“Storie”, la svolta dei Velvet. La recensione dell’album

storiePubblicato lo scorso 4 Marzo 2014, “Storie” è il nuovo disco dei Velvet. Pierluigi Ferrantini (voce e chitarra), Alessandro Sgreccia (chitarra), Pierfrancesco Bazzoffi (basso), Giancarlo Cornetta (batteria) lasciano convergere i frutti maturati dopo 15 anni di carriera artistica in un progetto studiato nei dettagli e molto ben arrangiato. Definito il disco della maturità o della cosiddetta consacrazione, “Storie”, giunge dopo una lunga gestazione, durata quasi 5 anni, in cui ciascuno dei Velvet ha lavorato a progetti anche molto diversi tra loro. Il risultato è quanto meno multi sfaccettato. Sarebbe ingiusto inquadrare “Storie” sotto un’unica etichetta musicale, questo album, composto da 10 tracce, presenta un sound molto complesso che alterna momenti acustici ad elaborate sessioni di elettronica, senza tralasciare gli evidenti richiami al british pop.

Velvet

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Il disco si apre con “Una vita diversa”, il brano vanta la collaborazione di Federico Dragogna de I Ministri e s’incentra su un’idea di vita possibilista. Segue il nuovo singolo intitolato “Scrivimi quello che fai”: la delicata dolcezza dell’eccellente tromba di Fabrizio Bosso, pervade, in lungo e in largo, le parole di un brano intimo e raffinato. A seguire c’è “La Razionalità”,  il brano, già inserito nell’ omonimo EP “La Razionalità”, uscito ad Aprile 2013, è stato scritto da Alberto Bianco e presenta uno tra gli arrangiamenti più interessanti ed eterogenei del disco. Un’affannosa ricerca a ritroso è il tema centrale di “Cento corpi” mentre ci si barcamena tra tempo che non passa e tempo che non basta ne “I perdenti e gli eroi”.  La titletrack “Storie”, caratterizzata da una bella ritmica scandita da  chitarre fuzz, intercetta una buona risoluzione strumentale tra tradizione ed innovazione, portando avanti un discorso creativo da approfondire. “Meglio un’anarchia di intelligenti che una democrazia di stupidi”, cita la frase chiave di “Evoluzione” sottolineando il concetto che “ogni evoluzione parte da un giorno normale”. La chiusura del disco è affidata a “Goldfinger”, cover degli irlandesi Ash, registrata live durante le sessions di incisione del disco che, a 5 anni dall’album intitolato “Nella lista delle vostre cattive abitudini” sancisce il risultato di una ricerca musicale che i Velvet non hanno mai tralasciato e che, tuttavia, ancora sorprende.

Raffaella Sbrescia

Video: “Scrivimi quello che fai”

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