Umbria Jazz 2017: Wayne Shorter, Simona Molinari e Cafiso prima del rush finale

Umbria Jazz 2017 - Simona Molinari

Umbria Jazz 2017 – Simona Molinari

Altre due giornate d’Autore a Perugia. Il Giovedì ed il Venerdì che precedono la tornata finale, hanno in serbo un paio di sorprese niente male.

Si comincia all’Arena, giovedì sera, con due concerti molto tecnici. In fondo, per quanto voglia rendersi accessibile, la rassegna è Jazz, e resta fedele al suo imprinting.

Chuco Valdes e Gonzalo Rubacalba in Duo, si fronteggiano al pianoforte a doppia coda, che vide protagonisti due anni fa Herbie Hancock e Chick Corea.

Due rappresentati eccelsi del panorama musicale cubano, a dimostrazione che la musica a Cuba non è solo ritmo latinoamericano, ma anche grande musica d’autore. A Valdes il merito di aver introdotto il jazz nella musica cubana contemporanea, meglio dire l’afro jazz, mentre Gonzalo Rubalcaba, di generazione più recente, figlio del postrivoluzione e di Fidel, ha seguito gli studi a L’Avana, ed è pregno di folclore caraibico e jazz afrocubano. Un bellissimo concerto, per orecchie amanti del pianoforte e della musica onirica. “Trance”, appunto.

A seguire, Christian McBride‘s new Jawn, contrabbasso di tutto rispetto, anche nella fisicità, eclettico e musicale, che ha spesso prestato il suo supporto in contesti più vicini alla pop music ed al Rock (basti pensare a Sting, Mc. Cartney, D’Angelo, James Brown).

Due concerti impegnativi di jazz alla maniera purista, con cui confrontarsi è una piacevole sfida auditiva ed emotiva.

Di corsa al Morlacchi, dove ci aspetta L’Angelo del Jazz. Simona Molinari ed il suo imperdibile tributo al Ella Fitzgerald. Un omaggio anche di affetto personale, oltre che un tributo artistico, perché la Molinari è stata decisamente influenzata dalla figura della cantante Newportese, che ha in qualche maniera convogliato i suoi interessi ed i suoi studi.Un percorso attraverso la vita di Ella Fitzgerald, ricco di aneddoti, di racconti, di note biografiche e di musica ben interpretata, accompagnata dall’estroso sostegno di Mauro Ottolini, il cui genio non smette mai di stupire. Basti pensare a come suona le conchiglie di mare. E mai come di fronte ad una sirena di tale bellezza come la Molinari, la scelta si è dimostrata azzeccata. Ella ed i suoi autori, Ella e Ellington, Ella e Amstrong, Ella e Gershwin, Ella ed i suoi amori sfortunati, Ella e la sua vita difficile, ma mai lontana dalla musica. Alcune delle più popolari interpretazioni della Lady del Jazz, riecheggiano dal palco del Morlacchi attraverso la voce di questa giovane cantante, motivata, talentuosa, e bellissima. Pubblico “imbambolato”, tanti applausi, un lungo concerto che finisce oltre gli orari previsti, e ci congeda a notte inoltrata, in una Perugia in attesa del mega evento.

 Umbria Jazz 2017

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Wayne Shorter, eccolo, è il momento……per chi come me non l’ha mai visto, un momento “Epocale”. Una grande emozione, per il genio del Sax, compositore, solista, e leader di gruppo, che si presenta con un progetto ambizioso e complesso. Emanon, consistente in quattro movimenti e ispirato ai racconti fantascientifici ed alla mitologia. Belle partiture, adatte anche all’esecuzione “sinfonica”, in sintonia con l’orchestra da camera di Perugia, che, dopo un primo set, avente come protagonisti Shorter ed il suo quartetto, invade il palco, e ora guida ora si fa guidare dall’anziana “cariatide”, colonna portante della musica afroamericana, in un crescendo di enfasi che si protrae per oltre due ore, ad incantare il pubblico dell’Arena. Un alternarsi tra sax soprano ed improvvisazione orchestrale, tra epica, e toni decisamente più caldi ed intimi, in cui riecheggia qualche reminescenza “barbieriana”, nell’esecuzione, e che si conclude con la doverosa standing ovation del pubblico, in un “Prometeo senza confini”, sconfinato come la grandezza compositiva di Shorter.

Umbria Jazz 2017

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Serata interamente dedicata al sax, che prosegue al Morlacchi con la sessione di Francesco Cafiso, ex enfant prodige, non più proprio enfant, ma sempre originale e piacevole, nello swing elaborato, di propria composizione, ispirato a New Orleans, dove il fresco ed estroso saxofonista ha vissuto per un anno, e di cui racconta le atmosfere, le usanze, le movenze e i suoni. “Si suona per le mance”, racconta Cafiso, facendo riferimento all’originale modo di “fare cappello” dell’America Nera e viscerale. Un set divertente e coinvolgente, molto ben eseguito e trasmesso al pubblico, che resta attento e vigile, nonostante l’ora tarda.

Si va verso la fine, e un poco ci dispiace. ma non ci pensiamo. Abbiamo ancora molto da assaporare qui a Perugia, dove già si fa pubblicità alla prossima edizione, e si predispongono bene gli animi per il 2018.

R.G.

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Umbria Jazz 2017

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Umbria Jazz 2017 all’insegna dell’incontro, dell’unione, del dialogo

Umbria Jazz 2017

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Prosegue la full immersion nell’Umbria Jazz Festival. E prosegue all’insegna dell’Incontro. Una delle parole chiave del Jazz, si sa, è “contaminazione”. Un termine che qui, nel contesto musicale, assume un significato positivo. Contaminazione è tutto quanto di nuovo nasce da un incontro. E’ unione. E’ dialogo. Un dialogo che solitamente esclude il raffronto. E’ dialogo, nel linguaggio universale delle note. I musicisti parlano così, e parlano con tutti. Uno dei valori più grandi della musica è proprio questo: l’universalità.
Così ci si chiede cosa possano raccontarsi una giovane pianista giapponese, ed un giovane suonatore d’arpa colombiano. Beh, possono raccontarsi e raccontarci storie magiche. Questo fanno i due giovani e incredibili Hiromi e Edmar Castaneta all’Arena Santa Giuliana, nel loro concerto per arpa e pianoforte, su composizioni originali, che lascia il pubblico basito, per la tanta bellezza e grazia. E’ un vento fresco e cordiale quello che accompagna i due musicisti sul palco. Molto presi nel tentativo di dialogare in italiano con il pubblico, il loro scopo sembra proprio quello di volersi far capire, senza possibilità di fraintendimenti, e ci riescono benissimo. Hiromi è una pianista dotata di grande talento ed originalità, molto vigorosa, nonostante la figura esile e la giovane età. Non vuole rinchiudere la musica dentro degli “argini stilistici”, per lei la musica è incontro, e quello che ne scaturisce. Un insieme pieno di elementi da accarezzare. Lui, un suonatore d’Arpa dotato di non minore talento e fantasia. Ma il talento spesso non basta. Ci vuole anima, ed è quella che ci mettono i due giovani musicisti, nel regalare al pubblico momenti di stordimento, strappando applausi durante le esecuzioni, (meritevole di menzione la sessione dedicata agli elementi “aria acqua fuoco e terra” e l’omaggio a Jaco Pastorius), ed una standing ovation della Santa Giuliana gremita, che non è cosa di tutti i giorni.

Umbria Jazz 2017

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A seguire un altro “incontro”. Lei è una Diva della musica internazionale, ed un’icona della musica nera africana. Lui un percussionista dalla ritmica travolgente. Angelique Kidjo, accompagnata da Pedrito Martines, protagonista già lo scorso anno qui ad Umbria Jazz di numerosi concerti che lo hanno reso familiare al pubblico, rende omaggio alla regina della Salsa, Celia Cruz, che il palco di Umbria Jazz ricorda con affetto, per aver più volte preso parte alla manifestazione. La Kidjo è oramai consacrata star, dopo aver vinto tre Grammy, essere diventata ambasciatrice Amnesty International, Unicef, ed è considerata dai media anglosassoni una delle 50 icone d’Africa. Bella come il sole, nel suo abito coloratissimo, riversa il suo potente carisma sul pubblico al ritmo incalzante del percussionista cubano, dando vita ad uno spettacolo più vicino sicuramente alla Word Music che non al Jazz, ma che non stona nel prestigioso contesto musicale.

Umbria Jazz 2017

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Dall’anima nera dell’Africa, all’anima Italo Argentina di Daniele di Bonaventura, che al Morlacchi, supportato dalla solida e paziente maestria dei solisti dell’Orchestra di musica da camera di Perugia, con il suo bandoneon rende liquidi anima ed occhi in un’ora e mezza di viaggio nel mondo del Tango, a partire dalle composizioni classiche di Burton Gardel e Villoldo, a finire alle sue personali, passando attraverso Astor Piazzolla (25 anni dalla morte), con una interpretazione di Oblivion “strazzacore”.

Bonaventura è un artista che conosciamo bene per la sua versatilità. dalla Word Music di qualità, alla musica etnica, al tango, al jazz, non gli fa paura nulla. Lo ricordiamo lo scorso anno presso il complesso di S Pietro, con Fresu e Michele Rabbia, il suo inseparabile bandoneon ed una competenza sopra le righe.

Ci racconta come nasce il bandoneon: come sostituto dell’organo nelle chiese. E con una dimostrazione di come veniva suonato in origine si accomiata dopo il secondo bis, ed un pubblico che, questa sera, si addormenterà sulle note di “libertango”, in attesa di una nuova entusiasmante giornata qui a Perugia.

R.G.

Umbria Jazz 2017

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Umbria Jazz 2017: dal tributo a Zappa alla rilettura di Gillespie passando per Jacob Collier

Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

Il quinto giorno ad Umbria Jazz è ricco di appuntamenti e piacevolmente impegnativo. Si parte con l’evento di mezzogiorno, presso la sala Podiani della Galleria Nazionale Umbra. Location di alto prestigio, per una rassegna di alto livello, in linea con il contesto, tanto per qualità quanto per affinità artistica. Vincent Peirani e G. Emile Parisien, duo di giovani interpreti e compositori, dà vita ad un concerto per sax e fisarmonica, che propone, con l’utilizzo arrangiamenti eleganti, sofisticati e ricchi di pathos un percorso attraverso la tradizione musicale d’oltralpe, di ogni periodo e genere. Il risultato è visibilmente efficace: pubblico rapito e standing ovation finale ripetuta per ben due volte, a richiamare i due musicisti sul palco, stanchissimi, madidi di sudore, ma emozionati almeno quanto il pubblico. “Belle Epoque” il titolo del CD, che ci sentiamo di consigliare, anche se, per la fisicità che caratterizza il modo interpretativo dei due francesi, la vera efficacia d’impatto riteniamo sia nel live. Chiunque si trovasse a passare per Perugia, non lesini comunque dal partecipare ad uno degli eventi della sala Podiani, e dal visitare la galleria Nazionale, che contiene numerosi e insospettabili tesori dell’arte italiana dal 1300 al 1500. Talmente significativi, da dare la sensazione di percorrere il libro di testo di Storia dell’Arte del secondo anno di liceo in dimensione “3D”: qualcosa di imperdibile.

Umbria Jazz 2017

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Alle 17, al Morlacchi va in scena un tributo a Zappa del tutto particolare e prestigioso. Riccardo Fassi, grande estimatore dell’originale e geniale musicista, icona di una generazione di “rottura”, tanto provocatore da poter essere solo amato od odiato, suonava Zappa quando ancora il tributo a Zappa non era previsto. Dopo la morte, due anni dopo, incise “Plays the Music of Frank Zappa”, e fu uno dei primissimi omaggi a Zappa. Questo progetto viene riproposto oggi, con il coinvolgimento di numerosi elementi e del cantante di Zappa, Napoleon Murphy Broock, entusiasta dell’iniziativa, a giudicare dall’energia che, ultrasettantenne, profonde nella sua performance.
L’emozione è molta, per chi, come me, ha amato Zappa quando aveva 15 anni, e quindicenne si sente tornare, mentre si susseguono i brani più significativi della produzione zappiana. Sofa, Peaches in regalia, Muffin Man, Florentine Pogen, (canzone d’amore in 7/4, come solo Zappa poteva partorire), riecheggiano nelle orecchie, e quel gruppo di “diversamente giovani” musicisti è calato nel ruolo, al punto che sembra essere tornato anche lui all’epoca adolescenziale. Napoleon “scoppietta”, vivace e teatrale, e, che dire…..la voce è quella dei vinili. Chiudere gli occhi ed avere la conferma di essere appartenuti ad una generazione musicalmente davvero molto fortunata. Con Zappa si entra in una dimensione più marcatamente Jazz, e si arriva preparati all’appuntamento in santa Giuliana, con Enrico Rava prima e Fabrizio Bosso poi. La serata della tromba. Rava, con Tomatsz Stanko e parte dei rispettivi collaboratori, si confrontano in un “duello” musicale, dai tratti “duri e puri”, jazzisticamente parlando, e non nascondiamo che, per quanto amanti del genere, l’impegno d’ascolto è notevole. Il jazz è qualcosa di sconfinato, proprio nella sua definizione concettuale. Però nella sua accezione pura può essere ben individuato nella performance dei due artisti, che si protrae per un’ora e mezza e mette a dura prova i padiglioni auricolari di una platea probabilmente solo in piccola parte tecnicamente preparata ad accoglierla.

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Diverso è il discorso per il lavoro di Bosso, che con l’orchestra di Paolo Silvestri dà vita ad una rilettura di Dizzy Gillespie, di cui ricorre il centenario della nascita, e presentata in anteprima all’Umbria Jazz. Qui la musica cambia, si rianima, prende ritmo e vigore, in una dimensione orchestrale molto familiare a Gillespie. L’affiatamento di Bosso e Silvestri è evidente, il lavoro piacevole, il feedback decisamente positivo.
Si corre al Morlacchi per Jacob Collier. Il giovane Jazzista fu l’ospite rivelazione della scorsa edizione, e si ripropone in una formula scenicamente non molto diversa, ma più vicina ad una dimensione blues. Se di blues si può parlare per un folletto irrequieto, che salta da uno strumento all’altro con l’agilità di una scimmia, chiuso nella sua dimensione musicale autocentrata, ma al momento stesso estremamente comunicativo e versatile. Personalmente ho preferito il lavoro dello scorso anno. pur riconoscendo molto talento a Collier, cosa che non è sfuggita nemmeno a Quincy Jones, uno tra i primi a scoprire il giovane musicista, che lo ha voluto per una collaborazione proprio nei giorni scorsi. Collier ha sicuramente un pregio: quello di essere molto apprezzato dal pubblico più giovane, che si identifica nella sua dimensione comunicativa multimediale. Ed in tal senso il messaggio che passa è indiscutibilmente positivo, trattandosi di musica comunque ad altissimo livello, con il pregio di accattivarsi una buona fetta di auditorium under 21. La giornata comincia classica e densa di pathos e si conclude elettronica e multimediale. Una giornata intensamente piacevole, come solo Umbria Jazz sa inventarne.

R.G.

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Umbria Jazz 2017: Marcotulli, Paoli, Fresu, Sangiorgi, Ottolini e tanto cuore on stage

Umbria Jazz 2017 - Rita Marcotulli

Umbria Jazz 2017 – Rita Marcotulli

Perugia giorno terzo. Piena di eventi da seguire questo Umbria Jazz. Tanti, tantissimi, e tutti interessanti. Però, per forza di cose, e con molto rammarico, bisogna essere selettivi. Nei fine settimana Perugia è affollata assai durante il Festival. Tanti i giovani, tanti gli stranieri. Molte le cose da fare e da vedere, anche in quell’ala cittadina che dalla manifestazione resta tagliata fuori, e che “nasconde” preziosi tesori artistici di valore inestimabile. Merito del festival è anche questo: dare stimolo alle numerose persone che qui affluiscono, a visitare una porzione tra le più ricche del patrimonio artistico nazionale, che spesso viene messa in secondo piano, tanto ne abbiamo qui in Italia.

Ma torniamo alla rassegna. Imperdibile, alle 17 al teatro Morlacchi, “Around Gershwin”, l’esibizione del trio Tommaso, Marcotulli, Paternesi.

La sala è gremita, nonostante alle cinque del pomeriggio il clima sia “proibitivo”. E l’occasione è sicuramente ghiotta. Perché vede riuniti due degli esponenti più autorevoli della musica jazz italiana, e un batterista di indiscutibile talento.

Il concerto è preceduto dalla premiazione di Rita Marcotulli, cui viene riconosciuto il titolo di Ambasciatore della cultura Italiana nel mondo. Ed un bellissimo premio: un piatto in maiolica di notevoli dimensioni, un’opera d’arte.
Eh, sì, perché poco distante da qui abbiamo Deruta, e una delle produzioni di maioliche artistiche più importanti d’Italia. E quindi, oggi come un tempo, i riconoscimenti vengono accompagnati da cotante dediche, omaggio alla tradizione artigianale di un territorio.

Umbria Jazz 2017

La struttura del concerto è impegnativa, ed alterna l’interpretazione di alcuni celebri “standard” con l’esecuzione di composizioni partorite dalla penna di Giovanni Tommaso, personaggio fondamentale nell’identità peculiare del Jazz Italiano. Curriculum lunghissimo, a partire dalla fine degli anni ’50, e estremamente articolato. Dai ruoli “istituzionali”, ai grandi palchi internazionali, alle navi da crociera, alle etichette discografiche. Insomma, una “cariatide”, e non tanto per l’età, che non dimostra, ma per il ruolo portante nel panorama jazzistico nazionale. Le dita gentili e precise, quasi chirurgiche, di Rita Marcotulli volano sulla tastiera, intrecciando “ghirlande” sulla struttura maschia e portante del contrabbasso. Il tutto vigorosamente ed intensamente supportato dalla batteria di Alessandro Paternesi. Una rivisitazione personale di Gershwin, le cui composizioni rappresentano un punto di partenza per un’articolata produzione artistica di indiscutibile originalità.

Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

Alle 21, in Arena Santa Giuliana, ci aspetta l’evento “Tenco, i Cantautori Italiani ed il Jazz”. Questo vuole essere il nesso con la manifestazione: i cantautori ed il Jazz. E Tenco. Perché Tenco? Perché Tenco, oltre ad essere Tenco, l’icona della canzone d’autore in Italia, era anche un saxofonista intraprendente. Sue le esecuzioni al sax nei brani originali. E perché Tenco ha ispirato tutto un cantautorato molto sensibile allo spirito “contaminatorio” del jazz. Un nome su tutti, Francesco Guccini ed i jazzisti con cui per trent’anni si è accompagnato, cui ha affidato gli arrangiamenti delle sua canzoni, e cui deve, sicuramente, la fortuna della sua produzione, così armonicamente interessante, oltre i testi, tra i più belli ed intensi della musica Italiana.

L’incipit introduttivo viene affidato a Danilo Rea, che, al piano, accenna vari brani noti al pubblico, numeroso e “variegato”. “Io che amo solo te”, “Ritornerai”, “Il Pescatore” di De André, “Bocca di Rosa”. Di Tenco c’è poco in questa prima trance del concerto, e poco c’è nelle esecuzioni di Gino Paoli, che con Rea ha realizzato un lavoro sulla propria produzione, e che espone nell’arco di una quarantina di minuti, alcuni dei suoi brani più famosi. Voce e piano e nulla più. A fare il suo ingresso, su “il cielo in una stanza” e l’ironica battuta di Paoli “sono il solo superstite di quella generazione”, un visibilmente emozionato e commosso  Giuliano Sangiorgi. Cui non manca certo la celebrità, ma evidentemente il palco di Umbria Jazz è talmente prestigioso da emozionare anche tutti. Il riconoscimento di “manifestazione di interesse nazionale”, ci pare proprio il minimo sindacale, ben oltre le polemiche spesso veramente di bassa lega dei giorni scorsi.

E arriva sul palco anche Fresu, di bianco vestito, parte integrante e “motivante” di questo progetto sul cantautorato e su Tenco. Abbiamo ascoltato spesso Fresu, ma mai come quest’anno a Perugia lo abbiamo trovato fresco, energico e motivato. A riprova del fatto che sta attraversando un ottimo periodo di espressione artistica e motivazione personale. E non possiamo che essere compiaciuti e felici.

Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

Al cambio di testimone, Sangiorgi esordisce con un’intensa interpretazione di “Tu si’ ‘na cosa grande pe’ me”, che sicuramente sente vicina anche per un fatto di identità territoriale. E bisogna dire che la cosa ha una sua indiscutibile efficacia. L’omaggio a Modugno prosegue con “Cosa sono le nuvole”, per poi dirigersi verso Endrigo (“Io che amo solo te”), De André (“Amore che vieni, amore che vai”), Dalla (“Felicità”) e infine Lucio Battisti, che raramente viene rievocato in simili “omaggi”, ma non per disinteresse o scarsa sensibilità: ci sono problemi “tecnici”. Ed è un peccato, perché sicuramente, soprattutto nell’ultima fase della sua produzione, quella più complessa, verso il jazz era orientato, ed oggi potrebbe rappresentare una vera “miniera” d’ispirazione. Però ci fa piacere ascoltarlo dalla voce del frontman dei Negramaro, in “E penso a te”.

Un piccolissimo omaggio a se stesso, e ci sembra giusto, dopo essersi tanto intensamente e commossamente speso, con Fresu che lo accompagna da par suo in “Solo per te”, ed altro cambio di testimone, passato questa volta a Gaetano Curreri, che rievoca in forma “manieristica” Dalla, accostandoci anche De André, e sempre con questa caratteristica distinguerà i suoi interventi nel corso della serata, arrivando a “dallizzare” anche Vasco, con l’esecuzione del brano (scritto a quattro mani), “Dimmi che non vuoi morire”. Che però, forse, è un poco prematuro voler stravolgere, perché, che piaccia o no, la sua la dice bene alla maniera sua.

Venti minuti per il cambio palco, e la serata offre nuovamente intense e frizzanti emozioni. Sì, perché entra in scena il genio di Mauro Ottolini, della sua Band e la struttura imponente dell’orchestra da camera di Perugia. Ottolini è un genio, e le cose che propone sono sempre provocatorie, ma in maniera divertente, ironica e mai offensiva. Lo scorso anno presentò un lavoro interessantissimo su Buster Keaton, e quest’anno, con l’estro che lo contraddistingue, ed il suo scherzoso modo di “alleggerire”, strutturando, ripropone (finalmente, visto che la serata è a lui dedicata), Tenco. E lo fa ricordando che Tenco fu un ironico ed un provocatore, non solamente un intenso melodico romantico. Confessa di averlo praticato poco, e proprio per questo di averlo voluto conoscere e studiare a fondo. E, quando Ottolini approfondisce, lo fa con cattedratica serietà e sistema scientifico.
Ci mette dentro di tutto, dal Rap, alla lirica, allo Swing, al musical, alle arie arabeggianti, con cervello e cuore, ed ottiene un risultato di qualità eccellente, senza possibilità di eccezione. Alla fine della serata, possiamo dire che quello che più ci ha coinvolto, fermo restando l’alto livello qualitativo, sono stati proprio lo “Show” di Ottolini ed i suoi compagni di avventura, (e Fresu, anche qui, dice la sua), e l’intensa emozione autentica di Sangiorgi. Che qualche volta con la voce non ce l’ha fatta, ma ha ampiamente sopperito con il cuore.

Un’altra bellissima esperienza, grazie ad Umbria Jazz.

R.G.

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Umbria Jazz 2017: a spasso con Lettuce, Jamie Cullum, Paolo Fresu e Uri Caine

Umbria Jazz 2017- Jamie Cullum

Umbria Jazz 2017- Jamie Cullum

Secondo giorno perugino. Sono di scena molti eventi degni di menzione. C’è da dire che lo sono quasi tutti, in questa festosa manifestazione, che proprio di recente si è visto riconosciuto dalla Camera il diritto al sostegno, in quanto “festival di interesse nazionale”. Con tardiva attenzione, sosteniamo noi, ma tant’è, l’importante è arrivarci. Alle 17 al teatro Morlacchi, Cristiana Pegoraro e Danilo Rea Duo. Due pianisti con diverse ma altrettanto intense sensibilità artistiche ed interpretative, alle prese con un variegato repertorio che spazia dalla musica classica Barocca al jazz più tecnico, dalle melodie partenopee al tango argentino. A riprova del fatto che dove c’è talento e capacità tecnica, le barriere di “genere” si polverizzano, ed il dialogo diventa forza espressiva.

L’appuntamento in Arena santa Giuliana è con due eventi musicali di forte impatto qualitativo: I Lettuce e Jamie Cullum.

I Lettuce, band formatasi a Boston nel 1992, esponente del funky più tecnico e raffinato, che si esibisce in un intenso e ritmico concerto, caratterizzato per lo più da cadenze riff elaborate a maglie molto strette e nucleo centrale dei singoli brani. Importante il sostegno dato dalla batteria e dal basso elettrico, vigorosi ed “ordinati” i fiati. Nell’insieme qualcosa di sicuramente molto buono, destinato prevalentemente ad un pubblico appassionato del genere.

E’ poi la volta di Jamie Cullum, e la musica cambia completamente aspetto.

Artista britannico, pianista e compositore, nonché cantante di notevole caratura, Cullum inizia la sua carriera molto giovane. a soli 20 anni incide il suo primo disco. 500 copie che oggi fanno parte delle “rarità da amatore”, ricercatissime dai collezionisti.
Ha poi lavorato ovunque. Dalle navi da crociera ai matrimoni, non disdegnando nulla di quanto di buono la musica praticata tra la gente può portare con sé. E sicuramente da artista “pop” è il suo approccio con il pubblico dell’Arena, già nel far comunicare che non avrà problemi di alcun genere ad essere fotografato e ripreso. E questo ben dispone le persone presenti, facendo crollare immediatamente quel velo quasi impalpabile ma fortemente “filtrante” che caratterizza sovente le esibizioni da un palco così fisicamente definito ed imponente.
Nessuna soggezione, quindi, e subito un “tuffo” tra la folla; un tuffo artistico, cui farà seguito, a fine concerto, un tuffo fisico che metterà non poco in difficoltà il personale della security, ma che costituirà un elemento di definitivo apprezzamento non solo musicale, ma soprattutto umano. Che non è poco per un artista che sicuramente ha da dire la sua in ambito jazz e blues, come dimostrerà durante l’articolata ed apprezzatissima performance.

Un insieme di brani tratti dal proprio repertorio discografico, interpretati da vero front man di lunga esperienza, con tanto di salti su e giù dal pianoforte, coinvolgimento fisico e somatico, grande valenza vocale, tante note strutturate e complesse da spendere, all’insegna della massima semplificazione d’impatto. Come a dire “sono complicati, questo blues e questo jazz, ma state tranquilli: con me vi arriveranno diretti al cuore”.

Un paio di cover di notevolissimo rispetto, tra cui “Blackbird” , subito riconosciuta ed applaudita calorosamente dalla platea, tanto entusiasmo e tanta qualità. E tantissima simpatia, come quando ferma gentilmente il battito di mano dell’arena, durante l’esecuzione del brano ” Don’t Stop The Music”, per dare vita ad un virtuosismo “gigionesco”, percuotendo vano armonico e corde del piano in un assolo che manda decisamente in delirio il pubblico. Insomma, generosità dispensata a piene mani, e con un calore assolutamente mediterraneo. Pubblico che sul finale si ammassa sotto il palco, felice di accogliere il caloroso Jamie tra sé, e tanto di “Happy Birthday” con cinque minuti di protagonismo per Barbara, che compie gli anni alla mezzanotte. Dedica presumibilmente richiesta, e affettuosamente assecondata.

Che dire? Che ne vorremmo tutti i giorni di esibizioni così.

Umbria Jazz 2017 - Paolo Fresu

Umbria Jazz 2017 – Paolo Fresu

Quindi è veramente con moltissimo rammarico che non attendiamo il bis, ma ci precipitiamo verso il Morlacchi, prima che la folla invada le scale mobili ospitate nella suggestiva Rocca Paolina (e questo è un altro punto a favore della manifestazione di Perugia: lo stupore per il bello, che ogni momento si rinnova), dove ci aspettano Paolo Fresu e Uri Caine, reduci dalla pubblicazione del loro terzo album in duo “Two Minuettos”, registrato a Milano al Teatro dell’Elfo dal vivo, durante tre serate tematiche dedicate una alla musica classica e barocca, una alla popmusic nazionale ed internazionale, ed una alle sonorità più ortodossamente songbook americane, definite “standard”. Un percorso gentilmente e signorilmente condotto da Fresu, come è nel suo stile che oramai ben conosciamo, e che tanto ce lo rendono gradito, mentre attraversa i vari generi codificati, passando con estrema agilità dall’uno all’altro, senza soluzione di continuità. Commovente l’omaggio a Lauzi e Mia Martini, reso tramite l’esecuzione di “Almeno tu nell’universo”, che termina con una nota trattenuta per oltre un minuto dall’eccellente Paolo, fino a quando proprio il fiato non regge più. C’è veramente da dire che la classe non è acqua, e l’eleganza è la caratteristica più peculiare di questo gentleman del Jazz italiano, sempre disponibile e sorridente. Una sorta di continuità, anche oggi come ieri, con quanto visto in Arena.

Umbria Jazz 2017

Umbria Jazz 2017

Ma Perugia non è solo Arena e Morlacchi. E’ anche molto altro. E’, ad esempio, corso Vannucci, animato da artisti di strada dalle 11 del mattino, quando partono i Funk Off, storica band di Vicchio, capitanata da Dario Cecchini, quest’anno “Marxiano” nell’aspetto, dietro la foltissima barba bianca, a quando incappiamo in una piacevolissima mezz’ora di intrattenimento di cui si rende protagonista la band Accordi & Disaccordi. che propone, oltre ad un brano di Fred Buscaglione notissimo al pubblico, “Guarda che luna”, scaturito dalle corde più passionali e romantiche del rude Fred tornato Ferdinando, una bella contaminazione tra swing e opera, con la voce perfetta della mezzosoprano Chiara Osella calatissima nel ruolo di una Carmen ribelle, all’inseguimento del “L’oiseau” più celebre del mondo. Qualcosa di diverso, di piacevole, ed, anche qui, di estremamente accessibile.
Giro di cappello, e poco importa se dieci giorni prima eri con artisti di fama internazionale su un palco forse considerato da alcuni ben più prestigioso della strada.

Il bello di questa manifestazione resta il rapporto diretto con il pubblico, cui non si sottrae nessuno dei partecipanti. E questo è importante, un messaggio di forte significato, in un mondo che purtroppo, anche suo malgrado, per molti aspetti, diventa ogni giorno più diffidente nei confronti del prossimo.

R.G.

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Umbria Jazz 2017

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Ritratti da Perugia. L’Umbria Jazz 2017 al via con Kraftwerk e Gianluca Petrella trio

Umbria Jazz 2017 - Kraftwerk

Umbria Jazz 2017 – Kraftwerk

Per il terzo anno consecutivo siamo qui a Perugia per raccontare un evento storico della musica in Italia. l’Umbria Jazz è un Festival che ha una tradizione ultra quarantennale, e che, nel corso del tempo, ha assecondato le tendenze di ascolto, proponendo sempre eventi di altissima qualità, tanto musicale quanto “spettacolare”, senza scostarsi però sostanzialmente dalle sue origini, che affondano le radici nel Jazz. Un percorso al passo con i tempi, quello che dal 1973 ad oggi ha caratterizzato questa manifestazione, dall’esordio dei Wheather Report in Italia, all’esibizione di apertura di ieri sera dei precursori della Techno Music, i Kraftwerk all’Arena Santa Giuliana, per il solo concerto estivo previsto in Italia.
Nella location dedicata agli eventi di maggiore richiamo, dal rock al jazz, alla musica elettronica, al pop, il numeroso pubblico, dotato di occhialini 3D, ha potuto assistere a due ore abbondanti di spettacolo ipnotico e magico, tra immagini vissute dall’interno, e musica elettronica ad altissimo contenuto espressivo. Un’opera d’arte “totale”, sicuramente un’esperienza coinvolgente oltre l’ascolto “tout court”, come si deve ad un certo genere musicale che più di altri basa la propria efficacia su un abbandono senza preclusioni, e senza “concettualismi”. Anche se poi la musica dei Kraftwerk concettuale lo è, eccome. Ma l’impatto arriva efficace e “deflagrato”, non come un’esplosione ma come una pioggia di scintille, dopo l’esplosione. Probabilmente anche per l’effetto accattivante e coinvolgente del 3D. Autoprodotti e “rivoluzionari” per i loro traghettamenti elettronici e la sperimentazione musicale “robotica”, sicuramente sono stati i creatori della “colonna sonora” del 2000. Quando il 2000, nell’immaginario collettivo, era rappresentato da una immensa “odissea nello spazio”, e una terrificante “fuga da New York”.

Umbria Jazz 2017 - Kraftwerk

Umbria Jazz 2017 – Kraftwerk

Suggestioni visive, fatte di sfondi creativi, ora “metallici”, ora “sintetici”, ora “algoritmici”, ora commoventi nella rievocazione storica in cui proiettano lo spettatore, in pieno Tour de France, o nel “melò retrò” della cinematografia degli anni 20.
Insomma, due ore e mezzo di musica dalla quale ci allontaniamo a fatica per raggiungere il Morlacchi. Dove un ottimo e sempre coinvolgente Gianluca Petrella in Trio dà vita ad una sessione musicale in linea con quanto già visto in arena. Note Jazz a profusione dall’ “imbuto” di un fiato vissuto con passionalità fisica, contaminate garbatamente con l’elettronica e con una ritmica e una sonorizzazione “new age”, ma sapientemente miscelate, a comporre nell’insieme un progetto molto gradevole. Sicuramente per padiglioni auricolari molto raffinati, e scevro della suggestione immaginifica dei Kraftwerk, ma comunque capace di far viaggiare l’ascoltatore in dimensioni che, pur partendo da “concettualismi”, traghettano in un mondo magico ed evanescente.

Umbria Jazz 2017 - Gianluca Petrella

Il tutto in una Perugia blindata, quest’anno. E lo stridere di queste barriere è forte. Perché la musica, almeno quella, non dovrebbe avere confini. Ma nella musica e nel suo potere assoluto crediamo. E se un futuro di contaminazione positiva potrà esserci, sarà nella dimensione sonora contaminativa. il Jazz per come nasce, appunto: che da sempre tenta di unire le persone e non e non di dividerle.

Quest’anno lo scenario della kermesse perugina si alimenta di tre anniversari speciali: la nascita di Thelonius Monk, di Ella Fitzgerald e Dizzy Gillepsie, cui verranno dedicati concerti appositi.

Altri personaggi omaggiati dal festival, Celia Cruz, George Gerswin il cantautorato italiano, tra cui Tenco, l’intramontabile e immenso Frank Zappa, il passionale Astor Piazzolla, e Gil Evans.

Vi terremo aggiornati quotidianamente da questo piccolo e modesto “diario di bordo di un mozzo da ponte”

R.G.

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Umbria Jazz 2017 - Kraftwerk

Umbria Jazz 2017 – Kraftwerk

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Umbria Jazz 2017 – Kraftwerk
Umbria Jazz 2017 - Kraftwerk

Umbria Jazz 2017 – Kraftwerk

Umbria Jazz 2017 - Kraftwerk

Umbria Jazz 2017 – Kraftwerk