“In un sogno è la mia patria”, il promettente esordio dei Siberia a metà strada tra new wave e cantautorato

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Esce ad aprile, per Maciste Dischi, “In un sogno è la mia patria” l’album d’esordio dei Siberia, band livornese nata nel 2010 il cui nome trae spunto dall’immaginario evocato dal libro di Nicolai Lilin intitolato “Educazione siberiana”. Un testo, quest’ultimo, che fa riferimento ad una società in via di sparizione e che ha rappresentato un punto di riferimento per gente come Eugenio Sournia (voce e chitarra), Luca Pascual Mele (batteria), Piero Laganà (basso), Matteo D’Angelo (chitarra) che, con la propria musica, intende indagare gli “estremi”: da un lato, un’eterna adolescenza, dall’altro una maturazione che prende spunto da nevrosi artistiche confluite in un’estetica musicale incentrata sulla new wave e l’autentico cantautorato italiano.  “In un sogno è la mia patria” è stato registrato e mixato presso lo storico Real Sound di Milano con la produzione artistica di Ettore “Ette” Gilardoni. Il disco si compone di 11 tracce caratterizzate da testi evocativi ed autentici. Arrangiamenti energici, a tratti aggressivi, a tratti aged, rendono necessari diversi ascolti per una più completa comprensione del lavoro.

Siberia

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La voce corposa intensa, matura e vibrante di Eugenio Sournia spicca fin dalle prime note di “Patria”, il brano che inaugura l’album, ulteriormente arricchito da uno special urlato: “Ti ho dato tutto e non è mai abbastanza”; questo è l’urlo disperato inghiottito da un sublime guitar solo. “Gioia, tu sei solo un attimo, io sono sempre così timido nel saperti cogliere”, canta Eugenio, mentre il cantautorato che aggroviglia l’animo fa capolino in “Mare”: “Oggi ho già perso troppe cose, non voglio perdere anche me” è una delle frasi più schiette di un brano che si muove tra effluvi di note potenti e suggestive. La potenza enigmatica di “Sospeso” si muove all’interno dell’intercapedine semantica creata dall’ipnotica combinazione di basso, chitarra e batteria mentre rigurgiti di riff smuovono le trame di “Stella”. Ad innalzare la qualità di questo disco è “Il cavaliere oscuro”, un brano che ha al suo interno ha tutto: poesia, struggimento, dubbio, speranza, originalità.  Da ascoltare e riascoltare.  In un sogno è la mia patria” si chiude con “Una speranza” per elevarsi tra questi uomini che strisciano e che hanno perso di vista ciò che davvero è importante.

 Raffaella Sbrescia

La tracklist del disco: “Patria”, “Gioia”, “Mare”, “Cara”, “Francesca”, “Sospeso”, “Stella”, “Galahad”, “Irripetibile”, “Il cavaliere povero”, “Laura”, “Una speranza”.

Video: Gioia

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