Mauro Germani analizza il Teatro Canzone di Giorgio Gaber

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Giorgio Gaber. Il teatro del pensiero è un documentato saggio scritto dal poeta e saggista Mauro Germani e pubblicato nel 2013 da Editrice Zona. Questo libro, ricco di spunti di riflessione, rappresenta un valido tributo ed un prezioso documento per compiere un dettagliato viaggio nel pensiero di Giorgio Gaber, portato in scena a teatro per oltre trent’anni attraverso il Teatro Canzone, che accorpava prosa, musica, monologhi e canzoni al fine di colpire e far riflettere il pubblico.
Artista poliedrico e geniale, spesso a tu per tu con temi spigolosi e complessi come la precarietà dell’esistenza, la fragilità dell’individuo, la frustrazione, la solitudine Gaber ha spesso compiuto approfondite ed attualissime analisi delle ansie, le paure, le contraddizioni e le speranze dell’intera collettività. A dieci anni esatti dalla sua morte, l’ opera di Mauro Germani, che individua nel signor G il punto più alto della riflessione gaberiana, affronta i temi chiave di questo materiale ancora vivo e vibrante, ribollente ed energetico, raggruppandolo per tipologia: teatro, musica, pensiero, corpo, amore, società, potere, morte, Dio, uomo. Un libro che affronta i temi, le provocazioni, gli slanci utopici di un’ opera  in cui Gaber, maestro del dubbio, alla continua ricerca di un pensiero critico sempre più latitante e sempre più preda del degrado morale e civile, diventa baluardo di quel rigore e quell’autenticità da lui indicati come valori da perseguire e difendere.
Mauro Germani  studia tutta l’opera di Gaber con passione e serietà: l’enigma del corpo, la sua doppiezza, il suo essere per noi estraneo e familiare allo stesso tempo, affrontato ora con ironia, ora con amarezza, ora con rabbia, ora perfino con drammatica disperazione, soprattutto in “Far finta di essere sani”, rappresenta, secondo Gaber, un’appropriazione priva di legittimazione: una verità spiazzante, rivoluzionaria, ingovernabile e irriducibile a qualsiasi ideologia. Germani analizza la coscienza del profondo mutamento antropologico-sociale nell’Italia d’oggi: la rappresentazione di una società che ha perso per strada ideali, senso morale, la capacità rigeneratrice delle idee. In questo Gaber viene descritto come un profeta inascoltato di quello che sarebbe successo e che è invece sotto gli occhi delle persone più sensibili. Nel Teatro Canzone, Giorgio Gaber, insieme a Sandro Luporini, coautore di tutti i testi dei suoi spettacoli, propone uno show in cui prosa e musica, monologhi e canzoni si alternano e sono funzionali gli uni agli altri all’interno di un discorso unitario. Il tutto per dare sostanza alla riflessione, alla ricerca linguistica, alle osservazioni socio-culturali che il genio di Gaber ha saputo prevedere con lucida intelligenza. Tra la rielaborazione creativa di illustri autori come Celine, Sartre, Pasolini, Borges, Beckett, Adorno e Horkheimer ed il teatro d’evocazione con racconti in cui Gaber riviveva al presente personaggi e fatti che erano nella sua memoria, l’artista interroga la coscienza sottoponendola a lunghe sedute di riflessione ed esercitandola al distacco critico.
Nella sua analisi di “residui di persone che appaiono ma non esistono” parole e musica sono un tutt’uno, sottolinea Germani, la musica per Gaber non è mai un ornamento, un abbellimento, la parola va letta nella musica. La cosiddetta canzone d’autore subisce un cambiamento e diviene più complessa: la durata tradizionale non viene più rispettata, vengono inserite parti in prosa con impreviste variazioni ed interruzioni nella partitura e nella melodia, infine il canto si spezza e si accosta al recitativo, creando un contrappunto tonale di inedita efficacia.
È importante evidenziare che Germani si concentra, a più riprese, sulla ferma volontà di Gaber di non arrendersi mai di fronte a presunte verità confezionate. Per lui era fondamentale il dubbio, volto a rappresentare la spinta utopica che cerca di dare un senso concreto al nostro essere nel mondo.
Gaber mette in luce tutte le difficoltà, il senso di profondo disagio dell’uomo contemporaneo, vuole provocare, scuotere le coscienze, suscitare un dibattito e smantellare ogni falsa certezza. Da sempre contro ogni sistema totalizzante, ideologico e politico e contro ogni verità che vuole avere la pretesa di essere definitiva, ultima, l’interrogativo appassionato ed incessante che ha alimentato la  ricerca di Gaber  fa si che la pars destruens e la pars construens presenti nel Teatro Canzone si integrino, lasciando emergere la necessità di un uomo dinamico, in grado di mettersi sempre in discussione, sorretto da un’energia che deve trovare all’interno di sé stesso.
Raffaella Sbrescia

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