Intervista a Federico Poggipollini: “Nero è la mia scommessa vincente”

Con “Nero” (ArtevoxMusica / BelieveDigital) il quarto album di inediti, Federico Poggipollini raggiunge una nuova e più completa dimensione artistica. Avvalendosi della collaborazione di Michael Urbano alla realizzazione, produzione e arrangiamento dell’album, il noto chitarrista ha centrato una costruzione del suono molto particolareggiata e decisamente vicina al groove propriamente americano. A completare l’ambizioso progetto, una strumentazione vintage anni’60 e una manciata di testi finemente curati in ogni singolo dettaglio. “Nero” è, in sintesi, un disco che rivela molto dell’anima di Poggipollini, un omaggio al vissuto dell’artista, al suo background privato e professionale. Un’esperienza di ascolto che non vi lascerà delusi e che, dal vivo, saprà offrirci anche qualcosa in più.

L’intervista

Quali sono i riferimenti specifici di questo disco e quali sono le particolarità di un lavoro realizzato in un lasso di tempo piuttosto ampio?

Tutto è nato quando nel 2008 sono andato con la band di Ligabue ad arrangiare dei brani in America. Lì ho conosciuto due persone che nei momenti liberi mi facevano ascoltare alcune nuove uscite musicali; in quell’occasione ascoltai per la prima volta i Black Keys. Quel tipo di suono, insieme a quello dei White Stripes che conoscevo già, mi hanno fatto scattare la voglia di realizzare un disco che riprendesse il concetto di blues tradizionale traslato in chiave moderna, il tutto mantenendo le imperfezioni delle registrazioni , un po’ come avveniva in passato. Ho composto alcuni brani e, facendoli ascoltare a Michael in studio, ho capito che il suono che volevo era molto diverso da quello italiano, lui ha saputo mettere a fuoco quel tipo di “sporcizia” che ho sempre ricercato. Inizialmente non avevo in mente di voler fare io il cantante, in un secondo momento abbiamo fatto delle prove a Bologna, avevamo delle melodie ma non i testi definitivi che sono arrivati piano piano nel tempo.

Un album curato a fuoco lento…

Dato che non avevo l’urgenza di farlo uscire, ho potuto capire esattamente quali fossero le cose che funzionavano, lo ascoltavo spesso e lasciavo che le melodie decantassero nel tempo. Questo meccanismo è stato molto utile, ho individuato tutte le cose che non mi piacevano, anche a distanza di un paio di mesi.

Il lavoro sui testi è stato molto accurato.

Ho cercato di raccontare delle cose interessanti. Per ogni brano ho fatto attenzione all’uso e al relativo suono delle parole perché non volevo perdere il flusso melodico. Alcuni brani hanno avuto diversi accorgimenti, anche all’ultimo momento. Tutto il disco è stato una sorta di scommessa, perché un suono così particolare non mi era mai capitato di farlo. Per la scrittura dei testi mi sono avvalso della stretta collaborazione della mia compagna, lei scrive molto bene e siamo arrivati ad essere molto complici nella realizzazione di questa cosa. Mi sono consultato molto sia con lei, sia con altre persone amanti di musica.

Alla luce di tutto questo, possiamo considerare “Nero” come il pupillo di tutta la tua produzione da solista?

Sì, questo è il mio primo vero disco. Non ero mai riuscito a mettere esattamente a fuoco quello che avevo dentro, qui ho lasciato confluire una serie di fattori diversi tra loro.

 “Un giorno come un altro” definisce  il tuo ingresso nell’età adulta?

Questa è l’unica canzone che ho scritto in maniera tradizionale voce e chitarra. Non volevo includerla nell’album perché la ritengo una parentesi diversa, poi Michael mi ha convinto, mi ha detto che gli ricordava David Bowie nel periodo di “Hunky Dory”.

Sei molto legato anche a “I Mostri”…

Questo brano è molto attuale nonostante  il classico groove funky americano, in Italia quella roba non sarebbe mai venuta fuori così!

Federico Poggipollini

Federico Poggipollini

È vero che hai utilizzato degli strumenti vintage?

Ci siamo messi in gioco! In America ci sono dei negozi specializzati con degli strumenti anni ’60 italiani. A quel punto li ho cercati a lungo, era importante raggiungere un suono ottimale anche con strumenti che hanno dei limiti ma che, posti un certo modo, regalano una sfumatura diversa al suono.

Sei un vero e proprio collezionista?

Beh, direi di sì. Ho tantissimi strumenti. Ho amplificatori Steelphon, tastiere Farfisa e Crumar, meravigliose chitarre Galanti, Meazzi, Eko, Davoli, introvabili pedali Montarbo e quant’altro!

C’è qualche strumento che sogni e che ancora ti manca?

In verità adesso sono passato agli strumenti  giapponesi anni ’70: Kawai, Tokai etc. Si tratta di strumenti che hanno delle particolarità specifiche. Io li acquisto da collezionista poi, ovvio, se capita, li suono volentieri.

Li porteresti mai ad un tuo live?

Non li porterei mai in giro perché sono strumenti piuttosto delicati, in più non ti permettono di fare un concerto al giorno d’oggi. Vanno accordati molto, bisogna starci attenti, potrei rovinarli. Magari se “Nero” avrà successo, farò una tourneè con tutti gli amplificatori che ho usato (ride ndr).

C’è una grossa ricerca anche nel live per ricreare il suono dell’album?

Stiamo cercando di ottimizzare sempre di più il tutto. Abbiamo ricreato sonorità, ambienti e attitudini musicali.

Quali sono le tue prospettive adesso?

In questa fase avrei voglia di portare in giro “Nero” e suonarlo il più possibile. Queste undici date autunnali rappresentano il primo step  importante dopo il riscaldamento della scorsa estate.

Federico Poggipollini

Federico Poggipollini

Che tipo di riscontri stai ottenendo?

È la prima volta che ho ricevuto delle bellissime recensioni sull’album che, nel frattempo, ha venduto circa 2000 copie. Molti non se l’aspettavano, lo ritengono un disco non scontato, rischioso e la cosa mi ha avvicinato anche a quelli che mi snobbavano ritenendomi mainstream. Anche molti amici mi hanno apprezzato, gente che sì, mi conosceva, ma che in passato non mi ha mai detto: “Che gran disco hai fatto”.

Potrebbe essere un nuovo punto di partenza?

Per il prossimo disco ho già un’idea anche se, partendo dal presupposto che faccio un album ogni sei anni, nel prossimo sarò anziano…. (ride ndr)

Grandi emozioni a Campovolo…

Certo! Ero molto emozionato ma in realtà lo eravamo tutti! Ero emozionatissimo soprattutto nei giorni precedenti e lo sono stato fino a 3 ore prima dell’evento. Poi, nel momento in cui dovevo salire sul palco con gli abiti da scena, è come se mi fossi liberato, ero molto più leggero. A sto giro avevo molta responsabilità, abbiamo fatto “Buon Compleanno Elvis” esattamente come l’originale, ho dovuto usare strumenti che non uso da tanto, con amplificatori diversi e in un modo diverso rispetto alle ultime versioni degli stessi brani. Dovevo essere molto lucido, le prove ci sono state ma non sono state tantissime. Ad ogni  modo, ho vissuto quella sera in maniera particolare, è stata un’ attesa molto lunga ma alla fine è stata una bella galoppata.

Raffaella Sbrescia

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Video: Religione

Luciano Ligabue: Campovolo – La Festa 2015. L’artista annuncia i festeggiamenti per i suoi 25 anni di carriera a Reggio Emilia

Luciano Ligabue @ Campovolo - Reggio Emilia ph Francesco Prandoni

Luciano Ligabue @ Campovolo – Reggio Emilia ph Francesco Prandoni

Luciano Ligabue festeggia 25 avventurosi, inaspettati, appaganti anni di carriera invitando 300 giornalisti da tutta Italia sulla pista di atterraggio di Campovolo, a Reggio Emilia, per annunciare  ‘Campovolo – La festa 2015′, un concerto mastodontico, della durata di 5 ore, in cui verranno celebrati i 25 anni di “Ligabue”, i 20 anni di “Buon compleanno Elvis” e i 10 anni dal primo appuntamento di Campovolo, quando più di 150 mila persone si ritrovarono a dar vita al più grande concerto che, ad oggi, la storia della musica italiana ricordi. Il rocker ha accolto i media e la stampa dapprima con uno speciale percorso  illuminato da tanti pannelli, quanti sono stati i dischi pubblicati in questi anni, poi, voce e chitarra, ha intonato “Sogni di Rock’n roll”, “Certe notti” e “C’è sempre una canzone” per provare a racchiudere in tre brani l’essenza della propria anima artistica.

Ad affiancarlo durante la successiva conferenza stampa, Ferdinando Salzano di F&P e lo storico manager Claudio Maioli. Al centro dell’attenzione, l’evento previsto per il 19 settembre: il terzo Campovolo sarà una grande festa ed è stato annunciato come quello che sarà il concerto più lungo della carriera di Ligabue, nel corso del quale  l’artista suonerà per intero l’album ‘Ligabue’ (1990) con i ClanDestino, per intero ‘Buon compleanno Elvis’ (1995) con La Banda e tutto il meglio di ‘Giro del mondo’ accompagnato dalla sua formazione attuale, Il Gruppo. I festeggiamenti cominceranno con un giorno d’anticipo con ‘Aspettando Campovolo’: dalle 15 alle 24 di venerdì 18 settembre il Liga Village, all’interno dell’area di Campovolo, sarà infatti aperto al pubblico che avrà acquistato il biglietto per il concerto. L’evento sarà animato da ‘intrattenimento da strada’ (artisti, giocolieri, professionisti e musicisti) e dalla proiezione dei film di cui il Liga è stato regista. Per tutti gli acquirenti del biglietto dell’evento ci sarà anche uno special box contenente DVD, gadgets e  memorabilia. Saranno previste, inoltre, delle apposite aree per le tende e convenzioni con bus, treni e navette per agevolare gli spostamenti di chi arriverà dalle varie parti d’Italia.

Luciano Ligabue @ Campovolo - Reggio Emilia ph Francesco Prandoni

Luciano Ligabue @ Campovolo – Reggio Emilia ph Francesco Prandoni

In occasione del Liga Day, Luciano ha anche annunciato la realizzazione di due documentari per festeggiare tutti coloro che hanno lavorato con lui in questi anni, due making of che metteranno nero su bianco tutto ciò che è accaduto tra palco e realtà: “Mi piace salvaguardare la musica creata , per questo ho pensato a due making of di “Ligabue” e “Buon Compleanno Elvis” anche per ricordare chi tra noi non c’è più. L’idea è di far parlare chi c’era, raccontare le emozioni, ricordi. Il primo devo farlo io per forza, per il secondo spero di trovare un autore”. Soddisfatto ed appagato, l’artista è stato infine premiato da Ticketone per la vendita record di 2 milioni e 232 mila biglietti, avvenuta tra il 2005 ed il 2015.

Sorridente e rilassato, Luciano Ligabue ha risposto alle numerose domande arrivate dai tanti giornalisti presenti all’evento. Ecco le principali dichiarazioni:

Quella del 19 setttembre sarà una serata unica perché non ho mai suonato integralmente i miei primi due dischi. L’idea nasce dal voler far sì che si possano ascoltare anche quei brani che durante i live sono sempre stati nascosti, spiega Luciano. La canzone da cui è cominciato tutto è “Sogni di rock’n’roll”. All’inizio della mia carriera mi ispiravo alla mia passione per il rock progressivo ed i cantautori. Ho iniziato componendo musiche inutilmente complesse e scrivendo testi troppo pretenziosi, poi una domenica pomeriggio, mentre raccontavo un sabato sera tra amici in discoteca, mi sono reso conto di aver scritto la mia prima canzone compatta. Ho capito che dovevo usare un linguaggio comune, semplice, immediato e mi piace pensare che è proprio in quello che si nasconda la poetica”. In venticinque anni sono cambiato molto, io in primis come essere umano. Ho iniziato la mia carriera nell’incoscienza totale, poi ho pian piano maturato la consapevolezza di come il pubblico senta e percepisca le mie canzoni, prima nate di getto, poi sottoposte a lunghe sessions di revisione artigianale. Oggi ho meno pudore di prima, aggiunge Liga, all’inizio mi mascheravo dietro a dei personaggi, ora parlo in prima persona. In questi anni ho scritto tantissimo di me, del mio punto di vista sul mondo eppure ancora mi meraviglio di aver ancora qualcosa da dire”.

Particolarmente toccante il momento in cui Ligabue ha ricordato il momento in cui si è reso conto di aver “svoltato”: Ero al Rocktober Fest di Alessandria, c’era  il gruppo di supporto, gli Statuto, che avevano già pubblicato tre album e mi sembrava inverosimile che suonassero prima di me. Nelle prime venti file tutti sapevano le mie canzoni a memoria ed è stato in quel preciso momento che  ho cominciato a prendere coscienza della potenza delle canzoni e della responsabilità che ne consegue” .

Anni costellati di trionfi ma anche di scivoloni: “Gli scivoloni che ho commesso sono sempre stati evidenti e chiari e credo anche di essermeli anche meritati. Tendo a credere che la canzone debba essere popolare e arrivare alla gente, se questo non  avviene, la canzone non funzionerà. Il più clamoroso passo falso furono “Sopravvissuti e Sopravviventi” e “Miss Mondo”. Dopo “Buon Compleanno Elvis” ho sofferto una crisi di identità e volevo raccontare la punta amara del successo, un argomento davvero impopolare, confida Luciano, “Quando le cose vanno male, ricevi inevitabilmente meno telefonate, eppure anche quella solitudine è necessaria; quando caschi devi lasciare che il tempo passi e che la tua consapevolezza maturi”.

Per quanto riguarda l’ultima avventura de il “Viaggio del mondo”:  “Fare quel giro del mondo è stato un viaggio della libertà, un regalo che ci siamo fatti. Tornare a suonare nei club mi ha fatto tornare indietro nel tempo, mi ha permesso di cambiare le aspettative e di allontanarmi la maniacale tendenza italiana di voler prevedere cifre, numeri e ritorni.

Luciano Ligabue @ Campovolo - Reggio Emilia ph Francesco Prandoni

Luciano Ligabue @ Campovolo – Reggio Emilia ph Francesco Prandoni

Parlando di ciò di cui non riesce a fare a meno, Liga spiega: “Ho sempre la speranza che ad ogni nuovo disco ci sia un nuovo Ligabue. Al di là delle scelte sonore, quello che ritengo davvero importante è l’urgenza di dire qualcosa: le canzoni che entrano nei miei dischi rispondono a questa prerogativa. Scrivo tanto e quando scelgo, sento cosa ho scritto quando ne avevo davvero bisogno. Con le canzoni cerco la gente, con tutto il resto questo problema non me lo pongo. Con la musica alla gente non gliela si fa, chi fa il furbo ha un brano che dura un’estate. Questo è il mistero delle canzoni dove il giudice è chiaro: il pubblico.

Solo a chi entro il 30 giugno acquisterà online su www.ticketone.it il biglietto per “CAMPOVOLO – La festa 2015”, scegliendo la modalità di spedizione a casa, sarà data la possibilità esclusiva di assistere al concerto dall’area dedicata “PIT speciale” (PIT A) in prossimità del palco (l’accesso all’area sarà regolato da un braccialetto spedito insieme al titolo d’ingresso del concerto e allo “Special Box Campovolo 2015”).

In alternativa alla modalità di spedizione a casa, per coloro che acquisteranno online su www.ticketone.it è previsto il ritiro dello “Special Box Campovolo 2015” e del titolo d’ingresso direttamente a Campovolo, il giorno dello spettacolo (non è previsto il braccialetto “PIT A”).

Anche chi acquisterà il biglietto presso i punti vendita avrà la possibilità di ritirare lo “Special Box Campovolo 2015” (non è previsto il braccialetto “PIT A”). Info e modalità saranno pubblicate su fepgroup.it.

Dall’1 giugno sarà possibile acquistare posto auto (interno o in prossimità dell’area di Campovolo) e posto tenda (all’interno dell’area dedicata) per le notti del 18 e del 19 settembre.

Verranno inoltre messi a disposizione dei treni speciali a/r Milano-Reggio Emilia e a/r Roma-Reggio Emilia (info, orari e tariffe dall’1 giugno).

Eventi in Bus, partner ufficiale di “CAMPOVOLO – La festa 2015”organizzerà servizi autobus a/r da tutta Italia all’area di Campovolo (tutte le info suwww.eventinbus.com).

 

Raffaella Sbrescia