Max Gazzè alza l’asticella con Alchemaya: “Lasciatevi affascinare dalle mie fiabe epiche”

Max-Gazzè

Max-Gazzè

La poetica, l’originalità, lo stile di Max Gazzè, noto al grande pubblico italiano come uno dei migliori cantautori del panorama musicale nazionale, ha riscosso un nuovo grande successo al Festival di Sanremo 2018. L’artista si è aggiudicato, infatti, il sesto posto in classifica e il premio per la migliore composizione musicale dedicato a “Giancarlo Bigazzi” per il brano “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”. La canzone, ispirata al famoso mito di Vieste, fa parte di un progetto più ampio, intitolato “Alchemaya”. Un’opera sintonica che ha preso vita sul palco del Teatro degli Arcimboldi di Milano e che rappresenta un importante momento di approfondimento e ricerca all’interno del variegato percorso artistico di Max Gazzè.

Intervista

“La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” ha incantato il pubblico ma anche e sopratutto i maestri dell’Orchestra di Sanremo. Da dove è nata la voglia di scrivere un brano così diverso e così aulico?

Io e mio fratello (Francesco) abbiamo voluto dare spazio a una storia capace di andare oltre il tempo. Ho recentemente saputo che anche Lucio Dalla era innamorato di questa leggenda. Ho cercato il modo per trasmettere un messaggio d’amore in una forma alta, ricercata, aulica.

Questo brano farà parte di “Alchemaya”, un’opera sintonica divisa in due atti: il primo incentrato su vicende ancestrali, il secondo che darà una nuova vita a tuoi brani già editi…

“Alchemaya” è un progetto nato perchè volevo portare in teatro l’orchestra sinfonica e una narrazione che avesse un’ambientazione teatrale. I primi appuntamenti di questo progetto si sono svolti al Teatro Arcimboldi di Milano con uno spettacolo strutturato intorno ad un’orchestra sinfonica. Avevo fatto tante prove prima, è stato un lavoro molto impegnativo però ero convinto di farlo e lo sono stato fin dall’inizio. Mi è venuta voglia di raccontare delle storie attraverso un linguaggio semplificato, direi fiabesco, che avesse allo stesso tempo la potenzialità di lanciare degli input a chi avesse voluto approfondire il discorso. Non volevo diventasse una cosa pesante. La vera sfida è stata la ricerca di una chiave di interpretazione che potesse rendere questi argomenti fruibili anche a chi non li conosce.
Argomenti che in realtà tu hai sempre portato avanti attraverso una ricerca personale che dura fin da quando eri giovanissimo e che ora hai portato alla luce visto il momento artistico che vivi.

L’ho fatto anche per avere uno stacco, per fare qualcosa di diverso che mi ha richiesto davvero tanto impegno. Ho composto lavorando direttamente con le composizioni orchestrali, con i violini, con i sintetizzatori, c’è stato un lavoro di composizione e di arrangiamento importante fatto insieme al maestro Clemente Ferrari che mi ha dato un’ importante mano anche nella rivisitazione delle mie canzoni già edite. Le composizioni del primo atto di Alchemaya nascono invece già pensate e strutturate con l’orchestra sinfonica, un lavoro grosso, imponente per rendere ogni brano unico.

Ogni brano è un’opera sinfonica?

Dire che ogni brano è un’aria operistica più progressive che sinfonica anche se io considero Puccini un grande cantautore. Se fosse stato vivo e avesse cantato “Che gelina manina” al Festival di Sanremo, avrebbe vinto a mani basse (ride ndr). Nel mio caso c’è un assetto sinfonico ma la struttura di questo primo atto è molto più simile ad un concept progressive.

Con l’invito a Rita Marcotulli e Roberto Gatto durante la serata dei duetti hai riportato alla conoscenza del grande pubblico due eccellenze musicali italiane

Sapevo che bisognava dare un’altra veste al brano. Abbiamo quindi avuto il coraggio di scarnificare tutto solo con basso piano e batteria. Abbiamo trasformato un brano lirico, aulico, poetico in un’ elegante ballata pop. Col senno di poi, mi rendo contro che la performance risultava abbastanza dispersiva, abbiamo chiesto una maggiore intimità ma per esigenze sceniche non è stato possibile. Le telecamere del bravo Duccio Forzano ci hanno aiutato per quanto possibile in questo nostro intento. In ogni caso sono stato fiero di rendere omaggio a due grandi maestri italiani.

Cosa vuol dire fare ricerca in questo contesto socio-culturale che gioca al ribasso?

Se si vuole fare ricerca bisogna essere seri, si deve andare oltre tutte quelle che sono le teorie complottistiche. Io ho cominciato a studiare questi argomenti prima ancora che esistesse Internet, ho fatto viaggi in Egitto, Israele e ho fatto ricerche serie che continuo a fare sempre allo stesso modo. Conosco ciò che è vero e ciò che non lo è. Poichè oggi si è molto vicini a svelare certi misteri apparentemente insondabili, c’è tanta confusione e tanto interesse a confondere le acque per evitare il raggiungimento della verità. Di buono c’è che la storia viene continuamente riscritta, prima o poi lo sarà in maniera corretta.

Che seguito avrà “Alchemaya”?

Con la partecipazione al festival di Sanremo e la pubblicazione del disco, il progetto vivrà un’ultima fase scandita da incontri con il pubblico e un tour estivo, durante il quale non escludo di poter richiamare Ricky Tognazzi che, già durante il tour teatrale di Alchemaya, aveva dato un valore aggiunto alla narrazione.

Raffaella Sbrescia

Video: La leggenda di Cristalda e Pizzomunno

https://youtu.be/WRgxeA3wAh8

Sanremo 2018: le dichiarazioni dei vincitori Ermal Meta e Fabrizio Moro e dei finalisti

Sanremo 2018 - I vincitori

Sanremo 2018 – I vincitori

Il Festival di Sanremo numero 2018 si è concluso con la vittoria di Ermal Meta e Fabrizio Moro con il brano “Non mi avete fatto niente”. Secondo il collettivo de Lo Stato Sociale con “Una vita in vacanza”. Terza Annalisa con “Il mondo prima di te”. A Ron il premio della critica Mia Martini per “Almeno pensami” di Lucio Dalla. Lo share di ascolti è stato il più alto degli ultimi 16 anni, la media è stata del 52.27%.

Le dichiarazioni della conferenza stampa.
Ermal Meta: Mi ero convinto che saremmo arrivati terzi. Stavolta, dopo tre anni ho saltato l’abbonamento (ride). Sono molto felice non tanto per la classifica ma per quello che rappresenta la canzone. Ci abbiamo messo coraggio e speranza per divulgare questo messaggio nella città dove tutto è nato. Se avessimo pensato ai pronostici, non avremmo vinto. Non abbiamo vissuto particolari momenti di ansia, solo mercoledì (ovviamente) siamo rimasti in tensione. Dedico questo premio alla Mescal che ha creduto in me quando nessun’altro lo faceva.
Fabrizio Moro: La cosa più bella è che ho trovato un nuovo grande amico, questa è la vittoria più grande. Dedico questo premio a mio figlio Libero. Ci siamo sentiti attaccati ingiustamente, poi è andato tutto al suo posto, già dopo il chiarimento in sala stampa. Adesso c’è talmente tanta gioia che non c’è spazio per altro. Sia io che Ermal siamo abituati a superare gli ostacoli e a trasformarli in rabbia positiva. Questo ci servirà per interpretazioni musicali ancora più sentite.

Parteciperete all’Eurovision Song Contest?
Se l’Italia lo vuole, lo faremo con grande onore e lo faremo in italiano.

Temi sociali e politici hanno battuto l’amore. Sta cambiando il vento?

Moro: Ho cercato spesso di fare fotografie del contesto storico che stiamo vivendo. Non è la prima volta che cerco di esorcizzare un disagio che vedo. Sanremo è un palco importante, che fa paura ma quando sali su un palco fai semplicemente quello che sai fare. Io e Ermal abbiamo suonato tantissimo, personalmente suono da quando avevo 16 anni. Abbiamo cercato di dare il massimo senza pensare ad altro.

Ermal tu sei un un uomo di frontiera, quanto influisce questo elemento nelle tue canzoni?

Questa è una canzone d’amore nei confronti dell’umanità. Quando scrivo i miei testi ci vedo sempre uno sguardo doppio. Alcuni pensieri mi vengono in italiano, alcuni in albanese, Il pensiero ha una risonanza dentro di noi. Nel momento in cui si varca un confine si diventa stranieri, in realtà siamo semplicemente persone.

Lo Stato Sociale: Avete presente quando volete fare uno scherzo bellissimo e non sapete come farlo? Ecco, è andata così. Non avevamo alcuna velleità di competizione. Volevamo arrivare penultimi e siamo arrivati penultimi al contrario. In ogni caso non abbiamo mai creduto che questa cose potesse accadere. Per quanto riguarda il testo: noi veniamo da un contesto nazional- popolare, se fossimo andati a Sanremo con una canzone d’amore, avremmo lanciato un messaggio stranissimo.

Annalisa: Non so cosa dire, sono tanto felice. Questo stato d’animo riassume tutto quello che è successo e che ho provato questa settimana. Grazie a chi ha lavorato insieme a me e che mi ha sempre sostenuto.

Ron: Questo premio compensa perfettamente la vittoria. Lucio Dalla non ha mai amato le grandi vittorie bensì quelle che contano davvero. Sono davvero felice, per me è un riscatto rispetto allo scorso anno. Oltre a questa canzone, ci sono altri brani inediti nel suo studio. Il brano che ho portato in gara risale al 2011, gli eredi di Lucio lo hanno consegnato a Baglioni che voleva farlo uscire in qualche modo e che pertanto mi ha invitato a cantarlo al Festival.

Era un brano incompiuto?
Sì, si trattava di un provino con suoni elettronici, molto ritmico. Sono stato io a volerla portare molto più vicina a me perchè sono io che la devo cantare. Ho preferito una ballad per dare più luce al testo.

La classifica di Sanremo 2018:

1) Ermal Meta/ Fabrizio Moro
2) Lo Stato Sociale
3) Annalisa
4) Ron
5) Ornella Vanoni/Bungaro/Pacifico
6) Max Gazzè
7) Luca Barbarossa
8) Diodato/Roy Paci
9) The Kolors
10) Giovanni Caccamo
11) Le Vibrazioni
12) Enzo Avitabile/Peppe Servillo
13) Renzo Rubino
14) Noemi
15) Red Canzian
16) Decibel
17) Nina Zilli
18) Roby Facchinetti/Riccardo Fogli
19) Mario Biondi
20) Elio e le Storie Tese

Tutti i premi:

Premio della critica Mia Martini: Ron “Almeno pensami”
Premio sala stampa Lucio Dalla: Lo Stato Sociale
Premio Sergio Endrigo Miglior Interpretazione: Ornella Vanoni
Premio Sergio Bardotti Miglior Testo: Mirkoeilcane
Premio Giancarlo Bigazzi Migliore composizione musicale: Max Gazzè
Premio Tim Music: Ermal Meta /Fabrizio Moro

Lo Stato Sociale a Sanremo 2018: “Una vita in vacanza pone l’attenzione sul mondo del lavoro”

Lo Stato Sociale

Lo Stato Sociale

Lo Stato Sociale è sbarcato al Festival di Sanremo 2018 sdoganando definitivamente l’idea che la musica indie non possa essere mainstream con il brano “Una vita in vacanza”. La canzone racchiude una riflessione sul mondo del lavoro di oggi. Un tema delicato, scottante e scomodo affontato in modo ironicamente leggero e scanzonato. Questo pezzo è stato arrangiato e scritto da tutti i cinque ragazzi bolognesi che fanno canzonette”, prodotto artisticamente e orchestrato da Fabio Gargiulo con gli archi  incisi e coscritti con Davide Rossi (Coldplay, U2, Goldfrapp). Il brano anticipa “Primati”, il nuovo progetto discografico del gruppo che contiene i tre inediti “Una vita in vacanza”, “Fare mattina” e “Facile” in duetto con Luca Carboni, oltre ad una nuova versione di “Sono così indie” e altri tredici singoli che hanno segnato il percorso della band dalla fondazione fino alla partecipazione al Festival di Sanremo.

Intervista
Qual è il messaggio di “Una vita in vacanza”?

Il messaggio della canzone è quello di ribellione contro le imposizioni. Il lavoro dovrebbe essere la nostra passione, la nostra parte di vita fondamntale, non deve esser un obbligo o una costrizione per sopravvivere. Dignita e di passione dovrebbero essere sempre messi al primo posto.

Qual è, invece, l’essenza del vostro collettivo?

Ci occupiamo storicamente di temi attuali e siamo attivisti politici nella nostra città. Raccontiamo quello che riteniamo importante seguendo le nostre logiche di collettivo.

Avete indossato delle magliette con i nomi di 5 operai della sede FIAT di Pomigliano. Perchè questa scelta?

La storia dei 45 operai rappresenta molto bene il mondo del lavoro contemporaneo. Un universo degradante che non rende possibile la ricerca della felicità. Il nostro è un metodo leggero ma efficace per arrivare a parlare di qualcosa di importante per tutti.

Qualcuno vi ha definito eredi di Elio e le Storie Tese, cosa ne pensate?

Ci sembra del tutto impossibile per il semplice fatto che loro sanno suonare. In ogni caso loro sono progressive, noi siamo punk.

Vi definite pazzi?
Di solito i pazzi sono definiti egocentrici. Noi semplicemente abbiamo scarso rispetto per l’autorità. Quella di Sanremo, in particolare, su di noi ha un effetto laterale. Abbiamo 4 minuti per occupare il palco.

Dove avete scovato la ballerina acrobatica 83eene Paddy Jones?

L’abbiamo scoperta su internet alla voce “vecchia che balla” al 13esimo risultato su Google.

Video: Una vita in vacanza

Cosa rispondete a chi vi dice che non siete più indie?
Indie significa indipendenti. Noi produciamo i nostri dischi con Garrincha che è e rimane indipendente. Tutto passa da noi, lavoriamo a tutti gli aspetti del nostro lavoro e non ci lasciamo dire niente da nessuno su cosa fare.

Sareste entusiasti di partecipare all’Eurovision Song Contest?

Siamo assolutamente fan dii questa manifestazione e ci andremmo molto volentieri, non abbiamo pensato all’eventuale taglio del brano, così come non abbimao minimamente pensato di vincere. “Competition isfor horses not artists” disse Bela Bartok. Il nostro obiettivo è suonare il più possibile e divertirci. Siamo qui per un altro motivo, è successo qualcosa di grande, non ci interessa null’altro.

Raffaella Sbrescia

Sanremo 2018: La serata dei duetti ha riportato la musica in primo piano e non sono mancate le sorprese

Diodato - Ghemon - Paci - Festival di Sanremo 2018

Diodato – Ghemon – Paci – Festival di Sanremo 2018

La serata più lunga del Festival di Sanremo, quella del venerdì, in genere dedicata alle cover, disattende sempre un po’ le aspettative. Stavolta invece no. Anzi. Lo share ha raggiunto nuovamente il 51.1%. con un ascolto medio di 10.108.000. La kermesse ha ripreso quota, in termini di qualità, proprio con la serata dei duetti che ha regalato una serie di sorprese e colpi di scena. Molte delle canzoni in gara hanno cambiato praticamente faccia, in molti casi addirittura in meglio.

La serata è iniziata con la finale delle sezione nuove proposte e ha visto la meritata vittoria di Ultimo con “Il Ballo delle incertezze”. Mirkoeilcane ha vinto il Premio della Critica Mia Martini mentre Alice Caioli si è aggiudicata il premio della sala stampa Lucio Dalla.

Tornando ai duetti, il primo in scaletta è quello di Renzo Rubino con Serena Rossi: un momento catartico in cui i due artisti sono apparsi in felice sintonia. La dimensione ideale per un brano che, a dirla tutta, avrebbe funzionato molto meglio se presentato direttamente in duo. Voto 8

Potentissimo sulla carta, improvvisato sul palco il duetto de Le Vibrazioni con Skin per “Così sbagliato”: tra i due non c’è feeling e le urla della pantera stavolta non hanno sortito l’effetto sperato. Voto 4

Forti, indipendenti, libere Noemi e Paola Turci che, per reinterpretare “Non smettere mai di cercarmi” scelgono di esibirsi suonando i rispettivi strumenti e fanno molto bene. Voto 6

Di grande spessore artistico, la combo Mario Biondi con Ana Carolina e Daniel Jobim per “Rivederti”: la testimonianza del fatto che in Italia la ricercatezza esiste, eccome. Voto 7

Tecnicamente perfetti, belli da vedere e da ascoltare Annalisa e Michele Bravi in “Il mondo prima di te”: una bella sintonia, voci intonate, duetto perfettamente riuscito. Voto 8

ll dialogo, ironico, tra Lo Stato Sociale e Paolo Rossi, con il tenero contributo de Il Piccolo Coro dell’Antoniano conferma la potenza del brano del collettivo bolognese “Una vita in vacanza”. Voto 8

Osa e sceglie di muoversi fuori dalle logiche mediatiche e di mercato Max Gazzè invitando due eccellenze del jazz italano come Rita Marcotulli al pianoforte e Roberto Gatto alla batteria. Il brano “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” perde potenza lirica e non riesce al meglio. Voto 5

Imbarazzo per i problemi tecnici di Midge Ure, star ospite dei Decibel per duettare in “Lettera dal Duca” e omaggiare David Bowie: un momento di celebrazione di una corrente generazionale che ha fatto scuola. W la new wave. Voto 6

Sorprende la classe e la buona riuscita della combinazione artistica tra Ornella Vanoni, Bungaro, Pacifico e Alessandro Preziosi. Un classico delizioso e piacevole Voto 7

La vera sorpresa della serata è Ghemon che regala una ventata d’aria fresca al brano “Adesso” di Diodato e Roy Paci. Veramente uno dei contributi meglio riusciti della serata.

Per nulla piacevole il trio Roby Facchinetti/Riccardo Fogli/Giusy Ferrari  ne “Il segreto del tempo”. Il brano non funziona affatto. Voto 3

Cresce la struttura cosmopolita e il fascino interculturale de “Il coraggio di ogni giorno” di Enzo Avitabile/Peppe Servillo insieme a Avion Travel e Daby Tourè. Voto 6

Intenso ed emozionante il monologo di Simone Cristicchi in “Non mi avete fatto niente” con Ermal Meta e Fabrizio Moro la cui interpretazione rimane comunque la più intensa. Fabrizio vomita rabbia e fa proprio impressione sul palco. Voto 7

Preziosa Arisa che, con la sua voce, regala nuova linfa a “Eterno” di Giovanni Caccamo che si conferma un ottimo autore sebbene sia meno centrato come cantautore. Voto 5

Solitamente algida, stavolta calda e coinvolgente, Alice in “Almeno pensami” con Ron. Voto 5.5

Assolutamente fallito l’esperimento del duetto tra Red Canzian e Marco Masini per “Ognuno ha il suo racconto”: non si capisce la logica con cui è stato concepito il duo meno ancora quella con cui è stato fatto l’arrangiamento del brano. Voto 4

Coreografico, coinvolgente e suggestivo il momento dei The Kolors insieme a Tullio de Piscopo ed Enrico Nigiotti per “Frida (Mai mai mai): un trionfo di percussioni e batteria. Voto 7

Intenso e delicato il dialogo messo in piedi da Luca Barbarossa con Anna Foglietta. Incontro artistico felice e di alta scuola. Voto 7

Altra felice sorpresa il duetto tra Nina Zilli e uno dei migliori cantautori in circolazione quale è Sergio Cammariere per la bella “Senza appartenere”. Voto 7.5

Sottotono rimane il Festival di Elio e le Storie Tese nonostante il gradito ritorno dei Neri per Caso in “Arrivedorci”. Voto 4

Raffaella Sbrescia

Sanremo 2018: la terza serata vince gli ascolti ma le pecche sono comunque tante. Le pagelle

Baglioni - Negramaro

Baglioni – Negramaro

Ok, gli ascolti della terza serata del Festival di Sanremo 2018 sono da record. Uno share del 51.6 per cento sancisce il consenso degli spettatori ma, attenzione, questo dato non implica che il commento alla puntata debba essere per forza di tipo celebrativo. Anzi.
Purtroppo bisogna dirlo: questo Sanremo si sta trasformando in un concerto di Claudio Baglioni suddiviso in 5 serate. Ad intervallare le sue esibizioni, una serie di gag e scenette veramente grottesche. Su tutto spicca l’imbarazzante omaggio alle donne fatto da Michelle Hunziker e il finto malore di Memo Remigi. Non si capisce perchè si debba scimmiottare la tv del dolore in un contesto che dovrebbe proporsi come fonte di intrattenimento culturale di alto livello. Come sapete in questa sede ci si occupa del fronte musicale del festival ma certi aspetti non possono essere ignorati, da una macchina come quella sanremese ci si aspetta rispetto della storia italiana nonchè dell’impostazione culturale per cui diverse generazioni hanno lottato. Il Festival di Sanremo non è un semplice programma di intrattenimento, la kermesse è lo specchio del nostro paese e non ci può permettere di mettere in piedi certi siparietti così ridicoli e di cattivo gusto.

Dal punto di vista musicale, i momenti salienti della serata sono relativi alla buonissima esibizione dei Negramaro che hanno ricordato “Mentre tutto scorre” in versione acustica, hanno presentato il nuovo singolo “La prima volta” e hanno omaggiato Baglioni con una sentita interpretazione di “Poster” da parte dell’emozionato Guliano Sangiorgi.
Raffinato il duetto di James Taylor con Giorgia sulle note di “You’ve got a friend”. Prezioso il momento dedicato al pianista Danilo Rea e a Gino Paoli. I loro omaggi a De Andrè e Umberto Bindi sono stati molto emozionanti.

Sul fronte nuove proposte: Mudimbi (vincitore del premio Assomusica) intrattiene il pubblico con mille moine, Eva Pevarello prova a rimettere in piedi la sua carriera, Ultimo mette un’importante ipoteca sulla probabile vittoria, Leonardo Monteiro spicca con la sua voce ma l’attenzione viene irrimediabilmente distolta dal colore rosato del fondotinta con cui l’hanno truccato.

Le canzoni dei big ormai le conosciamo ma, come sempre accade, il secondo ascolto è quello che regala la possibilità di cogliere sfumature e dettagli sfuggiti in prima battuta.
Migliora l’intonazione di Giovanni Caccamo. La sua “Eterno” celebra il sentimento incondizionato in modo elegante e raffinato. Voto 6

Lo Stato Sociale è sicuramente favoritissimo, il brano “Una vita in vacanza” è furbo, il testo è grottescamente attuale e la melodia è catchy. Rimane capire come sarebbe la loro esibizione senza il fenomeno da baraccone sul palco. Voto 5

Luca Barbarossa con “Passame Er Sale” rientra in una categoria cantautorale di stampo superiore. Altra scuola, altra stoffa. (Un filino logorroico a fine esibizione) Voto 7

Stesso discorso per il duo Enzo Avitabile/Peppe Servillo: “Il coraggio di ogni giorno” mette in risalto una matrice mediterranea che profuma di magia e bellezza ma anche di quotidiana disperazione. Un regalo immeritato al pubblico generalista. Voto 8

Complimenti anche a Max Gazzè che, con “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, regala nuova linfa al folklore di origini antiche. Che gioia vedere l’esaltazione della lingua italiana e dell’Orchestra Sinfonica. Un balsamo per lo spirito Voto 8

Pessima l’esibizione di Roby Facchinetti e Riccardo Fogli con “Il segreto del tempo”: non c’è chimica, non c’è intonazione, non c’è più fiato per cantare. Dopo mezzo secolo sul palco è il caso di pensare quanto possa valere ancora la pena rimanerci se non ci sono più i mezzi per farlo al meglio. Voto 3

Ermal Meta e Fabrizio Moro sono i super favoriti del Festival. Il fatto è conclamato. Di base “Non mi avete fatto niente” è un bel brano e, dopo la bagarre regolamentare, la loro interpretazione è nettamente migliorata su tutti i fronti. Voto 7

Noemi osa con il suo vestito e si conferma graffiante e determinata con “Non smettere di cercarmi”. Avanti così Voto 6

I The Kolors hanno il brano più scenografico da interpretare. Saranno un sicuro successo radiofonico anche se, a dirla tutta, il testo non si capisce neanche più di tanto. Voto 4.5

Sempre più incompreso Mario Biondi e la sua “Rivederti”. Il Festival non è assolutamente il posto giusto per la sua raffinata ricercatezza Voto 6

Raffaella Sbrescia

Sanremo 2018- Le pagelle della prima serata

Sanremo 2018- Le pagelle della prima serata

Sanremo 2018- Le pagelle della prima serata

Cosa ci si aspetta da questo 68° Festival di Sanremo? Nel 2018 innovare è impossibile eppure ogni anno prevale la voglia di lasciarsi sorprendere. Purtroppo le aspettative sono state disattese. Quello che salta subito all’occhio è che, al contrario di quanto annunciato, sia stato dato molto più spazio al bieco tentativo (fallito) di intrattenere invece di dare risalto alla musica d’autore.
Una prima puntata infinita e soporifera, mossa a stento da qualche breve slancio, non ha portato quel guizzo di cui aveva bisogno il Festival più amato d’Italia. Per quanto riguarda la conduzione, se non fosse stato per Fiorello, non avremmo potuto annoiarci di più. Certo, ben 11 milioni di spettatori con un 52% di share hanno guardato la kermesse ma, ad occhio e croce, sono poche le cose che funzionano bene. Da segnalare l’elemento più trash: la sigla è la cosa più brutta che avessero mai potuto proporre al pubblico. In ogni caso, visto che in questa sede ci occupiamo di musica, sarà solo e soltanto quello che andremo a valutare.

Pagelle

Annalisa “Il mondo prima di te”: la sua potenza vocale è una garanzia. La svolta sexy la rilancia al grande pubblico. Magari stavolta ci sarà un meritato podio. Voto 7

Ron “Almeno pensami”: portare un brano inedito di Lucio Dalla a Sanremo e già di per sè un regalo. La classe, la raffinatezza, la poesia di un modo di concepire i sentimenti in modo unico e speciale sono invece una risorsa. Voto 6.5

The Kolors “Frida” (Mai mai mai): il testo non dice nulla di utile eppure l’impatto sonoro del brano dei The Kolors è quello più vivo e trascinante. Questo brano farà il botto in radio e, tutto sommato, ci stare anche bene. Voto 6

Max Gazzè “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”: la scelta del signor Gazzè è controcorrente. La bellezza ancestrale di questa fiaba è un balsamo. Una ballata medievale, arricchita dal graditissimo contributo di una (brava) arpista. Poco importa se il brano non sia per niente sanremese, Max Gazzè si trova in un punto della sua carriera in cui può permettersi di osare senza riserve. Voto 8

Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico ” Imparare ad amarsi”: i tre portano in gara il brano più bello del Festival. Un intelligente bilancio esistenziale per ammalati di autocommiserazione. Voto 8,5

Ermal Meta/Fabrizio Moro“Non mi avete fatto niente”: in attesa di conoscere le sorti di questo brano ispirato ai fatti di cronaca che deturpano l’attualità dei nostri giorni. C’è da dire che le voci di Fabrizio ed Ermal non risultano amalgamate. Diversi sono i punti da sistemare. In ogni caso sarebbe un dispiacere vedere eliminate due delle migliori firme del cantautorato italiano Voto 5

Mario Biondi “Rivederti”: Chi ama il jazz e il soul lo sa, in Italia piacciono soprattutto le canzonette. In un contesto come quello sanremese la qualità quasi mai viene premiata come meriterebbe. Non arrabbiarti Mario. Voto 6

Roby Facchinetti/Riccardo Fogli “Il segreto del tempo”: il loro brano è anacronistico in toto e, a dirla tutta, risulta veramente triste e pesante. Voto 3

Lo stato sociale “Una vita in vacanza”: sono furbi, sono intelligenti, la toccano piano su quello che in realtà è il modo di pensare contemporaneo. L’ospitata della vecchina ballerina fa divertire e c’è da ammettere che il loro brano è quello che ha già messo una buona ipoteca sulla vittoria. Voto 9

Noemi: “Non smettere mai di cercarmi”: il graffio, il piglio sicuro e l’energia di Noemi sono un esempio da seguire. Onore al merito. Voto 6

Decibel “Lettera dal duca”: l’ispirazione arriva da un mondo lontano, il cui fascino può essere colto da pochi illuminati. Voto 5

Elio e le Storie Tese “Arrivedorci”: la storia di ragazzi demenziali che volevano cambiato l’universo che li opprimeva giunge al termine. Gli Elii salutano il pubblico stancamente e senza brio. Voto 4

Giovanni Caccamo “Eterno”: ispirato, concentrato e convinto Caccamo. Il suo brano convince perchè è dannatamente romantico Voto 7

Red Canzian: “Ognuno ha il suo racconto”: il sound è rock, il testo è attuale la differenza con gli altri due Pooh è schiacciante. Voto 6

Luca Barbarossa “Passame er sale”: un folk d’autore made in Italy con cui l’artista racconta l’amore, quello che sopravvive alla routine e alla quotidianità. Ben fatto. Voto 8

Diodato e Roy Paci “Adesso”: questa coppia è da rodare un po’ su tutta la linea. Peccato perchè Antonio Diodato scrive e canta grandi cose. Proviamo a capirci di più con un nuovo ascolto Voto 4.5

Nina Zilli “Senza appartenere”: donna sa volare mentre il cielo cade. Il testo è molto buono, c’è da capire chi voglia essere Nina Zilli su un palco. Voto 5

Renzo Rubino “Custodire”: i brani di Renzo sono piccole gemme che sgorgano da un grande cuore colmo di emozione. Voto 6

Enzo Avitabile/Peppe Servillo “Il coraggio di ogni giorno”: due maestri portano una terra difficile sul palco di Sanremo. La quota qualità è salva. Voto 8

Le vibrazioni: “Così sbagliato”: Sarcina è in forma, il sound è impattante. Un ritorno convincente. Voto 6

Sanremo 2018: Baglioni annuncia un Festival purista e popolar-nazionale

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Un Festival di Sanremo purista e non populista è quello che si terrà a Sanremo dal 6 al 10 febbraio 2018 in onda su Rai Uno. Per l’edizione numero 68, Claudio Baglioni direttore, autodefinitosi dittatore della kermesse, sceglie un’intelaiatura fissa, solida e impossibile da scalfire: la canzone italiana sarà infatti, forse finalmente, al centro della scena. Al suo fianco, Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino che si avvicenderanno in una conduzione di gruppo senza prime donne.

Fa riflettere l’intento, ampiamente dichiarato, di riportare la melodia Made in Italy al centro della scena. No agli scimmiottamenti, no alle brutte copie dei successi d’oltreoceano anche se la nota stonata c’è. Scegliere di imporre ai cantanti ospiti di “cantare qualcosa di matrice italiana” non sembra un’idea vincente per i più disparati motivi. Il focus sulla canzone italiana è sacrosanto ma il troppo, come sempre, rischia di stroppiare, e pure parecchio.

Sanremo 2018

Sanremo 2018

Un festival popolar-nazionale, dunque, è quello che Baglioni sta mettendo in piedi. Cinque serate che daranno tanto spazio ai 28 brani in gara che, quest’anno, dureranno ben 4 minuti ciascuno. No alle eliminazioni e alle cover, no ai cantanti freschi di talent show, no alle star di Hollywood. Insomma Baglioni ha fatto diversi tagli col passato, ha abbracciato a pieno titolo il ruolo di timoniere, ha voluto definire in modo marcato un’impronta purista, forse arcaica e non troppo conscia del potenziale dettato dai gusti del pubblico più giovane, ma bisogna riconoscere che la sua, anche se solo sulla carta, è già un’impresa: recuperare la tradizione della musica popolare italiana che, negli anni d’oro ha saputo fare davvero la differenza.

Raffaella Sbrescia