Ólafur Arnalds live a Milano: profumi d’Islanda e tecnologia ibrida per una notte d’incanto

Ólafur Arlands

Ólafur Arnalds

Poesia ibrida quella del polistrumentista, compositore e produttore islandese Ólafur Arnalds che, nell’ambito della rassegna Freak and Chic si è esibito in concerto all’Auditorium Cariplo di Milano per l’unica data italiana dell’All Strings Attached tour. A poco più di trent’anni, Ólafur rappresenta già un punto di riferimento per chi ama o per chi studia la possibilità di unire il sacro al profano, il classico all’ultra moderno, la strumentazione analogica dal fascino senza tempo alla più variegata sperimentazione digitale. Piano e synth convivono creativamente nel mondo di questo giovane che, in maglietta bianca e calzini ha saputo creare un atmosfera unica, coadiuvato ad un ensemble di archi di tutto rispetto e da un batterista. In scaletta gran parte dei brani tratti dal suo ultimo lavoro “Re:member”senza lasciare da parte le pietre miliari che hanno scandita la sua rapida ascesa nell’olimpo della musica internazionale. Ólafur Arnalds è, infatti, uno dei più promettenti compositori di colonne sonore cinematografiche, e a giudicare da quanto ascoltato, non potrebbe essere altrimenti. Il connubio e le influenze che vibrano tra tastiere e pianoforte innesca un fortunato meccanismo di corto circuito particolarmente efficace. La musica di Ólafur è una metafora della vita stessa. Delay e riverbero declinano in mille modi i cardini e i valori principali su cui si fonda il percorso individuale di ciascuno. Tenebrosità e intimismo riempiono i tasselli romantici e vigorosi degli archi. Incantevoli i vorticosi assoli di violino, disseminati in un avvolgente e voluttuoso susseguirsi di stimoli sonori e visivi. Il valore aggiunto del concerto è, difatti, una particolare cura dedicata alla regia e alle luci che, a tutti gli effetti hanno completato lo spettacolo, aggiungendo significato e suggestione ai brani propositi in scaletta. Litanie ossessive e vertiginosi voli pindarici in un concerto funzionale, variegato, travolgente ma troppo pesante ma soprattutto mai banale. Ólafur Arnalds apre le porte del suo mondo in modo molto graduale e, sebbene sia privo di sovrastrutture, lascia percepire particolare attenzione ai dettagli. L’obiettivo è fare la differenza, incantare il pubblico, sempre rispettoso e in rigoroso silenzio. L’impressione è quella di trovarsi in una dimensione sospesa, quasi ovattata, del tutto estranea alla celebrazione del superfluo che scandisce la quotidianità nel suo complesso. Slow living, slow music, slow emotions. Full life.

Raffaella Sbrescia

Riccardo Tesi & Banditaliana: all’ Auditorium di Roma una festa color “Argento” lunga 25 anni.

Riccardo Tesi  Banditaliana @ Roma ph JR

Riccardo Tesi Banditaliana @ Roma ph JR

E’ “Argento” il titolo del nuovo lavoro, cd e tour, che Banditaliana, “capitanata” da Riccardo Tesi ha partorito per festeggiare i 25 anni di carriera insieme. In genere i dischi “celebrativi” sono caratterizzati dall’arrangiamento in chiave rivisitata di brani già proposti. Banditaliana, invece, ne ha voluto creare uno completamente inedito, e supportato da numerose collaborazioni di grandi artisti del panorama musicale etnico e internazionale.
Riccardo Tesi, lo ricordiamo, è stato un pioniere della musica etnica in Italia. Compositore, fisarmonicista, ha svolto per anni un lavoro di ricerca il cui risultato è una raffinata contaminazione dei ritmi che caratterizzano tutta l’area sonora insediata lungo le coste del mediterraneo.
Non solo suoni nostrani, quindi, ma anche nordafricani, balcanici, spagnoli e francesi hanno irradiato l’Auditorium Parco della Musica di Roma. Tutte le note musicali che questo bacino, culla di incontri, commerci, scambi, raccoglie e trasporta da millenni.
Lo strumento di Tesi è l’organetto diatonico, precursore della fisarmonica, e rappresenta il fulcro attorno al quale ruota tutto l’album.
Dalle prime e malinconiche note di “Puma”, che si fanno man mano sempre più serrate, fino a trasformarsi in un “tango mediterraneo”, si capisce che siamo di fronte ad un lavoro cui il quartetto ha dedicato la massima dedizione per arrivare a toccare le vette di una sonorità elegante e raffinata, pur rimanendo in un ambito etnico, ma non propriamente “popolare”.
Un album che, ripetiamo, si avvale di numerose e prestigiose collaborazioni: da Fresu a Mauro Pagani a Ginevra de Marco, Elena Ledda, Luisa Cottifogli, alla meravigliosa Lucilla Galeazzi e ai tamburi amplificati del virtuoso e bravissimo Andrea Piccioni, questi ultimi special guest della serata.

Riccardo Tesi  Banditaliana @ Roma ph JR

Riccardo Tesi Banditaliana @ Roma ph JR

Nella biografia di Tesi, tra i suoi amori, ci sono anche il Rock ed il Jazz. E sicuramente le composizioni ne risentono positivamente. Compagni di questo affascinante viaggio sono Maurizio Geri, Claudio Carboni e Gigi Biolcati, rispettivamente Voce e chitarra, virtuoso ed eclettico sax e percussioni e batteria.
E proprio di Maurizio Geri è la paternità del brano “Napoli”, porto del mediterraneo, evocato attraverso sonorità che partono dai ritmi tipici della tammurriata e fluiscono senza soluzione di continuità in una melodia dolce e malinconica, come un tramonto sul tirreno.
Un altro bellissimo brano che tesse le lodi di Geri è “Bianco”, un omaggio al clown Bianco, che è sul punto di abbandonare tutto ma poi, alla fine, quel circo che si accende e ruota e schiamazza e coinvolge, non riesce a lasciarlo. Metafora della vita, delle sue difficoltà che alle volte sembrano insormontabili, ma che alla fine ti ributta dentro il suo vortice e ti invita a continuare la sua sacrosanta rappresentazione.

Riccardo Tesi  Banditaliana @ Roma ph JR

Riccardo Tesi Banditaliana @ Roma ph JR

Nel lavoro vengono omaggiati Gian Maria Testa, con la rilettura di “Polvere di Gesso”, e il cantautore occitano Jean Marie Carlotti, di cui la band propone l’arrangiamento di “Anar Pasar”: testo quasi incomprensibile e di complessa pronuncia, affidato al Piemontese Biolcati.
Sempre splendida e di grande potenza la presenza fisica e sonora di Lucilla Galeazzi in “S. Antonio”, la band conclude con due brani, rispettivamente “Marock” ( omaggiando Jan Anderson) e “Contadini”, canto di protesta tradizionale, tributo a Caterina Bueno, che ha accompagnato l’esordio di Tesi negli anni 60, e di moltissimi altri illustri personaggi del folk italiano.
Un lavoro, ribadiamo, raffinato, che vale la pena sicuramente gustare tanto in tour quanto in cd, per prolungarne la piacevolezza.

Riccardo Tesi  Banditaliana @ Roma ph JR

Riccardo Tesi Banditaliana @ Roma ph JR

JR

Andrea Bocelli presenta Sì: un album di inediti per un rilancio a lungo termine all’insegna della bellezza

Bocelli Andrea

Andrea Bocelli

 

 

Andrea Bocelli torna sulla scena discografica mondiale con “Sì”, il nuovo album di brani pop inediti, in uscita in oltre 60 paesi e sette lingue (Italiano, tedesco, inglese, spagnolo, francese, russo, cinese) il prossimo 26 ottobre su etichetta Sugar. Il tenore torna alla pubblicazione di testi originali a distanza di 14 anni da “Andrea” e lo fa senza scendere a compromessi. Testi che parlano d’amore e che profumano di bellezza, canzoni nate da penne famose e non e che sono state scelte secondo un implacabile criterio di ricerca e selezione. Tanto pop in questo nuovo album di Andrea Bocelli e tante collaborazioni che testimoniano la voglia di rimettersi in gioco da parte di un artista di calibro mondiale. Lui, che si è esibito per alte cariche di stato, nobili e famosissimi, sceglie di sporcarsi le mani e coinvolgere anche i suoi stessi figli perché “Non è ancora il tempo dei ricordi, è tempo di guardare avanti”.

“Ci sono voluti 14 anni perché le note sono solo 7, perché ci sono milioni di brani in giro e serve tanto tanto per scriverne e sceglierne di davvero belle, di quelle che possano scandire la colonna sonora quotidiana di ciascuno di noi. Il titolo dell’album è “Sì”: una parola semplice, funzionale, incisiva. Una parola positiva, di cui abbia realmente bisogno in un tempo difficile. Questo titolo è poetico e scalda il cuore, per me che sono un inguaribile ottimista è assolutamente perfetto”, racconta Bocelli.

“In questo lavoro canto con mio figlio Matteo, studente di canto in conservatorio nel brano “Fall on me” e ho scelto di far suonare mio figlio Amos, che da anni studia pianoforte su mia indicazione. Sono felice di questo risultato, il linguaggio canoro di mio figlio è potente e ispirato, ho scoperto da poco di questo suo dono, ora gli toccherà imparare la parte tecnica”.

12 canzoni e quattro bonus track che celebrano l’amore, la famiglia, la fede e la speranza, sotto la produzione del leggendario Bob Ezrin (Pink Floyd, Lou Reed, Alice Cooper, e tanti altri):

“Il suggerimento è arrivato dalla mia casa discografica, ci siamo incontrati in una bella giornata di sole in Versilia, ci siamo trovati d’accordo senza momenti di tensione. Abbiamo lavorato in casa per cui le registrazione hanno tratto particolare beneficio dal fatto che cantavo solo quando ispirato, quando mi sentivo a mio agio e con la voce al meglio”.

Tra riferimenti tematici a Bach, Massenet e Fauré (inseriti all’interno di brani pop), sono tante, preziose e sorprendenti le collaborazioni del progetto, con i contributi di alcuni dei più grandi nomi della musica internazionale. L’amico Ed Sheeran dopo il successo planetario di “Perfect Symphony” torna a duettare con Bocelli in italiano in “Amo soltanto te”, canzone dell’album arricchita da un testo pregiato firmato da Tiziano Ferro:

“La collaborazione con Ed Sheeran è stata  una delle cose più simpatiche ed esilaranti degli ultimi anni. Ed è un soggetto sui generis, ho molta stima di lui. Da tempo aveva pensato a questo duetto con me, ho accettato di farlo, mi ha mandato la sua canzone a casa, l’ho cantata come mi sembrava andasse fatto ma  dopo qualche giorno ha preso un aereo ed è venuto a trovarmi perchè non gli era piaciuto cosa avevo fatto. Ritenevo che cantare da tenore fosse come entrare da elefante in una cristalleria ma  Ed era determinatissimo e ho dovuto cercare un compromesso. Dato il risultato, non ha avuto tutti i torti. Mi ha molto colpito, Sheeran è un ragazzo ispirato e molto preparato”.

Tra gli altri spicca la collaborazione con l’icona femminile del pop, Dua Lipa che unisce in maniera sorprendente la sua voce a quella del tenore su “If Only”. La versione italiana del brano “Qualcosa più dell’oro” è stata firmata del medesimo sodalizio artistico che diede vita a “Con te partirò”, Francesco Sartori e Lucio Quarantotto, ultima canzone che hanno firmato insieme, prima della prematura scomparsa di Quarantotto.

La superstar del crossover Josh Groban, poliedrico cantautore e produttore multiplatino, duetta su “We Will Meet Once Again”, brano che richiama la nobile tradizione del musical, dopo aver rodato l’equilibrio delle loro voci in una versione di “The Prayer”. La canzone, concepita dallo stesso Groban con il testo di Marco Guazzone mantiene la stessa dolcezza di una “preghiera”. E ancora, la star mondiale della lirica, Aida Garifullina canta con Bocelli una versione dolce e profonda di “Ave Maria Pietas”, per un brano senza tempo.

“Ho scelto più le canzoni che i nomi. Quando si tratta di fare arte, l’amicizia va messa da parte. Le canzoni vanno scelte se sono belle. Il brano di Riccardo Del Turco mi ha emozionato subito perché racconta la mia storia, “Qualcosa più dell’oro” è carica di significati che vanno aldilà della musica. “Un’anima” è una bellissima canzone scritta da Marco Guazzone, che non ho ancora conosciuto personalmente e che ritengo sia un autore indiscusso”.

Babbo premuroso, legatissimo alla sua terra e all’italiano, Andrea Bocelli non è mai entrato in confidenza con l’inglese perché “La lingua è una cosa seria, non puoi accontentarti di capire in modo sommario, sono le sfumature a insegnarti il significato vero delle cose”.

Tra le chicche dell’album la presenza anche di uno dei più brillanti artisti italiani, Raphael Gualazzi, che firma la musica e il testo di “Vertigo”, oltre a suonarne il pianoforte. La musica, armonicamente articolata, sposa perfettamente il testo surreale come una poesia contemporanea, e si offre all’ascolto in una molteplicità di sfaccettature.

“Il brano mi è piaciuto subito tantissimo ma non potevo cantarlo a mio modo, ho trovato l’unica soluzione possibile, cantarlo avvicinandomi al modo di Raphael e alla sua personalità. Trovo che il virtuosismo al pianoforte sia assolutamente avvincente.”

Ad aprire l’album “Ali di libertà” scritta e composta da Davide Esposito, pluripremiato autore naturalizzato francese.

Ospiti d’eccezione anche 60 piccoli coristi di Haiti, luogo spesso dimenticato, supportato da sempre dalla Fondazione del tenore. Selezionati tra migliaia dallo stesso artista, 60 bambini haitiani di età compresa tra i 9 e i 15 anni, grazie alla Andrea Bocelli Foundation (con il suo partner locale in Haiti Foundation Saint Luc), hanno dato vita al progetto “Voices of Haiti”. Lo speciale coro ha accompagnato il tenore in diverse tournée in tutto il mondo e ora ha prestato la propria voce e i propri “colori” a due brani dell’album “Dormi Dormi” and “Gloria gift of life”, trasmettendo speranza e bellezza.

Raffaella Sbrescia

Emis Killa presenta il nuovo album “Supereroe”: “Seguo la mia strada e combatto chi tratta i rapper come gli immigrati della musica italiana”

Emis Killa - Supereroe

Emis Killa – Supereroe

“Supereroe” è il titolo del nuovo progetto artistico di Emis Killa che, per questa nuova avventura, sceglie di declinare il proprio estro creativo su più fronti: un cortometraggio e un fumetto viaggiano parallelamente al disco, ricco a sua volta di diverse collaborazioni. In 6 anni Emiliano ha collezionato 25 tra dischi di platino e d’oro, ha dimostrato di poter rappare brani melodici così come quelli più radical street senza mai perdere la propria identità. Questo ritorno arriva dopo le cupe atmosfere dell’album “Terza Stagione” e vede Killa nelle vesti di neo papà a 28 anni.

“Il concetto di Supereroe mi è venuto in mente dopo un programma che ho realizzato insieme a Niccolò Agliardi in cui raccontavamo storie importanti attraverso la musica. A me è capitata quella di un soldato che aveva salvato i compagni durante un conflitto a fuoco. Da lì mi ho cominciato a pensare che sono tanti gli eroi che vivono e lavorano lottando tutti i giorni. Quando apro il mio profilo Instagram trovo messaggi di persone di tutte le età che mi chiedono consigli e mi confidano cose molto importanti della loro vita. A quel punto mi è venuto da pensare che queste persone veramente mi hanno preso per un supereroe, sempre pieno di risposte. Questa cosa mi ha fatto molto riflettere, quando avevo 14 anni ed ero un ragazzo pieno di paturnie, i miei errori erano i miei artisti preferiti che raccontavano il loro disagio interiore ed esteriore. Trovo sia consolatorio quando vivi un malessere e non sei l’unico a viverlo. Mi fa effetto che io possa rappresentare questo per tanti ragazzi. Bassi Maestro e Jake La Furia erano i miei idoli: Bassi è stato il primo rapper, La Furia invece raccontava Milano, la mia New York. E’ stato l’unico a scrivere per me”.

“ll disco l’ho finito appena è nata mia figlia, poi ci sono stati diversi impegni in mezzo per cui non ho ancora preso piena consapevolezza del mio status di papà. La mia storia d’amore, così come la gravidanza, l’ho tenuta segreta. Tutelo la mia vita privata, ognuno è libero di fare quello che vuole, io non sarei pronto a vivere una vita assillata dai gossip, non sopporto i paparazzi. La gente è cattiva, non si rende conto di quanto possa far del male, io mi sono fatto le ossa, conosco questo mondo ma la mia compagna sicuramente no e non voglio coinvolgerla in tutto questo. Quando ho pubblicato “Mercurio” ero un teen idol, oggi la mia fanbase è composta dal 41% da uomini, all’epoca invece c’erano tante ragazzine, a loro piace sognare, se avessero saputo che ero fidanzato non mi avrebbe certo giovato. Ad ogni modo la mia compagna è nata un ghetto francesce e di rap forse ne sa molto più di me”.

“Questo album è arrivato dopo “Terza Stagione”, un album molto cupo. Mi sono messo subito al lavoro cercando una direzione diversa, per la prima volta ho provato a chiamare degli autori e, sebbene non fossi convinto, non volevo essere il bastian contrario che dice no a priori. La nuova strada però non pagava, i pezzi erano annacquati. La verità è che non sono un robot, non sono mai stato bravo a fare musica a tavolino, faccio fede sul mio stato d’animo, non riesci a fare musica programmata. In questo caso c’è più positività e ho voluto affacciarmi su forme comunicative diverse dalle solite. Oggi con lo streaming, anche i videoclip hanno perso valore. Mi sono messo in gioco come attore , il fumetto nel rap è una novità. Lo slogan del supereroe era sfruttabile su più fronti e così abbiamo cercato di fare”.

Emis Killa – photo by Graziano Moro-

Emis Killa – photo by Graziano Moro-

“Le canzoni dell’album enfatizzano tutti i miei lati, spesso quelli più brutti. La frustrazione per il trattamento che subisco dai canali radiofonici viene fuori soprattutto in pezzi come “Donald Trump”: noi del rap siamo trattati come gli immigrati della musica italiana. Non demonizzo le radio però penso ci sia una forte incongruenza tra il gusto del popolo e quello che viene passato. Ad oggi, grazie alle piattaforme musicali, le cose vengono veicolate in modo democratico, c’è meno imposizione. Il rap non è un genere superfluo, è un genere empatico che incontra il gusto della gente. Non trattateci da outsiders. Il nuovo spaventa, affrontiamo la paura del diverso.”

“Nello specifico dei testi, sottolineo che non influenzo nessuno politicamente attraverso i miei strumenti comunicativi. A me non spetta insegnare, sono sempre opinione. Ultimamente ci sono modelli di leader politici che mi spaventano, sono troppo aggressivi. Il politico per me deve essere impeccabile, ha una responsabilità enorme, deve vigere il buon senso, sempre. Evoluzione è tutelare la gente e offrirle delle opportunità non estraniarla. Per tornare al disco e alle collaborazioni, il brano con Capo Plaza mi è stato proposto direttamente da lui dopo il il brano “Serio”. Per me lui è un piccolo fratellino, uno di cuore. Il suo produttore ha inviato due basi, io ho scelto questa da cui è nato il pezzo. “Cocaina” non ha un messaggio particolare, è tutta una metafora”. Il brano è uno dei più forti insieme a “Dope” e “Claro” per i featuring. Parliamoci chiaro, così funziona sulle piattaforme digitali, i brani sono belli e funzionali, la tracklist scorre bene anche se il mio pezzo preferito e più maturo è “Come fossimo Cowboy”. Poi c’è il grande colpaccio con 6ix9ine, molto conosciuto in America e nel panorama mondiale. La collaborazione non l’ho cercata io, un mio amico di Brookin, Pacha , ha un brand di vestiti e spesso ci sentivamo per questa ragione. Un giorno mi ha contattato proponendomi un pezzo. La base che mi hanno inviato non mi ha convinto quindi mi sono fatto mandare le voci, ho rifatto la base e il pezzo che c’è nel disco è quello ufficiale di cui sono molto soddisfatto”.

Video: Il Killa pensiero sulla trap

“La superficialità lirica, in cui nessuno da più peso alle parole finirà per forza di cose, la gente non è stupida. Magari va di moda ma io sfido chiunque ad ascoltare un pezzo rap fatto bene, con le rime fatte bene e a dire che sia migliore di un pezzo costruito sul nulla e sull’immagine. Io mi limito a dire che questo non è il mio campionato, non mi metto in competizione con i ragazzini, sono 12 anni che faccio musica e lotto per avere un pubblico maturo. Ho spessore e una testa sulle spalle, la mia filosofia quindi è vai per la tua strada, costruisciti il tuo pubblico e non fare a gara per contenderti quello che si contendono già in molti. Sarebbe una guerra persa in partenza e va bene così”.

Raffaella Sbrescia

Diego De Silva & Il Trio Malinconico: piacere sine die all’Auditorium Parco della Musica di Roma

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

Cos’è la malinconia? La malinconia non è tristezza. Non è nemmeno rimpianto, e nemmeno propriamente depressione. La malinconia è una tristezza poetica, che sa di rimpianto, però un rimpianto attualizzato al presente. Quello che avrebbe potuto essere e non è stato, ma oramai vissuto attraverso la rassegnazione di ciò che è stato.
Malinconico il nome del Trio, e Malinconico il cognome del solo personaggio seriale dei romanzi di Diego de Silva: un avvocato non propriamente “inserito”, non propriamente “rampante”, un po’ sfigato, anche, e un poco fuori contesto. Un avvocato d’insuccesso, ama definirlo il suo creatore, un uomo a metà, sospeso, esattamente come la malinconia. Per metà disoccupato, per metà divorziato, come quel sentimento a metà che ti prende nel momento in cui pensi a quello che avrebbe potuto essere o non essere, ma non è stato oppure è stato. Lì in quell’attimo, e poi via.
Il racconto di Diego De Silva comincia con un diario. Il Diario di un uomo di “un tempo”, sposato con una moglie di “un tempo”, avvolto in un menage di “un tempo”. Un uomo per anni amato, servito, riverito da una donna che probabilmente ha amato, ma poi, nel rapporto coniugale ha indossato la veste della moglie confezionata ad arte. La compagna che accudisce, che riverisce, che serve, che aiuta……e che un giorno sparisce. Una donna tradita, consapevole di esserlo, eppure lì, ferma in quella dimensione di menage che dà tutto per scontato, anche il tradimento. Perché quella è la dimensione in cui il suo compagno la inquadra. Piagnone, fedifrago, spergiuro e opportunista, dopo averla impacchettata nel ruolo di badante rassegnata, si meraviglia, un giorno, di arrivare a casa e non trovarla più.
Un Alberto Sordi alla maniera vintage, ma che, a guardare bene, non si discosta poi troppo da tanti attuali “compagni di vita” semplicemente rinnovati nel look ma non nello spirito.

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

E così ha inizio lo show del trio Malinconico, percorrendo le storie scritte e lette dall’autore, nel rispetto della punteggiatura, attraverso sottolineature musicali essenziali e pulite al punto tale da rasentare il virtuosismo, senza ostentazione.
Accompagnato dal contrabbasso di Aldo Vigorito, e dal sax di Stefano Giuliano, due musicisti “invecchiati con il loro strumento”, fino a padroneggiarlo in funzione delle loro esigenze fisiche e anagrafiche, De Silva intreccia una serie di racconti che si integrano perfettamente con la struttura dei tempi musicali. Sì, perché gli scrittori, ogni scrittore, ha una sua musicalità, che è data dalla composizione del testo. I lunghi fraseggi di Javier Marias, che si avvicinano al “senso” a cerchi concentrici, o la musicalità tutta particolare di Philip Roth, individuabile tra mille.
I racconti hanno tutti una vena ironica, ma allo stesso tempo rimangono sospesi in quella tensione malinconica, che non è tristezza, ma è un qualcosa che ti piglia in gola.
L’incontro con il vecchio professore di lettere, oggi tassista, la divertente analisi sui testi delle canzoni sentimentali e sul loro ruolo nella educazione, o, a ben vedere, la diseducazione sentimentale (alla faccia dei tanto vilipesi Backmasking, spesso tirati per i capelli, del Rock), il cliché dell’amico collega che corteggia e finisce per “guzzarti” la moglie, ma non in maniera cafona, no…..la lusinga e la fa innamorare, perché quello cerca, la conquista attraverso la lusinga, non il rapporto extraconiugale, e lo fa seguendo una tattica ben precisa, tutta riversata nei di lei pensieri, per concludere con un classico, e con la sua definizione.
Un Classico è qualcosa senza tempo senza spazio senza timore di concorrenza. Un classico semplicemente è. E sarà sine die. E il classico è l’amore che finisce, due persone che si lasciano, ma che non si lasciano mai di comune accordo, anche se lo sostengono. Ce n’è sempre uno che soffre, che resterà convinto delle sue intenzioni, che rivendicherà il diritto ad esprimersi, che gli è stato negato.

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

Diego De Silva & Il Trio Malinconico @ Auditorium Parco della Musica di Roma

In fondo è l’altro che ha lasciato, o l’altra, non certamente lui, che non se ne convince.
E continua nel tempo a considerare l’oggetto del desiderio come presente, attuale, imprescindibile.
Every Breath You Take
Every move you make
Every bond you break
Every step you take
I’ll be watching you.

E’ così che l’ultima canzone dei Police, oggi, suonerebbe come un attentato alla privacy, un’azione di stalking. Mentre è e resterà per sempre una meravigliosa canzone d’amore.

Musica (composizioni originali di Vigorito e Giuliano, ad eccezione di Every Break You Take) e parole in “accordo” , per uno spettacolo elegantemente divertente, intenso, assolutamente da non perdere.

JR

La seconda vita di Davide Petrella: “Litigare” arriva nei club. Intervista

Davide Petrella

Davide Petrella

A giugno ha pubblicato l’album d’esordio come cantautore e lo ha intitolato “Litigare”. Lui è Davide Petrella, un ragazzo che ne ha vista di acqua sotto i ponti in questi anni, da quando con la sua band Le Strisce è andato ben oltre la sua Napoli diventando autore di punta per Cesare Cremonini ma non solo. Elisa, Gianna Nannini, Fabri Fibra e tanti altri si sono affidati nel tempo all’estro creativo di Davide che, con questo nuovo album, ha voluto dare una nuova sferzata alla sua carriera da cantautore. Con un altro disco pronto poco prima di iniziare a lavorare a “Litigare”, Petrella ha voluto seguire il fiotto creativo e ha dato alle stampe questo lavoro che tra una manciata di giorni troverà nuova luce sui palchi di alcuni club italiani. Suoni, contaminazioni, metriche e arrangiamenti provenienti da mondi apparentemente distanti tra loro ma fusi in un’impronta melodica di base si rincorrono in questo lavoro pubblicato per Warner Music Italia e che contiene undici canzoni ricche di vita, di riscatto, di sentimenti.

“Negli ultimi anni ho avuto modo di collaborare con molti artisti, pian piano questa nuova musica mi è entrata nelle ossa, ho seguito l’intuizione di unire i generi tra loro, ho mantenuto le antenne dritte e con l’arrivo di “Litigare” mi sono sentito folgorato”, racconta Davide Petrella. “Anche l’incontro con i miei produttori D-Ross & STAR-t-UFFO, oltre che con Mario Conte è stato particolarmente fortunato. Tutti napoletani, mai sullo stesso parallelo. Appena ci siamo incontrati, ci siamo trovati. Il feeling è stato immediato”, continua Davide che, a proposito di Napoli e della scena musicale partenopea, dice: “Napoli è speciale non potrei mai lasciarla per davvero. La scena musicale napoletana non è mai morta. Certo fa fatica ad imporsi a livello nazionale visto che ci sono meno addetti ai lavori ma c’è gente che lavora e lo fa molto bene. Il più popolare al momento è Liberato ma io penso ai Foja, ai ragazzi de la Maschera, a Giovanni Truppi”. Inevitabile chiedersi come cambiano i momenti creativi di Davide e come si differenzia la scrittura tra quella personale e quella dedicata alle collaborazioni: “La scrittura è una magia, questo è il mestiere della mia vita fin da quando ero piccolo. Provo a fare il ragazzino con un giocattolo nuovo ma, che le canzoni abbiano successo o meno, l’importante è che io mi diverta facendo un buon lavoro. Questo è il vero tesoro per me e per chi mi dà la possibilità di lavorare come autore. Mi sento sempre come uno se la debba sudare. Sarà forse perchè con Le Strisce eravamo già indie molto prima che il fenomeno esplodesse. Io comunque andrò avanti per la mia strada e vi aspetto tutti per questi nuovi concerti, il club è la mia dimensione, non vedo l’ora di farvi ascoltare tutto me stesso”.

Raffaella Sbrescia

Ecco le prime date del tour in collaborazione con BPM Concerti: 19 OTTOBRE PADOVA – HALL 20 OTTOBRE PARMA – ZU 25 OTTOBRE MILANO – ROCK N ROLL 26 OTTOBRE BOLOGNA – COVO 27 OTTOBRE ROMA – LE MURA 16 NOVEMBRE TORINO – OFF TOPIC 17 NOVEMBRE PISA – LUMIERE 29 NOVEMBRE PERUGIA – REWORK 30 NOVEMBRE ASTI – DIAVOLO ROSSO 14 DICEMBRE FOGGIA – THE ALIBI 15 DICEMBRE AVELLINO – TILT

10: Alessandra Amoroso spicca il volo. Quattordici inediti per raccontare la felicità e la consapevolezza.

Alessandra Amoroso

Alessandra Amoroso

Tante volte disco di platino tra lacrime, sorrisi, gioie e soddisfazioni. Alessandra Amoroso pubblica “10″, un nuovo album di inediti per coronare 10 anni di lavoro, di passione, di crescita artistica e personale. Semplice, diretta, consapevole, Alessandra si fa accompagnare per mano dal produttore e compagno di vita Stefano Settepani: “Quando hai un equilibrio forte in primis con te stessa, riesci ad averlo ovunque e a maggior ragione nella coppia. Per noi è stato stimolante lavorare insieme, ci siamo scoperti a vicenda, è stato speciale e spero di rifarlo. Avere Stefano a fianco è stato fondamentale, mi ha spinto a credere in me stessa. Visto che ho un timbro vocale tante volte pesante, a tratti malinconico, differente da quella che sono io in realtà, abbiamo giocato con dei suoni elettronici freschi che mi hanno aiutato molto.”, racconta Alessandra.

A proposito di equilibrio e gratitudine, sorprende sentire la Amoroso ancora così vicina alla sua Big Family che in questo decennio l’ha sempre supportata: “I miei fan riceveranno una sorpresa: nel cofanetto del disco c’è un biglietto per partecipare al mio prossimo tour, insieme a una lettera personalizzata. Vorrei vedere le reazioni di ciascuno di loro. Questo è un modo per ringraziarli, tesserarsi al mio Fanclub significa fare anche beneficenza. Metà dell’importo sarà destinato alle cure mediche di cui ha bisogno Francesco, un bambino che stiamo seguendo già da un po’. Se oggi sono qui è grazie a loro, sarà un megacompleanno, festeggiamo 10 anni di noi e ho voluto fare davvero qualcosa per loro, ho speso il mio tempo personalmente perchè credo che le cose fatte con sacrificio diano più soddisfazione”.

Alessandra Amoroso mette ancora una volta se stessa in gioco e ce lo dimostra anche attraverso il progetto grafico ideato insieme a Sergio Pappalettera: “Nella copertina dell’album c’è gran parte della mia vita, i valori in cui credo: l’amicizia, l’amore, la famiglia, il mio cane che non c’è più, il mio fiore preferito, la campagna in cui sono cresciuta insieme ai miei nonni. La barca con cui andavamo ad Otranto io, le mie sorelle e miei genitori tra tuffi e piatti di lasagna”.

Alessandra-Amoroso-Dieci

Alessandra-Amoroso-Dieci

Più che di cambiamento, è giusto parlare di evoluzione per la Amoroso che, partendo dalle atmosfere di “Vivere a colori”, lascia che 10 ne raccolga il testimone per mettere l’accento sui concetti di rinascita, consapevolezza e maturità: “Ho prestato particolare attenzione ai testi, ho cercato di dare quella profondità che adesso mi sento addosso. Ho scritto “Ogni santissimo giorno” insieme a Daniele Magro con parole semplici, perchè sono quelle che arrivano per prime al cuore. Mi sono sempre mostrata con molta semplicità, questa sono io e ho scoperto che alla mia gente piaccio così. In sintesi: sono felice e mi va di dirlo”.

Video: La Stessa

Non solo amore ma anche temi importanti. Su tutti il brano “Forza e coraggio”, rende perfettamente l’idea: “Ho raggiunto quel tipo di consapevolezza che mi dà la voglia di mostrarmi, emozionarmi, di essere esigente e di non nascondermi. Nella vita, soprattutto in questo momento in particolare, è necessario avere forza e coraggio per andare avanti. Voglio stimolare la gente ad essere forte, ad essere onesta, ad accettare la diversità e amare. Niente di meno scontato oggi che l’odio vince ovunque”. Un ruolo quello di Alessandra, che cerca di andare ben oltre quello di semplice interprete: “Il testo deve avere un significato innanzitutto per me. Trovo essenziale capirlo, emozionarmi, sin da quando sono in studio deve entrare nelle mie viscere per che amo raccontare quello in cui credo. Spero, per quanto possibile, di far fare un pensiero, anche a chi ascolta le mie canzoni”.
E poi c’è il tour, un’ avventura che toccherà 20 regioni all’insegna dello spirito di adattamento: “Il nuovo tour partirà il 5 marzo da Torino, sarà lunghissimo, bellissimo e divertente. Andrò in tutta Italia, Isole comprese. Non mancate!”

Raffaella Sbrescia

Intervista agli Urban Strangers: in “U.S” l’unica sicurezza è quella di voler andare avanti.

urban-strangers-u-s

urban-strangers-u-s

Ritratti Di Note ha incontrato gli Urban Strangers, il duo napoletano formato da Gennaro Raia e Alex Iodice, durante il firmacopie napoletano del nuovo album “U.S”

Ragazzi parliamo subito del nuovo album “U.S”. La scelta di cantare in italiano che tipo di scelta è stata: casuale, voluta, necessaria…

E’ stata una scelta voluta, una cosa della quale abbiamo sempre parlato tra di noi, con le persone che lavorano con noi, e anche con gli amici. Ad un certo punto, maturando questa idea, abbiamo sentito il bisogno e la voglia di iniziare a scrivere in italiano. Ci siamo sentiti subito a nostro agio e quindi poi la cosa è continuata spontaneamente. Questa cosa è stata anche utile, ci ha aperto la mente, ci ha fatto capire cosa significa mettere su carta quello che pensiamo, quindi ci ha regalato un nuovo punto di vista rispetto a prima.

Nell’album c’è un pezzo che si intitola “Lasciare andare”. Questa è una cosa anche abbastanza difficile, soprattutto quando si ha un certo tipo di sensibilità. Secondo voi, nella vita, cosa bisogna lasciare andare facilmente e cosa bisogna trattenere…

Eh, bella domanda… prima delle cose da lasciare andare, parliamo delle cose da affrontare e da non lasciare andare, come i dubbi e le paure che si hanno, per la propria persona e per tutte le cose che si devono affrontare. Come diciamo in questa canzone e anche in un altro pezzo dell’album che è “Non andrò via”, bisogna affrontare i problemi e cercare di reagire in qualche modo. Per quanto riguarda le cose da lasciare andare, troviamo che ci siano persone che lasciano andare troppo facilmente esperienze, idee, persone, come se non le avessero mai vissute. E’ vero che le esperienze negative si devono lasciare andare, ma sembra che alcune persone non siano mai state partecipi delle cose che hanno vissuto, non soffermandosi, ma lasciando andare. Questa cosa per noi non è positiva…

Ragazzi questo è un album molto “umano”, nel senso che nelle canzoni parlate molto di voi, ma di riflesso parlate anche di noi, delle nostre paure, delle nostre certezze ed incertezze…

Sì, è così, e questo era il nostro obiettivo, sentire una risposta da parte degli altri a quello che stiamo facendo, anche da chi non fa parte del nostro pubblico ma può comunque riconoscersi in una canzone o in un testo. Ci fa piacere, ed è molto bello se una persona, ascoltando uno dei nostri brani, si sente “capìta”. Non siamo poeti, nè filosofi, né politici, ma due persone normali che amano il contatto con la gente e che pensano tanto su quello che sono. C’è una semplicità di base nelle nostre vite che può essere condivisa dalle persone: Sentiamo anche una responsabilità nei confronti degli altri per quello che diciamo. Ognuno nella vita ha una “posizione” e noi ci siamo presa questa…

Video: Non andrò via

L’album è musicalmente molto coerente. C’è un unico pezzo acustico, “Unico Ricordo”, che è l’ideale prosecuzione del vostro primo EP…
Sì, le produzioni di questo disco sono state fatte da Raffaele “Rufus” Ferrante, che è stato anche il produttore dei nostri dischi precedenti, e che ha dato una coerenza rispetto alle cose passate per l’elettronica. “Unico Ricordo” è nato perché volevamo un brano che ci rappresentasse totalmente senza nessun tipo di struttura dietro. La versione acustica è un po’ lo “scheletro” del nostro modo di fare musica. Questo è tra l’altro il nostro pezzo preferito ed è anche secondo noi quello più maturo dal punto di vista dell’esposizione dei pensieri…

A quando il Tour di questo nuovo album?…
Presto, ci stiamo lavorando, e programmando le date. Il live è la dimensione migliore in cui esprimere quello che siamo. La musica è condivisione con le persone…

Un’ultima domanda: Ma per gli Urban Strangers “Il Giorno Migliore” è quello che deve ancora arrivare o in qualche modo c’è già stato?…

Beh, alcuni “giorni migliori” ci sono già stati, non siamo poi così pessimisti, però ce ne saranno sicuramente altri che devono ancora arrivare…

Giuliana Galasso

U.S Tracklist
1) Non so
2) Lasciare andare
3) I sensi e le colpe
4) Unico ricordo
5) Stare calmo
6) Nel mio giorno migliore
7) Non andrò via
8) Sono io?
9) Crisi Astronomiche
10) Tutto finisce

 

Libertè: ecco il manifesto di Loredana Bertè. L’incontro senza filtri

Loredana Bertè ph Giovanni Squatriti

Loredana Bertè ph Giovanni Squatriti

“Con questo disco “Libertè” rivendico il diritto alla libertà e alla follia. Lo ritengo il mio manifesto. A partire dalla copertina in cui indosso simbolicamente una camicia di forza, la stessa che mi misero tanti anni fa quando vivevo a Roma e ho spaccato la portineria di un palazzo dove c’erano perennemente lavori in corso. Ho scelto di tornare con un nuovo disco durante questa ultima tournee e dopo il concerto all’Arena di Verona in cui abbiamo raccolto 150.000 euro, che abbiamo donato ad una fondazione. Ho realizzato un disco di inediti dopo 13 anni perchè prima non avevo nulla da dire, ora mi sento a mio agio, riesco a rispecchiarmi in ogni brano, d’altronde non potrei cantarlo se non fosse altrimenti. Anche la voce è migliorata, più avanzo con l’età più diventa graffiata, impostata. Si è trattato di un passaggio naturale, mi piace di più come canto adesso di come quando avevo vent’anni”.

Questa è l’accoglienza di Loredana Bertè all’incontro stampa milanese per la presentazione di Libertè. Un disco fresco, ricco di contenuti e di firme eccellenti. Su tutte quella di Ivano Fossati: “Fossati non scrive più per nessuno da anni. Gli ho mandato una lettera perchè mi mancava l’amico oltre che l’autore. La risposta è stata “Messaggio dalla luna. D’altronde in questo disco ne girano parecchie di lune. Ci sono tanti singoli che usciranno pian piano. Intanto ho voluto accontentare lo zoccolo duro della mia fanbase facendo uscire contemporaneamente due singoli: “Maledetto Luna Park” e il brano che è stato scartato lo scorso anno al Festival di Sanremo “Babilonia”. Solo Ed Sheeran ho fatto una cosa simile, in Italia non era mai successo”. Ho lavorato anche con autori giovani come Fabio Ilacqua, Gerardo Pulli, Davide Simonetta e mi sono trovata benissimo. Mi hanno lasciata libera di stravolgere testi e musiche ma soprattutto di sentire le canzoni nelle mie corde. Non ci sono brani riempitivi, se non sento emozione non canto nulla, il brano mi deve rimanere in testa, anche se ho un difetto – confessa Loredana – Quando finisco di incidere un disco, lo ascolto solo una volta dopo il missaggio e poi non mi ascolto più; al contrario di Renato Zero che ascolta solo se stesso. Per me è il contrario, durante le prove non me le ricordo più e devo reimpararle daccapo”.

La carica adrenalinica di Loredana nasce da un percorso iniziato insieme a Fiorella Mannoia con il progetto “Amici non ne ho… Ma amiche Sì!”: “Con Fiorella ho vissuto una rinascita dopo la carognata che ci ha fatto Renato Zero. Quella che ci accomunava a lui non era un’amicizia ma una bella simulazione. La porta con lui si è chiusa del tutto. Fiorella ha preso in mano la situazione e ha pensato di fare un disco di duetti con donne che ci piacevano, che erano nostre amiche e che stimavamo. Da qui è ripartito tutto ed è ripartita anche la mia voglia di fare collaborazioni e accettare delle contaminazioni”.

Video: Non ti dico no

L’ultima è quella più clamorosa con i Boomdabash. “Non ti dico no” è stato il brano più trasmesso in radio e ha fatto incetta di premi: “Il primo brano che mi hanno proposto i ragazzi non lo sentivo mio, hli ho suggerito di buttarsi sul raggae, loro mi hanno dato ascolto di buon grado e, quando ho cantato per la prima volta in sala “Non ti dico no”, ho capito subito che il dna del brano era già stato scritto. Il successo ottenuto è stato così clamoroso che neanche io avevo idea di un risultato simile. Non mi aspettavo tanto seguito, soprattutto da un pubblico che non avevo: i bambini”.

A proposito di bambini, il disco si apre e si chiude con dei cori di bimbi: “La storia è nata quando un maestro di Roma ha raccontato la storia di Mimì a una classe in cui un bimbo ha inveito contro un altro dicendogli “Porti sfiga”. I bambini hanno capito esattamente cosa intendeva insegnargli il maestro e hanno cominciato a seguirmi, mandarmi i disegni a venire ai miei concerti con i genitori e i nonni. Questa cosa mi fa davvero felice, questo è il pubblico più importante, i bimbi sono innocenza pura, una tela biancaa cui si può insegnare qualunque cosa a qualsiasi livello”.

C’è da chiedersi come sia a questo punto il rapporto con la religione per Loredana: “Dio è un assenteista del cazzo, da quel maledetto venerdì del ’95 ho detto basta. Per me non c’è nessuno, questa vita e una sola e non c’è il girone di ritorno. Ho fatto degli errori, non ho detto ti voglio bene fino alla nausea, ho dei rimorsi forti ma il tempo non cancella nulla. Per me la tragedia di Mimì è come se fosse accaduta ieri, mi manca sempre e ogni volta che scrivo una canzone parlando di lei e inevitabile che sia autobiografica”.

Spazi chiusi anche per l’amore: “Lo ritengo sopravvalutato, ti invade e poi finisce”. Idem per la politica: “Ero attivista quando c’erano i politici, quelli attuali non li chiamerei politici, sono solo arrotini e ombrellai. Sarò la sola ad essere rimasta di sinistra, ormai anche gli intellettuali si sono defilati ma io mantengo la mia posizione”. Parole dure anche contro le molestie sessuali: “Bisogna denunciare, denunciare denunciare. A me non è successo anche se un tizio provò a propormi un appuntamento di lavoro in albergo. Ovviamente non sono andata, per me si parla di lavoro in ufficio e di giorno. Non esistono cene e pranzi di lavoro. Di Asia Argento non parlo, le voglio molto bene e sono troppo coinvolta”.

Per tornare al disco, Loredana mescola pop, rock e punk con un chiaro omaggio ai Ramones in “Gira Ancora”. Al suo fianco il noto produttore Luca Chiaravalli: “Chiaravalli ha capita, in ogni canzone abbiamo seguito una direzione precisa, magari non eravamo d’accordo in qualche pezzo e l’ho costretto ad abdicare però il risultato è stato più che soddisfacente”. Per scendere nel dettagli dei brani: “Anima Carbone” è una canzone forte anche se ognuna mi ha emozionata a suo modo. in “Una donna come me”, scritta da Gaetano Curreri, parlo del mio vissuto a una ragazza giovane e provo a darle dei consigli”. E alle colleghe giovani, Loredana non le manda di certo a dire: “Non capisco perchè queste ragazze giovanissime siano così antiche e facciano musicale inutile. Non capisco se intendono prendere una certa fascia di pubblico o un target preciso. A questo aggiungo anche che non ci sono più gli autori di prima. Non sono contro il programma Amici, se capitasse vorrei rendermi utile per qualche personaggio da ricollocare nel mercato dopo un periodo buio ma dovrei avere gli strumenti e dei pezzi validi. Le parole sono importanti, sono pietre, devono essere pesanti. Oggi si pubblicano solo filastrocche che non hanno senso. Io ascolto Aretha Franklin, Ed Sheeran, Alice Marton poi mi piace molto Emma come testa e come persona, anche Elisa è molto forte”.

Non rimane che pensare al futuro: “Non so se il pubblico giovane possa capire il mio mondo, io spero di riuscirci. Certo non mi aspetto quello che è successo questa estate, non ho mai fatto certi sold out, sarà merito del pezzo che ha sfondato in modo eclatante facendomi vincere tanti premi. Sicuramente mi presenterò al Festival di Sanremo. Ho voglia di rompere i coglioni per 5 sere di fila con lo stesso brano, scritto sempre da Gaetano Curreri e che ovviamente ho tenuto fuori dal disco.Voglio fare un Sanremo come si deve, invece di fare il giro delle 7 Chiese in promozione, ne faccio solo uno. Adesso mi dedicherò alle prove del tour per vedere come impostare la scaletta, reimparare tutti i pezzi. Ho una band favolosa con cui suono da 3 anni e che conosce 81 pezzi. Vorrei cantare almeno 4 o 5 dei brani nuovi e per forza di cose dovrò fare fuori un sacco di pezzi che la gente adora”.

Immancabile la chiosa finale”: “Fabrizio de Andrè mi ha definito un “Pettirosso da combattimento”, io continuo ad esserlo (oltre ad essere la spina nel fianco di qualcuno ma che mi frega. Non c’è nessuno che potrà raccogliere il mio testimone, per me come sono fatta io è stato gettato via lo stampo, c’era solo Mimì. Il mio sogno nel cassetto, che spero di realizzare prima di crepare è partecipare al doppiaggio di un film di Tim Burton in stile “La sposa cadavere”. Mi piace quel lato oscuro lì”.

Raffaella Sbrescia

Intervista a Malika Ayane: “Domino”è uno scrigno di sensazioni

Malika Ayane

Un ritorno decisamente gradito è quello di Malika Ayane che a 3 anni di distanza dall’ultimo album, presenta “Domino”. Un lavoro forte, variopinto, intriso di sensazioni e di suoni. Prodotto insieme ad Axel Rienemer e Stefan Leisering al Jazzanova Recording Studio di Berlino, l’album di Malika Ayane è un capitolo importante della sua decennale carriera. L’abbiamo incontrata per farci raccontare direttamente da lei tutti i segreti di “Domino”.

Ciao Malika, questa lavorazione è molto distante sia dalle cose fatte in passato che da quelle che troviamo in giro. La percezione è che questo progetto abbia un’identita forte. Confermi?

L’identità è una cosa fondamentale. Ogni volta che viaggio, mi rendo conto del fatto che i centri delle città iniziano ad essere tutti uguali, ci serviamo tutti delle stesse cose. Questo per dire che l’identità gioca un ruolo chiave quando si pensa ad un nuovo disco. Questo è l’unico elemento che permette a chi ascolta di riconoscere l’onestà di un progetto e di poterlo adottare, magari con scetticismo iniziale però l’onore al merito è sicuramente un buon punto di partenza.

Partendo da questo presupposto con quali obiettivi e quali limiti hai lavorato in studio?
Il primo limite da superare era far comprendere ai produttori con cui ho lavorato all’album “Naif” che alcuni brani possono essere costruiti anche senza la classica forma canzone che tutti conosciamo. I dischi che ascolto più spesso hanno proprio questa caratteristica, magari visionaria e, per alcuni aspetti, inadeguata ma possibile. Per prima cosa quindi ho cercato di superare i limiti oggettivi poi ho lottato per non cadere dentro un vortice di estremismo che sarebbe piaciuto solo a me e pochi altri. Poi è iniziata la fase divertente in cui abbiamo usato tutti gli strumenti possibili.

Hai qualche aneddoto a riguardo?

Pensa che i ragazzi sono andati a recuperare il primo synth che avevano comprato quando è caduto il muro di Berlino. I miei produttori sono di Berlino Est, hanno voluto recuperare e usare il synth di quando diciottenni sono andati all’Ovest a comprarsi il Casio. Nella sfera di tutte le cose che abbiamo tirato fuori questo strumento assume un senso speciale. In linea generale, io stessa non avrei mai immaginato di poter usare tutte queste tastiere.

Che bella questa evoluzione inaspettata anche per te…
Sì, sapevo di voler fare una determinata cosa poi, come sempre, ti devi aspettare che a un certo punto ti perdi e scopri che il vero limite è la paura. Mi sono detta che in un periodo storico in cui nessuno ti garantisce la vendita di 100.000 copie facendo cose riconoscibili e commerciali, avrei fatto meglio a farmi coinvolgere completamente in quello che stavo facendo.

Malika Ayane

Malika Ayane

Quello del lasciarsi andare è infatti un po’ il leit motiv dell’album dove diversi scenari e promiscue sensazioni confluiscono in un ragionamento unico.

Uno dei messaggi è: non essere ossessivamente bisognoso di commentare, di reagire per forza a qualsiasi cosa. Sì può contare fino a 10 anche solo per capire se vale la pena di intervenire o se invece il flusso di quello che sta accadendo intorno può portarti da qualche parte più interessante di quella che conosci.

Tra i brani del disco c’è “Imprendibile”. Un brano sensuale ma che rispecchia tanto della tua persona…

Questo è il brano che volevo scrivere. Inizialmente volevo fare un album che era basato su riff molto forti poi mi è piaciuto il tappetone dell’uso della parola al posto della melodia. La voce è ferma mentre tutto il resto intorno si muove. Quando ho consegnato il brano, pensavo mi avrebbero lanciato le scodelle, invece è piaciuto a tutti, in produzione forse è stato l’unico ad essere rimasto uguale al provino.

Poi c’è la poesia. In “Sogni tra i capelli” ti ritagli uno spazio prezioso.
La cosa incantevole è che abbiamo scritto quel brano con la chitarra e due voci. In studio è diventato tutt’altro ma l’intenzione iniziale è rimasta intatta nonostante una forma completamente diversa. E’ stato pazzesco riuscire a mantenere l’atmosfera uguale a se stessa cambiando tutto quello che c’è intorno. Questo brano è stato quello che mi ha sorpreso di più in senso positivo.

Video: Stracciabudella

A proposito di giochi di atmosfere: come alternerai i concerti nei teatri a quelli nei club?

Sul palco, rispetto a Naif che era tutto concentrato sull’intrattenimento, vorrei tornare al concerto puro e far parlare solo la musica. Saranno le modalità energetiche a essere differenti. La struttura scenica sarà molto minimale, adesso ho solo una gran voglia di suonare più che di performare. Sarà comunque un minimalismo secondo la Ayane.

Chiudiamo con un concetto su cui riflettere: amare come restare.
Nella mia vita mi è capitato di amare, iniziare e finire relazioni sempre con lo stesso impegno ed entusiasmo. Quello che ho capito che esiste la possibilità di trovare qualcuno con cui passare, se non la vita intera, almeno un pezzo importante. Bisogna essere molto coraggiosi nel saper riconoscere questo qualcuno ed essere disposti a faticare molto per migliorare se stessi e pretendere altrettanto dall’altra parte. Allo stesso tempo bisogna sapere quando questo qualcuno non è quella persona che ci stava cercando e avere il coraggio sereno di cambiare perchè altrimenti ci si ammala in due.

Raffaella Sbrescia

Next Posts