Paola Turci presenta il nuovo album “Il secondo cuore”. Intervista

Paola Turci - Il secondo cuore- cover album

Paola Turci – Il secondo cuore- cover album

“Il secondo cuore” è il nuovo album di inediti di Paola Turci. Prodotto da Luca Chiaravalli su etichetta Warner Music Italy, il nuovo progetto discografico della cantautrice romana arriva dopo la trionfale partecipazione della cantautrice romana al 67esimo Festival di Sanremo e rispecchia un momento molto bello della sua vita. Le 11 tracce realizzate in co-scrittura con Giulia Ananìa, Marta Venturini, Fabio Ilacqua, Niccolò Agliardi, Enzo Avitabile, lo stesso Chiaravalli e Fink testimoniano una lavorazione fatta di incontri felici e ispirati. Paola Turci fa pace con la parte più inquieta di sé, si lascia finalmente andare e ce lo racconta lei stessa.

Intervista
Ciao Paola, il tuo ritorno discografico è tra i più attesi di questa stagione. Come ti senti?
Questo è il disco che non ho mai fatto, è il frutto della realizzazione di me stessa. La musica mi riappacifica con me stessa, mi dà stimoli nuovi. Questo è un album di co-scrittura, un ‘esperienza che mi fa sentire forte, che mi ha permesso di avere un confronto affermando anche me stessa al contempo. Prima avevo difficoltà nell’affrontare persone, pensieri, caratteri, personalità diverse da me. Qui ho avuto la fortuna di avere confronti molto aperti, gentili, costruttivi con persone che mi amano e che mi vogliono bene. Uscita dal limbo e presa di coscienza sono i movimenti che fanno da filo conduttore un po’ a tutti i brani di questo album. In ogni canzone c’è la mia storia, mi sono finalmente lasciata andare, ho riaperto le chiusure, ho superato le paure che avevo nello scrivere. Insomma questo è un disco felice che afferma il mio stato d’animo, la mia situazione attuale.

Tutto nasce dalla tua prima canzone in dialetto “Ma dimme te”
Sì, questa è la prima canzone che ho realizzato per questo disco ed è anche la miccia che ha acceso il tutto. Quando ho ritrovato la Warner Chapell, mi sono stati fatti i nomi di alcuni autori con cui poter lavorare e mi sono scoperta subito entusiasta di lavorare in co-scrittura. Nello specifico ho lavorato con Giulia Ananìa e Marta Venturini. Visto che Giulia abita vicino a casa mia, un giorno mi è venuta a prendere a casa e, mentre ero in macchina con lei per andare in studio, abbiamo cominciato a parlare dell’idea di scrivere una canzone in romanesco, si trattava di una cosa che volevo fare da diverso tempo. Ho pensato a Gabriella Ferri, Anna Magnani, Chavela Vargas, quindi ci siamo messe a scrivere. Io ero con la mia chitarra, lei era al pc e in un paio d’ore è venuta fuori questa canzone che ho subito cantato e registrato. Ero un fiume in piena, sono partita da un semplice la minore, così come si sente nel disco. Questa canzone rappresenta un po’ quello che è per me la musica: impatto emotivo fortissimo, un rapporto viscerale con le mie radici. Scriverla è stato facile perché ho attinto alla vita, ad un’icona che mi ricorda mia nonna, a quel tipo di donna forte che ha sofferto nella vita. La canzone è nata da una poesia di Giulia Anania, intitolata “L’amore è un accollo” e subito mi sono immaginata un interlocutore, ho pensato a un rappresentante della romanità con un fascino di quelli da playboy e ho subito contattato Marco Giallini perché secondo me era perfetto.

Un ruolo chiave l’ha svolto Luca Chiaravalli…
Luca Chiaravalli è stata la scoperta della mia vita, ha una vitalità, un’energia, una gioia di vivere che mi hanno contagiata. Ci siamo parlati tantissimo e ci siamo sentiti molto uniti. Ho sempre amato le persone che hanno fatto delle loro difficoltà un punto di forza, le persone grate alla vita, Luca è così e anche io sono così. Penso che tutto quello che arriverà da adesso in poi sarà un grande regalo. Per ora aver fatto pace con la me più inquieta è un grande regalo. In questo disco ho cantato come non ho mai cantato, ci siamo emozionati insieme, è stato un incanto dopo l’altro, non smettevamo di sorprenderci di come stessero venendo fuori queste canzoni dirompenti anche per noi.

In che senso hai cantato come non hai mai fatto?
Luca ha messo in evidenza quella parte di me che è emersa quando ho cantato “Ma dimme te”. La prima volta che ho cantato “Fatti bella per te” nella tonalità che ha scelto lui temevo mi andasse via la voce, il giorno dopo in uno studio affittato al volo di domenica a Roma, ho cantato con poca voce ma Luca era felicissimo e quella voce è rimasta. Nel disco ci sono molte take che hanno una voce alla buona la prima.

Paola Turci ph Luisa Carcavale

Paola Turci ph Luisa Carcavale

Cosa ci racconti di “Ci siamo fatti tanti sogni” scritta insieme a Diego Calvetti?
Questa canzone mi ha sorpreso molto perché voleva raccontare una cosa ma ha finito per raccontarne un’altra. Il fulcro è una storia che non riusciva a risolversi e che ho vissuto in prima persona. Con Calvetti l’idea iniziale era più legata al sociale.

Come mai hai scelto di inserire la cover di “Un’emozione da poco” anche nell’album?
Questa canzone mi è venuta in mente dopo “Fatti bella per te”, ho pensato a una canzone che avesse grinta, che fosse struggente ma che mi permettesse anche di esprimere le mie capacità interpretative. Canto spesso certe canzoni che uno non si aspetta che io canti.

Sfrecciano i ricordi tra grovigli di emozioni nel testo de “La vita che ho deciso”…
Questa canzone è dedicata alla musica e ripercorre un po’ delle immagini di me piccola, di me in crescita. Man mano che scorrono le immagini il cuore e fulcro di tutto rimane sempre la musica. La musica davanti al mare di Porto Ercole, la spiaggia dove sono sempre andata, dove ho cominciato a suonare è un’immagine che mi porto dentro ed è la più bella che ho, quella che mi fa sognare davvero.

Una delle canzoni più vicine alla tua storia è “Combinazioni”
Dopo anni io e Niccolò Agliardi siamo riusciti a scrivere insieme. Lo conosco fin dai miei esordi, veniva ai miei concerti e poi diventato un grande autore. Stavolta ha fatto centro probabilmente grazie al libro che ho scritto e alla storia che ho reso pubblica. Nel testo ci sono dei precisi rimandi alla mia vita tra imprevisti, coincidenze e sliding doors.

Come è nata la collaborazione con Fink?
Questa è l’ultima canzone che abbiamo scritto in questo disco. Anche qui c’è stata una combinazione felice: ho conosciuto Fink un paio di anni fa, l’ho visto in concerto a Roma, sono andata a salutarlo in camerino e in quell’occasione mi ha proposto anche di fare qualcosa insieme chiedendomi se cantavo anche in inglese. Successivamente ho fatto un disco antologico quindi ho lasciato stare fino a quando un giorno in studio Luca Chiaravalli mi ha parlato proprio di lui. Un attimo dopo ho scritto a Fink proponendogli di venire a Roma per un paio di giorni per provare a fare qualcosa insieme liberamente. Lui ha subito accettato, è arrivato in studio e abbiamo cominciato a scrivere il pezzo firmandolo in 4. Sublime è un aggettivo altissimo che a me fa molto effetto.

A proposito di incontri, molto importante è stato quello con Enzo Avitabile
L’incontro con Avitabile è stato determinante perché ha fatto sì la mia più grande passione diventasse il titolo del disco che è tratto proprio dal suo testo “Nel mio secondo cuore”. Dopo i miei esordi, io ed Enzo ci eravamo persi, gli scrissi un tweet quando ascoltai “Lotto infinito”, lui lo lesse e mi cercò dichiarandomi la sua stima; un fatto reciproco che ci ha dato la voglia di fare le cose insieme. Questo, per noi, è un anello di congiunzione.

Cosa è cambiato all’interno del tuo percorso?
Tutto è successo in un breve lasso di tempo che a me è sembrato lunghissimo. La scrittura del libro “Mi amerò lo stesso” mi ha aperto una nuova prospettiva. Poi il ritorno in scena con il monologo ha segnato l’avvio di un vero e proprio percorso.

Qual è stato l’ostacolo più grande per te?
Togliermi i capelli dalla faccia. Nascondermi mi ha fatto soffrire fino a quando non ho trovato il coraggio di dichiararlo.

Come hai vissuto questo Festival di Sanremo?
Quando scrivi una canzone è inevitabile che il punto di partenza sia l’autoriferimento. “Fatti bella per te” contiene un messaggio preciso, mostra il mio sentire e il mio essere. Sarà per questo che il pubblico ha recepito in maniera forte la mia credibilità, la mia storia sostiene la canzone, in ogni caso non mi aspettavo una reazione così forte e così bella. A Sanremo ero molto concentrata. Ho voluto godermi il momento e fare le cose al meglio per poter trasmettere questo mio momento di equilibrio. A 53 anni mi sento più a fuoco, più forte e più leggera di prima.

Il prossimo 11 aprile ti esibirai sul palco del Teatro Manzoni a Bologna, a favore della Fondazione Francesca Rava NPH Italia insieme a Paolo Fresu. Cosa stai preparando?
Ho incontrato la Fondazione grazie a mia sorella Francesca che opera da anni al suo interno. Mi ha portato 3 volte ad Haiti e ogni volta che mi chiede di fare qualcosa, rispondo sempre con grande slancio. Stavolta abbiamo coinvolto anche Fresu. Mentre 4 anni fa facemmo un concerto a Firenze improvvisando tutto il tempo, questa volta faremo qualcosa di più strutturato. Paolo ha un grande cuore, è venuto anche lui ad Haiti e faremo qualcosa di molto speciale.

Come ti trovi a cantare senza chitarra?
La chitarra è sempre stata la mia coperta di Linus. Ai primi tempi della mia carriera quando suonavo senza strumento mi sentivo agitata, mi muovevo in continuazione, oggi invece sento tanta forza e, anche da ferma, percepisco una carica che mi travolge e che mi spinge verso il pubblico. Non vedo l’ora di suonare sul palco e sprigionare tutta questa intensità.

Raffaella Sbrescia

Dal 31 marzo Paola Turci incontrerà i fan negli store delle principali città italiane : il 31 Marzo a ROMA (Feltrinelli, Via Appia Nuova, 427 – h. 18.00),  l’1 Aprile a  FIRENZE (Feltrinelli Red, Piazza della Repubblica  – h. 17.00); il 2 Aprile a  BOLOGNA (Mondadori, Via Massimo D’Azeglio, 34,a – h. 18.00), il 3 Aprile a TORINO (Mondadori, Via Monte di Pietà, 2 ang. Via Roma – h. 18.00); il 4 Aprile a  MILANO(Feltrinelli, Piazza Piemonte, 2 – h. 18.30); il 5 Aprile a  NAPOLI (Feltrinelli, Piazza dei Martiri – h. 18.00); il 6 Aprile a  BARI (Feltrinelli, Via Melo, 119 – h. 18.30); e il 7 Aprile a  PALERMO (Mondadori – Via Ruggero Settimo, 16 -h. 18.00).

Da maggio Paola Turci sarà in tour per importanti eventi live:

SABATO 6 MAGGIO – TODI – Teatro Comunale (data zero)

MARTEDI’ 9 MAGGIO – Roma, Auditorium Parco della Musica

MARTEDI’ 16 MAGGIO – Fermo, Teatro Dell’Aquila 
MERCOLEDI’ 17 MAGGIO – Trento, Auditorium Santa Chiara

LUNEDI’ 22 MAGGIO – Milano, Auditorium La Verdi - Fondazione Cariplo

MARTEDI’ 23 MAGGIO – Reggio Emilia, Teatro Valli

MERCOLEDI’ 24 MAGGIO – Vicenza, Teatro Comunale
DOMENICA 2 LUGLIO – Torino, Festival d’Estate c/o Piazzetta Reale

VENERDI’ 11 AGOSTO – Marina di Pietrasanta (LU), Teatro La Versiliana

 Video: Fatti bella per te

Dua Lipa live al Tunnel Club di Milano: the next big thing del dark pop

 

Dua Lipa @ Tunnel Club - Milano ph Francesco Prandoni

Dua Lipa @ Tunnel Club – Milano ph Francesco Prandoni

Dua Lipa è finalmente arrivata a Milano. Il suo show al Tunnel Club è stata una vera sorpresa e vi raccontiamo perché. La giovane cantante, poco più che ventenne, di origini kosovare, si è fatta conoscere in Italia e sulla scena europea grazie al riuscitissimo singolo “Be the One”. Forte di un timbro vocale caldo, sensuale e potente, Dua padroneggia il palco con grazia e naturalezza. Le ritmiche dei suoi brani, di cui alcuni non sono stati ancora pubblicati, spaziano moltissimo tra echi hip hop, dub, rock e dark pop. Appassionata ed avida ascoltatrice, Dua ama lasciar confluire richiami e frequenze sonore nei suoni brani che toccano spesso tematiche legati a delusioni sentimentali o comunque a fatti autobiografici. Stranisce scoprire come questa giovane artista abbia deciso di prendersi tutto il tempo necessario per pubblicare il suo album d’esordio. La sua idea è quella di raccogliere il meglio della propria produzione per un debutto a regola d’arte. A giudicare da quanto visto e ascoltato dal vivo, possiamo tranquillamente dire che siamo di fronte ad una ragazza che ha molto da dire al suo pubblico e, a giudicare dai super produttori con cui lavora (Emile Haynie, che ha collaborato con Lana Del Rey, e Andrew Wyatt) è evidente che abbia da dirne anche a loro. Non rimane che attendere, ne varrà sicuramente la pena.

 Raffaella Sbrescia

Video: Blow your mind (Mwah)

La scaletta del concerto

Last Dance

Dreams

Bad Together

Room For 2

Blow Your Mind (Mwah)

Want To

Thinkin’ Bout You

New Love

Running

Genesis

Be the One

Encore:

For Julian

Hotter Than Hell

Benji & Fede presentano l’album “0+”: “Siamo qui per rimanere, abbiamo tanta voglia di fare”

Benji & Fede

Benji & Fede

Esce oggi, venerdì 21 ottobre, “0+” il nuovo e secondo album di Benji & Fede a poco più di un anno di distanza dal loro album di debutto. L’album contiene 11 tracce inedite comprensive di alcuni interessanti duetti con Max Pezzali, Annalisa e la giovanissima cantautrice inglese Jasmine Thompson. Realizzato tra l’Italia, la Norvegia, la Finlandia e nei vari viaggi che questo anno straordinario ha comportato, “0+” è un lavoro molto personale che racconta di vita, di amore, dei loro incontri e delle loro avventure. È un album che nasce dalla collaborazione di Benji & Fede con giovani autori e produttori stranieri, dalla loro interazione con realtà diverse che hanno reso possibile la creazione di un movimento generazionale capace di elaborare  sonorità nuove, ora più elettroniche,ora più acustiche.

Intervista

Come avete lavorato a questo nuovo album?

Abbiamo lavorato in Norvegia e Finlandia con dei produttori giovanissimi. Abbiamo appreso un nuovo metodo di lavoro che ci ha reso partecipi di ogni singola fase di lavorazione. Buttavamo già testi e melodie e alla sera sapevamo che la canzone sarebbe stata completa. Questo disco non rappresenta nulla di rivoluzionario ma rappresenta sicuramente un importante passo in avanti nel nostro percorso.

A cosa dobbiamo la scelta di un titolo tanto originale?

Abbiamo cercato questo titolo a lungo. Una sera all’improvviso ho chiesto a Fede che gruppo sanguigno avesse e, dopo le doverose indagini, abbiamo scoperto che era lo stesso del mio. Abbiamo pensato che fosse il modo giusto per suggellare il nostro rapporto di fratellanza.

E i suoni?

Le canzoni nascono sempre in acustico, la direzione è più elettronica ma l’intelaiatura è sempre quella.

Si evincono nuove sfumature nella voce di Fede...

Il cambio del modo di cantare è stato nuovo. Per il brano “Forme geometriche”, il testo profondo ha richiesto più esperienza vocale.

Che tipo di atmosfera c’era in Scandinavia?

Ci siamo trovati benissimo a livello umano. In Nord Europa parlano benissimo l’inglese e non abbiamo avuto problemi con la lingua; nemmeno Fede che non è madrelingua. Ogni mezz’ora i produttori ci chiedevano i testi, loro erano molto più concentrati sui suoni e sulle ritmiche, per noi che abbiamo un approccio più cantautorale e quindi classico, la cosa ha significato unire due mondi.

Che tipo di aspettative avete?

Non abbiamo la pretesa di piacere a tutti, siamo soltanto al secondo disco. Il cammino è ancora lungo man mano speriamo che ci siano sempre più persone che apprezzino la nostra musica . Il disco è coerente con quello che siamo. Certo, non è il disco della vita ma la nostra grande paura è quella di deludere le aspettative delle persone.  Vogliamo dimostrare che siamo qui per rimanere, abbiamo tanta voglia di fare.

E quanto riguarda la scrittura dei brani?

A livello creativo siamo felici che ci siano molte più canzoni scritte da noi. Le aspettative del pubblico non ci hanno influenzato, siamo soddisfatti di questo lavoro. Per questo disco, a differenza del precedente per il quale ci hanno mandato diversi scarti, ci sono arrivati tantissimi brani; avevamo la casella mail praticamente colma. Otto canzoni le abbiamo scritte con il metodo “one song a day” mentre “Quando si rimane da soli e “Amore Wi Fi” le abbiamo scelte perché, sia i testi che le rispettive sonorità, ci rispecchiavano.

 Da qualche parte c’è anche un brano in inglese?

Sì non abbiamo voluto inserirlo in questo disco. Abbiamo escogitato un modo per proporlo comunque al pubblico inoltrandolo ad una piattaforma streaming.

E con lo spagnolo?

In inverno comincerà l’avventura in Spagna e America Latina. Vediamo che succederà…

Il duetto con Max Pezzali è tra i brani più amati del disco…

Il pensiero di poter cantare il pezzo insieme a Max ci è parso fin da subito un bellissimo sogno fa realizzare. Siamo cresciuti ascoltando le canzoni degli 883 e siamo stati felicissimi del suo entusiasmo. Max parla della sua generazione, noi della nostra. Lui cita i vinili, dice che cose che non avremmo mai potuto scrivere. Max è un punto di riferimento da sempre ed è una figura di grande supporto per i giovani; indubbiamente un esempio da seguire.

Di respiro internazionale il duetto con Jasmine Thompson in “Forme Geometriche”

Abbiamo conosciuto Jasmine in occasione di un nostro video-cover per il suo brano “Adore”. Per questo brano volevamo un ritornello di forte impatto e per far farlo abbiamo voluto una voce femminile e straniera. Jasmine è giovanissima ma ha una voce speciale per cui siamo stati contenti che abbia accettato di lavorare con noi.

Cosa ci dite di “Tutto per una ragione” con Annalisa?

Avevamo più di un dubbio su questa canzone, Annalisa è venuta in ufficio e si è offerta di aiutarci. Due giorni dopo ha mandato il pezzo con una demo cantata da lei. Siamo in andati in studio e registrandola abbiamo notato che, con la sua voce, il pezzo era più forte.

In questo brano c’è anche il contributo di Merk & Kremont

Questi due giovani produttori hanno voglia di lavorare proprio come noi. Il fatto che scegliamo di lavorare con i giovani è esemplificativo della nostra visione. Stesso discorso anche per la scelta della regia del singolo “Amore Wi Fi” con il giovane regista Alessandro Murdaca.

Benji & Fede

Benji & Fede

Quanto conta la positività per voi?

Beh, sicuramente parecchio. Nella nostra musica parliamo della nostra vita che, al momento, è incentrata intorno a quello che ci piace fare.

Come mai avete scelto di far pubblicare una fan fiction scritta da una vostra sostenitrice?

Watt Pad è una piattaforma in cui si possono caricare i propri scritti. Ci è capitato di leggere molti di questi lavori che ci riguardavano e tra questi ci hanno colpito quelli scritti da una giovane che è riuscita a descrivere certi comportamenti che avremmo davvero potuto avere. Abbiamo voluto darle una possibilità così come è stata data a noi quella di poter fare musica.

Che rapporto avete con la tv?

L’esperienza da conduttori su “Generation What” ci è piaciuta perché non c’era un copione, avevamo carta bianca e abbiamo potuto mostrarci esattamente per come eravamo. Ecco, la tv ci piace se può essere l’amplificatore di quello che siamo. Anche i programmi di Cattelan e Fiorello sono molto validi da questo punto di vista. Per il resto ci arrivano tante proposte, l’ultima per un telefilm. Il fatto è che bisogna saper dire anche di no per poter essere coerenti con quello che facciamo.

Come è evoluto il rapporto con i fan?

Fin dall’inizio abbiamo sempre avuto un rapporto molto stretto. Gestiamo i nostri social in prima persona altrimenti il calore ed il messaggio diretto non passeranno mai. Condividiamo la quotidianità di tutti i giorni in tempo reale, abbiamo instaurato un rapporto diretto e sincero anche se vorremo che i momenti di privacy familiare fossero maggiormente rispettati. Spesso sono proprio i genitori dei nostri fans a pretendere di più da noi.

Vi vedremo sul palco di Sanremo 2017?

Per ora siamo concentrati su questo disco. Sicuramente vorremo andarci ma forse quest’anno è ancora presto. Andarci tanto per andare non avrebbe molto senso, serve la canzone giusta e sentirsi pronti. Siamo solo al secondo anno, avremo tempo…per il resto ci vedrete suonare parecchio in giro. Metteremo su uno show diverso e faremo tanti concerti, proprio come piace a noi!

Raffaella Sbrescia

Ascolta l’album qui:

La track list di “0+”:

    1. Adrenalina
    2. A casa mia
    3. Traccia numero 3 (featuring Max Pezzali)
    4. Amore wi- fi
    5. Una foto
    6. Non è da te
    7. Tutto per una ragione (featuring Annalisa)
    8. Troppo forte
    9. Forme geometriche (featuring Jasmine Thompson)
    10. Quando si rimane da soli
    11. Boomeranghi

Video: Amore Wi-Fi

 

 BENJI&FEDE

INSTORE TOUR “0+”

21/10 Modena – cc I Portali di Modena, Viale dello Sport, 50 – h 15.00

22/10 Milano – Mondadori Megastore, Piazza Duomo  – h 15.00

23/10 Roma – cc Porta di Roma, Via Alberto Lionello, 201 – h 15.00

24/10 Napoli – Feltrinelli Stazione Centrale, Piazza Garibaldi – h 15.00

25/10 Marghera (VE) – Mondadori Bookstore, cc Nave de Vero, Via P. Arduino ang. Via Tron – h 15.00

26/10 Torino – 8 Gallery, Via Nizza 262 – h 16.00

27/10 Rimini – cc Romagna Shopping Valley, Piazza Colombo 3, Savignano sul Rubicone – h 16.00

28/10 Verona – cc Le Corti Venete, Viale del Commercio 1, San Martino B. A. (VR) – h 16.30

29/10 Palermo – Mondadori Megastore, Via Ruggero Settimo 18 – h 15.00

30/10 Catania – cc Katané, Via Quasimodo 1, Loc. San Paolo – h 15.00

31/10 Reggio Calabria – Mondadori Bookstore, Corso Garibaldi  198 – h 15.00

01/11 Bari – Feltrinelli, Via Melo 119 – h 15.00

02/11 Lecce – Feltrinelli, Via Templari 9 – h 15.00

3/11 Firenze – Galleria del Disco c/o Tenax – Via Pratese, 46 – h 15.00

4/11 Perugia – cc Quasar, Via Aldo Capitini – h 16.30

5/11 Stezzano (BG) – CC Le due torri – Via Guzzanica 62/64 – h 16.00

Raige presenta “Alex”: “Mettetevi le cuffie e schiacciate play; al resto ci penso io”. Intervista

Cover album Raige_Alex (1)

Una tempesta di sogni invadenti ma necessari convergono in “Alex”, il nuovo album di Raige che vedrà la luce il 9 settembre per Warner Music. All’interno di questo nuovo progetto l’ artista sceglie di sognare anche quando il mondo non ce ne dà ragione facendo un sincero bilancio tra sbagli e certezze di una vita. Raige si mostra senza filtri attraverso un racconto intimo e personale, a tratti scomodo, ma sempre fruibile. La vita è senza sconti ma può sembrarci più dolce attraverso la musica di Raige, figura di spicco della scena rap italiana da sempre apprezzato per l’innato talento nel coniugare rime e generi musicali.

Intervista

Come sei arrivato a concepire un album come “Alex” e cosa c’è alla base di questo progetto?

Ho iniziato a lavorare a questo disco circa due anni fa. Ci sono state un po’ di vicissitudini in fase di pre-produzione per trovare dei produttori che potessero sposare l’essenza della mia idea. Parto dal rap come segmento, mi avvicino al pop perché la melodia la fa da padrone.  Dopo un primo contatto con produttori rap blasonati, che si sono esposti in prima persona per produrmi il precedente album, sono arrivato a Filippelli e Milani che pur non provenendo dal rap, hanno capito benissimo cosa avevo in mente. Abbiamo buttato via il 90% di quello che avevo scritto in un momento molto cupo della mia vita.

In che senso?

I pezzi erano molto pesanti, erano il frutto di alcune esperienze che avevo vissuto in prima persona come la malattia che ha portato alla scomparsa di mia madre. Ho scritto questo disco per le donne della mia vita: per mia madre che non c’è più e per la mia compagna. Insieme ad altri autori ho fatto un lavoro di repertorio tenendo i brani più interessanti a livello musicale e testuale tra quelli che avevo già composto. Ho scritto con altre persone, una cosa nuova per me. In precedenza avevo collaborato solo con Davide Simonetta, il mio chitarrista, questo perché ci metto me stesso nei miei testi e prima di darli in pasto agli altri amo condividerli con chi è mio amico.

Perché il disco s’intitola “Alex”?

Ho intitolato il disco in questo modo proprio perché mi sono tolto di dosso la paura di fare quello che mi piace veramente, finalmente. Ho voluto lasciare da parte le costrizioni legate al mondo rap. Che siano gli altri a dare un nome a quello che faccio, a me non interessa. A me piace scrivere le canzoni e pensare di essere in grado di farlo; questa è l’unica cosa che conta.

Nel brano “Nemmeno il buio” ti mostri particolarmente lucido scrivendo che “Nessun mostro fa paura come la vita vera”. Una frase che ci mette con le spalle al muro…

Qui ho scritto una strofa per mia madre ed una per la mia compagna. Ho avuto la fortuna di avere grandi donne che hanno avuto la sfortuna, a loro volta, di avere piccoli uomini che siano padri, genitori o fidanzati.  Non bisogna avere paura, nemmeno il buio può fare paura, mi carico io di tutti i fardelli, ci penso io. Per le persone che amo, sono disposto a sacrificarmi senza se e senza ma.  Io sono cresciuto con mia madre, mio padre non c’era perchè faceva il trasfertista, quindi lei è riuscita a darmi un’impostazione precisa con dei valori che vengono fuori nel momento in cui mi relaziono con gli altri.

Cosa ci dici di “Dove finisce il cielo?

Questo è uno dei miei pezzi preferiti insieme a “Non c’è niente da ridere” e “Mi sembra il minimo”. Ho scritto questa canzone per mia madre, le dico che alcune cose le ho imparate e che altre continuerò a sbagliarle.

“A tutta velocità sento meno lo shock” è forse la frase più rappresentativa del testo…

La gente tende a riempire, gli spazi, tempi, i luoghi per non pensare al dramma quotidiano. A tutta velocità ti rendi conto meno delle cose, il dolore rimane dentro come se fosse un ronzio, non lo senti assordante nelle orecchie, si sente solo quando spegni le luci e devi metterti a dormire.

Come vivi il tuo rapporto con la città di Torino?

Nutro assoluta riconoscenza verso questa città perché mi permette di vivere una realtà diversa dalla metropoli. Torino rappresenta una dimensione a misura d’uomo e quindi è più giusta per me che non sarei in grado di vivere in una grande città. Ho bisogno di spazi e a Milano ho la sensazione che ci sia qualche forza oscura che ti ruba le energie da sotto i piedi mentre cammini.

Pensando a chi si andrà a relazionare con questo tipo di progetto, viene da porsi degli interrogativi in merito alla capacità di leggere e comprendere questi messaggi non facilmente fruibili. Hai cercato di mediare attraverso la scelta dei suoni?

Raige

Raige

Il nostro obiettivo era realizzare un progetto fresco ma che non perdesse l’identità del cantautorato. Non riesco a mettermi dentro una scatola rap o pop. Il mio modo di scrivere è più cantautorale per cui abbiamo cercato di rendere accessibili i miei brani.

Cosa significa vivere “sotto una tempesta di sogni”?

Amo pensare che si possa vivere con i piedi per terra e la testa fra le nuvole senza dimenticarsi di quello che stiamo cercando.

Come sei arrivato al bel duetto con Marco Masini nel brano “Il Rumore che fa”?

Masini è un mio mito grazie a mio padre che mi faceva ascoltare suoi brani da piccolo. L’ho conosciuto al Roxy Bar, Red Ronnie sapeva che ero suo fan e ci ha fatto duettare sulle note di “Principessa”. Poco dopo ci siamo risentiti, mi ha chiesto di ricantare “Bella Stronza” in un suo album, in quel momento avevo questo pezzo e gli ho prontamente chiesto di ricambiare il favore. Avrei potuto scrivere strofe più focused ma ho preferito sacrificare l’accessibilità a favore di una scrittura più “cinematografica”.

InNon c’è niente da ridere” proponi una serie di ossimori in sequenza…

Aldilà delle figure retoriche, quello che mi muove in questo brano è che non c’è proprio un cazzo da ridere ma alla fine ne ridiamo. Se siamo io e te, è vero che  è tutto un casino ma alla fine possiamo riderne insieme. Questo è lo slogan più forte del mio disco.

Qual è il tuo rapporto con la religione?

Il mio un rapporto con Dio lo gestisco a modo mio. Dicono che a volte ci comportiamo con Dio così come fanno gli opportunisti cercandolo solo quando stiamo male. Non ho la presunzione di escludermi da questa categoria però cerco di non fare mai male agli altri e di comportarmi bene più che posso.

Un tema ricorrente nel disco è quello della paura…

La vita non ha tempo per le paure: la mia era di non essere all’altezza delle aspettative, di non mostrarmi per quello che realmente sono. Stavolta mi sono spogliato di tutte queste paure e ho fatto quello volevo davvero.

“Perfetto” è un pezzo autobiografico?

Ho avuto questo pezzo da Scirè e De Simone ed ho subito capito che era giusto per me che volevo parlare del fatto che da ragazzino pesavo 120 chili. Certo, non ero perfetto, vivevo questo disagio che adesso viene demonizzato ma il bullismo c’è sempre stato. Bisogna imparare a convivere con i propri difetti e farne la propria forza. L’importante non è quello che gli altri ti dicono sia perfetto, l’importante è quello che ti fa stare bene. Io ho scelto di dimagrire perché c’è stato un processo evolutivo nella mia persona, perché non stavo bene con me stesso, il disagio nasceva anche da quello. I giovani di oggi perdono spesso il contatto il realtà, sono continuamente bombardati da contenuti, devono avere qualcuno che gli insegni che  in realtà sono loro stessi la fabbrica dei propri sogni, devono riuscire a trovare dentro loro stessi la forza per cambiare quello che non va bene, devono farlo per loro stessi non per gli altri.

Cosa diresti a chi ti segue da sempre e che vorrebbe capire la tua svolta artistica di oggi?

Se avete scelto di seguire me come fan, avete già scelto a prescindere qualcosa che è lontano e diverso da tutti gli altri. Se amate il mio modo di scrivere, questo è il disco meglio di tutti gli altri. Ne sarete fieri anche voi. Non credo che ci sia molto da spiegare, non ho mai fatto un rap che mi tenesse stretto dentro dei canoni, temevo solo di non essere capito. Quando ho scoperto che in realtà io lo chiavo sotto padrone l’ho già fatto per tanti anni, ho realizzato che se voglio fare questo lavoro, devo poter fare quello che piace a me o quanto meno di avere il coraggio di provarci.

Raffaella Sbrescia

Video: Il Rumore che fa

Raige incontrerà i fan negli store delle principali città italiane, queste le prossime date:

09 settembre Torino – Feltrinelli Stazione Porta Nuova – ore 15

09 settembre Genova Mondadori– Via XX Settembre 210 – ore 18,30

10 settembre Milano Mondadori  Duomo ore 15

10 settembre  Stezzano (BG) Mediaworld c/o Shopping Center Le Due Torri Via Guzzanica ore 18.30

11 settembre Rovigo Mediaworld Viale Porta Po’ 193 ang. Via Colletta ore 15

11 settembre Padova Mondadori ore 18.30 – Piazza Insurrezione XXVIII Aprile ’45,

12  settembre Bologna Mondadori Via Massimo D’Azeglio 34/A  ore 15

12  settembre Rimini Mediaw.– Mediaworld Shopping Center Romagna ore 18,30

13 settembre Firenze Galleria del Disco Sottopassaggio stazione SMN ore 15

13 settembre Roma Discoteca Laziale Via Giolitti 263 – ore 18,30

14 settembre Salerno Feltrinelli Corso Vittorio Emanuele ore 15

14 settembre Napoli Feltrinelli Stazione ore 18,30

15 settembre Bari Feltrinelli Via Melo ore 15

15 settembre Lecce Feltrinelli Via Templari ore ore 18,30

“Noi siamo la scelta”: la crociata intellettuale di Paolo Simoni. Intervista

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“E di colpo avere trent’anni, sentirne il morso il morso sul culo e convincerti che sei uno dei tanti…” canta Paolo Simoni in “Io non mi privo”, primo singolo estratto da “Noi siamo la scelta”, un concept album che ruota attorno ai drammi, alle speranze, ai problemi, ai pensieri, ai sogni di una generazione a cui manca la coesione o la motivazione necessaria per passare dalla polemica all’azione. Il mondo dei trentenni, quelli che vivono in Italia, o che sono emigrati all’estero, in cerca di qualcosa che questo paese non è capace di offrirgli è quello che il cantautore, compositore, arrangiatore e polistrumentista romagnolo ci descrive in questo disco appassionato e necessario.

Intervista

Hai definito questo album “un atto d’amore”, la nostra generazione lo merita?

Certo che sì! La nostra generazione è ancora bellissima, è la più creativa perchè si sta inventando nuove soluzioni per provare a resistere. L’atto d’amore sta nel creare un luogo in cui poter individuare uno spiraglio, poter sentire che qualcuno ci capisce, una sorta di buona compagnia mentre si compie la stessa lotta. La nostra è una generazione pacifista, siamo cresciuti con i cartoni animati giapponesi, abbiamo i nostri clichè. Dovremmo unirci, la politica ci prende in giro con una farsa totale. Dopo questo ventennio di politica tragica ci ritroviamo ad essere retribuiti con i vaucher e senza pensione…poi ci si stupisce se le donne trentenni non fanno figli? A me pare una conseguenza ovvia. Tutte queste emozioni, questa “incazzature” intellettuali sono finite nelle canzoni di “Noi siamo la scelta”.

Parliamo di “Suona pianoforte”. Un pezzo dalla bellezza classica, destinato a far parte dell’antologia del cantautorato italiano…

Grazie! Pensa che ho deciso di inserirlo alla fine all’interno del disco per completare il discorso. In questo brano parlo degli eroi invisibili, quelli che portano avanti il paese. L’ho registrato due volte in modi diversi, poi ho deciso di lasciarlo scarno per dare spazio e rilevanza maggiore alle storie narrate.

Chi è “Giuly”?

Una pittrice, una maestra di vita, un’artista che ha scelto rimanere fuori dagli schemi, una persona dal grande valore umano, nata e vissuta nel mio stesso paese di provincia in Emilia Romagna. Quando ero ragazzino, invece di andare a zonzo in sala giochi, andavo tutti i giorni nel suo atelier per suonare, cantare, discutere. Mentre stavo scrivendo le canzoni di questo disco, ho letto che i 30 anni sono l’età in cui ciascuno abbandona i propri maestri per proseguire il proprio cammino. A 30 anni non sei ancora né vecchio né giovane, fai un po’ un resoconto e, dato che nel frattempo lei se n’è andata, ho voluto raccontare quello che avevo imparato proprio a lei che era, ed è, la mia figura di riferimento per antonomasia.

Se ti trovassi a dover fare un bilancio del tuo percorso artistico, cosa diresti?

Mi sento abbastanza bene nonostante tutto. Non ho mai cercato il pubblico facile, non ci ho mai pensato, ho sempre scritto perché mi piaceva e continuo a farlo. Fare il cantautore, che sia in Italia o meno, è difficile. Nel momento in cui scrivi canzoni come “Io non mi privo”, scegli un percorso ben definito. Non sono mai stato nei talent, ho sempre fatto poca tv, ho preferito fare altre cose. A 30 anni mi trovo a scrivere canzoni e lottare per poter fare musica. Il mio interesse è fare il musicista, poter suonare, poter cantare le mie canzoni. Ero partito con la passione di fare musica, ora faccio due lavori: uno è quello di scrivere le canzoni e l’altro è quello di promuoverle facendo telefonate varie e lottando per conquistare spazi.

Paolo Simoni

Paolo Simoni

Dal punto di vista tecnico questo album racchiude un lavoro meticoloso e certosino. Hai fatto riferimento ai punti di cardine del nostro passato musicale ma c’è anche tanta ricerca e uso dell’elettronica…

Io ed il mio produttore artistico Luca Pernici ci siamo chiusi in studio trascorrendo diversi mesi a maneggiare sintetizzatori e tastiere. Abbiamo lavorando con la mentalità degli anni 80 testando il suono con tantissimi ascolti, ci siamo sbizzarriti, abbiamo scoperto soluzioni seguendo l’intento di collegare a testi importanti delle musiche fortemente impattanti. Il risultato finale è un suono contemporaneo intriso di atmosfere elettroniche di natura colta. Ci siamo divertiti anche nel coinvolgere due batteristi e due bassisti, rispettando in ogni caso il mood del concept album.

Paolo Simoni

Forse questo album merita di vivere dei contesti diversi dal solito. Molti ragazzi cercano l’evasione invece della riflessione…

Bisogna stare attenti. Ad un certo punto la festa finisce sempre! La nostra generazione in verità è molto frastagliata. Ci definiamo generazione ma in realtà siamo tanti individui singoli che combattono le proprie lotte. Quello che manca alla nostra generazione è la coesione, non si agisce in nome di un obiettivo comune. C’è un brano del disco che s’intitola “Una reazione” che parla proprio di questo. Passiamo molto tempo a sputare commenti e sentenze però poi chiudiamo tutto e andiamo a fare l’aperitivo. C’è ovviamente chi lotta, chi fa il proprio percorso, solo che lo fa in silenzio. Sono problemi seri questi, una generazione che non affronta questi problemi vive l’inadeguatezza al proprio tempo e l’estero è diventato una sorta di nascondiglio. Dovremmo tornare a riprenderci tutto quello che è nostro, i nostri diritti basilari ecco perché “Noi siamo la scelta”. Quello che più mi addolora è vedere come ci prendono in giro senza che facciamo nulla per reagire. Noi stessi rappresentiamo la possibilità di cambiare le cose lottando senza odio e senza armi servendoci di un’intelligenza emotiva, morale, intellettuale che ci può portare a riprenderci i nostri diritti che non sono capricci, come qualcuno ha voluto farci intendere.

Raffaella Sbrescia

Acquista su iTunes

Tracklist: “Il vuoto di questo tempo”, “Io non mi privo”, “Noi siamo la scelta”, “Lascia la tua impronta”, “Ho conosciuto l’amore”, “Una reazione”, “Ci sono cose che ti cambiano”, “Giuly”, “Suona pianoforte”.

 Video: Io non mi privo

www.paolosimoni.it

 www.facebook.com/paolosimonimusica

Intervista ad Arisa: dopo “Guardando il cielo” arriva il “Voce d’Estate Tour”

arisa

Ritratti Di Note ha incontrato Arisa, occasione per riparlare dell’ultimo bellissimo progetto discografico dell’artista, intitolato “Guardando il Cielo” (Warner Music)

Arisa, il tuo ultimo album si intitola “Guardando il cielo”, proprio come la canzone che hai portato al Festival di Sanremo lo scorso Febbraio. La canzone è una delicata preghiera rivolta al cielo ma tutto l’album offre una chiave di interpretazione della realtà che ci circonda.

“Guardando il cielo” è una preghiera laica. Mia nonna mi ha insegnato che l’entità alla quale chiedo aiuto nelle preghiere è Dio, ma a 33 anni sono arrivata alla consapevolezza che questa entità è l’universo. L’universo regola i miei stati d’animo. Anche attraverso le credenze popolari possiamo capire quanto l’universo giochi una parte importante nella nostra vita e sulla nostra strada. A proposito delle credenze popolari, penso a quando aspettiamo che ci sia la luna crescente o calante per fare qualcosa, ad esempio tagliarci i capelli. “Guardando il cielo”e’ una canzone che mira a sensibilizzare l’uomo ad affidarsi all’universo, e a cercare di mantenere sempre un atteggiamento positivo nei confronti dei giorni. Non serve svegliarsi e dirsi che qualcosa non andrà, è troppo presuntuosa la previsione di una verità. Non possiamo cambiare le cose, tanto vale essere positivi e andare avanti…

In quest’album si respira un atteggiamento positivo e propositivo nei confronti del futuro, ma un futuro migliore passa necessariamente attraverso il rispetto della propria terra e dell’ambiente. Tocchi un tema delicato, caro a tutti noi…

Ti ringrazio per quello che mi dici. E’ un tema molto caro anche a me. Gli esseri umani fanno del male alla terra pensando che la terra non chiederà mai il conto, ma in realtà questo conto lo paghiamo tutti i giorni. Se avveleniamo la terra in cui seminiamo, i frutti di quella terra nasceranno malati e noi ci ammaleremo. Dobbiamo rispettare la terra perché la terra ci nutre, e quindi salvaguardandola facciamo del bene prima di tutto a noi stessi…

Arisa

Arisa

Questo è un album che parla molto anche d’amore. Ci sono amori che finiscono e amori che continuano per tutta la vita. Nel disco c’è una bellissima canzone che si intitola “L’amore della mia vita” e che tu hai dedicato ai tuoi genitori, a quell’amore che non finisce mai…

Sì, l’amore per i genitori davvero non finisce mai. Questa canzone l’ho ascoltata la prima volta quando mi sono fatta male ad una mano e mio padre mi ha portato al Pronto Soccorso. In sala d’attesa ero con il telefonino in mano e mi è arrivata questa canzone. Ascoltandola, ho guardato gli occhi di mio padre e ho visto lo sguardo di un genitore che guarda la figlia un po’ mattacchiona… in quel momento mi sono detta che io la dovevo cantare quella canzone perché io ce l’avevo gli amori della mia vita. MI ritengo molto fortunata per questi amori. I miei genitori sono fondamentali per me.

In quest’album sei anche autrice in due pezzi:  “Una notte ancora“ e “Io e te come fosse ieri”.  In quest’ultima canzone hai ricordato un grandissimo artista tuo conterraneo, che è Mango.

Secondo me, Mango è un’artista che non è mai stato ricordato abbastanza. Nella sua originalità, è rimasto un po’ di nicchia, soprattutto nella sua personalità tipicamente lucana, di grande cuore ma di poche smancerie. Noi lucani siamo un po’ così. Quando ho scritto “Io e te come fosse ieri”, mi sono ispirata un po’ a lui, al suo canto, alle inflessioni vocali di un pezzo come “Bella D’Estate”. Mango è stato un grande artista.

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Arisa, che cosa, oltre l’arte, può aiutarci a cambiare la vita?

L’amore. L’arte in generale può aiutarci a cambiare il mondo, ma l’amore ci cambia la vita, e anche quello è arte. Ogni tanto sento in giro qualcuno che dice che l’arte non può cambiare il mondo. Non sono d’accordo. L’arte è sempre stata al centro di grandi cambiamenti culturali. Credo molto in questa cosa.  Nel mio piccolo, con le mie piccole possibilità e con la mia musica, cerco di dare messaggi importanti, che possano illuminare le persone.

Oltre alla promozione del disco, ci sono i Live…

Cercherò di impegnarmi al massimo per dare a quest’album quello che merita e per presentarlo in maniera esaustiva. Ci ho lavorato tanto tempo, e con me, hanno partecipato al progetto tante persone. Ci sono brani che aspettano di essere cantati da cinque anni e anche di più.  Io non mi arrendo alla legge che oggi i dischi non si vendono più!

Giuliana Galasso

‪#‎Arisa‬ ‪#‎VoceDEstateTour‬ 2016
Tour organizzato da International Music And Arts

• 25.06 Teatro Romano di Verona
Acquista i biglietti
>> su TicketOne http://bit.ly/277abFx

• 12.07 Parco del Celio Roma [i concerti nel Parco]
Infoline 06.5816987 – 339.8041777
Acquista i biglietti
>> a breve su Ticketone, Ciaotickets e BoxOffice Lazio

• 14.07 Teatro Carcano di Milano [La Milanesiana]
Acquista i biglietti
>> su VivaTicket http://bit.ly/1TuI2lW
>> su TicketOne http://bit.ly/1Ve8XDB

• 29.07 Piazza del Sole di Santa Margherita Ligure (Ge)
Infoline: 0185286033
Acquista i biglietti
>> su VivaTicket http://bit.ly/215S5yR
>> su TicketOne http://bit.ly/24zVpDh

• 31.07 Pian Pilun Colle di Gilba (Cn) [Suoni Dal Monviso]
Acquista i biglietti
>> su TicketOne http://bit.ly/1WMJp2j
>> su VivaTicket http://bit.ly/1TWtL3A

EXTRA TOUR
• 26.06 Chiesa di San Marco – Milano (evento benefico a pagamento all’interno del Festival La Milanesiana)
Concerto di Antonio Ballista Hit Parade per Umberto Eco – Arisa ospite con una canzone

“Se avessi un cuore”: la svolta elettronica di Annalisa. Intervista e live report dell’anteprima milanese

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“Se avessi un cuore” (Warner Music) è il titolo del nuovo album di Annalisa e vedrà la luce il 20 maggio 2016. In questo nuovo progetto discografico l’artista ha scelto di mettersi in gioco a 360 gradi, sia per quanto riguarda la scrittura, in qualità di autrice in tutti i 12 brani contenuti nell’album, sia per quanto riguarda gli arrangiamenti intrisi di sonorità elettroniche, frutto del lavoro di ricerca operato insieme a Fabrizio Ferraguzzo, Luca Chiaravalli, Diego Calvetti e l’emergente MACE.

Live report del concerto al Teatro Nazionale di Milano

Due ore piene, intense, sorprendenti. Annalisa cambia volto e si reinventa con un concerto innovativo, ricco di spunti e contaminazioni al passo con le migliori realtà musicali internazionali e lo fa presentando i brani del suo nuovo album in anteprima. Un modo tutto speciale di raccontarsi e raccontare i nuovi passi della sua carriera in divenire. In effetti l’aspetto più sorprendente sta proprio nell’ aver saputo creare uno show audio-visivo compatto e solido, merito non solo dell’ormai conclamato talento di Annalisa ma anche della sua ottima band. Ecco perché abbiamo scelto di chiedere a Lapo Consortini, chitarrista e direttore musicale della band, di spiegarci tutti i passaggi che hanno portato a questa nuova vincente formula: «Il mio compito è stato quello di riuscire a tradurre dal vivo tutto quello che c’è in “Se avessi un cuore” senza stravolgere nulla. Il nuovo album di Annalisa non è un classico disco pop con basso, chitarra, batteria, pianoforte e archi: gli arrangiamenti sono molto contaminati, c’è tanta elettronica e, proprio per questo, meno strumenti acustici. Grazie ad un ascolto attento noterete tanti elementi evocativi come cori, brusii di voci, elementi ambient. La più grande sfida che abbiamo cercato di vincere è stata quella di suonare e riprodurre in tempo reale ogni singola sfumatura delle molteplici pulsazioni tipiche della musica elettronica. Tra uso misto di batteria acustica ed elettronica, uso di chitarra tradizionale e suoni super effettati, abbiamo cercato, in sintesi, di unire l’anima delle canzoni vecchie e nuove di Annalisa con l’obiettivo di creare un sound omogeneo». Un risultato che, a nostro dire, è stato ampiamente raggiunto.

 Intervista ad Annalisa

Come mai hai scelto di pubblicare questo album un po’ di tempo dopo il Festival di Sanremo e perché?

Si tratta di una scelta ragionata. L’idea è sempre stata quella di portare a termine un’operazione di passaggio. “Il diluvio universale” rappresenta il perno di collegamento tra il passato e “Se avessi un cuore”. Il brano sanremese ha sempre avuto un’accezione di opera unica perché ha il peso e l’importanza necessaria per esserlo. Per questa ragione considero “Se avessi un cuore”, il primo vero singolo del disco.

Cosa ti ha portato a sviluppare questo cambiamento di sonorità?

 In verità le ho sempre amate, fin dall’inizio ho spinto in questa direzione, ho fatto un percorso graduale con due punti di approdo: il primo è quello relativo alla scrittura e al mio ruolo di autrice, il secondo è relativo all’immersione in un mondo sonoro non facile, ho fatto un passo alla volta cercando di non fermarmi mai.

Quanto senti tuo questo lavoro?

Tutte le cose che ho fatto le sento mie ma è altrettanto vero che l’ultima cosa che fai è quella a cui vuoi più bene. Mi sono sempre sentita cantautrice, fin da quando mi sono avvicinata alla musica, l’ho sempre fatto seguendo l’idea di scrivere le mie canzoni. Ho provato tante strade e ho trovato la prima occasione di venir fuori attraverso un talent, da lì in poi ho imparato tante cose, ho preso coscienza di avere tanto lavoro da fare e di dover migliorare. Anche quando ho fatto l’interprete non sono mai riuscita a cantare cose che non fossero totalmente affini al mio modo di comunicare, ho sempre usato questo tipo di sensibilità. Sono molto orgogliosa di queste canzoni, ne vado fiera, mi rappresentano appieno e andrò sempre di più in questa direzione.

Tra le parole chiave del disco c’è “leggerezza”. Come declini questa parola all’interno della tua quotidianità personale e artistica?

In effetti la leggerezza è un punto chiave e arriva da un brano presente nel disco, intitolato “Leggerissima”. Il mio intento è cercare di dare valore alla leggerezza in quanto capacità di lasciarsi alle spalle qualcosa, mollare la presa senza smettere di lottare. La leggerezza pervade tutto il disco perché anche quando dico cose importanti e dal contenuto forte mi piace usare l’ironia.

Come sei cambiata in questo ultimo anno?

Non me rendo mai conto. Crescendo ti succedono delle cose che ti fanno cambiare, trovare nuovi modi di reagire, diventare più consapevole. Dal mio canto posso dire di essere più decisa e più focalizzata su quello che faccio. Dal punto di vista lavorativo sono in grande fermento, scrivo tantissimo e, dato che con questo album mi sono avvicinata molto a quello che intendo fare, sono galvanizzata.

Cosa ascolti di solito?

Ascolto parecchio e di tutto. Le cose che produco io non le ascolto mai da sola, in ogni caso il tentativo è quello di porre l’accento sui testi, ho cercato un universo sonoro moderno, vicino alla scena pop mainstream americana eppure ci sono tante sfaccettature da tenere in considerazione. La peculiarità di questo progetto è il contenuto.

Come ti vedi nelle vesti di autrice per altri colleghi?

Nel momento in cui scrivo lo faccio per una mia esigenza e in modo personale. Non è semplice fare in modo che la propria sensibilità incontri l’istinto di qualcuno altro. Bisogna trovare il momento e la concentrazione giusta.

Come sei riuscita a collaborare con Dua Lipa?

Ci siamo incontrate in Warner ed è nata subito una forte sintonia; ci siamo trovare e raccontate diverse cose. In un secondo momento lei mi ha mandato questa canzone, scritta insieme al suo team, me l’ha fatta ascoltare e da lì è partita la collaborazione. In seguito ho rivisto la produzione, ho scritto il testo in italiano, Dua Lipa nel frattempo seguiva da lontano tutte le fasi ed è stata felice del risultato che abbiamo ottenuto.

Cosa ci dici della copertina del disco e del relativo booklet?

Partiamo dal presupposto che a me piace tenere tutto sotto controllo. Mi piace che niente venga lasciato al caso. Questo progetto grafico è stato realizzato insieme a Laura Battista, in copertina guardo in basso perché osservo la zona intorno al cuore. Il percorso prevede che ogni canzone rappresenti un tassello per costruire una coscienza in grado di affrontare la diversità dagli altri.

E la partnership con Mace?

Lui è un autore Warner Chapell come me, organizziamo spesso delle writing sessions in cui ci ritroviamo, fin da quando l’ho incontrato avevo capito che poteva succedere qualcosa di interessante. Quando gli ho proposto il pezzo “Le coincidenze” ho voluto che lui vi imprimesse la propria impronta, si tratta di una sperimentazione che mi ha entusiasmato.

Annalisa

Annalisa

“Quello che non sai di me” è il tuo brano più intimo….

Questo pezzo è una sorta di confessione. Cerco di raccontare quei momenti in cui sono da sola e nessuno mi vede, mi sono resa conto che nessuno conosce quell’insieme di piccole cose che sono solo mie per cui deciso di provare a raccontarle in una canzone speciale.

Qual è la tua concezione di tour?

Ho scelto di proporre i brani del nuovo album in due anteprime (una a Roma e una a Milano) operando in controtendenza. Questa scelta è dovuta a una ragione precisa: credo nell’esperienza della musica, vorrei che la musica raccontasse una magia che è sempre difficile trasmettere, le prime due date sono decisamente singolari, le altre arriveranno tra l’estate e l’autunno e avranno come obiettivo quello di avvicinare le persone alla musica.

Come hai vissuto i giorni di allestimento del tour?

Sono stati giorni davvero molto intensi, seguo tutto, ci tengo che ogni cosa possa fare la differenza, sono molto soddisfatta dal lavoro svolto dal mio staff e non vedo l’ora che tutti possano apprezzarlo e condividerlo con noi.

Raffaella Sbrescia

Ecco la tracklist dell’album “SE AVESSI UN CUORE”: “Se avessi un cuore”, “Leggerissima”, “Noi siamo un’isola”, “Coltiverò l’amore”, “Uno”, “Potrei abituarmi”, “A cuore spento”, “Inatteso”, “Le coincidenze”, “Quello che non sai di me”, “Il diluvio universale”, “Used to you”.

Annalisa incontrerà poi i fan negli store delle principali città italiane. Ecco le date:

20 maggio ROMA – Feltrinelli Via Appia, 427 – ore 17.30

21 maggio  MILANO – Mondadori Duomo – ore 17.00

22  maggio BOLOGNA – Mondadori Via D’Azeglio – ore 17.00

23 maggio MARGHERA – Mondadori c. c. Nave de Vero – ore 17.00

24  maggio FIRENZE – Galleria Del Disco – ore 17.30

25 maggio CURNO (BG) – Mediaworld – ore 18.00

26  maggio GENOVA – Mondadori Via XX Settembre- ore 17.30

27 maggio TORINO – Lingotto Mediaworld – ore 17.30

28  maggio NAPOLI - Mondadori – Piazza Vanvitelli ore 17.30

29  maggio BRINDISI - Feltrinelli ore 18.00 – LECCE Feltinelli ore 20.00

30  maggio – RIMINI – Mediaworld Shopping Center Romagna – ore 17.30

31 maggio – VILLESSE – cc Tiare Shopping – Mediaworld – ore 17.30

1 giugno-  BASSANO DEL GRAPPA – Mediaworld – Shopping center Il Grifone– ore 17.30

Dopo le due anteprime di Milano e Roma del SE AVESSI UN CUORE TOUR, Annalisa partirà con un tour durante l’estate che toccherà tutta Italia. Queste le prime date confermate: 11 giugno al Festival Amore di Stabio (Svizzera), l’ 8 luglio alla Sala Roof Casino di Sanremo(Imperia), il 31 luglio a Cava di Roselle (Grosseto), il 7 agosto in Piazza Kennedy a Pagliare del Tronto (Ascoli Piceno), l’ 11 agosto alla Beach Arena di Lignano Sabbiadoro (Udine), il 16 agosto in Piazza Ara dei Santi di Collelongo (L’Aquila).

I biglietti sono disponibili su Ticketone, punti vendita e prevendite abituali (info: www.fepgroup.it).

 

Marco Carta: in “Come il mondo” ci sono tutte le mie sfaccettature

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“Come il mondo” è il nuovo album di inediti di Marco Carta in uscita il 27 maggio anticipato dal singolo “Non so più amare” subito ai vertici delle classifiche di vendita. Ritratti Di Note ha intervistato il cantante in occasione dell’uscita del nuovo singolo “Non so più amare”, pubblicato lo scorso 22 Aprile.

Marco, parliamo subito di questo nuovo singolo “Non so più amare”. E’ on line anche il video della canzone, girato da Claudio Zagarini. Non basta una vita per imparare ad amare, ma uno dei compiti dell’amore, come tu dici nella canzone, è quello di accendere ed equilibrare, così come riaccendere e riequilibrare…

Sì certo, l’amore non ha solo il compito di accendere ed equilibrare, ma dopo un periodo di tempo, anche quello di riaccendere e riequilibrare. Il pezzo poi inneggia proprio alla carica e alla positività.

Il 27 Maggio sarà pubblicato il tuo nuovo album “Come il mondo”. So che all’interno c’è anche un pezzo dedicato al tuo pubblico e ai tuoi fans che ti seguono da sempre con grandissimo affetto e che ad ogni tua intervista affollano i Social.

Sì, la canzone è “Anche Quando”. E’ un pezzo al quale sono molto legato perché racconta la storia d’amore tra me e i miei fans, una storia che dura ormai da otto anni, una storia direi molto solida. Amo molto anche “Non so più amare” e l’ho voluta fortemente come primo singolo dell’album. L’ho amata immediatamente, al primo ascolto. Poi c’è  “Lasciami adesso”, forse la canzone più bella dell’album. Mi piacerebbe tanto che fosse il secondo singolo ma so che dovrò discuterne parecchio con la mia casa discografica. Alcuni miei ascoltatori mi hanno chiesto quale canzone dell’album si adatterebbe bene ad un film, ecco, “Lasciami Adesso” sarebbe perfetta per un film d’amore alla Muccino tipo “L’ultimo bacio”. In questo momento sto sognando…

Marco cosa ci dobbiamo aspettare musicalmente da “Come il mondo”?

L’album, composto da dieci canzoni, ha delle tracce “rock” come “No so più amare” e “L’ultima cosa vera”. Ho voluto inserire nel disco anche “Ho scelto di no” e “Splendida Ostinazione”, canzoni già conosciute al pubblico. Accanto a pezzi più veloci non mancheranno le ballad, nello stile che mi ha reso famoso. In quest’album c’è Marco in toto, la vena rock e la vena pop. Secondo me sarà interessante ascoltarlo…

Dopo l’uscita dell’album inizierà il tour di instore…

Sì, tra l’altro si stanno aggiungendo date che poi saranno pubblicate sui miei social. Molti fans mi scrivono perché magari non vedono ancora pubblicata la propria città. Cercherò di fare il possibile per accontentare tutti…

Dopo l’estate ci sono progetti di Live?

Il live richiede un lungo lavoro quindi preferisco dedicarmi adesso agli instore e alle radio e poi in autunno partire con i concerti in teatro.

Giuliana Galasso

Video:

“Come il mondo” Tracklist

1. Anche quando

2. Come il mondo

3. L’unica cosa vera

4. Lasciami adesso

5. Splendida ostinazione

6. Non so più amare

7. Ho scelto di no

8. Una semplice notizia

9. Guarda la felicità

10. Stelle

 Dal 27 maggio Marco Carta incontrerà i fan negli store delle principali città italiane. Queste le prime date confermate a cui si aggiungeranno presto altri appuntamenti: il 28 maggio  all’Entertainement center 45° Nord a  Moncalieri (TO); il 30 maggio al Mediaworld  (Shopping Center Shopville) a Casalecchio di Reno (BO); il 31 maggio allo Shooping Center le Due Torri a  Stezzano, l’1   giugno  al   Mediaworld  (Shopping Center Predda Niedda) a  Sassari,  il 2 giugno al  Centro Commerciale  Pratosardo a Nuoro e il 10 giugno al  Centro  Commerciale  Parco Leonardo a Fiumicino (RM).

Intervista a Max Pezzali: “La mia New Mission è saper cambiare le prospettive nel pieno di una fase incendiaria”

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Esce oggi “Astronave Max New Mission 2016”, il nuovo album di Max Pezzali che contiene tutti i brani di “Astronave Max” (uscito a giugno 2015 e certificato ORO per le vendite) più 2 inediti e 14 successi in versione live. Oltre al singolo “Due anime”, scritto da Max e Niccolò Contessa del gruppo I Cani, l’album contiene anche il secondo inedito “Non lo so” scritto con Zibba. Prodotto da Claudio Cecchetto e Pier Paolo Peroni con Davide Ferrario, questo contiene molte cose nuove, sia in termini di suoni che di contenuti con l’aggiunta di brani in versione live di Pezzali che hanno fatto da colonna sonora di più generazioni. «In un’epoca in cui se non sei un super competitivo, sei un coglione e se segui delle regole e possiedi un’etica, spesso rimani indietro», il geometra della musica sceglie di raccontarsi a cuore aperto.

Intervista

Come nasce la collaborazione con Niccolò Contessa de I Cani?

Niccolò ed io siamo amici da un pò, sono un grande fan de I Cani dai tempi in cui li scoprii su Youtube delle versioni pazzesche electro punk di “Con un deca”. Inizialmente pensavo fosse una parodia, invece chiudevano così i loro concerti…Questa cosa mi ha spinto ad interessarmi a loro, ho fatto contattare il loro manager, abbiamo cominciato a frequentarci. La nostra è un’amicizia nerd, Niccolò è uno degli autori più forti, possiede la capacità di cambiare le prospettive.  Inizialmente avevo composto un pezzo come “Due anime” come un gioco ritmico-metrico, ero annoiato dal mio modo di scrivere, a volte quando scrivi le canzoni, ti viene una sorta di memoria muscolare, sono partito da una drum machine, ho seguito diverse metriche ma mi mancava comunque qualcosa, mancavano degli elementi che rendessero interessante il pezzo, che lo differenziassero dal mero esperimento. Pierpaolo mi ha incitato a sentire qualcuno che potesse darmi un punto di vista diverso, spesso si tende ad essere autoreferenziali, si perde lucidità, così ho mandato a Niccolò il file e nel giro di pochi gironi mi ha mandato un provino cantato da lui. Con poche mosse mi ha fatto capire cosa bisognava fare; la roba più geniale l’ha fatta nel bridge dove ha scelto di inserire il “vi”: per la prima volta si passa dal singolare al plurale, non sarebbe stato pensabile immaginare di parlare a terzi mentre si è in camera a parlare con la propria amata nel bel mezzo di un pezzo che parla d’amore.   Niccolò ha avuto il coraggio di andare oltre le regole del bravo compositore di ballads, un semplice cambio di lettera ha cambiato del tutto la prospettiva del pezzo, ha buttato giù la parete del teatro verso il pubblico.

Stesso discorso anche per “Non lo so”?

Il brano in questione avrebbe dovuto far parte di “Astronave Max” ma non c’è stato il tempo materiale per sistemarlo. Memore dell’esperienza vissuta con “Due Anime”, ho contattato Zibba con cui ho un rapporto di grande empatia. In breve tempo ha registrato una versione del pezzo chitarra e voce con una nota audio su Whatsapp. Con un cambio della melodia il testo ha subito acquisito una propria identità, ha preso un’altra via. Con questi presupposti se dovessi immaginare un album di inediti vorrei lavorarci così, questa è sicuramente la strada migliore da percorrere.

Come sono cambiate nel corso del tempo le regole del buon compositore?

Le regole cambiano ogni volta che succede qualcosa di deflagrante nella musica. Anni fa quando si aveva intenzione di pubblicare una ballad di successo ci volevano gli archi con la classica apertura sanremese, non si poteva uscire dai cardini. Oggi il pop è tornato ad una sorta di manierismo… Fino ad una certa età lo puoi anche accettare, si nasce incendiari, si diventa pompieri, poi però la senilità ti fa venire voglia di tornare a fare casino, se continui sulla stessa via e non trovi lo stimolo che ti dia un brivido nuovo, meglio smettere. Chiedere aiuto ha fatto scattare un ingranaggio assolutamente risolutivo.

Fare musica oggi è sempre più un lavoro di squadra?

Sì, assolutamente! Lo è soprattutto per ragioni tecniche, una canzone oggi è difficilmente identificabile solo per una linea melodica, per quanto un musicista sia ben preparato, il suono è quel qualcosa che solo un producer può fare ad un certo livello. Chi scrive canzoni spesso si ferma al pre-set, il lavoro di cesello è fondamentale; l’identità delle canzoni pop contemporanee è data dal suono, la canzone in sé non è il punto di arrivo, è il punto di partenza.

Cosa succede quando ti affidi al gusto e alla sensibilità di un’altra persona?

Significa dargli fiducia, è un procedimento che puoi adoperare solo se non ti senti un fenomeno, se non sei autoreferenziale. Con Niccolò si è creato un connubio nerd in cui a divertirci è stato il gioco di parole, un vero e proprio lavoro di manifattura. Siamo due facce della stressa medaglia, viviamo la musica con il gusto di farla, siamo piccoli operai delle note, geometri della musica, non c’è sacralità in quello che facciamo, il godimento sta nel gusto di averlo fatto.

Cosa cambierà nei tuoi nuovi concerti?

Il mio approccio nei riguardi delle canzoni è il seguente: quando un brano è fatto e finito, rimane quello. Chi viene ai miei concerti sa che il suono rappresenta l’identità della canzone, toglierlo significa privarlo di gran parte della propria peculiarità. Certo, puoi suonarla meglio ma quando una canzone viene memorizzata in un certo modo rimane tale. Sono quelle ancora da fare che rischiano di annoiare di più chi le fa. Il nuovo tour recupererà delle canzoni che periodicamente lascio in tribuna, le altre rimangono l’architrave principale dello show, sono lì e ci rimangono, il pubblico se le aspetta.

Quanto questo album è figlio dell’esposizione televisiva?

Dopo un ottimo tour, la mentalità discografica ha sicuramente intravisto nell’esposizione mediatica settimanale una buona opportunità di rilancio.

Max Pezzali

Max Pezzali

Stai lavorando ad un nuovo album?

Sto buttando giù delle idee, i classici mattoncini che spesso poi buttiamo via. Vorrei lavorarci per bene dopo il tour estivo anche se il vero nerd aspetta di avere la scusa perfetta per usare i giocattolini nuovi…

Tu non sei di quelli che si fermano al pre-set delle canzoni…

In effetti in genere arrivo un po’ oltre l’idea di pre-set, cerco di caratterizzare il brano per dare al producer un’idea precisa di quello che sarà il brano, il livello embrionale deve già indicare la strada sennò si rischia di perdere tempo.

Di cosa ti piacerebbe parlare oggi che sei nel pieno di questa tua fase incendiaria?

Oggi la più grande difficoltà è data proprio dalla scelta degli argomenti. Bisogna capire se avere un approccio prosaico e materiale o più aulico. In mezzo ci sono diverse sfumature che possono rendere il risultato incredibilmente variabile. Tra i temi più complessi c’è la quotidianità: il rap ha esaurito questa tipologia di argomento sia in termini di metrica che di credibilità. Se fosse fatto da uno della mia età suonerebbe triste perché di fatto lo è. Bisogna inventarsi qualcosa di diverso, procedere per istantanee, essere brevi senza essere troppo descrittivi. Un’ ottima cosa sarebbe usare l’amore come pre-testo, bisogna divertirsi con le parole, focalizzarsi più sul significante che sul significato. La canzone ideale che vorrei scrivere dovrebbe sembrare un pezzo d’amore ma parlare evidentemente di qualcos’altro; un gioco di lavoro sul testo.

I nuovi brani sono figli di queste riflessioni?

Sì, “Due anime” lo è sicuramente.

Come vivi le dinamiche interne a The Voice?

Poterò in tour con me Claudio Cera, un talento che ho dovuto abbandonare mio malgrado. Le dinamiche televisive sono complicate, alcune cose si possono fare, altre è inopportuno farle. Claudio ha una voce straordinaria ma quando devi costruire, devi farlo sulle potenzialità del dopo, verificare che ci sia già un progetto pronto, capire se si può lavorare in maniera immediata sennò rischi di fare un doppio danno. Paradossalmente il programma si chiama The Voice ma la voce conta tra il 20 ed il 30%, gli autori bravi non ti danno canzoni buone, il mercato è molto ristretto e bisogna concentrarsi al massimo su tutti gli elementi concreti che si hanno a disposizione.

 Raffaella Sbrescia

Video:Due Anime

Acquista su iTunes

In attesa di vederlo in concerto dal 26 giugno, Max Pezzali incontrerà i fan negli store delle principali città italiane, questi gli appuntamenti:

13 maggio  ROMA Discoteca Laziale – Via Giovanni Giolitti 263 h. 18.00

15 maggio  MILANO Mondadori Duomo – h. 17.30

19 maggio BOLOGNA Mondadori Via M. D’Azeglio 34/A – h.17.30

20 maggio TORINO MediaWord Lingotto – I Portici Del Lingotto Via Nizza 262 –  h. 17.30

26 maggio NAPOLI Feltrinelli Via Santa Caterina a Chiaia 23 – h. 17.30

“Amici non ne ho…ma amiche sì”: Loredana Bertè presenta lo speciale album prodotto da Fiorella Mannoia. L’intervista

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Il ritorno musicale di Loredana Bertè è tra i più graditi e sorprendenti. Con la grinta, il coraggio e la prontezza che la contraddistinguono, la rockstar italiana presenta “Amici non ne ho… ma amiche si!”, l’album in vendita dal 1° aprile su etichetta Warner Music in cui l’artista rilegge parte del suo meraviglioso canzoniere con una nuova impronta elettronica grazie all’ottimo lavoro svolto da Carlo Di Francesco – produttore artistico con Fiorella Mannoia, che ha curato gli arrangiamenti del disco assieme a Davide Aru, chitarrista della stessa Fiorella. Il risultato è un rock elettronico, moderno, graffiato e coinvolgente, ispirato a Green Day e Foo Fighters. A rendere ancora più particolare questo progetto sono una serie di duetti che, oltre a regalare una nuova veste a successi immortali, hanno il pregio di riunire in maniera incisiva e costruttiva generazioni differenti. Hanno partecipato alla realizzazione del disco: Emma (“Non sono una signora”), Fiorella Mannoia (“In alto mare” e “Il mare d’inverno”), Paola Turci (“Luna”), Noemi (“Dedicato”), Alessandra Amoroso (“Sei bellissima”), Elisa (“E la luna bussò”), Nina Zilli (“La goccia”), Antonella Lo Coco (“Folle città”), Aida Cooper (“Ma quale musica leggera”), Patty Pravo (“Mi manchi”), Bianca Atzei (“Così ti scrivo”) e Irene Grandi (“Buongiorno anche a te”).

«Tutto è partito da una telefonata di Fiorella. “Che fai” – mi ha chiesto – Che faccio? Sono dieci anni che non faccio niente – le ho risposto»; ha spiegato Loredana Bertè ai giornalisti durante un intenso incontro con la stampa negli uffici della Warner Music a Milano. «Mi sono fidata ciecamente di Fiorella e mi è subito piaciuta la sua idea di riunire le voci femminili più forti. Solitamente queste produzioni le fanno i maschi, perché dicono che fra le donne c’è troppa rivalità. Non è assolutamente vero. Sono grata a tutte le artiste che hanno risposto al nostro invito: non mi aspettavo tutto questo entusiasmo. Molte sono rimaste fuori dal progetto. Qualcuna non mi saluta più (ride, ndr). Volevo convocare la Oxa ma lei odia i cimiteri e non canta se ce n’è uno nei paraggi. Io invece li amo i cimiteri, ho scritto anche ‘Il mio funerale’…», ha raccontato la Bertè.

A dare supporto a Loredana è la stessa Fiorella Mannoia, presente all’incontro: «Loredana voleva incidere un album d’inediti. Io avevo appena festeggiato i quarant’anni di carriera e anche lei. Perciò le ho detto: perché non fai un disco di duetti con tutte donne? Nel momento in cui ha accettato, io e le altre artiste ci siamo strette tutte intorno a lei perché in fondo tutte noi le dobbiamo qualcosa»; ha raccontato l’artista, particolarmente fiera ed emozionata nelle vesti di produttrice.

Loredana Bertè

Loredana Bertè

Nel cd “Amici non ne ho… ma amiche si!” ci sono cinque tracce che portano la firma di Loredana Bertè: “Amici non ne ho”, “Stiamo come stiamo”, “Luna”, “Il mio funerale” e “Mi manchi”. Di Loredana è anche il disegno sulla copertina dell’album (ispirato a Frida Kahlo e Nina Hagen) nonchè la regia del videoclip del brano “E’ andata così”, ispirato al clip di “Movie” che Andy Warhol nel 1981 aveva diretto per lei.

Loredana, in verità, di amici ne ha avuti e ne ha molti. Penne illustri come quelle di Ivano Fossati, Enrico Ruggeri, Mango, Renato Zero, Biagio Antonacci, Ivan Graziani, Edoardo Bennato, Ron, Mario Lavezzi, Gianni Bella, il brasiliano Djavan hanno composto per lei veri e propri capolavori. L’ultimo, in ordine temporale, è  Luciano Ligabue, che ha cucito addosso a Loredana il brano “È andata così”, dopo essere stato chiamato in causa da Fiorella Mannoia: «Cercavo un brano inedito che mettesse in risalto l’anima rock, e sofferente di Loredana, ha raccontato Fiorella, ho chiamato Luciano e lui mi ha subito risposto entusiasta».

Loredana Bertè

Loredana Bertè

«Pensavo di essere lontana dal suo mondo musicale, ha commentato la Bertè, invece Ligabue ha scritto una canzone bellissima, che mi rispecchia totalmente. Quella frase, “mi hanno lasciato il microfono acceso”…  è perfetta. Stare sul palco è una valvola di sfogo. È quando scendo che mi viene la tristezza. Mi ritrovo sola e mi prende la depressione», ha commentato. L’altro inedito presente nel disco è “Il mio funerale”: «L’idea de “Il mio funerale” è nata l’anno scorso quando sono scomparsi uno dietro l’altro Lucio Dalla, Pino Daniele, Mango. È una critica feroce a chi sgomita per andare a tutti i funerali. Quando si muore veniamo tutti beatificati. Tutti tranne Mimì. Non è morta perché si faceva cocaina. Al limite si faceva uno spinello. Una volta gliene hanno messo uno in tasca a tradimento ed è andata in galera», ha confessato Loredana. A proposito di Mimì, la Bertè ha voluto ricantare “Stiamo come stiamo”, portata a Sanremo nel 1993: «Non ero soddisfatta. In quel Sanremo avevo fatto tante versioni della canzone, Mimì cantò la prima edizione del primo testo mentre io cantavo l’ultima. All’epoca non la avvisai che avevo cambiato testo, sbagliai io. “Ma come, cantiamo di mafia russa?”, mi disse. Non mi ha parlato per un anno, mi disse che senza di me sarebbe arrivata prima e non ultima. Era tutto vero. Non lo dimenticherò mai. Così ho deciso di inciderla come sarebbe piaciuta a lei. Mia sorella era l’oceano. Profonda e irrequieta. Era la fine del mondo. È stata infamata con questa storia della iella. Anche l’ultimo dei fonici quando la vedeva si toccava le palle. I registi non volevano lavorare con lei. Ha passato anni a cucire le reti dei pescatori a Bagnara. De Gregori la chiamò perché aveva scritto “La donna cannone” per lei. Ma lei non cantava più e la rifiutò. Troppi avvoltoi hanno spolpato Mimì, tirando fuori dei provini. Quando la chiamavano lei andava a fare le voci. “Tanto le cancello”, diceva, ma gli altri non l’hanno fatto e ora hanno usato tutto quello che c’era di lei. L’hanno massacrata, altrochè omaggi», ha continuato Loredana.

L’incontro si è concluso con un annuncio a sorpresa. A darlo è proprio Fiorella Mannoia: «Ora ci sarà una tournée. Partirà ai primi di luglio, ed è anche previsto un concerto con tutte le amiche a Verona, a settembre. Ancora non c’è una data. Mi piacerebbe che diventasse anche un evento tv». Pronta la replica della Bertè: «Chissà! Di sicuro nel corso delle varie tappe ospiterò le colleghe che vorranno venire a trovarmi. Fiorella ed Emma si sono già prenotate!». Particolarmente significativo il bilancio finale della rocker di Bagnara Calabra: «Ho amato, ho pianto, mi sono drogata, ho fatto sesso sotto cento cieli stellati eppure rimango incazzata con la vita. È genetica, è nel mio dna. E la causa è la famiglia che mi sono ritrovata. Non è vero che il tempo cancella il dolore, anzi, lo accentua. Ora mi sono ridata autostima ma sono passata attraverso un periodo di grande depressione. Per dieci anni non ho fatto altro che alzarmi e respirare, cercando di sopravvivere. Vengo da una grande gavetta, eppure prima di uscire sul palco tremo. Mi calmo solo quando inizio a cantare. Mi chiedo cosa provino oggi i ragazzi che partecipano ai talent show, ai miei tempi io e mia sorella volevamo solo sopravvivere di questo lavoro, mica diventare famose, non era quello l’obiettivo».

Raffaella Sbrescia

Tracklist

1. E’ ANDATA COSI’ (INEDITO CON TESTO DI LUCIANO LIGABUE)

2. NON SONO UNA SIGNORA (CON EMMA)

3. IN ALTO MARE (CON FIORELLA MANNOIA)

4. LUNA (CON PAOLA TURCI)

5. DEDICATO (CON NOEMI )

6 SEI BELLISSIMA (CON ALESSANDRA AMOROSO)

7. IL MARE D’INVERNO (CON FIORELLA MANNOIA)

8. E LA LUNA BUSSO’ (CON ELISA)

9. LA GOCCIA (CON NINA ZILLI)

10. FOLLE CITTA’ (CON ANTONELLA LO COCO)

11. MA QUALE MUSICA LEGGERA (CON AIDA COOPER)

12. MI MANCHI (CON PATTY PARAVO

13 COSI’ TI SCRIVO (CON BIANCA ATZEI)

14. BUONGIORNO ANCHE A TE (CON IRENE GRANDI)

15. AMICI NON NE HO (TUTTI INSIEME)

16. STIAMO COME STIAMO (CON MIA MARTINI)

17. IL MIO FUNERALE (INEDITO)

Video: E’ andata così

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