Tutto sul Pump Rock dei The Playmore!

I The Playmore sono una self made band campana composta da Pie(Piero Solinas, voce), Bro Joe (Ambrogio Letizia, batteria), Marfz (Mimmo Marfuggi, basso) e Gian (Gianluca Flagiello, chitarra).
 Il sound proposto da questi quattro rocker scalmanati viene definito “Pump Rock” , neologismo che titola anche il loro primo disco. L’adrenalinica ecletticità delle loro performances live ci ha incuriosito al punto da intervistarli per scoprire qualche curioso aneddoto sul loro conto ma soprattutto capire a fondo la loro musica.  
















Quando e come nascono i The Playmore? 
“Il progetto per come si propone oggi al mondo risale a marzo del 2012. Le origini della band risalgono, però a più di dieci anni fa ad Aversa, vicino Napoli. Io (Pie) invece ho conosciuto Bro Joe, Gian e Marfz ad Ottobre 2010: ci siamo ritrovati tutti e quattro un ristorante chic nello stesso momento e nello stesso bagno a vomitare”.
Cosa racchiude la parola “Pumprock”? 
“Direi la possanza della nostra energia vitale e delle nostre emozioni espresse in musica: “pompate” ci dissero una sera dopo una breve session elettrica, e Marfz rispose “pump rock”.
La vostra musica mira a creare un sovraccarico d’energia creativa. Quali tracce del vostro album pensate che assolvano al meglio questo compito? 
“Sicuramente “Things” è una di queste, non a caso è il primo singolo, ma l’album è composto da 11 tracce e tutte, chi in una maniera, chi in un’altra, hanno l’obiettivo di suscitare e stimolare emozioni. “The lady doesn’t talk”, “Mislove” e “Slave” sono forse le più forti, toste”.
Tosti groove di basso, cassa e rullante si mischiano ad intense chitarre melodiche confluendo al vostro sound una connotazione rock dance. Quanto e come vi rispecchiate in questa definizione?
 “Nonostante il registro dialogico pomposo, ci sentiamo comunque ben rappresentati: diamo molta importanza agli intrecci melodici ed armonici, alla “scorrevolezza” ed alla spontaneità dei nostri brani, scritti sempre e comunque di pancia e mai a tavolino, e con in testa sempre lo stesso obiettivo: far saltare e scatenare le persone a suon di rock. Anzi, Pump Rock”.
Quali e quante sono le influenze esterne alla vostra musica? 
“Domanda facile e risposta difficile. Siamo quattro individui molto diversi, persone talvolta agli antipodi, e ognuno di noi ha portato in The Playmore le proprie esperienze musicali e le proprie infuenze. Ascoltiamo di tutto, senza distinzione di genere, età, stile, religione, sesso…ascoltiamo, assorbiamo, elaboriamo, e sputiamo fuori qualcosa di diverso, una nuova esperienza ci piace pensare. Tra le band che apprezziamo tutti all’unanimità ci sono certamente Editors, Franz Ferdinand, Bloc Party, Artic Monkeys e Foo Fighters”.
“Things” è il singolo in cui denunciate in maniera irriverente la corsa al materialismo. Qual è la vostra visione dello stato attuale della società? 
“Siamo già oltre il punto di non ritorno, ci tocca tamponare i danni fatti e provare ad invertire il processo di involuzione che è in atto: la società, che un tempo si fondava sulla cultura e sulla scienza (nel senso più ampio del termine), oggi si fonda sul consumo e sul dio danaro, sull’apparenza/presenza, su diagrammi di quantità e non di qualità: siamo numeri e non più individui, ci stanno depersonalizzando ed omologando con moderne strategie di comunicazione. Noi, come musicisti ed artisti, abbiamo deciso di rendere pan per focaccia al Sig. Mercato”.
Con quali aggettivi definireste la vostra musica? 
“Inarrestabile, ribollente, rigenerante, energica, possente, seriamente ironica, concentrica, orizzontale, totalizzante”.
  Quando salite sul palco cosa vi proponete di trasmettere al pubblico? 
“La voglia di ballare, divertirsi, scatenarsi, sorridere, saltare, ma soprattutto… la botta”.
 The Playmore stanno riscontrando numerosi riconoscimenti in tutta Italia. Raccontateci il vostro feedback e le vostre emozioni. 
“Nell’ultimo anno sono successe un sacco di cose, e negli ultimi mesi stiamo raccogliendo i primi consensi: “Things” è stato selezionato per la compilation “The Power of Independence” di Tunecore (50 band nuove ed indipendenti provenienti da tutto il mondo, pubblicata solo in USA e che lo scorso anno ha totalizzato circa 200.000 download), abbiamo suonato allo show finale della America’s Cup a Napoli, vinto il DiscoDays (Fiera della musica e del vinile), vinto il FRU (Festival delle Radio Universitarie Italiane), tanto per citare alcune cose. Le emozioni sono tante e diverse, le piccole vittorie sono un grande stimolo ad andare avanti, ma il vero motore è il pubblico, le persone che ci supportano e credono nel nostro progetto e nella nostra idea di fare musica partendo dalle nostre famiglie e dagli gli amici vecchi e nuovi, fino ad arrivare a persone sconosciute ma di alto profilo che non si sono trattenute dal farci i complimenti. Noi vogliamo semplicemente suonare e ridare al mondo ciò che il mondo ha dato a noi nei modi che solo la vita conosce”.
 Quali sono i prossimi impegni live? 
“Il 31 maggio saremo al Sun Rock Fest, un festival organizzato a Napoli, NANO Festival, un contest per band emergenti (termine orribile, da cancellare nell’ambito dei giovani musicisti). Il problema è stare “nel giro giusto” come dice Bugo: sei non sei amico di nessuno e non hai soldi, stai certo che nessuno ti farà suonare. Questo è un gravissimo problema per tutte le giovani band che hanno bisogno anzitutto di visibilità e spazi dove poter esibirsi e confrontarsi, luoghi dove farsi conoscere senza dover diventare portagente. Approfittiamo quindi dell’occasione: fieri di essere indipendenti ed autoprodotti, siamo comunque alla ricerca di managers, promoters, booking, label, distribuzione, produttori esecutivi, investitori esterni, sponsor, endorsement e di qualsiasi figura professionale o persona interessata a supportare ed implementare il nostro progetto”.
“Vi invitiamo inoltre a visualizzare il primo episodio di “The Playmore who?!” sul nostro canale YT http://youtu.be/R1HEXnHGUOI (e seguire le istruzioni del caso! ;)”
Pie, Bro Joe, Gian, Marfz






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