Davide Van De Sfroos live al Teatro degli Arcimboldi: le storie del Lago diventano sinfoniche

Davide Van De Sfroos live @ Teatro degli Arcimboldi - Milano ph Francesco Prandoni

Davide Van De Sfroos live @ Teatro degli Arcimboldi – Milano ph Francesco Prandoni

 Davide Van De Sfroos approda al Teatro degli Arcimboldi di Milano con l’Orchestra Sinfolario diretta dal M° Vito Lo Re per presentare il nuovo album “Synfuniia” (Batoc67/Universal Music), l’album che raccoglie alcuni fra i suoi brani più noti riarrangiati e riproposti con la Bulgarian National Radio Simphony Orchestra. Un  sontuoso viaggio evocativo per dare un sapore diverso ed una veste elegante alle storie del lago di Como raccontate in dialetto laghèe. Un film da ascoltare, dove fanno la loro comparsa personaggi e luoghi di una realtà oggi sempre più rara, un esperimento, un viaggio, partito dall’invito dal giovane e dinamico maestro Vito Lo Re, che ha ideato il progetto. Dai samurai al western, dal gotico al romantico,  il cantautore comasco si mette in ghingheri e racchiude in un solo audio racconto tutti i personaggi di cui ha cantato in questi anni senza mai perdere la sua istrionica verve da cantastorie: si va dall’impatto “morriconiano” de Il Duello alla figura di Batman in Gotham City tra le trame di Grand Hotel , in Yanez ritroviamo I pirati dei Caraibi e lo sceneggiato di Sandokan, Il dono del vento ci porta, invece, verso oriente,  la dolcezza inedita di Mad Max contrasta con El calderon de la stria, imperiosa nella sua veste più trionfale. Suggestive anche Il reduce e Brèva e Tivàn: in una c’è la guerra nuda e cruda, nell’altra gli strumenti sottolineano i colori e i temporali del lago.

Davide Van De Sfroos live @ Teatro degli Arcimboldi - Milano ph Francesco Prandoni

Davide Van De Sfroos live @ Teatro degli Arcimboldi – Milano ph Francesco Prandoni

Ne La figlia del tenente  i due personaggi vengono definiti da tratti ancora più oscuri e misteriosi. Magica Akuaduulza: il lago è presentato come una casa, ma anche come un luogo da cui fuggire; un grande drago in grado di custodire tutto quello che ci è più caro. Il baricentro dell’anima. Divertente e spassosa la versione dialettale de “Gli anni selvaggi di Frank”, eseguita da Van De Sfroos in un improvvisato piano solo. Intimo e suggestivo il momento in cui lo hanno raggiunto sul palco due musicisti, che da anni condividono il palco con lui, quali Davide “Billa” Brambilla e  Angapiemage Galiano Persico, che lo hanno accompagnato sulle note di “40 Pass” e “Sciuur capitan”,  brano ulteriormente arricchito dalle bellissime illustrazioni di Claudio Villa. Profetico e coinvolgente Goga e Magoga,  un brano che si rifà alle figure bibliche di Gog e Magog eche racchiude l’essenza di un modo di dire ormai in disuso che significa fare il bello e il cattivo tempo. Tra quelle di Synfuniia è stata la canzone che ha richiesto più tempo per l’arrangiamento; una canzone di rabbia, di liberazione dalle paure. La sintesi di un modo di concepire la vita lontano dalla concitazione e dalla frenesia che scandiscono gli usi e i costumi contemporanei.

Raffaella Sbrescia

Davide Van De Sfroos live @ Teatro degli Arcimboldi - Milano ph Francesco Prandoni

Davide Van De Sfroos live @ Teatro degli Arcimboldi – Milano ph Francesco Prandoni

Folco Orselli live al Teatro Zelig: a spasso per Milano con le canzoni di un outsider

Folco Orselli live @ Teatro Cabaret Zelig - Milano

Folco Orselli live @ Teatro Zelig Cabaret – Milano

“Outside is my side”. Così Folco Orselli, compositore e cantautore milanese, titola il suo ultimo album di inediti, pubblicato lo scorso 4 dicembre 2015 ed il suo one man show che ieri sera lo ha visto protagonista dello storico palco del Teatro Zelig Cabaret di Viale Monza a Milano. L’eclettico artista ha imbastito un concerto ricco di contenuti, spunti, testi pregni di vita e melodie sporche di autentico blues. Come un moderno Virgilio, Folco ha accompagnato il pubblico tra le strade del centro di Milano spingendosi fino alla banlieue metropolitana con “Storie e canzoni blues da Milano Babilonia”. Cantore della ricerca e della libertà individuale, Orselli rimaneggia in chiave acustica i grandi successi di sempre ma anche i brani contenuti nel suo ultimo lavoro in cui spicca, invece, una grande cura per gli arrangiamenti che l’hanno tenuto al lavoro per ben due anni. Legato a doppio filo con una città che è madre, matrigna e amante, Folco Orselli riunisce le trame del tessuto urbano estrapolandone un’essenza umana oscura, fragile, volubile.

Folco Orselli live @ Teatro Cabaret Zelig - Milano

Folco Orselli live @ Teatro Zelig Cabaret – Milano

Il viaggio a ritroso dell’artista inizia con “Legato A Un Palo Della Luce/Gatto Rotto Ouverture” celebrando l’importanza e la forza del ruolo della strada all’interno del percorso esistenziale di ciascuno di noi. E, a proposito di strade, il percorso si snoda lungo via Felice Casati, via Gola, zona Statale, la celeberrima Piazzale Maciachini, Corso Buenos Aires, i Navigli per poi concludersi a ridosso di Piazza Del Duomo. Luogo mistico, immaginifico, evocativo, croce e delizia, eterno mistero. Spettatori di una lotta quotidiana, finiamo col commuoverci di fronte a quello che intende proporsi come inno per “Artisti di strada”, eroi dal fascino senza tempo.  “Outside is our side e noi ci stiamo benissimo…”, sostiene Folco, arrogandosi, a ragione, la possibilità di esprimere un sentimento  condiviso che, giorno dopo giorno, prova a farsi spazio con urgenza sempre maggiore.

Raffaella Sbrescia

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This is Acting: nel suo nuovo album Sia è interprete delle proprie canzoni

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“This is Acting” è il titolo ma anche l’essenza del nuovo album di Sia Furler. Pubblicato proprio oggi, 29 gennaio 2016, in tutto il mondo, il nuovo lavoro è il settimo della discografia dell’autrice più prolifica degli ultimi anni. Nei 12 brani  che ne compongono la tracklist, l’artista australiana non esprime se stessa ma si cala nei panni altrui, esattamente come farebbe un’attrice interpretando pezzi che aveva inizialmente scritto per Rihanna, Adele, Beyoncé, Shakira e che loro hanno rifiutato. Il grande paradosso di questo disco è che, sebbene si tratti per la maggior parte di “scarti”, Sia è riuscita a ricostruire una specifica identità per ciascuno di essi grazie alla sua voce: potente eppure fragile, capace di lacerarsi in modo struggente ed incontrollabile.  “This is acting” finisce, dunque, con lo svelare in maniera del tutto inaspettata pregi e difetti della songwriter australiana.

L’album si apre con “Bird set free”:  una canzone che ha vissuto una lunga epopea e diversi rifiuti e che oggi si riveste di nuova luce grazie ad un ’interpretazione appassionata e convincente. Di grande spessore anche “Alive”, pensata per “25”, scritta con la cantante inglese Adele e con il cantautore Tobias Jesso Jr. Il brano racchiude la confessione di una sopravvissuta ai suoi demoni che celebra se stessa ed è veramente coinvolgente. “One million bullets” esce fuori dal coro, la canzone non è mai stata proposta a nessuno, Sia l’ha tenuta per sé impreziosendola con un’atmosfera sonora delicata e sognante. Di tutt’altra caratura è “Move your body”;  scritto e pensato per Shakira, il brano è vorticoso e movimentato. “Your body is poetry”, canta Sia, mentre in “Cheap thrills” si cala nei panni di una party girl. All’interno del disco c’è anche Kanye West, con cui Sia scrive e co-produce “Reaper”.  Arriviamo a “Footprints” estratto da un gruppo di canzoni scritte per l’album del 2013 di Beyoncé, a seguire troviamo la sorprendente “Sweet design”, costellata di influenze, richiami e spunti  che rendono l’ascolto del brano decisamente curioso. Il sipario si cala sulle note di “Space between”, una ballad in cui la potente vocalità di Sia si fonde con un insieme di fantasmatici riverberi, scelti per chiudere in modo suggestivo un disco  eterogeneo, in grado di offrire sfumature interpretative sempre nuove.

 Raffaella Sbrescia

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Video: Alive


TRACKLIST

Bird set free
Alive
One million bullets
Move your body
Unstoppable
Cheap thrills
Reaper
House on fire
Footprints
Sweet design
Broken glass
Space between

 

“Complimenti per la festa”, i Marlene Kuntz inaugurano la rassegna cinematografica del Quirinetta Caffè Concerto “Wanted Quirinetta”

Presentazione "Complimenti per la festa" - Ph Roberta Gioberti

Presentazione “Complimenti per la festa” – Ph Roberta Gioberti

A venti anni dall’uscita del loro album “Catartica”, e a venticinque anni dalla loro nascita, i Marlene Kuntz inaugurano la resurrezione cinematografica del Quirinetta, storica location capitolina, che riapre i battenti in tale veste, proponendo una rassegna di film documentario articolata su nove titoli in premiere, selezionati dal catalogo della Wanted Cinema distribuzione a cura di Max Vattani e Anastasia Piazzotta.

Dalla provincia di Torino, da un’idea nata così, quasi per gioco, che prende forma nel tempo, forma sonora e stilistica, la storia di una band che si distingue per longevità e determinazione nel proporre un repertorio assolutamente unico nel panorama discografico italiano, un rock grintoso e graffiante che si accompagna i alla lirica di testi originali e pieni di poesia.

Narrazione dai toni intimi, centrata sulle vicissitudini che hanno portato nel corso del tempo, attraverso l’alternarsi di unioni e separazioni , momenti di enfasi e di sconforto, all’assetto che ha visto esplodere la band nel 1994 con la realizzazione dell’album Catartica, e l’affermarsi della forte leadership di Cristiano Godano, guida rigorosa e imprescindibile nella via per il successo.

Tema centrale, forte legame tra i componenti del gruppo, e quello con tutto l’entourage, dai tecnici, alla produzione, al pubblico, all’ex CCCP Olindo Ferretti, che li utilizzò come terapia di convalescenza, attore di una testimonianza dai toni a tratti veramente commovente.

Il documentario stilisticamente segue il percorso del gruppo, partendo da forme tecniche ed espressive elementari fino ad arrivare alla psichedelica coreografia dei live, con inserti fotografici di notevole interesse, che finiscono con il diventare dei veri e propri flashback narrativi.

“Complimenti per la festa” apre lunedì 25 gennaio, la rassegna del Quirinetta Caffè Concerto “Wanted Quirinetta”, che ha in programma cinque incontri con proiezioni, anteprime e musica, in collaborazione con la casa di distribuzione Wanted, le sue proposte di cinema di nicchia, e la ricerca di produzioni di qualità.
Il tutto in un contesto di programmazioni che alla qualità guardano con attenzione, grazie alle scelte dell’associazione Viteculture, che intende riqualificare sotto il profilo culturale ed artistico spazi e contesti a tal guisa pensati e progettati, per restituirli al meglio all’utenza capitolina.

Da oggi, infatti,comincia la rassegna il Classico del martedì, un itinerario musicale che va dal barocco al jazz, per dare rilevanza e possibilità espressiva al patrimonio musicale nostrano, attraverso l’esibizione di grandi nomi del panorama attuale.

E’ possibile prendere visione del programma conultando il sito al link: http://www.quirinetta.com/eventi/

Roberta Gioberti

Premio Fabrizio De Andrè: due serate speciali per celebrare il talento in musica

Finali Premio Fabrizio  De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

Finali Premio Fabrizio De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

Il 22 e il 23 gennaio 2016, all’Auditorium Parco della Musica di Roma si sono svolte le finali nazionali del Premio Fabrizio De Andre’ 2015. Il Premio, patrocinato dalla Fondazione Fabrizio De Andre’ è organizzato da Monna Lisa Srl in collaborazione con iCompany.

Due serate di alto livello, che hanno visto la partecipazione, oltre agli artisti in gara, emergenti di notevole spessore, di nomi affermati, come Piero Pelù, cui è stato conferito il premio alla carriera, che si è messo in “gioco” proponendo il repertorio dei Litfiba in versione piano e voce (cosa sicuramente inusuale e non facile), e Cristina Donà, premiata “per aver scelto di portare sul palco, con la sensibilità rara che da sempre la contraddistingue, Fabrizio De Andrè e le sue anime salve, le vie del campo e il suo inverno”. Tra i vari ospiti della kermesse musicale anche Tetes De Bois e Fausto Mesolella, il tutto armoniosamente condotto da Massimo Cotto, e sotto l’occhio attento e familiare di Dory Ghezzi, che, sul finale, ha intonato le note della “canzone di Marinella” dalla propria poltrona, con voce sommessa e commossa.

Finali Premio Fabrizio  De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

Finali Premio Fabrizio De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

Il gruppo La suonata balorda e il cantautore Luciano D’Abruzzo hanno conquistato ex aequo il premio come migliori interpreti. Mentre Marco Greco e i Blindur sono, ex aequo, i vincitori per la miglior canzone d’autore. Il Premio Repubblica è andato a Carlo Valente, artista che ha raccolto il numero più alto di consensi attraverso il sondaggio indetto da Repubblica.it. Per la sezione poesia si è imposto Mariano Macale.

Articolo e photogallery a cura di: Roberta Gioberti

Finali Premio Fabrizio  De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

Finali Premio Fabrizio De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

Finali Premio Fabrizio  De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

Finali Premio Fabrizio De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

Finali Premio Fabrizio  De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

Finali Premio Fabrizio De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

Finali Premio Fabrizio  De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

Finali Premio Fabrizio De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

Finali Premio Fabrizio  De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

Finali Premio Fabrizio De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

Finali Premio Fabrizio  De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

Finali Premio Fabrizio De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

Finali Premio Fabrizio  De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

Finali Premio Fabrizio De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

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Finali Premio Fabrizio  De Andrè @Auditorium Parco della Musica di Roma ph Roberta Gioberti

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Guido Elmi: un album da “crooner” per il producer. Sogni, tormenti e riferimenti letterari ne “La mia legge”

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 “La Mia Legge” è il titolo del primo album di Guido Elmi, noto produttore musicale di grandi artisti italiani. Distribuito da A1 Entertaiment e artisticamente prodotto, suonato ed arrangiato da Guido Elmi e Vince Pastano (chitarrista di Vasco Rossi e Luca Carboni), il disco, pubblicato lo scorso 22 gennaio 2016, contiene 11 brani, scritti interamente da Guido e ispirati dalle più grandi leggende musicali mondiali. Canzoni dure, intense, fortemente autobiografiche popolano un lavoro intriso di affascinante malinconia e caratterizzato da suoni variegati e finemente curati nel dettaglio. Ecco come ce ne ha parlato lo stesso Guido Elmi.

Intervista

Dopo 30 anni “dietro il mixer”, eccoti davanti al microfono. Cosa ti ha fatto scattare la scintilla per dare sfogo alla tua vena espressiva?

Ho cominciato a lavorare in studio nel 1978 quindi sono molto più di 30 anni. Come vero e proprio produttore dal 1979. La voglia di fare un mio disco l’ho sempre avuta ma prima pensavo di non riuscire a cantare decentemente, a parte qualche canzone satirica per gli amici in vacanza. Poi quando alla fine degli anni novanta ci ho provato seriamente, non mi piaceva la mia voce. Poi improvvisamente poco più di un anno fa ho scoperto che se mi muovevo su tonalità più basse  e uno stile da “crooner” ce la potevo fare.

Belli, variegati e curatissimi i suoni. Quali sono le influenze, le scelte e le suggestioni che si celano tra le trame delle melodie?

E’ un mondo vastissimo che viene da lontano. Da Dylan a Leonard Cohen, dagli Steely Dan ai Little Feet. Dai Manassas di Stephen Stills a Neil Young. Poi Johnny Cash, Tom Petty e Bryan Ferry. Per arrivare ad oggi coi The Sins of Thy Beloved, Katatonia, My Dying Bride e Anathema. E poi ancora The War on Drugs, Adrian Crowley e Mark Lanegan. Ma l’elenco di chi mi ha influenzato è sterminato e qua e là nel cd c’è tutto il mio mondo pieno di ascolti notturni, in auto e in ogni luogo dove sono solo. La musica è una compagna perenne. Anche il jazz e la musica classica lo sono e parecchio.

Il disco contiene 11 brani scritti interamente da te in puro stile singer-songwriter. Cosa racchiudi in queste “frustate di vita intensa”?

Credo l’album racchiuda con sincerità le cose belle e brutte della mia vita. Gli errori e le cantonate che ho preso. I fallimenti. Gli amori che credevo eterni. E anche una certa incapacità di amare veramente. Le illusioni e la mia vera compagna: la malinconia. L’artificio, l’orrore dietro la maschera, le dee del passato, le musiche terribili del silenzio, le vestali scalze, gli animali immondi, il coacervo dei desideri inconfessabili, l’appagamento non pago… Tutto mi ha reso la vita fortunata e infelice.

Ti sei definito “un tormentato incauto e romantico, decadente e velleitario che si ciba della malinconia, dal carattere sensibile ma anche determinato”.  Potresti argomentare e motivare nel dettaglio questa definizione di te stesso?

Tormentato sicuramente. Mi tormento anche quando devo prendere un treno. Mi spaventa sempre il “prima” delle cose, quello che potrebbe accadere ma che non si sa ancora come andrà a finire. Quando invece devo affrontare un problema reale allora cambio e divento efficiente, determinato e risolutivo. Quest’attitudine al tormento non la porto sul lavoro o in mezzo alle persone: è tutta dentro di me. Incauto e velleitario perché a volte mi butto in cose che non hanno speranza ma che testardamente cerco di portare a termine ugualmente. Romantico e decadente deriva dalle mie passioni letterarie che sono tutte orientate in quel senso. Poi ascolto Schumann, Chopin e tanti altri che non sono proprio esempi di musica d’intrattenimento.

“La mia legge” dà il titolo all’album ed è il brano dalla lirica più dura e prorompente di tutto il lavoro. Cosa ci comunichi in questa canzone e con quale prospettiva?

Credo senza prospettive. Comunico un amore tradito in modo totale e crudele. Comunico la disperazione di chi, tradito, si rifugia nel nichilismo più nero e senza speranza. E butto giù frasi che rappresentano stati d’animo che forse, in modo non così estremo, tutti hanno vissuto. Specie quando finisce un amore per colpa di un’altro o di un’altra che ti ha illuso fino a pochi attimi prima. “E cosa dovrei fare di te adesso se questa è l’unica occasione di vita che ho, se nessun Dio veglia più su di noi…” Non c’è più rifugio, redenzione… Alla fine devo uccidere. Simbolicamente.

Quali sono i riferimenti letterari e musicali presenti nel disco?

Molti sono i riferimenti letterari presenti nell’album, anche se, a parte la citazione diretta di Baudelaire ne Il Re del Bosco, rimangono abbastanza nascoste.  Cito ad esempio “l’eleganza come scienza” rubata a Balzac o il “nessun Dio veglia più su di noi” del cui significato sono sicuramente debitore agli scritti di Nietzsche. Qua e là si può avvertire l’influenza di Lautréamont, J.K. Huysmans, Nerval, Cioran, Dostoyevsky e Bret Easton Ellis. Musicalmente posso dirti chi ascolto e a chi in qualche modo mi sono ispirato. Sicuramente Bob Dylan, Leonard Cohen, Johnny Cash, Nick Cave, Neil Young, Mark Lanegan e Steve Von Till ma anche Adrian Crowley e tanti altri cantautori americani e inglesi.

Tutto è cominciato da “Se la notte”?

Se la notte è il brano che mi ha spinto ad andare avanti. Una canzone che ho scritto per una donna che mi faceva sempre aspettare. E’ venuta spontanea e quando Vince Pastano l’ha sentita l’ha voluta incidere subito. Dopo ne ho scritte altre e ho anche rielaborato quelle che vengono dal passato.

In “It’s a beautiful life” partecipa anche il giovane rapper statunitense Rockwell Knuckles. Come è avvenuta questa collaborazione?

Ho un’amico a N.Y.C. che ha trovato il rapper. Gli ho mandato il file musicale e il testo. Hanno registrato la voce e poi mi hanno rimandato il file. In una notte ho scelto le frasi migliori, le ho montate e poi inserite nel brano.

E’ vero che l’album è dedicato ai tuoi genitori?

La dedica è scritta nella seconda di copertina. Dovevo farlo… si sono sacrificati per me.

Hai lavorato con Vasco Rossi, Edoardo Bennato, Skiantos, Stadio e molti altri… quali sono i più grandi insegnamenti che ciascuno di questi artisti ti ha lasciato?

Non c’è un insegnamento preciso ma tanti insegnamenti e tante esperienze che formano e aiutano la professionalità.

In “Sono un uomo” emerge  la tua grande passione per Chopin. Cosa ti lega al celebre compositore?

Come per tanti altri quello che mi lega a Chopin è la sua musica. Nel suo caso anche la sua vita. Un emozione forte per me  è stata quella di arrivare a Varsavia e vedere un’enorme insegna con scritto: Fryderyk Chopin Airport. Amo anche Richard Strauss, Gustav Mahler, Aleksandr Skrjabin, Debussy, Brahms, Zemlinsky e tanti altri. Il concerto di Vasco del 2015 apriva con un brano di Shostakovich scelto da me.

Romantico e immaginifico il breve brano strumentale che chiude il disco… come mai questa scelta?

Il brano non è altro che una parte della base strumentale di “Sono un uomo” che ho voluto estrapolare per farne una vera e propria suite classica. Due minuti di puro romanticismo musicale. Il titolo, voluto da Beppe D’Onghia (l’arrangiatore), è un omaggio a Chopin.

Hai pensato anche a dei concerti tuoi? Oltre alle tue canzoni, quali altri brani inseriresti nella tua “scaletta dei sogni”?

Spero di fare qualche concerto in piccoli club. E’ ancora presto per decidere perché occorre far combaciare gli impegni miei e gli impegni dei musicisti che vorrei con me. Mi piacerebbe inserire un brano di Piero Ciampi.

 Raffaella Sbrescia

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Video: It’s a beautiful life

TheRivati: un blues tutto da godere nel nuovo album “Black from Italy”

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Con “Black From Italy”, la band napoletana denominata TheRivati, composta da Paolo Maccaro (’85, voce e testi), Marco Cassese (’82, chitarra), Stefano Conigliano (’88, batteria), Antonio Di Costanzo (’87, basso), Saverio Giuliano (’84, Sax Tenore) arriva al secondo lavoro discografico ufficiale compiendo un nuovo importante passo verso la ricerca di un suono che, sebbene faccia riferimento al leggendario Neapolitan Power degli anni ‘70, sta riuscendo a tessere i cardini di un nuovo filone musicale valido e riconoscibile. Il progetto musicale del frontman Paolo Maccaro fonde, infatti, il blues e i suoi “derivati” con la musica italiana, le influenze della tradizione napoletana e i richiami di quella afroamericana. Con la produzione esecutiva dell’album firmata dal rapper Clementino, presente come featuring nella traccia “Emigrante”, nonché fratello del cantante dei TheRivati, quest’album intende tratteggiare a grandi linee un paese allo sfascio e la vita dell’italiano medio che si barcamena tra l’arte dell’acchiappanza” e una tragica mancanza di opportunità. Nelle dieci tracce che compongono questa cooproduzione tra l’ etichetta discografica napoletana Jesce Sole e della stessa band – i TheRivati continuano il loro personalissimo percorso musicale perseguendo un  concept specifico già a partire dal titolo: “Black from Italy” riconduce al duplice significato di nero, nel senso di “sporco che viene dall’Italia” e quello prettamente musicale di una delle poche band di black music nel panorama Italiano.  Pezzi come “Italy”, “Emigrante” (con la collaborazione di Clementino e Dario Sansone dei Foja) e “Addore”, dipingono il Bel Paese come una nazione fatta da individui che pensano a farsi la guerra tra loro invece di unire le forze per far funzionare il paese, la classica “guerra tra poveri” che non fa altro che inaridirci al centro di un circolo vizioso da cui desideriamo solo di poter uscire. In “Posteggia” (termine di uso comune tra i giovani napoletani) si esalta l’arte dell’ “acchiappanza” con tagliente ironia. Un sassofono imperioso ed un basso sornione ci introducono la trama di “Cassio’s blues” incentrata su un amore finito, dannata e fumosa “Black woman, ancora una commistione tra sacro e profano in “Hallelujah hallelujah!”. A metà strada tra mito e leggenda “Mr.Johnson”, un omaggio alla leggenda di Robert Johnson, il bluesman che vendette l’anima al diavolo per imparare il blues e lasciare una traccia nella Storia. Impareggiabile la bellezza fuori dagli schemi di “Comm è difficile”, una ballad d’amore autentica, verace, diretta, travolgente così lo è il suono dei TheRivati. Non rimane che ascoltarli live.

Raffaella Sbrescia

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Tracklist

01- Italy

02 – Addore

03 - Cassio’s Blues

04 – Posteggia

05 – Black woman pt.1

06 – Black woman pt.2

07 – Hallelujah hallelujah!

08 – Comm’è difficile

09 – Emigrante ft. Clementino & Foja

10 – Mr. Johnson

 Video: Black Woman

Black from Italy Tour:

29/01 | Parma – Circolo Arci Zerbini

30/01 | Sanremo (IM) – Torrefazione

06/02 | Noto (SR) – Voodoo

07/02 | Barcellona Pozzo di Gotto (ME) – Perditempo

20/02 | Milano – Ohibo’

21/02 | Roma – Le Mura

26/02 | Santa Maria a Vico (CE) – SMAV

03/03 | Perugia – Marla

12/03 | Bologna – Arteria

19/03 | Policoro (MT) – Absolute Cafè

Colapesce e Baronciani live a Milano: canzoni e illustrazioni concepite per le emozioni

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Con il concerto sold out all’Arci Bellezza di Milano si chiude la serie di concerti acustici del cantautore siciliano Colapesce, che ha scelto di proporre al pubblico i suoi migliori brani in versione acustica accompagnandoli con le illustrazioni e i disegni realizzati in tempo reale da Alessandro Baronciani. Lo spettacolo, intimo e fortemente suggestivo,  ha inteso creare una particolare atmosfera destinata al totale coinvolgimento di tutti i sensi. Dopo la prima serie di concerti speciali per i teatri occupati della Sicilia, con cui Colapesce aveva concluso il tour dell’album d’esordio “Un meraviglioso declino”, la graphic novel intitolata “La distanza”, la formula del concerto disegnato rappresenta la terza  forma di collaborazione artistica tra Colapesce, al secolo Lorenzo Urciullo e Alessandro Baronciani. In scaletta i brani tratti dal primo e dal secondo album  del cantautore siciliano: da Brezsny Reale, da S’illumina a Restiamo in casa, da Satellite a Maria Maddalena passando per Maledetti italiani, La distruzione di un amore, Sottocoperta, Bogotà, Le foglie appese, L’altra guancia. Canzoni intrise di significato dal forte impatto emotivo, evidenziato ed ulteriormente impreziosito dall’apporto visivo delle opere di Baronciani. Non solo emozione ma anche intrattenimento grazie alla forte sintonia che, ormai da tempo, intercorre tra i due artisti bravi a ripercorrere e raccontare i più frizzanti aneddoti serviti a cementare un sodalizio artistico particolarmente ben riuscito.

Raffaella Sbrescia

Pop simpatico con venature tragiche: la freschezza di Irene Ghiotto

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Esce oggi  22 gennaio “Pop simpatico con venature tragiche”,  il primo album ufficiale di Irene Ghiotto, cantautrice nata e cresciuta nella provincia di Vicenza. Dopo aver ricevuto diversi riconoscimenti e aver calcato palchi importanti , Irene dimostra di aver raggiunto una buona maturità artistica, sia sotto il profilo autorale che interpretativo. Suonato e arrangiato da Irene stessa con la collaborazione della violoncellista Valentina Cacco, l’album è stato registrato, mixato e masterizzato da Max Trisotto presso True Colours Studio e Franz.Studio. Tutti i dieci brani che compongono il disco  sono stati artigianalmente costruiti attraverso il meccanismo del loop ritmico, composto da schiocchi di dita, mani, labbra, lingua e soffi e sbuffi d’aria. La voce racconta e avvolge le parole in maniera dinamica, leggera e colorata, fugace eppure la trama rimane sospettosa, rigida, intrappolata dai usi e costumi contemporanei. Un gioco di contrapposizioni autentiche e veraci completato da un particolarissimo artwork che accompagna l’album: la copertina gioca con l’errore e la distorsione, l’immagine che ritrae il volto di Irene è stata elaborata attraverso un software audio per ottenere un disturbo digitale, una rottura degli equilibri in grado di generare una sorta di incomprensione digitale. Il risultato è un’opera di “glitch art” all’interno della quale è proprio il malfunzionamento l’origine della sua valenza estetica. La bocca è al centro di questa “rottura” per i molteplici ruoli che ricopre all’interno dell’album: strumento ritmico, generatore di suoni e rumori, base e melodia vocale. Il risultato è fresco, originale, evocativo, raffinato. Irene Ghiotto dimostra di avere stile e la canzone “Ciglia” rappresenta, nello specifico, il surplus ultra di un lavoro essenziale ma curato nei dettagli.

Raffaella Sbrescia

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Questa la tracklist del disco: “Una Mosca”, “La strada sbagliata”, “La filastrocca della sera”, “Ciglia”, “Cinque anni” , “Canzone inutile”, “Gioco di parole”, “Lieto fine”, “La sposa”, “Il nostro orizzonte”.

Video: La strada sbagliata

Blessed Child Opera live al Cellar Theory con i brani tratti da “The Devil and The Ghosts Dissolved”

Blessed Child Opera @ Cellar Theory ph Luigi Maffettone

Blessed Child Opera @ Cellar Theory ph Luigi Maffettone

Il live al  Cellar Theory  di Napoli dello scorso 21 gennaio porta la firma di Peppe Guarino per Rockalvi e ha visto sul palco nientemeno che i  Blessed Child Opera, tra i progetti più longevi e intensi della musica italiana indipendente, che trova il nucleo fondante nella figura di Paolo Messere, noto anche come produttore artistico e fondatore dell’etichetta Seasorse Records. In scaletta i brani tratti dall’ottimo settimo disco del gruppo, intitolato The Devil and The Ghosts Dissolved”, tra i più intimi e biografici della discografia dei BCO, la cui line up ha visto il recente arrivo di Salvo Ladduca, chitarrista e voce dei Marlowe. 

Photogallery a cura di: Luigi Maffettone

Blessed Child Opera @ Cellar Theory ph Luigi Maffettone

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