Monsterland Halloween Festival: l’Estathè Market Sound chiude col botto

Monsterland Halloween Festival - Estathè Market Sound

Monsterland Halloween Festival – Estathè Market Sound

Cala il sipario sull’Estathé Market Sound, il festival più lungo di sempre, che ha rilanciato l’area dei Mercati Generali di Milano. La kermesse ci ha accompagnato per sei lunghi mesi, dal 30 aprile al 31 ottobre, gli stessi di Expo 2015, con un cartellone ricco e variegato. Ideatori della sorprendente manifestazione sono i fondatori di Punk for Business: Tomaso Cavanna, Simona Muti e Massimo Babini. Tre menti assolutamente eccelse e fuori dall’ordinario che, in pochissimo tempo, sono riuscite a mettere in piedi un progetto visionario e rivoluzionario al contempo. Con il closing party di Halloween, denominato Monsterland, progetto ideato e creato da Unconventional Events, giunto alla settima edizione,  l’Estathè Market Sound si è trasformato in un mini Expo della dance: cinquanta artisti italiani e internazionali si sono esibiti sui sette palchi allestiti, sia dentro che all’esterno dello spazio di Via Cesare Lombroso 54. Migliaia di persone hanno affollato fino alle prime luci dell’alba la grandissima area allestita ad hoc per l’occasione.

Monsterland Halloween Festival - Estathè Market Sound

Monsterland Halloween Festival – Estathè Market Sound

On stage musica per tutti i gusti: dall’hip-hop di Don Joe dei Club Dogo all’edm di Lush&Simon, Merk&Kremont, Marnik e Blasterz, dal revival anni ’90 con gli Eiffel 65 e i Datura fino alla techno di Paul Ritch e Sossa e la musica elettronica di Reset. Sul palco anche Max Brigante e Andrea Pellizzari, Carl Ewart, Max Cioffi, Simon Spencer (Fashion Clubbers / Il Milanese Imbruttito), Reneè La Bulgara, Chiara Robiony e Alberto Remondini di radio m2o.

Monsterland Halloween Festival - Estathè Market Sound

Monsterland Halloween Festival – Estathè Market Sound

Zombie, streghe, fantasmi provenienti da tutto l’hinterland milanese  sono stati accolti con gadgets e omaggi di ogni tipo: cibo, bevande, preservativi gratis, alcohol test e tanto divertimento all’insegna della sicurezza. Un successo tanto inaspettato, quanto insindacabile. Salutiamo e ringraziamo l’Eastathè Market Sound rinnovando l’appuntamento al prossimo anno, probabilmente per un periodo più breve ma sicuramente intenso e ricco di sorprese.

Raffaella Sbrescia

Monsterland Halloween Festival - Estathè Market Sound

Monsterland Halloween Festival – Estathè Market Sound

Monsterland Halloween Festival - Estathè Market Sound

Monsterland Halloween Festival – Estathè Market Sound

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Monsterland Halloween Festival – Estathè Market Sound

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Monsterland Halloween Festival – Estathè Market Sound

 

 

Intervista a Matthew Lee. L’eclettico performer porta il suo “D’altri tempi” sul palco dell’Estathè Market Sound

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Lollipop 50s torna all’Estathé Market Sound in una domenica a tutto vintage per salutare quest’estate indimenticabile a suon di swing e rock and roll!
Sul palco del village ci sarà il travolgente Matthew Lee performer, pianista e cantante innamorato del rock’n'roll, che ha fatto propri gli insegnamenti dei grandi maestri del genere. Un vero talento, che, nonostante la giovane età, ha già sulle spalle circa 1000 concerti suonando in tutta Europa: Italia, Belgio, Inghilterra, Francia, Svizzera, Slovenia, Olanda, Germania, e si è inoltre esibito negli Stati Uniti ed in Africa. In quest’intervista Matthew Lee ci parla di “D’altri tempi” (Carosello Records). L’album, realizzato con l’intervento di autori e produttori sia italiani che internazionali come Luca Chiaravalli, Claudio Guidetti, Mousse T e Chris, racchiude 12 tracce (6 in italiano e 6 in inglese), tutte legate da un inconfondibile ritmo rock’n’roll rivisitato in chiave moderna.

Matthew, qual è il mood che attraversa  l’album?

Questo è il mio primo “vero” lavoro discografico.  Fin dal principio ho curato ogni canzone ed ogni dettaglio insieme ad alcuni dei più importanti produttori italiani ed internazionali. Il disco è stato registrato in tre paesi diversi (Italia, Inghilterra e Germania), ed è un lavoro in cui ho racchiuso tutti i lati della mia personalità: da quella rock’n’roll a quello più blues, fino al mio lato più romantico. Quello che mi ha dato maggiore soddisfazione è stato entrare in studi di registrazione veri e lavorare con eccezionali professionisti.

“E’ tempo d’altri tempi” è il tuo manifesto artistico?

Ho vissuto diversi anni suonando dal vivo il rock’n roll, il blues, lo swing, indie hop, boogie- woogie, tutti generi che son tornati in voga da poco tempo. Ho sempre guardato a questi ritmi con molto interesse per cui, quando mi hanno proposto di lavorare al disco, ho pensato di scrivere sulla base di quanto avevo fatto fino a quel momento. Tutto il disco è interamente pensato per il live, la cosa che mi interessa di più in assoluto.

Matthew Lee

Matthew Lee

Con più di 1000 concerti alle spalle, come affronti oggi il palco?

Con passione e spensieratezza. Nella mia vita ho girato davvero tanto. In tempi non sospetti caricavo video su Internet e sfruttavo  la visibilità del mio canale su Youtube. Mi hanno contattato spesso dall’Inghilterra, poi mi hanno chiamato in Olanda, in ,  fino ad arrivare in America (New York, Ohio) e persino in Africa (Tunisia e Capo Verde). Le cose sono andate sempre meglio anche se le mie idee vengono sviluppate dal mio ottimo management che lavora alacremente.

Come hai concepito l’arrangiamento de “L’isola che non c’è”, così distante da quello originale di Bennato?

Questo brano mi è sempre piaciuto molto; credo sia uno dei capolavori della musica italiana in generale. La prima cosa che ho fatto quando ho iniziato a lavorare a questo album è stato proprio riarrangiare questo brano con il mio stile ed è stato un processo davvero molto naturale.

Quale versione preferisci tra quella in italiano e quella in inglese?

Le due versioni hanno due storie. Quella italiana è quella che ho inventato, l’altra è giunta poco prima della chiusura del disco perché Bennato, dopo aver ascoltato la registrazione della versione in italiano, mi ha chiesto  di farne una in inglese con un testo fornito da lui stesso. L’ho realizzata subito, lui l’ha ascoltata, gli è piaciuta e l’abbiamo inserita. Visto che mi piacciono tutte e due, nei concerti ne faccio una ma la divido in due.

Cosa ci dici di “Così Celeste” di Zucchero?

In questo caso ci ho lavorato molto di più perché la canzone nasceva come un’autentica ballata. Ci ho dovuto ragionare molto ma per fortuna anche questa è piaciuta molto all’autore.

“Can I take a bit” è un pezzo molto energico.

In questo caso abbiamo fatto un lavorone. Siamo andati in Germania, ad Hannover, nello gigantesco studio di Mousse T, abbiamo ragionato pur senza avere un’idea ma alla fine è stata un’esperienza super.

Quanto c’è di te in “Place that I call home”?

Ho scritto questa canzone in Inghilterra durante una session prima delle registrazioni del disco. Di  solito vivo con la valigia già pronta ma, per quanto mi piaccia stare in giro, la vita vera è un’altra cosa. Quando sei in tour sei sempre di corsa, dormi in orari strani ed è sempre bello tornare nella mia Pesaro.

Come affronti questa vita così frenetica?

Non saprei, è talmente divertente che a volte non mi soffermo a pensare. Mi appaga fare  il musicista, si tratta di una passione che sono riuscito a trasformare miracolosamente in lavoro che non definirei neanche tale. Alla fine sono una persona abbastanza quadrata per cui cerco di bilanciare le cose.

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Che aspettative hai per questo album?

Sono contentissimo. Mi piace portarlo in giro perché ci abbiamo messo il cuore e tutta la passione possibile. Non ho paura, c’è tanto di me qui dentro ed è una bella sensazione.

Come ti rapporti con chi ti segue da tempo?

Cerco di parlarci, di essere partecipe e di tenermi in contatto il più possibile. Mi piacerebbe organizzare un bel raduno- incontro con tutti loro.

Raffaella Sbrescia

Mito Urban Orchestra all’Estathè Market Sound: il connubio tra musica classica e rap funziona.

invito URBAN ORCHESTRA 8 settembre

Metti una sera ai Mercati Generali di Milano all’Estathè Market Sound per un concerto unico nel suo genere. Stiamo parlando di Mito Urban Orchestra, un’inedita formula concertistica che ha celebrato il connubio tra l’ Orchestra Milano Classica, diretta dal maestro Michele Fredrigotti e quattro esponenti del rap italiano come Coez, Ghemon, Ensi e Clementino. L’evento, nato da una marcata linea sperimentale, prosegue un percorso davvero fitto di novità in termini di programmazione. Artisti, organizzatori e pubblico si sono ritrovati in mezzo a due mondi, sulla carta opposti, meravigliandosi di un risultato godibile e  leggero. Ad inaugurare la particolare serata è stata l’insolita performance di Mudimbi, perfetto nel suo ruolo da apripista, a metà strada da entertainer e uomo da club. Subito dopo è subentrato Ghemon a tenere le redini del concerto con alcuni brani principalmente tratti dal fortunato album “Orchidee”. La grande carica di Clementino lo ha eletto a mattatore della serata: “Cos cos cos”, “Luna”, “ O’Vient”, “Strade superstar” sono le canzoni con cui il rapper partenopeo ha divertito e coinvolto gli spettatori ricordando che “una risata ci ha sempre salvato”. A chiudere l’intensa scaletta è Ensi, protagonista di un’esibizione carica e grintosa. La poliedricità e l’apertura delle prospettive future racchiudono la chiave interpretativa più idonea per comprendere fino in fondo l’utilità della contaminazione e del rispetto reciproco tra realtà musicali contraddistinte da differenti connotazioni.

Raffaella Sbrescia

La vibrante energia di Jack Savoretti all’Estathè Market Sound. Il live report del concerto

 Jack Savoretti

La prima pioggia settembrina ha rinfrescato l’aria di Milano ma di certo non ha scalfito il calore delle emozioni di un’estate ancora viva, soprattutto dal punto di vista musicale. Un bellissimo appuntamento è stato quello con il cantautore italo-britannico Jack Savoretti che lo scorso 1 settembre è stato protagonista del Blue Note Summer Stage sul palco dell’Estathè Market Sound. Accompagnato dalla sua splendida band The Dirty Romantics, composta da Pedro Vita Vieira De Souza, alla chitarra elettrica, Jesper Lind Mortensen, alla batteria e percussioni, John Micheal Bird, al basso elettrico, e Henry William Bower-Broadbent, alle tastiere, l’artista ha cantato le più belle canzoni del suo repertorio accompagnandoci per mano nel suo mondo fatto di pensieri e riflessioni introspettive. Intervallando i brani con battute simpatiche e spesso irriverenti, Jack non si è risparmiato rivelando molto di sé e della sua personalità schietta e trasparente. Legatissimo all’Italia, suo paese di origine, Savoretti si è lanciato a più riprese in una serie di osservazioni legate al “Bel paese”, alle tipiche contraddizioni del popolo italiano e alle bellezze che spesso noi stessi non siamo più in grado di apprezzare.

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La grande forza di Jack è la sua voce calda, potente, graffiata e coinvolgente, il mezzo perfetto per veicolare parole che sono il frutto di considerazioni che non tralasciano un necessario focus sullo sfondo sociale e politico contemporaneo. Curatissimi anche gli arrangiamenti che Jack e la sua band costruiscono curandone ogni singola sfumatura ottenendo un risultato che unisce pop, folk, country e rock; una miscela che sa di polvere e sudore, lacrime e gioia, amore e disperazione. La scaletta, ovviamente incentrata sull’ultimo album di inediti del cantautore, intitolato “Written in Scars”, non tralascia i successi dei primi album dell’artista: si va da “Back to me”, “Fight till the end”, “Home” a “Tie me down”, “Other side of love”, “Not worthy” fino a “Changes” a “Come shine a light” passando per qualche cover rivisitata in maniera davvero molto personale. Su tutte spicca una magica interpretazione in italiano di  “Ancora tu” di Lucio Battisti, una versione nata “quasi per caso” ma che è poi diventata la canzone d’amore tra se stesso e l’Italia, la sua “amante”, così come ama definirla lo stesso Savoretti in termini giocosi. Intensa e coinvolgente anche “Nobody ‘cept you”, uno splendido brano, mai inciso e per questo poco conosciuto, di Bob Dylan, una deliziosa presenza fissa nei concerti di Jack Savoretti , il quale riesce a confrontarsi con i giganti del passato con una tale disinvoltura da instaurare un felice dialogo artistico tra presente e passato. Gradevole il duetto  con la “special guest”  Violetta Zironi, accompagnata dall’immancabile ukulele, sulle note di “Crazy fool” anche se, in solitaria, la voce di Jack fa tutto un altro effetto e vi assicuriamo che è davvero notevole.

 Raffaella Sbrescia

Ballerini per una notte con Giorgio Moroder. Il live report del set all’Estathè Market Sound

Giorgio Moroder ( scatto presente sulla pagina Facebook dell'artista)

Giorgio Moroder ( scatto presente sulla pagina Facebook dell’artista)

L’Estathè Market Sound si trasforma nella migliore discoteca all’aperto di Milano per l’attesissimo set di Giorgio Moroder.  Ad accompagnare la performance del padre della musica dance e pioniere dell’elettronica  solo grappoli di casse e qualche visual. Prima di lui, la potente performance di Claudio Coccoluto che, fino alle 22.30 ha tenuto felicemente banco. Subito dopo, le note che hanno fatto la storia delle ultime generazioni hanno catapultato il cuore indietro nel tempo: atmosfere vintage, ricordi di altre epoche ed emozioni senza età hanno fatto capolino tra i guizzi di un serratissimo set caratterizzato da una continua alternanza di brani del passato e hits più recenti. Dietro al suo MacBook Moroder  diverte e fa divertire il pubblico, purtroppo poco numeroso rispetto all’esclusività dell’evento in questione.  L’apertura è subito di grande impatto con “Love To Love Me Baby” , il brano che ha lanciato Moroder sulle scene mondiali insieme alla sua musa, la celeberrima Donna Summer. Poi, in successione, alcuni successi tratti dall’ultimo album di  inediti intitolato “Dejà vu”, pubblicato per Sony dopo ben 30 anni. Stiamo parlando di “Diamonds” (con Charli XCX), “Right Here, Right Now” (con Kylie Minogue), “Tom’s Diner” (con Britney Spears) e la riuscitissima titletrack “Déjà vu” (con Sia). Inaspettato l’omaggio all’Italia con “Un’estate italiana(indimenticabile colonna sonora dei mondiali di Italia 90). Pubblico in visibilio per veri e propri cimeli musicali come “The NeverEnding Story”, “Take my breath away”, le sexy hit di Donna Summer e l’immortale “I Feel Love”. Immancabile “Giorgio by Moroder”, la traccia che ha segnato la collaborazione del dj producer con i Daft Punk e che gli ha donato nuovo lustro. Ampie le rivisitazioni delle hits di gettonatissimi colleghi contemporanei: Avicii, David Guetta, Calvin Harris poi, dopo un’ora e quindici minuti di show, l’adrenalinico ed indimenticabile gran finale con “Call Me”, definito dallo stesso Moroder “il mio favorito”. Il suono del futuro che viene dal passato ci ha reso tutti ballerini per una notte. La leggerezza della dance music rappresenta ancora quella sorta di fluido magico che ci viene in soccorso quando annaspiamo nel grigiore quotidiano.  Per questa ragione viva Giorgio Moroder che, a settacinque anni e con tre Oscar tra le mani, riesce ancora a farci scatenare senza se e senza ma.

Leggi l’intervista a Giorgio Moroder

 Raffaella Sbrescia

Estathè Market Sound: il live dei Club Dogo funziona grazie agli special guests

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Don Joe, Jake La Furia e Guè Pequeno o, più semplicemente i Club Dogo, sono saliti sul palco dell’Estathè Market Sound di Milano lo scorso 18 luglio per un unico attesissimo live estivo. Per i tre rapper i tempi dei pomeriggi  in San Babila sono ormai alle spalle da un pezzo ma l’attitudine e l’incoscienza di allora fanno ancora capolino sia fra i progetti di squadra che tra i  lavori solisti di ciascuno. Dal quel lontano 2002 il trio meneghino, sorto dalle ceneri della crew Sacre Scuole, ha saputo crearsi un profilo riconoscibile partendo «Mi Fist»,  un album che avrebbe contribuito a segnare le sorti del rap italiano in modo significativo. Dopo dodici anni il provocatorio «Non Siamo Più Quelli di Mi Fist», riprende stili e argomenti per sottolineare una continuità di contenuto ma anche per ribadire una precisa linea artistica. Forti dell’amalgamata complicità sul palco e fuori, i Club Dogo affrontano il palco con sicurezza, a tratti più simile a spavalderia.  Nonostante la scarsa carica del trio e l’audio poco curato, le sirene di “M-I Bastard”  provano a scaldare il pubblico, decisamente sfasato dalla lunga attesa. I primi cenni di  autentico apprezzamento arrivano sulle rime di “Per la gente”, brano datato 2010 e dedicato proprio ai fan dei Dogo. “Saluta i king” è la prima traccia tratta da “Non siamo più quelli di MI Fist”. Eseguita insieme ai rapper Gemitaiz e Madman, la canzone trova un buon seguito insieme al flow de “Il mio mondo, le mie regole” e alle scariche elettroniche di “Spacco tutto”. Particolarmente apprezzata anche la hit “Weekend”, seguita dagli stereotipi cementificati di “Zarro!”. I ritmi si fanno più serrati con “Chissenefrega” (In discoteca), c’è addirittura spazio per l’amore con “Sai zio” salvo tornare a colpire a muso duro con “Noi siamo il Club” insieme a Marracash. Grande partecipazione del pubblico sulle note di “Purò Bogotà”, arricchita dalla voce di Vincenzo da via Anfossi. Grande sorpresa per l’ingresso in scena di Fabri Fibra per  il remix di “Dieci anni fa”. “Vida loca” racchiude il momento prima dell’arrivo di J-Ax per “Brucia ancora”, seguito dall’ormai inseparabile Il Cile sul palco con i Dogo per “Tutto ciò che ho”. Bagno di folla per Giuliano Palma che ha cantato la super hit “P.E.S.” mentre è la voce di Arisa a chiudere il concerto, durato quasi due ore, con “Fragili”, la canzone che, più di ogni altra, si distanzia dalle radici dei Dogo e che, tuttavia, rimarca la forza e la personalità del trio.

 Raffaella Sbrescia

SETLIST:

M-I Bastard

Voi non siete come noi

Per la gente

Il mio mondo le mie regole

Saluta i king feat. Gemitaiz & Madman

Spacco tutto

Weekend

Zarro!

Chissenefrega (In discoteca)

Sai zio

Noi siamo il club

Puro Bogotà feat. Marracash & Vincenzo da Via Anfossi

All’ultimo respiro

Lisa

Dieci anni fa feat. Fabri Fibra

Soldi

Vida loca

Status symbol

Brucia ancora feat. J-Ax

Tutto ciò che ho feat. Il Cile

Tornerò da re

Una volta sola

P.E.S. feat. Giuliano Palma

Fragili

The Kolors: un live inebriante all’Estathè Market Sound

The Kolors live @ Estathè Market Sound ph Francesco Prandoni

The Kolors live @ Estathè Market Sound ph Francesco Prandoni

Piacciono, convincono, divertono, stupiscono. I The Kolors demoliscono clichè e pregiudizi. Neovincitori dell’ultima edizione di Amici di Maria di Filippi, Stash Fiordispino e compagni rappresentano la tangibile testimonianza che il talent show può ancora dirci qualcosa di fresco e originale in fatto di musica. Dritti, proprio come la cassa in quattro montata sul palco dell’Estathè Market Sound a Milano, i tre giovani musicisti hanno dato vita ad un concerto comprensivo non solo dei brani contenuti nel vendutissimo album d’esordio “Out” ma anche, e giustamente, dei brani con cui il pubblico ha imparato a conoscerli e ad apprezzarli durante gli ultimi mesi. Forti dell’esperienza maturata durante gli anni passati ad esibirsi in giro per locali, su tutti il compianto “Le Scimmie”, i The Kolors si contraddistinguono per una particolare cura del  suono: dalla chitarra al piano al moog, i tre spaziano dal pop al funk alla dance anni ’80 dimostrando talento, precisione e attenzione al dettaglio.

The Kolors live @ Estathè Market Sound ph Francesco Prandoni

The Kolors live @ Estathè Market Sound ph Francesco Prandoni

Venti i brani proposti in scaletta tra cui “Everytime”, colonna sonora portante di questa estate. Tra le cover più rischiose c’è stata “Radio Ga Ga”, particolarmente apprezzata dal pubblico, insieme al forte impatto emotivo di “Me Minus You”, impreziosita soltanto dalle note di un pianoforte. Poche interazioni e nessun orpello particolare, i The Kolors si concentrano sulla musica con l’umiltà di chi si approccia per la prima volta su un grande palco ed il risultato ci appare non solo allettante ma anche aperto ad un margine di migliorabilità che verrà presumibilmente colmato molto presto. Subito dopo il concerto Stash e compagni hanno accolto la stampa per un incontro a quattr’occhi e la sensazione generale è stata quella di prendere parte ad una chiacchierata informale.

The Kolors live @ Estathè Market Sound ph Francesco Prandoni

The Kolors live @ Estathè Market Sound ph Francesco Prandoni

Ad introdurre l’incontro è Ferdinando Salzano di Friends and partners, la celebre agenzia che cura il tour del gruppo: “Questo tour è stato organizzato in pochissime settimane e abbiamo dovuto rifiutare circa 50 date in Italia, per concentrarci solo su alcune località”. Subito dopo è lo stesso Stash a rompere il ghiaccio: “A volte ci si rende conto a distanza di quello che succede.  Stasera, invece, mi sono subito reso conto che stavo vivendo qualcosa di importante, di inebriante. Il nostro stile di vita non è cambiato molto: prima ci svegliavamo alle 11, preparavamo gli strumenti e andavamo a suonare nei localini e si tornava alle 3 o 4 del mattino; lo stesso avviene anche adesso anche se le cose sono ovviamente organizzate diversamente”.

Immediatamente dopo arrivano le domande dei giornalisti:

Questi grandi palchi arrivano dopo anni di serate in giro…

Pensate che i Modà ci vedevano suonare 5 anni fa a Le Scimmie e una volta, addirittura, in un locale di Melzo erano gli unici spettatori. Stasera ci sentivamo a casa, qua compravamo la mozzarella da rivendere (legalmente) nel negozio  di mio padre in zona San Babila. Tornare qui dopo due anni per un nostro concerto è stata una vera botta al cuore.

“Il mondo” è l’unica canzone italiana inserita in scaletta. Come mai?

Durante il programma era la nostra prova del nove. Oggi, invece, vedere delle adolescenti cantare una delle pietre miliari della musica italiana come fosse una canzone uscita ieri, ci riempie d’orgoglio.

Quali sono i vostri riferimenti musicali?

Amiamo i “classici” e li intendiamo come i colori primari della musica: Beatles, Led Zeppelin, Michael Jackson e Pink Floyd. Ascoltiamo anche gruppi alternative come gli inglesi XTC e i belga Soulwax. Rispetto ai DJ cui, noi, con l’acustico non potremmo mai tenere testa, abbiamo scelto di contaminarci con qualcosa di più contemporaneo. I nostri riferimenti sono anche i Depeche Mode e la scena elettronica francese.

E Andy dei Bluvertigo?

Andy è un riferimento musicale ed umano. Lui ci ha visto a Le Scimmie nel 2010 e ha subito capito che volevamo rappresentare un mix tra Gang of four, Soulwax e il pop anni ’80 di Michael Jackson.

A cosa si deve la scelta di aver voluto inserire anche tante cover fatte ad Amici?

Tante persone non ci conoscono solo per il tormentone e lo spot Vodafone ma anche perché ci ha visti in Tv e noi vogliamo regalare loro qualcosa che li leghi a quel contesto.

Alcune band campane  vi hanno inviato messaggi di elogio, cosa ne pensate?

A tutti i nostri colleghi vorrei inviare un messaggio: non è vero che se vai ad Amici ti fanno fare solo cose alla Marco Carta (con tutto il rispetto per lui). Ad Amici abbiamo trovato un ambiente molto rock and roll perché ci hanno lasciato fare quello che volevamo. I discografici ci dicevano: “In Italia l’inglese non funzionerà mai”; ultime parole famose, seppellite oggi da oltre 120mila copie vendute.

Stash, stasera c’erano i tuoi genitori?

No, preferisco non farli venire, avrei la sensazione  di essere al saggio di fine anno. Ovviamente qualora avessero voglia di venire mi farebbe molto piacere.

Come identifichereste il vostro gruppo?

Siamo sicuri di non essere una boy band tipo Backstreet Boys, Take That o One Direction. Se poi mi chiedete se ci saremo ancora tra tanti anni… non lo so. È successo tutto così in fretta e non mi rendo conto di niente, non riesco a pensare.

Come e dove ricercate le nuove tendenze musicali?

 Londra rappresenta la nostra fonte di aggiornamento per la musica. Appena abbiamo dei giorni off siamo lì.

Stash, qual è il tuo approccio alla musica?

Sono cresciuto con chitarre in casa e mio padre che faceva concerti, ma mi ha subito detto che dovevo trovare la mia strada. Non mi ha influenzato. A 12/13 anni ho iniziato a fare concerti con la mia band ma ero sempre il figlio di, e questa cosa mi stava sulle palle. In seguito sono venuto a Milano perché qui ci sono le persone giuste e le case discografiche. Ora mio padre è felicissimo  perché, attraverso di me, vede anche la sua realizzazione.

Cosa pensate delle canzoni nelle pubblicità visto che ora con “Everytime” ci siete finiti anche voi?

La pubblicità di Vodafone è il sogno di chi fa musica. A me è capitato una volta di stare 40 minuti in attesa ed è così che ho scoperto Malika Ayane! A volte chiamiamo Vodafone per ripassare la canzone e, a questo punto, chiediamo agli operatori di aumentare il tempo di attesa nel servizio clienti, così le persone ci ascoltano di più… (ride ndr)

Raffaella Sbrescia

#TempoRealeExtraTour: bagno di folla per Francesco Renga live all’Estathè Market Sound

Francesco Renga @ Estathp Market Sound ph

Francesco Renga @ Estathp Market Sound ph

“Concedetevi il lusso di pretendere di essere felici, cercate la felicità e godetevi l’amore che vi circonda; è un vostro diritto”. Questo il file rouge che Francesco Renga ha seguito lungo tutta la durata del concerto tenutosi lo scorso 10 luglio sul palco dell’Estathè Market Sound a Milano. Presente nella line up della rassegna fin dal primissimo annuncio, il cantautore si è esibito per  due ore nell’ambito del suo #TempoRealeExtraTour, il naturale proseguo di un fortunatissimo tour che l’ha portato sui palchi di tutta Italia. Con una scaletta costellata di brani spesso autobiografici, impreziositi da energici arrangiamenti rock, l’artista non si è fermato nemmeno per un attimo. Accompagnato da Giorgio Secco e Stefano Brandoni alle chitarre, Enzo Messina alle tastiere, Fulvio Arnoldi chitarra e tastiere, Giorgio Cannarozzo al basso, Phil Mer alla batteria, il tenebroso e affascinante cantautore ha subito ammaliato la platea meneghina con “Un Giorno bellissimo”, “Favole”, “La tua bellezza”: amore scomodo, amore totalizzante, amore velenoso, amore profondo, amore, amore e ancora amore.

Francesco Renga incentra gran parte delle sue canzoni su un tema che, benchè trattato da secoli, riesce ancora a dire tanto, spesso troppo. Da “Vivendo adesso” a “Cambio direzione” passando per “Dove il mondo non c’è più”, “Come te” e “L’impossibile” Renga saltella sul palco con grinta, incita il pubblico con le braccia, scherza, sorride ed emoziona senza uscire dal contesto contemporaneo: “Questo che stiamo vivendo è un momento difficile per tutti; stasera cercheremo di rendervi felici e di farvi dimenticare, per un paio d’ore, i problemi di tutti i giorni. Quello che conta è essere felici e la felicità è una cosa che spesso facciamo fatica a riconoscere”. Il live  prosegue con una cavalcata di canzoni: “Un lungo inverno”, “Ora vieni a vedere”, “Almeno un po’” “Dimenticarmi di te”  ”Era una vita che ti stavo aspettando”, “Ci sarai”, “L’amore altrove” “Un’ora in più”. Il pubblico è caldo e Francesco sembra non voler lasciare il palco. Particolarmente intensi i bis con “Angelo”, “Meravigliosa (La Luna)”  e “A un isolato da te” con tanto di pubblico in piedi sulle sedie per omaggiare il proprio beniamino e cantare all’unisono quelle che sono diventate pietre miliari all’interno della musica leggera italiana. Amore e felicità sono i dardi scagliati da Francesco Renga  che, ancora una volta, fa breccia nei nostri cuori.

Raffaella Sbrescia

Summer Madness: il party del collettivo RESET! all’Estathè Market Sound

RESET! SUMMER MADNESS

Reduce dalla pubblicazione di “Future Madness”, l’ album che vanta ben 22 featuring con artisti italiani e tra cui Guè Pequeno, Francesco Sarcina, Emis Killa e tanti altri anche stranieri,  il collettivo RESET!, formato da djs e producers, nato nel 2007, con all’attivo centinaia di party e migliaia di partecipanti nelle location più disparate d’Italia e del Mondo, lo scorso 26 giugno è approdato all’Estathé Market Sound di Milano per una notte tutta da ballare. Al centro dell’attenzione un mix esplosivo che spazia tra Turbofunk, marchio di fabbrica della crew  che spazia fra rap, dance, cantautorato italiano e influenze prog, House, Electro, Disco, Bass e HipHop. Dopo aver piazzato le proprie bandierine nei club e sulle consolle dei 5 continenti, il gruppo di artisti conferma di aver individuato una propria nicchia di ascolto che lo segue fedelmente in tutto il globo. Da queste frequenti trasferte il collettivo trae linfa e ispirazione per i propri set all’insegna della contaminazione e dell’intersezione sonora. Il risultato è una miscela da gustare in tutte le possibili sfumature che ne vengono fuori.

Estathè Market Sound: con Skrillex in consolle è festa per tutti

Skrillex @ Estathè Market Sound Ph Francesco Prandoni

Skrillex @ Estathè Market Sound Ph Francesco Prandoni

Laser 3D,  videoinstallazioni, balzi da parkour, giochi di luci, di colori, di suoni; lo show di Skrillex è  artificio e tecnologia ma anche fluttuante creatività.  In consolle in occasione dell’ evento BBQ – acronimo di Big Beat Quest, organizzato da Vivo Concerti e Daze Events, il famosissimo dj americano ha infiammato i Mercati Generali di Milano, nell’ambito della nuovissima rassegna estiva Estathè Market Sound, con il suo mirabolante crossover tra dubstep, drum’n’bass, edm, pop e house. Reduce dalla pubblicazione dell’ ep “Jack Ü”, pubblicato insieme all’amico e collega Diplo, l’extraterrestre Sonny John Moore scalda i suoi adepti con i suoi mix indiavolati: Beats Knockin’, Febreze,  Jungle Bae, Holla Out , Where Are Ü Now , Mind e poi il singolo Take Ü There  con la voce mainstream di Kiesza smuovono fans di tutte le età accorsi alla corte di Skrillex per lasciarsi puntellare da onde di suoni sparati al massimo dei decibel.

Skrillex @ Estathè Market Sound Ph Francesco Prandoni

Skrillex @ Estathè Market Sound Ph Francesco Prandoni

Affondando con le mani nelle viscere della memoria musicale collettiva, Skrillex prende, modella, smussa, arricchisce vecchie e nuove formule per donare loro inedite sfumature e nuovi significati. Notevoli i visual movies particolareggiati fin  nel minimo dettaglio, spesso costellati di figure aliene e paesaggi estranianti. La ricerca del bello e del nuovo sconfinano nel divertimento sublime e perturbante.

SBCR @ Estathè Market Sound Ph Francesco Prandoni

SBCR @ Estathè Market Sound Ph Francesco Prandoni

A precedere il main set dell’evento è l’act di Sir Bob Cornelius Rifo aka The Bloody Beetroots  che, se da un lato interagisce spesso con il pubblico, incitandolo a più riprese, dall’altro lo ipnotizza con i suoi suoni metallici, graffiati e metropolitani. A scandire il set del dj mascherato sono spettacolari acrobazie e compiacenti scariche di brostep. “We dance, we enjoy, we scream”, il ritmo urbano è la nuova frontiera aggregante di una collettività selvaggia e costantemente in cerca di forti emoziomi.

Raffaella Sbrescia

Photogallery a cura di: Francesco Prandoni

SBCR @ Estathè Market Sound Ph Francesco Prandoni

SBCR @ Estathè Market Sound Ph Francesco Prandoni

SBCR @ Estathè Market Sound Ph Francesco Prandoni

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