea ma equilibrata, che non snatura che principali peculiarità di Ensi.

Forma e contenuto vanno a braccetto tra beat, filtri e trap, Ensi chiude il cerchio e lo fa suo modo.

Intervista.

Bentornato Ensi. In questo disco ti sei divertito a modellare forma e contenuto, come ci sei riuscito?

Per un rapper come me, che nasce da un percorso in cui l’unico modo di farsi notare era farlo dal vivo, la forma è un elemento fondamentale. Ad oggi non sono in molti a saper riprodurre dal vivo ciò che fanno in studio ma, sebbene lo stile faccia parte del gioco, ritengo che i concetti siano altrettanto importanti. In questo mio nuovo lavoro il mantra è “Rap over everything”.

Che tipo di idea hai seguito durante la scrittura dei testi?

C’è stata un’evoluzione nel mio percorso, ho cercato un punto in comune tra il mio essere trentenne e il voler raccontare delle cose anche ai giovanissimi. Ho voluto inserire molto del mio vissuto senza essere dogmatico e senza fare la lista della spesa, ho semplicemente voluto renderlo fruibile. Sono soddisfatto di questo equilibrio globale e devo dire di averci ragionato molto su.

La sensazione che si percepisce è che tu intenda dire a chi ti ascolta: “Guarda, io ti sto dicendo delle cose ma non sono lontano da te, sto cercando di spiegarti cosa significa rappare e come siamo arrivati a quello che ascolti oggi…”

Esatto ma vorrei sottolineare che non mi metto in cattedra, nessuno può insegnare niente a nessuno in questo gioco, tutti i ragazzi devono fare il loro percorso e imparare. Siamo in periodo di forte crossover, il rap ha subito le evoluzioni della società, sono cambiati i mezzi, i formati ed è normale che i ragazzi abbiano voglia di qualcosa di veloce, di immediato, di meno pesante. I ragazzi si sentono lontani da tutto: dalla politica, dai professori, dalle istituzioni. La musica è forse la loro unica fonte di ispirazione. I giovani hanno i mezzi e la possibilità di fare grandi cose, purtroppo però gran parte di loro li vedo schiacciati da un alone di materialismo e di superficialità che un po’ aleggia nella società in generale.

Quindi come si configura questo lavoro nello scenario musicale italiano secondo te?

Non sto dicendo che il mio disco vada a colmare un gap però ho fatto sinceramente quello che mi sentivo di fare e il fatto che questo lavoro si vada a sposare con l’attualità che viviamo credo che farà sì che il disco possa trovare una posizione ben precisa. Nel corso dell’ultimo decennio ho fatto tante cose che nessuno può cancellare, ho conquistato tanti riconoscimenti nell’ambito del free style e, alla luce del mio ruolo, ritengo sia importante che quelli della mia generazione non si mettano a fare i ragazzini perché senno abbiamo finito di giocare.

Video: Iconic

Parliamo delle scelte musicali che hai fatto in “V”

Nel disco parlo a tutti, sia dal punto di vista testuale che musicale. Il mood è quello di alternare elementi musicali innovativi a break beat e filtri. Abbiamo giocato con la spina dorsale dell’hip hop fino mettendo in risalto le mie peculiarità.

Come hai lavorato con i produttori?

Mi sono creato una squadra di persone che mi conoscono molto bene. Tra queste c’è VOX P, una delle figure più importanti con cui ho condiviso tante cose. Sono tornato a casa con un gruppo torinese. Di Torino è il fonico, il tecnico di studio, il responsabile del progetto fotografico Andrea Nose Barchi. Questa squadra mi è servita superare il fatto che per tre anni non ho scritto più rap concentrandomi sull’essere diventato padre. Insieme a loro ho dosato la scrittura, ho effettuato un grosso lavoro di sgrassatura, le prime settimane eravamo a fare beat e loop su miei free style fino a collezionare l’ossatura del disco. In un secondo momento abbiamo cominciato a coinvolgere gli altri produttori in modo molto naturale: ho avvicinato persone con cui avevo già collaborato ma anche nuovi nomi che potessero arricchire il mio lavoro con le loro doti migliori. Sono contento che il disco abbia raggiunto un equilibrio tra vari livelli.

v- cover album

v- cover album

Tra i duetti, quello con Clementino è forse quello che lascia trasparire una chimica particolare. Concordi?

 Clementino è stata una delle poche persone, insieme a Luchè, a cui ho pensato fin dal primo momento. Clementino ed io abbiamo condiviso tantissime cose insieme: dai momenti bui, al passaggio di testimone con la primissima generazione dell’hip hop italiano, a quelli di maggiore popolarità. Nel pezzo che cantiamo insieme l’obiettivo è quello di trasmettere ai ragazzi questa fortissima voglia di spaccare, di essere MC nel vero senso della parola. Volevamo raccontare di quando, treno dopo treno, viaggiavamo ovunque per farci sentire e farci vedere, di quanto non c’erano le views su youtube per farsi puntare dai discografici. Poi, certo, quando ci siamo visti al Red Bull Studios, non abbiamo resistito alle 4 barre a testa come facevamo nelle sfide di free style. Ah, che figata la tana delle tigri!

E, per chiosare, il tuo marchio di fabbrica: “Non basta che mi segui, serve che ci credi”

In questo momento così caotico in cui tutti si sentono in diritto di dire la loro, in cui esce qualcosa di nuovo ogni giorno, questo tipo di messaggio sottintende il concetto di reale appartenenza ad un genere musicale che in Italia ha attecchito con 40 anni di ritardo, che affonda le radici nella sofferenza, che cerca di scavare in profondità e che, in quanto tale, aldilà dei contenuti sempre meno in linea con il suo scopo principale, intende sempre parlare alle persone senza alcun filtro.

Raffaella Sbrescia

Ensi incontrerà i fan negli store delle principali città italiane.

Questi gli appuntamenti:

 

1 settembre  TORINO Feltrinelli  – h. 18.00

2 settembre BARI Feltrinelli h. 15:00 e BRINDISI Feltrinelli h. 18:30

3 settembre  SALERNO Feltrinelli h. 15.00 e NAPOLI Feltrinelli h. 18.30

4 settembre ROMA Discoteca Laziale h.18.00

5 settembre  FIRENZE Galleria Del Disco h.15.00 e  BOLOGNA Mondadori h. 18.30

6 settembre PADOVA Mondadori h. 15.00 e  VERONA Feltrinelli h.18.30

7 settembre  MILANO Mondadori Duomo h. 18.00

Previous Posts Next Posts
TicketOne