Festival di Sanremo: gli Stadio stravincono, i Pooh emozionano, grande delusione per l’esclusione di Miele

Stadio

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La terza serata del Festival di Sanremo è dedicata alle cover, ovvero il rifacimento di brani storici rivisti ed interpretati dai concorrenti della categoria “Campioni” della kermesse. Lo spirito con cui si intende effettuare questa operazione è quella di riportare alla luce piccole e grandi perle della canzone italiana seguendo un gusto ed una logica contemporanea nel rispetto dell’entità originale dei brani scelti. A giudicare da quanto visto e giudicato, direttamente dalla sala stampa del Roof del Teatro Ariston di Sanremo, è emersa una prima grande verità: la canzone napoletana detiene saldamente un ruolo primario nonostante lo scorrere del tempo ma procediamo con ordine.

La serata si apre con l’attesa sfida tra gli altri quattro degli otto giovani in gara: i primi ad affrontarsi sono Miele che ha proposto al pubblico la sua magica “Mentre ti parlo” con un’’esibizione elegante, intensa, struggente. La melodia catchy di Gabbani  per “Amen” non regge il confronto ma, alla fine, il destino beffardo si frappone tra Miele e la finalissima: il meccanismo di votazione in sala stampa non funziona, viene chiesta la certificazione dei voti e si decide di ripetere l’operazione. Molti giornalisti rivotano secondo coscienza, altri, dispersi tra bagno e bar, non riescono a recuperare il voto ed il risultato viene clamorosamente ribaltato. Un sincero dispiacere per Miele, per l’ingiustizia che ha subito e per l’onesta convinzione che Manuela Paruzzo, il vero nome dell’artista, meritasse davvero di essere in finale. La seconda sfida è tra il tenore italo-australiano Michael Leonardi, in gara con “Rinascerai”, di cui apprezziamo meglio la versione in inglese, e Mahmood che, si aggiudica la manche con “Dimentica” caratterizzato da echi di groove provenienti dalle nuove metropoli mediterranee.  Suggestiva la performance dell’attore Marc Hollogne che ci traghetta in un mondo onirico e ricco di immagini brillanti.

Subito dopo si inizia con le cover: il primo gruppo è capitanato da Noemi che, con un’energica interpretazione di “Dedicato” della Bertè, si aggiudica anche la vittoria della sessione. Convincono poco i Dear Jack con “Un bacio a mezzanotte” del Quartetto Cetra, ancora meno gli Zero Assoluto con “Goldrake”. Pulita ma poco incisiva la versione di “Amore senza fine” di Pino Daniele scelta da Giovanni Caccamo e Deborah Iurato. Il secondo gruppo viene introdotto da Patty Pravo che, insieme al rapper Fred De Palma, rivisita un suo stesso storico brano come “Tutt’al più”: leggenda vivente. Bernabei sceglie di farsi accompagnare dai giovanissimi Benji & Fede sulle note di “A mano a mano”, il risultato è godibile ma assolutamente niente di speciale. Sensuale, accattivante, travolgente la performance di Dolcenera, protagonista di una potente versione electro-dubstep di “Amore disperato” di Nada. Sinceramente emozionante la versione di “Don Raffaè” dell’indimenticabile De Andrè che Clementino canta con piglio ed incisività. La parentesi amarcord della serata è tutta dedicata alla storica reunion dei Pooh i quali, in occasione dei festeggiamenti per i 50 anni di carriera, ritrovano Riccardo Fogli e inaugurano un anno speciale, costellato di eventi che si sussegueranno fino al prossimo 31 dicembre:  la testimonianza  che si può essere davvero amici per sempre, soprattutto con più di 3000 concerti alle spalle. La gara delle cover ricomincia con Elio e Le Storie Tese  e “Quinto ripensamento” (versione italiana di Fifth of Beethoven). Sempre più convincente Arisa che anche con “Cuore” di Rita Pavone, testimonia un ulteriore passaggio di qualità.

Annalisa

Annalisa

Autentico animale da palcoscenico Rocco Hunt che, con “Tu vuò fa l’Americano”, riesce a far scatenare il pubblico dell’Ariston nella sua interezza conquistando la vittoria della manche. Stilosa, originale e convincente anche Francesca Michielin, protagonista di una bella versione de “Il mio canto libero”. Ancora uno slot di cover mette in luce “O’ Sarracino”  di Neffa feat. The Bluebeaters, sorprende l’intimismo essenziale di Scanu, che si aggiudica la vittoria della sessione in oggetto,sofisticato l’arrangiamento portato da Irene Fornaciari. Blasfema, ma forse anche per questo ancora più affascinante, la versione de “La lontananza” concepita dai Bluvertigo, di cui mettiamo in risalto l’’immaginifica bellezza del sax di Andy. L’ultimo gruppo vede susseguirsi sul palco Lorenzo Fragola, troppo impreciso sulle note de “La donna cannone”, una dimenticabile performance di Enrico Ruggeri che si cimenta nuovamente con il napoletano di “’A Canzuncella”. Diverso il discorso per Annalisa: luminosa, sensuale, oggettivamente godibile la sua “America”. Il plus ultra dell’arrangiamento in questione sono le chitarre impreziosite da un effluvio di conturbanti distorsioni. L’emozione più forte è regalata dagli Stadio che omaggiano l’immenso Lucio Dalla con “La sera dei miracoli” portando sul palco anche Nicky Portera e Fabio Liberatori. La loro vittoria della manche e della serata è meritata perché il loro tributo è stato il più sentito ed è riuscito a mettere d’accordo davvero tutti. Gran finale con un super ospite d’eccezione: stiamo parlando di Hozier. Il suo successo mondiale, intitolato “Take me to church”, ripristina con classe e raffinatezza il nostro barometro emotivo messo a dura prova da una lunga e tormentata serata intrisa di sentimenti ed emozioni contrastanti.

Raffaella Sbrescia

 

 

 

 

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