Ermal Meta torna in tour: nei migliori teatri italiani con GNUQUARTET. Ecco cosa ci aspetta

Ermal Meta - tour a teatro
I chilometri macinati tra palchi di tutta Italia per il “Non abbiamo armi tour” non sono bastati. Ermal Meta torna in pista con un tour teatrale nelle migliori venues italiane con GNUQUARTET.
L’incontro risale al Festival Risorgi Marche. Un colpo di fulmine reciproco che ha visto Neri Marcorè nelle vesti di Cupido. Un connubio mentale nato da percezioni e vibrazioni sonore, nonché da una compatibilità in termini di gusti musicali.
L’idea messa in campo, già da tempo nei programmi di Ermal Meta, sarà una rilettura dei brani di Meta in veste più acustica. Ci sono 30 brani da rileggere, con un mastodontico lavoro di riarrangiamento da fare. L’aspetto fondamentale di questa operazione sta nel fatto che gli arrangiamenti saranno costruiti dallo GnuQuartet che commenta così la scelta:
“L’idea di Ermal ci ha riempito di gioia perché ha riconosciuto la nostra sonorità, la nostra identità artistica. Interpreteremo i pezzi con molta libertà, sarà un lavoro intenso, ci sarà di tutto in scaletta. I pezzi tirati non ci spaventano, anzi, siamo partiti da quelli. Ci saranno diverse sfumature, il risultato finale sarà molto interessante”.
Ermal Meta ha replicato: “Laddove i brani richiederanno intensità, non mancherà. Ci saranno pezzi che non possono diventare ballads ma lo GnuQuartet riesce a fare tutto quello che si mette in testa, non vedo l’ora di ascoltare i pezzi up, sarà sorprendente per me in primis. Dal punto di vista tecnico, il fatto di suonare in teatri fantastici,avremo volumi incredibili che ci permetteranno di arrivare al pubblico con dinamiche minime. In questi 3 anni ho fatto cose che mi sembravano impossibili fino a 4 anni fa, non mi è mancato niente in questi anni, se proprio devo fare il pignolo, se c’è una cosa che mi è mancata è un’escursione dinamica sul palco che vada da 2 a 127. Sono molto entusiasta anche solo immaginandola, figuriamoci facendola. Ci siamo riuniti io e gli GnuQuartet, abbiamo ascoltato i miei 3 dischi e qualche cover che ci piace ascoltare. Abbiamo iniziato dalle canzoni che credevo le più difficili da eseguire e mi è piaciuto moltissimo. Non c’era una base di partenza da cui scegliere, abbiamo creato un percorso variegato, non vogliamo annoiare il pubblico, siamo lavorando sulla base del nostro stesso divertimento in primis. Vorrei emozionarmi, sorprendermi, divertirmi. Abbiamo molta voglia di incominciare e stare insieme e a suonare. Sicuramente questo lavoro verrà documentato, in che modo non lo sappiamo, non ci abbiamo ancora pensato, una testimonianza la desidero molto, non se sarà un disco o un dvd. Per quanto riguarda la scaletta, non ho tenuto cose fuori, ci saranno pezzi de La Fame di Camilla mai suonati dal vivo se non in quel periodo lì, alcuni pezzi si prestano molto a questo tipo di suono. In 3 anni ho pubblicato 30 pezzi, ce n’è di lavoro da fare per arrangiarle, mettere in campo degli inediti sarebbe stato esoso.
Le cover sono un pezzo dei Muse e uno dei Radiohead, i nostri punti di contatto. Pezzi inediti pronti ci sono, ne ho almeno una ventina, magari qualcuno salta fuori. Per ora mi concentro sul lavoro con GnuQuartet, forza e delicatezza sono una combo presente nelle mie canzoni, ritrovare lo stesso valore in acustico m ha fatto impazzire. Le scalette dei concerti saranno pensate per variare, cantarle tutte sarebbe troppo, la scaletta avrà di base 20-22 canzoni, i tempi in teatro sono più dilatati rispetto al palazzetto, prepareremo più canzoni per cambiare e improvvisare un po’. Magari un paio di brani li sceglierà direttamente il pubblico, perché no”.
La sfida
GnuQuartet spiegano come si sta approcciando al lavoro: “Per noi la sfida più difficile da sempre è sopperire all’ elemento ritmico, essendo noi tre archi e un flauto. In questi anni abbiamo trovato tecniche alternative di esecuzione. La beat box di Francesca al flauto ci dà un po’ di respiro, il nostro è un delicato lavoro di equilibri. Ogni tanto sovraincidiamo e ci aiutiamo con la loop station, useremo ad esempio gli effetti del violoncello per sopperire al basso, anche se riteniamo sia sempre giusto non abusarne. L’equilibrio tra acustico ed elettrico deve essere preservato, il suono è bello perché si percepisce anche senza amplificazione”.
Video: 9 Primavere

Meta sottolinea: “Non canterò soltanto, suono drum machine, pianoforte, chitarra. Fino a qualche anno fa, portavo in giro questo concerto dove la media era di 10-12 spettatore, suonavo synth, loop, drum machine, non mi spaventa proprio la questione ritmica, mi gasa trovare soluzioni alternative, per come lo percepisco già da ora, il palco sarà una sorta di sala prove allargata. Se non giochi con la musica, non ti diverti un granchè. Una buona dose di improvvisazione ci deve essere sempre sul palco, l’adrenalina fa sempre cambiare le carte in tavola. Lo dico sulla base della mia prima esperienza a Sanremo. Durante il pomeriggio avevo fatto diverse prove, il suono era sempre lo stesso, poi però la sera sul palco non sentivo, il volume era cambiato completamente, ero terrorizzato, le volte dopo ho capito che la scelta dei suoni e dei volumi deve essere quella che potresti sentire durante la prima sera, non puoi essere che di quello che succederà sul palco, devi lasciare uno spazio bianco. Suonare con il pubblico è tutta un’altra cosa. Ci deve essere margine di spazio per non essere imbrigliato. A proposito di Sanremo: “Il buco di date in quel periodo è casuale, quest’anno non andrò. Ci sono andato già troppe volte, potrebbe finire per piacermi. Prima di condurlo, dovrò produrre almeno 32 dischi”.
 
Il bilancio
“Da 3 anni vivo nel modo in cui volevo vivere facendo quello che volevo fare, cercando di farlo 24 ore su 24. Ritengo che sia giusto così, ho un debito nei confronti della buona sorte e devo ripagarla investendo tutte le mie energie in quello che sto facendo. Avevo detto che mi sarei fermato un po’ ma 3 mesi di riposo per me valgono come un anno, star fermo troppo tempo mi annoia, ora non me la sento, volevo fare una cosa diversa dopo 3 anni di concerti in elettrico a tutto spiano, volevo rallentare dal punto di vista sonoro, alla fine sono un musicista e i musicisti suonano. Anche da fermo, non sto fermo mai, ho sempre una chitarra in mano e un pianoforte a un metro, non riesco a fermare i pensieri e la scrittura, questo mi porta a suonare e a fare quello che mi piace, vado avanti finchè ce n’è.”
Raffaella Sbrescia

Arnaldo Pomodoro alla Scala: un volume per il maestro del teatro scolpito

Arnaldo Pomodoro

Arnaldo Pomodoro

“L’opera, quando trasforma il luogo in cui è posta, ha veramente una valenza testimoniale del proprio tempo, riesce ad improntare di sé un contesto, per arricchirlo di ulteriori stratificazioni di memoria”. Questa è la visione artistica di Arnaldo Pomodoro, uno dei più illustri scultori del nostro tempo che, attraverso la sua grande passione per il teatro, ha inventato forme, materiali e macchine per un totale di 44 progetti scenici dal 1972 ad oggi.

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“Teneke” foto Marco Brescia © Teatro alla Scala

Nell’omaggio che, Vittoria Crespi Morbio e l’Associazione Amici della Scala, hanno inteso rendere all’operato dell’artista  nel volume “Pomodoro alla Scala”, presente all’interno della collana “Gli artisti dello spettacolo alla Scala”, traspare tutto il rigoroso impegno con cui Arnaldo Pomodoro ha contribuito allo sviluppo e alla crescita artistica italiana. Nato a Montefeltro nel 1926, Pomodoro comincia a lavorare in campo teatrale intorno agli anni Cinquanta, si trasferisce a Milano nel 1957 ed instaura uno speciale rapporto di collaborazione artistica con Giorgio Gaslini e Fabio Vacchi.  Negli allestimenti di Pomodoro anche gli abiti di scena appaiono come sculture in movimento; la sua idea scenografica dello spazio assorbe ed ingloba tutti gli elementi scenici per la realizzazione di una visione d’insieme: il teatro scolpito. Con Fabio Vacchi, lo scultore debutta al Teatro alla Scala nel 2007, nell’opera “Teneke”: la tragedia di una terra perduta, lo smarrimento degli esuli, pietre, acqua e fango entrano nell’immaginario collettivo, animandosi.

foto Marco Brescia © Teatro alla Scala

foto Marco Brescia © Teatro alla Scala

 Esigente e scrupoloso, Arnaldo Pomodoro ha saputo farsi forte della sua tempra volitiva per regalare all’elemento scultoreo una forma di vita propria. Il miracolo del movimento a vista costituisce, infatti, l’elemento centrale  dell’impegno fisico e della fatica psicologica che contraddistinguono ogni produzione di Pomodoro, i cui studi e carteggi sono custoditi negli archivi della Fondazione Arnaldo Pomodoro, nata nel 1995.

Raffaella Sbrescia

“Vera Marzot alla Scala”, una monografia per la signora italiana dell’eleganza.

Vera Marzot e Tirelli Gennaio 1982

Vera Marzot e Tirelli Gennaio 1982

“Vera Marzot alla scala” è una preziosa monografia, che rientra nella collana intitolata “Gli artisti dello spettacolo alla Scala”. Curata da Vittoria Crespi Morbio e dall’Associazione Amici della Scala la collezione di volumi è dedicata al grande lavoro svolto da scenografi, pittori, scultori e artisti che, nel corso degli anni, hanno contribuito ad accrescere la fama ed il prestigio del Teatro alla Scala di Milano in tutto il mondo. L’autrice del volume realizza, nello specifico, un agile e coinvolgente ritratto di una grande professionista quale fu Vera Marzot.

Abito di Radames per Pavarotti © Francesco Maria Colombo

Abito di Radames per Pavarotti TAV VII © Francesco Maria Colombo

Considerata, a ragione, la “signora italiana dell’eleganza” Vera firmò e partecipò alla realizzazione di un ingente numero di abiti per importanti produzioni teatrali e cinematografiche. Tra le tante ricordiamo “Il Gattopardo”, “La caduta degli dèi”, “Gruppo di famiglia in un interno”, “Aida”, “Fetonte”, “Guglielmo Tell”, “Oberon”, “Tosca”. Sensibilità estetica, umiltà caratteriale e immensa forza di volontà furono gli elementi indispensabili che la resero un importante punto di riferimento nell’ambiente artistico di quegli anni. Vittoria Crespi Morbio fornisce dati precisi, preziosi bozzetti di disegni, progetti, fogli rari e fotografie dei più begli abiti mai realizzati dalla Marzot.

CARDINALE - TAV C © Francesco Maria COlombo

Cardinale – TAV C © Francesco Maria Colombo

Con l’esordio al fianco del maestro Pietro Tosi prima, e con le storiche collaborazioni con Luchino Visconti e Luca Ronconi poi, Vera, severa nell’aspetto, ma piena di spirito, riesce ad imporre la propria personalità stilistica, senza mai rinunciare ad un inconfondibile, ed inaspettato, tocco di dolcezza. La chiave del suo successo fu sicuramente la contaminazione: “ogni abito era il risultato di fusioni, coagulazioni, trasfigurazioni”, scrive Crespi Morbio e, in effetti, guardando le bellissime testimonianze fotografiche dei lavori di Vera, non è facile resistere al fascino di un lusso, ormai difficile da ritrovare. La complicità, sospesa sul filo di una costante imprevedibilità, caratterizzò la collaborazione tra Vera e Visconti mentre molto più burrascoso fu il sodalizio artistico della costumista con Ronconi.

Lo studio di Vera Marzot TAV CII  © Marzio Marzot

Lo studio di Vera Marzot TAV CII © Marzio Marzot

L’attitudine per l’eleganza, l’ironia, il rigore e il gusto per la scoperta di Vera determinarono il successo di tanti spettacoli messi in scena al Teatro alla Scala. Oggi, nostalgia e rimpianto sono compagni fedeli di chi avuto modo di vivere appieno quegli anni d’oro ma, l’importante contributo di enti come l’Associazione Amici della Scala può sicuramente fornire indispensabili elementi di studio da cui poter ripartire.

Raffaella Sbrescia