Tradizione e tradimento: la poetica di Niccolò Fabi si conferma necessaria. Intervista

Niccolò Fabi foto di Chiara Mirelli

Niccolò Fabi foto di Chiara Mirelli

Niccolò Fabi torna a far sognare con un nuovo album. “Tradizione e tradimento” nasce da un percorso umano e artistico decisamente tortuoso e complesso; si tratta di una formula di perfetto equilibrio tra parole, emozioni e note. Tutto viaggia di pari passo e ogni elemento è complementare all’altro. La poetica di Fabi si conferma intima, profonda, necessaria. Ecco cosa ha raccontato lo stesso artista in occasione della presentazione del disco alla stampa.

Il percorso di “Tradizione e Tradimento” è stato scandito da due fasi: fallimento e conferma. Subito dopo il forte successo riscontrato con “Una somma di piccole cose”, ho avvertito il desiderio di allontanarmi da quanto fatto fino ad allora. Per un anno ho preso le distanze dal concetto di essere cantante, ho chiuso una parte importante della mia vita, avevo la sensazione di aver esaurito quella vena, non avevo voglia di essere cantore di cose intime. Anzi, ne approfitto per specificare che la profondità ti fa trovare tutti gli altri. In fondo non parlo di me ma di tutti; è solo che andare lì in fondo è difficile sia per me, sia per la restituzione degli sguardi di tutti quelli che mi hanno scelto come accompagnatore di questa discesa. Mi onora essere accanto alle persone in quei momenti ma è anche un peso.Ho tenuto la chitarra chiusa nel fodero e svolto attività meravigliosamente estranee a tutto questo. Poi però il demone mi ha bussato alla porta e mi sono chiesto che senso avesse la mia vita mentre facevo finta di nulla. Quindi ho iniziato a sperimentare, a mettermi in discussione, a tentare un approccio diverso alla scrittura. Ho praticamente fatto il giro del “caseggiato” per poi realizzare che quella trasformazione d’identità non poteva andare a buon fine. Sono tornato sui miei passi e ho cercato un nuovo equilibrio insieme a Roberto Angelini e Pier Cortese. A questo proposito c’è il brano intitolato “I giorni dello smarrimento” che gioca un ruolo centrale. La svolta per me sta sempre nel raccontare quello che succede, ho risentito la mia voce familiare nel dire quello che sa dire. Nel sondare altri territori ero diventato uno qualsiasi. Sarà forse una condanna ma la mia struttura emotiva è fatta per tirare fuori quello che c’è in profondità. Ad ogni modo sono convinto che non ci sia bisogno di andare lontano quando quello che serve che l’hai nelle tasche. Di base non ho un talento musicale particolarmente sviluppato, non scrivo, non canto e non suono in modo speciale. Quando però raggiungo un certo tipo di intensità scrivendo qualcosa di importante, mi rendo conto di essere speciale.

A proposito di contenuti e retorica, “Io sono l’altro” non è una canzone sulla diversità, descrive bensì il desiderio di capire gli altri. Non credo sia interessante raccontare l’altro partendo dalla cronaca quotidiana, ho cercato di entrare nello sguardo dell’altro e capirne il punto di vista. Il mio modo per non sfuggire a un argomento centrale è “Migrazioni”: un quadretto, una canzone breve svincolata dalla cronaca, inquadrata in un flusso più grande per raccontare la ricerca della sopravvivenza attraverso il movimento. Il ruolo dell’artista non è quello dello sloganista elettorale. Sempre parlando di parole, rivendico una volta per tutte che per me scrivere canzoni è un atto in cui parole e musica viaggiano insieme in modo assolutamente equo e paritario rispecchiando un particolare stato d’animo e un’attenzione totale. In questo momento storico mi sento smarrito, la mia sensibilità è molto condizionata da una natura estremamente emotiva, sono profondamente scosso da una società che va in una direzione in cui non mi riconosco, le armi che ho per farmi ascoltare sono queste: le parole, i racconti, le emozioni. Cerco di stimolare le persone verso una dimensione di ascolto attento, cerco l’arginamento della disillusione, il contenimento dell’aggressività, lo smorzamento del cinismo. Questo è quello che posso realisticamente fare sulla sia della paura che la china non riesca a rialzarsi da una discesa che sembra sempre più ripida. Mi sono reso conto, nel corso del tempo, che a volte alcune considerazioni dette in un orecchio sono più devastanti di quelle dette in un megafono. In questo senso sono un seduttore e non un conquistatore, per questo ci ho messo tanti anni a portare avanti il mio percorso, per questo credo di essere stato bravo a non mollare questa mia attitudine. Spesso uso me stesso per capire meccanismi che non riguardano solo me, nella nostra società questo tipo di linguaggio sussurrato viene spesso considerato più debole perché la sua forma è meno invadente ma è proprio qui e ora che rivendico il pacifico e determinato esercizio del dissenso. Riconoscersi diverso in modo pacifico è molto più importante che convertirsi alla sloganistica gridata.

Il movimento e l’idea di cambiamento attraversano anche “Tradizione e tradimento” segnando un passaggio dall’io al noi. Nel disco precedente non c’era nulla che non sia frutto delle mie dita e dei miei pensieri. In questo caso l’esigenza primaria era riuscire a trovare un modo per veicolare il mio linguaggio intimo ad altri esseri umani con cui ero in studio. Ho raccontato una nuova stagione della vita perseguendo l’obiettivo di essere credibile, per dare ai miei coetanei un modo diverso per ascoltarsi, a chi è più grande di creare memorie e a chi è più giovane di creare prospettive.

Video: Niccolò Fabi descrive il brano “Scotta”

L’insidia della rigidità mi porta alla ricerca dell’elasticità sia mentale che fisica. Non mi interessa la potenza ma l’adattabilità.Questo è quanto avviene in “Scotta” dove Quasimodo incontra i Sigur Ros. Il brano racchiude la mia aspirazione massima, l’ho scritto in meno di un’ora in un pomeriggio fortunato. La mia ossessione è unire due linguaggi opposti rispettandoli e facendoli stare insieme. Ecco perché spesso ci sono code strumentali nella mie canzoni. Le atmosfere musicali sono evocative, dopo aver messo a fuoco quattro immagini puoi prendere la musica per mano e portarla dentro di te alternando lucidità e confusione.

Se penso a come porterò tutto questo in tour, al netto del fatto che le prove non sono ancora state fatte, l’idea di base è che possa essere un concerto molto più vicino al concetto di performance artistica. Aspiro a fare un viaggio e a portare per mano chi mi ha dato tutta la fiducia che ho conquistato piano piano. Toglierò i rituali finora presenti nei miei live, vorrei introdurre un capitolo nuovo alternando sorpresa e rassicurazione. Nel dosaggio di questi elementi ci saranno Alberto Bianco, Pier Cortese, Roberto Angelini, Daniele “Coffee” Rossi. Quattro cantautori per un approccio decisamente emotivo che andrà oltre lo strumento.

Cover Tradizione e Tradimento Niccolò Fabi

Per concludere mi piacerebbe spendere due parole sulla copertina dell’album: tranquilli, non ho ambizioni da fotografo ma c’è una storia ben precisa dietro allo scatto che ho scelto. La foto è stata fatta in Mozambico. Come saprete, una volta l’anno parto con un’Associazione ONG di cui sono amico, fratello e sostenitore. L’ultimo di questi viaggi l’abbiamo fatto in Mozambico a seguito di un potente ciclone dagli effetti devastanti. In un momento di pausa dalle attività quotidiane, un pomeriggio abbiamo passeggiato lungo l’oceano e siamo saliti su un faro. Durante una sessione di scatti al panorama, la mia attenzione viene catturata da un pavimento dai colori particolari, un misto tra blu e verde con tratti scrostati in forte contrasto con una balaustra rossa anch’essa segnata dalla corrosione e dalla forte umidità. A livello fotografico la dualità cromatica mi è parsa molto emozionante in più mi piaceva il fatto che la foto fosse stata scattata in un posto particolare gli dava un significato personale importante. Ecco, il ruolo del poeta sta anche nel riuscire a notare i dettagli che gli altri notano meno, fornire un punto di vista diverso a chi è distratto da altro. Lo scopo della poesia è scoprire quello che abbiamo sotto gli occhi e mostrarlo a chi normalmente non riesce a vederlo”.

Raffaella Sbrescia

Jova Beach Party: mani libere e cuore leggero all’Aeroporto di Linate per la festa dell’anno.

Jovanotti - Jova Beach Party - Linate

Jovanotti – Jova Beach Party – Linate

“Mani libere, mani mani libere” all’Aeroporto di Linate a Milano per la tappa conclusiva di un sogno chiamato Jova Beach Party. Lo sappiamo, Lorenzo Cherubini Jovanotti ha sempre amato esprimere tutto il proprio entusiasmo per la vita e lo ha sempre fatto al massimo. Stavolta ha voluto fare ancora di più mettendo in gioco quanto fatto finora e portando anche tutto il suo team a spingersi oltre i limiti in nome di un concetto di festa globale. L’idea a cui si è ispirato è stata quella di stimolare le persone a lasciarsi andare e a seguire il flusso di emozioni libere, spontanee, autentiche.

Jovanotti - Jova Beach Party - Linate

Jovanotti – Jova Beach Party – Linate

Le location selezionate sono state pezzi di costa italiana ricche di sfumature, colori, abitudini, ecosistemi diversi. Il party finale si è tenuto invece nel cuore di una metropoli. L’aeroporto di Linate si è letteralmente trasformato in un Coachella Made in Italy: colori, street food, scenografie fluorescenti e fluide e una gigantesca luna, sì quella tanto cara a Lorenzo e spesso presente anche nella sua poetica. Ben 100 mila spettatori sono accorsi da Milano e provincia per partecipare all’evento musicale più colorato e più festoso dell’anno e prendere parte al rito di fine estate. A officiarlo naturalmente il padrone di casa, che ha selezionato tanti amici italiani e internazionali senza un criterio preciso ma comuque riuscito. Ex-Otago, Benni Benassi, Bombino, Fatoumata Diawara, Flavia Coelho, Rkomi, Takagi e Ketra, Salmo e Tommaso Paradiso si sono passati di volta in volta il testimone di una lunga festosa maratona musicale. Jovanotti, a 52 anni suonati, si è prestato al gioco senza risparmiarsi un attimo. La cosa che infatti resterà davvero impressa sapete cos’è? Il suo sorriso, pieno, sincero, totale, emozionato. Un artista così felice, incredulo e coinvolto al 100% è difficile da vedere e quel sorriso lì vale più di 1000 altre parole. Non è questione di essere fan o meno, Jovanotti vive la musica in modo vero e senza filtri e questa passione la veicola a suo modo a chiunque gli capiti a tiro. “L’atmosfera è quella di una festa tra amici intimi, fa niente se si è in molti di più, lo spirito rimane quello” spiega lo stesso Lorenzo che piazza in scaletta le migliori canzoni della propria discografia ma lo fa in maniera pazza e imprevedibile. Alterna parti classiche da concerto a mini jam sessions, improvvisazioni rap, mini sessioni in acustico a una maxi exhibition in consolle mettendo sul piatto un po’ tutte le sue fisse musicali, che sono un po’ anche le nostre.

Che bello è stato vedere così tante persone unirsi in maniera pacifica e festante. Ecco, in questo senso Linate si è davvero trasformata nell’ombelico del mondo. Un luogo pulsante, in cui la notte dei desideri può davvero prendere vita, in cui ci si può interessare degli altri, dell’importanza dell’amore, dell’obiettivo comune di salvare le sorti del nostro pianeta, capire che è fondamentale non dividerci perché siamo esattamente tutti sulla stessa barca. Non è questione di snobismo, intelligenza o pesantezza di intenti, qui si tratta di come fare per poter preservare questa possibilità di gioire, cantare, rilassarsi tutti insieme a cuor leggero. Jovanotti l’ha capito e noi lo ringraziamo per averci mostrato come si fa.

Raffaella Sbrescia

La scaletta

Il più grande spettacolo dopo il big bang

Ciao mamma

Estate

Gli immortali

Nuova era

Tutto l’amore che ho

Un raggio di sole

Musica

Coraggio

La notte dei desideri

Sabato

Chiaro di luna

Felicità puttana feat. Tommaso Paradiso e

La luna e la gatta feat.Tommaso Paradiso, Takagi & Ketra

Bella

L’ombelico del mondo feat. Salmo e Rockin’ 1000

90MIN feat. Salmo)

Ho paura di uscire/ Fame feat. Salmo)

Non m’annoio feat. Luca Parmitano (video collegamento dalla Stazione Spaziale Internazional

Prima che diventi giorno

L’estate addosso

Ti porto via con me

Ragazzo fortunato

ENCORE

Fango

 

Polvere e Asfalto: la recensione dell’album di esordio di Vins

Polvere e Asfalto

Polvere e Asfalto

Che cosa vuol dire far musica sentendosi parte di una dimensione parallela, fuori dal tempo, dallo spazio e dalle necessità dettate dalle incombenze del vivere quotidiano? Prova a spiegarcelo Vincenzo Pennacchio, in arte Vins, con il suo album d’esordio “Polvere e asfalto”. Musicista e cantautore napoletano, Vins usa la penna e le corde per mettere a fuoco una serie di riflessioni ora estemporanee, ora più stratificate attraverso un modo di esprimersi autentico e privo di artifizi.

Il viaggio di Vins inizia con “Come si fa?”, un brano che inneggia a vivere e muoversi controtempo e controcorrente per non rischiare di restare mummificati dalla polvere e dall’asfalto che ogni giorno siamo corretti a schivare pur muovendoci esattamente al loro interno.

Le vibrazioni sonore che scandiscono parole ed emozioni sono figlie di ascolti standard. Tra blues e rock che hanno marchiato a fuoco intere generazioni, nella musica di Vins rimane questo flusso di continuità che è sinonimo di qualità.

C’è un tempo per odiare, un tempo per amare, canta Vins in “Domani”, una canzone per definire la propria identità. Lontano da stereotipi e mode, il cantautore mira alla sostanza delle cose, questo è ciò che avviene tra le righe di “Curami” in cui la musica nuda è la cura perfetta per evolversi dalla contingenze quotidiane e muoversi su strade nuove.

La cruda amarezza e il feroce disincanto vibrano ne “Il vento”: un po’ bisogna cedere e farsi il culo in tre, sporca è l’anima della rabbia che sento dentro, le certezze sono bandiere stuprate dal vento, non mi va di essere usato per pagare i vostri conti, il mio disprezzo è il mezzo di comunicazione. Più onesti, diretti e trasparenti di così davvero non si può essere.

La riflessione si fa urlo definitivo in “Io non sono qui”: il varco per uscire completamente fuori, allo scoperto, privati da vincoli e definizioni. Vins evade e in questa fuga attraversa “Polvere e asfalto”, percorrendo chilometri a piedi nudi, barcamenandosi tra bestie feroci fino a divenire entità astratta. Rimane una vibrazione strumentale, prima cruenta, poi dolce e struggente.

La trasIfgurazione è solo metaforica, la consistenza di Vins è ancora vivida e scomoda, esattamente come appare ne “Il mondo è qua”: benvenuto a euro-zona, tu sei zero, non sei persona, il codice a barre è la tua identità, scrive Vincenzo senza fare sconti. Ecco perché è il caso di individuare un “Punto di fuga”, come lui fa attraverso parole e canzoni.

Assurdo pensare che il rock’n’roll sia “Solo uno show” quando assurge a una tale potenzialità espressiva eppure questa consapevolezza piomba con forza ineludibile anche tra i sogni di Vins. A chiudere l’album è “Immobile”, una ballad amara ma avvolgente. Un monito a non crogiolarsi nel dolore e a credere che ci sia sempre e comunque un buon motivo per saltare nel buio.

Raffaella Sbrescia

 

 

 

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

E’ il sax dalla vibrazione garbata e onirica di Marco Zurzolo ad introdurre, al teatro romano di Ostia Antica, l’attesissimo recital ” Le Parole Note“. Un incipit musicale, quindi: si comincia dalle note.

Due tre minuti, e poi fa il suo ingresso discreto Giancarlo Giannini. Completo blu elettrico, cravatta, camicia bianca: il look del lettore. E di questo in effetti dovrebbe trattarsi: della lettura di alcuni stralci o componimenti poetici, accompagnati da musica di qualità.

Nulla di nuovo, un format già visto.

Ma un Istrione può, con un gesto, uno sguardo, un ammiccamento, un sorriso, trasformare la frittata di zucchine della mamma in un piatto di alta cucina, dai raffinati sapori, dall’aspetto invitante, dal gusto pieno, dall’effetto saziante.

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Un Istrione può.

Può molto, un Istrione. Può anche annoiare e diventare pedante ed antipatico. Non è sicuramente il nostro caso. Un Giannini che riesce ad essere giocoso ed intenso, commovente e potente, delicato e carezzevole, dominante e contestualmente schivo, lasciando agli intermezzi musicali ed agli arrangiamenti dell’ottimo Zurzolo tutto lo spazio che è giusto che prendano.

Si fa attendere, un Istrione, Ma solo quei cinque minuti sufficienti a invogliare il pubblico all’applauso.

Entra in scena, un Istrione, ma come un olimpionico al tuffo, con eleganza e senza far tracimare una goccia d’esuberanza in più del dovuto.

Può raccontarci, un Istrione, che parlerà della donna. Dell’Amore, della passione che la donna ispira.

E farci giungere alle lacrime interpretando sì, l’amore. Ma quello dagli aspetti più universali e assoluti.

Può, un Istrione. E Giancarlo Giannini può regalare al pubblico una serata come quella di ieri, carica di emozione, divertimento, suoni, scherzi, lazzi, commozione, fino a scoperchiarti il cuore.

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

E’ attraverso le poesie, lette da un semplice leggio, che ci parlerà d’amore. E sono le poesie che tutti conosciamo. Che abbiamo studiato a scuola, che abbiamo imparato a memoria, che ci hanno accompagnati nei lunghi e solitari pomeriggi adolescenziali, che abbiamo richiamato alla memoria, nella gioia, nella tristezza, nel commiato e nell’incontro. Non una ricerca, una lettura. Ma un Istrione può trasformare un leggio in una scenografia fantastica, complice anche la naturale bellezza del luogo, senza aggiungere altro che la voce, le espressioni, una parca ma significativa gestualità, un pizzico di ironia, e un poco di spavalderia da guascone.

I brani musicali sono di volta in volta richiesti, a seconda del poeta interpretato. Ora Neruda, su Ravel, ora Ariosto su un’aria medievale a tinte jazzistiche, Ora una tarantella, ora un’improvvisazione a soggetto, mentre riecheggiano i versi
di Alda Merini, Prevert, D’Annunzio, Petrarca, Ada Negri, Leopardi, Salinas, Dante, Pasolini.

Ma un momento su tutti prende alla gola lo spettatore e gliela stritola, ed è il capitolo dedicato ai versi di Shakespeare. Avrebbe potuto essere rappresentato dal dialogo tra “Romeo e Giulietta”, o dai fraseggi del “Sogno di una notte di mezza estate”. Invece no. Sono il compianto di Antonio su Cesare, e il monologo, totalmente fuori dagli schemi, reso quasi in prosa, del principe Amleto, umano, compassionevole, straziante.

E’ sicuramente questo l’attimo in cui la magia di questa notte di mezza estate si trasforma in incanto ed il pubblico sublima.

Intanto, tra una rima e l’altra, la musica si affaccia. Un jazz leggero e divertente, ma non per questo meno ricco di sofisticate sfumature, nella cui esecuzione un altro Istrione la fa da protagonista..

Scherzano, giocano, si abbracciano, i due fulcri di scena, e intanto emozionano, rompono schemi, riempiono di contenuti e significati uno spettacolo che potrebbe, nei suoi presupposti, prestarsi all’esaltazione della banalità.

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ma un Istrione può trasformare quanto potenzialmente banale in un dardo che ti arriva dritto nel centro del petto e ti spacca il cuore. Figuriamoci due Istrioni.

Il pubblico riconosce i versi, li recita sottovoce, si intenerisce di fronte alla “siepe che da tanta parte/dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”, e nel ricordare quale e quanto fosse l’amore di Pasolini per la madre.

Il pubblico riconosce tutto. E tutto apprezza e applaude.

Sono i versi che tutti noi abbiamo ascoltato, studiato, almeno una volta recitato.

Sono Parole Note.

J.R.

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

Ostia Antica: tra mito e sogno ecco Le Parole Note di Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet

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Irene Grandi in concerto: 25 anni di carriera e una carica rock incendiaria

Grandissimo Tour @Anna Vilardi Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour Grandissimo Tour

Paola Turci live: grinta, passione e autenticità in una manciata di scatti.

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

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Paola Turci live @ Anna Vilardi

 

Paola Turci live @ Anna Vilardi

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Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

Paola Turci live @ Anna Vilardi

 

 

J’ai Deux Amours: il carisma di Dee Dee Bridgewater all’Arena del Fuenti

J’ai Deux Amours è lo straordinario spettacolo proposto dalla cantante americana Dee Dee Bridgewater nella speciale location dell’Arena dei Giardini del Fuenti, ispirato a Josephine Baker. La cantante icona del jazz, vincitrice di Grammy e Tony Award, nel corso della sua folgorante carriera è stata custode della tradizione musicale ed esploratrice del jazz, del quale ha abilmente rivisitato i classici. Si è esibita con artisti del calibro di Max Roach, Sonny Rollins, Dexter Gordon e Dizzy Gillespie.

Le foto dell’evento a cura di Anna Vilardi

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Intervista a Giuseppina Torre: in “Life book” vi racconto il mio inno alla vita

Giuseppina Torre_ph Mariagiovanna Capone

Giuseppina Torre_ph Mariagiovanna Capone

Anticipato dalle composizioni “Never look back” e “Gocce di veleno, dal 21 giugno è disponibile nei negozi di dischi, in digital download e sulle piattaforme streaming LIFE BOOK”, il nuovo album di composizioni inedite di GIUSEPPINA TORRE, pubblicato da DECCA RECORDS e distribuito da Universal Music Italia (UMI.lnk.to/LifeBook_G_TorreWe).

Prodotto da Davide Ferrario, missato e masterizzato da Pino “Pinaxa” Pischetola e registrato presso Griffa & Figli e Frigo Studio, “Life Book” esce sulla scia del grande successo ottenuto dalla pianista con il concerto nel Cortile della Rocchetta del Castello Sforzesco, nell’ambito di Piano City Milano 2019. Le 10 composizioni del disco, con musiche composte ed eseguite da Giuseppina Torre, raccontano le suggestioni, i pensieri e il vissuto dell’artista negli ultimi anni, come un vero e proprio “racconto di vita” in musica.

 Intervista

Ciao Giuseppina, siamo felici di conoscerti. L’occasione è particolarmente propizia visto che è appena uscito il tuo nuovo album di inediti “LIFE BOOK”. Non possiamo esimerci dal chiederti come nasce questo progetto, il relativo titolo e lo spirito con cui il disco si presenta al pubblico.

- Questo progetto nasce dall’esigenza di raccontare la mia rinascita attraverso il Pianoforte e attraverso la mia musica. Sono “appunti di vita“ degli ultimi anni , racconto ciò che il mio cuore ha provato in questi anni, il percorso di rinascita attraverso il dolore laddove le avversità sono diventate opportunità  Si presenta al pubblico, traccia dopo traccia, come un inno alla vita, inducendo l’ ascoltatore a diversi punti di riflessione.

Il brano che ha anticipato la pubblicazione è quantomai esplicativo già a partire dal titolo:Never look back”. Quanto c’è di autobiografico in questa composizione e nel disco?

- In “Never look back”, come in tutte le composizioni del disco, c’è tutta la Giuseppina donna e artista poiché i due ruoli si fondono e si confondono. In questa traccia esprimo la volontà di chiudere definitivamente la porta del passato gettando tutti i sassi che appesantivano il mio cuore per intraprendere, con passi più sereni , il cammino della Vita.

A questo proposito le avversità che hai affrontato sono diventate forse la tua più grande risorsa. Cosa desideri raccontarci a riguardo?

- Le avversità mi hanno fatto comprendere quanta forza avessi. E’ stato un percorso lungo e laborioso, con tantissimi momenti di scoraggiamento ma quando ti trovi a un bivio dove devi scegliere se soccombere alle difficoltà o reagire, io ho preferito aggrapparmi alla vita con tutte le mie forze. Questo percorso di guarigione è stato possibile grazie alla vicinanza di mio figlio Emanuele, il mio faro, della mia famiglia, degli amici più cari e soprattutto all’ incontro di due persone che sono state fondamentali per la mia rinascita artistica: Riccardo Vitanza e Fatima Dell’Andro. Senza loro non saremmo qui a parlare di “Life Book “che è pubblicato dalla prestigiosa etichetta Decca Records e distribuito da Universal Music Italia .

Il disco è prodotto da Davide Ferrario, missato e masterizzato da Pino “Pinaxa” Pischetola e registrato presso Griffa & Figli e Frigo Studio. Come hai lavorata con loro e come siete riusciti a trovare la sintonia ideale?

- Ho avuto la fortuna di poter lavorare con un team composto da persone dove ognuna è un’ eccellenza nel proprio ambito lavorativo. Il team è stato creato da Riccardo Vitanza che mi presentò Lucia Maggi , assistente alla produzione, e Davide Ferrario . Conoscevo Davide di fama poiché ha lavorato per tantissimi anni con Franco Battiato. Con lui è scattato subito un feeling musicale ed è nata subito una sintonia artistica. Pino “ Pinaxa “ Pischetola è il massimo che si potesse desiderare al missaggio e alla masterizzazione, il mago del suono! Il disco è stato registrato nella Sala di Griffa & Figli su uno Stainway meraviglioso, il loro top di gamma, stupendo. Quando hai la fortuna di lavorare con un team composto da eccellenze non può non venir fuori un vero “gioiello”!

Ci piacerebbe che ci raccontassi i pensieri, le suggestioni e il messaggio che ci sono dietro brani come “Rosa tra le rose”, “Gocce di veleno”, “Un mare di mani”. Una triade particolarmente rappresentativa.

- “Rosa tra le rose “è la traccia che apre l’album ed è dedicata alla mia mamma che è venuta a mancare due anni fa . Lei si chiamava Rosa e i suoi fiori preferiti erano le rose. Tutto l’album è dedicato a lei . “Gocce di veleno “porta il titolo dell’omonimo libro di Valeria Benatti, scrittrice e voce di R.T.L. . Tratta il tema attualissimo della violenza sulle donne, infatti il libro narra la storia di un amore malato e della violenza fisica e psicologica che è molto subdola. Traendo ispirazione dalla lettura del libro e passando attraverso la mia esperienza personale è nata “Gocce di veleno”. “Un mare di mani “tratta un altro tema attuale quello degli sbarchi dei clandestini. Abito vicino a Pozzallo, meta di sbarchi, e ho visto dei filmanti originali di salvataggio. Sono stata malissimo nel vedere il mare di mani di questi esseri umani che cercano altre mani che li salvino dall’ annegamento. Sono scene forti e crudeli. Si dovrebbe riflettere molto a riguardo …

Quali sono invece le differenze tra questo album e “Il silenzio delle stelle”?

- Quello che si avverte subito nell’ ascoltare “Life Book “è l’ assenza di tormento che vi era ne “Il silenzio delle stelle”. Si respira, anche nelle composizioni più malinconiche, la voglia di pace e serenità interiore, pace e serenità che sono riuscita ad acquisire in questi anni non poco travagliati .

Come hai vissuto il fatto che il tuo nome è stato recentemente inserito all’interno del “Dizionario dei compositori di Sicilia”, opera del poeta e scrittore triestino Giovanni Tavčar?

- L’ essere inserita in questo dizionario la cui memoria storica va dal periodo dei greci fino ai tempi nostri mi onora immensamente e con orgoglio penso che lascerà una traccia di me ai posteri.

Dove suonerai dal vivo prossimamente?

- Dopo la presentazione ufficiale del disco avvenuta il 24 Giugno a Milano presso la Rizzoli Galleria , si stanno organizzando altre date che toccheranno le principali città italiane da nord a sud . E’ tutto work in progress.

Quali sono obiettivi a breve termine che poni davanti a te?

- Mi pongo di vivere sempre con e per la musica e di vivere in armonia con essa e con tutto ciò che mi circonda.

A che punto del tuo cammino artistico senti di essere in questo momento?

- Ho raggiunto obiettivi importanti, ho vissuto esperienze che sono andate oltre ciò che potevo sognare, ho avuto riconoscimenti internazionali importanti ma per mio carattere non mi sento “ arrivata “ e non mi adagio sugli allori . Tutto ciò che ho raggiunto con sacrificio e sudore sono solo l’inizio di un cammino appena intrapreso e di tanta gavetta ancora da fare.

Quali sono quei lati e quegli interessi personali che ad oggi sono rimasti nascosti?

- Mi affascina il mondo della medicina soprattutto il settore della ricerca e leggo riviste del settore. Sarei diventata una ricercatrice nel campo medico se il pianoforte non mi avesse “rapito “. Amo anche il cinema e la letteratura e quando voglio staccare coltivo queste mie due passioni.

Come porti avanti la tua ricerca artistica?

– Ascolto tantissima musica non solo classica ma tutti i generi dal pop al rock al jazz all’ elettronica. Allargare i propri orizzonti musicali sono motivo di arricchimento e crescita artistica.

Raffaella Sbrescia

Targhe Tenco 2019: i vincitori

vinicio capossela - ballate per uomini e bestie

TARGHE TENCO 2019 IL MAGGIOR RICONOSCIMENTO DELLA CANZONE D’AUTORE ITALIANA I VINCITORI

DISCO IN ASSOLUTO VINICIO CAPOSSELA – BALLATE PER UOMINI E BESTIE

OPERA PRIMA FULMINACCI – LA VITA VERAMENTE

CANZONE SINGOLA DANIELE SILVESTRI – ARGENTO VIVO

ALBUM IN DIALETTO ENZO GRAGNANIELLO – LO CHIAMAVANO VIENT’ ‘E TERRA

INTERPRETE DI CANZONI ALESSIO LEGA – NELLA CORTE DELL’ARBAT. LE CANZONI DI BULAT OKUDZAVA

ALBUM COLLETTIVO A PROGETTO ADORIZA “VIAGGIO IN ITALIA. CANTANDO LE NOSTRE RADICI”

17 – 18 – 19 OTTOBRE RASSEGNA DELLA CANZONE D’AUTORE PREMIO TENCO 2019

Roma, 1 luglio 2019 – VINICIO CAPOSSELA, DANIELE SILVESTRI, ENZO GRAGNANIELLO, ALESSIO LEGA, FULMINACCI e l’album a progetto ADORIZA “VIAGGIO IN ITALIA. CANTANDO LE NOSTRE RADICI” sono i vincitori delle Targhe Tenco 2019, il riconoscimento assegnato dal 1984 ai migliori dischi italiani di canzone d’autore usciti nel corso dell’anno trascorso. Gli artisti e i progetti discografici sono stati votati dalla più ampia giuria in Italia composta da giornalisti e critici musicali.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

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Notti di musica in Castello

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Notti di musica in Castello

Notti di musica in Castello

 

 

Notti di musica in Castello

Notti di musica in Castello

Si è aperta Giovedì 27 Giugno la rassegna musicale “Notti di Musica al Castello”, che terminerà il 6 settembre.

Teatro (ed è proprio il caso di dirlo), la magnifica scenografia di Castel Sant’Angelo, dove settimanalmente sono previsti due appuntamenti musicali. Il primo vede protagonista il pianoforte ed i suoi talenti, il secondo è dedicato al jazz, al pop, al folk, ed alle loro declinazioni più innovative ed interessanti, soprattutto in ambito di eccellenti emergenze del panorama della musica nazionale ed internazionale, che si alterneranno a nomi che godono maggior notorietà.

Ad inaugurare la stagione, il giovanissimo pianista Italo Turco Francesco Taskayali, incredibile talento cresciuto tra Roma e Istanbul, dove da bambino mosse i suoi primi passi sul pentagramma. Ed è tra i ricordi di quei paesaggi e le esperienze recenti sul Lago di Paola, dove lo scorso anno tenne un concerto su una zattera, che scivolano le eclettiche ed originali composizioni del giovane pianista destinato sicuramente a far parlare molto di sé, oltre che per la bravura e la capacità comunicativa, anche per un particolare stile di vita, tutto incentrato sulla ricerca musicale, un poco distante dal moderno modo, a volte snaturato dai social, di intendere il rapporto con il pubblico (simbolica la richiesta di firmare il libro dei concerti, invece di lasciare un commento su Facebook).

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Molti i ricordi, nonostante la giovane età. E ad ogni ricordo corrisponde una nota. La vita “nomade”, tra l’Italia e la Turchia, la casa con vista sulla casa di Orhan Pamuk , desiderio di Bosforo, e la fantasia di un sensibile adolescente che andava prendendo corpo in un tessuto musicale sempre più personale e spontaneo.
Spontaneo al punto che i suoi brani non avevano titolo, e, quando divenne necessario dare loro un nome, furono le suggestioni più immediate a battezzarli. Con naturalezza, così come avevano visto la luce. Alla fine del concerto, sola composizione non originale, Taskayali si accommiata con una commovente “Caruso”, a ricordo di una sera trascorsa a Sorrento in un Hotel dove nella hall insisteva un pianoforte che la sera prima era stato suonato da Lucio Dalla.
Tante storie tante emozioni sul filo del ricordo, per un giovane emergente da guardare con molta attenzione.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Venerdì 28 giugno è stata la volta di un altro giovane talento, il riminese Federico Mecozzi, che in compagnia della sua band e con una coreografica proiezione di animazione alle spalle ha incantato la platea accaldata ma entusiasta, con composizioni anche queste originali, che sono state raccolte in un album uscito a gennaio.
AWAKENING il titolo dell’atteso cd di esordio del violinista, il più giovane direttore d’orchestra a Sanremo quest’anno, collaboratore assiduo di Ludovico Einaudi, collaboratore (ci piace ricordarlo), di Mingardi, polistrumentista, musicista di fatto da quando aveva sei anni.
C’è un poco di tutto, ma assai ben assortito in questo album, dal pop al folk, soprattutto celtico, a sonorità jazz, fino alla musica elettronica.
Un sound che arriva immediato, e pur restando raffinato, coinvolge e diverte.

La rassegna, ripetiamo, si concluderà il 6 settembre ed è caratterizzata da appuntamenti importanti.
Suggeriamo vivamente di seguirla, anche perché è possibile al costo del biglietto, visitare anche il Castello (che ispirò Puccini) in notturna, e sicuramente è un’esperienza da fare una volta nella vita.

JR

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Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

Notti di Musica al Castello: al via la stagione con i live di Francesco Taskayali e Federico Mecozzi.

 

 

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