Maneskin live @ Santeria Social Club: annunciati nuovo singolo, nuovo album e nuovo tour

Maneskin live @ Santeria Social Club

Maneskin live @ Santeria Social Club

Qualcuno li definisce sfrontati, qualcun’altro arroganti. Loro sono i Maneskin, sono giovanissimi e sono i vincitori morali e non solo dell’ultima edizione di X Factor. La loro performance dal vivo è carica e avvincente. Certo, la scaletta comprende al 95% cover ma la cose che incuriosisce è che nessuna di queste ricorda l’originale. Questi ragazzi lavorano per dare un tocco personale a tutto quello che incontrano e, gran parte delle volte ci riescono. Vedere degli adolescenti buttarsi a capofitto in questa avventura con caparbietà, sicurezza, disinvoltura piace e spaventa. Piace vedere come ci credono, come si muovono, come convincono la piazza, come se ne fregano dei detrattori e di quelli che si rifiutano di credere nella loro favola rock. Sinceramente fa spavento pensare che a 17/18 anni si molli tutto per credere in un sogno effimero, come può apparire oggi quello della musica mordi e fuggi ma d’altronde molti grandi del passato lo hanno fatto suscitando reazioni ben peggiori. Per cui dico avanti Maneskin e fateci vedere cosa sapete fare.
Ieri sera li ho incontrati alla Santeria Social Club di Milano. Poco prima di due ore al primo concerto milanese della band capitanata da Damiano David ha incontrato la stampa per nuovi succosi aggiornamenti. Dopo essere stati definiti gruppo rivelazione del 2017 Damiano David e compagni annunciano l’uscita del nuovo singolo “Morirò da re”, prevista per il 23 marzo, dichiarano di essere al lavoro su un nuovo disco e che il prossimo autunno partirà un nuovo tour in location più grandi.

L’inedito in italiano.
“Con il nuovo singolo “Morirò da re” ci esporremo con l’italiano. Siamo al centro di un processo creativo molto bello. Il brano è nato in modo molto spontaneo, dal nostro bisogno di scrivere, dal nostro desiderio di raccontarci e dire qualcosa. La scelta dell’italiano è stata una casualità. Scriviamo in entrambe le lingue e vogliamo destreggiarci sia con l’una che con l’altra senza mai abbassare il livello del nostro prodotto. Abbiamo scritto questo pezzo durante giorni di off, abbiamo due modi di scrivere: o partiamo dall’arrangiamento oppure da un pezzo già scritto. Subito dopo l’esperienza in tv con X Factor abbiamo voluto tornare subito a suonare. Per noi la cosa principale è il contatto con il pubblico. Abbiamo scelto posti piccoli in cui esibirci per imparare e crescere”.
Il significato del testo

“Al centro del testo c’è il concetto di redenzione. Dal male può nascere del bene. Da qualcosa che viene visto come sbagliato, così come è avvenuto con la nostra scelta di mollare tutto e dedicarci alla musica h24, può nascere del buono credendo in se stessi e in quello che si fa. Il messaggio è che non bisogna farsi spaventare dal mondo esterno, aldilà delle nostre canzoni vorremmo dire alla nostra generazione, in particolare ,di portare avanti quello in cui si crede. Bisogna cercare la felicità attraverso il proprio talento”.

Il sound

“Fin dall’inizio abbiamo cercato di creare un suono nuovo e fresco. Con questo brano siamo approdati a un suono che non avevamo mai affrontato prima. Questo anche grazie ai mezzi che abbiamo avuto a disposizione. Abbiamo lavorato in uno studio fantastico, la chitarra di Thomas ha un suono alla Frusciante dei primi anni ’90, siamo vicini alla scuola dei Red Hot Chili Peppers. La voce di Damiano ricorda quella di Fletwoodmac”.

Maneskin live @ Santeria Social Club ph Francesco Prandoni

Maneskin live @ Santeria Social Club ph Francesco Prandoni

Il nuovo tour

“In autunno ci sarà un nuovo tour con un allestimento inedito e cambieremo anche la scaletta. La tourneè partirà il 10 novembre 2018 e sarà prodotta nuovamente da VIVO CONCERTI dopo il fantastico successo che ci ha portato al sold out, in pochissime ore e per tutte le ventuno date, del primo tour. Possiamo anticiparvi che non ci saranno solo cover, cercheremo di portare principalmente noi stessi e i nostri brani, non vediamo l’ ora che questo tour possa portarci a uno step successivo ancora più soddisfacente. La nostra vera dimensione è il palco e questa cosa non vogliamo dimenticarcela. Il nuovo tour ci vedrà sui palchi di locali diversi e più grandi. Tra tutti possiamo già citare il Fabrique di Milano e il Palatlantico di Roma. Per ora abbiamo fissato una decina di date.

Il nuovo album

Stiamo valutando dove ficcare il naso, sicuramente faremo molto meno, abbiamo in programma di chiuderci in studio, saremo in ritiro per mettere mano al disco e lo finiremo sicuramente entro l’autunno, prima che inizi il nuovo tour. Abbiamo dei pezzi già scritti, dobbiamo continuare a lavorare con lo stesso spirito. Per il momento stiamo mettendo in pole position sia brani in italiano che in inglese, così come ci vengono.

Il marchio di fabbrica Maneskin

Si parte sempre da un compromesso intrinseco tra noi quattro. La nostra produttività ed efficacia è aumentata parecchio in questi ultimi mesi. Stiamo cercando di creare una dimensione nostra, il nostro desiderio è creare il nostro sound personale e il disco seguirà questa linea d’onda. Ognuno di noi ascolta generi diversi per cui il risultato è una mescolanza di quello che ci piace.

Raffaella Sbrescia

Video: Maneskin live – Santeria Social Club

La scaletta del concerto
Intro
Let’s get it started
Take me out/Somebody told me
Un temporale
You need me
Breezblocks
Gimme Shelter
Pyro
Gangsta’s paradise
Master Blaster
Alors on dance
Recovery
Dirty Diana
Beggin’
Hey Mama
Vengo dalla luna
Prisoners/Eatch me
Kiss this
Chosen

CALENDARIO TOUR AUTUNNALE 2018:

sabato 10 novembre 2018 – SENIGALLIA (ANCONA) – MAMAMIA – DATA ZERO

giovedì 15 novembre 2018 – PADOVA – GRAN TEATRO GEOX

sabato 17 novembre 2018 – BOLOGNA – ESTRAGON

sabato 24 novembre 2018 – MILANO – FABRIQUE

venerdì 30 novembre 2018 – BARI – DEMODÈ CLUB

sabato 1 dicembre 2018 – NAPOLI – CASA DELLA MUSICA

giovedì 6 dicembre 2018 – BRESCIA – GRAN TEATRO MORATO

domenica 9 dicembre 2018 – VENARIA REALE (TO) – TEATRO DELLA CONCORDIA

mercoledì 12 dicembre 2018 – FIRENZE – OBIHALL

sabato 15 dicembre 2018 – ROMA – ATLANTICO LIVE

 

Video intervista a Tommy Kuti: Ironia, politica e verità in “Italiano vero”

Tommy Kuti

Tommy Kuti

Non si tratta dell’ennesimo rapper. TOMMY KUTI, all’anagrafe Tolulope Olabode Kuti, pubblica “Italiano vero” per Universal Music Italia e segna un passo importante già all’esordio. Il motivo di questa affermazione risiede nel fatto che Tommy è un rapper afroitaliano di origini nigeriane e si fa portavoce dei cosiddetti “nuovi italiani” di seconda generazione che non trovano spazio nella società, che non vedono riconosciuti i propri diritti di cittadini italiani e che non riscontrano l’attenzione dei media, troppo accaniti sempre e solo sui fatti di cronaca nera. Attraverso uno stile diretto e rime non scontate, Kuti intende fare su luce su questa questione ma anche su temi di integrazione socio-politica multirazziale. Il disco spazia dal cantautorato Italiano, al sound impegnato del rap francese, mischiate alla trap tradizionale. Tra i plus, il fearuring con Fabri Fibra nel brano “Clichè”, una traccia che spara in faccia una serie di scomode verità. Un esordio che non passerà inosservato.

Video intervista:

Questa la tracklist del disco, mixato e masterizzato da Marco Zangirolami:
1. Forza Italia (prod. 2ndRoof)
2. Il Disco di Tommy (Prod. Pankees)
3. The Way I Am (Prod. 2nd Roof)
4. Skit Clichè (Prod. Marco Zangirolami)
5. Clichè (feat. Fabri Fibra) (Prod. Pankees)
6. Afroitaliano (Prod. Pankees)
7. Hassan (Prod. Pankees)
8. La Bella Italia (Prod. Yves The Male)
9. La Pelle (Prod. Medeline)

 

Video intervista a Gazebo: “Italo by numbers” è la rivincita della disco music Made in Italy

 “ITALO BY NUMBERS” (Softworks / SELF Distribution) è il nuovo album di GAZEBO, l’artista, cantante e coautore di “I Like Chopin (uno dei brani simbolo degli anni ‘80), che torna dopo 8 album in studio. All’interno di questo progetto GAZEBO ripropone alcuni classici della famosissima ondata di musica dance made in Italy, insieme ad brano inedito intitolato “La Divina”, in cui per la prima volta il cantante si cimenta con la lingua italiana.

Video intervista:

 Raffaella Sbrescia

Questa la tracklist: “Passion”, “Give me one day”, “Self control”, “Wait”, “I like Chopin”, “Tarzan boy”, “Another life”, “Survivor”, “Happy children”, “Lunatic”, “Untouchable”, “People from Ibiza”, “Masterpiece”, “Easy lady”, “Dolce vita”, “Rainfall memories”, “La Divina”.

Wrongonyou: la recensione dell’album d’esordio “Rebirth”

Rebirth

Il folk americano, la natura, l’inglese e l’autenticità sono il poker d’assi che Marco Zitelli, in arte Wrongonyou, cala per il suo album d’esordio “Rebirth” (Carosello Records), giunto dopo l’ep “Mountain Man”. La rinascita di cui si intende parlare è di tipo mentale e mette in luce la ritrovata capacità da parte di Wrongonyou di focalizzarsi sull’uso della voce e sulle vibrazioni dettate da un’interpretazione verace e senza filtri. Al centro delle 11 tracce c’è madre terra, lo si percepisce dai suoni che rimandano a grandi distese di boschi Canadesi e selvaggie brughiere. La forza immaginifica delle parole di Wrongonyou solca i confini tra i generi, distende i nervi, regala nuove e inedite prospettive. “Tree”, “Son of winter”, “Green river”, “The lake”, ‘I don’t want to get down’ sondano anche le vicende più personali del cantautore che si destreggia agilmente tra canzoni nuove, che lo hanno portato a collaborare con Michele Canova a Los Angeles, e canzoni meno recenti che lo hanno condotto a una presa di coscienza matura e consapevole. L’originalità della formula proposta da Wrongonyou sta nella squisitezza dell’artigianalità Made in Italy, coniugata ad un più organizzato metodo di selezione e rielaborazione di sonorità dalla bellezza senza tempo. Wrongonyou è un ragazzo che macina chilometri da sempre, la malinconia e l’intimismo sono parte integrante del suo linguaggio comunicativo eppure il risultato non è affatto cupo anzi, è fresco e delicato. Just “Prove It”.

Raffaella Sbrescia

Video: Prove it

Wrongonyou si esibirà in tre concerti al South by Southwest festival di Austin, in Texas, dal 12 al 17 marzo, poi in tour in Italia dal 21 marzo a Roma.
TRACKLIST
1. Tree
2. Prove it
3. Rebirth
4. Family of the Year
5. Son of Winter
6. Green River
7. Sweet Marianne
8. The Lake
9. I Don’t Want To Get Down
10. Shoulders
11. Killer

Intervista ai Negrita: “Desert Yacht Club” è figlio del nostro tempo e rispecchia il nostro cambiamento

Negrita ph Magliocchetti

Negrita ph Magliocchetti

Desert Yacht Club” è il decimo album in studio dei Negrita e contiene undici tracce inedite, scritte e composte dai Negrita e prodotte da Fabrizio Barbacci. Il titolo, “Desert Yacht Club” rimanda all’omonima oasi creativa fondata da Alessandro Giuliano nel deserto di Joshua Tree in California ma non lasciatevi ingannare, in questo disco c’è molto altro. I NEGRITA hanno scelto di guardarsi dentro e di trovare un nuovo modo di comunicare dopo un momento difficile. D’altronde anche questo è il bello di ritrovarsi.

Intervista

La lavorazione di “Desert Yacht Club” nasce da un’approccio diverso. Cosa si intende per kitchen groove?
Di solito ci si ritrova in una saletta umida e poco salubre, qui questo concetto è stato ribaltato. Abbiamo sfruttato quello che la vita ci ha dato in questi ultimi anni. Come sapete, in genere usiamo studi residenziali, per noi la musica si lavora h24, non esistono orari da ufficio. Stavolta il tavolo è stato il nostro campo da gioco, lavoravamo senza limiti di tempo con la fortuna di avere un chitarrista cuoco. Tra un passo e un altro la musica fluiva senza soluzione di continuità, avevamo il nostro trip dentro al trip.

E qual è stato questo trip geografico?

Abbiamo attraversato il Sud Ovest degli Stati Uniti, ci trasferivamo su gomma con un furgone, ogni volta cambiavamo casa, siamo stati in mezzo al deserto, a San Diego, ovunque ci andasse. Questo tipo di manegevolezza ha fatto sì che le idee non avessero limiti. Alla base di tutto c’è stato un ragionamento: vuoi essere figlio del tuo tempo o metterti sugli allori?

Cosa avete risposto?

Abbiamo scelto di guardarci in faccia, sono venuti fuori dei ragionamenti profondi, il deserto ti spinge a guardarti dentro, ti fa sentire piccolo. Non potevamo approcciarci alla scrittura come facevamo 20 anni, abbiamo scelto anche argomenti mai toccati prima.

Raccontateci il tipo di deserto che avete vissuto.
Abbiamo scelto una struttura, definita resort, comprensiva di tre tende e due roulotte. In quel contesto si vivono 4 stagioni nel corso di 24 ore. La natura è estrema, sei completamente isolato e hai la possibilità di concentrarti su quello che stai facendo in quel momento. In quel contesto poteva capitare, com’è capitato, che gli abitanti del luogo, americani che hanno scelto di trascorrere la vecchiaia lontano da tutto, ci invitassero a bere e mangiare con loro. Pazzesco.

Video: I Negrita raccontano la loro America

Tornando al disco, cosa vi ha portato questa profonda connessione con voi stessi?

Siamo arrivati a 50 anni, siamo tutti padri di famiglia, ascoltiamo quello che sta succedendo e vediamo che ci sono in atto cambiamenti importanti. C’è un vento nuovo nel mondo, confidiamo quindi in un cambio di mentalità. L’importante, secondo noi, è che ci sia questo sentore di cambiamento altrimenti saremmo solo degli zombie. Non siamo come ci collochiamo in questo contesto, di sicuro sappiamo che i tempi che sono stati, sono andati. Il presente è quello che ci interessa. Il nostro background deve aprirsi a cose che apparentemente non collimano, bisogna avere il coraggio e la passione di farlo, serve uno spirito temerario, questo ci spinge a ricecare una passione inscritta nel nostro tempo, abbiamo una mentalità aperta e tale resterà in modo che gli input che ci arrivano possano comunque finire nei nostri tratti distintivi.

Com’è la natura di “Desert Yacht Club”?

Questo è un disco da outsider, non è collocabile in una moda, per noi essere una band significa che nel momento in cui andiamo a comporre un album abbiamo raggiunto una certa sintonia mentale. La fase preliminare di questo progetto ci ha visto condividere delle playlist in cui inserivamo le ultime cose che avevamo avuto modo di ascoltare. Questa è stata la nostra agenda di riferimento, il modo per ritrovare un linguaggio comune. Tra le cose che abbiamo scelto ce ne sono tante che sono molto lontane dal rock classico; del resto sono almeno 20 anni che il rock non riesce a proporre qualcosa che raggiunga la massa e che diventi colonna sonora di momenti importanti della vita di ciascuno.

Che tipo di messaggio intende trasmettere la vostra musica cosmopolita

Questo dipende molto dalla sensibilità di ognuno. Ovviamente noi non facciamo musica barricadera. Avendo raggiunto una certa maturità umana, la nostra musica parla della vita, dell’esistenza. C’è il romanticismo, la rabbia, la disillusione, l’amore. Bruce Springsteen sapeva tramutare la vita in musica, così come fanno i grandi classici, questo è quello che preferiamo in assoluto. Cerchiamo di applicare la passione alla musica, il risultato è un ventaglio di ampio respiro. Quello che serve di più è la coscienza perchè i modelli imposti della società sono piuttosto confusi e inquinati da tanti input. I valori veri e importanti sono sempre meno focalizzati, bisogna dare strumenti ai ragazzi per intraprendere un percorso umano, stiamo annacquando tutto nel mondo del digitale e dei social network, in questo modo le cose perdono di significato e di intensità. Per noi artisti questo significa che abbiamo un ruolo, non che debba essere caricato di responsabilità, il che sarebbe vincolante per la nostra espressività.

Da dove nasce il brano “Non torneranno più”?

Tornavamo da San Diego, stavamo per chiudere la giornata ma all’improvviso è arrivato uno spunto così potente da spingerci a lavorare subito. Abbiamo preso coscienza poco a poco del contenuto di questo pezzo rivolto alla nostra generazione nata a fine ani ’60. Parliamo ai nostri coetanei lasciando un piccolo spazio al rimpianti. Ad un certo punto ci siamo resi conto che siamo genitori e ci è venuto naturale scrivere anche ai nostri figli in “La rivoluzione è avere 20 anni”. Abbiamo usato la frase di Gandhi “Be the change you wanna see in the world” per dire ai ragazzi di oggi: “Pensate come volete, l’essenziale è che capiate che quella lì è l’età giusta per cambiare le cose”. I ragazzi di oggi devono poter avere gli strumenti per leggere la realtà, se li costringiamo dentro format predefiniti creiamo degli infelici e degli irrisolti.

Quanta California c’è in questo album?
La California è stata un imprinitng. Dopo il tour europeo abbiamo toccato Los Angeles e ci siamo rimasti per quattro settimane. Questo non è un disco californiano, venivamo da un momento di down, il nostro gruppo cominciava a vedere un orizzonte finito, qualcuno cominciava addirittura a pensare di mettere un piede fuori dalla band. Per fortuna però veniamo dalla provincia che, nonostante i limiti, ci lascia intatti e così siamo rimasti. Il viaggio di questo album è arrivato dalla paura di essere arrivati alla fine, si erano create situazioni che ci facevano pensare di essere arrivati al traguardo, invece siamo ripartiti proprio da dove eravamo per creare un percorso nuovo basato su una soluzione comunicativa incentrata sulla condivisione.

Quindi questo album si può definire come una sorta di terapia di gruppo?
Sicuramente. Quello che proprio non accettiamo è che spesso ci viene chiesto di non cambiare mai. Ogni volta che pubblichiamo un album nuovo, la gente dice “Ma che cazzo si sono fumati i Negrita?”. Il nostro cruccio è che se viene fuori qualcosa che ricorda il disco precedente lo scartiamo, non accettiamo la pretesa egoistica di chi pretende che dobbiamo fare sempre le stesse cose. La nostra attitudine sicuramente è la stessa ma i Negrita sono camaleontici, cambiamo la codifica del suono in base alle nostre esistenze individuali e di gruppo. Cerchiamo quindi di interpretare il nostro tempo e questi anni a modo nostro.

Il disco si chiude con “Aspettando l’alba”, un brano particolare dalla doppia anima.
Drigo: ho scritto questo brano dopo l’improvvisa scomparsa di mio padre. Ho vissuto molto male questo momento, ero sempre l’ultimo che rientrava in hotel dopo i concerti e venivo da una lunga serie di addii che mi ha messo a dura prova per tanti anni. Nel momento in cui mi sono messo a scrivere, ho rielaborato questi addii, il fulcro della canzone è: ogni fine finirà. Io credo che non ci sia una vita sola, ci si reincontrerà in futuro.
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Pau: in questo brano Drigo ha sputato fuori gli ioni negativi. Il brano cambia vita nella seconda parte diventando una pseudo samba attraverso una componente brasileira senza i classici stilemi del samba. L’importante per noi è questi momenti si risolvano con una ricerca di positività. Questa, in effetti, è una caratteristica dei Negrita, molti non ci stimano perchè hanno la sensazione che siamo troppo positivi ma sono opinioni. Noi amiamo mettere in gioco la nostra componente solare, la gente invece tende a tirar fuori la depressione e a crogiolarvisi, noi no.

Raffaella Sbrescia

Maria Antonietta: il nuovo singolo è Pesci. Il 30 marzo arriva l’album “Deluderti”

 Pesci

Dopo la pubblicazione lo scorso 26 gennaio di DELUDERTI, la canzone title-track dal nuovo album di MARIA ANTONIETTA in uscita il 30 marzo, è da oggi online il video del brano PESCI. Guardalo qui: https://youtu.be/C8YVlbtriYk

PESCI è il primo singolo ufficiale della cantautrice, reso disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 2 marzo e in radio da settimana prossima. Ascoltalo qui: https://lnk.to/Pesci/
La regia di PESCI è stata curata da Leandro Manuel Emede e Nicolò Cerioni di SugarKane Studio, con i quali è già stata al lavoro sul suo primo album per il clip “Saliva”.
DELUDERTI, il nuovo album prodotto insieme a Giovanni Imparato (Colombre) è in uscita il 30 marzo 2018 per La Tempesta Dischi con distribuzione Believe.

Maria Antonietta al secolo Letizia Cesarini, è nata a Pesaro nel 1987; dopo aver autoprodotto nel luglio 2010 il suo primo disco Marie Antoinette wants to suck your young blood e dopo aver fondato il progetto shoegaze Young Wrists nella sua Pesaro, nel 2012 confeziona l’album d’esordio omonimo in italiano registrato e prodotto da Dario Brunori
Scrive un racconto, Santa Caterina al Sinai, pubblicato da Minimum Fax per l’antologia Cosa volete Sentire a cui ha fatto seguito un lungo tour che dura quasi un anno e mezzo, un brano come Animali (con inclusa una cover di Gigliola Cinquetti) e poi il secondo album Sassi, prodotto insieme ai fratelli Imparato nel marzo 2014 per la Tempesta Dischi. Nel 2015 accompagnata dai musicisti del gruppo Chewingum, decide di re-incidere i brani di Sassi in chiave elettronica, il risultato è l’EP Maria Antonietta Loves Chewingum.

Ora si prepara alla pubblicazione del suo terzo lavoro e del suo nuovo tour, organizzato da BPM CONCERTI, in partenza da Bologna il 20 aprile con in calendario una serie di appuntamenti già annunciati:
Venerdi 20 Aprile 2018
BOLOGNA – TPO
Sabato 28 Aprile 2018
TORINO – Hiroshima Mon Amour
Venerdì 4 maggio 2018
RONCADE (TV) -New Age Club
Venerdì 11 Maggio 2018 -
ROMA- Monk
Sabato 12 Maggio 2018
PESARo -Teatro Sperimentale
PREVENDITE SU TICKETONE E NEI CIRCUITI ABITUALI

Benji & Fede presentano “Siamo solo noise”: “Crediamo nei frutti del nostro lavoro”

Siamo solo noise deluxe (bassa)

“Siamo solo noise” è il titolo del terzo album di Benji & Fede pubblicato per Warner Music. Il progetto è il risultato di un percorso creativo durato un anno e mezzo e che ha portato i due ragazzi a confrontarsi con diversi autori e produttori. Tra gli altri ricordiamo Michele Canova, Pat Simonini, Fausto Cogliati, Danti, Walter Ferrari, Gazelle, Federica Abbate, Takagi & Ketra, Daddy’s Groove, SDJM, Andrea Nardinocchi, Rocco Hunt. Il titolo dell’album intende racchiudere una buona dose di ironica ma anche lo stretto rapporto di Benjiamin e Federico con i loro fan.

Intervista

Partiamo dal brano “Da grande”. Come vi è venuta l’idea di coinvolgere i bambini del Policlinico di Modena?

Tutto è successo un po’ per caso. Lo scorso Natale siamo stati al policlinico perchè c’erano dei bambini che avevano chiesto di noi. Abbiamo passato il pomeriggio lì con loro ed è stata un’esperienza gratificante. Qualche settimana dopo mentre lavoravamo in studio a questo brano, che tra l’altro apre il disco, abbiamo pensato che ci stessero bene i cori dei bambini per dare ancora più forza al messaggio della canzone. I genitori e i bimbi stessi sono stati molto felici della cosa, i più felici siamo stati sicuramente noi. La canzone raffigura la parte bambina che è n noi e ci dà il coraggio di sognare in età adulta. L’intro corale rafforza lo spirito del brano.

In cosa vi sentite grandi?

In questi anni ne abbiamo fatte di tutti i colori, abbiamo lavorato tantissimo in studio dando vita a una crescita graduale dovuta a tanti fattori.
Fede: Questo album è più consapevole, abbiamo trattato argomenti che prima forse non avevamo la forza e la maturità di trattare. Su tutti cito il brano “Buona Fortuna”, in cui si è finalmente creata l’alchimia giusta per mettere in una canzone delle frasi che mi giravano in testa da tanto tempo. Prima non avrei avuto forza la consapevolezza di cantare tutto questo e risultare credibile. Il fatto che la canzone abbia avuto feedback positivi anche da chi non ci ha mai ascoltati prima ci dà soddisfazione.

Il vostro pubblico si è adattato a questa vostra crescita anagrafica e creativa?

Il nostro obiettivo è crescere insieme al nostro pubblico, come cambiamo noi, lo fanno anche le persone che ci seguono. Le passioni cambiano, l’approccio alla musica cambia, i gusti cambiano, il nostro pubblico forse si aspettava questa crescita. Non abbiamo fatto un cambiamento estraniante, forse perderemo qualche fan, forse ne guadagneremo qualcuno più grande ma non abbiamo voglia dic ambiare target. Abbiamo solo cercato di fare canzoni possibilmente belle e trasversali. Ci siamo detti: “lasciamoci andare, cerchiamo di mettere su carta e in note le emozioni che abbiamo vissuto nell’ultimo anno. Questo è l’album in cui abbiamo osato di più, le canzoni racchiudono diversi lati del nostro carattere.

Questo discorso è stato rispettato dalle persone con cui avete lavorato?

Quando siamo nel bel mezzo di una session di produzione e scrittura cerchiamo sempre di evitare di snaturare la canzone, noi diamo un input, diamo un’idea, arriviamo lì già con una bozza di idea, con degli accordi e delle melodie. L’autore non ti impone la sua idea nè ti scrive la strofa, abbiamo raggiunto un’empatica particolare con le persone con cui abbiamo lavorato. Gli autori ti aiutano in un percorso che ti servirà anche quando lavorerai da solo. Da ognuno impari un metodo, una tecnica, un modo di scrivere. Questo lavoro è un insieme di noi stessi più tutto quello che abbiamo imparato.

Qual è il messaggio del brano “On demand”?
Questo è un brano divertente, volevamo mostrare questo nostro lato ironizzando sui talent show. La prima cosa importante di questo mestiere è divertirsi, quindi abbiamo giocato anche nel video con Vito Shade, particolarmente brillante e calato nella parte, guardando come sarebbe la nostra vita se fosse “on demand”.

Video: On demand

Vivete mai il timore che magari questa “moda musicale” possa cambiare?
Non abbiamo questo timore, sappiamo delle nostre potenzialità e sappiamo quanto lavoriamo. La nostra non è stata un’ esplosione improvvisa, abbiamo fatto 4-5 anni di musica prima di essere conosciuti, cerchiamo di mantenere questo approccio, dedichiamo la nostra vita a questo mestiere, non siamo preoccupati perchè sentiamo che con il lavoro le soddisfazioni arrivano. Anche in questo album abbiamo dato tutto, abbiamo l’anima in pace.

Come avete lavorato agli arrangiamenti di questo album?
Abbiamo lavorato con tantissimi produttori diversi, ognuno ha il suo mondo, il suo modo di lavorare, cerchiamo di non farci snaturare, il nostro marchio di fabbrica è la chitarra e l’ukulele, siamo molto esaltati all’idea di fare suonare questo disco dal vivo, sarà molto divertente da suonare e da fare live, stiamo preparando un po’ di sorprese per il tour, sarà qualcosa di figo.

Da un punto di vista generale, cosa vorreste mettere in evidenza di questo lavoro?
Ogni canzone ha una sua storia, il desiderio più grande è che l’intero disco arrivi in primis al nostro pubblico, ogni canzone ha un messaggio preciso che potrebbe rimanere per un po’ nella vita di ciascuno.

Come mai avete inserito “Niente di speciale” in extremis?
Abbiamo scritto quasi 100 canzoni, avevamo un mucchio di pezzi belli carichi e tosti, scrivere un ballata all’ultimo aveva il suo fascino. La canzone è scritta bene e meritava di starci dentro. Non l’abbiamo ricantata, si è trattato di un “buona la prima” perchè c’era già la magia, questo è un pezzo che cerca la verità.

Come si è evoluto nel tempo il vostro rapporto con i fan?
Spesso i nostri fan ci sorprendono perchè ci rivelano spesso cose che non ricordavamo o che nemmeno conoscevamo di noi stessi. Il nostro intento è sempre stato ribadire: “Guardate che ci siamo anche noi”. Abbiamo cercato di farci sentire, abbiamo creato un rapporto quasi familiare con chi decideva di seguirci. Tra i nostri fan ci sono persone che c’erano già anche prima del primo disco e altre che sono arrivate solo di recente che ci daranno tantissimo supporto. Chiaramente anche noi cerchiamo di fare lo stesso, è giusto ringraziare e fare qualcosa per chi ci segue, non è mai scontato tanto supporto per questo abbiamo sempre voluto incontrare queste persone fin da subito e abbiamo creato un rapporto autentico.

Raffaella Sbrescia

Video: Benji e Fede presentano “Siamo solo noise”

Bianco: incontri, storie, generi, persone in libertà dentro il suo nuovo album “Quattro”

bianco - quattro

bianco – quattro

Un disco fatto di posti, di incontri, di suoni. Profuma di vita, di esperienza, di maturità il nuovo album di Bianco, intitolato “Quattro” e pubblicato per Inri lo scorso 19 gennaio. Scritto in solitudine nell’isola di Ortigia, questo lavoro mette in risalto un’ambientazione quasi onirica, molto vicina agli anni ’70, in cui Alberto Bianco mette in gioco tutto il suo background da musicista e cantautore. Seguendo la sua cifra stilistica delicata e mai sparata in faccia all’ascoltare, Bianco si prende la libertà di giocare con i generi rivolgendosi ad interlocutori specifici quasi senza rendersene conto. Il nucleo emotivo del disco, dicevamo, sono i rapporti interpersonali. Più nello specifico, si parla di amicizia ad ampio raggio.

Queste canzoni sono lettere aperte in cui si raccontano persone, storie, visioni di fasi di vita passata, presente, futura. Foto di altri che finiscono per riflettere irrimediabilmente l’anima stessa di Bianco, un artista placido ma concreto. Un macina chilometri, un fruitore della musica in grado di riassemblarla con cura, garbo e dedizione. Le 11 tracce che compongono il disco sono simili a delle brevi favole ma il vero romanzo è racchiuso nel brano che chiude la tracklist, intitolato “Organo amante”. Un viaggio nel viaggio, una decina di minuti per capire fino in fondo chi è Bianco, come e con chi lavora.

Raffaella Sbrescia

Video: 30-40-50

Per chi vuole avere un’idea reale di quello di cui stiamo parlando ecco le date del tour in cui Bianco si esibirà insieme a Filippo Cornaglia, Damir Nefat e Matteo Giai.

LIVE
15.02.18 Locomotiv – Bologna prevendite
17.02.18 Soul Kitchen – Sulmona
23.02.18 Smav – Santa Maria a Vico – Caserta
24.02.18 Monk – Roma prevendite
28.02.18 Salumeria della Musica – Milano prevendite
03.03.18 Capanno Black out – Prato prevendite
09.03.18 Hiroshima Mon Amour -Torino prevendite
10.03.2018 Latteria Molloy – Brescia – Ronzinante Festival

TRACKLIST
01. 30 40 50
02. Felice
03. In un attimo
04. Fiat
05. La persona innamorata
06. Ultimo chilometro
07. Punk Rock con le ali
08. Tutti gli uomini
09. Padre
10. Filastrocca sui tetti di Ortigia
11. Organo amante

Siberia: il nuovo album “Si vuole scappare” fotografa e rivela la viltà di gente a cui manca il fiato per osare

Siberia - Si vuole scappare

Siberia – Si vuole scappare

Con “Si vuole scappare” i Siberia, band livornese, inaugurano un nuovo felice capitolo della loro giovane vita artistica. Prodotto da Federico Nardelli per Maciste Dischi, questo album prende vita da una lucida fotografia della contemporaneità. Con la frase “si vuole scappare” i Siberia sigillano per iscritto l’ideologia che accompagna e scandisce il nostro presente. Un disco spudorato, senza filtri e con un lessico semplice coniuga il dark pop, la new wave e il sintetizzatore ad un buon cantautorato (ispirato a Interpol ed Editors da una parte, Baustelle, Giovanni Lindo Ferretti dall’altra) che intende dar voce ad una stanchezza di fondo, alla sospensione esistenziale di cui non riusciamo a liberarci.

Come si fa a mettere nero su bianco la nostra voglia di evadere, di rifuggire le complicazioni, la nostra arte di vivere delle piccole cose? Il mosaico di note e parole messo insieme dai Siberia è credibile e fruibile nei termini in cui riesce ad esserlo un pop consapevole. “Eccomi misurando a passi lenti il mio destino”, canta Eugenio Sournia nel brano più emblematico del disco, intitolato “Nuovo pop italiano”. Pesano le nostre feste inutili, i nostri alibi, i nostri cuori tiepidi, le nostre violenze in “Cuore di rovo”. Il monito “Svegliati” è urlato, straziato, emozionato, vero, autentico, spiazzante. Fitto è il testo di “Yamamoto”, ispirato all’incontro folgorante con una ragazza giapponese. Un imprinting che riporta alle pendici della vita.
Si muove per fotogrammi scenici la trama della track british influenced “Strangers in the field of love”. Quant’è profonda la viltà di chi ha smesso di sperare, dicono i Siberia in “Ginevra”, lanciando un bel messaggio in: “Fammi vedere che se il mondo muore, nei tuoi occhi è sempre primavera”. Il nucleo testuale più efficace è quello inserito nel brano “Epica del dolore”: rifuggire la sofferenza non è sempre la strategia più efficace, soffrire significa crescere, capire, metabolizzare, temprarsi e a volte vincere.
In questa sospensione tra impegno e disimpegno, tra sogno e mistificazione della realtà, i Siberia escono dal guscio prendendosi dei rischi che hanno il diritto e dovere di correre. Con questo potenziale espressivo, con la voglia di raccontarsi e raccontare un vasto spaccato sociale, questo nuovo album segnerà un momento importante per la loro avventura artistica.

Raffaella Sbrescia

Video: Nuovo pop italiano

TRACKLIST
01. Nuovo pop italiano
02. Cuore di rovo
03. Yamamoto
04. Strangers in the field of love
05. Ginevra
06. Epica del dolore
07. Chiusi nell’hotel
08. Tramonto per sempre
09. Ritornerà l’estate

Mr Rain: In Butterfly Effect” c’è tutta la mia energia

Mr Rain - Butterfly Effect

Mr Rain – Butterfly Effect

“Butterfly Effect” è il nuovo album pubblicato da Mr Rain. Ricordi, pensieri, momenti, storie del passato e del presente riempiono i capitoli di questo progetto che, ancora una volta, mette a fuoco la voglia e la capacità del rapper di mettersi in gioco .

Intervista.

Qual è l’urgenza espressiva che troviamo alla base di “Butterfly effect”?
Butterfly Effect è un diario personale. Ogni canzone racchiude una piccola parte di me, ho creato questo album per dare un quadro generale di me stesso.

Quali pensieri, desideri, prospettive hai voluto racchiudere in questo nuovo album?
In ogni mia canzone parlo di me, di quello che mi è successo in passato e di quello che sto vivendo nel presente, ho cercato di trattare tematiche leggermente diverse: dal suicidio alla solitudine, dal pezzo d’amore a quello autocelebrativo.

Il lavoro artigianale che c’è nelle tue canzoni sottrae in qualche modo della linfa a ciò che vivi giorno per giorno?
Gestire il mio lavoro a 360 gradi comporta a sacrificare molto tempo, la mia vita privata sicuramente ne risente, penso sempre a nuovi lavori, nuove idee e di conseguenza non ho mai un secondo libero. Fare tutto da soli significa sacrificare la propria vita, è un lavoro molto impegnativo, comporre le basi, i testi ed i video, mi sottraggono decisamente quasi tutto il tempo che ho a disposizione, è per questo che chi ama questo lavoro rimane solo, sacrifichi momenti, legami, persone a cui tieni per raggiungere il tuo obbiettivo.

Cosa significa, nel tuo modo di vedere, l’espressione self made rapper?

One man band sicuramente è il termine che mi si addice di più, sono sempre stato pignolo, ho sempre preferito fare tutto da solo per non rendere conto a nessuno e se sbagliavo dovevo prendermela solo con me stesso, è un ossessione ma quando riesci ad ottenere qualcosa con soltanto le tue forze sei davvero felice, è una sensazione indescrivibile.

Quali sono le rinunce che pesano di più e da cosa ti senti ripagato?
Non rimpiango nulla, tutte le scelte che ho fatto, gli errori, non cambierei proprio niente, sono le cose che mi hanno portato a diventare la persona che sono oggi.

Video: Ipernova

Che importanza hanno i messaggi che vengono veicolati attraverso le canzoni?
La musica è un mezzo di comunicazione importante, di conseguenza trovo giusto sfruttarla per lanciare messaggi, io personalmente ho fatto errori in passato, da ragazzino mi sono fatto condizionare da molti miei “idoli”, ora voglio dare un buon esempio alle persone che mi seguono, specialmente i più piccoli.

A chi ti ispiri quando scrivi?
Ho sempre ascoltato Eminem, ora mi ispiro molto anche a Macklemore, questi sicuramente sono i miei maestri, però ultimamente ascolto tanta musica, dal blues al pop, dal rock al rap.

Quanto ti rispecchi nei valori della vecchia scuola hip hop?
Sono sempre stato parallelo alla scena hip hop, ho sempre fatto ciò che mi piace di conseguenza non mi rispecchio molto nei valori della vecchia scuola.

Secondo te cosa cercano oggi i ragazzi nella musica?
I ragazzi cercano libertà d’espressione, un modo per evadere e scappare dai problemi.

Cosa ne pensi della nuova corrente di artisti rap e trap?
Come dicevo seguo molto la musica attuale, trovo che la nuova scena sia un po’ satura, ci sono troppi artisti molto simili fra di loro, bisognerebbe fare ciò che sentì di fare non ciò che va di moda.

Raffaella Sbrescia

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