In viaggio con l’Orchestra Joubés

“Orchestra Joubés”  è l’omonimo titolo del primo disco dell’ensemble napoletana composta da Antonio Fraioli, Davide Mastropalo ed Ernesto Nobili.
Un crogiolo cosmopolita, forgiato da mani esperte ed intriso di pregiate commistioni stilistiche incanala uno strabordante flusso creativo che pare dare vita ad un viaggio oltreconfine.
Le dieci originali composizioni, di cui si compone il disco, sono chiavi di scrigni aperti su un mondo tutto da inventare; la geografia emotiva di ciascuno può dare libero sfogo al proprio immaginario verso mondi e paesi immaginari e non.
In bilico tra le affascinanti atmosfere dei caffè letterari di inizio Novecento e la più sofisticata musica da camera moderna, gli Orchestra Joubés, prodotti da Agualoca Records, filano, costruiscono, inventano sonorità uniche. Lontane da ogni tipo di  terminologia le contaminazioni folk, le commistioni, i richiami world music, gli etnicismi e le sperimentazioni del trio partenopeo semplicemente fanno capo ai guizzi della mente di ciascuno di essi; ritmi e melodie si lasciano ispirare dalle avanguardie del passato per ispirare l’emotività del presente.
La versatilità delle coordinate sonore di questo disco è subito evidente in Alma nueva dove un violino maliardo s’insinua come uno scugnizzo tra le impervie viuzze di un paese latino.
Aire de Chacareraè il brano più vorticoso del disco mentre Les Humeurs de Caterine veleggia tra le lacrime ed i sospiri di un animo sofferente e combattuto.
La pungente delicatezza de La neve sottile precede il sound viscerale ed ossessivo di Lenino Pr.40 mentre l’eterea bellezza senza tempo di San Jonas (Parte 1) ha un retrogusto di origine balcanica.
La visione allucinata di Mbilaregala ampi spazi alle tortuose riflessioni notturne.
Noumea Night Market è, invece, la composizione più “elettronica” del disco con sonorità insolite ma convincenti. In Yes, Pussyfooting, ripetuti guizzi di violino s’insinuano nell’animo come colpi di antichi fendenti aprendo infiniti e profondi varchi nell’aere.
L’ampio margine di inventiva degli Orchestra Joubés trova la sua foce a delta in Grandmothers; l’insaziabile appetito dell’inconscio surrealista è servito.

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