Filippo Graziani: la recensione del nuovo album “Sala Giochi”

cover disco_Sala Giochi_crediti Fabrizio Fenucci

cover disco_Sala Giochi_crediti Fabrizio Fenucci

Quant’è bello prendersi il lusso di ritagliarsi tempo per investire energie, attenzione e ispirazione in un proprio progetto. Ancora più bello è constatare che c’è ancora chi riesce a farlo all’insegna della tranquillità e della consapevolezza. Questo è il caso di Filippo Graziani, un cantautore di 35 anni e con un cognome importante che è tornato sul mercato discografico nazionale con “Sala Giochi”, il suo secondo album nato a tre anni di distanza da “Le cose belle”. Nell’anno che osanna i dorati anni ’80, le relative sonorità e le sognanti atmosfere, Filippo decide di integrarsi in questo amalgama nostalgico utilizzando un tipo di approccio individualistico. L’estetica è quella comune ma le tematiche, figlie di sessioni di scrittura ambientate nelle colline romagnole, suonano anacronistiche con l’obiettivo di raccontare il presente in modo intenso e verace. Il pop elettronico si intreccia al cantautorato regalando un fascino casalingo a tutto il lavoro che, in effetti, profuma di artigianalità. In “Vero o no”, Graziani canta a scrive che l’amore trova sempre una strada, anche per chi non ci crede. Un punto di partenza che, in realtà, è anche quello di arrivo ma arriviamoci per gradi.

Video: Esplodere

Filippo offre molto di sé al suo pubblico e si sente. “Appartiene a te”, ad esempio, è il brano in cui il cantautore sceglie di mettersi a nudo senza perdere tempo a ragionare sui dettagli della vita. Bellissima la similitudine proposta in “Tutto mi tocca”: tutto mi tocca troppo come un nervo scoperto, scrive. Ecco: immaginatevi questa persona così sensibile da sentirsi urtata, schiacciata, manipolata, turbata, usurpata dal mondo circostante. Come vi sentireste al suo posto? Provate a fare questo esercizio, potrebbe regalarvi nuove preziose intuizioni. Questo discorso vale anche per “Mettici vita”: in ogni istante, in ogni nota, in ogni gesto. Ed ecco sopraggiungere l’amore nella parte finale del disco: quello travolgente de “La parte migliore”, quello urgente di “Esplodere”, quello indebolito dai dubbi di “Credi in me” ma soprattutto quello di “Vicini e lontani”. E poi c’’è “Vorrei”, così spontanea e trasparente, così piena di desiderio di vita e di condivisione, così autentica e reale. Infine il quesito che apre uno squarcio in tutti noi: “Dov’ è il mio posto”, un finale psichedelico per un disco che intende reagire alla frustrazione e che scava nel passato per ridare grinta al presente.

 Raffaella Sbrescia

TRACKLIST

1. Vero O No

2. Appartiene A Te
3. Il Mondo Che Verrà
4. Tutto Mi Tocca
5. Mettici Vita
6. La Parte Migliore
7. Esploder

8. Credi In Me

9. Vicini E Lontani
10. Vorrei

11. Dov’è Il Mio Posto

Ascolta qui l’album:

Radio Italia Live – Il concerto. I top e i flop

J- Ax & Fedez - Radio Italia Live - Il Concerto

J- Ax & Fedez – Radio Italia Live – Il Concerto

“Radio Italia Live – Il concerto” è l’evento che segna il vero inizio dell’estate milanese. Lasciarsi affascinare da Piazza Duomo dalle prime caldissime ore del pomeriggio, fino al sopraggiungere del fresco imbrunire prima, e del dolcissimo vento serale poi, è una goduria. A sancire questo piccolo rito, una manifestazione organizzata e portata avanti con passione da Radio Italia, in collaborazione con il Comune di Milano. Imponenti le misure di sicurezza adottate per quest’anno ma, nonostante il numero chiuso, tutto si è svolto sull’eco di un unico slogan: “La musica è più forte”. La paura è tanta ma la speranza lo è ancora di più; questo è quello su cui dobbiamo fare affidamento.

I top e i flop

  • Maestro Bruno Santori e l’Orchestra Filarmornica Italiana: Il gioiello più importante dell’evento. Impeccabili professionisti al servizio del pop. Un connubio sempre affascinante. In alcuni casi un pregio immeritato.
  • Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu: simpatici per carità ma è ora di cambiare. Veramente fastidioso quel loro vizio di impostare una frase “sfottò” e ripeterla a piè sospinto a ogni ospite.
  •  Sergio Pappalettera per Studio Pro Design: loghi, grafiche e visuals innovativi ed efficaci. Idee fresche, mai sfacciate. Ben fatto.
  • Saturnino: la sua intro al basso è fulgida. Iconico.
  •  Giorgia: Il concerto si apre subito all’insegna della qualità. Giorgia è semplicemente perfetta nella sua mise da star. La performance è da brivido: voce, passione e carisma ipnotizzano il pubblico in piazza e da casa.
  •  Benji & Fede: saranno anche tra i giovani talenti che vendono più dischi in Italia ma non ci siamo assolutamente. I due ragazzi salgono sul palco e appaiono subito spaesati commettendo diversi errori sia di intonazione che di natura tecnica. Il featuring con Annalisa aggiusta il tiro in corsa ma l’esibizione rimane deludente.
  •  Umberto Tozzi e Anastacia: lui è uno dei cantanti più amati all’estero, lei è tra le più apprezzate in Italia. Lui festeggia 40 anni di carriera, lei annuncia un nuovo album in uscita a settembre, intitolato “Evolution”. La loro versione di “Ti amo” è molto suggestiva ma non potrà mai battere l’originale. Meglio sentirli singolarmente: lui sulle note di “Gloria”, lei in “Left Outside Alone”.
  •  Lele: il vincitore del Festival di Sanremo – sezione giovani era visibilmente emozionato ma la sua esibizione è stata molto buona. Quando un giovane canta per davvero e canta col cuore si vede e si sente.
  •  Emma: alla cantante salentina manca il palcoscenico. Sarà forse per questo che sul palco di Piazza Duomo ha dato proprio il massimo. La sua esibizione è stata calda, sentita e vibrante. Brava Emma, grintosa e verace.
  • Francesco Gabbani: il vincitore del Festival di Sanremo 2017 è il reuccio di questa stagione. Il cantautore sognava da tempo di esibirsi in un contesto del genere e non si è risparmiato un attimo. Tarantolato sì ma sempre consapevole e concentrato.
  •  Alessandra Amoroso: tulle, seta, lustrini, brillantini e lacrime di gioia. La cantante è molto amata dal pubblico ed è bello vedere come lei si lasci sopraffare da queste ondate ad alto tasso emotivo.
  •  Fiorella Mannoia: trovarsi al cospetto di una professionista fa sinceramente effetto. “Che sia benedetta” dal vivo è una botta al cuore ma “Quello che le donne non dicono” cantata all’unisono non si può commentare a parole. Pelle d’oca e cuore in tumulto.
  •  Samuel: Diciamocelo pure “La statua della mia libertà” non è un buon pezzo. Almeno, non lo è se lo compariamo alle perle che sono venute fuori negli anni dalla penna del cantautore. La sua performance milanese è stata visibilmente in salita ma si è conclusa con un gesto molto significativo. Samuel ha firmato la sua camicia in diretta live, scrivendoci su “La musica è più forte”. Il capo andrà all’asta.
  •  Nek: In questi ultimi anni il cantante appare in forma assolutamente smagliante. Voce al top e sguardo luminoso rinvigoriscono le sue performance sempre molto gradevoli. Assolutamente in linea con i temi della nostra attualità è la sua canzone “Differente”: in questi giorni disumani se sorridi e stringi i denti e tutto quello che importa è rifarlo ancora un’altra volta.
  •  Elodie: se non l’avete mai vista cantare dal vivo non saprete mai che tipo di luce emana questa ragazza. Lo so, vi sembrerà un’affermazione esagerata ma se vi capitasse mai di vederla, fermatevi un attimo e fateci caso. Il pubblico sotto palco ne è rimasto affascinato.
  • J-Ax & Fedez: la piazza ha aspettato principalmente loro. Idoli e sovrani del mercato musicale italiano per tutto l’anno in corso. “Assenzio”, “Piccole cose” (insieme ad Alessandra Amoroso) ma soprattutto il tormentone “Senza Pagare” hanno fatto scatenare la piazza. Peccato per l’ossessione che Fedez ha sviluppato per le Instagram Stories. Nel corso di 10 minuti di esibizione ne avrà fatte almeno cinque. C’è qualcosa da rivedere.
  • Andrea Bocelli: un vanto italiano nel mondo. Non servono parole per descriverlo. Basti sapere che l’artista ha cantato “Nelle tue mani”, primo singolo estratto dal suo album del 2015 “Cinema” con cui ha celebrato le musiche più famose estratte dalle colonne sonore di film premi Oscar. L’altro brano è l’indimenticabile “Con te partirò”.

Il sogno si chiude così. Ritorniamo ad affrontare questo strano presente con il cuore più leggero. Prossimo appuntamento con Radio Italia Live al 30 giugno in quel di Palermo.

Raffaella Sbrescia

Un videomix dello show:

Tiziano Ferro tour 2017: il racconto del secondo dei tre concerti a San Siro

Tiziano Ferro tour 2017 - Stadio San Siro

Tiziano Ferro tour 2017 – Stadio San Siro

Il tour della consapevolezza è quello che ha portato Tiziano Ferro allo stadio San Siro di Milano per ben tre concerti. D’altronde tutto è molto chiaro fin dalle prime battute dell’introduzione: “Non concedo una seconda possibilità al cinismo, all’insistenza, alla mancanza di empatia e carità. Ho smesso di perdere tempo con ciò che mi rammarica o intristisce”, dice Tiziano attraverso un messaggio pre-registrato. Dovremmo costeggiare l’altrui sensibilità – aggiunge- osservare e parlare con misura, avere il coraggio di cambiare quello che si può e vivere la vita all’insegna dell’equilibrio. Parole nobili, certo, ma sempre più difficili da mettere in pratica. L’esercizio che Tiziano Ferro cerca quindi di farci fare è quello di riavvicinarci al prossimo in modo diretto e consapevole. Dal suo canto, l’artista mette al centro del suo show internazionale la propria voce e tutto il meglio del proprio repertorio. Niente balletti e ballerini, il cantautore mette in primo piano se stesso facendosi affiancare dagli ottimi Luca Scarpa (piano e direzione), Davide Tagliapietra e Alessandro De Crescenzo (chitarre), Reggie Hamilton (basso), Christian Rigano (tastiere), Andrea Fontana (batteria). Mastodontica la struttura del palco, largo 60 metri, con due schemi led da 20 metri e una zona centrale comprensiva di uno schermo led verticale.  Giochi d’acqua, effetti scenografici e luci di pregevole qualità hanno completato la cornice di una produzione imponente.  In qualità di soldato “senza guerra”, Tiziano è sempre stato il rappresentante di chi vive una solitudine strana, una solitudine mai troppo spiacevole eppure mai cercata. Rappresentante di chi crede nell’amore dato, speso, mai reso. Rappresentante di chi è solito mettersi in un angolo a riflettere, analizzare, meditare sul passato. Ma ora è tutto diverso, c’è un capitolo nuovo da vivere e da scrivere. Certo, non mancano i rimandi alle origini, in questo senso Ferro non si risparmia assolutamente, salta da un genere all’altro spaziando tra pop, soul, r’n’b però è chiaro che nelle canzoni più recenti c’è un’energia diversa, c’è una maturità sentimentale più spessa e più consistente.

Tiziano Ferro tour 2017 - Stadio San Siro

Tiziano Ferro tour 2017 – Stadio San Siro

Un discorso a parte va fatto per le due cover proposte in scaletta: “La fine” di Nesli e “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco. Tiziano si lascia ispirare da sensibilità completamente diverse eppure la sua permeabilità empatica lo mette in stretta connessione anche con mondi tanto distanti tra loro. A questo punto diventa semplice capire perché ci siano migliaia di persone che si sentono coinvolte a tal punto da commuoversi con il cuore in tumulto e con un fremito che attraversa la pelle in una caldissima serata di giugno. Poi succede che l’artista si fermi per un attimo e decida di godersi lo spettacolo che ha di fronte, che gli si illuminino gli occhi e che inviti una fan a salire sul palco per condividere con lui lo stesso tipo di privilegio. Che la ragazza salga sul palco e si lasci sopraffare dall’abbraccio di Tiziano che, alla fine, le dice: “Vai e prova a spiegare a qualcuno quello che si vede da questo palco perché io non ce la faccio”. Non ci è dato sapere cosa si provi in determinati momenti ma in ogni caso non sono mancati i sentiti ringraziamenti da parte di un artista che, con il trascorrere negli anni, è riuscito a capitalizzare le intuizioni del passato e a renderle spendibili in uno stranissimo ed incerto presente: “Sono arrivato a Milano da piccolo, quando ancora non avevo la minima idea di cosa avrei fatto. Quando 16 anni fa iniziai a cantare probabilmente non avrei mai creduto di tenere tre concerti a San Siro. Il punto comunque è che non ci credo ancora adesso. I miracoli esistono e questo è uno di quelli. Grazie a tutti voi per avermi cambiato la vita”.

Raffaella Sbrescia

La scaletta

SCALETTA:
Il mestiere della vita
“Solo” è solo una parola
L’amore è una cosa semplice
Valore assoluto
Il regalo più grande
Medley: My Steelo / Hai delle isole negli occhi / Indietro
La differenza tra me e te
Ed ero contentissimo
Sere nere
Xdono
Medley: Il sole esiste / Senza scappare mai più / E Raffaella è mia
Ti scatterò una foto
Medley: Imbranato / Troppo buono / E fuori è buio
Per dirti ciao!
La fine
Lento/Veloce
Rosso relativo
Stop! Dimentica
Xverso
Alla mia età
L’ultima notte al mondo
Mi sono innamorato di te
Incanto
Lo stadio

Bis:
Il conforto
Non me lo so spiegare
Potremmo ritornare

 

Fake Sugar: la potenza solista di Beth Ditto

Beth Ditto - Fire

Beth Ditto – Fake Sugar

Vulcanica e travolgente. Questa è la Beth Ditto che per 17 anni ha capitanato i Gossip. Oggi ritroviamo la cantante in veste di solista. L’occasione è l’uscita dell’album “Fake Sugar”, pubblicato su etichetta Virgin Records. Frutto della collaborazione con Jennifer Decilveo, questo lavoro mette in risalto la vocalità di Beth ponendo l’accento su variegate sfumature di suono. Nelle dodici tracce che compongono la tracklist, Beth Ditto si muove tra passato e presente con disinvoltura e carisma. Il graffio, la sensualità, il piglio glamour del suo tocco rivestono le trame delle sue canzoni tessendo le fila di un caleidoscopico insieme di blues, pop, rock e soul. Il disco si apre con la fortissima “Fire”: cruda, carnale, innervata di “sporche” spruzzate underground. Infuocata anche “In And Out”: un’aura anni ’70 avvolge un clubbing d’èlite. Il calore del sud fa capolino nella title track “Fake Sugar” mentre la ritmica definita e avvolgente di “Savoir Faire” apre la strada a “We could run”, il brano che forse più di altri racchiude l’essenza della Beth Ditto di oggi. Calda e pulsante l’anima di “Oo la la”, superfluo “Go Baby Go”, il tributo ad Alan Vega dei Suicide. Non mancano un paio di ballate, rispettivamente intitolate “Love in real life” e “Lover”. Il brano più interessante dell’ultima parte del disco è “Do you want Me To” in cui Beth Ditto si apre al conflitto interiore esternandolo servendosi di una cornice sonora molto corposa e variegata. La tracklist si chiude con  l’onirica “Clouds” (Song for John); un modo per offrire l’ultima pennellata artigianale ad un lavoro che si presenta come un modo per scoprire i lati di Beth Ditto che fino a oggi erano rimasti un po’ in ombra.

Video: Fire

Dopo i concerti sold out della scorsa primavera a Berlino, Parigi e Londra, e la partecipazione ad alcuni Festival come il  Montreux Jazz Festival, è stato già annunciato il tour americano. L’artista farà tappa anche in Italia per un’unica data al Fabrique di Milano sabato 30 settembre.

Raffaella Sbrescia

Ascolta qui l’album:

Pier Cortese e il suo messaggio universale: “Lasciateci la fantasia”. Intervista

gallery-1492611976-lasciateci-la-fantasia-pier-cortese“Lasciateci la fantasia” è il messaggio ma anche il titolo dell’ultimo progetto discografico di Little Pier, ovvero il cantautore Pier Cortese. Pubblicato lo scorso 20 aprile, dopo il primo Ep “Little Pier e le storie ritrovate “, l’ eclettico artista ha voluto condividere e arricchire il progetto coinvolgendo artisti come Niccolò Fabi, Simone Cristicchi, Gnut, Bianco e musicisti di grande talento come Andrea di Cesare e Michele Ranieri: «Questo progetto è nato letteralmente in casa» – racconta Pier Cortese. «Quando è nata mia figlia, ho semplicemente preso le canzoni che mi cantava mio padre quando avevo tre anni e ho effettuato questo travaso familiare con lo stesso scopo per cui erano state usate all’epoca. Nel 2013 ho preso queste canzoni così com’erano e ne ho fatto un disco dopo che mia figlia e i suoi amichetti me le chiedevano ogni giorno. In seguito il progetto ha cominciato a correre sempre più veloce, anche più di quanto io stesso potessi immaginare. A quel punto ho riflettuto sulla possibilità di rivolgermi ad un pubblico diverso prendendomi una pausa dal percorso di cantautore per dedicarmi ad un discorso legato a dei temi a me molto cari: la natura e gli animali, il rispetto per l’ambiente e le persone, i sentimenti, la fantasia e la creativita, l’aldiqua e l’aldila, la storia e l’ironia».

Il risultato di questo progetto è un concerto illustrato semplice ma efficace, un percorso ricco incentrato sulla compartecipazione, un modo immediato per arrivare al cuore dei bambini ma anche degli adulti senza sovrastrutture. Le canzoni e le storie raccontate diventano subito familiari e prendono vita grazie alle illustrazioni live di Mauro Delli Bovi: «Due anni fa sono stato a New York in veste di rappresentante della scuola italiana e ci sono ritornato anche quest’anno» – spiega Pier Cortese. «Ecco perché mi sono deciso ad incidere un altro disco, è stata un’ impresa veramente complessa visto che essere semplici è la cosa più complicata al mondo però sono molto contento del risultato. Ho coinvolto tanti amici, con cui mi trovo bene a prescindere. Niccolò Fabi, Simone Cristicchi, Claudio Gnut, Bianco hanno tutti un tipo di sensibilità simile alla mia. Con Niccolò e Simone ho condiviso tante cose, sono corsi subito da me, c’erano anche nel primo capitolo e mi hanno motivato molto». Il tour sta toccando scuole, teatri, piazze, festival dedicati all’infanzia e iniziative sociali. Ma non è tutto. A 40 anni appena compiuti l’artista si sente pronto al grande salto di qualità: «Mi sono preso una lunghissima pausa ma adesso comincia ad essere troppo lunga. In questi anni ho fatto in modo di non forzarmi a fare cose che non mi piacessero, ho avuto la fortuna di sperimentare tante cose diverse e raccogliere cose nuove da potare nello zaino. Ho aspettato, forse troppo però ora ho bisogno di tirare fuori un po’ di cose. Qualcosa di importante bolle in pentola, questo è il momento buono per tirare fuori il mio disco e spero di riuscirci. Ho delle aspettative alte e desidero fare proprio un buon lavoro».

Raffaella Sbrescia

Little Pier – Lasciateci la Fantasia

Tieniti forte: il nuovo equilibrio di Marco Carta. Intervista

Cover album Tieniti forte

“Tieniti forte” è il titolo del nuovo album di inediti di Marco Carta. Pubblicato per Warner Music lo scorso 26 maggio, l’album è stato anticipato dal singolo “Il meglio sta arrivando” e si compone di dodici brani che, in modi diversi, affrontano un discorso lineare. Marco è cresciuto, è cambiato, ha acquisito nuove consapevolezze e oggi lo ritroviamo più bilanciato e desideroso di proporsi con un messaggio preciso. Non solo ballads ma anche brani up tempo per affrontare diverse tematiche da un medesimo punto di vista. Giunto a circa un anno di distanza dal precedente lavoro “Come il mondo”, questo disco vorrebbe scardinare i pregiudizi che da tempo accompagnano il percorso di Marco Carta che racconta: «Tutto è partito da una forte esigenza di cambiamento. In virtù di questa mia voglia di evoluzione, ho sentito il bisogno di lavorare con nuove persone. Nel corso del tempo sono cambiato e così anche le mie esigenze, soprattutto quelle professionali. Parto col dire che il precedente album “Come il mondo” è stato lavorato in due anni e, dato che in questo lasso di tempo chiunque subisce dei cambiamenti, quando è uscito non mi ci rispecchiavo. Per questo ed altri motivi, ho scelto di lavorare con nuove persone. In genere sono molto epidermico e raramente mi sbaglio. Non ho mai lavorato tanto serenamente e in modo spedito. Tengo comunque a sottolineare che questa non è una critica al team precedente».

Chiarito questo primo punto, l’artista entra nello specifico del disco: «Il primo step di questo percorso è stato il singolo “Il meglio sta arrivando”» – spiega – «Si tratta di un pezzo uptempo, un electro-pop molto estivo e fresco che rispecchia pienamente la mia necessità di cambiare stile. Non volevo più fare solo ballate, volevo sentirmi completamente a mio agio». A proposito del ricorrente concetto del tenersi forte, Marco specifica: «Questo concetto è presente in diversi momenti nell’album. C’è sempre qualcosa a cui tenersi forte. In questo momento della mia vita, per esempio, il tenermi forte vuol dire tenermi stretto alla mia famiglia e alle piccole cose che in genere davo per scontato. Il tempo non è infinito, ci vuole coraggio per guardare in faccia la realtà». Un legame, quello con il tempo, che Marco sente molto forte, la testimonianza è tangibile nel brano “Dove il tempo non esiste”: «La canzone ha un riferimento molto chiaro al tempo e a come lo vivo. Il vero momento di svolta in questo senso è stata l’esperienza a L’Isola dei Famosi. In quel contesto ho sentito la mancanza dei miei cari. Una volta tornato a casa, ho cambiato tante cose nella mia vita e soprattutto nei confronti della mia famiglia. Pensavo che una volta rientrato in Italia avrei dimenticato certi pensieri, invece mi è rimasto tutto dentro». A questo proposito, Marco Carta si sofferma a lungo sul tema legato all’uso delle tecnologie: «In “Solamente la pelle” parlo del punto di non ritorno a cui siamo arrivati. Abbiamo perso la carnalità, quel contatto fisico che prima c’era e faceva davvero la differenza. Oggigiorno siamo un po’tutti malati di tecnologia e con questa canzone vorrei far riflettere sull’importanza di riavvicinarci alla realtà».

Marco Carta

Marco Carta

Alla luce di questi cambiamenti e delle nuove consapevolezze acquisite, lo stato d’animo di Marco Carta è di quelli che si sentono pronti a nuove sfide: «Il cambiamento fa sempre paura. Mi faccio tante domande ma i miei fan mi hanno già dimostrato una forte vicinanza. Anche il supporto delle radio mi sta incoraggiando. Oggi, dal punto di vista personale mi sento molto più concreto e determinato. Ho capito che devo ascoltarmi di più, talvolta ho perso tempo a non farlo lasciandomi condizionare. Anche professionalmente mi sento maturato. Grazie a questi anni di esperienza il mio orecchio è più attento a tutto. Anche durante i mesi di lavorazione dell’album sono stato in studio e ho vissuto una forte crescita. A questo punto, vorrei avere la possibilità di far vedere quello che sono  diventato anche se c’è ancora un certo pregiudizio nei miei riguardi. Non rinnego Amici, anzi, non posso che ringraziare il talent perché se sono quello che sono oggi è anche grazie al programma. Al pubblico vorrei dire questo: ascoltatemi senza pregiudizi, sentite cosa ho da dirvi!».

Raffaella Sbrescia

Ascolta qui l’album:

Prehension: il minimalismo confortevole di Joep Beving

Joep Beving

Joep Beving

Malinconia intesa come protensione ricettiva dell’anima. Questa è l’essenza di “Prehension”, il nuovo lavoro del pianista olandese Joep Beving il cui suono si muove con disinvoltura tra neoclassicismo e minimalismo. Musica alta ma fruibile è quella composta dal musicista dal tocco gentile. Senza l’ausilio dell’elettronica, l’artista si destreggia tra titoli ispirati ad un repertorio classico ma si rivolge ad un pubblico semplice. Il suo suono intende essere confortevole in modo essenziale: Beving pesca a piene mani dall’impressionismo classico ma anche dalla più contemporanea new age, alterna note rapide a note complesse creando un’atmosfera di tipo meditativo. Si comincia con “Ab ovo” in cui tutto il discorso viene racchiuso in momento unico e definitivo. Si continua con il flusso lunare con “Kawakaari” che ci immette nell’evanescente inconsistenza di “Impermanence”. Il nucleo dell’album si annida in “A heartfelt silence”, “Le souvenir des temps gracieux” e “Pippa’s theme”: la triade in oggetto spicca per delicatezza ed eleganza mai troppo forzata. Il piglio malinconico e solitario s’interseca con la solarità propositiva di “432” e la conclusiva “Every ending is a new beginning”, brano con cui Joep Beving porta a compimento un discorso strumentale di tipo circolare, capace di trovare una propria collocazione semantica in tanti contesti diversi.

Raffaella Sbrescia

Ascolta qui l’album:

One Love Manchester: la responsabilità politica dei divi del pop diventa realtà

One-Love-Manchester

One-Love-Manchester

La musica è da sempre la nostra ancora di salvezza. Oggi, più che mai, questa verità diventa certezza assoluta. Lo è in un momento in cui tutto ci sembra oscuro, incerto, annebbiato. Lo è dopo aver visto che nonostante la violenza e il terrore, siamo ancora pronti a riunirci per ballare e cantare tutti insieme. Lo è all’indomani del più grande concerto pop di tutti i tempi che ieri sera ha avuto luogo a Manchester in seguito al terribile attentato che, lo scorso 22 maggio ha spento decine di giovani vite, proprio dopo il live della giovane stella del pop Ariana Grande. In 10 giorni è stato messo su un evento di proporzioni imponenti che ha coinvolto i più grandi nomi della musica “leggera” internazionale per dare un messaggio chiaro e inequivocabile: noi ci siamo e non ci fermeremo. Il concerto, trasmesso in 43 paesi, ha chiamato a raccolta migliaia di spettatori che hanno deliberatamente sfidato la paura e l’angoscia, che hanno voluto godersi ogni attimo di questa celebrazione della vita e della rinascita. Vedere come quella che abbiamo imparato a conoscere e riconoscere come musica semplice, quella che nasce per essere cantata sotto la doccia, per essere ballata con gli amici in discoteca, per essere “cotta e mangiata” in un paio di mesi, si sia trasformata in uno strumento politico fa sinceramente impressione.

One Love Manchester

One Love Manchester

Sul palco di Manchester sono salite le stelle del pop per farsi carico di una nuova responsabilità, per acquisire consapevolezza della propria influenza sulle coscienze, per dimostrare che il pop non è solo finzione e banalità bensì espressione della gioia di vivere nella sua forma più pura. Al centro della scena, la coraggiosa Ariana Grande che ha fortemente voluto tornare sul palco per rispondere in maniera concreta ad uno shock devastante. Al suo fianco Justin Bieber, Miley Cyrus, Niall Horan dei One Direction, le Little Mix, Katy Perry, Pharrell Williams, Usher, Black Eyed Peas, Imogen Heap, i Take That, Robbie Williams, i Coldplay e Liam Gallagher. Non sono mancati i messaggi di sostegno da parte dei più noti personaggi pubblici della musica, dello sport e dell’intrattenimento globale. Il tutto per celebrare la vita, la libertà, la gioia e l’amore.  Non avremmo mai immaginato che ballare, cantare e divertirsi potesse trasformarsi in un atto politico, un atto di protesta e diribellione e invece questo è il punto in cui ci siamo ritrovati. Siamo arrivati a temere per la vita di chi decide di andare a un concerto, a farsi una passeggiata o un semplice viaggio ma, sebbene sarà davvero difficile riuscirci, non potremo darla vinta a chi vuole trasformarci in sudditi del terrore, non potremo abituarci alla morte e all’incertezza. Dovremo, bensì, fare appello a tutte le nostre risorse per ritrovare noi stessi e i nostri simili, stringerci l’uno all’altro e avere cura di noi stessi; qualunque cosa accada.

Raffaella Sbrescia

Relaxer: il nuovo album degli Alt J è pronto a confondervi le idee

alt-J-Relaxer

alt-J-Relaxer

Che cosa vuol dire saper conquistare i premi della sfera “alta” e la scena “mainstream” quando nel frattempo si continua a produrre musica che non segue correnti, mode e generi? La risposta la conoscono gli Alt J che, con il nuovo album “Relaxer” piazzano un altro bel colpo all’interno della propria discografia attraverso una elegante commistione di progressioni ritmiche, chitarre e fiati che lasciano l’ascoltatore incerto sul pronunciarsi. Diversi ascolti sono necessari per poter cogliere le sfumature, gli accenni e gli stravolgimenti di alcuni classici ma anche le progressioni proposte negli inediti. Gli Alt J lavorano per sottrazione ma sempre con l’intento di sorprendere: questo è quanto avviene in “3WW”, uno dei brani più interessanti del disco. Il piglio classic rock insito in “Hit me like that snare” conquista l’ascoltatore con la sua energia profumata di grunge. Due i rifacimenti: uno è “House of the rising sun” in cui tastiere, chitarre e melodia vengono solo accennate, l’altro è “The auld triangle”, incorporato all’interno di “Adeline”. L’ipnotico fascino di “Deadcrush” funge da spartiacque prima che il sipario cali con il sopraggiungere di “Pleader” che, nel sancire l’indefinibilità del  progetto in essere, ne decreta il pieno valore artistico.

Raffaella Sbrescia

 Ascolta qui l’album:

‘Know No Better’: l’estate dei Major Lazer è a tutto ritmo. Pubblicato il nuovo Ep

Major Lazer ph Shane McCauley

Major Lazer ph Shane McCauley

I Major Lazer (trio composto da Diplo, Jilionaire e Walshty Fire) pubblicano oggi a sorpresa un EP di 6 nuove tracce intitolato ‘Know No Better’, accompagnato dal singolo omonimo ‘Know No Better’ featuring Travis ScottCamila Cabello e Quavo—ascolta qui here.

L’EP arriva dopo 2 anni dall’uscita dell’album che ha cambiato la storia della band ‘Peace is the Mission’, ed espande i confini dei suoni esplorati dal trio traendo ispirazione dai loro viaggi in Pakistan, Cuba, Sud America, Africa sempre con un occhio alle radici della loro terra di provenienza.

‘Know No Better’ vede i ML collaborare con artisti da tutto il mondo che condividono la loro mission di“rendere il mondo più piccolo creando un party sempre più grande”. E quindi ecco da Trinidad il “collega” di Jillionaire, Machel Montano mentre gli artisti giamaicani Busy SignalSean Paul e Konshens vanno ad affiancarsi al loro connazionale Walshy Fire. E come sempre l’americano Diplo, porta la sua sensibilità da giramondo prendendo tutti questi suoni globali e fondendoli nella musica dei ML.

Il trio mette queste caratteristiche in primo piano mescolando i contributi dei vari artisti coinvolti  in un suono unico. ‘Buscando Huellas’ featuring J. Balvin e Sean Paul è un tormentone reggaeton, mentre ‘Particula’  dagli accenti afro beat  vede il featuring del rapper Sud Africano Nasty C dei nigeriani Ice PrincePatoranking e di Jidenna. La superstar dancehall Busy Signal, collaboratore di lunga data dei ML, fornisce i suoi vocals per ‘Jump’, mentre ‘Sua Cara’ registra la presenza delle icone brasilianae Anitta e Pabllo Vittar ed è unfluenzato da elementi di samba. La chiusura caraibica dell’EP ‘Front of the Line’ vede invece il featuring della star della soca Machel Montano affiancato dalla legenda dancehall Konshens. Contributi a livello di produzione su ‘Know No Better’ anche da artisti come Jr. BlenderBoaz van de BeatzKing HenryMaphorisa ed altri ancora.

Il nuovo EP fa seguito, andando in ordine a ritroso, ai succesi di ‘Run Up’ featuring PARTYNEXTDOOR and Nicki Minaj( DISCO D’ORO in Italia)‘Cold Water’ featuring Justin Bieber and MØ (4 DISCHI DI PLATINO), ‘Light It Up’ feat Nyla (4 DISCHI DI PLATINO)  ‘Powerful’ feat EllieGoulding & Tarrus Riley (DISCO DI PLATINO)  e l’indimenticabile ‘Lean On con DJ Snake e MØ,  una delle canzoni di maggiore successo di tutti i tempi, che  in Italia ha totalizzato ben 7 DISCHI DI PLATINO.

Da ricordare inoltre il documentario dei  Major Lazer Give Me Future, girato durante il loro storico show del 2016 all’Havana a Cuba davanti a 400.000 persone e che è stato presentato nel 2016 al  Sundance e verrà pubblicato quest’inverno

KNOW NO BETTER TRACKLIST

1.Know No Better (feat. Travis Scott, Camila Cabello & Quavo)
2. Buscando Huellas (feat. J Balvin & Sean Paul)
3. Particula (feat. Nasty C, Ice Prince, Patoranking & Jidenna)
4. Jump (feat. Busy Signal)
5. Sua Cara (feat. Anitta & Pabllo Vittar)
6. Front of the Line (feat. Machel Montano & Konshens)

Next Posts
TicketOne