3 Minuti di sbagli: ecco il mondo di Manuela Pellegatta. Intervista

pellegatta-tre-minuti-di-sbagli-cd-cover

TRE MINUTI DI SBAGLI (Adesiva Discografica/SELF) è l’album d’esordio della cantautrice, compositrice e busker lombarda PELLEGATTA. Il disco, prodotto da Paolo Iafelice (già al lavoro con Fabrizio De André, Ligabue, Fiorella Mannoia), è composto da dieci tracce con un sound pop-folk caratterizzato da testi diretti e ispirati, in cui l’artista lombarda fotografa la sua quotidianità e racconta di incontri voluti e inaspettati.

Questa la tracklist di “TRE MINUTI DI SBAGLI: “Camera Mia”, “Mi Sono Persa”, “Tre Minuti di Sbagli”Sesto Senso”, Primavera Apparente”, “Lontano Da Lei”, “Drinking Sea Water”, “Coincidenze”,  “Ogni Venerdì”, “Vanny Fra Le Nuvole”.

Intervista

Chi è Pellegatta e cosa vuole raccontare la tua musica a chi l’ascolta?
Pellegatta è il mio cognome e totem, mi rappresenta “gattisticamente” parlando, racconto storie che mi sono capitate o che ho sentito mentre suonavo in strada.

Cosa racchiude l’immagine del cappello in senso metaforico?
Il cappello è un contenitore di cose che vorrei fare, molto spesso mi ci perdo.

“3 Minuti di sbagli” è il suggestivo titolo del tuo disco. Da dove nasce questa scelta e di cosa parla la titletrack di questo lavoro?

All’inizio l’album si doveva chiamare “Coincidenze”, poi entrando in studio di registrazione con Paolo Iafelice, ci siamo resi conto che il filo conduttore era la mia voglia di perdermi e che il mio senso di colpa si identificava come in uno sbaglio; un bellissimo sbaglio direi.

Cosa rappresenta per te essere una busker, cosa riesce a trasmettere e a trasmetterti la musica di strada?

All’inizio ero molto titubante, non mi sarei mai aspettata di sentirmi a mio agio, si tratta di un flusso di energia tra chi ascolta e chi si esibisce. Presentando brani inediti non sempre la gente si ferma ad ascoltarmi, ma a volte capitano dei veri piccoli miracoli, le persone si aprono e mi raccontano le loro vite. Spengo l’amplificatore e rimango lì ad ascoltare.

A cosa pensi quando sei nel pieno di una performance di questo tipo?
Non penso a niente, questo il bello! È uno di quei momenti dove stacco il cervello da ogni pensiero e sono me stessa nella mia bolla di energia. Non ho bisogno di niente, sto bene.

Il regista Amin Wahidi ha documentato il tuo percorso. Cosa ne verrà fuori?

Ne verrà fuori un documentario. In questi giorni si sta lavorando al montaggio, uscirà nel 2017 e sono troppo curiosa di rivedermi, Amin ha iniziato a registrare nel dicembre del 2014. Il montaggio verrà fatto in collaborazione con Fabrizio Fini, il lavoro è lungo ma sapere che ripercorrerà un pezzo del mio percorso mi fa pensare che sono una persona fortunata. Sorrido all’idea di andare al cinema e vedere me qualche anno fa. Il documentario si chiamerà Milestone, pietra miliare, step fondamentale;per me incidere l’album è stato uno step importantissimo.

Pellegatta

Pellegatta

Cosa rappresenta per te la città di Milano e in che modo rientra nelle tue canzoni?

Milano è una città “nascosta”, ci vogliono anni per scoprire le bellezze che si celano dietro ai portoni. Milano rappresenta valigie di ricordi ormai dimenticati in cantina e buttati via dai nuovi coinquilini. La prima volta che ho visto Milano è stata in una foto dei miei nonni il giorno del loro matrimonio. Poi un giorno l’ho vista per davvero: avevo marinato la scuola. Milano è presente nella foto della mia laurea, e in tutte quelle in cui c’è la chitarra mentre suono le mie canzoni. Ho condiviso molti mondi dietro questo scenario. Adesso sento l’esigenza di partire fuori dall’ Italia.

Ci racconti del brano “Ogni venerdì”?

Ero seduta sulla mensola di un bistrot dove suonavo spesso e ogni venerdì una coppia si sedeva al tavolo sei verso le 21.30. Dopo mezzora lei si alzava e se ne andava via, ogni venerdì la stessa scena, non ho fatto altro che immaginare la conversazione .

Chi è “Vanny”?

Vanny è una mia amica che è partita.  È talentuosa,  ha affrontato molte difficoltà e ha deciso di partire per trovare la sua identità di origine, perché dove è cresciuta non ha trovato quello che cercava. Allora le ho cantato una ninna nanna per il viaggio di andata, sia il sound che le parole  sono semplici.

Che importanza hanno per te le coincidenze?

A volte mi hanno davvero fatto crescere segnandomi nel profondo, a volte è stato proprio come scendere da un pullman e rincorrere un treno che stava partendo. Ultimamente suonando in strada mi è capitato di incontrare una coppia con negli occhi il coraggio e tanta passione, innamorati delle loro vite. Mi hanno chiesto di suonare al loro matrimonio,  gli ho dedicato questa canzone  (Coincidenze) che li rappresentava in tutto e per tutto.

Quali sono i tuoi riferimenti  musicali?

Ho sempre ascoltato Fabrizio De André quando ero piccola, poi successivamente Bennato, Dalla, Battisti.  Negli anni a seguire ho imparato un sacco di brani che mi dicessero qualcosa ed ascoltavo a ripetizione Samuele Bersani e Tiromancino. Negli ultimi mesi sto ascoltando tantissimo l’ultimo album di Nicolò Fabi, sono andata a sentirlo anche al Premio Tenco ed è davvero disarmante, immenso, mi rappresenta.

Come si articola il tuo immaginario e come lavori alla realizzazione delle tue canzoni?

Scrivo di getto sul quaderno, poi lo riapro dopo qualche giorno, ma soprattutto quando il brano è ancora incompleto cerco di cantare il brano prematuro in strada per capire cosa serve.

Cosa bolle in pentola per Pellegatta in questo momento?

Sto scrivendo nuove canzoni. Prendo sempre spunto dai miei viaggi, per esempio in una tournée Rimini-Bologna-Modena mi hanno rubato la chitarra a Rimini, una storia che io definisco “vita nella vita” e che solo tramite quella canzone riuscirò a tirare fuori  il mio forte senso dell’abbandono che ho lasciato andare quel giorno. Mi hanno aperto la macchina mentre raccoglievo due conchiglie sulla riva. Poi ci sono altri scenari che in questi mesi ho conosciuto e che racconterò nel prossimo album.

Raffaella Sbrescia

 Video: Camera Mia

TicketOne