“Terra”: il nuovo album de Le Luci della Centrale Elettrica. La recensione

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“Terra” è il nuovo lavoro di Vasco Brondi aka Le Luci della Centrale Elettrica. Un album intimo e collettivo al contempo, completo perché contemporaneo e ricco di influssi e sfumature sonore. Incarnando nel linguaggio, nelle tematiche, negli arrangiamenti il linguaggio e gli interrogativi del nostro tempo, Vasco Brondi pesca a piene mani tra ritmi tribali e musica elettronica. Si lascia emozionare, travolgere, ispirare dall’incontro e dalla diversità degli uomini cantando l’annichilimento del possibilismo, quello che tutto prende e tutto offre a noi che siamo “schiavi dei piani futuri”. Partendo dalla provincia italiana (Ferrara), Brondi allarga il proprio raggio letterario agli angoli più remoti del mondo passando dalla solitudine alla moltitudine attraversando un mare di interrogativi. A tutto questo, il cantautore e il co-produttore Federico Dragona (Ministri) hanno sapientemente unito suoni ed echi dal mondo per delineare un fedele affresco della nostra etnia in evoluzione “dove stanno insieme la musica balcanica e i tamburi africani, le melodie arabe e quelle popolari italiane” attraverso i suoni di tabla e violoncello, le percussioni di Daniel Plentz dei Selton e il violino di Rodrigo D’Erasmo. In copertina troviamo, invece le “Seven Magic Mountains”, pietre ammassate, enormi e fosforescenti, nel deserto del Nevada. “Metafora, racconta lo stesso Brondi, di Las Vegas, a mezz’ora di distanza, del niente luccicante. O della nostra terra, lo splendido deserto italiano visto con gli occhi di chi cerca di sbarcarci.”

Vasco Brondi PH Ilaria Magliocchetti Lombi

Vasco Brondi PH Ilaria Magliocchetti Lombi

Accompagnato dal libro/diario di lavorazione “La gloriosa autostrada dei ripensamenti”, in cui il cantautore ha incluso tutto quello che è esondato dalle canzoni, il cumulo di immagini si apre con “A forma di fulmine”: possiamo correre o restare immobili, prenderci o perderci, vivere senza avere niente da perdere e tutto da vincere o magari navigare semplicemente a vista senza mai perdere di vista il valore delle cicatrici che il nostro vissuto ci ha lasciato sulla pelle. In “Qui” è il futuro a scardinare regole e sentimenti, l’unica difesa è il “super potere di essere vulnerabili”. La pelle sottile di noi, sempre assaliti dai pensieri è fedelmente ritratta in “Coprifuoco”, il brano che racchiude tutti i fili del discorso portato avanti da Brondi nonchè tutte le sue influenze De Gregoriane. A seguire, la vicenda di una “sconfitta e contenta” che, dopo aver vissuto un periodo di destabilizzante precariato a Milano, torna dai suoi genitori “Nel profondo Veneto”. La distanza del cammino tra le proprie origini e il proprio destino fa capolino ne “Il Waltz degli scafisti”, un brano che esorcizza il male servendosi di uno struggente giro di violino in chiusura. “Vanno sempre bene i progessi, ma tu come ti senti?”, chiede Brondi in “Iperconnessi”: cantami o Diva l’ira della rete imprevedibile come le onde, cantami la fame d’attenzione in un mondo in cui l’ironia sta diventando una piaga sociale. Cantami, soprattutto, del diritto alla segretezza e alla timidezza, dei posti dove il wifi non arriverà mai e poi mai, canta l’artista, ponendosi e ponendoci domande che pesano macigni. L’ascolto continua con “Chakra, un brano intimo e serenamente disperato nella sua consapevole tragicità. Sonorità intense e conturbanti animano il testo di “Stelle marine” in cui l’acqua si impara dalla sete, la pace dai racconti di battaglia. Altro brano intriso di frammentazioni è “Moscerini”, affresco estmporaneo del nostro morire tracciabili nei desideri e nei movimenti facendo finta di niente. Il meraviglioso disco si chiude con “Viaggi disorganizzati” in cui l’impossibile diventa possibile, su tutto il riuscire a sopravvivere “allegri e disperati nei secoli dei secoli”.

Raffaella Sbrescia

Tracklist

A forma di fulmine
Qui
Coprifuoco
Nel profondo Veneto
Waltz degli scafisti
Iperconnessi
Chakra
Stelle marine
Moscerini
Viaggi disorganizzati

Le date del tour:

 

 

 

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