Fred De Palma presenta “Boyfred”, la svolta in un album autobiografico. L’intervista

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Si apre, da oggi, un nuovo capitolo per Fred De Palma che, con “Boyfred”, entra nella squadra Warner Music decidendo di raccontarsi in un disco autobiografico, in linea con i tempi, connotato da testi intimi, rime scomode e sonorità trap. Il giovane artista, classe ‘89, scrive e usa il rap, la canzone, il pop, la dance a seconda di quello che vuole raccontare liberandosi dai confini dei generi. All’interno delle 14 tracce che compongono il disco, abbiamo modo di capire ogni sfaccettatura di suo questo importante momento di maturazione artistica. Abbiamo incontrato Fred alla viglia dell’uscita dell’album e questo  è quello che ci ha raccontato.

Fred, è vero che il rap è diventato un canone?

Secondo me ci sono due tipi di rap in Italia: c’è il rap puro, più fedele alla vecchia scuola, poi c’è un nuovo filone molto più melodico, pensato per arrivare al maggior numero di persone possibile.

La melodia rende il rap più accessibile?

Anche in questo caso sono anche due tipi di ascoltatori: quelli che ascoltano i testi per scoprire le rime e quelli più casuali che badano solo al ritornello. Il pubblico, in ogni caso, deve ancora assimilare alcune cose. L’aspetto positivo è che prima non c’era tanta distinzione, ora, invece, noto che comincia ad esserci un approccio più critico ed il riconoscimento del valore specifico di ciò che viene fatto.

Tu tieni più al testo o alla musica?

Tengo molto alla scrittura e parto sempre dal testo. La ricerca del ritornello giusto è  la mia seconda preoccupazione, deve esserci un momento catchy non solo per il pubblico ma anche per me. Per il resto credo sia ovvio che, da qui a due anni, la melodia nel rap diventerà un trend di tutti quelli che fanno il mio genere.

Questo album segna un distacco ma anche un  nuovo inizio?

L’idea di questo disco è nata con la finalità di evolvermi. Tutto qui è diverso, a partire dal modo di scrivere.  A differenza di tanti, ho scelto di non duettare con nessuno perché “Boyfred” è un disco personale. Ho pensato che un featuring avrebbe tolto coerenza ai brani  e avrebbe reso un po’ dispersiva la storia che volevo raccontare. L’unico modo che ho per entrare davvero in contatto con il pubblico è far conoscere me stesso, oltre alle mie canzoni.

Come mai “Stanza 365” è il brano più importante dell’album?

Questo brano è veramente intimo, mi trasmette tanto e spero che lo stesso avvenga con il pubblico. Nel disco precedente avevo già iniziato questo tipo di percorso di scrittura ma non avevo ancora l’esperienza giusta per scrivere una vera e propria canzone. I rapper in generale scrivono pezzi piuttosto che canzoni. La differenza è alla base è in questa canzone c’è tutto quello che serve per definirla tale.

C’è una metodica in quello che fai?

Non ho mai scritto un pezzo in più di un’ora quindi si tratta di una cosa molto immediata. Mi sono sempre esercitato da solo a scrivere, all’inizio stavo 8 ore a cercare uno stile mio e spero che oggi riesca trasmettere al pubblico tutto questo.

Come è nata la collaborazione con Baby K per “Licenza di uccidere’?

Mi ha scritto mesi fa su Twitter.  Sono passato in studio da lei, ci siamo complimentati a vicenda e abbiamo deciso di fare un pezzo insieme scrivendo le rispettive strofe del brano. È stato tutto molto naturale.

Quanto si distacca questo disco dai tuoi lavori precedenti?

“Boyfred” è frutto di una ricerca minuziosa. In genere tendo a scrivere su canzoni di altri, che rispecchiano quello che voglio dire io, e, successivamente, mi faccio rifare tutte le basi da zero. Lavoro sul suono solo dopo aver finito la canzone, si tratta di un metodo abbastanza comune tra i rapper. Ho lavorato con MACE dei ReSet!, uno dei più  forti “trappisti” in Italia. Mi sono fatto consigliare molto da lui sul suono, i pezzi mi sono molto piaciuti e abbiamo continuato in questa direzione alternandoli ad altri più suonati. Poi c’è Davide Ferrario, un musicista particolarmente ispirato. Loro due, insieme, hanno creato qualcosa di nuovo.

“Serenata Trap” è un ovvio richiamo al brano di Jovanotti…

Sì, si tratta di un tributo ad un pezzo che è un cult della storia della musica italiana. La mia è una sorta di versione 2.0 di un brano in cui uso con lo slang e l’approccio contemporaneo. La gente mi critica perché a volte uso delle frasi molto forti però, in realtà, quello che faccio io è prendere quello che c’è e portarlo in musica.

Anche in “Fenomeno” ci sono un po’ di frasi che scuotono gli animi?

Questo brano è dedicato ai miei fan. Il testo parla dell’incontro tra me e un fan in metropolitana. L’episodio è accaduto realmente ed è per questo che ho deciso di scriverci una canzone. In questo brano colgo anche l’occasione per rispondere a tutti quelli che, vedendomi impegnato a fare musica, credono che io sia sempre felice, niente di più sbagliato. Ecco, questa è l’occasione per  raccontare l’altra faccia della medaglia.

Per quanto riguarda lo stacco tra “Lettera al successo parte 1 e 2” e questo nuovo album, che tipo di evoluzione c’è stata nei temi e nei contenuti?

Si dice sempre che quando un artista cambia, anche il suo pubblico cambia. Spesso le persone si affezionano ad una parte di te che, evolvendosi, viene messa un po’ da parte. In generale, cerco sempre di raccontarmi sui social, rendo le persone partecipi delle mie evoluzioni. Il nocciolo della questione sta nel mondo in cui si scrivono le canzoni: se evolvi in maniera coerente, il pubblicodovrebbe evolvere con te altrimenti non è un pubblico vero.

Cosa racchiude il concetto di “Web credibility”?

Ho realizzato dei video simpatici usando il rap e li ho caricati su Facebook. Tutti usano i social come mezzo per arrivare ad un pubblico più ampio per cui ho pensato di usare questo passatempo come una sorta di nuovo tipo di free style. Il web è la nuova strada.

Hai partecipato a tante competizioni di free style, ne senti mai la mancanza?

Fino ad un certo punto. Del freestyle non mi manca niente perché lo faccio tuttora con i miei amici. Magari mi manca quell’ansia positiva di quando facevo le gare girando l’Italia da solo partecipando a tutti i contest possibili.

Per concludere, come sarà il tuo nuovo live?

Tutto è ancora in via di definizione.  Dovrà essere una cosa diversa da quello che c’è in giro, sto cercando un nuovo approccio con il pubblico. Vi aggiornerò molto presto!

 Raffaella Sbrescia

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TRACKLIST

1. Dov’eri tu 2. Serenata Trap 3. Stanza n. 365 4. Non scordare mai 5. Canterai 6. BoyFred 7. Buenos Dias 8. Slogan 9. Tutto qui 10 Due cuori e una caparra 11.Fenomeno 12. Noi due 13. VodkaLemonHaze 14.Chiudo gli occhi

 Video: Stanza 365

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