Musica, magia ed emozioni con Marco Guazzone & Stag





























In occasione dell’inaugurazione del Circolo Poligrafico di Roma, struttura recuperata dall’abbandono, e restituita alla città come spazio pubblico creativo, abbiamo incontrato Marco Guazzone & Stag, presenti tra gli ospiti musicali della serata.
“L’Atlante dei pensieri, il vostro album d’esordio, compie un anno. Qual è il bilancio?
“Beh, il bilancio è più che positivo, è già passato un anno ma a noi sembra sia uscito ieri. La cosa bella è che si tratta di  un disco che ha ancora molto da raccontare, tant’è che quest’estate gireremo un po’ l’Italia portandolo in giro in versione acustica quindi in formazione ridotta e senza strumenti elettronici”.
Dopo tante date in location di grande visibilità, siete tornati al vostro ambiente preferito: il club intimo ed intriso di fascino. Come mai? Questa tipologia di location rispecchia anche la personalità del gruppo?
“Si, in realtà noi abbiamo cominciato il nostro percorso proprio nei club, Contestaccio è stata la nostra prima casa, quella che nell’arco degli anni ci ha riservato tanto spazio in tante serate diverse facendosi crescere. Poi la fortuna di partecipare a Sanremo e la promozione su palchi molto grandi ci ha portato in situazioni nuove, stupende, però diverse da quelle a cui siamo abituati. Si tratta, quindi, di una dimensione che abbiamo ritrovato a Londra, dove abbiamo suonato, oltre che nella formazione busker, anche nei club in cui c’è la tipica atmosfera in cui noi siamo cresciuti. Quando poi abbiamo dovuto pensare a come festeggiare il mio compleanno e l’anniversario dell’album, abbiamo voluto tornare alle origini con un live al Caffè Latino di Roma. In sintesi ci piace giocare di equilibri alternandoci tra situazioni intime e acustiche e altre più grandi con incursioni elettroniche”.
Spesso siete a Londra e non è raro vedervi impegnati in tante buskerate, soprattutto nella zona di Camden. Cosa significa per voi suonare in strada?
“E’ musica allo stato puro perché sei senza spine e senza cavi, è assolutamente l’essenza di quello che facciamo, non ci sono filtri, nella maggior parte dei casi non è nemmeno amplificata la voce per cui è come assistere a come nasce la musica, come nasce in casa e in scaletta. Questo è un lato che ci piace portare avanti nella nostra musica perché anche in questo caso è un nostro punto di origine. Le buskerate ci piacciono anche perché ci permettono di entrare in contatto intimo con la città, con il luogo in cui suoniamo, con la gente che si ferma ad ascoltarci. Anche tra un concerto e l’altro e, non solo a Londra ma anche qui in Italia, ci piace bilanciare i due mondi”.
I vostri live sono sempre molto raffinati e ricchi di idee originali, nel corso del tempo avete organizzato svariati secret shows a tema. Quanto vi piace far sentire il pubblico un ospite speciale?
“Beh, tanto perché lo è, il pubblico è l’unica persona, pensandolo come un’unica entità, per la quale suoniamo, è essenziale”.
Lo scorso aprile avete tenuto un concerto al Piper per l’apertura del live di The Irreprensibles. Cosa ha significato per voi essere su quel palco e proprio in quella circostanza?
“E’ un palco molto speciale dove siamo stati con un nostro concerto a tema a novembre, per cui tornarci con un gruppo inglese che fa un tipo di musica molto filmica, quindi simile alla nostra, è stato davvero il top. Io poi sono un loro fan per cui, quando ho fatto conoscere anche al gruppo la loro musica, eravamo davvero tutti molto entusiasti”.
Come è nata la buskerata al Teatro Marcello di Roma con James Lancy?
“A Londra abbiamo conosciuto tanti artisti, sia per strada che nei locali e, rispetto all’Italia, lì c’è molta più condivisione. Qui c’è una sorta di gelosia e di “buona” competizione, Naturalmente c’è anche a Londra ma è più facile che scatti un momento di unione che diventa una vera e propria collaborazione, con James, che era a Roma di passaggio, abbiamo colto l’occasione al volo”.
Come è andato il live del 18 maggio in occasione della caccia al tesoro di Villa Borghese a Roma, organizzata dall’Associazione “ A caccia di sogni”?
“Si trattava di un evento beneficio per quest’Associazione che raccoglie fondi per i bambini malati, la location era magica, non avevamo mai suonato a Villa Borghese, essere lì davanti a migliaia di persone e vederle arrivare nello spiazzo trovando noi come una parte del tesoro è stato molto bello”.
Sulla vostra pagina Facebook avete scritto che l’”Atlante dei pensieri” avrebbe dovuto contenere 13 tracce. Come mai il brano strumentale La farfalla d’acqua non è stato incluso?
“C’è qualcuno nel gruppo, non faccio nomi, che dice che il numero 13 porti sfortuna, io non sono scaramantico però, nel dubbio, gli ho dato ascolto”.
In che modo avete contribuito alle musiche dello spettacolo di Filippo Timi “Il don Giovanni”?
“ E’ stata una collaborazione pazzesca innanzitutto perché lui è il mio attore preferito in Italia e anche perché è un appassionato della musica anni 80 che, tra l’altro è la nuova direzione che ci piacerebbe prendere insieme alle contaminazioni dell’elettronica e del synth pop, per cui sulla scia di questi presupposti, ci siamo trovati in questa collaborazione che ci portato a lavorare al suo spettacolo con la rielaborazione de La Sirenetta in una veste davvero divertente. Se non avete ancora visto lo spettacolo, lo consiglio vivamente!”.
Silent Movie 8mm, girato da Beniamino Barrese, è il brano strumentale d’apertura del disco. In questo video ci sono toccanti immagini che risalgono alla vostra partecipazione a Sanremo 2012. Che ricordo conservate di quella esperienza?
“E’ stata un’emozione enorme poter essere tutti e 5 là, racconta Stefano Costantini(tromba),  Abbiamo accompagnato Marco in giro per Sanremo, suonato in tanti posti e tante radio, ed è stato tutto così emozionante che in quei giorni ci siamo avvicinati tanto a livello emotivo e personale, a tal punto da sentirci una vera e propria famiglia. Poi Beniamino è un bravissimo professionista che ha voluto accompagnarci e documentarci girando immagini bellissime. Scegliere tra centinaia e centinaia di frame è stato molto difficile ma non è stato un caso che abbiamo scelto quelle più intime, volevamo lasciar trasparire al pubblico le cose più difficili da vedere”.
Il brano Sabato simpatico è stato selezionato al Los Angeles Comedy Festival 2013 perché presente all’interno del corto di Giampiero Alicchio, intitolato “L’Appuntamento”. Per te che ami comporre musica da film cosa ha significato?
“Per noi è stato un traguardo incredibile perché ha significato portare un bel po’ d’Italia in un contesto importante ed internazionale con un cortometraggio di un italiano, attori italiani e tra le varie musiche, una nostra canzone. Questo quindi è un bel segnale: la musica, l’arte ed il cinema possono tranquillamente varcare le soglie del nostro paese e testimoniare che qui in Italia abbiamo tante cose da dire e che in tanti campi ci sono artisti molto preparati”.
Cosa racchiude la frase “Sogni aperti ad occhi chiusi”?
“Partiamo dal presupposto che è molto difficile spiegare una canzone perché è come spiegare un quadro o un film senza guardarlo, per cui la cosa migliore è ascoltarla e sentire quello che le parole ci comunicano. In questo caso però la frase si può spiegare:“sogni aperti ad occhi chiusi” esprime l’idea di mettere in pratica, come ragione di vita, i propri sogni e i propri obiettivi in maniera aperta, reale. Realizzare un sogno, quindi,  ma ad ogni chiusi perché forse in questo modo possiamo continuare ad avere speranza anche nei momenti peggiori; si tratta quindi una sorta di motto pensando ad un sogno da realizzare”.
Di recente avete pubblicato i making of degli archi dei brani La mia orchestra, Oramai e Cani randagi, diretti dal maestro Michele Reali. C’è un motivo particolare?
“ Iniziamo col dire che ne usciranno altri, abbiamo inaugurato, già da un po’, un appuntamento in cui ogni mercoledì pubblichiamo nuovi contenuti per i fan della nostra pagina Facebook con una sorta di Stag tv su Youtube come strumento di promozione, condivisione e collegamento con il nostro pubblico. Le sessioni di registrazione sono state tutte documentate da Dario Ceruti che è la mente registica di tutti i video, degli spettacoli, del concerto al Piper e di tante altre idee che sono dietro ai nostri concerti. Avendoci seguiti fin dall’inizio e, in tutte le situazioni importanti, ha documentato tutte le fasi di registrazione in studio. Quella con gli archi è stata per noi una delle esperienze più incredibili perché abbiamo avuto l’opportunità di registrare con un quartetto, con delle partiture scritte da me e Stefano. Sentire la propria musica suonata e diretta da un maestro come Michele Reali, giovanissimo ma già affermato, è stato incredibilmente emozionante. Abbiamo scelto prima gli archi perché si trattava del momento più delicato e più prestigioso dei nostri arrangiamenti”.
Quali sono i vostri progetti imminenti e quali quelli a lunga scadenza?
“Stiamo ufficialmente lavorando al secondo disco. Al rientro dal tour ci siamo ritrovati con tantissimi pezzi e tante idee nuove a cui lavorare, fatta una doverosa selezione, abbiamo 24 brani potenziali ma dovremo fare un’ulteriore scrematura. Quello che è evidente è che il nostro è sempre più un lavoro di squadra e che è venuta fuori l’identità del gruppo. Stare tanto tempo insieme, ha amalgamato la band e anche nelle nuove canzoni è facile notare l’intervento di ciascuno di noi, come una catena di montaggio. Il pezzo non è completo se ognuno non ha messo un po’ del suo.  Oltre che alla selezione dei pezzi, stiamo pensando anche agli arrangiamenti e nel frattempo continueremo a portare “L’Atlante dei pensieri” in giro per l’Italia con i concerti perché la nostra funzione vitale è suonare e stare a contatto con il pubblico. Ad agosto invece abbiamo in programma di partecipare al London Busking Festival, il festival ufficiale degli artisti di strada in  location itineranti che saranno scelte in base all’affluenza delle persone in quel periodo”.

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