Una vita in capslock è il mio manifesto. Parola di M¥SS KETA

Myss Keta

Myss Keta

“UNA VITA IN CAPSLOCK” è il titolo del nuovo album di M¥SS KETA, in uscita il 20 aprile per Universal Music, con la collaborazione de La Tempesta. Senza volto ma con una identità precisa da portare avanti, questa è la prima vera avventura discografica di M¥SS Keta.

Ecco cosa ci ha raccontato.

I tuoi singoli sono sempre stati slegati da un progetto unitario, cosa ti ha portato a concepire il tuo primo full lenght “UNA VITA IN CAPSLOCK”?

Questa necessità si è fatta sempre più forte e vivida fin dalla pubblicazione di “Carpaccio ghiacciato”. Dopo aver realizzato 5 brani legati tra loro, mi è venuta voglia di lavorare a un album che fosse compiuto in sè, ho sentito la spinta per evolvermi e comporre un progetto più completo.

Senti che il tuo personaggio sia più popolare a Milano rispetto ad altri luoghi d’Italia?

Penso che da “Carpaccio ghiacciato” in poi si iniziato un distacco dal luogo fisico e quindi da Milano nello specifico. Credo che con queste premesse, l’album possa avere la forza per ambire a qualcosa di più.

Come spiegheresti la scelta di questo titolo così scenico?

Lo avevo nei cassetto da anni. M¥SS Keta parla, scrive e vive in capslock. La titletrack è una vera e propria dichiarazione. Un testamento per sfuggire alla quotidianità dell’era post-moderna. Nei miei testi uso l’eccesso, l’ironia e la satira per evadere da questa realtà e viverla con altri occhi.

Cosa percepisce della realtà M¥SS Keta?

Non credo che la realtà cambi molto all’esterno, cambia piuttosto il modo con cui la si guarda. La mia percezione la racconto nei miei brani, stavolta parto dall’esterno per rivolgermi ad una dimensione interiore, è cambiato l’approccio personale.

Come vivi la concorrenza?
Non credo di avere concorrenti diretti o indiretti. Personalmente trovo che il Pagante stia uscendo fuori in modo geniale, sulla stessa scia c’è Rovazzi. Il mio è un discorso a se, la mia etica e la mia poetica sono molto diverse dagli altri. M¥SS Keta non è mainstream, al momento mi interessa assecondare la parte istintiva.

Cosa rispondi a chi ti accusa di scegliere contenuti trash?
Le accuse sono vere. Spesso parlo di trash, sesso, droga. Perchè altri colleghi maschi non vengono tacciati di questo? Non credo di dire cose peggiori di loro.

Parliamo invece delle sonorità sperimentali che hai utilizzato in questo album.

Mi segue da vicino Riva, mio principale produttore e curatore. Siamo super fanatici di certi generi di nicchia, fidget house, sonorità e click precisi. Abbiamo voluto fare quello che ci piaceva senza seguire mode, ci siamo messi a esplorare certi tipi di mondi, chiesto aiuto a produttori esterni. Abbiamo fatto un esperimento con gli Zeus che si sono prestati con il cuore. ll senso di tutto questo percorso è stato seguire i nostri istinti. Da una parte c’è il gioco, dall’altra la routine quotidiana, ad amalgamare il tutto c’è l’ispirazione che arriva in serata, quando avvengono aneddoti irresistibili che si amalgamano in una forma canzone.

All’interno del disco, le tracce mettono in evidenza una sorta di ascesi interiore, in che modo avviene questo processo?
La metafora degli inferi viene scandita da due intermezzi che dividono il disco in 3 parti. La prima descrive il mondo esteriore, la contemporaneità del mondo esterno, la seconda comincia a scavare nel mondo interiore con dei suoni più sperimentali es. “Spleen queen”, “La scimmia è pazza” infine c’è la risalita verso una sorta di paradiso claustrofobico/artificiale.

A proposito della scimmia, riportata anche in copertina, che ruolo ha all’interno del disco?

La scimmia è l’animale guida dell’album e rappresenta la parte irrazionale dell’uomo. La metafora rivela una mutua influenza tra razionalità e irrazionalità.

Come evolve il mondo personale di M¥SS Keta?

Per natura il mio progetto è sempre stato legato al mondo clubbing e gay, man mano che mi sono confrontata con questi temi, ho approfondito questa realtà e mi sono avvicinata ai valori del femminismo. La cultura del clubbing è ricca di valori, ci si traveste per esprimere chi si è davvero, ci si mette una maschera per esprimersi al 100%, ci si libera dalle gabbie dell’individualità e si ha modo di riflettere in maniera profonda. Allo stato attuale siamo in una posizione in cui c’è bisogno di liberarsi dalle catene e dalla definizione di maschio alfa, dobbiamo unirci per liberarci dalle gabbie.

Perchè ti copri il volto?

Diciamoci la verità, non ho inventato niente. Le maschere si usano fin dal teatro greco, trovo che in mondo in cui la gente vuole solo mostrare il proprio volto con un selfie, la maschera possa mettere in luce un discorso culturale interessante. Si tratta di una scelta mirata a far riflettere.

Video: Stress – M¥SS Keta

Come incroci la tua rocambolesca vita e quella di M¥SS Keta?

Myss è nata così, tutte le cose che le sono successe l’hanno portata a cantare. Finisco da tempo in cose matte di cui la gente vorrebbe che non parlassi, tutto questo vivere ha portato a far parlare di M¥SS Keta.

In base a quanto detto finora, come vivi e organizzi i tuoi live show?

Mostrarmi sul palco così come sono mi libera dalla quotidianità e dalle relative paure. Il mio live è molto punk, scandito da un dj con delle basi e da me al microfono. Pian piano abbiamo iniziato a raffinarci portando le ragazze di Porta Venezia sul palco, abbiamo aggiunto dei visuals con il supporto di tutto il tema di Motel Forlanini.

Come affronti le critiche?
Le uniche che mi piace leggere sono quelle relative alla mia musica perchè questo implica un giudizio sulla mia forma di espressione. Quelle che invece riguardano il corpo, mi fanno capire soltanto che chi parla, non sta ascoltando il mio prodotto, sta guardando tutt’altro. In ogni caso il mio espormi mi ha anche forgiato nel confrontarmi e abituarmi a certi tipi di critiche.

Raffaella Sbrescia

L’#UVIC TOUR prenderà il via giovedì 19 aprile dai Magazzini Generali di Milano, la città che l’ha vista nascere. Dopo Milano M¥ss Keta sarà il 20 aprile allo Smav di Caserta, il 30 aprile al Monk di Roma, Il 4 maggio al Locomotiv di Bologna, il 5 maggio al The Cage di Livorno e il 26 maggio all’Eremo club di Molfetta (Ba). Il tour è organizzato da DNA Concerti.

 

 

Modeselektor a Milano: tutto pronto per il dj set ai Magazzini Generali

odeselektor

odeselektor

Insieme ad Apparat formano i Moderat. Ora i Modeselektor tornano in mood solitario in occasione dell’imminente arrivo di Modeselektion e del breve tour che prenderà il via dai Magazzini Generali di Milano il 20 aprile. Nel bel mezzo degli eventi legati alla Design Week l’appuntamento con l’avanguardia sonora si presenta promettente e lusinghiero. La data zero, com’è noto, è un appuntamento pensato per testare il set up, capire punti forti e debolezze di una macchina da oliare e ottimizzare al meglio. Ecco perchè gli esperti dj berlinesi scelgono la capitale meneghina per affidarsi al buon gusto diffuso in tal senso. Il fulcro della loro dimensione sonora sono i bassi, l’atmosfera fredda, cupa, a tratti tetra, perturbante che sono i rave delle fredde capitali del nord sanno creare. Modeselektion Vol. 04 uscirà il primo giugno per Monkeytown e Ninja Tune in formati di quadruplo vinile, doppio CD o digitale, curiosi i titoli “Watercolour Challenge”, “Cosmopolitanism”, “Metaxas Carnival” da cui si può intuire che la voglia di oltrepassare l’ordinario è ancora il comune denominatore di un groove mai scontato.

I biglietti per assistere all’evento sono disponibili in prevendita su mailticket al seguente link http://www.mailticket.it/evento/13024 o acquistabili direttamente in loco.
Ingresso: 10€ + ddp early bird, 15 € + ddp second release, 20 € + ddp third release
Apertura porte: 23:00
Orari show: 23:00-05:00
#MDSLKTMILANO

Cosmotronic tour: una cascata di sold out per Cosmo. Se non c’eri, organizzati per recuperare!

Cosmo live - Fabrique Milano

Cosmo live – Fabrique Milano

Il pop è fake, essere popolare non lo è. Cosmo rivisita un linguaggio musicale edulcorato per raggiungere il fulcro di ciò che solitamente ricerchiamo: il divertimento. Il suo Cosmotronic tour, figlio diretto di un album che ha segnato uno spartiacque importante in termini di distinzioni di genere, commistiona l’idea di testualità privata alla musica elettronica. La ricerca di Cosmo è agli inizi ma il risultato mostra capacità creative avanzate. Lo dimostrano i sold out che Marco Jacopo Bianchi sta mietendo in giro per l’Italia e per l’Europa. Non ultimo quello al Fabrique di Milano, lo scorso 12 aprile. Cosmo è un fenomeno, resistergli è impossibile. Il motivo risiede nella sua completa rilassatezza, la disinvoltura con cui ama osare e travolgere il pubblico. I suoi show sono dei minifestival, ogni data rappresenta l’occasione per scoprire nuovi volti della musica elettronica made in Italy e non solo. Fiore all’occhiello dell’operazione sono gli esponenti del collettivo, ormai etichetta discografica IVREA TRONIC. Sintetizzatori, campionatori, tastiere si susseguono tra raggi laser con l’obiettivo di farci saltare, ballare, sudare e lasciarci andare. Un concerto di Cosmo è quell’appuntamento a cui vai per far festa, sennò è davvero inutile andarci. Techno, abstract-house, post-dubstep e dreambeat incrociano il cantautorato senza mai scavallare i 4/4.

Accompagnato dai batteristi Roberto Grosso Sategna e Mattia Boscolo, Cosmo ha messo in piedi un potente viaggio sonoro e percettivo. La scaletta prende ovviamente vita da COSMOTRONIC, l’ultimo doppio album di inediti pubblicato lo scorso 12 gennaio per 42 Records/Believe. Il concerto inizia con “Bentornato”: “Vorrei cantare bene al primo colpo, vorrei scrivere una canzone in un minuto, fare tutto in un unico concerto”, canta Cosmo. A seguire “Le voci”, tratto dal precedente album “L’ultima festa”. I ritmi s’infiammano con “Tutto bene”, “Quando ho incontrato te”, “Tristan Zarra” e “Ho vinto”. La seconda parte dello show prevede ampio spazio per i brani strumentali “Ivrea/Bangkok”, “Barbara”, “Attraverso lo specchio”, “La notte farà il resto”, “Le cose più rare”, “Tu non sei tu”. Il finale è di quelli tiratissimi e tutti da cantare con “Sei la mia città”, “L’amore”, “Animali”, “Turbo” e la conclusiva “L’ultima festa” con tanto di doppio stage diving da brivido. Il popolo di Cosmo sentitamente ringrazia, a presto rivederci nei migliori festival dell’estate che verrà.

Raffaella Sbrescia

Video: Cosmo live – Fabrique Milano

L’Impero crollerà: Milano canta Roma con Mannarino che sfida e supera se stesso

Mannarino live Milano ph Francesco Prandoni

Mannarino live Milano ph Francesco Prandoni

“L’impero crollerà” è il titolo del nuovo tour di Alessandro Mannarino. Reduce dai suoi viaggi reali e visionari, il cantautore romano ha riempito il Teatro degli Arcimboldi di Milano con un doppio concerto ricco sotto tanti punti di vista (Vivo concerti). “Questo concerto è dedicato a chiunque in questo momento stia viaggiando: verso un futuro migliore, verso terre nuove, verso una nuova dimensione interiore. Questo mio live parte dal concetto di movimento ed è questo che io e la mia band vi auguriamo: un grande movimento”. Questo è l’augurio che Mannarino fa a se stesso e al pubblico e lo fa in un momento di particolare forma artistica e umana. “Neanche nei miei sogni avrei mai immaginato o creduto di arrivare a questo punto. Ho attraversato momenti difficili ma ho avuto il coraggio di cambiare, la fortuna di poter lavorare con le persone giuste. Poi ho cambiato la faccia e oggi sono un po’ come Rocky che ricomincia a star bene dopo aver preso tante botte”.

E sta bene Alessandro, fidatevi. Il suo nuovo concerto è un’esperienza completa e appagante. Le canzoni del suo repertorio, per quanto già dotate di luce propria, sono state impreziosite da nuovi arrangiamenti curati e pensati per creare un’atmosfera cosmopolita.
Le suggestioni sono subito potenti in apertura: Mannarino sceglie tonalità scure, basse, intrise di pathos interpretativo. La texture sonora è finemente cesellata su misura di ciascun brano in scaletta, la voce dell’unica donna sul palco Lavinia Mancusi è una garanzia di trasversalità e potenza evocativa. Com’è noto Mannarino ha sviluppato un’ampia conoscenza delle percussioni latine e brasiliane in particolare. Il risultato è un crogiuolo di parole, di store, di emozioni. Mannarino si sa, predilige le storie degli ultimi, porta agli estremi i suoi racconti metaforici e non perde mai occasione per lanciare spunti di riflessione. L’uso che fa dell’ironia è a tratti tagliente, a tratti commovente. C’è spazio per le lacrime, per i sorrisi, per il disincanto e per la pura gioia di vivere. Il suo è un concerto lento, Alessandro e la sua band si prendono il tempo per gustarsi ogni attimo di un viaggio libero e senza una meta precisa. Gli inserti jazz con ampio spazio al pianoforte e al sax, regalano una veste ulteriormente ricercata a brani già molto strutturati nella loro veste originale. “Babalù” diventa un canto mistico africano, le ingiustizie urlate in “Deija” diventano uno squarcio nella notte, l’inquietudine conturbante di “Al Monte” diventa conquista guardando quell’unica grande bandiera nera sventolante sullo sfondo di un palco volutamente privo di scenografia.

“Siamo figli del positivismo, del logos occidentale, siamo diventati razionali e ci siamo persi il sogno. Questo è quello che cerco di ritrovare quando sono sul palco, quando suono, quando sono in giro. Questo è cerco di fare anche qui insieme a voi, se vorrete farlo insieme a me, ne sarò molto felice” – dice Mannarino al pubblico sempre più social addicted.
“Di questo tour sapevo solo il titolo “L’impero crollerà”. Il senso l’ho capito solo dopo. Mi sono reso conto del fatto che l’impero più grosso che dovevo far crollare era quello che mi portavo dentro. Dopo il primo album , si tende a pensare di aver raggiunto una certa cifra stilistca , che quella sia la direzione giusta. Invece è anche giusto cambiare. Io stesso ho cercato di farlo con un gesto forse banale ma per me importante: ho finalmente tolto il mio cappello nero. Il più grande gesto d’amore è mettersi in crisi e cercare di cambiare, mostrandosi per quello che si è davvero, solo così gli altri saranno liberi di scegliere se stare insieme a noi oppure no”.

Alla luce di quanto sopra, cinque minuti di standing ovation e scrosci di applausi sono anche pochi per due ore e un quarto di concerto. Se non conoscete Mannarino, potrei stare qui per ore a raccontarvi e a convincervi della sua bravura. Quello che farò, invece, è invitarvi ad andare subito a cercarvi qualcosa di suo e a chiudere gli occhi. Sarò curiosa di sapere dove sarete catapultati.

Raffaella Sbrescia

Intervista a Motta: “Vivere o morire” è un album che vi fa capire come la penso e da che parte sto.

MOTTA_ph Claudia Pajewski

MOTTA_ph Claudia Pajewski

“Vivere o morire” è il titolo del nuovo capitolo discografico di Motta. Dopo la lunga gestazione de “La fine dei Vent’anni”, il cantautore torna in scena con un album emotivamente ricco con testi densi e arrangiamenti caratterizzati da un substrato  musicale suddiviso su più livelli. L’impostazione dicotomica del titolo lascia intuire subito un’intenzione chiara: rivelarsi senza filtri, svelare da che parte stare; senza sfumature di grigi. Motta si lascia andare, decide che è ora di restare, di essere consapevole, di dare spazio all’urgenza espressiva, all’intimismo, all’anima.

Intervista

Ciao Francesco, raccontaci come stai e come hai vissuto la gestazione di questo nuovo disco.
Ho conquistato una felicità che mi sono guadagnato. Fare dischi è difficilissimo, suonare mi diverte, scrivere i testi invece è davvero complicato. Si tratta di un processo che richiede consapevolezza, impegno, responsabilità. Stavolta ho lavorato in modo diverso, in primis perchè avevo molti più mezzi a disposizione, lavorare a New York non è chiaramente lo stesso che lavorare a casa. Il trucco è stato è non metterci trucchi. In questo disco vi dico da che parte sto e come la penso:  sto dalla parte del vivere ovviamente.

Dal punto di vista musicale invece?
Ho prodotto questo album insieme a Taketo Gohara ma ho suonato molte più cose io stesso. Così come tengo molto a riconoscere il lavoro delle altre persone, stavolta mi piace riconoscerlo a me stesso. Prima di cominciare il lavoro, avevo parlato con Riccardo Sinigallia che mi ha subito detto che stavolta non sarebbe stato lui il mio produttore artistico. Il lavoro di Taketo è stato importante perchè è molto diverso da me e Riccardo, ha svolto un lavoro complementare. Molti potranno obiettare che questo album sia nato in molto meno tempo ma non è vero, ho recuperato anche cose scritte nel 2011. Nel primo disco la gestazione è stata più lunga, più spalmata, non c’era la concentrazione che c’è stata adesso per questo disco a cui ho lavorato 24 ore su 24.

Cosa c’è di completamente nuovo in te e quanto ti porti indietro del passato?

Mi conosco meglio di prima, ho passato più tempo con me stesso. Dopo più di 100 concerti in giro, ho avuto modo di guardarmi indietro e fare delle scelte. L’ultimo brutto ricordo risale al concerto all’Alcatraz di Milano, l’ultimo del tour: non mi sentivo all’altezza di affrontare quel tipo di emozioni. Quando sali sul palco per spaccare tutto, stai sul palco nel modo peggiore in assoluto. In seguito, dopo 3 settimane di silenzio, mi sono vissuto il concerto del 1 maggio al meglio. Per me quel concerto all’Alcatraz è stato eccessivo, sono io che devo sentirmi pronto e se per primo mi accorgo di un errore, sono il primo a incazzarmi. Crescendo mi sono accorto che non è tanto importante la forza quanto scegliere di incanalarla bene. Bisogna capire come si impiega il tempo, questo tipo di considerazioni non le avevo mai fatte prima. A 20 anni mi affascinava descrivere il bivio, ora mi sento pronto a prendere una delle due strade, non so se sia quella giusta ma è la mia.

L’album si chiude con il brano “Mi parli di te”. Un testo molto intimo…

Avevo già parlato dei miei genitori, spesso ne parlo. In questo caso è stato molto complesso scriverne. Ho cercato di guardarli come degli essere umani pieni di pregi e di difetti, questo mi ha portato ad avvicinarmi molto di più a loro.

Tutti, a questo proposito, ricordano ancora con emozione il video del brano “Del tempo che passa la felicità”.

Ricordo che durante le riprese non ci siamo mai incrociati, poi soltanto alla fine ci siamo incontrati e abbiamo vissuto un attimo molto vero. In quel momento c’è stato qualcosa di intimo e privato, mentre tornavamo a casa abbiamo realizzato di non aver mai visto un tramonto insieme prima di allora.

Prima accennavi alla lunga gestazione de “La fine dei vent’anni”, magari adesso avevi semplicemente necessità di lasciarti andare e riempire al massimo questi nuovi testi.

Prima avevo una forte ingenuità nei confronti della mia esperienza di cantautore. In qualche modo c’era una confusione giustificata. In generale, per scrivere, mi serve sempre un gancio emotivo, ci vuole un’idea che mi serve per partire con la scrittura. Stavolta sono andato così tanto sul personale che non era giusto arrivare a compromessi. Ho scelto questa direzione a costo di essere scomodo e di non lasciare spazio per pensare. Ci sono frasi che ti arrivano come coltellate, le ho scelte per sentirmi meglio subito dopo. Per me questo è ciò che conta: ho esorcizzato tantissime cose, ho tolto tutto quello che era in più. In questo disco ci sono nove canzoni, non dovevano essercene nè in più nè in meno. Sono più tranquillo e più sobrio; questo album me lo sono guadagnato.

In “Vivere o morire” canti della paura di dimenticare. Tu ce l’hai?

La paura di dimenticare è quella più grande. Non voglio dimenticare gli affetti, da dove sono partito, quello che ho sbagliato. Per poter crescere la cosa più importante è l’accettazione dell’errore. Secondo la concezione binaria della vita bisogna scegliere se restare o andarsene, io scelgo di restare ma non voglio dimenticarmi delle scelte sbagliate.

Video: Motta presenta “Vivere o  morire”

Per quanto riguarda gli arrangiamenti di questi pezzi, cosa ti sei portato dietro delle tue precedenti esperienze?

Non smetterò mai di ringraziare i miei musiciti con cui sono cresciuto. Ne “La fine dei 20 anni” ho praticamente rivisto tutti i brani in funzione del live. Al soundcheck filava tutto troppo liscio e ho pensato che ci fosse qualcosa che non andava. Mi è piaciuto e mi piace tuttora scrivere musica al computer, non la vivo come una maniera fredda di scrivere canzoni, mi piace la concezione digitale della musica.

Con questi presupposti, stavolta sei volato fino a New York con Taketo Gohara.

Sì, Taketo ha sfruttato questa mia tendenza a suonare un po’ tutto e male. Quindi siamo finiti nello studio di registrazione di Keith Richards e lì, oltre al grande Mauro Refosco, abbiamo trovato una serie di strumenti che non avevo mai visto e sentito. All’inizio mi sono spaventato, ma d’altronde in qualche modo per poter essere produttivi, bisogna essere spaventati da quello che si fa. Sono rimasto diversi minuti a suonare una sola nota senza muovermi, c’erano molti sintetizzatori, alcuni dovevamo fisicamente cercarli. Abbiamo trovato energia pronta a essere detonizzata.

Che musica ascolti adesso?
Ascolto poca musica, soprattutto quando lavoro alla mia. Ultimamente mi sono emozionato ascoltando il disco di Filippo Gatti. Il rap non mi interessa molto anche se è mi è sempre piaciuto Salmo per la sua concezione molto simile alla mia. Alla fine comunque finisco sempre con l’ ascoltare “Rimmel” di De Gregori. La trap è sotto gli occhi di tutti, non possiamo far finta di niente. Ascoltandola mi accorgo di non essere preparato, mi sono scoperto invecchiato e testualmente distante. In ogni caso mi fa piacere vedere ragazzi giovanissimi in grado di fare cose che io a sedici anni certamente non facevo.

Che rapporto c’è tra la tua musica e le immagini?

C’è tanta immagine nelle mie canzoni. Lo stesso mi è capitato anche quando ho lavorato per la realizzazione di colonne sonore. In quel caso ci sono tanti ego che devono collaborare, in quel contesto ho imparato a sapermi mettere anche da parte.

Sebbene tu sia riconosciuto come artista indie, andresti a Sanremo?
Il mio desiderio è che la mia musica possa essere ascoltata dal maggior numero possibile di persone. Quello che conta è che questo non sia mai il presupposto con cui scrivere. Al Festival della Canzone italiana ci andrei se avessi una canzone giusta. Non c’entra il concetto di pop, per partecipare a Sanremo devi essere inattaccabile e portare una canzone adatta al contesto.

Raffaella Sbrescia

Di seguito la tracklist dell’album:
1. Ed è quasi come essere felice
2. Quello che siamo diventati
3. Vivere o morire
4. La nostra ultima canzone
5. Chissà dove sarai
6. Per amore e basta
7.La prima volta
8.E poi ci pensi un po’
9.Mi parli di te

A maggio, Motta tornerà dal vivo con quattro eventi, anteprima del “Motta live 2018″, organizzato da Trident Music. Questo il calendario dei concerti:
26 maggio ATLANTICO Roma
28 maggio ESTRAGON Bologna
29 maggio OBIHALL Firenze
31 maggio ALCATRAZ Milano

I biglietti per le quattro date sono disponibili in prevendita sul circuito www.ticketone.it e presso tutti i punti vendita abituali.

Toquinho inaugura il wall of fame del Blue Note Milano e ripristina il Blue Note Award

Blue Note - Wall of Fame

Blue Note – Wall of Fame

Tutto inizia dalla chitarra. Il fulcro e lo strumento attraverso il quale Toquinho, chitarrista e cantante brasiliano, ha dedicato cinquant’anni della propria vita allo sviluppo di una carriera incentrata sul concetto di interazione e collaborazione. Una formazione musicale che farebbe impressione a chiunque: Noqueira, Gianullo Leo Peracchi gli hanno dato le basi per essere un eccellente strumentista, Joào Gilberto, Chico Buarque o Tom Jobim i maestri che hanno dato il là all’idea di musica senza frontiere. Alla luce di quanto sopra, il Blue Note Milano ha voluto ultimare i festeggiamenti per il quindicesimo anniversario di attività scegliendo proprio Toquinho per l’inaugurazione del “Wall of Fame”: un muro che, seguendo il proposito holliwoodiano, lascerà uno spazio perpetuo dedicato ai più grandi musicisti che saliranno sul suo palco.

Toquinho Live @ Blue Note Milano

Toquinho Live @ Blue Note Milano

Il caso di Toquinho è stato peculiare perchè, per lui si è trattato dell’esordio sul palco del Blue Note, avvenuto nel bel mezzo del tour che celebra i suoi cinquant’anni di carriera. Il suo doppio concerto sold out ha rappresentato l’occasione per incontrare e conoscere da vicino un artista che a 71 anni suonati, lascia trasparire energia e desiderio di condivisione. Amore e passione per lo strumento, gratitudine per i suoi maestri, sincero affetto per i suoi amici. Sul palco con lui anche Ornella Vanoni, sua stimata amica e collega con cui nel 1976 pubblicò ‘La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria’. Titolo, questo, che sintetizza un po’ tutto il modo d’intendere la musica da parte di un uomo che non ha mai smesso di tenere concerti in tutto il mondo, mosso dall’autentica passione per la sua musica carioca. A completare una serata speciale, il ripristino del Blue Note Award, il riconoscimento alla carriera è stato consegna a Toquinho dal direttore artistico Nick the Nightfy con l’intento di rendere omaggio a una scuola di composizione e di pensiero lontana anni luce da quella attuale, lontana da logiche di successo ma tanto tanto vicina al cuore.

Raffaella Sbrescia

I Baustelle ritornano con “L’amore e la violenza vol.2″. Dodici pezzi che sono tutto tranne che facili.

Baustelle

Baustelle

Amore e violenza. I concetti si rincorrono, si intrecciano per poi distanziarsi all’interno del recente percorso artistico dei Baustelle. Ne “L’amore e la violenza vol.2 – Dodici nuovi pezzi facili” il gruppo nato a Montepulciano nel 1996 concede una tregua alla guerra per mettere in primo piano la love song che, in ogni caso, rimane lontana anni luce da quella inflazionata, mielosa e ormai trita che a ogni più sospinto ci viene riproposta.
Qui i Baustelle sfoderano la loro maestria linguistica, testuale e compositiva celebrando un amore che nasce con la consapevolezza che sarà destinato a consumarsi, previa la sublimazione assoluta.

Perchè un volume 2?

Abbiamo composto queste canzoni mentre eravamo in tour con “L’amore e la violenza vol.1″. Questo è un fatto inedito per noi che non abbiamo mai amato scrivere mentre siamo in giro. Forse stavolta l’immaginario sonoro e le cose che avevamo in mente di dire non si sono esaurite nel vol.1 e abbiamo voluto completare il discorso. Definire questi pezzi facili è un provocazione ironica che fa il verso a un film con Jack Nicholson. Il primo era un disco d’amore in tempo di guerra, c’era più focus sul contesto che sul racconto privato. Stavolta abbiamo dato spazio a relazioni sentimentali anche se le canzoni di questo album parlano di storie d’amor che contengono violenza al loro interno. Possiamo quindi dire che la guerra non è affatto finita, continua semplicemente in modo diverso da quella narrata del volume 1, in cui era più legata al contesto storico-sociale che stiamo vivendo.

L’unica eccezione, in questo senso, è data dal brano “Tazebao”?

Sì, in effetti lo è. Al suo interno ci sono folli aforismi sul presente. Possiamo considerarla l’eccezione che conferma la regola.

Come intendono l’amore i Baustelle? 

In “Amore negativo”, ad esempio, raccontiamo che l’amore è quello in cui nella migliore delle ipotesi ci scappa il morto, attraverso il sacrificio del proprio io. L’annullamento del sè per l’adesione all’altro. Il testo parte con una negazione, poi si sublima in piacere, ancora più forte se si riesce ad annullare l’ego e darsi all’altro senza chiedere niente in cambio. Viviamo in una società che non incita assolutamente questo tipo di concezione, anzi, al contrario siamo al centro di un grande massaggio all’ego. Vogliamo vivere per sempre, essere belli, magri, in forma. L’amore per come lo intendo io è il contrario di questo: è sporco e distruttore.

L’amore è salvifico?

No. Applicare l’annullamento del sè per darsi a qualcosa d’altro è sicuramente qualcosa che dà piacere ma non so da cosa dovremmo salvarci, l’amore non serve per vincere o eliminare le guerre, è una cosa più alta.

Perchè ne “Il Minotauro di Borges” il mostro accetta di morire?

Il Minotauro viene descritto come un essere mostruoso ma in realtà è un essere solo, chiuso in una casa grande come il mondo con stanze ripetute all’infinito. Ogni 12 anni arrivano le fanciulle in sacrificio per lui ma, ancora prima che possa dilettarsi, quelle muoiono prima dallo spavento. Nel dialogo tra Arianna e Teseo si evince che il Minotauro non voleva più vivere. I suoi sono amori impossibili.

Cosa sceglierete di portare dal vivo stavolta?
Porteremo in tour gran parte di questo disco e del precedente. Naturalmente non mancheranno le vecchie glorie che non possiamo non fare. Inoltre abbiamo ritrovato l’amore per certe canzoni vecchie che con un nuovo arrangiamento sono più vicine al nostro modo di suonare contemporaneo.

Una canzone si può giudicare pop o semplice a seconda della fatica che si fa per comprenderla?

Troviamo che sia sempre giusto fare fatica. Tutte le cose che ci piacciono richiedono un importante lavoro interpretativo e, si da il caso che a queste corrispondano per lo più cose che hanno resistito al tempo. La storia ci insegna che le cose che hanno richiesto fatica interpretativa non sono state apprezzate subito e che i loro autori morissero di fame o scoperti postumi. Intanto però sono rimasti nella storia. Tutto il resto è puro commercio. Secondo noi, dunque, l’attitudine giusta per fare qualunque lavoro artistico è cercare di sopravvivere al tempo e rimanere nella storia.

baustelle- cover album

baustelle- cover album

Cosa implica fare pop?

Questa è una definizione di gomma, in Italia questa distinzione è sparita abbastanza presto. Noi nel 1997 volevamo essere per tutti, all’inizio abbiamo avuto difficoltà, intorno a noi c’era molto più rock e scena alternativa. A noi va bene che si sia abbattuto questo muro. Se però abbattere l’indie significa diventare uguale al mainstream più becero allora sarà meglio rimettere su più di qualche mattoncino. Eliminiamo la musica prodotta solo per arrivare al commercio, a questa età non ci va più di perdere tempo a fare cose che non ci va di fare. Preferiamo l’ascolto alto.

Come convivete con la vostra spiccata estetica cinematografica?

All’inizio mescolavamo elementi rock alle colonne sonore. Siamo sempre stati affascinati dai compositori e dimenticati. D’altronde siamo nati quando all’estero cominciavano a scoprire proprio grandi compositori italiani, c’era tutto un sottobosco che allora di definiva “easy listening”. Abbiamo sempre amato il cinema e la musica per cinema. Ci ispirano le aperture prettamente strumentali e infatti ci sono anche in questo album. Ci piace l’idea che il disco si apra come una finestra. Rachele scrive molta musica senza testo, insieme gli diamo poi la forma canzone.

Un po’ come accade nel brano Jesse James e Billy Kid?

Ci piacciono i western, quelli di Tarantino in particolare. Nel brano questi riferimenti vengono usati in modo metaforico. I protagonisti vivono una storia d’amore turbolenta e travagliata.

A che punto siete della vostra carriera artistica?

Questo album racconta e fotografa in modo preciso chi siamo adesso. Le canzoni del vol.2 sono molto diverse dal vol.1, sono state scritte più in fretta e hanno visto un uso massiccio della chitarra, a differenza dei tre dischi precedenti. Quando ci si siede al pianoforte si ha a disposizione una maggiore possibilità di colori e complessità armonica. La chitarra invece ha un limite fisico che porta a scrivere canzoni più semplici, più veloci e più rock’n'roll. Per questo il disco ha una serie di colorazioni spigolose e un piglio ritmico più tirato. Naturalmente non abbiamo rinunciato ai sintetizzatori, sentiamo la differenza con il lavoro precedente e ci piace l’idea di poterlo suonare.

 Raffaella Sbrescia

Tracklist

Violenza

Veronica n.2

Lei malgrado te

Jesse James e Billy Kid

A proposito di lei

La musica elettronica

Baby

Tazebao

L’amore è negativo

Perdere Giovanna

Caraibi

Il minotauro di Borges

Maneskin live @ Santeria Social Club: annunciati nuovo singolo, nuovo album e nuovo tour

Maneskin live @ Santeria Social Club

Maneskin live @ Santeria Social Club

Qualcuno li definisce sfrontati, qualcun’altro arroganti. Loro sono i Maneskin, sono giovanissimi e sono i vincitori morali e non solo dell’ultima edizione di X Factor. La loro performance dal vivo è carica e avvincente. Certo, la scaletta comprende al 95% cover ma la cose che incuriosisce è che nessuna di queste ricorda l’originale. Questi ragazzi lavorano per dare un tocco personale a tutto quello che incontrano e, gran parte delle volte ci riescono. Vedere degli adolescenti buttarsi a capofitto in questa avventura con caparbietà, sicurezza, disinvoltura piace e spaventa. Piace vedere come ci credono, come si muovono, come convincono la piazza, come se ne fregano dei detrattori e di quelli che si rifiutano di credere nella loro favola rock. Sinceramente fa spavento pensare che a 17/18 anni si molli tutto per credere in un sogno effimero, come può apparire oggi quello della musica mordi e fuggi ma d’altronde molti grandi del passato lo hanno fatto suscitando reazioni ben peggiori. Per cui dico avanti Maneskin e fateci vedere cosa sapete fare.
Ieri sera li ho incontrati alla Santeria Social Club di Milano. Poco prima di due ore al primo concerto milanese della band capitanata da Damiano David ha incontrato la stampa per nuovi succosi aggiornamenti. Dopo essere stati definiti gruppo rivelazione del 2017 Damiano David e compagni annunciano l’uscita del nuovo singolo “Morirò da re”, prevista per il 23 marzo, dichiarano di essere al lavoro su un nuovo disco e che il prossimo autunno partirà un nuovo tour in location più grandi.

L’inedito in italiano.
“Con il nuovo singolo “Morirò da re” ci esporremo con l’italiano. Siamo al centro di un processo creativo molto bello. Il brano è nato in modo molto spontaneo, dal nostro bisogno di scrivere, dal nostro desiderio di raccontarci e dire qualcosa. La scelta dell’italiano è stata una casualità. Scriviamo in entrambe le lingue e vogliamo destreggiarci sia con l’una che con l’altra senza mai abbassare il livello del nostro prodotto. Abbiamo scritto questo pezzo durante giorni di off, abbiamo due modi di scrivere: o partiamo dall’arrangiamento oppure da un pezzo già scritto. Subito dopo l’esperienza in tv con X Factor abbiamo voluto tornare subito a suonare. Per noi la cosa principale è il contatto con il pubblico. Abbiamo scelto posti piccoli in cui esibirci per imparare e crescere”.
Il significato del testo

“Al centro del testo c’è il concetto di redenzione. Dal male può nascere del bene. Da qualcosa che viene visto come sbagliato, così come è avvenuto con la nostra scelta di mollare tutto e dedicarci alla musica h24, può nascere del buono credendo in se stessi e in quello che si fa. Il messaggio è che non bisogna farsi spaventare dal mondo esterno, aldilà delle nostre canzoni vorremmo dire alla nostra generazione, in particolare ,di portare avanti quello in cui si crede. Bisogna cercare la felicità attraverso il proprio talento”.

Il sound

“Fin dall’inizio abbiamo cercato di creare un suono nuovo e fresco. Con questo brano siamo approdati a un suono che non avevamo mai affrontato prima. Questo anche grazie ai mezzi che abbiamo avuto a disposizione. Abbiamo lavorato in uno studio fantastico, la chitarra di Thomas ha un suono alla Frusciante dei primi anni ’90, siamo vicini alla scuola dei Red Hot Chili Peppers. La voce di Damiano ricorda quella di Fletwoodmac”.

Maneskin live @ Santeria Social Club ph Francesco Prandoni

Maneskin live @ Santeria Social Club ph Francesco Prandoni

Il nuovo tour

“In autunno ci sarà un nuovo tour con un allestimento inedito e cambieremo anche la scaletta. La tourneè partirà il 10 novembre 2018 e sarà prodotta nuovamente da VIVO CONCERTI dopo il fantastico successo che ci ha portato al sold out, in pochissime ore e per tutte le ventuno date, del primo tour. Possiamo anticiparvi che non ci saranno solo cover, cercheremo di portare principalmente noi stessi e i nostri brani, non vediamo l’ ora che questo tour possa portarci a uno step successivo ancora più soddisfacente. La nostra vera dimensione è il palco e questa cosa non vogliamo dimenticarcela. Il nuovo tour ci vedrà sui palchi di locali diversi e più grandi. Tra tutti possiamo già citare il Fabrique di Milano e il Palatlantico di Roma. Per ora abbiamo fissato una decina di date.

Il nuovo album

Stiamo valutando dove ficcare il naso, sicuramente faremo molto meno, abbiamo in programma di chiuderci in studio, saremo in ritiro per mettere mano al disco e lo finiremo sicuramente entro l’autunno, prima che inizi il nuovo tour. Abbiamo dei pezzi già scritti, dobbiamo continuare a lavorare con lo stesso spirito. Per il momento stiamo mettendo in pole position sia brani in italiano che in inglese, così come ci vengono.

Il marchio di fabbrica Maneskin

Si parte sempre da un compromesso intrinseco tra noi quattro. La nostra produttività ed efficacia è aumentata parecchio in questi ultimi mesi. Stiamo cercando di creare una dimensione nostra, il nostro desiderio è creare il nostro sound personale e il disco seguirà questa linea d’onda. Ognuno di noi ascolta generi diversi per cui il risultato è una mescolanza di quello che ci piace.

Raffaella Sbrescia

Video: Maneskin live – Santeria Social Club

La scaletta del concerto
Intro
Let’s get it started
Take me out/Somebody told me
Un temporale
You need me
Breezblocks
Gimme Shelter
Pyro
Gangsta’s paradise
Master Blaster
Alors on dance
Recovery
Dirty Diana
Beggin’
Hey Mama
Vengo dalla luna
Prisoners/Eatch me
Kiss this
Chosen

CALENDARIO TOUR AUTUNNALE 2018:

sabato 10 novembre 2018 – SENIGALLIA (ANCONA) – MAMAMIA – DATA ZERO

giovedì 15 novembre 2018 – PADOVA – GRAN TEATRO GEOX

sabato 17 novembre 2018 – BOLOGNA – ESTRAGON

sabato 24 novembre 2018 – MILANO – FABRIQUE

venerdì 30 novembre 2018 – BARI – DEMODÈ CLUB

sabato 1 dicembre 2018 – NAPOLI – CASA DELLA MUSICA

giovedì 6 dicembre 2018 – BRESCIA – GRAN TEATRO MORATO

domenica 9 dicembre 2018 – VENARIA REALE (TO) – TEATRO DELLA CONCORDIA

mercoledì 12 dicembre 2018 – FIRENZE – OBIHALL

sabato 15 dicembre 2018 – ROMA – ATLANTICO LIVE

 

Video intervista a Tommy Kuti: Ironia, politica e verità in “Italiano vero”

Tommy Kuti

Tommy Kuti

Non si tratta dell’ennesimo rapper. TOMMY KUTI, all’anagrafe Tolulope Olabode Kuti, pubblica “Italiano vero” per Universal Music Italia e segna un passo importante già all’esordio. Il motivo di questa affermazione risiede nel fatto che Tommy è un rapper afroitaliano di origini nigeriane e si fa portavoce dei cosiddetti “nuovi italiani” di seconda generazione che non trovano spazio nella società, che non vedono riconosciuti i propri diritti di cittadini italiani e che non riscontrano l’attenzione dei media, troppo accaniti sempre e solo sui fatti di cronaca nera. Attraverso uno stile diretto e rime non scontate, Kuti intende fare su luce su questa questione ma anche su temi di integrazione socio-politica multirazziale. Il disco spazia dal cantautorato Italiano, al sound impegnato del rap francese, mischiate alla trap tradizionale. Tra i plus, il fearuring con Fabri Fibra nel brano “Clichè”, una traccia che spara in faccia una serie di scomode verità. Un esordio che non passerà inosservato.

Video intervista:

Questa la tracklist del disco, mixato e masterizzato da Marco Zangirolami:
1. Forza Italia (prod. 2ndRoof)
2. Il Disco di Tommy (Prod. Pankees)
3. The Way I Am (Prod. 2nd Roof)
4. Skit Clichè (Prod. Marco Zangirolami)
5. Clichè (feat. Fabri Fibra) (Prod. Pankees)
6. Afroitaliano (Prod. Pankees)
7. Hassan (Prod. Pankees)
8. La Bella Italia (Prod. Yves The Male)
9. La Pelle (Prod. Medeline)

 

Video intervista a Gazebo: “Italo by numbers” è la rivincita della disco music Made in Italy

 “ITALO BY NUMBERS” (Softworks / SELF Distribution) è il nuovo album di GAZEBO, l’artista, cantante e coautore di “I Like Chopin (uno dei brani simbolo degli anni ‘80), che torna dopo 8 album in studio. All’interno di questo progetto GAZEBO ripropone alcuni classici della famosissima ondata di musica dance made in Italy, insieme ad brano inedito intitolato “La Divina”, in cui per la prima volta il cantante si cimenta con la lingua italiana.

Video intervista:

 Raffaella Sbrescia

Questa la tracklist: “Passion”, “Give me one day”, “Self control”, “Wait”, “I like Chopin”, “Tarzan boy”, “Another life”, “Survivor”, “Happy children”, “Lunatic”, “Untouchable”, “People from Ibiza”, “Masterpiece”, “Easy lady”, “Dolce vita”, “Rainfall memories”, “La Divina”.

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