Intervista a Marco Selvaggio: “L’Hang è il mio scrigno magico”

Marco Selvaggio Ph Fabio Florio

Marco Selvaggio Ph Fabio Florio

 “The Eternal Dreamer” è il nuovo singolo del percussionista catanese Marco Selvaggio. Il brano, che  anticipa l’uscita dell’omonimo disco, prevista per l’1 dicembre. Marco Selvaggio, ad oggi, è l’unico in Italia a suonare l’Hang dal vivo, sulla musica house ed elettronica, e a sposare le melodie dell’hang alla musica lirica e da ultimo pop. L’hang è uno strumento idiofono svizzero suonato da Marco e nell’imminente album, esso avrà un ruolo centrale insieme alle collaborazioni con diversi artisti italiani come The Niro, e internazionali, come Anne Ducros,  Daniel Martin Moore, Dan Davidson (dei Tupelo Honey), Sidsel Ben Semmane e altri ancora.

The Eternal Dreamer” è un suggestivo brano dal titolo eloquente… ci parli della scelta di un arrangiamento così particolare e dell’interpretazione testuale di Daniel Martin Moore?

“I’m gonna be beautiful, when you look at me, I’m gonna be beautiful, an eternal dreamer you will see”  The Eternal Dreamer è la canzone che rappresenta pienamente l’album e me stesso. E’ una di quelle canzoni che forse si scrivono una volta sola nella vita. Ha con se la carica di un sognatore che guarda in cielo con i piedi per terra. Sa bene che gli potrà cadere un giorno il mondo addosso ma ha la forza di non cadere mai sulle proprie ginocchia per andare verso l’amore incondizionato e per il raggiungimento del suo sogno. L’arrangiamento è molto delicato e l’hang appare e scompare tra le calde note della voce di Daniel. Lui l’ho conosciuto online e mi ha subito colpito per la particolarità della sua voce! Calda, soffice, dolce ma anche nostalgica e malinconica! Le sensazioni che maggiormente mi appartengono! Ho scritto musica e testi di “The Eternal Dreamer” circa un annetto fa e credo che Daniel Martin Moore abbia interpretato la canzone in maniera incredibile (basta pensare che per ogni canzone cantata del disco ho ascoltato circa 50 interpreti, quindi circa 350 voci diverse). Devo dire che son legato a The Eternal Dreamer in maniera davvero particolare, quasi viscerale, così come alla mia Sicilia.

Il brano anticipa il tuo nuovo album, in uscita il prossimo 1 dicembre…cosa puoi anticiparci di questo lavoro? Cosa ti ha spinto a lavorarci su? Con chi hai collaborato? Cosa racchiude di te, quali saranno i contenuti e le prospettive del nuovo disco che ci presenterai?

E’ un lavoro iniziato da più di un anno che non è stato semplice realizzare! Tutto ha avuto inizio nell’aprile del 2013 quando ho iniziato a fare ascoltare i miei brani alla Waterbirds Records, nella persona di Nica Midulla accompagnata da sua figlia Simona Virlinzi, supportato da mio padre – nient’altro che il terzo produttore del disco – che mi ha trasmesso la passione per la musica sin da piccolo. Ho iniziato a scrivere e a suonare l’hang circa 6 anni fa e poi è stato un crescendo continuo che mi ha portato a comporre melodie sempre diverse e provare sperimentazioni sonore molto particolari! The Eternal Dreamer è un album pop molto sognante! Lo strumento cardine del disco è chiaramente l’hang, e in questo siamo stati un po’ pionieri dato che nella musica pop non si riscontrano ancora produzioni con l’utilizzo dell’hang, o perlomeno saranno davvero pochissime e a noi sconosciute. Ho ascoltato moltissime voci per far interpretare le mie canzoni (io non canto, son davvero stonato, anche se mi sarebbe piaciuto molto) e al disco collaborano cantanti di tutto rispetto! Da Daniel Martin Moore, come ho accennato prima, a Anne Ducros (che ha inciso con Battiato) e canterà l’unica canzone in francese dell’album, a The Niro che arriva fresco fresco dall’ultimo Sanremo, a Dan Davidson leader del gruppo canadese Tupelo Honey che sta andando fortissimo, a Sidsel Ben Semmane dalla Danimarca la quale ha partecipato all’Eurovision alcuni anni fa, a Haydn Cox e Hazel Tratt dall’Inghilterra. Il disco affronta principalmente il tema della vita e dell’amore visto da diversi punti di vista e prospettive. Ci sono molte metafore nei miei testi che possono anche essere interpretate in base alle proprie sensazioni! Il disco, inoltre, ha un forte respiro internazionale e mi auguro insieme ai produttori che possa uscire fuori dall’Italia.

Marco Selvaggio Ph Andrea Ventura

Marco Selvaggio Ph Andrea Ventura

Ci saranno ponti di collegamento tra le tracce strumentali e quelle cantate?

La tracklist dell’album è stata studiata per molto tempo! Alla fine ho deciso di comune accordo con Toni Carbone (fonico, arrangiatore e produttore artistico) di seguire i suoi consigli e unirli alle mie intenzioni. Il disco si apre e si chiude con una traccia strumentale! Questo perché chiaramente non tutti conoscono l’hang (considerato ad oggi lo strumento più raro al mondo)! In tal modo s’introduce l’ascoltatore a nuove sonorità che ritroverà sempre all’interno del disco riuscendo anche a riconoscerle in maniera netta e distinta. Il disco poi si chiude sempre con un brano strumentale che inizia con l’accensione di una macchina… come ad iniziare un altro viaggio…

Si pensa già ad un collegamento con un progetto futuro… Chi lo sa!?

Da dove viene la tua passione per un strumento così raro come l’hang? Quali parole useresti per descrivere questo strumento al pubblico? Quali suggestioni è in grado di evocare, secondo te?

Non è semplice spiegare da cosa nasca la passione per questo strumento! Io dico sempre che è stata serendipità! Il termine serendipità indica la fortuna di fare felici scoperte per puro caso e, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un’altra. Io non cercavo l’hang, mi è semplicemente capitato davanti un suonatore dell’est d’Europa mentre cercavo un locale di Roma per Trastevere! Da la è iniziata la sfrenata ricerca per lo strumento e l’amore folle per lo stesso che mi ha portato oggi a suonare e comporre tante musiche e canzoni e che al tempo stesso mi tiene incollato 4 ore al giorno, o meglio a notte, sullo stesso. È uno strumento incredibile che riesce ad evocare sensazioni mistiche. È quasi ipnotico ed è difficile separarsene. Non è semplice descriverlo, io dico sempre che se la magia è presente nella musica, per quanto mi riguarda, è dentro questo scrigno di metallo chiamato Hang.

Cover album Ph Valentina Indelicato

Cover album Ph Valentina Indelicato

Durante il tuo lungo percorso di studio, hai associato il suono dell’hang alla musica elettronica  e alla musica house…come hai creato questo connubio ritmico? Cosa ti ha ispirato e quali credi siano stati i frutti migliori di questa sperimentazione?

Ho iniziato a suonare musica tradizionale africana circa 13 anni fa. Tutto è iniziato come un gioco con le percussioni, col djembè per l’esattezza! Da lì mi sono avvicinato al mondo della musica house suonando le percussioni dal vivo in alcuni club della mia città! In fin dei conti si comincia sempre così… dal basso, per crescere! Avuto l’hang mi è venuta l’idea di associare non più solo la parte ritmica alla musica house, ma anche quella melodica! Con l’hang si è in grado di creare delle vere e proprie melodie e guardando online mi ero accorto che mai nessuno dal vivo aveva fatto tutto ciò nei club. Ho iniziato a sperimentare sulla musica house ed elettronica suonando con l’hang sul brano passato dal DJ di turno e costruendo melodie sempre diverse, a volte reiterando un motivo musicale, altre volte facendo dei veri e propri virtuosismi. I frutti di questa sperimentazione, non ancora compresa pienamente nel mio territorio, mi hanno portato a suonare e sperimentare questa piccola innovativa idea in giro per l’Europa tra club e festival (Monaco, Londra, Malta etc…).

Cosa stai ascoltando in questo periodo?

In questo periodo ascolto spesso Nick Drake, uno dei miei cantautori preferiti, William Fitzsimmons visto sempre nel 2014 a Berlino, Damien Rice visto qualche giorno fa a Milano e Jeff Buckley! Adoro la musica indie e folk. Le canzoni acustiche e il pop sognante e mai pesante.

Quando e dove potremo ascoltarti dal vivo? Che tipo di concerto proporrai al pubblico?

Una volta uscito l’album l’1 dicembre 2014 faremo una bellissima presentazione del disco partendo dal pubblico di casa e poi inizieremo a pensare ai live in maniera più concreta! Non mancheranno i concerti strumentali e sperimentali da solista con l’hang, quelli in trio con i miei musicisti e quelli con la formazione completa insieme a qualche featuring di voce che mi accompagnerà a seconda delle esigenze concertistiche! In fin dei conti nel mio disco ci son 7 cantanti provenienti da diverse parti del mondo! Sarebbe bello!

Raffaella Sbrescia

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