The Kooks, la recensione di “Listen”

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 “Listen” è il quarto album dei The Kooks. Il gruppo britannico composto da Luke Pritchard (voce e chitarra), Hugh Harris (chitarra),  Pete Denton (basso) e Alexis Nunez (batteria) ha rivoluzionato il proprio suono attraverso una fusione di sonorità vicine al funk, al soul, al gospel. Il risultato è una miscela musicale curiosa ma convincente. Scritto e co-prodotto da Luke Pritchard e il giovane artista hip hop Inflo, “Listen” rappresenta un progetto decisamente innovativo per la band di Brighton. L’album si apre con “Around town”: batterie e percussioni s’innescano in un’atmosfera tipica da club in cerca di connessione tantrica con il genere umano, bella anche la linea di basso in perfetta sintonia con l’ oscuro utilizzo dell’elettronica in dissolvenza. Fresco ed accattivante il ritmo di “Forgive & Forget”, arricchito dal caldo fascino delle percussioni e dalla battuta di basso nel finale. “Westside” racconta una storia d’amore ai tempi del nuovo millennio, un connubio tra anime perse eppure desiderose di buttarsi a capofitto in una nuova avventura familiare. Sullo sfondo una serie di accordi e di sonorità legate al synth-pop anni ’70. Decisamente differente il registro di “See me now”, una tenera ed intensa ballad, piano e voce, in cui Luke Prichard si rivolge al padre prematuramente scomparso: “If you could see me now, if you could see my smile, see a little boy oh, would you be proud?”, canta l’ormai adulto Luke, mentre un coro gospel accresce e sviluppa la linea melodica del bel brano.

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Notevoli le aperture strumentali contenute in “It was London”: chitarre, basso e batterie si fondono in un vortice selvaggio e più incline alle atmosfere underground tipicamente britanniche. L’intro a cappella di “Bad Habit” si sviluppa lungo gli irresistibili giri di batteria e le chitarre distorte proposte nelle strofe successive del brano, dedicato alla ricerca di qualcuno da amare con una forza emotiva quasi perturbante. Straniante lo scivolone che The Kooks compiono in “Down”, il brano più banale presente nella track-list dell’album. Lontani echi beatlesiani riecheggiano in “Dreams”, caratterizzata da un più ampio uso dell’elettronica, ancora più presente in “Are we electric”, uno dei testi più significativi del disco: “Are we really moving, are we really here? Are we just electric or something enginereed? Are we a simulation, do we really feel?Are you searching for the answers?”, cantano Luke e compagni, ponendoci repentinamente di fronte ad una serie di interrogativi seri ed inquietanti. Inaspettati sono i ritmi latineggianti presenti in “Sunrise”, un mix sonoro inedito per The Kooks che, grazie alla travolgente carica delle percussioni, non dispiace affatto. La versione standard di “Listen” si conclude con “Sweet emotion”, una canzone appassionata, incentrata su una vera e propria fissa per una femme fatale, scandita da un suadente giro di batteria e da sensuali incursioni al pianoforte. Nella versione deluxe si aggiungono i brani, rispettivamente intitolati “Murderer”, “Icons”, “Keep Your Head Up”, “Backstabber” e il video ufficiale di “Down” a completamento di un progetto che avrà molto da offrire al pubblico, soprattutto dal vivo.

Raffaella Sbrescia

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Video: “Around town”

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