(Dis) Amore è il nuovo album dei Perturbazione. Intervista a Tommaso Cerasuolo

(Dis) amore -cover album

Dopo una lunga attesa i Perturbazione tornano su pubblica piazza con (Dis) amore. Un concept album doppio, stratificato, variegato e ricco di spunti sia letterari che musicali. Il racconto racconta l’evoluzione di un rapporto a due servendosi di personaggi senza nome e senza sesso che attaversano la scoperta, l’innamoramento, la pienezza della condivisione, il consolidamento, il dubbio, le crepe, il silenzio, la distanza, l’assenza, il dolore, il disamoramento. Si tratta di persone che, nella loro unicità, ci lasciano lo spazio necessario per identificarci attraverso dettagli carnali e tangibili. Lo speciale diventa normale in disco che parla sottovoce ma con fermezza e che per questo è destinato a lasciare un segno.

Intervista a Tommaso Cerasuolo.

Ciao Tommaso, questo lavoro si prende il tempo necessario per raccontarci una storia dentro tante storie attraverso una stratificazione di sentimenti e immagini. Come vi è venuta questa idea?

In questo lavoro c’è forte corrispondenza tra musica e vita. Le nostre canzoni sono molto aperte, ognuno le abita a suo modo e anche i testi sono in grado di evolversi nel tempo lasciando dei. Non c’è un utilizzo metaforico delle immagini, la nostra scrittura può essere felicemente abitata da chi la fa sua. Il nido domestico dei protagonisti del disco ci ha dato il là per pensare ad un progetto raccontato in ordine cronologico.

La prima sensazione che balza alla mente è una forte corrispondenza filmica, come se ogni canzone fosse propedeutica all’altra in una susseguirsi di inquadrature traslabili nel reale.

Abbiamo effettuato un lavoro di stratificazione. All’inizio abbiamo valutato quanto materiale avessimo sull’innamoramento e disamoramento da un punto di vista non convenzionale. Quando poi abbiamo capito che volevamo sviluppare il lavoro in ordine cronologico, abbiamo cesellato la scrittura quasi come se ci stessimo muovendo con una cinepresa. Le voci dei due protagonisti non sono definite, ognuno le abita come vuole. A volte ci serviva l’esterno per raccontare in che modo potesse influire il contributo della società all’ interno dell’idillio domestico prima e della rottura poi. Amore e disamore hanno la stessa energia emotiva sia dentro casa che fuori. Abbiamo usato anche dei tagli di montaggio, a volte serviva l’inquadratura lunga, altre volte un bel primo piano con uno stacco breve senza essere ridondante. Abbiamo adottato un molto diverso di lavorare che ci ha regalato molta soddisfazione.

Ogni tassello è funzionale all’altro dunque.

Esatto. Abbiamo scritto in funzione della narrazione, questo è stato molto stimolante.

Da un punto di vista testuale, si evince un importante impegno narrativo. Da dove nascono queste suggestioni?

Prima di tutto dall’osservazione delle vite intorno a noi, siamo circondati da parenti e amici della nostra età che hanno vissuto montagne russe emotive ma ci siamo ispirati sicuramente anche a tanta letteratura. Una scrittrice molto importante è Natalia Ginzburg, la scintilla iniziale è nata nei primissimi pezzi. In particolare “Io mi domando se eravamo noi” è proprio una frase che la scrittura usa in un contesto abbastanza diverso da quello attuale ma comunque parla dello spaesamento. In particolare abbiamo attinto da spettacolo teatrale, rappresentato presso il Teatro Stabile di Torino alla fine del 2016, che si intitolava “Qualcuno che tace”, una trilogia tratta dai pezzi teatrali della Ginzburg. Rossano (ndr) è più letterario di me ma abbiamo questo collaudatissimo metodo di scrittura a 4 mani; lui scrive con una sua metrica sapendo che io poi ci metto mano e smonto i versi per cercare linee melodiche, siamo molto elastici. Ross dà sempre moltissimo materiale e in questo disco c’è moltissimo di suo. Ad esempio aveva letto delle pagine di Albinati per il tema dell’adulterio e del possesso, poi c’è l’influenza di John Cheever, e poi ancora Romagnoni, George Fontana, Buzzati, Parise, Domenico Starnone. Si tratta di letture che aveva interiorizzato e che è riuscito a mettere in luce con una predisposizione emotiva importante. Ci sono anche frasi afferrate dalla vita reale, come accade nel brano “Taxi Taxi”. Una sera Io Cris e Rossano eravamo a Milano per della promozione, il tassista parlava di storie di persone estranee in un turno di notte e abbiamo fatto nostro il suo racconto. Al fianco alla razionalità letteraria è bello imbattersi nella realtà per rendersi conto della reale vibrazione e sfumatura che stai cercando.

Forse è  per questo che è destinato a fare la differenza?

Questo è un aspetto importante. Il problema della musica italiana è che c’è un abuso di parole astratte come mondo, universo, infinito, vita, amore, cuore, tutto è grande. A noi piace scendere nel dettaglio, afferrare la realtà con dettagli molto carnali, dare l’idea della concretezza nella scrittura, presentare un’immagine personale per farci capire da chi ci sta ascoltando. In questo modo dal particolare puoi aggiungere l’universale. Un po’ avviene con la siepe di Leopardi, senza la siepe non c’è l’infinito; in questo modo le cose vengono messe a fuoco e diventano tangibili.

 Un altro aspetto che dà completezza a questo lavoro è anche la varietà musicale che lo attraversa.

 I testi di Natalia Ginzburg erano ambientati negli anni ‘60 e ‘70 per cui ci siamo presi dei riferimenti di quelle atmosfere. La musica è come una pietra che rotola si un piano inclinato e tu ci finisci sopra (ride ndr).

La cosa bella di Cris che ha prodotto tutto il lavoro è che ha ampliato molto il suo bagaglio e lo spettro armonico perché ha lavorato a tanti altri progetti un po’ più sghembi, sotterranei di matrice blues. L’anno scorso Cris ha musicato un bel documentario su Anna Magnani, diretto da mio fratello e che è stato presentato anche a Cannes. Tutte queste cose sono finite nel suo bagaglio e io, che sono un cagnaccio che usa l’istinto per lavorare sulla parte metrica e melodica, mi sono reso conto di trovarmi su terreni nuovi. Abbiamo suonato tanto i pezzi in sala prove e abbiamo cercato di registrarli in modo da restituire fedelmente questo mood, tenendo anche i piccoli errori, senza mettere a posto i rullanti o quantizzare tutto. Adesso la musica è sempre tutta in briglia, molto artificiale, il gusto attuale ricorda il gluttammato: tutto è buono ma si assomiglia molto come sapore. Noi volevamo essere selvatici e meno sovraprodotti.

Coerenti in tutto nella forma e nella sostanza.

Il messaggio che danno questi personaggi è racchiuso nella capsula del tempo che contiene la nostra verità, fatta di entusiasmi ma anche di sbagli, di assenze. Senza le parentesi non verrà fuori la verità.

Il brano più prezioso è “Conta su di me”. Il concetto di fiducia è, ad oggi, quello più perseguibile da parte di tutti noi.

La fiducia arriva a due terzi del disco e non è un caso. I temi si compenetrano: pazienza, fiducia, sostegno reciproco sono racchiusi in una dichiarazione di coraggio e allo stesso tempo di resa. Questa è una canzone disarmata ma è anche una delle più belle del disco. Possiamo aver attraversato grandi paludi ma dentro una grande tempesta per un attimo di squarciano le nubi e quello che rimane è l’autenticità di un rapporto che unico che nessuno potrà toglierci.

 Raffaella Sbrescia

Video: Io mi domando se eravamo noi

 

Perturbazione in tour: una serata all’insegna delle forti emozioni alla Salumeria della Musica

Perturbazione live @ Salumeria della Musica

Perturbazione live @ Salumeria della Musica

Saranno bastati due anni d’attesa per il ritorno dei Perturbazione a Milano? A giudicare dal calore con cui il gruppo torinese è stato accolto dal pubblico della Salumeria della Musica, si direbbe proprio di sì. Reduci dalla pubblicazione di un nuovo album di inediti intitolato “Le storie che ci raccontiamo”, Tommaso Cerasuolo (voce) Cristiano Lo Mele (chitarra) Rossano Antonio Lo Mele (batteria) Alex Baracco (basso) con la straordinaria partecipazione di Andrea Mirò, sono tornati in tour con il loro suono caldo e strutturato e con la loro poetica tutta declinata al racconto di un presente agro-dolce. Nei racconti in note dei Pertrubazione  si passa dal particolare ad una trasposizione universale senza soluzione di continuità. Con “So that’s as wide as we look at stories. A story is the relationship that you develop between who you are or who potentially are and the infinite world and that’s our mythology”, le parole del regista angloindiano Shekhar Kapur, si apre un concerto intenso ed emozionante, nonostante l’incedere di diversi problemi tecnici, che hanno inficiato una bella interpretazione del brano “Cara rubrica del cuore” e che hanno sicuramente inciso sull’umore e sull’emotività dei diretti interessati.

C_4_foto_1441615_image

Attraverso una scaletta ben studiata ed esaustiva, i Perturbazione hanno pensato a bilanciare gli equilibri tra passato e presente: “Io ti aspettavo”, “Se mi scrivi”, la straordinaria “Il palombaro”, “Nel mio scrigno” ed il nuovo inno generazionale “Trentenni” hanno scandito le prime fasi del concerto, caratterizzato dall’ottima performance multitasking della brava Andrea Mirò. Clima disteso e goliardico sulle note di “Ossexione”, più intensa l’interpretazione di “Diversi dal resto” e “A luce spenta” e poi, ancora, “Buongiorno Buonafortuna”, la movimentata “Dipende da te”: donare o prendere, fermarsi o correre, fuggire o fingere sono gli interrogativi che ogni giorno scandiscono il nostro vivere. Immancabile “L’Unica”, ovviamente cantata all’unisono e a squarciagola, la melanconica “Giugno, dov’eri”, “Il senso della vita” e l’iconica titletrack “Le storie che ci raccontiamo”, un brano che riassume in una manciata di strofe un ampio spaccato socio-culturale. Bravi ai Pertubazione, ancora qualche data per rodare ogni dettaglio al meglio e poi torneremo a trovarvi in estate.

Raffaella Sbrescia

Intervista ai Perturbazione: Non c’è racconto senza mistero siamo “le storie che ci raccontiamo”

12565528_10153215308470899_370527284895151749_n

“So that’s as wide as we look at stories. A story is the relationship that you develop between who you are or who potentially are and the infinite world and that’s our mythology”. Con le parole del regista angloindiano Shekhar Kapur si chiude il booklet de “Le storie che ci raccontiamo”, il nuovo e settimo album di inediti dei Perturbazione, pubblicato per Mescal il 22 gennaio 2016 a quasi tre anni di distanza da “Musica X”. La scelta di questa citazione non è casuale, l’album, prodotto da Tommaso Colliva (Muse, Calibro 35, Afterhours, Dente, Le Luci Della Centrale Elettrica, Ministri) e registrato in Inghilterra tra il Tilehouse Studio di Mike Oldfield e il Toomi Labs dello stesso Colliva,  si muove su quella linea sottile che separa ciò che siamo realmente da quello che raccontiamo di noi e lo fa attraverso una manciata di preziosi brani che scavano tra gli interstizi e scovano storie, vite e immagini in cui ciascuno di noi potrà ritrovarsi. Con questo lavoro i Perturbazione ritrovano una propria dimensione dopo che nel 2014, il chitarrista Gigi Giancursi e la violoncellista Elena Diana hanno lasciato il gruppo. Oggi, con un ritrovato entusiasmo e con un importante bagaglio musicale, letterario e artistico, la band di Rivoli torna ed emozionarci con una leggerezza di spessore. Ad impreziosire il lavoro ci sono alcune brillanti collaborazioni: quella con la cantautrice Andrea Mirò in “Cara Rubrica del cuore”, il coinvolgimento del rapper Ghemon in “Everest” e Emma Tricca, cantautrice italiana amatissima nel Regno Unito, ha invece duettato con loro nella titletrack. Al pianoforte troviamo, infine, Massimo Martellotta (dei Calibro 35). Il disco di apre con “Dipende da te”: donare o prendere, fermarsi o correre, fuggire o fingere sono gli interrogativi che ogni giorno scandiscono il nostro vivere. Bellissima la trama di “Trentenni”: ti stai guardando attorno, cerchi una dimensione che vada oltre ad un part-time da 20 ore in una galleria senza contratto con i fanali spenti in cerca di un contatto”. Dal particolare si passa ad una trasposizione universale senza soluzione di continuità ed ecco emergere l’immagine nitida di una generazione incerta e tramortita. Non c’è racconto senza mistero siamo le storie che ci raccontiamo, ecco l’essenza di un lavoro che non ci stancheremo di ascoltare.

Intervista

Qual è lo spunto narrativo di un brano attuale come “Trentenni?”

Tommaso: Trentenni come tante canzoni del disco non è una canzone autobiografica. Nella fattispecie si tratta di una storia privatache noi abbiamo cercato di rendere più intima e allo stesso tempo universale. Alla base ci sono gli elementi di crisi di una storia sbilanciata in cui la protagonista si rende conto di aver portato troppo avanti una storia ormai finita. Mi piace l’atmosfera, il contrasto che c’è tra il groove della canzone e quel filo di malinconia che viene fuori da un testo combattivo. Più in generale, mi piace il fatto che i nostri ritornelli siano specchi deformanti, lasciamo sempre al pubblico l’interpretazione,  è bello che l’ascoltatore abbia la possibilità di entrare nella canzone e scegliere tra diverse visioni di sè.

A proposito di groove, come avete lavorato ai suoni e agli arrangiamenti con Tommaso Colliva?

Cristiano: La prima grande differenza sta nell’essere passati da sei a quattro, due persone sono andate sono andate via, erano strumentisti e contribuivano molto alla scrittura musicale. Con Tommaso abbiamo fatto un lavoro che in un certo senso riprende quello dell’ultimo disco “Musica X”. A 40 anni ci siamo svegliati con la voglia di muovere un po’ il culo, d’altra parte mentre prima avevamo bisogno di una terapia d’urto per cambiare completamente il nostro universo sonoro, su questo disco volevamo reimpossessarcene un po’ e con Tommaso è stato facilissimo perché si presta molto al servizio del gruppo. Lavorare Con Tommaso Colliva è stato molto stimolante, lui ci ha invitato per ragioni lavorative in Inghilterra per produrre questo disco e noi siamo partiti vivendolo come un nuovo inizio. Per quanto riguarda noi, io e Alex abbiamo lavorato in un clima di grande armonia togliendoci molte frizioni ma anche lo sfizio di includere tutti i nostri ascolti di matrice britannica. Ci siamo fatti ispirare dal pop inglese con il quale siamo cresciuti, a partire dai “The smiths” per la parte elettronica, passando per i “Pet Shop Boys”; ci piaceva il suono elegante che coniuga l’elettronica con i suoni elettro acustici.

Tommaso: quello che cerchiamo di fare soprattutto con gli ultimi dischi è un pop coraggioso, che cerca di comunicare un’atmosfera. Lavoriamo su metriche e linee melodiche che non debbano essere per forza simili tra loro. Il tema di questo album è venuto fuori alla fine.Difficilmente partiamo da un concept, di solito si riassume alla fine quello che si è raccontato. La title track sembra un bellissimo epilogo che racchiude tutto quanto: non c’è racconto senza mistero. C’è sempre una misura tra chi sei e chi racconti di essere e questa verità diventa ancora più autentica in un’epoca in cui ci si racconta molto attraverso i social. Andando a spulciare Instragram è buffo vedere come poche immagini seriali riflettano piccole crepe di ciascuno di noi.

Quali sono gli spunti su cui avete lavorato tu e Rossano per i testi?

Tommaso: Tanti spunti vengono a me e Rossano vengono in mente, seguiamo i social che curiamo noi stessi, ci sono corsi e ricorsi rispetto a come si rappresentano le persone, i social sono steroidi del malumore, tendono a tirare fuori lati di persone che di solito si nascono molto. “Cinico” ruota attorno a queste idee ma anche al nostro cinismo, al nostro aver compiuto 40 anni, all’aver conquistato una scorza che ti serve nella vita. Ci sono molti punti di vista maschili e femminili, cercare di essere se stessi è la cosa più difficile di tutte.

Perturbazione

Perturbazione

Raccontateci del nuovo sodalizio con Andrea Mirò...
Tommaso: Ci siamo conosciuti prima del Festival grazie a Le città viste dal basso, uno spettacolo in cui abbiamo raccontato le città attraverso la musica di grandi cantautori italiani, quindi eravamo già a conoscenza dell’entusiasmo, della simpatia e del grandissimo talento di Andrea Mirò. Quando siamo stati presi al Festival di Sanremo, ci è venuto in mente che Andrea avrebbe potuto fare il direttore d’orchestra, così glielo abbiamo proposto e lei ha accettato subito. Lo scorso anno abbiamo fatto quattro concerti insieme per testare la nostra alchimia e gli arrangiamenti, c’è stato subito un bel feeling quindi le abbiamo proposto di accompagnarci in tour e lei ha ovviamente accettato con entusiasmo.

Come sono arrivati i contributi di Ghemon, Emma Tricca e Massimo Martellotta?

Abbiamo ascoltato “Orchidee” di Ghemon in furgone tutti insieme e ci è piaciuto molto, avevamo il punto di collegamento di Tommaso Colliva e quando lui ce l’ha proposto, ci è sembrato logico coinvolgerlo. Emma vive da molto in Inghilterra, è una cantautrice folk che produce sia per il mercato musicale britannico che per quello americano; anche in questo caso il punto  di contatto è stato Colliva: ci serviva una persona che avesse un background tale da renderla in grado di raccontare cosa fossero le storie. Infine c’erano diverse parti di piano composte da noi, erano appunti che qualcuno che avrebbe dovuto risolvere; in questo caso Massimo, quinto uomo dei Calibro, ha lavorato da solo e lo ha fatto in maniera straordinaria. C’è un brano che non è finito nel disco, in cui il suo contributo ha fatto davvero la differenza, e speriamo davvero  possa finire nel prossimo.

Come state pensando al tour?

Cristiano: Abbiamo fatto un giro in quattro per prendere le misure e capire cosa porteremo in giro. Il tour nuovo sarà tutto suonato, a differenza di prima in cui ci servivamo di più delle basi; da questo punto di vista avere Andrea Mirò sul palco ci aiuterà molto a trasmettere questa idea. Avremo un approccio più istintivo: un conto è avere il piede sull’acceleratore un conto è avere la velocità impostata del volante.

Raffaella Sbrescia

Acquista su iTunes

 Video: Dipende da te

Dal 20 febbraio parte il tour.
Qui di seguito i concerti.

sab 20 feb – ALESSANDRIA / Laboratorio Sociale
ven 26 feb – MILANO / La Salumeria della Musica
sab 27 feb – RAVENNA / Bronson
gio 3 mar – ROMA / Monk
ven 4 mar – PRATO / Officine Giovani
ven 11 mar – TORINO / Cap 10100
ven 18 mar – BRESCIA / Latteria Molloy
ven 22 apr – CASERTA / Smav
sab 23 apr – PESARO / Stazione Gauss
dom 24 apr – MOLFETTA (Bari) / Eremo Club

Color Fest 2, chiusura col botto: Marlene Kuntz e Perturbazione protagonisti della seconda serata

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Si è tenuta lo scorso 2 agosto la serata conclusiva del Color Fest, la rassegna musicale ambientata nella bellissima Oasi naturale del Parco Mitoio di Lamezia Terme, all’interno di un anfiteatro immerso in 250 ettari di macchia mediterranea e terme naturali. Intenso ed emozionante anche questo nuovo appuntamento i cui protagonisti principali sono stati i Marlene Kuntz e i Perturbazione. La band di Cristiano Godano ha concentrato la propria essenza rock in un’ora e mezza di musica “elettrica, impetuosa, pansonica, fragorosa” facendo letteralmente scatenare le circa 2000 persone assiepate in ogni angolo dell’anfiteatro. Reduci dalla pubblicazione del loro nono disco in studio, intitolato ”Nella tua luce”, uscito lo scorso agosto per Sony, i Marlene Kuntz hanno proposto al pubblico una scaletta comprensiva di tutti i più grandi successi della loro carriera in un’atmosfera calda e coinvolgente.

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Come accennato in apertura del pezzo, gli altri grandi protagonisti della serata sono stati i Perturbazione, al centro del loro tour estivo, denominato “Musica per l’estate”. Dopo una tournèè invernale davvero molto intensa e ricca di soddisfazioni Tommaso Cerasuolo  e compagni continueranno a far ballare e cantare le più più belle platee d’Italia almeno fino a fine agosto, soprattutto sulle note dei brani contenuti nel loro album “Musica X”. Il bilancio di questa seconda edizione del Color Fest è, dunque, davvero molto più che positivo; una realtà giovane, che sogna e che lavora, si sta affermando nel panorama musicale italiano delineando i tratti di un nuovo orizzonte fatto di traguardi e sfide da vincere.

Fotogallery a cura di: Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

 

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

 

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

 

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

 

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

 

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Marlene Kuntz @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

 

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

 

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

 

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

 

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

 

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

 

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

 

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

 

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale

Perturbazione @Color Fest Ph Massimiliano Natale