Francesco De Gregori e Mimmo Paladino insieme in “Anema e Core”. Pittura e musica s’incontrano: “Abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo”

ANEMA E CORE_COPERTINA

ANEMA E CORE_COPERTINA

Venerdì 26 Ottobre uscirà sui siti IBS.it e LAFELTRINELLI.it, “ANEMA E CORE”, un’opera che unisce MIMMO PALADINO e FRANCESCO DE GREGORI che hanno deciso per la prima volta di lavorare insieme.
Il progetto racchiude una xilografia originale di Mimmo Paladino unita ad un vinile 10” con due versioni (acustica ed orchestrale) di una delle più belle canzoni napoletane di tutti i tempi, “Anema e core”, scritta nel 1950 da Salve D’ Esposito e dal paroliere Tito Manlio, reinterpretata per l’occasione da Francesco De Gregori e da sua moglie Chicca e registrata a Bath nei Real World Studios di Peter Gabriel.
Sarà incoscienza o semplicemente voglia di sconfinare nel bello?
Francesco De Gregori e Mimmo Paladino, l’uno cantautore di particolare pregio artistico, l’altro pittore di indiscutibile fama mondiale, s’incontrano in “Anema e Core”: un progetto unico, una terra di mezzo, un gesto artistico che rappresenta un punto di arrivo di una lunga storia fatta di amicizia, scambi di idee e frequentazioni a vario titolo.
De Gregori e Paladino si ritrovano nella creazione di un’ opera ispirata ad un classico napoletano che insieme due entità stranamente differenti.
De Gregori ha incarnato per decenni l’immagine dell’imperitura austerità e del rigore, sia nelle scelte che nelle intenzioni. Mimmo è un pittore caratterizzato dalla capacità di essere impuro, sempre attraversato dalla voglia di misurarsi con diverse arti figurative. Questo suo essere sempre altrove e altrimenti, questa sua pratica scardinatrice converge con l’ermetismo di De Gregori in un progetto sui generis.
Francesco e sua moglie Chicca cantano “Anema e core” scegliendo di scardinare pregiudizi e convenzioni, immergendosi in un’atmosfera intenzionale di profondo spessore emotivo, colgono la drammaturgia dell’abbandonarsi all’amore mettendo da parte scontri e acredini. Il tutto mettendo in evidenza una galassia di segni caratteristici e archetipici distintivi.
Il progetto che vede insieme De Gregori e Paladino non è una cover, è un’opera d’arte a tiratura limitata, solo 99 copie autentiche, un involucro che protegge e si fonde con l’altra creazione finalizzandosi in una perfetta compenetrazione.
L’idea che sta alla base del progetto è figlia di una suggestione di De Gregori, che racconta: “Come molte cose che mi capita di fare, l’idea di incidere questa canzone è venuta fuori in modo casuale, è stata quasi un’illuminazione. Ricordo bene di quando mentre ero a Napoli con mia moglie, spesso ci imbattevamo in un posteggiatore che cantava sempre questo brano. Un giorno a pranzo, non l’abbiamo visto e ho cominciato a canticchiarne il ritornello, piano piano ci siamo messi a cantarla insieme e ci siamo innamorati del suono e della drammaticità di questa canzone. Successivamente l’abbiamo incoscientemente portata in giro in pubblico e mi sono accorto che durante le tappe del tour europeo e americano, le persone si commuovevano molto facilmente, forse attratti dalle atmosfere di luoghi lontani lasciati anni prima. Da qui l’idea di fissarla su disco. Poi lo stesso successivo, visto che con Mimmo mi sento e mi frequento con costanza, mi è parso inevitabile pensare di fare qualcosa insieme. Francamente non vedevo l’ora che lui mi proponesse di non limitarci a una copertina che, sebbene abbia un proprio valore, si sarebbe limitata ad essere la proposizione seriale di un’ immagine. Abbiamo quindi realizzato una xilografia, si è creato un ibrido, un esperimento senza precedenti. Gli innesti, quanto più sono imprevedibili, tanto più rischiano di essere interessanti, soprattutto in ambito discografico dove tutto si gioca sulla prevedibilità del mercato e sulle percentuali di successo. Abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo, l’ostacolo ci è piaciuto, questo è il risultato e ne siamo fieri”.
La replica di Paladino: “Quando Francesco mi ha parlato di questa idea, ho subito pensato di trovarmi in un territorio pericoloso, “Anema e core” è un pezzo della tradizione musicale napoletana, si muove tra Napoli, Sorrento e Capri, evoca un’atmosfera anni ’50. L’idea che aveva manifestato era quella d un vinile ma ho voluto subito proporgli di andare oltre, di fare qualcosa che fosse avvolgente, un microsolco che lasciasse un segno in un’epoca di ultra digitalizzazione. Siamo andati nell’antica bottega romana dei fratelli Bolla. Un posto magico, dove sembra di tornare nell’ 800, in cui ogni cosa è da sempre al suo posto. Le lastre incise sono state stampate a mano, il risultato è un oggetto che sta tra il design, la grafica e la pittura. Questo modo di lavorare arcaico con un’attenzione particolare alla grafica e alla legatoria nonchè alla parola e alla scrittura, sarebbe stato benissimo in cassaforte. Il fatto che ora sia stato reso pubblico ci fa piacere e ci onora.”
Francesco De Gregori ph Daniele Barraco

Francesco De Gregori ph Daniele Barraco

 
La chiosa di De Gregori:  “Il mio primo sconfinamento, da vittima del bello, stato lavorando all’installazione di Lucia Romualdi. Mi era venuta voglia di sporcarmi le mani dopo anni di canto. Ho colto la ghiotta occasione di invadere e farmi invadere dal lavoro di un’artista che lavora in tutt’altro ambito. Questo ha sicuramente a che fare con l’incoscienza ma il valore di un artista vive anche di questo brivido. Lucia lavorava sul concetto di ritmo e lontananza quindi ho pensato che “Cardiologia”, un mio pezzo lento si prestasse ritmicamente alla riuscita del lavoro nella sua interezza. Il discorso con Paladino è diverso, con lui ho faticato molto di più, avevo dei timori circa la possibilità che il linguaggio del mio mondo musicale potesse dialogare con quello più colto e rarefatto della pittura. Quest’operazione è stata molto più invasiva, questo nostro lavoro ha la pretesa di arrivare ad un collezionista o un amante dell’arte. Non so dire chi abbia invaso chi, i due livelli artistici si appaiano, si toccano, si cercano e si trovano. Questo è il fascino di questa edizione d’arte e, per carità, non chiamatelo cofanetto, detesto questo termine, mi ricorda le caramelle. Cantare in napoletano è il punto di arrivo più desiderato per chi fa questo mestiere. Solo due anni dicevo che non avrei mai cantato in napoletano, eppure mi sono contraddetto. Solo l’affetto e la bontà dei napoletani li porterà ad amare questa mia coraggiosa versione che, in ogni caso, si aggiunge alle tantissime disponibili in tutto il mondo. Io e Chicca abbiamo registrato il brano nello studio di Peter Gabriel in Inghilterra e abbiamo investito energia, curiosità e incoscienza. Il mio Virgilio è Mimmo Paladino, solo con lui potrei pensare a incursioni in ambito artistico diverso dal mio. Se potessi essere un utile compagno di viaggio, non rischierei assolutamente niente, fare qualcosa di sgrammaticato crea comunque un terreno fertile per quello che verrà dopo. Se non si accetta l’incertezza e l’ambiguità dell’arte, allora tanto vale smettere.”
Raffaella Sbrescia

Ermal Meta torna in tour: nei migliori teatri italiani con GNUQUARTET. Ecco cosa ci aspetta

Ermal Meta - tour a teatro
I chilometri macinati tra palchi di tutta Italia per il “Non abbiamo armi tour” non sono bastati. Ermal Meta torna in pista con un tour teatrale nelle migliori venues italiane con GNUQUARTET.
L’incontro risale al Festival Risorgi Marche. Un colpo di fulmine reciproco che ha visto Neri Marcorè nelle vesti di Cupido. Un connubio mentale nato da percezioni e vibrazioni sonore, nonché da una compatibilità in termini di gusti musicali.
L’idea messa in campo, già da tempo nei programmi di Ermal Meta, sarà una rilettura dei brani di Meta in veste più acustica. Ci sono 30 brani da rileggere, con un mastodontico lavoro di riarrangiamento da fare. L’aspetto fondamentale di questa operazione sta nel fatto che gli arrangiamenti saranno costruiti dallo GnuQuartet che commenta così la scelta:
“L’idea di Ermal ci ha riempito di gioia perché ha riconosciuto la nostra sonorità, la nostra identità artistica. Interpreteremo i pezzi con molta libertà, sarà un lavoro intenso, ci sarà di tutto in scaletta. I pezzi tirati non ci spaventano, anzi, siamo partiti da quelli. Ci saranno diverse sfumature, il risultato finale sarà molto interessante”.
Ermal Meta ha replicato: “Laddove i brani richiederanno intensità, non mancherà. Ci saranno pezzi che non possono diventare ballads ma lo GnuQuartet riesce a fare tutto quello che si mette in testa, non vedo l’ora di ascoltare i pezzi up, sarà sorprendente per me in primis. Dal punto di vista tecnico, il fatto di suonare in teatri fantastici,avremo volumi incredibili che ci permetteranno di arrivare al pubblico con dinamiche minime. In questi 3 anni ho fatto cose che mi sembravano impossibili fino a 4 anni fa, non mi è mancato niente in questi anni, se proprio devo fare il pignolo, se c’è una cosa che mi è mancata è un’escursione dinamica sul palco che vada da 2 a 127. Sono molto entusiasta anche solo immaginandola, figuriamoci facendola. Ci siamo riuniti io e gli GnuQuartet, abbiamo ascoltato i miei 3 dischi e qualche cover che ci piace ascoltare. Abbiamo iniziato dalle canzoni che credevo le più difficili da eseguire e mi è piaciuto moltissimo. Non c’era una base di partenza da cui scegliere, abbiamo creato un percorso variegato, non vogliamo annoiare il pubblico, siamo lavorando sulla base del nostro stesso divertimento in primis. Vorrei emozionarmi, sorprendermi, divertirmi. Abbiamo molta voglia di incominciare e stare insieme e a suonare. Sicuramente questo lavoro verrà documentato, in che modo non lo sappiamo, non ci abbiamo ancora pensato, una testimonianza la desidero molto, non se sarà un disco o un dvd. Per quanto riguarda la scaletta, non ho tenuto cose fuori, ci saranno pezzi de La Fame di Camilla mai suonati dal vivo se non in quel periodo lì, alcuni pezzi si prestano molto a questo tipo di suono. In 3 anni ho pubblicato 30 pezzi, ce n’è di lavoro da fare per arrangiarle, mettere in campo degli inediti sarebbe stato esoso.
Le cover sono un pezzo dei Muse e uno dei Radiohead, i nostri punti di contatto. Pezzi inediti pronti ci sono, ne ho almeno una ventina, magari qualcuno salta fuori. Per ora mi concentro sul lavoro con GnuQuartet, forza e delicatezza sono una combo presente nelle mie canzoni, ritrovare lo stesso valore in acustico m ha fatto impazzire. Le scalette dei concerti saranno pensate per variare, cantarle tutte sarebbe troppo, la scaletta avrà di base 20-22 canzoni, i tempi in teatro sono più dilatati rispetto al palazzetto, prepareremo più canzoni per cambiare e improvvisare un po’. Magari un paio di brani li sceglierà direttamente il pubblico, perché no”.
La sfida
GnuQuartet spiegano come si sta approcciando al lavoro: “Per noi la sfida più difficile da sempre è sopperire all’ elemento ritmico, essendo noi tre archi e un flauto. In questi anni abbiamo trovato tecniche alternative di esecuzione. La beat box di Francesca al flauto ci dà un po’ di respiro, il nostro è un delicato lavoro di equilibri. Ogni tanto sovraincidiamo e ci aiutiamo con la loop station, useremo ad esempio gli effetti del violoncello per sopperire al basso, anche se riteniamo sia sempre giusto non abusarne. L’equilibrio tra acustico ed elettrico deve essere preservato, il suono è bello perché si percepisce anche senza amplificazione”.
Video: 9 Primavere

Meta sottolinea: “Non canterò soltanto, suono drum machine, pianoforte, chitarra. Fino a qualche anno fa, portavo in giro questo concerto dove la media era di 10-12 spettatore, suonavo synth, loop, drum machine, non mi spaventa proprio la questione ritmica, mi gasa trovare soluzioni alternative, per come lo percepisco già da ora, il palco sarà una sorta di sala prove allargata. Se non giochi con la musica, non ti diverti un granchè. Una buona dose di improvvisazione ci deve essere sempre sul palco, l’adrenalina fa sempre cambiare le carte in tavola. Lo dico sulla base della mia prima esperienza a Sanremo. Durante il pomeriggio avevo fatto diverse prove, il suono era sempre lo stesso, poi però la sera sul palco non sentivo, il volume era cambiato completamente, ero terrorizzato, le volte dopo ho capito che la scelta dei suoni e dei volumi deve essere quella che potresti sentire durante la prima sera, non puoi essere che di quello che succederà sul palco, devi lasciare uno spazio bianco. Suonare con il pubblico è tutta un’altra cosa. Ci deve essere margine di spazio per non essere imbrigliato. A proposito di Sanremo: “Il buco di date in quel periodo è casuale, quest’anno non andrò. Ci sono andato già troppe volte, potrebbe finire per piacermi. Prima di condurlo, dovrò produrre almeno 32 dischi”.
 
Il bilancio
“Da 3 anni vivo nel modo in cui volevo vivere facendo quello che volevo fare, cercando di farlo 24 ore su 24. Ritengo che sia giusto così, ho un debito nei confronti della buona sorte e devo ripagarla investendo tutte le mie energie in quello che sto facendo. Avevo detto che mi sarei fermato un po’ ma 3 mesi di riposo per me valgono come un anno, star fermo troppo tempo mi annoia, ora non me la sento, volevo fare una cosa diversa dopo 3 anni di concerti in elettrico a tutto spiano, volevo rallentare dal punto di vista sonoro, alla fine sono un musicista e i musicisti suonano. Anche da fermo, non sto fermo mai, ho sempre una chitarra in mano e un pianoforte a un metro, non riesco a fermare i pensieri e la scrittura, questo mi porta a suonare e a fare quello che mi piace, vado avanti finchè ce n’è.”
Raffaella Sbrescia

Emis Killa presenta il nuovo album “Supereroe”: “Seguo la mia strada e combatto chi tratta i rapper come gli immigrati della musica italiana”

Emis Killa - Supereroe

Emis Killa – Supereroe

“Supereroe” è il titolo del nuovo progetto artistico di Emis Killa che, per questa nuova avventura, sceglie di declinare il proprio estro creativo su più fronti: un cortometraggio e un fumetto viaggiano parallelamente al disco, ricco a sua volta di diverse collaborazioni. In 6 anni Emiliano ha collezionato 25 tra dischi di platino e d’oro, ha dimostrato di poter rappare brani melodici così come quelli più radical street senza mai perdere la propria identità. Questo ritorno arriva dopo le cupe atmosfere dell’album “Terza Stagione” e vede Killa nelle vesti di neo papà a 28 anni.

“Il concetto di Supereroe mi è venuto in mente dopo un programma che ho realizzato insieme a Niccolò Agliardi in cui raccontavamo storie importanti attraverso la musica. A me è capitata quella di un soldato che aveva salvato i compagni durante un conflitto a fuoco. Da lì mi ho cominciato a pensare che sono tanti gli eroi che vivono e lavorano lottando tutti i giorni. Quando apro il mio profilo Instagram trovo messaggi di persone di tutte le età che mi chiedono consigli e mi confidano cose molto importanti della loro vita. A quel punto mi è venuto da pensare che queste persone veramente mi hanno preso per un supereroe, sempre pieno di risposte. Questa cosa mi ha fatto molto riflettere, quando avevo 14 anni ed ero un ragazzo pieno di paturnie, i miei errori erano i miei artisti preferiti che raccontavano il loro disagio interiore ed esteriore. Trovo sia consolatorio quando vivi un malessere e non sei l’unico a viverlo. Mi fa effetto che io possa rappresentare questo per tanti ragazzi. Bassi Maestro e Jake La Furia erano i miei idoli: Bassi è stato il primo rapper, La Furia invece raccontava Milano, la mia New York. E’ stato l’unico a scrivere per me”.

“ll disco l’ho finito appena è nata mia figlia, poi ci sono stati diversi impegni in mezzo per cui non ho ancora preso piena consapevolezza del mio status di papà. La mia storia d’amore, così come la gravidanza, l’ho tenuta segreta. Tutelo la mia vita privata, ognuno è libero di fare quello che vuole, io non sarei pronto a vivere una vita assillata dai gossip, non sopporto i paparazzi. La gente è cattiva, non si rende conto di quanto possa far del male, io mi sono fatto le ossa, conosco questo mondo ma la mia compagna sicuramente no e non voglio coinvolgerla in tutto questo. Quando ho pubblicato “Mercurio” ero un teen idol, oggi la mia fanbase è composta dal 41% da uomini, all’epoca invece c’erano tante ragazzine, a loro piace sognare, se avessero saputo che ero fidanzato non mi avrebbe certo giovato. Ad ogni modo la mia compagna è nata un ghetto francesce e di rap forse ne sa molto più di me”.

“Questo album è arrivato dopo “Terza Stagione”, un album molto cupo. Mi sono messo subito al lavoro cercando una direzione diversa, per la prima volta ho provato a chiamare degli autori e, sebbene non fossi convinto, non volevo essere il bastian contrario che dice no a priori. La nuova strada però non pagava, i pezzi erano annacquati. La verità è che non sono un robot, non sono mai stato bravo a fare musica a tavolino, faccio fede sul mio stato d’animo, non riesci a fare musica programmata. In questo caso c’è più positività e ho voluto affacciarmi su forme comunicative diverse dalle solite. Oggi con lo streaming, anche i videoclip hanno perso valore. Mi sono messo in gioco come attore , il fumetto nel rap è una novità. Lo slogan del supereroe era sfruttabile su più fronti e così abbiamo cercato di fare”.

Emis Killa – photo by Graziano Moro-

Emis Killa – photo by Graziano Moro-

“Le canzoni dell’album enfatizzano tutti i miei lati, spesso quelli più brutti. La frustrazione per il trattamento che subisco dai canali radiofonici viene fuori soprattutto in pezzi come “Donald Trump”: noi del rap siamo trattati come gli immigrati della musica italiana. Non demonizzo le radio però penso ci sia una forte incongruenza tra il gusto del popolo e quello che viene passato. Ad oggi, grazie alle piattaforme musicali, le cose vengono veicolate in modo democratico, c’è meno imposizione. Il rap non è un genere superfluo, è un genere empatico che incontra il gusto della gente. Non trattateci da outsiders. Il nuovo spaventa, affrontiamo la paura del diverso.”

“Nello specifico dei testi, sottolineo che non influenzo nessuno politicamente attraverso i miei strumenti comunicativi. A me non spetta insegnare, sono sempre opinione. Ultimamente ci sono modelli di leader politici che mi spaventano, sono troppo aggressivi. Il politico per me deve essere impeccabile, ha una responsabilità enorme, deve vigere il buon senso, sempre. Evoluzione è tutelare la gente e offrirle delle opportunità non estraniarla. Per tornare al disco e alle collaborazioni, il brano con Capo Plaza mi è stato proposto direttamente da lui dopo il il brano “Serio”. Per me lui è un piccolo fratellino, uno di cuore. Il suo produttore ha inviato due basi, io ho scelto questa da cui è nato il pezzo. “Cocaina” non ha un messaggio particolare, è tutta una metafora”. Il brano è uno dei più forti insieme a “Dope” e “Claro” per i featuring. Parliamoci chiaro, così funziona sulle piattaforme digitali, i brani sono belli e funzionali, la tracklist scorre bene anche se il mio pezzo preferito e più maturo è “Come fossimo Cowboy”. Poi c’è il grande colpaccio con 6ix9ine, molto conosciuto in America e nel panorama mondiale. La collaborazione non l’ho cercata io, un mio amico di Brookin, Pacha , ha un brand di vestiti e spesso ci sentivamo per questa ragione. Un giorno mi ha contattato proponendomi un pezzo. La base che mi hanno inviato non mi ha convinto quindi mi sono fatto mandare le voci, ho rifatto la base e il pezzo che c’è nel disco è quello ufficiale di cui sono molto soddisfatto”.

Video: Il Killa pensiero sulla trap

“La superficialità lirica, in cui nessuno da più peso alle parole finirà per forza di cose, la gente non è stupida. Magari va di moda ma io sfido chiunque ad ascoltare un pezzo rap fatto bene, con le rime fatte bene e a dire che sia migliore di un pezzo costruito sul nulla e sull’immagine. Io mi limito a dire che questo non è il mio campionato, non mi metto in competizione con i ragazzini, sono 12 anni che faccio musica e lotto per avere un pubblico maturo. Ho spessore e una testa sulle spalle, la mia filosofia quindi è vai per la tua strada, costruisciti il tuo pubblico e non fare a gara per contenderti quello che si contendono già in molti. Sarebbe una guerra persa in partenza e va bene così”.

Raffaella Sbrescia

La seconda vita di Davide Petrella: “Litigare” arriva nei club. Intervista

Davide Petrella

Davide Petrella

A giugno ha pubblicato l’album d’esordio come cantautore e lo ha intitolato “Litigare”. Lui è Davide Petrella, un ragazzo che ne ha vista di acqua sotto i ponti in questi anni, da quando con la sua band Le Strisce è andato ben oltre la sua Napoli diventando autore di punta per Cesare Cremonini ma non solo. Elisa, Gianna Nannini, Fabri Fibra e tanti altri si sono affidati nel tempo all’estro creativo di Davide che, con questo nuovo album, ha voluto dare una nuova sferzata alla sua carriera da cantautore. Con un altro disco pronto poco prima di iniziare a lavorare a “Litigare”, Petrella ha voluto seguire il fiotto creativo e ha dato alle stampe questo lavoro che tra una manciata di giorni troverà nuova luce sui palchi di alcuni club italiani. Suoni, contaminazioni, metriche e arrangiamenti provenienti da mondi apparentemente distanti tra loro ma fusi in un’impronta melodica di base si rincorrono in questo lavoro pubblicato per Warner Music Italia e che contiene undici canzoni ricche di vita, di riscatto, di sentimenti.

“Negli ultimi anni ho avuto modo di collaborare con molti artisti, pian piano questa nuova musica mi è entrata nelle ossa, ho seguito l’intuizione di unire i generi tra loro, ho mantenuto le antenne dritte e con l’arrivo di “Litigare” mi sono sentito folgorato”, racconta Davide Petrella. “Anche l’incontro con i miei produttori D-Ross & STAR-t-UFFO, oltre che con Mario Conte è stato particolarmente fortunato. Tutti napoletani, mai sullo stesso parallelo. Appena ci siamo incontrati, ci siamo trovati. Il feeling è stato immediato”, continua Davide che, a proposito di Napoli e della scena musicale partenopea, dice: “Napoli è speciale non potrei mai lasciarla per davvero. La scena musicale napoletana non è mai morta. Certo fa fatica ad imporsi a livello nazionale visto che ci sono meno addetti ai lavori ma c’è gente che lavora e lo fa molto bene. Il più popolare al momento è Liberato ma io penso ai Foja, ai ragazzi de la Maschera, a Giovanni Truppi”. Inevitabile chiedersi come cambiano i momenti creativi di Davide e come si differenzia la scrittura tra quella personale e quella dedicata alle collaborazioni: “La scrittura è una magia, questo è il mestiere della mia vita fin da quando ero piccolo. Provo a fare il ragazzino con un giocattolo nuovo ma, che le canzoni abbiano successo o meno, l’importante è che io mi diverta facendo un buon lavoro. Questo è il vero tesoro per me e per chi mi dà la possibilità di lavorare come autore. Mi sento sempre come uno se la debba sudare. Sarà forse perchè con Le Strisce eravamo già indie molto prima che il fenomeno esplodesse. Io comunque andrò avanti per la mia strada e vi aspetto tutti per questi nuovi concerti, il club è la mia dimensione, non vedo l’ora di farvi ascoltare tutto me stesso”.

Raffaella Sbrescia

Ecco le prime date del tour in collaborazione con BPM Concerti: 19 OTTOBRE PADOVA – HALL 20 OTTOBRE PARMA – ZU 25 OTTOBRE MILANO – ROCK N ROLL 26 OTTOBRE BOLOGNA – COVO 27 OTTOBRE ROMA – LE MURA 16 NOVEMBRE TORINO – OFF TOPIC 17 NOVEMBRE PISA – LUMIERE 29 NOVEMBRE PERUGIA – REWORK 30 NOVEMBRE ASTI – DIAVOLO ROSSO 14 DICEMBRE FOGGIA – THE ALIBI 15 DICEMBRE AVELLINO – TILT

10: Alessandra Amoroso spicca il volo. Quattordici inediti per raccontare la felicità e la consapevolezza.

Alessandra Amoroso

Alessandra Amoroso

Tante volte disco di platino tra lacrime, sorrisi, gioie e soddisfazioni. Alessandra Amoroso pubblica “10″, un nuovo album di inediti per coronare 10 anni di lavoro, di passione, di crescita artistica e personale. Semplice, diretta, consapevole, Alessandra si fa accompagnare per mano dal produttore e compagno di vita Stefano Settepani: “Quando hai un equilibrio forte in primis con te stessa, riesci ad averlo ovunque e a maggior ragione nella coppia. Per noi è stato stimolante lavorare insieme, ci siamo scoperti a vicenda, è stato speciale e spero di rifarlo. Avere Stefano a fianco è stato fondamentale, mi ha spinto a credere in me stessa. Visto che ho un timbro vocale tante volte pesante, a tratti malinconico, differente da quella che sono io in realtà, abbiamo giocato con dei suoni elettronici freschi che mi hanno aiutato molto.”, racconta Alessandra.

A proposito di equilibrio e gratitudine, sorprende sentire la Amoroso ancora così vicina alla sua Big Family che in questo decennio l’ha sempre supportata: “I miei fan riceveranno una sorpresa: nel cofanetto del disco c’è un biglietto per partecipare al mio prossimo tour, insieme a una lettera personalizzata. Vorrei vedere le reazioni di ciascuno di loro. Questo è un modo per ringraziarli, tesserarsi al mio Fanclub significa fare anche beneficenza. Metà dell’importo sarà destinato alle cure mediche di cui ha bisogno Francesco, un bambino che stiamo seguendo già da un po’. Se oggi sono qui è grazie a loro, sarà un megacompleanno, festeggiamo 10 anni di noi e ho voluto fare davvero qualcosa per loro, ho speso il mio tempo personalmente perchè credo che le cose fatte con sacrificio diano più soddisfazione”.

Alessandra Amoroso mette ancora una volta se stessa in gioco e ce lo dimostra anche attraverso il progetto grafico ideato insieme a Sergio Pappalettera: “Nella copertina dell’album c’è gran parte della mia vita, i valori in cui credo: l’amicizia, l’amore, la famiglia, il mio cane che non c’è più, il mio fiore preferito, la campagna in cui sono cresciuta insieme ai miei nonni. La barca con cui andavamo ad Otranto io, le mie sorelle e miei genitori tra tuffi e piatti di lasagna”.

Alessandra-Amoroso-Dieci

Alessandra-Amoroso-Dieci

Più che di cambiamento, è giusto parlare di evoluzione per la Amoroso che, partendo dalle atmosfere di “Vivere a colori”, lascia che 10 ne raccolga il testimone per mettere l’accento sui concetti di rinascita, consapevolezza e maturità: “Ho prestato particolare attenzione ai testi, ho cercato di dare quella profondità che adesso mi sento addosso. Ho scritto “Ogni santissimo giorno” insieme a Daniele Magro con parole semplici, perchè sono quelle che arrivano per prime al cuore. Mi sono sempre mostrata con molta semplicità, questa sono io e ho scoperto che alla mia gente piaccio così. In sintesi: sono felice e mi va di dirlo”.

Video: La Stessa

Non solo amore ma anche temi importanti. Su tutti il brano “Forza e coraggio”, rende perfettamente l’idea: “Ho raggiunto quel tipo di consapevolezza che mi dà la voglia di mostrarmi, emozionarmi, di essere esigente e di non nascondermi. Nella vita, soprattutto in questo momento in particolare, è necessario avere forza e coraggio per andare avanti. Voglio stimolare la gente ad essere forte, ad essere onesta, ad accettare la diversità e amare. Niente di meno scontato oggi che l’odio vince ovunque”. Un ruolo quello di Alessandra, che cerca di andare ben oltre quello di semplice interprete: “Il testo deve avere un significato innanzitutto per me. Trovo essenziale capirlo, emozionarmi, sin da quando sono in studio deve entrare nelle mie viscere per che amo raccontare quello in cui credo. Spero, per quanto possibile, di far fare un pensiero, anche a chi ascolta le mie canzoni”.
E poi c’è il tour, un’ avventura che toccherà 20 regioni all’insegna dello spirito di adattamento: “Il nuovo tour partirà il 5 marzo da Torino, sarà lunghissimo, bellissimo e divertente. Andrò in tutta Italia, Isole comprese. Non mancate!”

Raffaella Sbrescia

Intervista agli Urban Strangers: in “U.S” l’unica sicurezza è quella di voler andare avanti.

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Ritratti Di Note ha incontrato gli Urban Strangers, il duo napoletano formato da Gennaro Raia e Alex Iodice, durante il firmacopie napoletano del nuovo album “U.S”

Ragazzi parliamo subito del nuovo album “U.S”. La scelta di cantare in italiano che tipo di scelta è stata: casuale, voluta, necessaria…

E’ stata una scelta voluta, una cosa della quale abbiamo sempre parlato tra di noi, con le persone che lavorano con noi, e anche con gli amici. Ad un certo punto, maturando questa idea, abbiamo sentito il bisogno e la voglia di iniziare a scrivere in italiano. Ci siamo sentiti subito a nostro agio e quindi poi la cosa è continuata spontaneamente. Questa cosa è stata anche utile, ci ha aperto la mente, ci ha fatto capire cosa significa mettere su carta quello che pensiamo, quindi ci ha regalato un nuovo punto di vista rispetto a prima.

Nell’album c’è un pezzo che si intitola “Lasciare andare”. Questa è una cosa anche abbastanza difficile, soprattutto quando si ha un certo tipo di sensibilità. Secondo voi, nella vita, cosa bisogna lasciare andare facilmente e cosa bisogna trattenere…

Eh, bella domanda… prima delle cose da lasciare andare, parliamo delle cose da affrontare e da non lasciare andare, come i dubbi e le paure che si hanno, per la propria persona e per tutte le cose che si devono affrontare. Come diciamo in questa canzone e anche in un altro pezzo dell’album che è “Non andrò via”, bisogna affrontare i problemi e cercare di reagire in qualche modo. Per quanto riguarda le cose da lasciare andare, troviamo che ci siano persone che lasciano andare troppo facilmente esperienze, idee, persone, come se non le avessero mai vissute. E’ vero che le esperienze negative si devono lasciare andare, ma sembra che alcune persone non siano mai state partecipi delle cose che hanno vissuto, non soffermandosi, ma lasciando andare. Questa cosa per noi non è positiva…

Ragazzi questo è un album molto “umano”, nel senso che nelle canzoni parlate molto di voi, ma di riflesso parlate anche di noi, delle nostre paure, delle nostre certezze ed incertezze…

Sì, è così, e questo era il nostro obiettivo, sentire una risposta da parte degli altri a quello che stiamo facendo, anche da chi non fa parte del nostro pubblico ma può comunque riconoscersi in una canzone o in un testo. Ci fa piacere, ed è molto bello se una persona, ascoltando uno dei nostri brani, si sente “capìta”. Non siamo poeti, nè filosofi, né politici, ma due persone normali che amano il contatto con la gente e che pensano tanto su quello che sono. C’è una semplicità di base nelle nostre vite che può essere condivisa dalle persone: Sentiamo anche una responsabilità nei confronti degli altri per quello che diciamo. Ognuno nella vita ha una “posizione” e noi ci siamo presa questa…

Video: Non andrò via

L’album è musicalmente molto coerente. C’è un unico pezzo acustico, “Unico Ricordo”, che è l’ideale prosecuzione del vostro primo EP…
Sì, le produzioni di questo disco sono state fatte da Raffaele “Rufus” Ferrante, che è stato anche il produttore dei nostri dischi precedenti, e che ha dato una coerenza rispetto alle cose passate per l’elettronica. “Unico Ricordo” è nato perché volevamo un brano che ci rappresentasse totalmente senza nessun tipo di struttura dietro. La versione acustica è un po’ lo “scheletro” del nostro modo di fare musica. Questo è tra l’altro il nostro pezzo preferito ed è anche secondo noi quello più maturo dal punto di vista dell’esposizione dei pensieri…

A quando il Tour di questo nuovo album?…
Presto, ci stiamo lavorando, e programmando le date. Il live è la dimensione migliore in cui esprimere quello che siamo. La musica è condivisione con le persone…

Un’ultima domanda: Ma per gli Urban Strangers “Il Giorno Migliore” è quello che deve ancora arrivare o in qualche modo c’è già stato?…

Beh, alcuni “giorni migliori” ci sono già stati, non siamo poi così pessimisti, però ce ne saranno sicuramente altri che devono ancora arrivare…

Giuliana Galasso

U.S Tracklist
1) Non so
2) Lasciare andare
3) I sensi e le colpe
4) Unico ricordo
5) Stare calmo
6) Nel mio giorno migliore
7) Non andrò via
8) Sono io?
9) Crisi Astronomiche
10) Tutto finisce

 

Intervista a Malika Ayane: “Domino”è uno scrigno di sensazioni

Malika Ayane

Un ritorno decisamente gradito è quello di Malika Ayane che a 3 anni di distanza dall’ultimo album, presenta “Domino”. Un lavoro forte, variopinto, intriso di sensazioni e di suoni. Prodotto insieme ad Axel Rienemer e Stefan Leisering al Jazzanova Recording Studio di Berlino, l’album di Malika Ayane è un capitolo importante della sua decennale carriera. L’abbiamo incontrata per farci raccontare direttamente da lei tutti i segreti di “Domino”.

Ciao Malika, questa lavorazione è molto distante sia dalle cose fatte in passato che da quelle che troviamo in giro. La percezione è che questo progetto abbia un’identita forte. Confermi?

L’identità è una cosa fondamentale. Ogni volta che viaggio, mi rendo conto del fatto che i centri delle città iniziano ad essere tutti uguali, ci serviamo tutti delle stesse cose. Questo per dire che l’identità gioca un ruolo chiave quando si pensa ad un nuovo disco. Questo è l’unico elemento che permette a chi ascolta di riconoscere l’onestà di un progetto e di poterlo adottare, magari con scetticismo iniziale però l’onore al merito è sicuramente un buon punto di partenza.

Partendo da questo presupposto con quali obiettivi e quali limiti hai lavorato in studio?
Il primo limite da superare era far comprendere ai produttori con cui ho lavorato all’album “Naif” che alcuni brani possono essere costruiti anche senza la classica forma canzone che tutti conosciamo. I dischi che ascolto più spesso hanno proprio questa caratteristica, magari visionaria e, per alcuni aspetti, inadeguata ma possibile. Per prima cosa quindi ho cercato di superare i limiti oggettivi poi ho lottato per non cadere dentro un vortice di estremismo che sarebbe piaciuto solo a me e pochi altri. Poi è iniziata la fase divertente in cui abbiamo usato tutti gli strumenti possibili.

Hai qualche aneddoto a riguardo?

Pensa che i ragazzi sono andati a recuperare il primo synth che avevano comprato quando è caduto il muro di Berlino. I miei produttori sono di Berlino Est, hanno voluto recuperare e usare il synth di quando diciottenni sono andati all’Ovest a comprarsi il Casio. Nella sfera di tutte le cose che abbiamo tirato fuori questo strumento assume un senso speciale. In linea generale, io stessa non avrei mai immaginato di poter usare tutte queste tastiere.

Che bella questa evoluzione inaspettata anche per te…
Sì, sapevo di voler fare una determinata cosa poi, come sempre, ti devi aspettare che a un certo punto ti perdi e scopri che il vero limite è la paura. Mi sono detta che in un periodo storico in cui nessuno ti garantisce la vendita di 100.000 copie facendo cose riconoscibili e commerciali, avrei fatto meglio a farmi coinvolgere completamente in quello che stavo facendo.

Malika Ayane

Malika Ayane

Quello del lasciarsi andare è infatti un po’ il leit motiv dell’album dove diversi scenari e promiscue sensazioni confluiscono in un ragionamento unico.

Uno dei messaggi è: non essere ossessivamente bisognoso di commentare, di reagire per forza a qualsiasi cosa. Sì può contare fino a 10 anche solo per capire se vale la pena di intervenire o se invece il flusso di quello che sta accadendo intorno può portarti da qualche parte più interessante di quella che conosci.

Tra i brani del disco c’è “Imprendibile”. Un brano sensuale ma che rispecchia tanto della tua persona…

Questo è il brano che volevo scrivere. Inizialmente volevo fare un album che era basato su riff molto forti poi mi è piaciuto il tappetone dell’uso della parola al posto della melodia. La voce è ferma mentre tutto il resto intorno si muove. Quando ho consegnato il brano, pensavo mi avrebbero lanciato le scodelle, invece è piaciuto a tutti, in produzione forse è stato l’unico ad essere rimasto uguale al provino.

Poi c’è la poesia. In “Sogni tra i capelli” ti ritagli uno spazio prezioso.
La cosa incantevole è che abbiamo scritto quel brano con la chitarra e due voci. In studio è diventato tutt’altro ma l’intenzione iniziale è rimasta intatta nonostante una forma completamente diversa. E’ stato pazzesco riuscire a mantenere l’atmosfera uguale a se stessa cambiando tutto quello che c’è intorno. Questo brano è stato quello che mi ha sorpreso di più in senso positivo.

Video: Stracciabudella

A proposito di giochi di atmosfere: come alternerai i concerti nei teatri a quelli nei club?

Sul palco, rispetto a Naif che era tutto concentrato sull’intrattenimento, vorrei tornare al concerto puro e far parlare solo la musica. Saranno le modalità energetiche a essere differenti. La struttura scenica sarà molto minimale, adesso ho solo una gran voglia di suonare più che di performare. Sarà comunque un minimalismo secondo la Ayane.

Chiudiamo con un concetto su cui riflettere: amare come restare.
Nella mia vita mi è capitato di amare, iniziare e finire relazioni sempre con lo stesso impegno ed entusiasmo. Quello che ho capito che esiste la possibilità di trovare qualcuno con cui passare, se non la vita intera, almeno un pezzo importante. Bisogna essere molto coraggiosi nel saper riconoscere questo qualcuno ed essere disposti a faticare molto per migliorare se stessi e pretendere altrettanto dall’altra parte. Allo stesso tempo bisogna sapere quando questo qualcuno non è quella persona che ci stava cercando e avere il coraggio sereno di cambiare perchè altrimenti ci si ammala in due.

Raffaella Sbrescia

Ciao Cuore: la rivincita di Riccardo Sinigallia, il cantautore “backliner”. Intervista

SINIGALLIA - ciao cuore

Oggi esce “Cuore Cuore”, il nuovo album del cantautore Riccardo Sinigallia. Un lavoro che evoca, ispira, tratteggia emozioni, storie, sentimenti attraverso un accurato uso della parola e una altrettanto pregevole lavorazione in studio. La varietà sonora di questo disco vi porterà su più livelli di lettura. Abbiamo incontrato Riccardo per farci accompagnare per mano in questo viaggio.

Intervista

Riparti da questo nuovo disco, un lavoro che forse ti avrà richiesto tanto tempo tra lavori di produzione e scrittura intensa.

In verità sì, anche se tra un disco e l’altro mi permetto di fare sia cose che mi consentono di procurare sostentamento a me e alla mia famiglia, sia anche di aprire la finestra e guardare fuori da me. La vita del cantautore che pensa solo al suo prossimo disco mi sembra un po’ infelice. Mi piace quindi pensare di avere la possibilità di fare altre cose tra cui, quando ne vale veramente la pena, produrre altri artisti.

ll termine “Cuore” in un contesto socio-culturale come quello attuale appare forse desueto ma in qualche modo ci salva. Tu che importanza dai a questa parola, non solo per la scelta del titolo del disco, ma anche nella tua produzione e nella tua vita in generale?

Ho scelto questo titolo per svariate e numerose ragioni. In ogni caso era quello che sintetizzava meglio il percorso di musicista che fa un disco di canzoni e che al termine di questo percorso vi dice: quello che dovevo dire, l’ho detto e ciao core. Il cuore è il simbolo di quell’attitudine soul che mi piace tantissimo e che riesco a trovare in ogni genere musicale. Mi piace il soul dei Craftwerk, quello dei Nirvana, quello di Lucio Battisti, quello di Stewie Wonder. Ciò che intendo dire è che mi piace e ricerco il contatto tra le parti più intime di chi interpreta e il modo di rivelarlo.

Il citazionismo letterario gioca un ruolo chiave nella costruzione dei tuoi testi. Che rapporto hai con la letteratura e come riesci a renderla fruibile attraverso la tua musica?

Sono sempre stato appassionato di parole e, oserei dire, di poetica. Non sono un lettore fanatico, riesco a leggere due o tre libri l’anno, quando riesco, però la letteratura in senso lato penso di saperla affrontare navigandoci all’interno. Nel mio percorso artistico la parte letteraria è assolutamente centrale, la musica in se per sè è meravigliosa, mi porta ad un livello di profondità in cui la parola non riesce a portarmi però la parte testuale rimane fondamentale. Rappresenta tra l’altro la ragione per cui una canzone resta immortale oppure no. Non separerei mai le due cose perchè è proprio dalla loro relazione che nasce una canzone che può essere una droga.

Riccardo Sinigallia ©fabiolovino

Riccardo Sinigallia ©fabiolovino

Tornando al discorso legato alla produzione, c’è questa varietà sonora che regala valore aggiunto a tutto il disco dalla prima all’ultima traccia. In un contesto di sovraffollamento testuale, a quel punto la differenza la fa anche la scelta di lavorare in studio in modo più accurato e particolareggiato. Tu come hai lavorato stavolta?

Il lavoro in studio da un lato è sempre lo stesso perchè mi piace mescolare le fonti sonore con delle proporzioni di volta in volta diverse. Nel primo album c’era più elettronica proveniente da campionatori e analogici, il secondo era più acustico, nel terzo ho cominciato a giocare mescolando le carte e in questo nuovo progetto l’ho fatto ancora di più. La metodologia consiste sempre nel riprendere le fonti naturali acustiche, elettriche o synth analogici in maniera pura per poi divertirmi con l’editing selvaggio della computer music e della hard disk recording. La matrice antica, autentica vive e vibra con le più avanzate tecnologie disponibili che mi consentono di poter corromperla fino all’arresto (ride ndr).

Questo approccio artigianale ti contestualizza all’interno di una nicchia  di persone che lavorano ancora manualmente alla loro musica. Come vivi questo tuo status all’interno di un mare magnun così diverso dal tuo modo di concepire l’arte?

A dire il vero in questo periodo sono molto soddisfatto, vedo che non c’ho quasi più niente da perdere, faccio i dischi che voglio fare, ho finalmente intorno a me delle persone che mi proteggono, che mi vogliono bene, ho una squadra che lavora in modo incredibile, poi ho Caterina Caselli che rappresenta un punto di riferimento molto più alto rispetto alla media. Avverto perciò la sensazione che tutte le scelte fatte in passato, anche i sacrifici, i rifiuti, le stratte più strette e tortuose, mi abbiano portato fino a qui. Sono molto contento quindi, poi se vengono in 600 o 60.000, ovvio che sarei più contento di accoglierne 60.000 a vedermi ma ora come ora, anche se 600 per me son da paura, anzi, magari.

A proposito di numeri, sono grandi quelli collezionati da artisti che hanno lavorato a stretto contatto con te. Ultimi in ordine di tempo Motta e Coez. Come vivi il fatto che tu abbia lasciato una traccia importante sul loro percorso e la possibilità di poter detenere un metro di giudizio e di esprimerti da un punto di vista più alto?

Che dire? Finalmente grazie a Francesco Motta e Silvano (Coez) questa roba è uscita fuori perchè prima non è che si sapesse poi molto. Da queste nuove generazioni è venuto fuori il mio lavoro da “backliner”. Mi hanno dato molta soddisfazione e io per primo ho imparato da loro molte cose, sono state due produzioni molto felici anche se alla fine ognuna ha avuto dei momenti di forte emozione.

Per tornare un attimo al disco, parliamo di un brano scomodo, ovvero “Le donne di destra”

Questo è il brano più esplicito di tutti, un testo in cui c’è una parte di ingenua confessione di una cosa che penso, che sento, e della quale mi sono liberato. Il problema estetico-ideologico sulla femminilità l’ho eliminato, mi piacciono tanto le donne di destra quanto quelle di sinistra, forse quelle di destra si vestono meglio. Ovviamente non si tratta in alcun modo di una generalizzazione. In genere gli amici che arrivano da una cultura di sinistra hanno dei riferimenti femminili che io non capisco, i nomi sono sempre gli stessi: o qualche attrice del passato o Laura Morante. Io invece ammetto che mi piacciono la Ferilli e la Lecciso.

Video: Ciao Cuore

Perchè hai scritto un inno per i backliner con l’omonima canzone?

Questa è una sorta di autoritratto ma anche un omaggio a quella figura che non si fa vedere, che presta e dona la propria opera per poi restare inesorabilmente nell’ombra. Si tratta di personaggi che, da quando suono dal vivo, mi hanno sempre colpito per la loro potenza subito riconoscibile. Potrei scrivere una canzone su ognuno di loro, alla fine ne ho scritta una per tutti, me compreso.

Per concludere questo incontro, raccontaci che valore dai alla parola “emozione” e come la contestualizzi all’interno dell’universo live.

L’emozione nel live è quel momento in cui riesci davvero a connetterti con te stesso, l’ambiente in cui ti trovi, il momento che stai vivendo e la canzone che stai cantando. Quando questo si verifica è una botta mostruosa.

Raffaella Sbrescia

 

Cenerentola: nel diario di Enrico Nigiotti la tenerezza è rock. Intervista

Enrico Nigiotti

Il 14 settembre esce “CENERENTOLA”, il nuovo album di Enrico Nigiotti anticipato in radio dal singolo “COMPLICI” feat. Gianna Nannini. Un disco libero, sentito, sincero. Un diario fresco, leggero e intimo in cui ciascuno potrebbe ritrovare qualche pagina della propria vita. Ecco l’intervista al cantautore livornese.

Intervista

In che modo la tua attitudine si sposa a questo progetto che ti rilancia ancora una volta ma stavolta in maniera definitiva e, si spera, a lungo termine?

Questo disco è un po’ il riassunto di questi anni, sia dal punto di vista personale che artistico. Nella sfortuna, ho avuto la fortuna di scrivere canzoni che avevo bisogno di scrivere senza l’idea di pubblicare un album e senza una scadenza precisa. Le canzoni sono nate tutte in maniera libera e spontanea, questa è l’essenza del disco che ho intitolato “Cenerentola”, nel senso di riscatto, rinascita. Questo è il mio diario, il diario di un trentenne.

L’aspetto forse più contrastante è che in te c’è tanto rock, tanto amore per la libertà ma anche tanta tenerezza. L’emotività che traspare dai testi è tanta, come si sposano tra loro questi contrasti che fanno di te una persona così particolare?

In effetti sono molto impulsivo ma sono anche abbastanza dolce. Cerco sempre di avere positività anche in situazioni e momenti negativi. Ci credo proprio, la prova sta nel fatto che le cose non vanno male sempre, se vanno male significa che devi tararti e provare a cambiarle. Ad ogni modo quando scrivo cerco sempre di spogliarmi , di non pensare e di non vergognarmi. Questo non cambia il fatto che certe cose sono più facili da scrivere che da fare. Le canzoni ti rendono sempre una persona migliore di quella che sei in realtà.

A proposito di positività, c’è il brano “E sarà”, l’inno dei nostri tempi dove se non sei smart e multitasking non vai lontano…

Questo è il mio mantra. Questo è un brano scritto in un momento in cui cercavo di far musica, è scritto in chiave ironica. “Intanto resto qua significa che bisogna sempre continuare a camminare e provare e riprovare. Si vive per questo d’altronde. La bellezza sta nel cercare di riuscire a differenza di quanto ci sei riuscito, nel mentre godi davvero. Quando realizzi un sogno ne cerchi sempre un altro. Di carattere non mi godo quello che ho, vedo sempre il bicchiere sempre mezzo vuoto, sono sempre in movimento.

A proposito di bicchieri, c’è “Campari Soda”. Lo descrivi come un brano molto personale ma in realtà ha un testo piuttosto enigmatico.

Sì, è molto criptico, ha un suono malinconico ma è uno dei miei brani preferiti. Si tratta quasi di una lettera, un messaggio lungo che mandi a una persona. Uno di quelli a cui tengo di più in assoluto , forse anche per il titolo (ride ndr).

“Lettera da un zio antipatico” accende i riflettori sul tuo lato più sconosciuto, ovvero quello domestico.

ll titolo è provocatorio e ironico allo stesso tempo. Il brano è dedicato alla mia nipotina Gaia di un anno e mezzo. Sono uno zio antipatico perchè ogni volta che la vedo, le faccio un sacco di scherzi, piange sempre quando mi vede. In realtà il testo è molto dolce, quasi un dialogo, una specie di ninna nanna per il futuro.

Inevitabile chiederti di “Chiedo scusa”. Una sorta di stream of consiousness, il flusso della tua coscienza si fa largo e diventa nitido, chiaro, fruibile.

Enrico Nigiotti - Intervista

Questo brano è come parlare ad alta voce con se stessi. Mi sono messo completamente a nudo, senza filtri, ho raccontato un pezzo della mia vita e chiedo scusa ai miei genitori per quello che ho fatto e per quello che non sono riuscito a fare.

Come ti contestualizzi in questa dimensione musicale che ti vede a metà strada tra cantautore affermato con un percorso lungo alle spalle e la recentissima esperienza in tv con X Factor?

Non saprei posizionarmi in una scatola però credo che sono sempre la stessa persona. Adesso è tutto diverso perchè gioco finalmente dove volevo giocare, aldilà del talent credo che X Factor sia stata una vetrina, io considero questi programmi come vetrine dove non è per niente facile entrare e in cui bisogna mostrare la propria vera identità nel miglior modo possibile. Non prendo le distanze da niente di quello che ho fatto nella mia vita, sono tutti tasselli della mia gavetta. Ad oggi la gavetta si fa così, inutile girarci intorno, non ci sono più i pub dove te suoni e ti scoprono.

Come si differenzia Enrico in studio da quello sul palco?

Lo studio di questo album è stato bellissimo, ho vissuto completamente tutte le fasi di registrazione con i musicisti. Live sarà diverso perchè potrò sfogarmi di più dal punto di vista musicale con la chitarra, farò più assoli. Per questo tour tra l’altro ho scelto i teatri, volevo fare questa esperienza in cui senti il respiro del pubblico in un’atmosfera attenta, sacra, inviolabile. Sono molto felice di esserci, di emozionarmi, di riarrangiare le canzoni e di vivermi ogni singolo attimo. Suonerò con una band anche se vorrei riuscire a crearmi un momento acustico solo chitarra e voce. Sarà un tour da sentire più che da guardare. Spero che sarà così per tutti, sarà come fare l’amore con tante persone tutte insieme, sarà un momento solo nostro.

Video: Complici

Com’è il tuo stato d’animo in questo momento? Sei reduce dal grande successo del bel singolo con Gianna Nannini “Complici”. Sei comunque carico, lo saresti stato anche se fosse andata diversamente?
Forte non mi ci sento mai. Sono sicuramente felice di questi risultati perchè il brano sta effettivamente andando molto bene però c’è sempre la paura di finire, sono sempre sul chi va là. Aldilà di questo pensiero, questo singolo con Gianna ha una storia alle spalle, tre anni fa ho aperto i suoi concerti, lo sento così forte per la stima e il rispetto reciproco e non perchè sia nato a tavolino. Ne sarei stato fiero in ogni caso, così come lo sarò di questo disco qualunque sorte abbia, sarà per sempre un pezzo di me.

 

Raffaella Sbrescia

Niccolò Agliardi presenta “Resto”. Un’antologia per brani non stagionali. Intervista

Niccolò Agliardi foto di Francesca Marino

Niccolò Agliardi foto di Francesca Marino

Venerdì 14 settembre uscirà l’antologia di Niccolò Agliardi, intitolata “Resto”. Al suo interno due album “Ora” e “Ancora”, che racchiudono tutti i brani più importanti del percorso artistico del cantautore, più tre inediti che portano valore aggiunto ad un progetto che, anche dal punto di vista grafico, ha molto da raccontare con un origami pensato per ogni brano incluso nella raccolta. Chiacchierare con Niccolò è sempre fonte di ispirazione, ecco cosa ci raccontato questa volta.

Bentrovato Niccolò, come mai ti è venuta l’idea di ripristinare il tuo percorso artistico e riproporlo in questa nuova veste e con quali obiettivi?

Nessun obiettivo principale se non quello di riascoltare le mie canzoni, anche quelle meno riuscite, che avevano qualcosa che io consideravo fosse giusto da rivedere, da riascoltare in questo momento. Avevo la sensazione che alcune canzoni fossero frizzate in un’epoca che non era quella che stavo vivendo. Quindi con i miei musicisti abbiamo scelto di divertirci per un tempo nemmeno così breve. Abbiamo riascoltato le canzoni che ci piace suonare dal vivo per capire che cosa non funzionava nei dischi e capire invece cosa funzionava dal vivo per poi vestire questi brani come li vestiremmo oggi. Un po’ come se quelle canzoni avessero dei dettagli, degli accessori molto identificanti di un’epoca musicale. Io credo che le mie canzoni abbiamo forse un unico merito: non sono stagionali. Abbiamo quindi cercato di dargli un vestito molto sobrio all’interno di un percorso bello, divertente, stimolante e molto sereno. Adesso ascolto le mie canzoni e le sento tutte molto vive, pulsanti, come se fossero state scritte un mese fa. Mi piacciono molto.

Come si fa a non perdere l’incanto? Dalle tue canzoni, così come da altri fronti, si percepisce tanta emotività. Qual è il tuo segreto?

Beh quello è un rischio. Io sono disincantato in realtà, purtroppo. Quando accendo la radio o la faccio o quando accendo la tv un po’ mi preoccupo e mi chiedo: “Dove sono finite quelle cose che io amavo tanto?” Non sono passatista, non mi piace dire che quello che ho ascoltato 10 anni fa sia più bello di quello che ascolto oggi, mi chiedo però come mai il sistema della diffusione, della divulgazione della canzone che genera il sistema mediatico dell’intrattanimento abbiano scelto di trasmettere contenuti davvero troppo leggeri. So benissimo che “Resto” è un progetto di un’ambizione oltreconfine, basta guardare la cura con cui abbiamo realizzato anche la parte grafica di questa antologia, con un origami pensato per ogni canzone. Siamo più di 100 persone ad aver lavorato a questo disco. Come si può far cadere una cosa fatta con così tanta passione in un mare magnum di cose miste?

Il singolo “Johnny” prende ispirazione dalla tua avvenuta di affido monogenitoriale ma sfocia in un testo molto significativo. “Ti mangi il mondo e fai pure scarpetta con quel che rimane perchè la vita è bastarda ed il cuoco migliore è la fame”…. è un frase molto impattante. Che messaggio intendi trasmettere a tuo figlio e chi ascolterà il brano?

In questo racconto c’è il mio Johnny ma in realtà è un Johnny qualunque, un ragazzo italiano o non, che si trova ad ascoltare molte promesse fatte in questo paese e si accorge che non tutte possono essere mantenute. A Johnny io do l’ultima piccola spinta prima che egli prenda la nave, il battello, la zattera per attraversare il mare e raggiungere una destinazione per una ripartenza.

Parto dal titolo dell’inedito “Di cosa siamo capaci” prodotto da Corrado Rustici, per chiederti: Di cosa vorresti essere capace tu adesso?

Io vorrei essere capace di non aggrovigliarmi, di non entrare nel solco che ognuno di noi ha nei momenti di difficoltà. Ognuno di noi ha il suo labirinto, io sto cercando ancora la strada per non cadere in questo solco anche se vivo un momento della mia vita molto sereno, gioioso con un tante cose bellissime. A volte mi domando addirittura se merito tutto quello che ho, non sono mai stato abituato ad avere tanti sensi di colpa ma a volte mi chiedo chissà cosa abbia innescato il fatto che io potessi avere tante cose belle. Anche la felicità impaurisce, allora i pensieri, il solco,tornano a farsi vedere. Vorrei avere una forza centrifuga e non centripeta.

Niccolò Agliardi_cover RESTO

Niccolò Agliardi_cover RESTO

“Io vorrei piacerti, intanto piaccio a me” Come si fa a trovare la forza di inserire un’ammissione così importante nel terzo inedito “Colpi forti”?

Un giorno ho guardato mio padre negli occhi e non ero più interessato a sapere se gli piacessi o meno. Ho pensato che era importante in quel momento piacere a me stesso in primis. D’altronde se non mi piacessi, non saprei nemmeno bene cosa offrire e per cosa essere giudicato. In questo senso ho preferito dire, con grande amore e affetto, io mi piaccio, prenditi quello che piace a te di me, questo è quello che posso offrire.

Com’è andata l’avventura radiofonica con il programma su Radio Rai 2 “Week up” con Paola Gallo?

Benissimo, mi sono divertito un sacco in questo primo esperimento super riuscito. Abbiamo finito proprio ieri con tantissimi ospiti che sono venuti a trovarci ieri. Fare la radio è la cosa che più mi piace insieme a scrivere , spero di rifarla presto e poi con Paola ci conosciamo da tanti anni è andato tutto a gonfie vele. Andiamo molto a braccio, accendiamo il microfono e partiamo.

Con la scrittura e la letteratura come sei messo?

Due anni fa ho pubblicato una storia importante “Ti devo un ritorno”. Adesso questo libro sta per diventare un’altra cosa quindi ci stiamo lavorando, questo adattamento visivo vedrà arrivare tanti nuovi personaggi, è stranissimo, sto riprendendo in mano le tracce di Vasco, di Pietro, il romanzo è stata una matrice, una cellula. Ora la storia si allarga. Non sono più da solo, stiamo scrivendo in tanti, siamo tornati dai protagonisti, vediamo cosa che ne verrà fuori.

Tra tutti questi progetti c’è spazio per i concerti?

Lo dico sempre, concerti ne farò molto volentieri quando sentirò che questo disco è arrivato e la gente avrà voglia di venirlo ad ascoltare dal vivo. Inutile organizzare adesso un tour quando il mio impegno principale è che queste canzoni diventino parte della vita di chi le ascolta. Solo più avanti andrò a bussare nelle varie città e sarò fiero di consegnare Ora e Ancora. In ogni caso, adesso, non avrei nemmeno il tempo di lavorarci come si deve.

Come ti interfacci con le persone che ti seguono e come cambia l’approccio rispetto al fatto che sono diversi i canali di contatto con il pubblico?

 Dico con fierezza che non ho tanti haters. Mi seguono delle persone molto simili a me, molto garbate, mi scrivono cose sempre carine, mi fanno qualche domanda. Quello che mi fa un po’ paura è quando la gente mi manda canoni e mi chiede un parere, io lì sono un po’ in difficoltà perchè non sono sicuro di essere all’altezza. Non perchè io non sappia giudicare, l’ho fatto tante volte per lavoro in un contesto legittimato. Il fatto è che se una persona ti manda una canzone è perchè vuole solo sentirsi dire che è bella e delle volte io ricevo cose brutte e questo è l’unico aspetto della possibilità di accesso che noi oggi tutti abbiamo che mi inquieta.

Raffaella Sbrescia

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