Luca Carboni alla riscossa con il suo “Pop Up tour”. Il report del sold out al Fabrique di Milano

Luca Carboni @ Fabrique ph Francesco Prandoni

Luca Carboni @ Fabrique ph Francesco Prandoni

Con la super hit “Luca lo stesso” Luca Carboni ha scalato le classifiche delle radio italiane e si è imposto anche all’attenzione dei giovanissimi dopo aver celebrato il trentennale della sua bellissima carriera con “Fisico & Politico”, il disco di duetti pubblicato nel 2013. Successivamente alla pubblicazione di un nuovo album di inediti, intitolato “Pop Up” (Sony Music), il cantautore bolognese ritorna sui palchi dei club italiani con il “Pop Up tour”,  prodotto da F&P Group e lo fa partendo dal Fabrique di Milano. Pubblico delle grandi occasioni e diretta in radiovisione su Rtl dimostrano subito grandi aspettative da ambo le parti. La scaletta assemblata è molto ricca con 23 brani per due ore di concerto senza stop. Sul piatto tanti brani tratti da  ”Pop-Up” ma anche successi intramontabili, tra gli altri segnaliamo “Mare Mare”, “Farfallina”, “Silvia lo sai”, “Fragole buone buone”, “Ci vuole un fisico bestiale”.

Luca Carboni @ Fabrique ph Francesco Prandoni

Luca Carboni @ Fabrique ph Francesco Prandoni

Ad arricchire lo show, pensato in chiave contemporanea, una serie di filmati ispirati alla pop art, laser mapping di ultima generazione e tanto colore sia musicale che visivo. Arrangiamenti inediti e nuove versioni in chiave electropop di brani tratti dai lavori precedenti, batterie elettroniche, synth e campionamenti misti sono gli elementi che Luca Carboni e la sua affiatata band scelgono per narrare storie agrodolci che sanno ancora emozionarci. Il viaggio musicale proposto dall’artista ha le radici ben piantate negli anni ’80  ma ha saputo trovare canali di interconnessione con i giorni nostri: “Luca lo stesso”,  “Milano”, “Bologna è una regola”, la bellissima “Chiedo scusa”, ispirata dalla poetessa Szymborska,  “Dio in cosa crede”, “ 10 minuti” sono solo alcune delle ultime produzioni di Luca Carboni che, nonostante qualche imprecisione di troppo, dimostra di avere ancora una passione incontenibile ed un entusiasmo tanto autentico quanto spiazzante, soprattutto se  messo a confronto con quello di tanti altri giovani artisti che cominciano soltanto adesso ad affacciarsi sul panorama musicale italiano.

 Raffaella Sbrescia

Le date del Pop Up tour Club 2016

FEBBRAIO
20 FEBBRAIO, TORINO – TEATRO DELLA CONCORDIA DI VENARIA REALE
23 FEBBRAIO, SAN BIAGIO DI CALLALTA (TV) – SUPERSONIC ARENA
25 FEBBRAIO, NONANTOLA (MO) – VOX CLUB
27 FEBBRAIO, ROMA – ATLANTICO
28 FEBBRAIO, NAPOLI – CASA DELLA MUSICA

MARZO
1 MARZO, BARI – DEMODÈ
4 MARZO, CIVITANOVA MARCHE – DONOMA
8 MARZO, FIRENZE – OBIHALL
17 MARZO, PARMA – CAMPUS INDUSTRY MUSIC

APRILE
7 APRILE, PISA – TEATRO VERDI
14 APRILE, BRESCIA – TEATRO PALA BANCO
17 APRILE, BOLOGNA – ESTRAGON

Non siamo soli: il cantautorato spirituale di Giovanni Caccamo come baluardo della sensibilità

Giovanni Caccamo @ Quirinetta Caffè Concerto ph Roberta Gioberti

Giovanni Caccamo @ Quirinetta Caffè Concerto ph Roberta Gioberti

Con “Via da qui”, il brano donato e cucito su misura per lui da Giuliano Sangiorgi, Giovanni Caccamo ha conquistato il terzo posto al Festival di Sanremo con un intenso duetto insieme all’amica e conterranea Deborah Iurato. Il brano riporta in auge il sentimento dell’amicizia, intesa nel senso più autentico del termine: «Con questa canzone vorremmo riportare in auge questo sentimento così poco di moda come l’amicizia, perché di solito si parla sempre d’amore. L’essenza del pezzo è la capacità di chiedere scusa, quindi di mettere da parte l’orgoglio in una situazione di difficoltà, che può esserci in un rapporto di amicizia, d’amore, ma anche nel dialogo tra i popoli. Di fatto questa parola magica che usiamo poco, potrebbe essere la chiave per risolvere tanti problemi. La frase che preferiamo del testo infatti è proprio “Se mi sussurri ‘scusa’ resto”», ha spiegato Giovanni durante un recente incontro alla Sugar di Milano.

Oggi ritroviamo il cantautore all’indomani della prima delle otto esclusive anteprime teatrali dell’artista, tenutasi al Quirinetta Caffè Concerto di Roma: «Ero alla ricerca di una maniera per poter dire grazie a tutte le persone che mi seguono – ha dichiarato il giovane cantautore siciliano – e ho pensato che il modo migliore per farlo fosse quello di suonare, gratis per loro, in un teatro». In effetti per poter assistere ad uno degli appuntamenti in programma basta presentarsi in teatro con una copia del nuovo album di Giovanni Caccamo “Non Siamo Soli”, pubblicato lo scorso 12 febbraio per Sugar. L’invito varrà anche per tutti coloro che avranno acquistato l’album digitalmente, che dovranno presentarsi in teatro con la prova d’acquisto rilasciata dallo store digitale da cui hanno effettuato il download.

Giovanni Caccamo @ Quirinetta Caffè Concerto ph Roberta Gioberti

Giovanni Caccamo @ Quirinetta Caffè Concerto ph Roberta Gioberti

Ma parliamo proprio di “Non siamo soli”; il disco prende il titolo da un energico brano composto dallo stesso Caccamo, che racconta: «Ho cercato di trovare un suono coerente con me e con le mie canzoni. Protagonisti sono i testi, le melodie e la voce. Il titolo prende il nome da uno dei brani più importanti dell’album, che ho scritto a Gerusalemme e che si basa sulla considerazione che anche nelle situazioni di solitudine chiunque può alzare gli occhi al cielo e trovare qualcuno pronto a tendere una mano. È un invito a una spiritualità che non ha un nome e che secondo me prescinde dalla religione, è un’attenzione verso una verticalità e non solo verso un’orizzontalità terrena». L’intero lavoro, in effetti, è contraddistinto da una cura particolare per la costruzione dei suoni, ricche partiture per archi e arrangiamenti immaginifici rivestono in maniera sartoriale parole scelte con attenzione per catturare il pensiero e lo spirito dell’ascoltatore.

Ad aprire la tracklist è  “Silenzio”: “non parlare, ascolta i suoni e le espressioni del silenzio,  insieme a me, insieme a me”. In un mondo bombardato da parole, pensieri, messaggi, stimoli, il silenzio assurge, dunque, un posto di rilievo, ulteriormente rinforzato da una frequente reiterazione rintracciabile anche in altri brani. “Nonostante noi sopravviverò in questo mondo che ha perduto le regole”, canta Giovanni in “Nonostante noi”, una ballad cullata da una dolce chitarra acustica. Ritmata e decisa la melodia uptempo di “Da domani”: “Finalmente dico ciò che penso, guardo dritto in faccia la realtà perché vivere non è un gioco di paure o almeno non per me”; testa alta e spalle dritte per imparare a scegliere solo quello che davvero fa per noi.

Giovanni Caccamo @ Quirinetta Caffè Concerto ph Roberta Gioberti

Giovanni Caccamo @ Quirinetta Caffè Concerto ph Roberta Gioberti

Sulle note di una notte si svolge, invece, la trama di “Senza motivo”: due epicentriche metà si pensano, si aspettano, si cercano, si incontrano, si perdono.  Preziosa e delicata è la magia di “Resta con me”, la vera perla di tutto l’album. Giovanni Caccamo duetta con una meravigliosa Carmen Consoli coronando il suo sogno e regalandone, a sua volta, uno nuovo a noi, beneficiari di un’alchimia davvero unica: «Resta con me anche senza dire niente, anche senza dire quello che vorrei sentirti dire ancora. Come vorrei che questa luce illuminasse i miei tormenti e le maree; come vorrei che queste foto appese mi parlassero di te; amarti non è certo una follia” e poi, ancora, “Senti come sono vicino pur essendo lontano da te, la notte ci sorride, la luna è sempre quella se le guardi da quaggiù anche se qui manchi tu. Resta con me, osserviamoci in silenzio, non lasciamo spazio a tutti quei fantasmi respiriamo ancora”. Un crescendo melodico e semantico intriso di pathos e di sentimento autentico, solo per vere anime sensibili.

Giovanni Caccamo @ Quirinetta Caffè Concerto ph Roberta Gioberti

Giovanni Caccamo @ Quirinetta Caffè Concerto ph Roberta Gioberti

  Tutt’altro registro per “Rimani”, un brano tutto da ballare per stemperare i toni e provare a districarsi con leggerezza tra pensieri complessi. Potente ed energica anche la veste sonora di “Sei”, spassosa, originale ed irriverente la trama swing di “Più tempo”. Intima ed essenziale, forse ancora più godibile, la versione acustica di “Via da qui”. Immancabile anche “Amore senza fine”, la speciale cover portata all’Ariston con Deborah Iurato, scelta per omaggiare una colonna della nostra musica come Pino Daniele e portare avanti un messaggio preciso. A chiudere il disco è una storia d’amore a lieto fine;  si tratta di “Insieme per l’eternità”, la canzone che Caccamo ha cantato insieme a Malika Ayane per il cortometraggio “Lava”, proiettato in occasione dell’uscita del film “Inside Out”, targato Pixar. Un piccolo sogno d’amore eterno ci restituisce l’ingenuità che, mentre il cinismo ed il disincanto imperante stanno tentando di toglierci, nella penna di artisti come Giovanni Caccamo, continua ad esistere facendoci commuovere senza riserva alcuna.

Raffaella Sbrescia

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Giovanni Caccamo @ Quirinetta Caffè Concerto ph Roberta Gioberti

Giovanni Caccamo @ Quirinetta Caffè Concerto ph Roberta Gioberti

Giovanni Caccamo @ Quirinetta Caffè Concerto ph Roberta Gioberti

Giovanni Caccamo @ Quirinetta Caffè Concerto ph Roberta Gioberti

Giovanni Caccamo @ Quirinetta Caffè Concerto ph Roberta Gioberti

Giovanni Caccamo @ Quirinetta Caffè Concerto ph Roberta Gioberti

 

Video: Via da qui

I Twenty One Pilots all’Alcatraz per l’unico live italiano: quando la musica è energia

Twenty One Pilots

Twenty One Pilots

Quattro album all’attivo ed una travolgente formula live hanno traghettato i Twenty One Pilots direttamente in cima alle classifiche mondiali. Sul palco dell’Alcatraz di Milano per l’unica data italiana del loro nuovo tour,  Tyler Joseph (cantante, tastierista e chitarrista)  e Josh Dun (batterista) hanno portato una ventata di energia e creatività grazie ad un irresistibile mix di musica indie pop, elettronica e rap. Il nome Twenty One Pilots è il frutto di una scelta filosofica e viene da un’opera teatrale di Arthur Miller, intitolata “All My Sons”. La storia racconta di un appaltatore bellico che invia consapevolmente parti di aeroplani difettate in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale, con il timore che, qualora dovesse ammettere l’errore, ci rimetterebbe economicamente; la decisione porta alla morte di 21 piloti. La storia penetra a fondo nella mente di Joseph, tanto da risultare decisiva per la scelta del nome della band.

Twenty One Pilots (foto di repertorio)

Twenty One Pilots (foto di repertorio)

Dopo aver pubblicato due album in maniera indipendente (“Twenty One Pilots” nel 2009 e “Regional at Best” nel 2011), il duo ha firmato con l’etichetta Fueled by pubblicando “Vessel” nel 2013 ed il nuovo “Blurryface”,  un album innovativo e vibrante, concepito durante il precedente live tour, in cui ciascun brano è caratterizzato una forte spinta propulsiva infusa dall’imperiosa batteria di Josh. Determinati  nel voler creare un tipo di musica aperta alle interpretazioni, sia per quanto concerne le tematiche che i suoni, i Twenty One Pilots curano molto anche le loro performances dal vivo. Colpisce la furia ed il dispendioso impegno fisico di Joseph, autentico  animale da palcoscenico che si arrampica sulle impalcature e si tuffa sulla folla, incanta e delizia la potenza e la padronanza dello strumento da parte di Dun. Un tripudio di rime sofferte, a tratti enigmatiche, in grado di costruire una speciale rete di connessione emotiva con i nostri giovanissimi in cerca di punti di riferimento.

Raffaella Sbrescia

Setlist

Heavydirtysoul

Stressed Out

Guns for Hands

Migraine

Polarize

House of Gold

We Don’t Believe What’s on TV

The Judge

Lane Boy

Piano + Drum Medley

The Pantaloon

Semi-Automatic

Forest

Screen

Ode to Sleep

Addict with a Pen

Screen

Doubt

Holding On to You

Ride

The Run and Go

Tear In My Heart

Car Radio

Encore:

Goner

Trees

Video: Tear in my Heart

“Canzoni di contrabbando”: l’antologia di Eugenio Bennato alla scoperta del Mediterraneo

Eugenio Bennato presenta "Canzoni di contrabbando" ph Roberta Gioberti

Eugenio Bennato presenta “Canzoni di contrabbando” ph Roberta Gioberti

“Non una semplice antologia, ma un percorso da fare insieme”.
Applausi e grande partecipazione ieri pomeriggio alla Feltrinelli di Via Appia, per la presentazione del nuovo lavoro di Eugenio Bennato, “Canzoni di Contrabbando”, prodotto da Taranta Power e promosso e distribuito da I Company.
Non solo una “summa” quindi di sonorità mediterranee, ma la rappresentazione di un modo di essere, di un Sud che si ribella e rivendica la propria dignità espressiva, politica, geografica. Il Sud visto non come un Nord mancato, ma come una fonte di pensiero, e di idee, da sempre vissuti come negativi, e che cercano invece un loro spazio di affermazione. Uno l’inedito, che apre la presentazione ed il CD, proposto con un video girato, nelle scene interne, presso l’ex OPG Filangieri di Napoli, oggi “Je so’ Pazzo”,e in quelle esterne a Tangeri, in Marocco.  Inedito dal titolo “Mon Pere et ma Mere”, dalla significativa strofa di esordio:

“Mon père et ma mère
se sont connus dans la galère
comme héritage ils m’ont laissé
m’ont laissé dans la misère”

Un brano che fonde sonorità classiche mediterranee con un rap leggero e naif, interpretato in maniera molto coinvolta dalla piccola Eugenia. Un’ “Antologia richiesta”, dice Bennato, che sintetizza una coerenza stilistica e contenutistica, propria di quarant’anni di carriera di questo raffinato cantautore e ricercatore, precursore già negli anni ’70, a fianco di Roberto de Simone, Carlo d’Angiò, ed altri significativi nomi del sound campano, di un filone che negli anni successivi si articolerà su un lavoro di analisi ed approfondimento, rielaborazione e contaminazione di tutte quelle sonorità e quei testi che nell’area del bacino mediterraneo si fanno espressione di cultura, calore, accoglienza. In una parola, “Umanità”.

Eugenio Bennato presenta "Canzoni di contrabbando" ph Roberta Gioberti

Eugenio Bennato presenta “Canzoni di contrabbando” ph Roberta Gioberti

Canzoni di Contrabbando perché, quasi tutte le canzoni contenute nell’antologia, sono cantate da centinaia, migliaia di persone, prima tra tutte “Brigante se more”, ed hanno la caratteristica di essere arrivate ad un pubblico vasto, attraverso percorsi che ricordano i sentieri dei contrabbandieri. Canzoni non divulgate via etere, ma tramandate di corda in corda, di voce in voce, di tamburo in tamburo. Una contrapposizione cercata come scelta di via alternativa a quella della logica commerciale. Mediterraneo come apertura mentale, quindi, Mediterraneo come ricerca di percorsi, di analogie, di incontri storicizzati, che hanno lasciato una traccia ben evidente soprattutto in ambito musicale. Numerosi i brani proposti dal vivo, accompagnati dalla chitarra virtuosa di Ezio Lambiase, e, coinvolgente e commovente, come sempre, la partecipazione di Pietra Montecorvino, la “voce graffiante”, grintosa interprete di “Brigante se more “, e, quasi una dedica, “Tu si ‘na cosa grande pe’ mme”: un momento di passione e di emozione che è diventato oramai un “must” nel repertorio di questa meravigliosa artista che tanta parte di questo “percorso mediterraneo” ha condiviso, nel corso degli anni, con il cantautore partenopeo.

Roberta Gioberti

Video: “Mon Pere et ma Mere”

This is Acting: nel suo nuovo album Sia è interprete delle proprie canzoni

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“This is Acting” è il titolo ma anche l’essenza del nuovo album di Sia Furler. Pubblicato proprio oggi, 29 gennaio 2016, in tutto il mondo, il nuovo lavoro è il settimo della discografia dell’autrice più prolifica degli ultimi anni. Nei 12 brani  che ne compongono la tracklist, l’artista australiana non esprime se stessa ma si cala nei panni altrui, esattamente come farebbe un’attrice interpretando pezzi che aveva inizialmente scritto per Rihanna, Adele, Beyoncé, Shakira e che loro hanno rifiutato. Il grande paradosso di questo disco è che, sebbene si tratti per la maggior parte di “scarti”, Sia è riuscita a ricostruire una specifica identità per ciascuno di essi grazie alla sua voce: potente eppure fragile, capace di lacerarsi in modo struggente ed incontrollabile.  “This is acting” finisce, dunque, con lo svelare in maniera del tutto inaspettata pregi e difetti della songwriter australiana.

L’album si apre con “Bird set free”:  una canzone che ha vissuto una lunga epopea e diversi rifiuti e che oggi si riveste di nuova luce grazie ad un ’interpretazione appassionata e convincente. Di grande spessore anche “Alive”, pensata per “25”, scritta con la cantante inglese Adele e con il cantautore Tobias Jesso Jr. Il brano racchiude la confessione di una sopravvissuta ai suoi demoni che celebra se stessa ed è veramente coinvolgente. “One million bullets” esce fuori dal coro, la canzone non è mai stata proposta a nessuno, Sia l’ha tenuta per sé impreziosendola con un’atmosfera sonora delicata e sognante. Di tutt’altra caratura è “Move your body”;  scritto e pensato per Shakira, il brano è vorticoso e movimentato. “Your body is poetry”, canta Sia, mentre in “Cheap thrills” si cala nei panni di una party girl. All’interno del disco c’è anche Kanye West, con cui Sia scrive e co-produce “Reaper”.  Arriviamo a “Footprints” estratto da un gruppo di canzoni scritte per l’album del 2013 di Beyoncé, a seguire troviamo la sorprendente “Sweet design”, costellata di influenze, richiami e spunti  che rendono l’ascolto del brano decisamente curioso. Il sipario si cala sulle note di “Space between”, una ballad in cui la potente vocalità di Sia si fonde con un insieme di fantasmatici riverberi, scelti per chiudere in modo suggestivo un disco  eterogeneo, in grado di offrire sfumature interpretative sempre nuove.

 Raffaella Sbrescia

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Video: Alive


TRACKLIST

Bird set free
Alive
One million bullets
Move your body
Unstoppable
Cheap thrills
Reaper
House on fire
Footprints
Sweet design
Broken glass
Space between

 

I 20 big in gara al Festival di Sanremo 2016. I nomi e i titoli delle canzoni

sanremo

1) Via da qui – Deborah Iurato e Giovanni Caccamo
2) La borsa di una donna – Noemi
3) Noi siamo infinito – Alessio Bernabei
4) Il primo amore non si scorda mai – Enrico Ruggeri

5) Guardando il cielo – Arisa
6) Wake up – Rocco Hunt
7) Mezzo Respiro – Dear Jack
8) Un giorno mi dirai – Stadio

9) Infinite volte – Lorenzo Fragola
10) Il diluvio universale – Annalisa
11) Blu – Irene Fornaciari
12) Sogni e nostalgia – Neffa

13) Di me e di te – Zero Assoluto
14) Ora o mai più – Dolcenera
15) Quando sono lontano – Clementino
16) Cieli immensi – Patti Pravo

17) Finalmente piove – Scanu
18) Semplicemente – Morgan e Bluvertigo
19) Nessun grado di separazione – Francesca Michielin
20) Vincere l’odio – Elio e le Storie Tese

 

Questi gli 8 giovani per comporre il cast di Sanremo 2016

CECILE
CHIARA DELLO IACOVO
FRANCESCO GABBANI
IRAMA
MICHAEL LEONARDI
ERMAL META
MAHMOOD
MIELE

L’amore è dove vivo: Pilar ritorna con un album di qualità

Pilar

Pilar

Pilar, all’anagrafe Ilaria Patassini presenta “L’amore è dove vivo” (Esordisco/Audioglobe) un lavoro di grandi contenuti ma soprattutto di grande qualità. Il disco giunge a tre anni di distanza dal precedente album della cantante di origini romane e si avvale delle musiche originali di Bungaro che, per la produzione artistica dell’album, ha scelto di collaborare con Antonio Fresa (colonna sonora de L’Arte della felicità di Alessandro Rak). I testi degli undici inediti di cui si compone il disco sono firmati da grandi nomi della scena musicale italiana come Pacifico, Joe Barbieri, Sandro Luporini, Mauro Ermanno Giovanardi, Alessio Bonomo e Pino Romanelli. Al centro di tutto il lavoro spicca la soave e potente voce di Pilar che interpreta ogni brano con carattere  e personalità. L’album è ulteriormente impreziosito da quattro brani che portano la firma della stella Pilar nei testi. Tra questi citiamo la particolarissima “Autoctono italiano”, canzone che elenca grazie ad assonanze e metrica ben 73 nomi di vitigni autoctoni rigorosamente italiani, l’occasione per scoprire la passione di Pilar per il mondo del vino. Presenti in tracklist anche due canzoni in francese: Forteresse di Michel Fugain, autore anche di Une belle histoire, versione originale di Un’estate fa, ed En Confidence con testo di Pierre Ruiz – produttore di Pilar – e la musica del compositore e chitarrista Federico Ferrandina (colonna sonora del film Premio Oscar Dallas Buyer Club di Jean-Marc Vallée e presente anche come arrangiatore di alcuni brani dell’album).

Pilar live @Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Pilar live @Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

L’album è stato registrato a Napoli presso il Mad Studio e poi missato e masterizzato da Gianluca Vaccaro. L’amore che attraversa le paure e le trasforma in fuoco, il fascino antico di una lettera eterna, il timore di non riuscire a spiegare un’emozione troppo forte, la seducente spensieratezza di una fuga d’estate, la sensualità latente di un amore che sazia il corpo e la mente popolano le note di un album in cui Pilar offre a chi l’ascolta la possibilità di conoscere tante delle sfumature che caratterizzano la personalità della sua voce.

 Raffaella Sbrescia

Video:

Pilar live @Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

Pilar live @Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

TRACKLIST

1. Il colore delle vene (Bungaro- A. Fresa / A. Bonomo)

2. Eternamente (Bungaro /Pilar –P. Romanelli)

3. Forteresse (Michel Fugain /Brice Homs)

4. Autoctono italiano (Bungaro / Pilar)

5. Di pugno tuo (Bungaro / J. Barbieri)

6. Ma tu chi sei? (Bungaro / M. E. Giovanardi)

7. Occhi coltelli (Bungaro / Pilar)

8. L’amore è dove vivo (Bungaro / Pacifico)

9. Fuga d’estate (Bungaro-Ferrandina-Chiodo / A. Bonomo – Pilar)

10. L’istante (Bungaro / S. Luporini)

11. En Confidence (Federico Ferrandina / Pierre Ruiz)

 Photogallery a cura di: Roberta Gioberti

Pilar live @Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

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Pilar live @Auditorium Parco della Musica ph Roberta Gioberti

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Cassandra Raffaele presenta il nuovo album “Chagall”. L’intervista

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La cantautrice, produttrice, arrangiatrice Cassandra Raffaele presenta il  suo nuovo progetto discografico  intitolato “Chagall” (in uscita il 30 ottobre). Cassandra suona chitarra, ukulele, batteria, basso e tastiere/synt. L’idea del suono dell’album parte, come prima ispirazione, da un vecchio pezzo anni 80 dei Violent Femmes, “Blister in the sun” con l’intento di unire quel mondo “grezzo”, fatto di ritmiche e reef di chitarre punk “sporche”  ai suoni sintetici del trip hop e il dub step, cercando un equilibrio tra il linguaggio digitale e analogico. “Chagall” è il  secondo disco prodotto e arrangiato da Cassandra con la collaborazione di Carlo Longo. Ricerca e sperimentazione sono la base del prodotto che vanta anche le collaborazioni di BRUNORI SAS (nella traccia “La sirena e il marinaio”), ELIO – di Elio e le storie tese (nella traccia “Meditazione”) e di NICO & THE RED SHOES (nella traccia “Il Filo”).

Intervista

Questo è un album in cui ti esprimi al massimo della libertà  e della creatività, sia dal punto di vista testuale che sonoro. Ce lo racconti?

Sì, questo è un album libero in cui ho dato sfogo alle mie idee e alle mie suggestioni musicali cercando di accostare generi lontani tra loro ad esempio il punk con il dubstep, l’elettronica con sonorità più folk, il risultato è un suono sintetizzato che è frutto di un lavoro certosino. In “Chagall” ho messo tutta la mia voglia di mettermi in  gioco, anche grazie all’appoggio di una squadra di musicisti folli quanto me che si sono lasciati sedurre dalle mie suggestioni.

Per esempio?

Molti di quelli che sembrano synth, in realtà sono chitarre “trattate” con filtri di inviluppo e passa-basso a pedale originali della Moog, come ad esempio nei brani “Chagall” e “Meditazione”. Il suono delle chitarre è dunque la sintesi di una combinazione tra strumenti vintage (Fender telecaster del 1967, una Stratocaster con un Vox Ac30 e un vecchio Ampli Fender di fine anni 60, utilizzando quanto più possibile riverbero a molla e tremolo originale, ma anche una vecchia chitarra Meazzi per certi arpeggi, come nel brano  “Valentina”) e pedali dannatamente “creativi” di costruzione analogica

Come è nata “Chiedimi”, una canzone così distante dalle altre?

 Il brano racconta delle difficoltà di comunicazione tra persone che si vogliono bene al punto da perdere la possibilità di essere complici fino in fondo. Questo è il brano più “spoglio” del disco  ma si propone come specchio delle esperienze di vita di tante persone.

Nel duetto con Brunori Sas crei un’ atmosfera veramente particolare…

Assolutamente sì . Non potevo immaginare un duetto migliore di questo! Stare accanto a Dario è stata un’esperienza straordinaria  anche dal punto di vista umano. Lui rappresenta l’incarnazione del concetto di arte, è stato bello condividere il  pezzo con lui anche se naturalmente ci ho messo del mio. Ho voluto giocare con due personaggi visto che lui è calabrese e io siciliana. Ho dato una forma plastica alle sofferenze causate dell’amore utilizzando miti e leggende.

Un mantra che ricorre spesso in “Meditazione” è “Svegliati e respira”… com’è stato lavorare con Elio?

Lui è una persona straordinaria, mi ha insegnato tanto sia ad X Factor che in quest’altro contesto. Lui ha una cura maniacale di tutto, è stato precisissimo nell’esecuzione delle voci, ha semplicemente confermato quello che sapevamo tutti e che cioè che è un grande professionista. Ci siamo ritrovati perché, seppur distanti, siamo rimasti in contatto. Ci siamo rivisti in occasione di un concerto e, forse vedendo cosa faccio e come mi muovo sul palco , si sarà convinto ad accettare questa proposta “indecente”.  Quello che mi soddisfa di più è che lui ha davvero apprezzato questo duetto e ci ha creduto fino in fondo senza dare nulla per scontato.

Perché hai intitolato il disco “Chagall”?

Ho omaggiato il pittore surrealista, il cui nome  ha campeggiato  per tutto l’anno su tutti i manifesti pubblicitari di Roma. Trovandomi lì per lavoro, ero spesso circondata da questo nome e mi è rimasto in testa. Forse c’è del surrealismo anche nel mio modo di scrivere, per cui non potevo non intitolarlo così.

Cassandra Raffaele

Cassandra Raffaele

“Da quando ci sei tu, non ci sono io”. Ci racconti la storia di ”, “A (t) tratti”?

Avevo immaginato una ragazza con degli elettrodi attaccati in testa, distesa su un lettino come se fosse in rianimazione, è stata una visione fortissima. Questa ragazza ad un certo punto si sveglia e comincia a cantare raccontando la sua esistenza fatta di  momenti tutti vissuti in funzione di un’ altra persona. Nella prima parte del racconto spiega l’amore morboso, poi ammette come stanno le cose e alla fine decide di dedicarsi a se stessa e  di vivere la propria vita appieno.

Il tuo è un percorso che dura da molto e che ti ha portato dalle performances di strada ai palchi più prestigiosi. Come ti senti oggi?

Sento di aver raggiunto finalmente la libertà artistica. Posso esprimermi e scegliere le strade da seguire sperimentando e mettendomi in gioco al massimo.

Come immagini i nuovi live?

Sarà un live esplosivo, ci sarà la carica che c’è nell’album, le canzoni sono molto ritmate, cercherò di strutturarlo in ogni dettaglio. Sto organizzando tutto e al mio fianco ci saranno musicisti straordinari tutti siciliani.

Riproporrai qualcosa del Bus Tour?

È un satellite del mio modo di concepire la musica comunque e dovunque. Un tour virtuale in cui le riprese venivano fatte in luoghi non convenzionali. Fatto  cinque anni era la novità, oggi invece è prassi. Non escludo di fare nuove sessions particolari, dovrei inventarmi qualcosa di più originale, vediamo cosa riuscirò a fare!

Ci saranno incontri con i fan?

Sì abbiamo una data su Roma alla Discoteca Laziale il prossimo 6 novembre. Il tour  partirà da fine novembre, ci sarà una data zero a casa, una  sorta di prove aperte in un locale storico della provincia di Ragusa. In seguito saremo a Roma, Firenze e Milano per tutti i dettagli venite a trovarmi sui miei canali social!

 Raffaella Sbrescia

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La tracklist di “CHAGALL”: “Chagall”, “Cane che abbaia morde”, “La sirena e il marinaio” (feat. Brunori SAS), “Il filo” (feat. Nico & The Red Shoes), “Valentina”, “Meditazione” (feat. Elio – di Elio e le storie tese), “Chiedimi”, “A (t) tratti”, “Senza farsi male” e “I fiori di Battisti”.

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Video: Cane che abbaia morde

Max Gazzè presenta Maximilian: “Un quadro con equilibrio perfetto tra forme e colori”

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Leggero e delicato, variopinto e godibile, poetico e frizzantino, “Maximilian”, il nuovo album di inediti di Max Gazzè, in uscita il 30 ottobre per Universal Music è l’undicesimo lavoro in studio del cantautore romano. Disco che, ancora una volta, ci dimostra la voglia con cui Max  si mette costantemente in gioco nel nome di sperimentazioni sonore e colorazioni semantiche sempre differenti ma soprattutto emozionanti. Visionario, a tratti onirico, nella sua riflessione sulla vita, Gazzè riesce a mantenersi sufficientemente lucido nelle descrizioni che, in ogni caso, richiamano numerose tematiche che avviliscono il nostro tempo.  L’ultimo lavoro del musicista romano nasce da una fase di sperimentazione virata verso altri lidi, proprio in corso d’opera: «Stavo sperimentando nuovi strumenti e creando suoni diversi – ha spiegato l’artista in conferenza stampa a Milano – Poi mi è apparso “Maximilian”, un uomo né del passato né del futuro, proveniente da un’altra dimensione. Il nuovo disco doveva essere un progetto sperimentale, poi sono arrivate le canzoni. Maximilian vive nello stesso spazio ma in un tempo diverso, è la somma dei modi in cui vengo descritto, una parte di me che si è staccata. Avevo 30 canzoni tra cui scegliere e sapevo che se non avessi fatto qualcosa, le avrei lasciate raffreddare. Ho impiegato una settimana a sceglierle  ed il risultato che ne è venuto fuori è un quadro con equilibrio tra forme e colori. Le canzoni sono parte di uno stesso quadro, sono un concept anche solo per il fatto che sono nello stesso disco». Con la produzione artistica dello stesso Gazzè e con la produzione esecutiva di Francesco Barbaro, il disco è stato registrato e mixato a Roma e masterizzato a New York da Chris Gehringer, presso lo Sterling Sound.

 Il disco si apre con “Mille volte ancora”: “Ti aspetterò, ti scriverò, ti perderò/ ancora mille volte ancora/ ti scorderò, ti rivedrò, ti abbraccerò/ di nuovo per ricominciare”, canta Max in quella che è la lettera di un padre al figlio, in cui emerge uno dei rapporti più delicati, fatto di partenze e di ritorni, di parole e di sguardi. Un brano meraviglioso che è frutto della collaborazione di Max con Giorgio Baldi e Simone Cremonini: «Si tratta di un rapporto più metafisico che terreno – spiega Gazzè – Bisogna non adagiarsi mai su una relazione affettiva anzi, bisogna saperla alimentare giorno dopo giorno».  “La vita com’è” è, invece, il fortunatissimo singolo che ha anticipato l’album, un particolarissimo twist che mescola atmosfere  da mambo italiano anni Cinquanta a suggestioni zingaresche. «L’intento – precisa Gazzé – era omaggiare lo ska anni Ottanta, gruppi come Madness e Specials di cui sono un grande fan».  Gli altri brani disegnano un disco centrato sull’uomo e sulla vita con pezzi che parlano di attualità. Su tutti spicca “In breve”, un brano intimo e delicato che fa riferimento al nostro essere amaramente compressi nel tritacarne dell’informazione. “Verso un altro immenso cielo” merita, invece, un discorso a parte.  Un viaggio nella psiche, un volo pindarico senza meta, oltre il tempo e lo spazio: «Si tratta del brano che è costato più degli altri,  sia in termini di realizzazione che di produzione, ci ho lavorato su veramente tanto – racconta l’artista-  Le progressioni armoniche contenute nello speciale arrangiamento del brano si rifanno a derivazioni della musica sacra e sintetizzano concatenazioni armoniche piuttosto complesse».  Straordinaria anche la potenza immaginifica di “Sul fiume”: «L’ho scritta insieme a Giorgio Baldi, con me ormai da più di 20 anni, e Simone Cremonini. Questa canzone ha un sapore un po’ retrò, mi immagino Sergio Endrigo a cantarla o Gino Paoli al pianoforte. La tonalità è molto bassa ed è una scelta voluta per conferire al brano un affascinante tocco vintage».

Max Gazzè

Dotato di particolare sensibilità, Max Gazzè è, tra l’altro il cantautore più amato dai bambini: «In effetti io e miei musicisti suoniamo sempre come se fossimo davanti a una platea di bambini. Mi lascio ispirare dal fatto che i bimbi percepiscono la musica senza filtrarla e senza interpretarla». Per quanto riguarda l’uso del linguaggio spiega: «Nei testi scritti in questi anni con mio fratello c’è sempre stata la tensione a suggerire idee per argomenti seri da rendere fruibili con una certa dose di ironia e, perché no, anche del sarcasmo. Si può essere seri senza essere seriosi e fare dell’ironia senza essere dei pagliacci. La pesantezza è dato dal modo in cui vengono usate le parole che, in ogni caso, possiedono un loro suono specifico da tenere sempre in considerazione. Di solito quando scrivo già vedo la musica, il testo deve già essere musica- continua-  Oggi noto una mancanza di consapevolezza di chi scrive: manca un’affinità tra testo e musica. Guccini e De Andrè, ad esempio, avevano una tecnica di scrittura ben precisa; ora è la fiera della rima baciata».

Max Gazzè

Max Gazzè

In merito al recente grande successo dell’esperienza in trio con Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, Gazzè commenta: “Ho finito il tour di “Sotto Casa” e dopo due giorni ero già a casa di Daniele a scrivere, è stata un’esperienza bellissima e mi è stato tutto utile, soprattutto dal punto vista pratico. Per il resto è passato troppo poco tempo per dire per quali aspetti in particolare mi abbiano segnato». Tra pochi giorni Max Gazzè inizierà anche un tour instore diverso dal solito: «Ci sarà un set acustico con la band e canterò, in ognuno di questi appuntamenti, quattro brani del disco nuovo e un paio del mio repertorio». A febbraio partirà, infine,  il vero e proprio tour, che ha già registrato svariati sold out ed il conseguente raddoppio delle date nelle maggiori città italiane: «Sono già al lavoro per la costruzione del live, stiamo già lavorando sui visual, sugli schermi, sulla scenografia. Voglio dedicarvi una particolare attenzione già da ora perché ci tengo che il risultato sia assolutamente ottimale  e curato nei dettagli».

Raffaella Sbrescia

Tracklist

Mille volte ancora

Un uomo diverso

Sul fiume

La vita com’è

Nulla

Ti  sembra normale

Disordine d’aprile fear. Tommaso di Giulio

In breve

Teresa

Verso un altro immenso cielo

 Video: La vita com’è

 

Tra i prossimi appuntamenti live di Max Gazzè segnaliamo l’appuntamento del prossimo 7 novembre: il van nero di Jack Daniel’s riaccende i motori e riparte in giro per l’Italia con Jack On Tour. Il viaggio musicale ripartirà da Roma proprio con Max Gazzè, ospite sul palco dell’Outdoor Festival.

Instore:

Roma (30/10), Milano (2/11), Bologna (3/11), Bari (4/11), Napoli (5/11), Torino (11/11) e Firenze (12/11).

Le date del tour:

Pescara (30/01, Palasport), Bologna (5-6/02, Estragon Club), Milano (9-10/02, Alcatraz), Venaria Reale – Torino (11/02, La Concordia), Roma (19-20/02 Atlantico Live), Firenze (25-26/02, Obihall), Riva del Garda – Trento (12/03, Palasport), Padova (25/03, PalaGeox) e Rimini (2/04, Velvet Club).

“Irrequieto”: la musica artigianale di Mezzala. La recensione del disco

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 “Irrequieto” (The prisoner records/Believe digital), il nuovo album di inediti di Mezzala (nome d’arte del genovese Michele Bitossi), esce a quattro anni di distanza dall’esordio solista “Il problema di girarsi”, anni in cui il cantautore ha realizzato un album e un ep dei Numero 6, ha scritto molte canzoni per sé e per altri e ha lavorato a vari progetti musicali in diverse vesti. In “Irrequieto” Mezzala lavora alla “vecchia maniera”, s’ispira a certi album degli anni 70 alla Ivan Graziani, Eugenio Finardi, Lucio Dalla, Alberto Fortis, Lucio Battisti e pone al centro di tutto la musica. Lunghe e meticolose sessioni di pre produzione hanno scandito le fasi di realizzazione di un lavoro che coinvolge Ivan Rossi e Tristan Martinelli e che cerca di esprimere un amore incondizionato per la musica e per un certo modo di farla. «Sono irrequieto di natura e questo mi porta a fare delle belle cose spesso e a fare grandi errori altrettanto spesso. Odio annoiarmi, scrivo in continuazione», spiega Mezzala, raccontando un disco fatto prescindendo da calcoli e previsioni commerciali. All’interno della tracklist brani come “Le tue paure” e “Mi lascio trasportare” uniscono un’analisi profonda dei sentimenti di tutti i giorni alle possibili soluzioni. Menzione di merito a “Capitoli primi” con il testo di Matteo B. Bianchi e all’emblematica “Chissà” in cui sentiamo Zibba recitare: “Caro Mezzala hai del talento/scrivi in modo originale e profondo/il tuo è un pop intelligente/mi ricorda molto il mondo di quei cantautori romani/fai piacevoli canzoni ma non basta/si tratta purtroppo di musica molto difficile da collocare/le radio non ti passerebbero/(ora siam sui talent)/ma tienimi sempre e comunque aggiornato/ascolto molto volentieri: hai un bel mondo”. Parole che risuonano come macigni e che Mezzala affronta a cuor leggero e con ironia dimostrando tempra, sicurezza e incondizionata dedizione nei riguardi della musica.

 Raffaella Sbrescia

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Tracklist

Le tue paure

Mi lascio trasportare

Biodegradabile

Capitoli primi

Sei l’unica ferita

La classifica

A chi non vuol giocare

Se mi accontentassi

Ancora un po’ bene

Constatazione amichevole

Fino a Liverpool

Chissà

 Video: Le tue paure

 ”Irrequietour” (organizzato da Indiemeno) partirà il 5 novembre da Milano, ecco le prime date confermate:

5 novembre: Milano, Ohibò

7 novembre: Genova, La Claque

18 novembre: Bologna, Barazzo

19 novembre: San Benedetto del Tronto (AP), Birritrovo

20 novembre: Roma, Le Mura

21 novembre: Prato (FI), Capanno Blackout

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