“Cesare Cremonini Live 2013″ : parte stasera il tour estivo

Partirà stasera dal Centrale Live del Foro Italico di Roma (viale delle Olimpiadi, inizio spettacolo ore 21,00)  il tour estivo di Cesare Cremonini che si esibirà in 4 concerti (20 luglio all’Arena Regina di Cattolica, 22 luglio all’Arena di Verona-sold out in prevendita-, 29 luglio Teatro Antico di Taormina) che chiuderanno l’attività live iniziata a ottobre con il tour nei palasport.
Molti i brani in scaletta previsti che ripercorreranno i 13 anni di carriera di Cesare che si alternerà in esibizioni solo al pianoforte e con la band: Dicono di me, Il Comico (Sai che risate), Dev’essere così, Le tue parole fanno male, La nuova stella di Broadway, Padremadre, Figlio di un re, Vorrei, Niente di più, Mondo, I Love you, Il Pagliaccio, 50 special, Marmellata#25, Un giorno migliore  e molti altri.
Sul palco del “Cesare Cremonini Live 2013″ saliranno: Cesare Cremonini (voce, pianoforte, chitarra acustica ed elettrica); Nicola “Ballo” Balestri (basso); Andrea Morelli (chitarra acustica ed elettrica); Alessandro De Crescenzo (chitarra acustica ed elettrica); Giovanni Boscariol (pianoforte e tastiere); Michele Guidi “Mecco”(organo, tastiere); Elio Rivagli (batteria); Eduardo Javier Maffei (fiati e cori); Chris Costa (cori, chitarra acustica, elettronica); Roberta Montanari (cori).
Il 29 luglio Cesare infine regalerà al pubblico un ultimo spettacolo davvero unico al Teatro Antico di Taormina, dove si esibirà da solo, piano, chitarra e voce.
Intanto è in rotazione “I love you”, quarto singolo estratto dal fortunato disco “La teoria dei colori” (pubblicato a maggio 2012) dal quale sono stati estratti i singoli : Il comico(sai che risate), Una come te, La nuova stella di Broadway e che contiene Amor mio, il brano vincitore del Nastro D’Argento 2013.

Il Dna di J ONE

Pubblicato lo scorso 15 luglio, DNA è il primo singolo di J ONE, aka Pepp J ONE (già Fuossera).
Disponibile in free track su http://jone.believeband.com/ , il brano anticipa di qualche mese l’uscita dell’album “Visionario”, su etichetta FullHeads, che sancirà il debutto da solista del rapper napoletano.
DNA è un brano intriso di energia, che miscela Hip Hop e Rock. L’intento di J One è di porre l’accento sulla voglia di metter fine ai pregiudizi su Napoli e alle difficoltà utilizzate come alibi.
Il testo, scritto di getto in una sola notte, è provocazione e allo stesso tempo consapevolezza. J ONE, nato e cresciuto a Piscinola, al confine con Scampia, nell’area Nord di Napoli, sente sulla propria pelle l’etichetta di degrado che da sempre accompagna questa zona della città e dedica il suo primo brano proprio al desiderio di provare che dal nulla si può creare. Prendendo il meglio dal peggio, con la voglia di cambiare la propria condizione, J ONE (all’anagrafe Giuseppe Troilo) inizia a scrivere i primi testi a metà degli anni novanta, in un periodo in cui la cultura Hip Hop è all’apice e trova ampio consenso nelle periferie delle grandi città.  In quegli anni di grande crescita personale, fonda con gli amici di sempre Gianni De Lisa (‘O Iank) e Pasquale Fernandez (Sir Fernandez), il gruppo dei Fuossera con cui condividerà palchi e lavori discografici. L’album d’esordio, nel 2007, è “Spirito e Materia”, etichetta“Poesia Cruda”, mentre il secondo album “Sotto i riflettori”, Poesia Cruda/FullHeads, arriva nel 2011. Sono tantissime in questi anni le collaborazioni: si va dai Co’Sang ai 99 Posse, dai Club Dogo a Marracash.  Col nuovo lavoro l’artista intende concentrarsi su tematiche molto profonde e riflessive per un “flow” per niente canonico. DNA, per la regia di Gianluigi Sorrentino, é il video di lancio del primo disco ufficiale dell’artista partenopeo . “Visionario” uscirà fra qualche mese per la FullHeadse proporrà i suoni freschi dell’elettronica associati a quelli del rock, miscelando il sapore Hip Hop a nuove contaminazioni.

Ligabue scalpita dallo studio di registrazione: svelati i primi titoli del nuovo album

Luciano Ligabue ha scelto i social network per comunicare  in modo diretto coi suoi fan ed annunciare alcune novità inerenti al suo nuovo album, in uscita a fine novembre. Il rocker ha pubblicato, infatti, nuove foto in studio e piccoli indovinelli per svelare, poco a poco, la tracklist del disco che – per ora – conta dodici brani inediti e forse ne saranno aggiunti altri due. Infatti in fondo ci sono le scritte “???” e “yyy” che sono i due brani che potrebbero entrare a sorpresa.
Per ora la tracklist è questa:
1. Il muro del suono
2. Ciò che rimane di noi
3. La terra trema, amore mio
4. Il volume delle tue bugie
5. La neve
6. Siamo chi siamo
7. Il sale della terra
8. Nati per vivere (adesso e qui)
9. Per sempre
10. Tu sei lei
11. Con la scusa del r’n'r
12. Sono sempre i sogni a dare forma al mondo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Luciano Luisi. Intanto Liga si è già rinchiuso in studio per ultimare il lavoro come ha scritto su Facebook: “Come avrete capito non vedo l’ora di condividere questo album con voi. Adesso però dobbiamo finirlo. Intanto almeno i titoli li sapete. Ci vediamo a settembre”. E infatti l’appuntamento coi fan sarà proprio a settembre all’Arena di Verona con “Arena 2013”per sei date già sold out, previste per il 16, 17, 19, 20, 22 e 23 settembre.

Il produttore artistico è il suo tastierista

In quell’ occasione Luciano farà un concerto speciale, totalmente svincolato dal nuovo progetto musicale che vedrà la luce a novembre. Il cantautore sarà accompagnato dalla sua band e dall’Orchestra dell’Arena di Verona diretta da Marco Sabiu, in scaletta ci saranno brani finora mai arrangiati per orchestra come quelli di  “Arrivederci, Mostro!”, una sorta di “Arrivederci … Arrivederci, Mostro!”, praticamente un congedo dall’ultimo album di inediti in vista dell’imminente uscita di quello nuovo di cui resta top secret, almeno per il momento, il titolo.
La band che accompagnerà Ligabue sul palco dell’Arena di Verona è formata da Federico “Fede” Poggipollini alla chitarra, Niccolò Bossini alla chitarra, José Fiorilli alle tastiere, Luciano Luisi alle tastiere e programmazioni, Michael Urbano alla batteria, Kaveh Rastegar al basso.

Mauro Germani analizza il Teatro Canzone di Giorgio Gaber

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Giorgio Gaber. Il teatro del pensiero è un documentato saggio scritto dal poeta e saggista Mauro Germani e pubblicato nel 2013 da Editrice Zona. Questo libro, ricco di spunti di riflessione, rappresenta un valido tributo ed un prezioso documento per compiere un dettagliato viaggio nel pensiero di Giorgio Gaber, portato in scena a teatro per oltre trent’anni attraverso il Teatro Canzone, che accorpava prosa, musica, monologhi e canzoni al fine di colpire e far riflettere il pubblico.
Artista poliedrico e geniale, spesso a tu per tu con temi spigolosi e complessi come la precarietà dell’esistenza, la fragilità dell’individuo, la frustrazione, la solitudine Gaber ha spesso compiuto approfondite ed attualissime analisi delle ansie, le paure, le contraddizioni e le speranze dell’intera collettività. A dieci anni esatti dalla sua morte, l’ opera di Mauro Germani, che individua nel signor G il punto più alto della riflessione gaberiana, affronta i temi chiave di questo materiale ancora vivo e vibrante, ribollente ed energetico, raggruppandolo per tipologia: teatro, musica, pensiero, corpo, amore, società, potere, morte, Dio, uomo. Un libro che affronta i temi, le provocazioni, gli slanci utopici di un’ opera  in cui Gaber, maestro del dubbio, alla continua ricerca di un pensiero critico sempre più latitante e sempre più preda del degrado morale e civile, diventa baluardo di quel rigore e quell’autenticità da lui indicati come valori da perseguire e difendere.
Mauro Germani  studia tutta l’opera di Gaber con passione e serietà: l’enigma del corpo, la sua doppiezza, il suo essere per noi estraneo e familiare allo stesso tempo, affrontato ora con ironia, ora con amarezza, ora con rabbia, ora perfino con drammatica disperazione, soprattutto in “Far finta di essere sani”, rappresenta, secondo Gaber, un’appropriazione priva di legittimazione: una verità spiazzante, rivoluzionaria, ingovernabile e irriducibile a qualsiasi ideologia. Germani analizza la coscienza del profondo mutamento antropologico-sociale nell’Italia d’oggi: la rappresentazione di una società che ha perso per strada ideali, senso morale, la capacità rigeneratrice delle idee. In questo Gaber viene descritto come un profeta inascoltato di quello che sarebbe successo e che è invece sotto gli occhi delle persone più sensibili. Nel Teatro Canzone, Giorgio Gaber, insieme a Sandro Luporini, coautore di tutti i testi dei suoi spettacoli, propone uno show in cui prosa e musica, monologhi e canzoni si alternano e sono funzionali gli uni agli altri all’interno di un discorso unitario. Il tutto per dare sostanza alla riflessione, alla ricerca linguistica, alle osservazioni socio-culturali che il genio di Gaber ha saputo prevedere con lucida intelligenza. Tra la rielaborazione creativa di illustri autori come Celine, Sartre, Pasolini, Borges, Beckett, Adorno e Horkheimer ed il teatro d’evocazione con racconti in cui Gaber riviveva al presente personaggi e fatti che erano nella sua memoria, l’artista interroga la coscienza sottoponendola a lunghe sedute di riflessione ed esercitandola al distacco critico.
Nella sua analisi di “residui di persone che appaiono ma non esistono” parole e musica sono un tutt’uno, sottolinea Germani, la musica per Gaber non è mai un ornamento, un abbellimento, la parola va letta nella musica. La cosiddetta canzone d’autore subisce un cambiamento e diviene più complessa: la durata tradizionale non viene più rispettata, vengono inserite parti in prosa con impreviste variazioni ed interruzioni nella partitura e nella melodia, infine il canto si spezza e si accosta al recitativo, creando un contrappunto tonale di inedita efficacia.
È importante evidenziare che Germani si concentra, a più riprese, sulla ferma volontà di Gaber di non arrendersi mai di fronte a presunte verità confezionate. Per lui era fondamentale il dubbio, volto a rappresentare la spinta utopica che cerca di dare un senso concreto al nostro essere nel mondo.
Gaber mette in luce tutte le difficoltà, il senso di profondo disagio dell’uomo contemporaneo, vuole provocare, scuotere le coscienze, suscitare un dibattito e smantellare ogni falsa certezza. Da sempre contro ogni sistema totalizzante, ideologico e politico e contro ogni verità che vuole avere la pretesa di essere definitiva, ultima, l’interrogativo appassionato ed incessante che ha alimentato la  ricerca di Gaber  fa si che la pars destruens e la pars construens presenti nel Teatro Canzone si integrino, lasciando emergere la necessità di un uomo dinamico, in grado di mettersi sempre in discussione, sorretto da un’energia che deve trovare all’interno di sé stesso.
Raffaella Sbrescia

I Muse nell’Olimpo del Rock

 

Imponente, maestoso, trascinante, entusiasmante. Il concerto che i Muse hanno tenuto lo scorso 6 luglio allo Stadio Olimpico di Roma, e che è stato filmato per la probabile realizzazione di un Dvd, rappresenta un grandioso scacco matto alla mediocrità imperante nel mondo.

Il trio britannico non bada a spese e trasforma lo Stadio in un pianeta rock: fantasie apocalittiche, scenari extraterrestri, 6 ciminiere sputafuoco, infiniti vulcani di coriandoli e sognanti scenografie danno vita alle manie di gigantismo dei Muse senza mai perdere di vista la vera protagonista dello show: la musica.
Un’enorme esplosione annuncia l’arrivo della band sul palco sulle note di Supremacy ed è subito incontenibile la carica entusiasta dei 60.000 presenti all’evento. La travolgente energia di Panic Station e la plateale ironia di Plug in Baby lasciano ballare anche i potenti del mondo: sugli schermi, in divertenti versioni caricaturali di cartoni animati,  Obama, Cameron, Merkel, Putin e Papa Francesco eseguono esilaranti coreografie mentre calpestano il mondo. Map of the Problematique e Resistance  tengono il ritmo senza dimenticare temi scottanti come la  geopolitica, le cospirazioni e il  controllo della mente, le delicate tematiche spesso al centro dei testi dei Muse. Veri e propri “Animals” sul palco, i tre suonano indemoniati mentre un banchiere in crisi viene risucchiato da una botola mentre migliaia di banconote della Zecca Muse vengono sparate a raffica inondando il prato, ormai oceano di braccia levate al cielo.
Un emozionante omaggio a Morricone con L’uomo con l’armonicaprepara l’ imponente cavalcata di Knights of Cydonia. Poi Dominic Howard alla batteria e Chris Wolstenholme al basso si concedono la cover strumentale Dracula Mountain, mentre Matthew Bellamy al pianoforte regala Explorers, rinunciando a Sunburn.
 Il concerto dei Muse è un affascinante viaggio tra le pietre miliari del prog, rock, musica classica, pop, elettrofunky e un inedito tuffo nel labirinto dubstep. Salti mortali tra emozionanti ballate e travolgenti jam strumentali  infiammano il pubblico: dopo le distorsioni di Hysteria, l’atmosfera si fa sinuosa con la cover Feeling Goodin cui una sensuale broker muore ingozzata di benzina lasciando ampio spazio all’immaginario erotico.
Si torna a The 2nd Law con l’ode alla paternità Follow me (un emozionato Matt spiega in italiano: «Questa canzone è per mio figlio»).

Poi ancora Liquid StateMadness: il celeberrimo Kaoss Pad integrato nella chitarra di Bellamy gli permette miracoli elettronici in grado di ipnotizzare il pubblico. L’intro di House Of The Rising Sun degli Animals è l’introduzione ad hoc per un classico senza tempo come Time Is Running Out, poi Stockholm Syndrome e la ballatona Unintended illuminano lo stadio di luci e sorrisi.

Guiding light e Matthew Bellamy, steso al suolo, sulle note di Blackout accompagnano la suggestiva coreografia di una ballerina che piroetta in aria, sorretta da  un’enorme lampadina volante. Gli assi nella manica non sono però finiti: subito dopo la travolgente Undisclosed Desires entra in scena il robot Charles  mimando un avvincente e fantascientifico scontro uomini contro macchine sulle note di Unsustainable.
Supermassive Black Hole, Isolated System e l’irresistibile Uprising sono le scariche elettriche finali, prima di lasciare i cuori esanimi del pubblico con la poesia di Starlight.
Quando il trionfo è così plateale viene spontaneo chiedersi cosa succederà dopo. Ma in fondo, perché domandarselo?

 

Nel cuore della Lucania, la “Rassegna dell’Arpa Viggianese”

Dal 31 luglio al 4 agosto 2013 la città di Viggiano, situata nel cuore della Val d’Agri (Potenza), ospiterà  la VI edizione della “Rassegna dell’Arpa Viggianese”, diretta da Vincenzo Zitello con il sostegno il patrocinio della Regione Basilicata, della Provincia di Potenza, della Comunità montana Altro Agri e dell’Ente Parco nazionale dell’Appennino lucano.

L’ evento, a ingresso gratuito, celebrerà la secolare tradizione arpistica lucana con concerti, workshop per ragazzi, performance artistiche, esposizione di artigianato e strumenti tipici, mostre e installazioni.
Per cinque giorni e cinque notti – con al centro l’attività della scuola dell’arpa viggianese aperta tutto l’anno – la cittadina potentina accoglierà musiche e tradizioni, non solo italiane, accanto al suono magico dell’arpa: celtica,  bretone, classica.
Ospite speciale dell’edizione 2013 sarà il Maestro Roberto De Simone, compositore, musicologo e registra teatrale, custode e attento conoscitore della ricca tradizione partenopea, che riceverà nella serata conclusiva della rassegna il premio arpa popolare.

L’apertura, prevista per mercoledì 31 luglio, vedrà i concerti dell’Orchestra da Camera di Viggiano diretta da Luigi Ottaiano, con ospite il tenore Francesco Ciotola, dell’Ensemble di Percussioni di Gennaro Damiano e degli Auli, gruppo folk proveniente dalla Lettonia.

Il giorno seguente sarà la volta del trio del compositore Enzo Vacca che porterà in scena l’incontro tra la cultura piemontese e quella bretone, seguito dall’esibizione di Eugenio Bennato, uno dei massimi esponenti della musica etnica del Mediterraneo.
Venerdì 2 agosto, invece, a salire sul palco allestito al Mandorleto sarà l’irlandese Cormac De Barra, tra i più apprezzati interpreti dell’arpa celtica al mondo, seguito dal concerto per voci femminili e arpe del Verdi Ensemble, nel bicentenario della nascita del grande Giuseppe Verdi.
Sabato 3 agosto l’incontro tra la voce di Tullia Barbera e l’arpa di Raul Moretti condurrà l’Essenzial Duo in un viaggio tra i classici del pop-rock degli ani ’80 e ’90, prima dell’atteso concerto di Ambrogio Sparagna & Orchestra Popolare Italiana.
Gran finale domenica 4 con MG_Inc, il duo arpa e viola da gamba di Myriam Farina e GuidoPonzini che anticiperà la lunga esibizione dell’orchestra Arpa Popolare di Viggiano, diretta dal paraguayano Lincoln Almada, da Anna Pasetti e Daniela Ippolito.
Numerose le iniziative parallele all’evento: dalla mostra fotografica “Viggiano incontra il Mondo” a cura di Titti Fabozzi all’esposizione di artigianato e strumenti tipici con le esibizioni pomeridiane di Zampognorchestra (3 agosto) e dell’antropologo Ettore Castagna (4 agosto). Dai corsi musicali estivi organizzati in collaborazione col Centro Musicale Internazionale (dal 25 luglio al l’1 agosto) agli stage di musica popolare e arpa (dal 29 luglio al 4 agosto). Ampio spazio anche al tempo libero con  gli aperitivi in musica e le degustazione dei vini doc terre dell’Alta Val d’Agri e l’esibizione dei partecipanti ai workshop di chitarra, flauto, violino, violoncello e arpa.
Vista la speciale posizione geografica di Viggiano, al contempo rinomata stazione sciistica e sede del Museo del lupo, la Proloco organizzerà, infine, escursioni e visite guidate al Monte Sacro -  dove da maggio a settembre viene portata la statua della Madonna Nera - alla diga del Pertusillo e al Parco archeologico di Grumentum.
Per informazioni: 

Torna il BulbArt Festival: festival e baci tra i cespugli, con il golfo alle spalle.

Il BulbArt Festival si inserisce con due date (domenica 21 luglio e mercoledì 24 luglio) nel folto calendario della III Festa della riscossa popolare (che si terrà dal 18 al 28 luglio), nella splendida cornice del Parco urbano dei Camaldoli.
Il panorama mozzafiato sarà il contesto perfetto per gli eventi in programma che rappresentano la sintesi di tutte le attività svolte dalla BulbartWorks durante la scorsa stagione, appena conclusa.
Domenica 21 luglio l’ Orso Hipster, mascotte e talismano del Festival, introdurrà la giornata “electro/wave” legata alla musica inedita ed indipendente. Mattatori d’eccezione saranno i trentini Casa del Mirto, capisaldi della chillwave italiana, freschi di remix e collaborazioni internazionali alle spalle ( Kè, Phoenix, The Rapture) ma anche di progetti del calibro di Machweo e Go Dugong. I due artisti emiliani sono decisamente tra le nuove proposte electro ambient più stimolanti del momento in Italia. Insieme agli Headliner, una folta schiera di artisti indipendenti campani. Dall’electrorock internazionale dei Low fi alle melodie chillwave di Dinosaurie Juno, passando per suoni più spigolosi come quelli dei Sixth Minor, Tjkho, Hnycnb, e Starviolet.
Mercoledì 24 luglio i suoni saranno più melodici: ospiti speciali i londinesi Vadoinmessico, di ritorno in Italia dopo un entusiasmante tour invernale. Arricchiranno la giornata una corposa line up di band campane: si passerà dal Pop caraibico dei The Gentlemen’s agreement, all’indie pop internazionale di The Shak & Speares e The Collettivo, al folk dei Tarall&Wine, alle melodie di Beltrami e Bastian Contrario, fino all’indie 90’s di UnHappy e Redroomdreamers e Bludimetilene.
Ai concerti si affiancheranno stand, esposizioni, rinfreschi ed altre iniziative culturali.
Contatti Info: bulbartfestival@gmail.com
Inizio concerti dalle ore 17.30

E’ in arrivo il Festival Giorgio Gaber 2013

Partirà domani l’attesa edizione del Festival Giorgio Gaber 2013.
Un intero mese di manifestazioni con 25 appuntamenti di divulgazione, in ricordo del decennale della scomparsa, che, oltre alle due serate di Viareggio, centro nevralgico della manifestazione, si svolgeranno nei Comuni di Camaiore, Lucca, Pietrasanta, Seravezza, Massarosa e Capannori.
Apre la kermesse, la città di Camaiore, dove Gaber aveva scelto di vivere, con “Le strade di notte”, evento popolare diretto e organizzato da Gian Piero Alloisio, amico storico e collaboratore di Gaber, che prende il titolo proprio da una delle sue più celebri canzoni.
Lo spettacolo itinerante su testi di Gaber e Luporini, vedrà la partecipazione di oltre 300 artisti che invaderanno le vie del centro storico, in sedici diversi palcoscenici e che si protrarrà per circa quattro ore, dando vita ad una vera e propria notte bianca “gaberiana”.
Sabato 6 luglio alle ore 18:00 a Pietrasanta, Paolo Villaggio inaugurerà la mostra fotografica “Gaber al Piccolo”. Realizzata nel 2003 dal Piccolo Teatro di Milano, grazie al mitico fotografo di Strehler, Luigi Ciminaghi, la mostra documenta le numerose rappresentazioni di Gaber nello storico Teatro milanese e sarà allestita nella Villa La Versiliana, luogo in cui soggiornò D’Annunzio.
A partire da lunedì 8 luglio, sempre a Camaiore, 11 appuntamenti ad ingresso libero. Tratti dal prezioso archivio della Fondazione Gaber, una serie di filmati inediti, volti a ripercorrere la carriera del Signor G, accompagneranno le comiche esibizioni degli artisti, fra i quali: Enzo Iacchetti, Massimo Boldi, Maurizio Lastrico, Zuzzurro e Gaspare, Enrico Bertolino, Oblivion, Paolo Rossi, Teo Teocoli e Mario Lavezzi, Senso d’Oppio e Piero Chiambretti.
Il 19 e 20 luglio, Viareggio ospiterà le due tradizionali serate con interpreti eccezionali di canzoni e monologhi del Signor G, fra i quali: Gian Piero Alloisio, Annalisa, Arisa, Rossana Casale, Geppi Cucciari, Niccolò Fabi, Nino Formicola, Enzo Iacchetti, Paolo Jannacci, Mercedes Martini, Ministri, Andrea Mirò, Oblivion, Paolo Rossi, Renzo Rubino, Enrico Ruggeri, Paolo Simoni, Lucia Vasini.
Completano il cartellone alcuni incontri al Caffè de la Versiliana, con Enzo Iacchetti (18 luglio), Rocco Papaleo (19 luglio), Claudio Baglioni (21 luglio) e Roberto Bolle (27 luglio).
Le informazioni sullo svolgimento del Festival e i relativi aggiornamenti saranno disponibili sul sito internet ufficiale della FONDAZIONE GIORGIO GABER, www.giorgiogaber.it

La notte dei desideri: Jovanotti in concerto a Salerno

Lo Stadio Arechi di Salerno è stato il testimone di una gigantesca festa: il concerto di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti,che, a 46 anni, si è scatenato su un enorme palcoscenico circolare, ripercorrendo 25 lunghi anni di carriera come un eterno Peter Pan.
L’ecletticità del suo repertorio, pesantemente rimaneggiato e stravolto, in chiave elettro dance ha scandito il concerto divertendo ed emozionando il pubblico come in una bolla di felicità.
La musica di Jovanotti, sebbene in continua evoluzione, è carica di vibrazioni positive che affascinano un po’ tutti ed è per questo che il suo pubblico non conosce limiti di età, di sesso, di religione, di provenienza. In un melting pot di note, occhi, braccia e sorrisi Jovanotti è passato dal western di Django, per introdurre la sua band di supereroi, al rap delle origini, alle sue ballatone senza tempo al pop, innervato di dance, degli ultimi anni.
Brillante, gasato, felice ed emozionato il Lorenzo nazionale dispensa sorrisi, smorfie e simpatici siparietti tra innumerevoli e “scenografici” cambi d’abito.
In questo suo Backup tour Jovanotti ha voluto mettere tutto sé stesso e anche di più: tutte le canzoni, più o meno note, un omaggio alla canzone d’autore italiana, aneddoti della sua infanzia, dediche alla famiglia, un piccolo sermone di incoraggiamento ad un Italia mortalmente ferita dai problemi, luci in 3D, cori da stadio ed effetti visuali d’ artista. E ancora, marce, raggae, ska, hip hop, rock, metal e chi più ne, più ne metta.
La verità, però, è che quando Lorenzo dà spazio alla sua voce e alle dolci parole di canzoni come Le tasche piene di sassi, A te, Baciami Ancora o l’indimenticabile Gente della notte, non serve nessun tipo di orpello per sentire un brivido di emozione serpeggiare lungo la schiena.
Il concerto, tuttavia, vuole essere una festa e festa sia: decibel sparati a palla per Ti porto via con me, La notte dei desideri, Tensione Evolutiva, Il più grande spettacolo e l’ever green L’ombelico del mondo.
L’eterno giovane Lorenzo, vuole stare collegato, vivere d’un fiato, pensare positivo e vivere come viene, viene mentre la pioggia cade giù.
Forse il suo buonismo può sembrare un po’ smielato ma Jovanotti vince la negatività e convince con la sua personalissima e ottimista chiave di lettura della vita.
‘In questa notte fantastica, che tutto sembra possibile, mentre nel cielo si arrampica, un desiderio invincibile che lascia una scia’, canta Jova che, prima di salutare tutti ribadisce, a più riprese, “Possiamo farcela!” .
Ce la faremo sul serio? Domani, si vedrà.
Foto di: Giovanni Somma

I “Sogni perduti” di Davide Cava

Diciannove anni trascorsi suonando al pianoforte, strumento da studiare ma anche valvola di sfogo per Davide Cava, giovane talento torinese alla sua prima avventura discografica.
Nonostante gli echi malinconici riecheggianti nel titolo, “Sogni perduti”, il primo singolo, pubblicato lo scorso 4 giugno, è un brano ricco di colore e suggestioni: “Ogni persona tende ad avere un mezzo con cui dissipare le proprie tensioni, una sorta di valvola di sfogo”, racconta Davide. “Può essere qualsiasi cosa, un luogo, un oggetto, un’azione. Personalmente trovo che l’atto del suonare il pianoforte sia ciò che mi permette di scaricare questa tensione, ma al contempo diventa il mezzo con cui riesco a comunicare i miei stati d’animo: sogni perduti è un esempio di ciò che voglio trasmettere, in modo da condividere i miei pensieri attraverso questo mezzo meraviglioso che è la musica”.

I repentini passaggi dal forte al piano sembrano, infatti, ripercorrere gli scalini della vita. Un fascino retrò avvolge le giovani e fresche note di Sogni perduti, prestandosi all’immagine onirica in cui una giovane donna siede nel giardino della propria tenuta estiva contemplando l’orizzonte per un bilancio esaustivo della propria vita.