“Secondo Rubino”: il nuovo disco di Renzo Rubino emoziona e convince

untitled“Secondo Rubino”è il titolo del nuovo album di Renzo Rubino, il cantautore, classe 1988, che ha conquistato il pubblico dell’Ariston durante la 64ma edizione del Festival di Sanremo. Edito da Atlantic/Warner Music, il disco è composto da 11 tracce, scritte interamente da Rubino, insieme al produttore del disco Andrea Rodini mentre l’arrangiamento dell’album ha visto anche la partecipazione di Andrea Libero Cito in “Piccola” e del direttore d’orchestra Marcello Faneschi in “Colazione”. “Secondo Rubino” è uno scrigno colmo di storie, ricordi e sentimenti da comunicare, lo si evince anche dalla copertina del disco in cui Renzo ha due facce: una romantica, idealista, sognante, dichiaratamente vecchio stampo, l’altra è schizofrenica, insofferente, pronta ad esplodere. Se la spina dorsale di tutto il lavoro sono degli archi delicati ed eterei, non è da sottovalutare il grande ruolo del pianoforte che, come un compagno fedele, prende il cantautore per mano lasciandogli, tuttavia, la libertà di evadere dalla realtà contingente per spingersi tra i grovigli dei pensieri. Ha tante cose da raccontare Renzo Rubino che, reduce da una lunga e tortuosa gavetta, è riuscito ad imprimere un segno tangibile nello scenario musicale italiano grazie alla sua grande energia comunicativa. Canto, suono, espressione sono tutti elementi che lo hanno aiutato a far sì che, pian piano, le sue carte artistiche venissero scoperte con piacevole stupore.

Il disco si apre con “Ora”, il brano che abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare proprio grazie al palco dell’Ariston: con un testo che si concentra sul comune stato di infelicità generale, Renzo canta le emozioni di un uomo che si sente oppresso, che dà il massimo e che, tuttavia, non vede i risultati dei suoi sforzi. Costretto ad indossare una maschera quotidiana per sopravvivere, alla fine il protagonista riuscirà a trovare la forza per fermarsi e ritrovare la propria identità. La seconda traccia s’intitola “Monotono” e narra una storia che, a sua volta, si dirama in due direzioni opposte: l’una narra di un uomo che butta al vento il suo amore, l’altra di un suicida che finisce con il ferire, non solo sé stesso, ma soprattutto chi resta. A seguire c’è “Sete”, il racconto di un amore vissuto nello spazio di una notte: “qui non c’è nessun domani ma soltanto le nostre mani”, sono soprattutto gli archi a mettere in risalto l’essenza di un sentimento che avrebbe potuto durate una vita intera. Davvero invitante è il mix di elettronica e archi di “Sottovuoto”: un ritmo trascinante ed un testo irriverente costituiscono un gradito stacco sonoro. “Per sempre e poi basta” è, invece, l’altra traccia sanremese, che si è aggiudicata il premio assegnato dall’Orchestra per il miglior arrangiamento. Al centro del testo, davvero intenso, c’è una nostalgica sofferenza d’ amore: “ti sto riservando un posto nei miei pensieri, reparto ricordi”, canta Rubino, conferendo alla memoria un ruolo essenziale. Giochi di parole e sonorità anni ’80 tracciano i tratti di “Mio”: “ L’unica cosa che possiamo fare è condividere momenti insieme, perché “se non sono mio, come sarò mai tuo?“, niente di più importante che lasciare a sé stessi la propria patria potestà. Ricerca sonora e tradizione classica continuano, intanto, ad intrecciarsi trovano equilibri sempre nuovi, che ben si predispongono ad un molteplice riascolto. Nel brano intitolato “La fine del mondo”, la tenerezza s’insinua tra le aride fibre di una forza distruttrice, emozione e commozione ammorbidiscono gli intenti nichilisti di una filastrocca che finisce per narrare la bellezza delle cose semplici. Il sentimento dell’amore diventa, invece, qualcosa di spaventoso in “Piccola”: un’intensa e breve ballad, la cui forza sta nella potenza evocativa delle immagini. Su tutte, quella di un uomo che, nell’accarezzare i lunghi capelli di una donna, si sente come affondare in mare. “Passeggia con me non fare domande dove poco è davvero utile e tanto una conseguenza“, canta Rubino in “Amico”, brano dedicato al fondamentale e fraterno valore dell’amicizia. Schizofrenico e spassoso è, invece, il ritmo electro di “Non mi sopporto”: le manie e le fissazioni del cantautore emergono in un flusso di coscienza veloce e travolgente. Chiude l’album la delicata poesia di “Colazione”: “La nostra storia è come la colazione perché, anche se è uguale, è essenziale: la riprova che l’amore eterno esiste.

Raffaella Sbrescia

Video: “Ora”

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