Bianco: incontri, storie, generi, persone in libertà dentro il suo nuovo album “Quattro”

bianco - quattro

bianco – quattro

Un disco fatto di posti, di incontri, di suoni. Profuma di vita, di esperienza, di maturità il nuovo album di Bianco, intitolato “Quattro” e pubblicato per Inri lo scorso 19 gennaio. Scritto in solitudine nell’isola di Ortigia, questo lavoro mette in risalto un’ambientazione quasi onirica, molto vicina agli anni ’70, in cui Alberto Bianco mette in gioco tutto il suo background da musicista e cantautore. Seguendo la sua cifra stilistica delicata e mai sparata in faccia all’ascoltare, Bianco si prende la libertà di giocare con i generi rivolgendosi ad interlocutori specifici quasi senza rendersene conto. Il nucleo emotivo del disco, dicevamo, sono i rapporti interpersonali. Più nello specifico, si parla di amicizia ad ampio raggio.

Queste canzoni sono lettere aperte in cui si raccontano persone, storie, visioni di fasi di vita passata, presente, futura. Foto di altri che finiscono per riflettere irrimediabilmente l’anima stessa di Bianco, un artista placido ma concreto. Un macina chilometri, un fruitore della musica in grado di riassemblarla con cura, garbo e dedizione. Le 11 tracce che compongono il disco sono simili a delle brevi favole ma il vero romanzo è racchiuso nel brano che chiude la tracklist, intitolato “Organo amante”. Un viaggio nel viaggio, una decina di minuti per capire fino in fondo chi è Bianco, come e con chi lavora.

Raffaella Sbrescia

Video: 30-40-50

Per chi vuole avere un’idea reale di quello di cui stiamo parlando ecco le date del tour in cui Bianco si esibirà insieme a Filippo Cornaglia, Damir Nefat e Matteo Giai.

LIVE
15.02.18 Locomotiv – Bologna prevendite
17.02.18 Soul Kitchen – Sulmona
23.02.18 Smav – Santa Maria a Vico – Caserta
24.02.18 Monk – Roma prevendite
28.02.18 Salumeria della Musica – Milano prevendite
03.03.18 Capanno Black out – Prato prevendite
09.03.18 Hiroshima Mon Amour -Torino prevendite
10.03.2018 Latteria Molloy – Brescia – Ronzinante Festival

TRACKLIST
01. 30 40 50
02. Felice
03. In un attimo
04. Fiat
05. La persona innamorata
06. Ultimo chilometro
07. Punk Rock con le ali
08. Tutti gli uomini
09. Padre
10. Filastrocca sui tetti di Ortigia
11. Organo amante

Verso le meraviglie: gli Stag ci portano per mano tra i simboli della mappa dell’anima.

Cover_STAG_VersoLeMeraviglie_

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Dopo una lunga attesa gli STAG tornano in scena con “Verso le meraviglie” pubblicato per l’etichetta discografica indipendente INRI con la distribuzione Artist First.  MARCO GUAZZONE (voce, seconde voci, pianoforte, tastiere, programming), STEFANO COSTANTINI (tromba e flicorno, seconde voci, tastiere, chitarra acustica), GIOSUE’ MANURI (batteria, percussioni, drum machine) e EDOARDO CICCHINELLI (basso, tastiere, programming) si rimettono in gioco con un concept album pensato per insegnarci a trovare la nostra stanza delle meraviglie, quella che custodiamo, forse inconsciamente, forse gelosamente, nel nostro io più profondo. Avvalendosi della loro speciale formula musicale capace di racchiudere elettronica, synth, musica sinfonica, musica orchestrale, folk e rock, gli Stag ci portano per mano tra i simboli della mappa dell’anima.

Stag

Stag

Con un titolo che prende ispirazione dalla traccia apripista “To the Wonders”, nonché colonna sonora del film “Un bacio” di Ivan Cotroneo, la band ci traghetta tra flussi di coscienza e nuove consapevolezze. Uno dei brani più intensi è “Le mie ombre” dal testo cupo e introspettivamente doloroso: “Ma quanto pesa il buio che mi porto dal passato, mi bussa dal passato”, canta Guazzone, alternandosi come di consueto tra italiano e inglese. Lo stesso mood viene ripreso da “Down” in cui ricorrono gli interrogativi, i dubbi e le perplessità che precedono un cambiamento importante. La scrittura collettiva traspare in “Kairòs”: “Svegliati prima che sia troppo tardi”: un monito ma anche una richiesta forte, urgente, necessaria. “Lasciati andare, riparti da qui”, dicono gli Stag in “Mirabilia”, il brano che racchiude l’essenza dell’album: siamo stanze da scoprire e per compiere questa ricerca c’ è molto da fare; non importa quando, non importa dove, non importa perché, non importa come. Questo è quanto c’è scritto in “Slay tilling” che gli Stag portano in giro da svariati anni e che, dopo essersi insediata nei cuori dei fedelissimi, finalmente trova la meritata collocazione in un disco. Giocosi i delicati equilibri del duetto proposto in “Vienimi a cercare” con Matilda De Angelis, giovane promessa del cinema italiano nonché musicista. Una forte dichiarazione di malessere doloroso emerge in “Dimmi se adesso mi vedi” propagandosi anche in “Da te”: più ti controllerò, più mi distruggerai, più mi allontanerò, più mi verrai a cercare. Questa sensazione di smarrimento esistenziale giunge ad una svolta in “The Helm”: il brano più sperimentale dal punto di vista sonoro che intende mettere in atto un vero e proprio risveglio dopo un momento di perdizione. La sensazione è confermata dal mood completamente diverso del brano “Oh Issa!”, che vanta il contributo di Paolo Buonvino: “Siamo pronti a salpare”, cantano gli Stag, e così sia. La band prende il largo con “I’m free”: un brano onirico che si fregia della poetica di tutto il gruppo e che testimonia in modo tangibile il primo passo verso la luce della maturità artistica. “Verso le meraviglie” non è un disco facile, è un disco intimo, introspettivo, ricco di parole, ricordi, difficoltà superate e melodie costruite poco a poco e con amore. Mettetevi comodi e iniziate a cercare le meraviglie che ci sono dentro ciascuno di voi insieme agli Stag.

 Raffaella Sbrescia

Video: Vienimi a cercare

Instore tour:

10/03: MILANO, Ostello Bello, via Medici 4 – h. 18.00

16/03: PESCARA, La Feltrinelli, via Trento ang. Via Milano, h 18.30

18/03: SALERNO, Disclan, piazza Sedile di Portanova 23 – h 12.30

18/03: SALERNO, Modo Ristorante, viale A. Bandiera c/o The Space – h 22.00

20/03: TORINO, La Feltrinelli, piazza C.N.L. h 18.00

29/03: BOLOGNA, La Confraternita dell’Uva, via Cartoleria 20 b – h 18.30

31/03: LUGANO, Turba, via Cattedrale 11 – h 22.00

 

Dardust: lo strumentalismo visionario di Faini si evolve in “Birth”

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Dardust è il progetto strumentale nato dalla creatività del pianista, compositore e songwriter Dario Faini. Frutto di un’urgenza scardinatrice, questo percorso artistico trova la sua naturale realizzazione in una trilogia iniziata con “7”, album registrato un anno fa a Berlino, e che individua in “Birth”, pubblicato lo scorso 18 marzo 2016 per INRI, il secondo capitolo. Al centro dell’album, concepito nei Sundlaugin Studios di Islanda, c’è una spasmodica e ossessiva ricerca di equilibrio tra onirici breakdown pianistici e le esplosioni elettroniche del producer e polistrumentista Vanni Casagrande. Le tracce che compongono il disco di avviluppano attraverso le trame di una seducente lotta tra “slow” e “loud”. La narrazione proposta da Dardust è leggera, è visionaria, è sublime. L’estasi sensoriale prende vita con “The Wolf”, primo singolo estratto dell’LP: un beat arpeggiato si sposa con la scrittura pianistica mentre il campionamento di un ululato rende l’atmosfera più oscura e crepuscolare.

Dardust ph Alesso Panichi

Dardust ph Alesso Panichi

Un impetuoso drumming, in cui trovano spazio rullanti e timpani, fa capolino in“Bardaggin (The Battle)”: una travolgente cavalcata il cui immaginario rimanda alla carica di una cavalleria. La luminosità percussiva di “The never ending road” si oppone all’etereo fascino ipnotico della titletrack “Birth”. Volumi ritmici ed inflessioni melanconiche costruiscono elegiache sovrastrutture semantiche. Antesignano di quello che sarà il terzo atto della trilogia è l’evocativo brano intitolato “Slow is the new Loud” (bellissima anche la versione Live at Sundlaugin Studio) . Il mood spiccatamente nordico delle composizioni proposte da Faini si arricchisce di vorticose impennate dub in “Take the Crown”, frutto della riuscita collaborazione con Sir Bob Cornelius Rifo (The Bloody Beetroots. Chiude il cerchio “Nëturflug” (Night flight), un onirico distillato di bellezza strumentale, un mantra di riappacificazione con lo status quo delle cose, l’ultima tappa di un meraviglioso viaggio extrasensoriale di cui attendiamo, trepidanti, il definitivo completamento.

Raffaella Sbrescia

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Tracklist

1. The Wolf – 2. A Morgun (Tomorrow) – 3. The Never Ending Road – 4. Birth – 5. Bardaginn (The Battle) – 6. Don’t skip (Beautiful Things Always Happen In The End) – 7. Take The Crown feat Bloody Beetroots – 8. Slow Is The New Loud – 9. GranFinale – 10.  Næturflug (Night Flight)

Video: The Wolf