I Non Identificato Subsonica Tribute band festeggiano i 100 live!

I Non Identificatosono una delle tribute band più seguite in Campania, il loro repertorio spazia all’interno di tutta la discografia dei Subsonica, l’ormai famosissimo gruppo torinese.
Francesco Torraca(voce), Stefano Romano (bassista), Alessandro Massa (chitarra), Christian Sommaiuolo (tastiere) e  Salvatore Iannuzzi (batteria) sono 5 ragazzi che ormai dal lontano 2009 calcano i palchi dei più importanti locali di musica dal vivo. In occasione del loro centesimo live, previsto per questa sera al Goodfellas di Via Morghen, Ritratti di Note è lieto di presentarli svelando qualche curiosità sul loro conto.


















Quando e come vi siete incontrati?
“Io e Stefano, spiega Francesco Torraca, ci siamo conosciuti nel 2005 e nel 2007 iniziammo a valutare la possibilità di suonare insieme. Poi percorsi e scelte di vita hanno sparigliato le carte ma nel 2009 ci siamo ritrovati e abbiamo iniziato a lavorarci su mentre Stefano, Alessandro, Salvatore e Massimo (il primo tastierista della formazione) erano già amici da una vita”.
 Com’è nata l’idea dei Non identificato e perché questo nome?

“Prima di tutto perchè non riuscivamo a metterci d’accordo sul nome più adatto, racconta Salvatore, la volontà di voler diventare il tributo di una band musicalmente “ostica” come i Subsonica era soprattutto legata al volersi misurare con un genere difficilmente riproducibile, alla necessità di un lavoro accurato e maniacale e alla “non omologazione”. Non Identificato è un brano che, secondo noi, esprime soprattutto questo; ci sembrava quindi coerente con la nostra scelta musicale”.
Come vivete lo status di cover band?
“Con estrema leggerezza! Non ci siamo mai presi troppo sul serio, come potremmo? A volte però danno fastidio i giudizi basati sui preconcetti: l’espressione della propria musicalità ha dignità equivalente che si tratti di cover o di brano inedito. Dovrebbero contare il cuore che ci si mette e la qualità di quello che si realizza, no?”
 Come festeggerete questo centesimo live?

Nell’unico modo che conosciamo e con il quale ci troviamo a nostro agio: uno show dal vivo al Goodfellas di Napoli durante il quale distribuiremo anche dei regalini ai nostri fan!” 
 Qual è il ricordo più bello e quale il peggiore che ricordate in merito alle vostre performance live?
“Di ricordi belli ce ne sono tanti, soprattutto legati alle persone e alle amicizie che abbiamo stretto con tanti “fan” che ora sono parte delle nostre vite nel quotidiano; tuttavia citerei due eventi in particolare, ricorda, divertito, Francesco: una delle prime serate al Moma di Santa Maria Capua Vetere, nel settembre 2010 se non sbaglio, dovevamo tenere  un concerto all’aperto ma a causa della pioggia si tenne al chiuso. I ragazzi presenti iniziarono a ballare e a pogare così forte che sembrava di essere ad un concerto in un palazzetto! Fu la prima volta in cui ci rendemmo conto di riuscire a caricare tanto il nostro pubblico e restammo tutti e cinque attoniti.
Una sensazione simile ci fulminò anche al Kingston di San Nicola L.S. nella primavera del 2011: il locale era strapieno e sulle note di Aurora Sogna c’era un vero mare di ragazzi che ballavano e saltavano, un carico di adrenalina senza fine!
Ricordi veramente brutti,  invece,non ce ne sono veramente, conclude Francesco, qualche serata storta è capitata, ma anche se c’era poco pubblico sul palco ci siamo sempre divertiti!”
Quanti e quali sono gli spazi riservati alla musica dal vivo in Campania?
“La domanda è molto interessante. C’è una forte contrapposizione nella musica live tra cover e inedito. La logica dell’imprenditore che gestisce un locale attrezzato per suonare è quella di fare profitto, in quest’ottica le cover/tribute band sono naturalmente avvantaggiate, ma ci sono locali che offrono la possibilità di esibirsi e portare alla luce i propri progetti artistici. Bisogna essere però umili e credere molto in quello che si fa, farsi conoscere, far parlare di sè. Lo diciamo da musicisti, molti credono di essere già delle star e la cosa non fa bene al movimento. Per contro ci sono anche gestori che ci marciano un po’ su acuendo i conflitti tra “le classi”. Di base c’è da evidenziare una bassa propensione all’ascolto da parte degli utenti “medi” dei locali”.
 Cosa significa per voi l’affetto dei fan in un momento storico in cui la musica è considerata come qualcosa di mediamente irrilevante sul piano culturale?
“Noi siamo una piccola band, con duemila fan su facebook; il rapporto con ognuno di loro è praticamente personale.
La voglia di suonare, di migliorare, di crescere, anche di stupire un po’ con tutto il set di effetti speciali che portiamo sul palco ci è trasmessa proprio dalle persone che vengono ai nostri concerti. Un amico viene a seguire un tuo concerto al massimo una o due volte in un anno, appunto per amicizia. Ma quando dei ragazzi ti seguono nel 50% delle date che fai vuol dire che ti “sentono” che si divertono, che stanno bene quando gli dai la tua energia. Questa è un’energia che ritorna al 100% e ti trapassa come una lama ed è una sensazione indescrivibile”.
Avete mai pensato di fare musica inedita? Se si, avete in mente dei progetti, anche da solisti, a riguardo?
“Avevo, già in passato, un progetto di musica inedita ma l’ho interrotto qualche anno fa, confessa Francesco, ora ha ripreso a scrivere in vista della produzione di un EP ma è ancora presto per sbilanciarmi sulla piega che prenderà il progetto”.

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