Gli U_Led diventano i nuovi ciceroni della metropoli

“U_led”, versione dialettale di “Il led”, è il titolo, omonimo, del nuovo disco di un gruppo campano dalle idee molto chiare: 10 brani dai tratti innovativi e soprattutto interessanti, tratteggiati con cura ed intrisi di sonorità miste tra dub, reggae e rock.
 Seguendo la linea conduttrice di un punto di vista leggermente più defilato rispetto a quello predominante, gli U_Led si propongono come dei ciceroni contemporanei tra i tubi di scappamento
ed i cunicoli più bui della metropoli. Welcome to the chaos è un confuso trip tra caotici suoni underground mentre Paura racconta la vulnerabilità dell’uomo moderno che lo rende assoggettabile alle subdole trame del potere. Dub bio-Live in quel postoricrea quell’ asfittico trambusto cittadino che ci rende schiavi di una invisibile gabbia che comprime gli spazi e destabilizza gli equilibri mentre le macabre suggestioni di Larva ci ricordano la nostra caducità ed il nostro essere “esca da pesca per pescatori”. La visione nichilista del gruppo accentua una tendenziale vena tesa al cantautorato dei testi proprio mentre arriva Sun will shine again, la ballata rockeggiante che non ti aspetti. La poesia del Ladro di sogni è una delicata parentesi onirica che introduce la divertita e contagiosa risata del nomade divertito di Cerco un posto: “un posto dove vivere, soffrire, morire, sentire, in cui arrivare, da cui partire, un posto in cui soprattutto placare le ire”.

Immancabile il brano dedicato alla denuncia dell’eterno pregiudizio ai danni del sud, “qui non c’è solo malavita”, cantano gli U_Led in Malavita mentre delle ammalianti note dal sapore latino, scorrono beffarde tra una parola e l’altra. Gianturco skyline è ancora una volta la fotografia di un posto impossibile da descrivere, complesso da vivere, facile da denigrare. In chiusura le infinite possibilità di Se, smussano gli spigoli dei dolori e aprono prospettive ed orizzonti anche agli spiriti più cinici.

L’ Alibi perfetto di Alessandra Becelli

“AliBi” è il titolo del primo Ep di Alessandra Becelli, in distribuzione dal 21 giugno.
 Il brano che fa da preludio al primo disco della talentuosa artista umbra è Una Meraviglia in cui Alessandra racconta una storia finita ma ancora aperta dentro di lei. Un ‘amore ancora presente, che diventa ogni volta l’ “alibi perfetto” quando si rende conto di non essere più se stessa.
 Una meraviglia racchiude quindi un insieme di emozioni molto forti ma tutto l’ep è il risultato di un progetto raffinato scritto per e con la Becelli da tre autori, ben noti nel panorama nazionale, come  Francesco Morettini, Luca Angelosanti e Maltese che, attraverso 6 brani molto eterogenei tra loro, raccontano tutto il vissuto umano di una giovane donna alle prese con sé stessa.
Le raffinate sfumature vocali della voce di Alessandra cavalcano, con stile, il sottile confine tra il cantautorato e il pop.
Il disco si apre con Fuori dal tempo, una ballata intimista che si annida subito sotto l’epidermide.
Tracce di una storiaracconta un amore che si sbiadisce come luci di fanali ormai lontani.
La melodia intrisa di dolore di Una meraviglia lascia poi spazio alla rilassante dolcezza di Leggera che,come una carezza, lima le asprezze dello spirito. Solo una bugia dà ampio risalto all’incedere malinconico e charmant della voce di Alessandra.
In chiusura Settembre sigilla lo scrigno dei ricordi con un amaro sorriso, pronto a diventare risata, in un domani, si spera vicino.

L’ Arenile di Bagnoli festeggia 19 anni di vita con il concerto della Giuliano Palma Orchestra

L’Arenile di Bagnoli, oggi Arenile Reload, è nato da un progetto di Umberto Frenna e dell’Associazione Culturale Nesis (di cui Frenna è presidente), dalla bonifica di una ex discarica a mare. All’inizio non era ben chiaro quali potessero essere la mission e la destinazione di un’area cosi bella, fino ad allora del tutto sottovalutata e abbandonata. Il villaggio fu inaugurato nella primavera del 1994, e per l’occasione fu organizzato un concerto sulla spiaggia di James Senese, con la gioia di restituire alla città un luogo destinato ad arricchirne la propria cultura… e da allora non si è mai più cambiato strada. A 19 primavere dal quel primo concerto di Senese, dopo 19 anni di impresa (in tutti i sensi!) in un contesto forse tra i più difficili ma certamente tra i più stimolanti, sabato 22 giugno, a partire dale 21.00, Umberto Frenna, Easychic e tutto lo staff della struttura Reload festeggeranno con il grande pubblico dell’Arenile, ovvero con le migliaia di napoletani (e non solo) che sentono e vivono l’Arenile come un luogo di tutti, uno spazio familiare e di riferimento per le proprie passioni, per il divertimento e il relax, per il tempo libero, con uno spettacolo d’eccezione: il concerto della Giuliano Palma Orchestra.
 Il warm up della serata è affidato al live set dei partenopei Funky Pushertz e al dj set di Roberto Funaro.
 After show, doppia console con, da un lato, i dj Gabriele Del Prete, Antonio Marciano, Bhoo e Fabry Diglio e, dall’altro, DJ Cerchietto con la sua “Flash Dance”.

Ingresso libero fino alle 23.00.
Dopo, ingresso 10 euro.

Le note dei bottoni di Giulia Mazzoni

È uscito oggi “Giocando con i bottoni”, l’album d’esordio di Giulia Mazzoni, una pianista toscana che, a soli 24 anni, pubblica ben 14 composizioni inedite per pianoforte tra musica pop e tradizione classica. L’album, prodotto e pubblicato da Bollettino Edizioni Musicali e distribuito da Artist First, comprende brani intensi che fotografano in maniera precisa sensazioni, immagini e ricordi di Giulia. Muovendosi sul sottile filo dell’equilibrio tra la modernità del pop e della musica leggera e i flussi romantici della tradizione, il disco prova a dispiegare le proprie ali con semplicità: Apri gli occhi, Giocando con i bottoni, Il labirinto, Frammenti di vetro, Omino rosso, L’ultimo caffè, Where and when?, L’albero di Mondrian, Elefantino di pezza, Piccola luce, La fabbrica delle illusioni, Nella rete della luna, Lia e La cavalcata delle nuvole sono solo i primi frutti di uno spirito libero e alla continua ricerca di flussi creativi quale è quello della Mazzoni. Suggestioni, associazioni mentali e oniriche visioni sono solo in attesa di vivere nella mente dell’ascoltatore di turno.
Il primo singolo estratto dall’album è Piccola luce, da oggi in radio, una composizione che traduce in note l’idea della speranza e del coraggio di rialzarsi dopo un periodo buio.

A giudicare dal nostro oggi, un esordio davvero azzeccato.

Foto di: Alessio Pizzicannella

Il momento giusto di Antonio Manco
































“Ok…il momento è giusto” è il titolo dell’album d’esordio di Antonio Manco che, sotto la direzione artistica di Giuseppe Spinelli, prova a spianare la strada al suo rock cantautoriale di matrice filoamericana. Riflessioni e progetti di reazioni costituiscono il filo conduttore delle 8 tracce che compongono un disco intriso di voglia di comunicare attraverso sonorità potenti e ben definite.
Si passa dai fluttuanti pensieri di Non mi chiedo alle domande pregne di coscienza critica di Ma come fai a capire le cose del mondo? fino ad arrivare al rock pungente di Dignità d’informazione.
Antonio Manco non perde occasione per denunciare la distorsione delle informazioni propinate dai mezzi di comunicazione di massa e la povertà dei contenuti proposti, auspicando un maggiore impegno sociale e politico da parte di tutti.
 “Intrappolato dagli affanni e dai perché, in bilico sospeso tra certezze e favole”, l’uomo descritto da Antonio Manco nel brano In un istante non si lascia abbattere dalle avversità. “Ogni momento è il tuo momento”, canta Manco in Carta costituzionale e ancora “come si fa presto a demolire ogni certezza” scrive ne Il velo dell’indifferenza, denunciando il mali di una società inebetita dagli interessi del singolo. In Ora e Quello che sei, tracce di chiusura del disco, il monito di Antonio Manco, giovane cantautore napoletano classe ’89,  è quello di provare a vivere e a difendere quello che si è senza aver paura di osare.
In tempi difficili come quelli che viviamo, giovani pieni di spirito critico e voglia di serietà come Antonio Manco, sono semplicemente i benvenuti.

Video: Dignità d’informazione

Patti Smith inaugura il Neapolis Festival

“People have the power” canta Patti Smith in una delle sue canzoni più famose. Proprio così, le persone hanno il potere, il potere di creare i presupposti per continuare a sperare ed è proprio questo tipo di potere che rende la musica di Patti, eternamente “potente”.
Sul palco dell’Arenile Reload di Bagnoli per l’inaugurazione della nuova edizione del Neapolis Festival 2013, Patti Smith è tornata a Napoli, in occasione della prima data del suo nuovo tour, a sostegno della ricostruzione di “Città della Scienza”, distrutta pochi mesi fa da un devastante incendio doloso. Attraverso una finestra virtuale con il Giffoni Experience, il Neapolis Festival si propone quindi, con successo, come nuovo baluardo della cultura a Napoli.
Patti Smith è rock nel suo essere semplicemente sé stessa: contenuti, tenacia e profondità espressiva dello sguardo sono gli ingredienti della sua accattivante ricetta. Il pubblico, giovane e meno giovane è catturato dal suo carisma; padrona della scena, Patti è serena ma non lascia niente al caso, le sue parole, scandite ad una ad una, sono affilati fendenti.
Ad accompagnarla degli straordinari musicisti: Lenny Kaye, Jay Dee Daugherty, Tony Shanahan e Jackson Smith, più volte protagonisti di eccellenti assoli strumentali.
Rivolgendosi direttamente al pubblico, Patti condivide il dolore di quanti si sono sentiti privati dell’arte, della conoscenza, della matematica e della scienza e urla a pieni polmoni che non può esistere una vita senza tutto questo per cui Città della scienza sarà senz’altro ricostruita.
April Fool, Redondo Beach, We shall live again scaldano il cuore immettendolo in un turbinio d’amore per la madre terra con il brano Fuji San.
Nell’introdurre My Blakean Year, Patti Smith imbraccia la sua chitarra e racconta, divertita, il suo viaggio verso Napoli, le sue aspettative e lo stupore del riscontro del pubblico nei suoi riguardi.
Le note scorrono come un fiume refrigerante: Summertime Blues, Free Money, Dancing Barefoot deliziano lo spirito mentre This is the girl è il sentito omaggio di Patti al talento di Amy Winehouse.
Subito dopo Pissing the river, il pubblico esplode letteralmente con Because the night, scritta a quattro mani con Bruce Springsteen. I canti di Patti sono intrisi di rabbia, a volte di disperazione e tra gli ululati di Gloria, cantata a squarciagola da tutti, e l’urlo liberatorio di People Have the Power Bagnoli intravede un barlume di futuro, ed è solo l’inizio.
Foto di: Umberto Frenna

L’alba dei The Panicles



























The Panicles sono un trio made in Portogruaro e dintorni. Carlo Badanai (batteria), Mattia Sarcetta (basso) e Michele Stefanuto (voce e chitarra), vincitori del Music & Live Tour, si sono appena guadagnati l’apertura del concerto dei Deep Purple previsto per il prossimo 24 luglio a Majano a Udine e soltanto allo scorso 4 giugno risale  l’uscita de “L’alba è l’ora migliore per tornare” il loro EP di debutto.
Valori autentici, tanta gavetta alle spalle, sonorità morbide e potenti, dense e penetranti caratterizzano la loro musica delicata ma incisiva.
L’energia positiva che è dentro ognuno di noi costituisce il filo conduttore delle 6 tracce che compongono il disco, l’alba di cui si parla è quella dei giorni delle scelte migliori.
Correrò è il pezzo più propositivo dell’album. “Non resta che vivere”, cantano i tre veneti, apertissimi alle sfide e agli imprevisti della vita. Ave Maria è un mantra messo lì a dare speranza, intanto un sound tosto e battente, ma fresco e godibile al contempo, accompagna la voce intensa di Michele Stefanuto mentre il sogno d’amore leggero e profumato de Il mio giorno insegna i sentimenti alle nuove generazioni.
Senza fretta è una richiesta di tempo, quando il tempo sembra sempre sfuggir via: un tempo per parlare, per amare, per ascoltare, per giocare, per vivere appieno la vita.  Siljaè un pezzo dedicato a una ragazza estone incontrata durante un viaggio musicale in Danimarca,  un brano chitarra e voce che s’insinua tra le pareti del cuore. Luci spente rispecchia lo spirito melenso che attraversa il disco il quale, sebbene sia rock, si impone come una richiesta di pace libera.

La bolgia sonora dei Lennon Kelly

I Lennon Kellysono una giovanissima band che, con incontenibile spericolatezza, mescola folk e punk in un originale connubio di matrice irlandese.
Il loro primo omonimo lavoro è un progetto derivante da tante influenze diversificate: la tradizione popolare propria delle terre bagnate dal mar Adriatico, arricchita da una sottile vena punk rock, si unisce in maniera giocosa alle sonorità irlandesi di violino e banjo.
L’EP , composto da sei tracce cantate interamente in italiano, introdotte da Berthennin, un’avvolgente intro strumentale, contiene testi di protesta come A ruota libera e Voglio il nome, nostalgiche Irish ballads come L’Altalena e brani intimisti come Sette nodie Venti3.
La formazione della band romagnola è composta da 7 elementi (3 cugini, 2 fratelli e 2 amici di vecchia data: Vasco Abbondanza (voce e chitarra), Costantino Valentini (chitarra,banjo,voce), Alessandro Valentini (basso), Mirco Turci (violino, thin whistle), Enrico Ricci (fisarmonica), Cristofer Graffieti (chitarra,banjo), Davide Paci (batteria), tutti molto legati alle proprie radici ma altrettanto pronti ad osare in una promettente bolgia sonora.


I GTO festeggiano vent’anni di musica con “Little Italy”




























“Little Italy” è il quinto album che festeggia il ventennale degli umbri GTO. Edito, pubblicato e promosso dalla Music Force, distribuito dalla Self e prodotto da Leonardo “Fresco” Beccafichi, collaboratore stabile di Jovanotti, l’album presenta undici brani da ascoltare e da ballare. 11 inediti, dal retrogusto agrodolce che spaziano sapientemente dal folk al rock, dalla musica balcanica al blues senza mai perdere un appeal tutto particolare ed intriso di sottile polemica. “Little Italy” propone, in una rigorosa forma canzone, la musica d’autore italiana attraverso un tentativo, a tratti ben riuscito, di fusione con la tradizione musicale americana.
Ogni brano ha una sua storia, una sua peculiare diversità: Stefano Bucci (voce), Luigi Bastianoni (fisarmoniche, chitarre, voce), Alessandro Bucci ( batteria), Piero Passeri ( Basso), Romano Novelli (chitarre e voce)  raccontano difetti, amori, pregiudizi e illusioni di un’Italia insoddisfatta e sovraffollata.
“Little Italy” inizia con lo ska casereccio di Barabba, un brano incazzato quanto basta per dire che la “ la gente spesso giudica le cose con una sola voce ed il giusto è puntualmente messo in croce”.
Le parole possono ferire come raffiche di mitra, ecco perché il protagonista di Rude fugge dal mondo senza, però, riuscire a fare i conti con la morte.
Le sonorità folk lasciano spazio al latin retrò della title track Little Italy tra poeti, santi e navigatori.
Malinconico è lo sfondo de La via del mare mentre nomade e gitana è la fiamma che incendia di energia Lumea Mea Este. Storie senza confini e parole senza ipocrisie scorrono tra i testi dei GTO mentre il “tempo passa pieno di niente” e “nella città c’è troppa gente” in Montedoro. Ammaliante e lussurioso è l’incontro di due amanti in Granelli di sabbia mentre Cielodivento saluta le quattro stagioni tra echi di campagna. Scandali, storie d’amore finite e pregiudizi di paese affollano le note de Amore fermati, La Reginae l’ironico racconto di Festa popolareche chiude il ritratto perfetto di un paese afflitto da una mentalità retrograda e reazionaria.

Il Nisida live festival colora le domeniche di Bagnoli

A partire da ieri, 9 giugno, e per tutte le domeniche di giugno e luglio, il giardino del Neo (Ex Voga) di Via Coroglio a Bagnoli, sarà la location della rassegna musicale Nisida live festival. Attraverso le parole chiave musica, giovani e Nisida, il progetto, nato da un’idea di Emanuele de Angelis, ed in collaborazione con il Tekila Sound Festival, si prefigge l’obiettivo di avvicinare i giovani amanti della movida alla musica dal vivo.

Il primo evento della rassegna si è svolto ieri sera con il live concert dell’inimitabile Marco Zurzolo (sax) che, insieme a Gianluca Brugnano (batteria), Diego Imparato(basso) e Federico Luongo (chitarra) ha creato una speciale atmosfera sonora, fatta di originali rivisitazioni di grandi successi mondiali e carismatica improvvisazioni più vicine ad una coinvolgente jam session.
Il tutto per rendere, con successo, uno dei primi tramonti estivi, nella suggestiva cornice di Nisida, assolutamente indimenticabile.

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